La vallese/La vallese/2.

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
2. - La misericordia del Signore

../1. ../3. IncludiIntestazione 10 dicembre 2014 100% Da definire

2. - La misericordia del Signore
La vallese - 1. La vallese - 3.

[p. 8 modifica]

2. — la misericordia del signore.


Questo pensiero occupava l’anima mia, mentre, visitato avendo in quel tempo quei tristi luoghi, camminava a passo lento tra le ruine. Digià aveva passato S. Branchier; era vicino a scendere per la strada che conduce al ponticello, sotto Bovernier, quando vidi a pochi passi innanzi a me, una vecchia seduta, la quale si sforzava di levarsi per venirmi incontro. Io m’avvicinai a costei:

— Un po’ di limosina, per amor di Dio, mi diss’ella. — Dolorose parole! Troppo spesso unico mezzo che rimane all’uomo nella miseria, per abbordare il suo simile! Poichè la povertà abbatte, umilia il cuore, e fa piegare la testa! — Ahi! voi che non provaste mai il bisogno non sapete quanto ella sia amara! Nell’abbondanza che vi circonda, voi non sapete cosa vuol dire desiderare in vano: mancare di tutto, e sempre, e non aver più speranza! Ahi! pover’uomo che ti trovi nel bisogno, nella miseria, quali angoscie, quali noie tu devi soffrire! Quanto ti deve esser difficile, se il tuo cuore non è interamente corrotto, il chiedere, e il vederti poi.... ricusare!

— Non vi alzate, poverina, le dissi, ecco, vengo io a sedere vicino a voi. Si vede che siete molto tribolata!

— Oh tanto! diss’ella, rasciugandosi le lagrime, oh io non so più quel che sarà di me!

Poverina! Infatti era proprio il ritratto della miseria: vestita alla peggio, scalza, con un piede piagato, smunta, distrutta, ben si vedeva che aveva patito. Un tozzo di pane risecchito, e poche frutte in un sacchettino strappato lì vicino a lei, erano tutto ciò che la possedeva. [p. 9 modifica]Ah! se colui che fra gli agi della vita, prodiga i suoi beni, moltiplica i piatti della sua tavola, e si lamenta se non sono squisiti, che sdegna un abito un po’ sbiadito, o frusto o fuor di moda, che spende e spande in cose da nulla; se insomma, il dispensatore infedele provasse, per qualche ora solamente, i rigori della privazione, se passasse in un tratto ai cenci del povero, alla miseria, gli sarebbe impossibile, dopo, non vuotare in favore dello sfortunato quella borsa, che apre soltanto per inutili profusioni!

— Non avete dunque famiglia? dissi a quella sfortunata. Non c’è nessuno per voi?

— L’ultimo figliuolo mi morì, sarà una ventina d’anni. Io stavo dal mio nipote, vicino al villaggio di Morgue; ma il giorno del castigo, quel povero disgraziato sparì, e non se n’è saputo più nulla; sarà stato portato via colla casa e tutto. La sua moglie e i figliuoli li ricolse in casa un uomo di carità, lontano di qui sulla montagna; per mantenere anche me non aveva mezzi, e rimasi abbandonata. Già, per campare, poco mi basta; e ce n’ho anche per poco.

— Per poco! ripresi io. — La morte prossima di quella povera donna, la sua partenza per l’eternità s’offrirono all’anima mia; ne fui commosso, e domandai a me medesimo: dove andrà ella al partirai da questo mondo?

— Credete voi dunque, soggiunsi, di non dovere star lungo tempo quaggiù?

— Oh no! diss’ella, riguardandomi fisso. I giorni del mio viaggio son finiti. Ho novantacinque anni, e sento che presto io dovrò comparire al cospetto di Dio. — E dicendo queste ultimo parole, sospirò. [p. 10 modifica]— Ebbene! povera donna, l’anima vostra è pronta di corto ad incontrare il Signore?

— Pur troppo, io credo di no, ed ecco quel che mi sgomenta, e mi toglie tutta la pace.

— Dunque voi cercate la vostra salute? Volete scampare dalla collera avvenire, dal giudizio spaventevole di Dio?

— Sì: io cerco la mia salute, gridò ella coprendosi la faccia con una mano, e coll’accento del più ardente desiderio. Sì, vorrei andare in paradiso, e non so più come fare!

È molto tempo che ci pensate?

— Due anni fa, per le feste, io mi trovavo verso Les Vaches, nella montagna, quando sulla sera arrivò alla nostra capanna un viaggiatore forestiero; ei ci passò tutta la notte. Parlava di Dio e del Cielo, come se ne venisse. Aveva un libro dove ci lesse molte belle cose sui peccatori, e sul Salvatore Gesù. Parlò molto con me. Anzi nella notte lo sentii pregare per noi tutti; e per la vecchia, diceva lui, che fra poco comparirà, dinanzi al tribunale di Dio. Partendo la mattina dopo, verso l’alba, mi prese la mano, e mi disse con gran forza (mi pare ancora di udir la sua voce): Povera donna, fra poco voi morrete! quaggiù, io non vi vedrò più; ricordatevi del Salvatore! Cercatelo, cercatelo, mentre egli si trova! Da quel giorno in poi, io non ho più avuto riposo. Ciò che mi disse quell’uomo, quell’angelo di Dio, è qui nel mio cuore. Mi son sentita peccatrice, ho fatto tutto per rassicurarmi, e son ancora nella mia condanna!

— Qual’è stata dunque la vita vostra?

— Ahi! la vita mia non è stata più cattiva di quella [p. 11 modifica]d’un’altra, ma Iddio è santo, Egli è santo, Egli riguarda al cuore. No; come sono ora, non posso entrare in Cielo e non so più cosa fare!

«Beati coloro che fanno cordoglio, dico il buon Salvatore, perciocché saranno consolati,» Questa dolce promessa dell’amico dei peccatori si presentò vivamente all’anima mia, durante il racconto della povera Vallese. Mi pareva udire il Signore pronunziargliela Ei medesimo, ed attirarsi, per mezzo del suo amore possente ed irresistibile, questa pecorella ancora senza pastore. Esultai in me stesso, ed implorando Colui che toccò il cuore di Lidia, a commuovere anche il cuore di quella povera campagnola, le dissi con gravità, riguardandola fissamente:

— Se volete essere liberata dai vostri peccati, e certamente ammessa in paradiso, lo so io quel che dovete fare!

Ella allora tendendo verso me le sue mani scarne e tremanti, esclamò: Abbiate pietà di me, abbiate pietà dei bianchi capelli, pensate che tra poco io sarò sotto terra!

— Non però prima che conosciate la vostra salute diss’io, prendendola per la mano; no, buona donna, non ve n’anderete di quaggiù prima cho vi abbia chiamato Gesù, e non vi abbia dato la sua pace! Ascoltatemi: Non sapete voi, nè vi disse quello straniero, che Gesù, Figlio di Dio ci è stato dato per Salvatore?

— Sì, egli ce ne parlò molto, ma di quel che ci disse, io non me ne ricordo più. Mi ricordo solamente che ci dichiarò, che non v’è altro Salvatore che il Figlio di Dio, e che se il peccatore non è ricevuto da Gesù, non v’è più speranza per lui. [p. 12 modifica]— Ebbene, sorella mia, credete voi che questo sia vero, o pensereste che l’uomo da per sè possa riscattarsi, e che a forza di virtù, egli pervenga a scancellare, a far dimenticare i suoi peccati?

— Oh Dio! questa idea m’è passata per la mente altre volte, ma ora non l’ho più. Prima di sentir parlare quel signore forestiero, m’immaginavo d’essere santa quanto era necessario per essere ricevuta da Dio, e che la mia buona vita farebbe scusar le mie colpe. Ora vedo pur troppo, che io sono una gran peccatrice, e che non posso, nè levarmi dall’anima i peccati, nè riparare il male che ho commesso!

— Ne siete voi certa? Avete voi provato a liberarvene?

— Credo di aver fatto tutto quello che può fare l’uomo! Dal momento in cui gli occhi miei si aprirono sul mio stato di peccatrice, e che mi vidi anzi maledetta dalla legge di Dio, fui spaventata, e pensai seriamente a viver meglio. Da quel giorno abbandonai tutto, lasciai tutto quel che aveva amato in questo mondo; rinunziai alle mie usanze, ai miei gusti, alle mie idee. Vissi fra le penitenze, e nelle privazioni le più dure. Diedi alla Chiesa ed ai poveri ciò che aveva, perfino i miei panni. Feci pellegrinaggi; recitai mille preghiere; stetti a tutti gli uffizi, a tutte le feste; lessi ed imparai salmi ed orazioni divote, e non è molto che ho fatto una novena a tutti i Santi... Ma à inutile! Mi si assicura che la mia salute è certa, che sono in istato di grazia; anzi mi chiamano la Santa; ma ho qui.... nel cuore.... sulla coscienza un peso che non mi lascia; un’ambascia continua. Oh! se voi me la poteste levare! [p. 13 modifica]— Gesù ve ne può liberare!... Per ciò appunto che Egli è venuto in questo mondo, per alleviare quelli che son travagliati ed aggravati! Se voi andate a Lui, Egli darà riposo all’anima vostra!

— Ahimè! nello stato in cui mi trovo sarei io ricevuta da Lui? Se voi sapeste quante volte io già avrei voluto farlo! Oh! io mi sarei data interamente a questo Salvatore, se non mi avesse rattenuta l’idea della mia indegnità. Ieri ancora mi ricordai di quel che il forestiero ci disse del Figliuol prodigo, e mi venne da piangere, pensando alla sua felicità. Ahimè! diceva io, e lo dico ancora, quanto dovette essere felice nelle braccia di suo padre!

— E credete voi, sorella mia, che le braccia dell’Eterno vi sieno oggi meno aperte, di quel che lo furono a quel Figlio perduto?

— Ahimè! ch’io non son degna di abbandonarmici!

— O il Figliuol prodigo era degno? E chi parla di esser degni, quando si tratta di grazia?

La povera donna mi guardò, come se cercasse d’intendere quel ch’io le aveva detto; ma non lo intese. Dunque è molto difficile al cuor dell’uomo il credere di poter essere amato da Dio! Parlate al più gran peccatore, allo scellerato, di riscattare da sè stesso i suoi delitti, egli ascolta; e se è convìnto, si commuove, e una vita di austerità, di sacrifizj di ogni genere, non lo spaventa. — Ma annunziategli il perdono gratuito, dite a questo colpevole, il quale pur si sente condannabile, che il suo Creatore, il suo Dio, divenuto suo Salvatore, gli rimette i suoi peccati, e gli dà la vita, l’uomo non lo crede più, non lo vuol più. Non può ammettere la misericordia di [p. 14 modifica]Dio, anzi la rigetta, perchè il suo cuore orgoglioso pretende di comprare, di meritare la ricompensa, e non di ricever la grazia!

Era questo l’errore della vecchia Vallese. Istruita, per quel che pare, a riguardar la salvezza dell’uomo come l’opera dell’uomo, ella aveva vissuto in questa illusione fatale, ed anzi non aveva l’idea che ciò potesse essere altrimenti. Io scôrsi le tenebre del suo intendimento, e per dissiparle, le dissi:

— Voi dunque non avete ancora inteso il perchè Gesù nostro Signore venne sulla terra?

— Per salvare i peccatori! diss’ella.

— E non vedete voi pure, come egli l’ha fatto? Non conoscete ch’ei s’è messo in luogo dei redenti da lui? Che si è addossato il loro debito? Che gli ha visti da lontano perduti, e senza mezzi, nella loro iniquità? Che per amore onnipotente, quale la creatura non può intendere, questo Dio Salvatore ha preso sopra sè stesso questa iniquità, queste macchie? E che carico del peso, il quale non era il suo, ma da cui liberava Egli il suo popolo, ha fatto venire, ha ricevuto sopra di sè la maledizione spaventevole del peccato, da cui redense l’anima nostra?

— Son pur felici i redenti! Quanto debbono esser beati!

— Sì, beati, e voi lo proverete, io spero; anzi voi avrete parte nell’amore, nelle grazie di Gesù, se crederete in Lui!

— Oh quando, quando mai questo buon Salvatore mi potrà voler tanto bene da ricevermi e perdonarmi?

— Appena crederete in Lui, voi sentirete che v’ha amato con un amore infinito, ed avrete la vita eterna. [p. 15 modifica]Iddio che è la Verità stessa, ha detto che l’anima la quale crede nel suo Figlio, tutti i peccati le sono perdonati; ella è lavata ed imbiancata nel sangue che Gesù sparse sul Calvario.

— Possibile! Quel sangue prezioso dunque fu versato per me? Per i miei peccati? Proprio per i miei? Dunque gli avrebbe presi sopra di sè tutti quanti?

— E perchè era Egli percosso da Dio, se non per i poveri peccatori, quali siamo voi ed io? Chi più di voi, ed, ahimè! chi più di me stesso, aveva bisogno che un Salvatore venisse ad interporsi fra l’anima nostra, e la giustizia eterna dell’Altissimo? E Gesù, chi è venuto a cercare e salvare, se non quelli che erano perduti? E poichè Iddio dichiara che ogni anima la quale crede nel santo nome di Gesù è giustificata di tutto il male che ha fatto, ed è grata a Dio, perchè non vorreste voi abbracciare questa cara e lieta promessa, e dubitare ancora dell’amor di Dio verso di voi?

Oh Evangelo di Cristo, parola di pace e di vita, chi potrà conoscere e raccontare la tua potenza! — Or, quali parole userò io per dipingere le commozioni diverse che si successero sul volto ed in tutta l’attitudine di quella peccatrice, agitata da’ suoi peccati, mentre concepiva la speranza del suo perdono, della sua liberazione! La pianta appassita dagli ardori del sole estivo, e meno ravvivata dalla pioggia della sera; la madre che dubitava crudelmente della vita del suo primogenito da lungo tempo lontano, e meno rallegrata dalla lettera che le annunzia il suo prossimo arrivo, men rallegrata dico che non fu quell’anima dalla voce di Dio, perchè il Padre stesso l’attraeva al Figlio. — L’ora del destarsi era ve[p. 16 modifica]nuta; gli occhi suoi si aprivano; il suo cuore per la prima volta sentiva in sè l’amor di Gesù; lo Spirito Santo, il Consolatore le insegnava pur ora, che poteva chiamare Iddio suo Padre, e credersi amata da Colui che aveva sempre temuto come Giudice.

— Dunque... posso io credere... che Gesù mi ha salvata? mi disse ella esitando, e come se avesse temuto di affermarlo.

— Ne dubitereste voi? ripresi io. Vi separereste voi stessa dal sacrificio del Redentore?

— No! No! M’è troppo dolce il crederlo. Oh! perchè non l’ho io conosciuto prima?

Per alcuni momenti ella tacque. L’anima sua contemplava questa verità. Ella pareva presa di stupore e di tenerezza! Alla fine, giungendo le mani e piangendo di gioia, disse, riguardandomi: Dunque sono stata salvata! II nostro Signore Gesù m’aveva ricomprata, ed io non lo sapeva! Oh che nuova, Dio mio! che buona nuova! Oh quanto è confortato il cuor mio! Quanto sono felice!

A queste parole ella si piegò e chinò la testa, come per riposarsi dopo una lunga fatica. Le lagrime le cadevano sulle mani giunte, e sull’ abito, e nei suoi singhiozzi si mischiavano i nomi di Padre, Gesù Salvatore!

— Dunque io sono salvata! ripetè, guardandomi ancora. Dunque Gesù ha pagato il mio debito! Tutto il mio debito! Lo pagava quando era su quella Croce, dove io l’ho veduto tante volte, senza conoscerlo mai! — Dio mio! Dio mio! esclamò ella, levando gli occhi al cielo. Dunque Tu hai avuto pietà di questa povera vecohia! Tu non hai voluto ch’io scendessi sotto terra, senza [p. 17 modifica]averti conosciuto come Salvatore mio? Oh, che amore! che amore!

— Sì, il suo amore è grande! Noi eravamo suoi nemici, ed egli ha esposto il suo Figlio alla morte della croce per noi! Oh, quanto dobbiamo amarlo!

— Ed io l’amerò e m’affretterò a servirlo. Ah Signore mio se sapeste quel ch’è successo dentro di me! Egli è come se io mi svegliassi ora. — E così dicendo, si copri il volto colle mani. — Mi pare d’essere stata liberata, in questo punto, da una montagna che mi pesava sull’anima! Ora mi ricordo dì quel che mi diceva quel forestiero: bisogna nascer di nuovo! Sì, ora io son rinata; sono di Dio! Andiamo, diss’ella, alzandosi e prendendo il suo bastone; lasciatemi partire, bisogna che vada subito a portare tutte questo parole alla mia nipotina, e ai suoi figliuoli. — Povero Abele mio! Se avesse saputo questo cose prima di morire!

— Madre mia, le dissi, alzandomi io pure, e scoprendomi la testa, lasciate il figlio vostro nelle mani di Dio, che l’ha fatto, e ve l’ha tolto, e andate nel nome del nostro Signore Gesù, a raccontare ai nipotini vostri, e a tutto le anime, ciò che ha fatto il Salvatore per l’anima vostra! Andate a dire da per tutto, e fino all’ora in cui voi vedrete Colui il quale v’ha tanto amata, che eravate una peccatrice, che cercavate di meritare la salute da Cristo, ma che Cristo v’aveva amata, primachè foste in questo mondo; e che adesso credete in Lui, o sapete, perchè Egli stesso ve l’ha insegnato, che il suo sacrificio è stato offerto per l’anima vostra, e che il suo sangue, sparso per i peccati, ha lavato i vostri. — Andate, anima buona, e nei brevi momenti che vi riterranno ancora [p. 18 modifica]lontana da Dio, andate a consacrarvi al suo servizio, offrendogli ciò che pur ora Egli v’ha dato, codesto cuor nuovo, il cuore consolato o risuscitato ch’egli stesso ha ora messo in voi.

— Amen! diss’ella, e mi prese la mano, e la baciò più volte. Dio mi guidi; perchè io non sono che una povera ignorante, ma Dio m’insegnerà!

— Ed ecco come, le diss’io, presentandole un Evangelo che aveva meco, ecco il Libro ohe vi lesse lo straniero. — Tutto ciò ch’egli vi disse di Gesù, e dell’amor suo per noi, figliuoli di uomini; ciò che io vi ho detto oggi, la sicurezza del vostro perdono, della vostra salute, dell’amore eterno ed immutabile di Dìo per voi, e tutto ciò che può desiderare, e cercare ormai l’anima vostra; tutto, sì, ogni conoscenza, ogni sapienza, ogni vita, ogni pace, ogni gioia perfetta, per questo mondo, e per l’eternìta, tutto è qui, in questo Libro beato, che io vi dò, pregando il Signore, testimone di ciò che io fo in questo momento, di metterlo Egli stesso nelle mani vostre e darvene l’intelligenza!

Ella prese il Libro in silenzio, lo baciò, e se lo strinse al cuore. La povera donna era stanca, l’anima sua non poteva più reggere a tali commozioni. Io le presi la mano e me la recai sul petto, e dopo aver fissato alcuni momenti gli occhi miei ne’ suoi, e sul di lei venerabile aspetto, la lasciai, per non vederla più in questo mondo.

Ella mi richiamò, dicendomi con calma:

— Ci rivedremo in paradiso?

— Sì, le risposi io.

— Sì! Perchè io ci vo, soggiunse ella, e... prima dì voi!