La zecca di Bologna/Capitolo VIII

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CAPITOLO VIII.


Clemente XI — Nuovi incisori dei conii — Frequenza delle battiture nel principio del sec. XVIII — Innocenzo XIII — Benedetto XIII — Sede vacante — Benedetto XIV (Lambertini) bolognese — La zecca dal 1740 al 1758 — Clemente XIII — Il corso delle monete — Clemente XIV — Nuove battiture e capitoli — Guidantonio Zanetti, il corso delle monete e la collezione dell’Istituto delle Scienze — Pio VI — Coniazione del 1783 — I conii dello Schwendiman — Le coniazioni dal 1796 al 1805.

Il periodo di Clemente XI (Albani) che va dal 1700 al 1721 è de’ più ricchi e più varii di monete per la produzione grandissima dell’officina bolognese, ma presenta poco interesse nell’esposizione della parte storica.

Il primo zecchiere fu il marchese Girolamo Bevilacqua, bolognese, che lasciò le iniziali del suo nome (G B, I B) in parecchie monete del papato di Clemente XI. Fu eletto il 22 aprile 1701 e si servì dell’opera dell’incisore Bajard ricordato. A parecchie accuse mosse al Bajard pubblicate in un libello, di cui ci rimangono esemplari, per aver lavorato i proprii conii col bulino antiche col punzone, per aver fatte impronte troppo basse, perchè un conio eseguito a Roma e di là mandato era più bello dei suoi, e per altre ragioni d’indole tecnica, l’incisore rispose vivacemente, chiedendo di essere riconfermato per un altro triennio. Ma qualcosa di vero fu probabilmente riscontrato dagli Assunti nelle accuse predette, perchè nel marzo del 1703 gli fu sostituito Antonio Conti, che però nell’aprile del susseguente anno cedette il posto ad Antonio Maria Parmeggiani, orefice1.

Le coniazioni si succedevano rapidamente e il [p. 210 modifica]lettore troverà in appendice, meglio che qui, causa la mancanza di particolari nelle carte del tempo, ricordati tutti i prodotti svariatissimi di quel periodo. Frattanto nel 1709, il Parmeggiani cedeva il posto di incisore ad Antonio Lazari modenese ed assumeva l’esercizio della zecca Stefano Gualcheri2.

Nella fine del 1710 nuova vacanza del posto di incisore e nuovo bando per invitare a coprirlo. Poco dopo si ripresentò il Lazari che fu riconfermato con istrumento 1713, 30 marzo3. Il zecchiere invece cedette subito il posto a Carlo Falconi. Questi si obbligò a battere oro in dobloni, doble o scudi alla bontà di denari 21 e 7/8| senza rimedio, a ragione di doble 55 per libbra; argento in scudi da lire 4, mezzi scudi da lire 2, lire da 20 bolognini, monete da bolognini 30, 24, 12, 6, 3 alla lega di once 11 per libbra in proporzione e ragguaglio di peso del testone di Roma: per coniare murajole (alla bontà d’oncie 3 e denari 18 per libbra) quattrini e bagaroni occorreva l’autorizzazione del Senato. Ciò prova che il mercato bolognese era saturo di questa moneta bassa e che non si sentiva la necessità di averne altra.

Quanto al valore dell’oro notiamo che quello dello scudo era stato ridotto a L. 3,2 alcuni anni prima: sembra quindi che con questi nuovi patti il valore dell’oro fosse rialzato. Un nuovo bando ingiunse poi ai privati e ai mercanti di portar oro e argento in zecca, piuttostochè lasciarlo andare al di fuori4. A regolare il corso delle monete forestiere, specialmente veneziane, numerossime sempre nello stato pontificio, il papa ordinò che si tenesse a Lugo un congresso di cardinali e di persone pratiche di cose [p. 211 modifica]di zecca, per fissare le norme da osservarsi5. L’ordine arrivò anche a Bologna, col mezzo dell’Ambasciatore e convien credere che per allora si riuscisse a mettere un po’ di regola in quel labirinto così intricato e sempre crescente, vista la quantità stragrande di monete divisionarie fluttuanti dovunque perchè per qualche tempo i bandi contro le monete forestiere sono minori. Ma alcuni anni dopo, nel 1725, " il precipitoso disordine e sconvolgimento in questa città in materia di monete „ era tornato, sicchè ci rimane una relazione di certo Pier Paolo Teodoro Raghen o Ragan che aveva avuto l’incarico dal Senato di trovarne i rimedi6. Riportiamo tra i documenti due bandi sul corso delle monete a Bologna7. Del brevissimo periodo di Innocenzo XIII (1721-24) ci rimangono poche monete, ma nessuna notizia degna di attenzione per noi, se ne togli la nomina di un nuovo zecchiere nella persona di Angelo Bazzanelli coi soliti patti (1721, 19 aprile8).

Del periodo successivo (Benedetto XIII, Orsini 1724-30) ricorderemo una grande coniazione di muraiole dal Bazzanelli, riconfermato il 25 maggio 17289 Anche Antonio Lazari fu riconfermato incisore dei conii10, a tutto il 1734, con un aumento di stipendio, che trova la sua ragione nelle esigenze sempre maggiori dell’ufficio, una volta così poco considerato.

Dei dieci anni di governo di Clemente XII (Corsini, 1730-40) ricorderemo brevemente alcuni fatti.

Il primo è la nomina a maestro dei conii di [p. 212 modifica]Ercole Lelli orefice ed incisore con una serie di capitoli che ricordiamo in appendice11. A maestro di zecca fu scelto un Matteo Pignoni, riconfermato nel 173712; esso battè le solite monete basse: monete d’oro e d’argento di maggior valore sembra se ne siano battute assai poche, a giudicare dai saggi che ne rimangono. Vi troviamo che i quattrini sono del peso di 26 e 1/4 per libbra, i bagaroni del peso di 29 per libbra: più tardi, nel 1744 dei quattrini ne andavano 29 per libbra13. Delle altre monete non ci rimangono saggi, di quegli anni.

Morto Clemente XII, nel 1740, dopo un Conclave di quasi cinque mesi (in cui a Bologna si batterono nuovi bolognini d’oro) venne eletto il Cardinale Prospero Lambertini bolognese, che prese il nome di Benedetto XIV. Bologna, va debitrice a questo grande pontefice del nuovo Istituto di scienze, di gabinetti scientifici, di edifici, della biblioteca e della rifioritura delle lettere incominciata allora. Il lungo periodo del suo governo (i 740-1 758) è interessante anche per noi.

Confermato a zecchiere Matteo Pignoni, ricominciarono quelle ricche battiture di dobloni, zecchini, scudi d’oro, muraiole da 4 e da 2 baiocchi, baiocchelle, mezzi bolognini e quattrini di cui ci rimangono sì numerosi e belli esemplari. Il Senato fece incidere su parecchie monete d’oro di quel tempo col nome del nuovo papa quello di padre della patria, tanto giustamente attribuito a Benedetto XIV da’ suoi concittadini.

Da alcuni saggi che ci rimangono rileviamo [p. 213 modifica]che i bianchi da 12 bolognini l’uno di quel tempo avevano di fino once 9 5/6 per libbra e ne andavano 106 pezzi alla libbra: i bagaroni, da 3 quattrini erano in ragione di bol. 32 per libbra, i quattrini 33: più tardi, nel 1756, le muraiole da 4 bolognini conservavano la solita bontà e ne andavano 124 per libbra. Oltre alcune nomine di assaggiatori, prima del 1752 d’importante non troviamo che una lunga relazione del zecchiere da cui risulta che l’onorario che gli competeva per la battuta delle monete di rame era troppo mite, causa l’aumento delle spese dell’officina ed egli chiedeva un piccolo aumento sul tanto per cento che gli competeva: aumento che gli fu concesso14. Dietro richiesta di alcuni mercanti furono battute nuove monete d’oro, intorno al 1752, di cui non rimangono particolari diretti.

Frattanto l’invasione di monete di bassa lega coniate nello stato pontificio era divenuta sì grande a Bologna, che i lamenti giunsero fino a Roma e il papa, con disposizione della Segreteria di Stato del 2 ottobre 1756, ordinava agli Assunti di Bologna di mandare colà una relazione sulle coniazioni delle monete di lega e di rame degli ultimi 10 anni, per vedere se era il caso di limitare l’attività di alcune zecche dello Stato e fors’anche chiuderle. Dalla risposta mandata dieci giorni dopo all’Ambasciatore perchè la trasmettesse alla Segreteria di Stato, e della quale rimane copia, stralciamo la seguente nota:

" Battute di Rame in Bagaroni e Quattrini fatte in anni dieci, dall’anno 1746 incluso a tutto l’anno 1755, e cioè:


   

Bagaroni

 

Quattrini

1746 Libre 2725 — Libre 2420 —
1747 » 2032 — " 1871,1
1748 » 1859.3     " 4843.6
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1749 " 1356 — " 5144,5
1750 " 1733,10 " 4523,6
1751 " 3636,2 " 10058,6
1752 " 2111,10 " 1958,11
1753 " 3500,1 " 23322,7
1754 " 1740,8 " 33299,8
1755 " 5431.10 " 5756,6


Libre 25926,8 Libre 110820,2.

Ne viene un anno per l’altro n. 2592,8 n. 11082 (sic) „15.

Poco dopo gli Assunti mandavano a Roma, perchè fosse sottoposta all’esame del Papa, una memoria per provvedere all’inconveniente lamentato: la memoria fu evidentemente compilata da qualche persona che di cose di zecca conosceva più la parte teorica che la pratica, perchè i rimedii che vi sono ricordati erano, per quei tempi, del tutto inattuabili, ammettendo l’accordo di tutte le zecche d’Italia. Evidentemente il disordine monetario proveniente dall’introduzione di moneta bassa forestiera derivava, più che dalla quantità esuberante ai bisogni della circolazione, dal fatto di non avere la maggior parte di esse monete che un valore arbitrario, che mutava quasi ad ogni contrattazione e ciò perchè da gran tempo non erano state tariffate. Il pericolo di chiusura della zecca fu anche per questa volta tolto e a rimediare all’inconveniente generale si bandirono da Roma parecchi ordini severissimi per far cessare il corso delle monete forestiere e specialmente delle lire di Genova. Una tabella pubblicata nel maggio del 1757 col ragguaglio tra le monete di Bologna e quelle di Roma e un bando 25 maggio dello stesso anno, posero infatti un po’ d’ordine anche sul mercato bolognese.

[p. 215 modifica]Nel 1757, con una nuova coniazione dei soliti scudi d’oro valutati a L. 4,10 l’uno, di cui furono mandati alcuni esemplari di saggio al papa e ai cardinali, che li approvarono, si chiude la monetazione del tempo di Benedetto XIV.

Clemente XIII (Rezzonico, 1758-69) al principio del suo pontificato pensò anch’esso ad unificare il corso delle monete nello Stato pontificio, e a Bologna gli Assunti formularono i soliti progetti destinati a rimanere lettera morta16.

Nel 1760, con atto della congregazione degli Assunti di Zecca 7 maggio, fu ridotto il baiocco al valore di 5 quattrini: poco dopo fu sospesa la battuta dei quattrinelli (20 gennaio 1761), mentre continuavano le coniazioni delle solite monete di lega e di rame schietto, eseguite sui conii dell’orefice e scultore Ercole Lelli riconfermato poi nell’ufficio il 15 giugno 1764: zecchiere era il Pignoni che si prese in aiuto il figlio Girolamo17. Gh Assunti poi provvedevano perchè fossero raccolti in zecca esemplari di tutte le monete bolognesi fin dalle più antiche e gli atti fanno cenno delle domande fatte fin d’allora dagli studiosi per averne copia e impronte: la raccolta in questione fu poi passata all’Istituto delle Scienze con decisione 3 marzo 1766.

Il Lelli, incisore dei conii, dopo grave malattia era morto e nel marzo del 1766 concorrevano al suo posto sei orefici: sottoposti ad un esperimento e a presentare alcune medaglie colle effigie di illustri bolognesi, da essi modellate, vinse il concorso Filippo Balugani (9 febbraio 1767) artista del quale rimangono parecchi bei lavori in Bologna. Gli altri [p. 216 modifica]concorrenti furono rimborsati delle spese e poterono coniare in zecca le loro medaglie.

A dare idea del corso delle monete in questo tempo riportiamo tra i documenti un bando del 1768 che ne regolava la materia18.

Dopo un breve periodo di sede vacante (1769) salì al soglio pontificio Clemente XIV (1769-1774), sotto il quale la coniazione delle monete bolognesi fu meno ricca e varia delle precedenti. Ripresa la battitura di monete di lega, specialmente da dodici bolognini, di questi ne furon messi in circolazione, nel 1769, per 1000 scudi. In questo tempo il Senato bolognese ebbe a servirsi in più occasioni dell’opera e della pratica del celebre nummografo Guidantonio Zanetti, per regolare il corso delle monete e per pareri sui provvedimenti da prendersi per rendere attiva la zecca, l’opera della quale era intralciata dalla invasione di monete forestiere, e per dar pareri sulla bellezza de’ nuovi conii eseguiti dal Balugani19. Confermato a maestro di zecca il Pignoni il 25 aprile 1770, nel giugno del susseguente anno si coniarono nuovi zecchini colla parola zecchino, il padiglione, le chiavi e l’arma del Legato da una parte, e il Bononia docet, il millesimo e il leone rampante dall’altra. Qualcuno aveva proposto di aggiungervi il nome del papa, ma fu giudicato non necessario per non confondere i nuovi zecchini di Bologna con quelli di Roma " bastando per ogni buon riguardo le chiavi, gonfalone ed arma del Legato „ a dimostrare la [p. 217 modifica]papale sovranità20. Il nome del pontefice fu posto invece negli scudi e nei bianchi.

Dal 1774 al 1775 nuova sede vacante: di questo tempo rimane uno scudo da 80 baiocchi colla figura del San Petronio inginocchiato: furono incise da Petronio Tadolini, (scultore famoso a’ suoi tempi e che lasciò, tra gli altri, alcuni rilievi in una porta secondaria del S. Petronio) perchè l’incisore precedente aveva disgustato gli Assunti che non avevano trovato troppo ben riusciti gli ultimi conii21. Ma nel dicembre del 1775 fu riconfermato a coniatore Filippo Balugani che ne aveva fatto istanza promettendo di porre maggior diligenza nella fabbricazione delle monete e assumendo di perfezionare il torchio, pensiero costante degli Assunti di Zecca, come provano le molte relazioni e i molti disegni che rimangono tuttora22.


Pio VI (Braschi) fu l’ultimo pontefice del secolo e nel lunghissimo periodo del suo governo (1775-1796) si coniò la più ricca serie di monete d’ogni valore: dai pezzi d’oro da dieci zecchini del 1786 e 1787 fino ai quattrini e ai bolognini, che descriveremo tutti a suo luogo.

Al 1776 risalgono molti lavori di restauro del palazzo della zecca a seguito di altri incominciati nel 1754, per opera dell’architetto Carlo Francesco Dotti e che si era limitato agli ornamenti in macigno delle finestre e della grande porta23.

Le prime monete coniate sotto Pio VI furono le piastre per le quali si fusero molte argenterie vendute dalla famiglia Tanari, e presente all’operazione fu [p. 218 modifica]anche Guidantonio Zanetti: seguirono i bianchi e i mezzi paoli. Tutte queste monete, esaminate e riconosciute buone, furono messe in circolazione nel luglio del 1777 e si avvertì l’incisore Balugani di preparare il conio del testone di Bologna, essendo pronta la pasta per tale moneta24. Ma per causa che si ignora, il conio fu poco dopo ordinato a Firenze e di là spedito.

In conseguenza di una lettera dell’Ambasciatore gli Assunti ordinarono poi al zecchiere Pignoni di regolare la bontà delle baiocchelle di Bologna con quelle di Roma, fino allora migliori25, Un ulteriore pericolo di chiusura della officina fu allontanato, e non ne rimane traccia che negli atti di congregazione dell’Assunteria di zecca del secondo semestre del 1778.

Invece nel maggio s’incominciò a battere monete d’oro: le prime furono zecchini e mezze doppie, eseguiti con un nuovo grande torchio costruito da certo Fornasini che rimodernò anche gli altri arnesi dell’officina, e specialmente la trafila per laminare il metallo.

Per la morte del Balugani essendo vacante il posto di incisore dei conii, nella seduta del 7 novembre 1780 gli Assunti nominarono lo scultore Petronio Tadolini che aveva già servito in altre occasioni, quando il lavoro era soverchio26, Questi si obbligò a consegnare cinque conii all’anno, se occorrevano, a sue spese e a farli tanto robusti da servire per la battuta di almeno 15000 pezzi. In questo tempo il personale di zecca era così composto:

il zecchiere o locatario della zecca,
il ricevitore delle monete,
il calcolatore, [p. 219 modifica]
il campioniere,
il pagatore o cassiere,
oltre l’incisore dei conii, gli assaggiatori, i garzoni, ecc.

Al vecchio maestro di zecca o locatario successe il figlio Girolamo Pignoni che aveva già fatto pratica nell’officina col padre: con lui si batterono monete di rame da mezzi baiocchi e poco dopo dei Paoli pei quali si scelse, coll’approvazione del Legato, il conio antico portante l’immagine della Vergine e le tre armi, del Papa, del Legato e del popolo bolognese27. Gli esemplari che rimangono portano appunto l’indicazione 1781 e dei seguenti anni.

Nel 1782, per ricordare l’arrivo in Bologna del Papa, il Senato dava incarico agli Assunti di Zecca di far coniare una medaglia. Presentarono due progetti di ugual motivo, due artisti: il Tadolini e certo Vincenzo Caponeri. Dai diversi pareri di parecchi professori e archeologi che videro le due medaglie non ci è dato sapere quale delle due fosse la prescelta28.

A maestro di zecca fu riconfermato per tre anni Girolamo Pignoni con atto 15 marzo 1783. Ne ricordiamo i capitoli, che sono gli ultimi che trovammo di quel secolo e che rimasero in vigore fino al successivo governo:

  1. ° Per ogni battitura occorreva al zecchiere il consenso degli Assunti che l’otterrebbero dal Reggimento.
  2. ° Il zecchiere doveva abitare e coniar monete solamente nel Palazzo della zecca e precisamente al piano terreno.
  3. ° Doveva batter moneta solo di giorno, cioè dalla Messa di S. Pietro sino all’Ave Maria.
  4. ° Le battiture erano a sue spese, e rischio: il Comune [p. 220 modifica]avrebbe, al solito, pagato l’opera degli Assaggiatori, dell’incisore e del custode dei conii.

5.° Il zecchiere riceverebbe per sua provvigione L. 12 di quattrini al mese: e per spese di fattura, cali, ecc. " li 5/8 per cento di tutta la monete d’oro che cunierà; l’uno e 3/4 di tutta la moneta d’argento, compresi anche i mezzi paoli, benchè si cunijno di sole oncie dieci di bontà; e il tre per cento di tutta la moneta di Lega d’argento della bontà di oncie due e dinari dieciotto, „ come si era fatto pel passato e come si faceva a Roma.

6.° Tutte le monete d’oro, d’argento e di lega da coniarsi dovevano essere alla lega, bontà e peso di quelle di Roma a riserva dei mezzi paoli che si sarebbero fatti di sole oncie dieci di fino, mentre i romani erano di undici, purchè col loro maggior peso compensassero il difetto di bontà. Il capitolo seguita ricordando la bontà delle monete da osservarsi, come pel passato, cioè: i zecchini d’oro di bontà di denari 24 e in numero di 99 per libbra romana (corrispondente a oncie 11 j di Bologna), le doppie d’oro da L. 15 di bontà di denari 22 e in numero di 62 alla libbra romana e le mezze doppie in proporzione; gli scudi da paoli 10 d’argento di bontà di d. 11; e in numero di 13 per libbre i, Ott. 4, Car. 16.1 di Bologna e così i mezzi scudi, i testoni da paoli 3, le piastre da paoli 2, tutti della bontà di d. 11: i mezzi paoli della bontà di d. 10 e nel numero di 249 per libbra di Bologna, le baiocchelle o murajole della bontà di d. 2.18 e di numero 104 per libbra di Bologna quelle da 4 bolognini, e 208 quelle da 2 soli bolognini.

      7.° Nel caso occorresse batter quattrini, bolognini e mezzi bolognini dovrebbero esser stati di rame puro e schietto, e del peso, i primi di 152 per libbra di Bologna e di 5 al baiocco e in proporzione i bolognini e mezzi bolognini. Seguono gli obblighi di tener registri della moneta stampata, di custodire la moneta e i ponzoni, le pile e i torselli, la trafila, ecc. .29


        I conii pei nuovi testoni e zecchini da battersi furono costrutti a Roma dallo Schwendiman e poichè [p. 221 modifica]i primi non erano riusciti, furono rimandati e colà rifatti30. Ma sembra che nemmeno la seconda volta riuscissero molto soddisfacenti perchè il Tadolini ebbe incarico di aggiustarli31. Tuttavia a Roma dall’incisore di quella zecca si fecero eseguire anche i conii per lo scudo e il mezzo scudo32.

Poco dopo, ritirate dalla circolazione le vecchie murajole, furono rifuse e rifabbricate insieme ad altre 2000 coi nuovi conii; i vecchi punzoni parte furono venduti e parte ceduti al Tadolini che se ne serviva per suo esercizio33. Quest’artista nel principio del 1785 fabbricò i conii pei nuovi paoli34 e poco dopo altri pei nuovi zecchini e doppie che si dovevano coniare coll’oro provveduto a Modena dalla Corte ducale35. Delle successive coniazioni di monete d’argento e di lega non rimangono particolari degni di nota. Quando avremo ricordato un progetto per batter moneta da 12 paoli che non fu accolto, la notizia di un aumento di salario all’incisore per la fama che godeva e quella di perfezionamenti nella Trafila e nelle balze, non ci rimane altro da aggiungere di questo periodo che possa interessare gli studiosi di numismatica.

Le nuove idee repubblicane del 1796 trovarono Bologna, conservante tuttora l’antica forma e apparenza di libertà, pronta ad applicarle. Del governo del 1796, di quello successivo della Repubblica [p. 222 modifica]Cispadana e della Cisalpina, di quello austriaco del 1799 e del francese 1800-1802, della repubblica del 1802 fino al Regno d’Italia con Napoleone Re (17 marzo 1805) abbiamo ben poco a dire, nel nostro argomento. La zecca in tutto questo periodo rimase aperta e battè varie monete. Della repubblica Cispadana ci rimane un rarissimo pezzo d’oro da venti lire coll’immagine della Madonna di S. Luca. Della Cisalpina il Carlino e il doppio Carlino colla scritta COMVNITAS ET SENATVS BONONIENSIS.

Dagli atti dei saggiatori36, (quasi le sole carte che ci rimangono prima del 1806, e colle quali si chiude la serie di carte dell’antica assunteria di zecca) rileviamo che nel giugno del 1797 gli scudi d’argento da 100 bolognini l’uno erano della bontà prescritta di oncie io di fino per libbra e del peso di ottavi 7 e carati 14 l’uno ed al numero di 12 per ogni libbra di peso di Bologna, meno carati 72: le doppie d’oro erano della bontà di denari 22 per oncia, le murajole (4 soldi) della bontà di oncie 2 d. 18 e ne andavano 104 alla libra di Bologna. Questa bontà e questi pesi rimasero gli stessi anche negli anni susseguenti.




Note

  1. Partiti, 1703, IO marzo e 1704, 11 genn. e 25 aprile.
  2. Partiti, 13 giug. 1708, 26 nov. 1709.
  3. Piani e discipline monetarie. Doc. XXIII.
  4. Assunteria di Zecca. Bandi, 4 sett. 1709.
  5. Piani e discipline monetarie. Carteggi 1712 ordine di N. S. pel corso delle monete. V, pure doc. XXIV.
  6. Piani e discipline monetarie.
  7. Ibid.
  8. Ibid.
  9. Ibid.
  10. Partiti, 5 marzo 1729.
  11. Piani e discipline monetarie, 7 settembre, 1734, V. doc. XXV.
  12. Ibid. 8 maggio, 1737.
  13. Assunteria di aecca. Atti dei saggiatori, sec. XVIII.
  14. Piani e discipline monetarie, 1751.
  15. Piani e discipline monetane, 1756. Proibizione delle battute, ecc.
  16. V. doc. XXVI.
  17. Assunteria di zecca, Atti.
  18. V. doc. XXVII.
  19. Del Zanetti trovammo inoltre tra le carte di questo tempo nell’Assunteria di Zecca (buste: Piani, discipline monetarie n. 16) un fascio di memorie sue dal 1765 al 1777 sulle monete del suo tempo, ecc.
  20. Assunteria di zecca. Atti di congregazione.
  21. Atti cit., 1774-75.
  22. Atti cit., giugno 1775.
  23. Atti cit., 1777.
  24. Atti cit., giugno - agosto 1777.
  25. Atti cit., 27 marzo 1778.
  26. Atti cit.
  27. Atti cit., 8 giugno 1781.
  28. Piani e discipline monetarie, 1782. Luglio e Atti di congregazione, 1782.
  29. Piani e discipline monetarie, 1783. Capitoli, ecc.
  30. Atti cit., Sedute dell’11 giugno 1783.
  31. Ibid.
  32. Id., 12 dic. 1783, e segg.
  33. Id., 4 genn. 1784.
  34. Id., 16 genn. 1785.
  35. Id., luglio 1785. Il Tadolini aveva un figlio, Raffaele, che coltivava l’arte del padre e che appunto in questi anni apprendeva a Roma l’arte dell’Intagliare i conii, a spese dell’Assunteria Bolognese.
  36. Nell’ultima busta dei Piani e discipline monetarie ad ann. — V. anche Miscellanea. Vi manca quella delle monete d’oro. La coniazione ne fu limitatissima.