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La raggione der Caràccas

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Giuseppe Gioachino Belli

1846 Indice:Sonetti romaneschi V.djvu sonetti letteratura La raggione der Caràccas Intestazione 4 aprile 2025 75% Da definire

Una bbella penzata Er maestro de li signorini
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1846

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LA RAGGIONE DER CARÀCCAS.[1]

     Stammatina io discevo ar mi’ padrone:
“Sor conte, ma pperché ste Su’ Eminenze
Nun sanno antro arisponne che inzolenze,
Rùgheno[2] e nun intenneno raggione?

     Perché ffanno la vita der portrone,
Senza manco studià le convegnènze?[3]
Perché ddanno l’assarto e la dispenze
E ppatischeno poi d’indiggistione?

     Perch’hanno sempr’ in bocca la bbuscia,
E in quanto all’uso de volé rigali
Pe’ lloro è ssempre pasqua bbefania?„[4]

     “Questi, fijjolo, so’ ddiscorzi ssciapi,„[5]
Fesce[6] er padrone mio: “li cardinali
Nun zo’ ttutte crature[7] de li Papi?„

23 dicembre 1846.

Note

  1. Cràcas: notiziario annuale ecc. [Nel quale, come adesso nella Gerarchia Cattolica, erano registrati anche tutti i cardinali viventi, con l’indicazione del Papa che li aveva creati, ecc. — Perchè si chiamasse Cràcas è detto nella nota 5 del sonetto: L’uffizzio ecc., 17 febb. 33.]
  2. [Rùgano: rispondono con arroganza. La quale in romanesco si dice ruganza, e da essa appunto deve derivare questo verbo rugà, da cui poi si cavò alla nota maschera il nome di Rugantino o Rogantino.]
  3. [Convenienze.]
  4. [Pasqua epifania, nella qual ricorrenza si fanno i regali della befana.]
  5. [Scipiti.]
  6. [Fece: disse.]
  7. [Creature.]