Ladin! 2004/Stereotipi linguistici in Comelico

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Helga Bòhmer

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Stereotipi linguistici in Comelico un contributo all'identificazione soggettiva del dialetto
Ladin! 2004 2

Helga Bòhmer


Stereotipi linguistici in Comelico un contributo all'identificazione soggettiva del dialetto1

Nel settore della ricerca dialettale sul campo ci si imbatte, in qualità di linguisti, non solo in dati oggettivamente verificabili; ci si confronta, bensì, anche con le impressioni soggettive dei parlanti, relativamente al loro ambiente linguistico più prossimo. Queste sensazioni e convinzioni soggettive a carattere impressionistico si manifestano in tutta una serie di espressioni linguistiche stereotipate, parte individuali e parte collettive. La seguente esposizione tratta, da un lato, della formazione di stereotipi linguistici; dall'altro, verte sulla questione dell'importanza di tali stereotipi nel settore dell'identificazione dialettale soggettiva. Oltre a ciò, è pure necessario indagare quale ruolo gli stereotipi linguistici rivestano in presenza di parlanti con scarsa competenza vernacolare attiva.

1.Il Comelico

Punto di partenza delle mie indagini è il comprensorio dialettale del Comelico, nel Veneto settentrionale. Si tratta di due valli montane, ancor oggi alquanto isolate e, precisamente, delle valli del torrente Pàdola e del corso superiore del Piave, consistenti di sedici località, a loro volta raggruppate in cinque comunità amministrative (all'incirca diecimila parlanti):

  • • Comelico Superiore
  • • S.Nicolò di Comelico
  • • Danta
  • • S.Stefano di Cadore
  • • S.Pietro di Cadore

Da un punto di vista strettamente linguistico, i dialetti del Comelico si possono ascrivere - nonostante le molteplici tendenze alla venetizzazione e all'italianizzazione, tipiche soprattutto degli ultimi decenni- all'area linguistica ladina. 22 Geograficamente, peraltro, il Comelico costituisce l'ultimo anello di congiunzione, tra l'area dei dialetti friulani e quella del ladino di Sella. Della stessa opinione era già C. Tagliavini, che, nella sua descrizione monografica dei dialetti del Comelico del 1926 (ristampa anastatica 1988, p. 28), asserisce: [...Je se si volesse sapere a quale varietà ladina più si avvicini, non esiterei a collegarlo a occidente coli 'ampezzano il quale, per mezzo del vicino livinallese, ci conduce ai floridi centri di ladinità di Badia e Gardena, e ad oriente col dialetto di Erto, [...], che pur facendo decisamente parte della sezione centrale, segna il passaggio fra i dialetti centrali e le parlate della sezione orientale della Gamia e del Friuli. 33

Ai fini delle mie indagini nel campo della coscienza linguistica, il Comelico è interessante per due diversi motivi.

In primo luogo, si tratta di un territorio geograficamente molto chiuso ed ancor oggi piuttosto isolato con confini naturali e politici evidenti e ben definiti, situazione che si ripercuote anche in campo linguistico 4 4.

Direzione Nord: Attraversando il Passo Monte Croce/ Kreuzbergpass, si arriva a Sesto/ Sexten, in direzione del Sudtirolo tedesco.

Direzione Est: La località più prossima è l'isola alloglotta bavarese di Sappada/ Plodn. Proseguendo si raggiunge la località di Forni Avoltri, paese afferente l'area linguistica carnico-friulana.

Direzione Sud-Est: Una piccola strada di montagna collega Campolongo con la Val Pesarina in Friuli, sempre nell'ambito della regione linguistica carnica. Da alcuni anni, questa strada risulta, tuttavia, difficilmente praticabile.

Direzione Sud-Ovest: Un traforo, realizzato or non è molto, (la strada precedente risale all'epoca del dominio austriaco nel 1838) collega il Comelico con la restante parte del Cadore, ove i dialetti, originariamente ladini, sono stati quasi interamente soppiantati dalle parlate di matrice veneta del tipo trevisano-feltrino-bellunese. Esiste poi un'altra stradina di montagna, attraverso la quale da Danta, passando per Pàdola, si raggiunge Auronzo di Cadore. C.Tagliavini (1926, pp. 24-25) ha proposto per primo, per l'area dialettale del Comelico, la seguente divisione in due sezioni, basata sui risultati della sua ricerca in loco:

Comelico occidentale:
  • 1. Candide, Casamazzagno
  • 2. Dosoledo, S. Nicolò, Costa
Comelico orientale:
  • 1. Costalissoio, S.Pietro (Valle, Presenaio)
  • 2. Campolongo, Costalta
  • 3. Pàdola, Danta
  • 4. S. Stefano, Campitello, Casada

A dir il vero, questa suddivisione, eseguita circa settant'anni fa, concorda solo in misura limitata con i confini dialettali soggettivi tracciati dai miei informatori. Questi ultimi ammettono una diversa bipartizione, dividendo tra le zone rispettivamente del Comelico superiore e del Comelico inferiore e stabilendo la linea di confine tra le due aree a Sega Digon. Ciò vale a dire che tutte le località non appartenenti al comune di Comelico Superiore, vengono necessariamente incluse nel comprensorio del Comelico inferiore, punto di vista non del tutto da escludere, date le non irrilevanti tendenze all'unificazione linguistica che si dipartono da S. Stefano e che si fanno sentire decisamente fino al purtuttavia isolato paese di Costa.

La maggior parte dei miei informatori ammette, tuttavia, una suddivisione notevolmente più precisa e più articolata, che rende maggiore giustizia allo stato attuale delle cose:

Comelico Superiore: 1. Candide, Casamazzagno
2. Dosoledo
3. Pàdola
Comelico Centrale
1. Costa, S. Nicolò
2. Campitello
3. Casada
Comelico inferiore
1. Costalissoio
2. Campolongo, Costalta
3. S. Pietro, Valle, Presenaio, Mare

A ciò va aggiunto che le località del Comelico centrale costituiscono, dal punto di vista linguistico, una zona di transizione tra i dialetti del Comelico superiore e quelli del Comelico inferiore. Inoltre, come già accennato, esse si trovano nella sfera d'influenza di S. Stefano, punto d'incontro e crocevia del Comelico dal punto di vista sia economico che sociale, che, nella coscienza dei miei informatori, occupa una posizione esclusiva. Tutti, senza eccezione, ritengono che il dialetto di S. Stefano presenti, all'interno del Comelico, le più spiccate tendenze all'italianizzazione e alla venetizzazione e costituisca dunque la porta d'accesso dei processi linguistici di modernizzazione, unificazione e standardizzazione. Un'altra parlata che, in certo qual modo, si scosta dalle altre è quella di Danta. Essa presenta affinità, da un lato, col dialetto di Pàdola e, dall'altro, anche con quello di S. Stefano; rispetto alle altre località del Comelico centrale, dispone, però, di tratti più arcaici, caratteristica che si manifesta anche in una formazione di stereotipi considerevolmente maggiore. In secondo luogo, il Comelico è interessante, particolarmente rispetto alla zona del ladino del Sella, in virtù del suo diverso sviluppo storico, dal momento che esso ha condotto alla formazione di una coscienza linguistica completamente diversa. Insieme al resto del Cadore, il Comelico fu sottoposto a lungo alla dominazione veneziana (1420-1797), quindi fu, fino al 1866, alternativamente sotto il dominio francese e austriaco, finché, nel 1866 venne annesso all'Italia. Mentre nell' area del ladino del Sella si è giunti, in seguito alle diverse condizioni storiche generali, alla formazione di una coscienza etnolinguistica propriamente ladina , la moderata e plurisecolare dominazione veneziana, che al Comelico e al resto del Cadore concesse un' autonomia relativamente ampia, non ebbe come conseguenza la formazione di una tale identità e di un tale senso di appartenenza. Contrariamente ai ladini del Sella, comeliani e cadorini, nella maggioranza dei casi, si considerano, dal punto di vista etnico, italiani 55 . Interrogati su un'eventuale ladinità dei comeliani, che possa essere, in qualche modo, paragonata a quella dei ladini del Sella, i miei informatori ritengono, per la maggior parte, che questi ultimi esagerino, troppo enfatizzando la loro autonomia etnolinguistica e reputano quest'atteggiamento eccessivamente esasperato ed estremistico. D'altronde i comeliani non considerano, in genere, le loro parlate come lingue autonome contrapposte all'italiano, ma, piuttosto, come dialetti.

Insieme al Cadore, il Comelico appartiene oggi, dal punto di vista amministrativo, alla provincia di Belluno e alla regione Veneto. Al di là dell' appartenenza puramente amministrativa, il Comelico è, soprattutto economicamente (nel settore dell'industria dell'occhiale) ma anche socialmente, in stretto contatto col Cadore e con Belluno, mentre sono piuttosto limitati, anche a causa delle differenze linguistiche, i rapporti col Friuli e col Sudtirolo tedesco. Per quanto riguarda i confini dialettali soggettivi- in questo caso facilmente ricostruibili anche oggettivamente- questa situazione si ripercuote sulla coscienza dei comeliani. In conformità con la costruzione di un'identità comeliana, i miei informatori credono fermamente, infatti, che, al di fuori del Comelico, si parlino dialetti completamente diversi. Ciononostante, malgrado le molteplici differenze, a nessun comeliano verrebbe mai in mente di affermare che, i dialetti parlati al di là della galleria, gli risultino incomprensibili. La tipologia dei dialetti cadorini, infatti, si avvicina decisamente all'italiano standard ed è, perciò, più facilmente comprensibile per un comeliano. Viceversa, i miei interlocutori sono convinti che i cadorini incontrino grosse difficoltà nella comprensione dei dialetti del Comelico. Nell'ambito di questo confine psicologico, confermato, del resto, anche da parte cadorina, si manifestano, tra le due zone, piccoli dissapori di natura socioculturale, conseguenza di un più forte e incisivo sviluppo economico del Cadore centrale. Mantenendoci sempre nella sfera degli stereotipi, i comeliani sono, per così dire, individui rozzi e zotici, economicamente più poveri, che, nella spinta verso l'autoaffermazione, si fondano su valori culturali e morali tradizionali. Da sempre, tuttavia, guardano, pieni di invidia, ai cadorini più ricchi, dei quali poi asseriscono il totale asservimento e sacrificio di questi valori al progresso economico. Per quanto riguarda l'area linguistica carnica, i comeliani concordano nell'affermare l'effettiva incomprensibilità dei dialetti camici, adducendo come causa gli sporadici contatti di natura socioeconomica.

2. Stereotipi linguistici

Nel settore della ricerca dialettale sul campo, il linguista tratta non solo dati oggettivamente rilevabili, ma anche opinioni soggettive dei dialettofoni, rispetto al loro ambiente linguistico più vicino. Come prima impressione, egli ricava l'idea che i parlanti dispongano, relativamente ai confini dialettali, di ben precise menta! maps, soprattutto, ma non esclusivamente, in senso diatopico 66 . Queste menta! maps costituiscono un sapere individuale e, in parte, anche collettivo ed entrano in gioco, tra le altre cose, nella creazione di stereotipi linguistici.

Parlando di stereotipi linguistici intendo, in questo caso, non tanto affermazioni metalinguistiche stereotipate, formulate a proposito di lingue, dialetti, socioletti 77 , et sim., quanto, in primo luogo, tratti fonologici, lessicali e morfosintattici, che possano essere impiegati per la caratterizzazione e la descrizione dei singoli dialetti del Comelico. A mio parere, si rivela, inoltre, vantaggioso distinguere tra stereotipi individuali e collettivi. Gli stereotipi individuali poggiano sulla concreta esperienza personale e differiscono, perciò, da parlante a parlante, diventando singola espressione soggettiva del proprio e personale ambiente sociolinguistico. Con la categoria degli stereotipi collettivi intendo designare, di contro, quella gamma di espressioni fisse non verificabili e apodittiche, assunte dalla collettività, a seguito della tendenza del singolo alla socializzazione, che servono alla comunità linguistica ai fini della propria delimitazione verso l'esterno. Sempre riguardo alla questione delle menta! maps, Iannàccaro (1995, p. 96) , assieme ad altri studiosi, parla, in un saggio sul tema dei confini dialettali, di: [...] una sottile capacità dei dialettofoni di riconoscere i confini linguistici geografici: ciascuno dei miei informatori ossolani si dice (ed è) in grado di riconoscere la provenienza di un qualsiasi interlocutore, purché della valle".

Le mie esperienze personali in questa direzione sembrano confermare, in un primo momento, quelle di Iannàccaro. Ad una prima indagine, i miei informatori hanno formulato la piena convinzione di esserne in grado. Sono state poi condotte ulteriori e più approfondite inchieste sul tema dei confini linguistici, abbinate ad una sorta di quiz o questionario sperimentale, durante il quale veniva richiesto agli informatori di attribuire, con un margine di precisione quanto più alto, le registrazioni in dialetto alle rispettive aree di appartenenza. Nonostante le precedenti affermazioni andassero nella direzione opposta, venne ben presto alla luce come solo in determinati casi gli informatori riuscissero ad assegnare le registrazioni ad un preciso luogo di provenienza. L'identificazione dialettale dipende, com'è ovvio, da un' intera casistica di fattori, in parte linguistici, ma, soprattutto, extralinguistici. Tratti somatici, modo di vestire, onomastica, argomento di conversazione, ma, innanzitutto, esperienze e contatti personali (" ma io sento parlare la Anna...) costituiscono, pertanto, elementi di primaria importanza per un' eventuale valutazione o giudizio sull'interlocutore.

Per ciò che concerne i fattori linguistici, la presenza di stereotipi - sia individuali che collettivi - è, dunque, di enorme rilievo per la conoscenza dialettale soggettiva. Questi mancando, la corretta classificazione si rivela estremamente difficoltosa, soprattutto per i parlanti delle nuove generazioni o per quelli con scarsa competenza vernacolare attiva. Le prime analisi statistiche dei dati hanno dimostrato che le registrazioni da dialetti con una marcata presenza di stereotipi sono state correttamente identificate nel 72% dei casi. Le registrazioni effettuate su dialetti, in cui i suddetti stereotipi manchino o dove essi siano a malapena rintracciabili, sono state classificate in modo appropriato solo da una fascia compresa tra il 10% e il 17% degli intervistati. In tali casi, la prima reazione dei miei informatori era costituita da osservazioni quali:

"Ma non saltano sempre fuori termini che ti fanno capire subito il paese, come, per esempio, prima Danta: Là sono stato sicuro!- Non ha certe parole tipiche di Costa, ma non saprei dove metterlo se non lì; non è chiaro!- Non è marcato che si riconosce bene!- Non schiaccia da nessuna parte, non l'ho capito!"

Scherfer (1983) et alii, sia detto per inciso, mettono continuamente in risalto come i loro informatori dispongano a malapena di termini metalinguistici, per descrivere e caratterizzare il loro dialetto. La mia esperienza personale ha finora dimostrato come non si possa, tutto sommato, asserire lo stesso. E' pur vero che, trovandosi a parlare davanti a un microfono, anche a molti dei miei informatori è risultato piuttosto difficile descrivere, accuratamente e in maniera del tutto spontanea, da un punto di vista metalinguistico , il loro dialetto o le parlate circonvicine. Di norma, infatti, le differenze presenti vengono percepite solo nella loro totalità e non sempre definite analiticamente. Soprattutto nel caso di dialetti, a cui si possano attribuire tratti arcaici e che dispongano di stereotipi collettivi ben delineati, si è, tuttavia, rilevato come gli informatori sappiano, complessivamente, fornire descrizioni metalinguistiche molto appropriate. Un buon esempio è, a tal fine, costituito dal dialetto di Danta. Come stereotipo fonetico collettivo viene addotta ad esempio soprattutto la dittongazione di -o- in [ -u m e-] nei seguenti casi:


lat. Danta


focu > ['fu, ego]
locu > rK„ e £°]
novu > ['nu„ evo]
cor > ['ku„ ere]


Dal punto di vista metalinguistico, questa trasformazione fonetica spinge i miei informatori a formulare affermazioni di questo tipo: "Danta ha molte parole spagnole. - Mi dà l'impressione di parlare con gli spagnoli. - Una volta ci sono stati gli spagnoli in Comelico. "

Come tratto distintivo di Danta, i miei informatori indicano, inoltre, la serie numerica dall'undici al sedici, che colpisce per la caduta della -e- atona. Questa caratteristica li spinge ad individuare un'omofonia col francese. A detta loro, questi numeri si pronuncerebbero

"quasi come in francese"

['on d ze] - ['dodze] - f'tredze] - [ka'tordze] - ['ku, in d ze] - f'sedze]

Oltre a ciò, è particolarmente noto il ritmo del dialetto di Danta, unito ad un tipico andamento dell'altezza tonale 8 , che essi descrivono come segue:

"E' un parlare cantilenante, una nenia, un dialetto più lento. Sembra una cantilena, ci sono spazi lunghi fra una parola e l 'altra, è molto dolce. Sono flemmatici nel parlare, hanno una cadenza "lamia", un parlare calmo e cadenzato. Cantano il dialetto, non lo scandiscono. Una parlata flessuosa, quasi ondulata. Cantilenano la frase, la fanno sembrare ondulata, è simpaticissimo. Una certa cantilena un po' sdolcinata dà l'impressione di assoluta tranquillità, di pace. Hanno un modo di parlare più allungato, una "pachea" nel parlare. E' un dialetto più "bonaccione", come la gente là. Con questa cantilena lenta, quel modo di parlare molto calmo, si riconoscono subito."


8 Altezza tonale: Attributo percettivo del suono, identificabile musicalmente con i toni ed i semitoni, costituisce il rilievo psicoacustico della sua frequenza fondamentale. Il giudizio su un suono, per la sensazione da esso indotta sul sistema uditivo, può essere considerato come una risposta psichica gra- duata su una scala di altezza che va dal grave all'acuto. Tale altezza soggettiva, detta altezza tonale, è legata, oltre che alla frequenza del tono, anche alle variazioni della sua intensità, (ibid. , n.d.t.).

Gli informatori dimostrano, poi, queste impressioni metalinguistiche, in riferimento all'altezza tonale, adducendo esempi tratti sia dal dialetto sia dall'italiano: ['jio ' vas 'to] [ e in'era 'òut un 'fu, ego] ['dio 'mare]

Questo per quanto riguarda i parlanti con una buona competenza dialettale attiva. Qual' è, invece, la situazione dei parlanti con scarsa competenza attiva? Nel loro caso, una corretta valutazione soggettiva dipende, soprattutto, dall'esistenza di chiari ed univoci stereotipi collettivi, noti alla maggioranza dei membri della comunità dialettale circostante, in questo caso dell'intero Comelico. Un tale giudizio diventa, invece, veramente impossibile nel caso in cui dipenda da tratti celati od offuscati, invece che messi in evidenza, dagli stereotipi collettivi stessi. Un buon esempio, a riguardo, è costituito dai dialetti di Costalta e Campolongo.

Entrambi i dialetti sono accomunati da uno stereotipo fonetico, ben noto in tutto il Comelico:

una [dj leggermente retroflessa 9 , alveolare 10 , articolata con grande tensione". Dal punto di

vista metalinguistico, essa viene definita dai miei informatori "la d di dado".

Interessanti sono anche le descrizioni- metalinguisticamente piuttosto diverse- che essi

danno di entrambe le parlate:

Costalta:

"E' un dialetto duro, chiuso, grezzo. Sembra che parlino con la bocca chiusa. Ha preservato meglio il dialetto essendo un po' fuori. Hanno tante parole che negli altri paesi ormai sono scomparse. Hanno ancora tante parole della vita contadina che noi ormai abbiamo perse. E' più grezza, più dura come parlata- quasi fastidiosa. Hanno una parlata troppo rozza; sono tutti attaccabrighe (sic!) ma certo non lo vanno a sventolare in giro". Campolongo:

"Hanno le vocali più morbide di Costalta. Hanno un dialetto più dolce, più poetizzato. Loro scherzano con le parole. Sono più comici quando parlano. Hanno modi di dire che ti fanno sorridere perché hanno dei riferimenti così pazzeschi. E' una parlata ricca di sfumature,


9 Retroflesso: Anche con termine in disuso, cacuminale. Tipo di fono prodotto con rovesciamento della punta della lingua in direzione della parte anteriore del palato duro. La retroflessione viene spesso considerata un luogo di articolazione autonomo e, come tale, segnalata nella tabella dell' alfabeto fonetico internazionale (IPA); è anche lecito considerarla, però, un'articolazione secondaria, (ibid. , n.d.t).

10 Alveolare: Suono prodotto con ostruzione totale o parziale del canale fonatorio, localizzata agli alveoli dei denti superiori. In italiano hanno di norma realizzazione alveolare [r], [1], [n]. L'articolatore attivo coinvolto è la lingua nella sua parte anteriore: a seconda che il contatto con gli alveoli interessi la sola punta o anche la corona della lingua, si possono distinguere suoni apicoalveolari e laminoalveolari. (ibid. , n.d.t.).

11 Tensione: Si definisce teso un segmento prodotto con maggiore energia articolatoria e con caratteri- stiche acustiche (di intensità, timbro, durata) maggiormente rilevate rispetto al suo corrispettivo non teso (o rilassato). Il tratto di tensione si usa, in fonologia, come tratto distintivo per caratterizzare opposizioni vocaliche e consonantiche, (ibid. , n.d.t.).

di aneddoti. La capacità che hanno di costruire con poche parole, rappresentare quadri umoristici o lessicali molto interessanti. Hanno il gusto dell 'ironia, della presa in giro in cui sono abilissimi. E ' molto espressivo: poche parole e dirti molto! ". A ciò vanno aggiunti alcuni altri stereotipi, desunti dal campo sia fonetico sia lessicale 12 (per esempio: Costalta: [Y] <-> Campolongo: [e]; Costalta: [ -oji] O Campolongo: [-erj] ), che consentono la corretta identificazione linguistica solo a dialettofoni con buona competenza attiva. Perlopiù, questi tratti sono ormai noti solo a livello subliminale e molti parlanti non riescono più a sussumerli ad un grado di astrazione stereotipica, essendo essi adombrati dalla [dj. Conseguentemente, è interessante notare come gli informatori con buona competenza vernacolare attiva, provenienti da entrambe le località, giungano alla conclusione che la differenza tra i due dialetti sia da ricercare nella diversa realizzazione della [dj. La reazione dei parlanti con scarsa competenza dialettale manifesta la convinzione che, per quanto riguarda la [dj, si tratti, per entrambi i luoghi, del medesimo suono: solo la suddetta [dj è ormai da loro riconosciuta come stereotipo collettivo; non individuano, infatti, l'esistenza di altre peculiarità fonetico-lessicali, che possano condurre ad una chiara identificazione dialettale. Da ciò discende la loro incapacità di distinguere tra i due dialetti. Un ulteriore fattore, da non sottovalutare, è rappresentato dal fatto che la capacità soggettiva di distinguere tra un dialetto e l'altro diminuisce, in modo estremamente rapido, all'aumentare della distanza geografica. Ciò non deve costituire fonte di stupore; è naturale, infatti, che, aumentando la distanza, vengano a cadere, per prima cosa, i tratti distintivi, celati dalla presenza degli stereotipi, i quali tratti soli consentono, in molti casi, un'univoca identificazione del dialetto corrispondente.

Prendiamo in esame, per esempio, i risultati dell'inchiesta sul dialetto di Pàdola e osserviamo i dati in percentuale, derivanti dall'indagine sulla sua corretta classificazione da parte di informatori provenienti dalle altre località del Comelico:


Pàdola

Dosoledo, Candìde/Casamazzagno Danta

Costa, S. Nicolò

S. Stefano

Costalissoio

Campolongo

S. Pietro, Presenaio

Valle

Costalta


100% 100% 90% 81,4% 72,7% 62,5% 60% 52% 47% 43,9%


12 Cfr. , a riguardo, anche gli esempi portati per il dialetto di Costalta al capitolo 3.(n.d.a.).


NUMERO UNICO ANNO 2004


19


LADINI


Rivista ufficiale dell'Istituto Culturale delle Comunità dei Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi


Si potrebbe obiettare che questi risultati non possano essere considerati rappresentativi, a causa dell'esiguo numero di persone intervistate per ogni località (7-8 informatori, per le cui interviste non sono stati, peraltro, presi in considerazione fattori quali l'età, le esperienze personali e la mobilità individuale). Io credo fermamente, di contro, che a questi esiti convenga attribuire, almeno indicativamente, un certo valore.

3. Formazione di stereotipi linguistici

Esiste normalmente un'intera serie di particolarità fonetiche (le caratteristiche morfosintattiche, in un territorio relativamente piccolo e linguisticamente unitario come il Comelico, fungono da tratti distintivi diatopici 13 solo in casi eccezionali), che può essere chiamata in causa ai fini della caratterizzazione di un determinato dialetto. Spesso, però, si trasceglie un certo tratto e lo si eleva a stereotipo linguistico collettivo, mentre gli altri vengono, da questo, quasi offuscati e rimangono a disposizione nella coscienza dei parlanti solo a livello subliminale. Questo "mascheramento" 14 si manifesta nelle affermazioni dei miei interlocutori, nella misura in cui essi parlano, in modo del tutto generale, di un "accento diverso" e di una "cadenza diversa". A questo riguardo, è interessante, per esempio, l'opinione di Iannàccaro (1995, p. 102): "Accento, cadenza, parlata, pronuncia, "calata'e cosi via: fenomeni soprasegmentali 15 , i più evanescenti e di problematica sistemazione [...]"

In questo caso, a mio parere, egli incorre, condizionato dal suo punto di vista linguistico, in un'errata interpretazione dei concetti di "accento" e "cadenza", così come essi vengono impiegati dagli informatori. Personalmente, ritengo che, nella maggior parte dei casi, gli informatori intendano, con ciò, piuttosto quei tratti fonetici "mascherati", a cui essi non riescono più a dare espressione in termini metalinguistici e che solo in casi particolari (come, per esempio Danta) si riferiscano a fenomeni prosodici 16 .


13 Cfr. nota 5.

14 L'impiego del termine "mascheramento" nella traduzione rappresenta una scelta obbligata. Data l'inadeguatezza di altri termini che, in un contesto scientifico qual è questo, non avrebbero restitui- to, in modo altrettanto efficace, il valore del tedesco "Verschleierung"(velatura, occultamento), si è scelto di ricorrere all'utilizzo di questo lemma, il quale, nondimeno, designa un diverso procedimento della prassi linguistica. (n.d.t.).

15 Soprasegmentale: Il termine indica un'unità fonologica che abbraccia più segmenti (unità minori, sottostanti alla parola, derivanti da un processo dissettorio di scomposizione dell'enunciato). Tale è il caso, generalmente, delle unità prosodiche, quali accento, sillaba, tono ecc. Oggigiorno si preferisce impiegare, in quest'accezione, il termine "prosodico", mentre i fonologi generativisti parlano talvolta di "fonemi non lineari". ( Beccaria, G.L. (a cura di), Dizionario di Linguistica, Filologia, Metrica, Retorica , Einaudi, 1996) (n.d.t.).

16 Prosodia: In linguistica, il termine designa un settore particolare della fonetica e della fonologia, che concerne i tratti prosodici o (con denominazione che tende a divenire desueta) soprasegmentali. Tra questi rientrano in particolare i seguenti: accento, quantità, tono, sillaba, giuntura, intonazione e ritmo. Il lemma indica, inoltre, con una valenza più comunemente nota, l'insieme dei fenomeni e regole dell'accentazione e della quantità sillabica (piedi, lunghe e brevi, versi ecc.); è, dunque, in que- st'accezione, più strettamente legato alla metrica classica, quantitativa per eccellenza, (ibid. , n.d.t.)


Riguardo alla formazione degli stereotipi linguistici, si pongono ora i seguenti interrogativi:

A. E' possibile parlare, in merito a un tale processo, di criteri di scelta? I primi risultati delle mie indagini rivelano l'esistenza di una gerarchia. In campo fonetico, infatti, sono, quasi esclusivamente, le caratteristiche del sistema vocalico a venir elevate al livello di stereotipi fonologici, nonostante non si possa certo asserire la mancanza di possibili differenziazioni anche all'interno del consonantismo! Quest'esito non dovrebbe sorprendere oltremodo, se solo si considerassero la ricchezza e la pienezza sonora delle vocali, che ne facilitano la percezione. Purtroppo non mi sono finora noti studi analoghi, dedicati ad altre aree dialettali d'Italia. Un riferimento che, per cenni, conferma questa congettura si trova nell'analisi condotta da M. T. Romanello sui confini dialettali nella Puglia meridionale (1996, p. 18). I suoni [dj - [zj ] - [ò] costituiscono delle eccezioni nel campo delle consonanti sonore, come, ad esempio, nel lemma che designa la "recinzione", lo "steccato", la "staccionata":


Altre diversità consonantiche come:

1. [1] <-> [l v ] (lieve velarizzazione 17 della [1] nel Comelico Superiore)

2. [n] <-> [q] ( < n> 18 alveolare 19 , articolata con grande tensione 20 a Costalta e a Campolongo)

3. [k] O [tj*] (assenza di palatalizzazione 21 di <k a > a Dosoledo)

4. [k] <-> [t]


17 Velarizzazione: si intende, con tale termine, un tipo di articolazione secondaria, che compor- ta un movimento del dorso della lingua verso il velo durante l'articolazione di un fono non ve- lare. Tale è tipicamente il caso di certe pronunce della [1], detta appunto "1 velarizzata" (ing. ve- larized o dark-l, contrapposto a clear-l), come in inglese in chiusura di sillaba (cfr. feel [fi:D] ). Velare: Il termine si riferisce a foni prodotti mediante contatto o accostamento del dorso della lingua al velo palatino. Tale è il caso, per esempio, dei foni occlusivi [k ] e [g] o del fricativo sordo [x] (cfr. ted. lachen ->ia[x]e-n) (ibid. , n.d.t.)

18 Si ricorre, generalmente, alle parentesi uncinate per la rappresentazione del grafema, la minima unità funzionale della lingua scritta, costituita da un determinato segno che, in quanto tale e per certe sue caratteristiche specifiche, si distingue da tutti gli altri segni del sistema medesimo, (ibid. , n.d.t.).

19 Cfr, nota 9.

20 Cfr. notaio.

21 Palatalizzazione: si intende, con tale termine, un tipo di articolazione secondaria, checonsisteinungesto del dorsodellalingua, chesiavvicinaalpalatodurodurantelaproduzionediunfonoarticolatoinaltro luogo. Palatale: I foni palatali hanno come luogo di articolazione il palato, o meglio, la zona compresa tra gli alveoli ed il velo, corrispondente in pratica al cosiddetto palato "duro", distinto dal palato "molle" o velo palatino, (ibid. , n.d.t.).


Costalta, Campolongo Pàdola

Tutte le altre località


[tfa'[c|]ura]

[tja'zura]

[tja'óura]


5. [d 3 ] ^ [dz] o [z] ^ [j]

non vengono considerate tratti distintivi e, quindi, non sono più percepite come differenze fonematiche 22 , bensì lessematiche. 23

Da un lato si dice quindi:

la "ué" di Danta - la "óu" di Dosoledo la "ié" di S. Stefano - la "éu" di Padola

oppure:

"Nel Comelico superiore le parole finiscono in <-i>e <-u> e, invece, nel Comelico inferiore in <-e> e <-o>. " Dall'altro però:

"noi diciamo: ['karni] e loro dicono: ['tjarni]

['zandli] ['d3adne] ['zedia] ['d3edia] [ki'b] [tja'b] vs. ['kb] e ['tb]


22 Fonematico: Termine coniato sufonema, corrispondente alla coppia fono/fonetico, usato spesso come sinonimo di fonologico. Per molti, tuttavia, si riferisce, in senso più stretto, alla fonologia segmentale, ad esclusione dell'ambito prosodico.Fonema: Il suono linguistico considerato in quanto entità astratta di un particolare sistema, oggetto di studio della fonologia. Nell'accezione più corrente, che è quella della fonologia praghese, un fonema è la minima unità fonologica che, entro la lingua in questione, non si lascia analizzare in unità fonologiche più piccole e successive. Un' unità fonologica è il termine di una opposizione fonologica, ovvero un elemento fonico suscettibile di servire, in una lingua data, alla differenziazione di significati.

23 Aggettivo derivato dal sostantivo "lessema". Nella lessicologia strutturale, il lessema costituisce l'unità lessicale a due faccie (significante e significato) appartenente al piano della langue, del si- stema linguistico e come tale astratta. Il termine nasce dalla necessità di avere il corrispondente sul piano astratto di fonema e per evitare l'uso di parola. Le leggere differenze che si riscontrano nell'uso del termine "lessema" da parte di linguisti diversi non ne intaccano l'aspetto fondamentale, e cioè quello di essere un'unità astratta.


B. Perché caratteristiche fonetiche comuni a più dialetti, si cristallizzano come stereotipi solo di uno di questi e, quasi senza eccezione, sempre dello stesso?

I casi sottoposti alla mia attenzione in Comelico indicano forse la presenza di processi di mutazione fonetica, in atto nelle rispettive località.

I dialetti di Dosoledo e Costa, ad esempio, sono accomunati dal tratto fonetico [-'ou, ], che li differenzia nettamente dalle altre parlate del Comelico. Tagliavini (1926, p. 31) adduce esempi di questo nesso 24 anche per S. Nicolò, dove, invece, a detta dei miei informatori, oggi tale caratteristica non sarebbe più attestata. Tale tratto compare soprattutto nelle forme del participio passato: lat. -atu > [-'ou, ]

Lat. Resto del Comelico(tranne Pàdola) Dosoledo, Costa

parlatu [par'lo] [par'buj

datu ['do] ['douj

portatu [pur'to] [pur'tou, ]

II nesso 25 [-'ouj viene, però, indicato come stereotipo solo per Dosoledo, mentre per Costa esiste, secondo quanto ho rilevato, solo uno stereotipo lessematico, che si rintraccia nelle espressioni ['klo] o ['tlo], usati come sostituti di [ki'b] ("qui"):

" [i 'bate 'sul 'klo 'klo] "

Dosoledo, al contrario, dispone ancora di un'intera gamma di altre particolarità lessicali e fonetiche, per le quali si distingue dalle località circostanti. Questi tratti peculiari vengono, almeno in parte, citati come stereotipi linguistici!

In tal modo, per esempio, il suono [o], presente come nucleo sillabico in sillaba aperta, muta negli altri dialetti del Comelico superiore come segue:


italiano Candìde/Casamazzagno Dosoledo


Pàdola



loro


'Ieri


'lori


'fu, eri


poco


'peku


'poku


'pu, eku


muoversi


'mefsi


'mofsi


'mu n efsi


luogo


'legu


logu


'fu, egu


24 Nesso: Il lemma indica la successione di suoni vocalici o consonantici (e relativi segni alfabetici). In paleografia ed in epigrafia, inoltre e più specificamente, il termine designa un gruppo di due o tre let- tere collegate da un elemento comune nel segno. ( Devoto, G. - Oli , G.C. , II Dizionario della Lingua Italiana, Le Monnier, 2002-2003) (n.d.t.)


Solo due dei miei informatori asseriscono la presenza del nesso [-'ou, ] di Dosoledo anche a Costa, uno dei quali porta pure esempi dell'alternanza, in questo luogo, di forme in [- 'ou m ] e forme in [-'o] (il finale in [-'o] sarebbe conforme agli esiti nei dialetti del Comelico centrale e inferiore).

C. Come si spiega il fatto che per alcuni dialetti si sia formata un'intera serie di stereotipi linguistici, mentre, al contrario, altri non abbiano praticamente conosciuto questo fenomeno? Lo sviluppo di stereotipi potrebbe forse essere particolarmente accentuato nel caso di dialetti a cui venisse attribuito un certo grado di conservazione linguistica? Il seguente esempio, che presenta un raffronto tra i dialetti del Comelico centrale e quello di Costalta potrebbe confermare quest'ipotesi.

I dialetti del Comelico centrale costituiscono, per così dire, un'area di transizione tra il Comelico superiore ed il Comelico inferiore, nella misura in cui, soprattutto oggigiorno, risentono dell'influsso di S. Stefano, che, rispetto alle altre località, presenta le più marcate tendenze alla venetizzazione e all'italianizzazione. Ciò conduce, in primo luogo, alla situazione per cui gli italianismi e gli influssi linguistici dal Cadore venetizzato vengono percepiti già come una condizione di normalità e non sono, quindi, stigmatizzati. Inoltre, i miei informatori spesso non sono in grado di fornire esempi di stereotipi linguistici, vuoi individuali vuoi collettivi. Da un punto di vista metalinguistico, essi connotano questi dialetti, ricorrendo ad affermazioni quali: "Hanno un modo più pulito di parlare, più lineare, non spicca qualche accento, qualche pronuncia strana. E' più armonioso, senza cadenza accentuata, non è un dialetto difficile. Parlano abbastanza bene, un buon dialetto, più accessibile, tipo quello di Costa." Di contro, tutti i miei interlocutori concordano nell'affermare la spiccata arcaicità del dialetto di Costalta. Ad eccezione di due di essi, tutti tendono spontaneamente a vedere, nella [dj alveolare, articolata con grande tensione, il contrassegno di Costalta. La maggior parte degli informatori, per di più, segnala, senza esitazioni, la presenza di altri tratti fonologici tipici: la [0] (vocale palatale 25 centralizzata 26 , con leggero arrotondamento 27 labiale) e la [a] . Oltre a ciò, quasi tutti sono in grado di citare una serie di lemmi arcaici e desueti, che, a detta loro, sarebbero stati precedentemente impiegati anche nelle altre località:


25 Cfr.notal9.

26 Centralizzazione: Con specifico riferimento al sistema vocalico, si parla di centralizzazione per indi- care un processo di riduzione timbrica, che sposta il suono della vocale verso il timbro indistinto. Centrale: In fonetica e fonologia, tale termine designa la classe di foni articolata nella parte centrale del condotto orale. (ibid. , n.d.t.).

27 Arrotondamento: Sostantivo derivato dall'aggettivo "arrotondato". Tale termine fonetico (sinonimo di "procheilo"; ingl. rounded). E' detta procheilia(o arrotondamento) la caratteristica saliente dei foni che sono articolati con protrusione delle labbra. (ibid. , n.d.t.)


italiano

giocare

il pavimento

la maglia

10 scalino

11 mattarello la curva


forma dialettale arcaica

[borbi'ne] [alpin'tjb] [la 'gutja] [l'imbo'dlus] [al lada'jia]

[la 'ota]


la parete, il muro [al pa'rai] i piselli


'Gode]


forma dialettale moderna

[doi„'a]

[al 'si^olo]

[la 'mai m a]

[al sa'lirj]

[al mata'relo] [la 'kurva] [al 'muro]

[i pi'seli]


Costalta è pure l'unica località ove mi siano stati riferiti alcuni esempi dell'esistenza di forme sigmatiche 28 di plurale in -s, che, nella coscienza dei parlanti, sono già, a quanto pare, tratti arcaici. Si tratta di antiche forme di accusativo conservatesi nei dialetti del Comelico ma che, a quanto sembra, gli studi di C. Tagliavini consideravano già oggetto di un processo di trasformazione linguistica in fieri, che oggi, quindi, sarebbe pervenuto ad uno stadio avanzato. Ciò, del resto, non significa che tali forme di plurale siano del tutto scomparse nelle altre località del Comelico (cfr. , a proposito, il contributo di Carla Marcato (1986)). D'altro canto, la presenza di italianismi, scaturiti dall'inchiesta sul dialetto di Costalta è stata aspramente criticata dai miei informatori, che, con somma soddisfazione, hanno "emendato" una locuzione impiegata dalla mia interlocutrice, partendo, naturalmente, dall'assunto, secondo cui solo il vero dialetto sarebbe da considerare un buon dialetto. Così, uno degli informatori, proveniente da Pàdola, commenta l'espressione [(...) tor'no ala normali 'ta (■■■)], riferita dalla parlante, dicendo: "disgraziata! Ecco, questo è italiano! In dialetto si dice:


[tor 'neu korj k ar 'e 'jianti]."


28 Sigmatismo: Dislalia meccanica periferica o funzionale consistente in difficoltà di pronuncia del fonema /s/ o, più ampiamente, delle fricative /s/, /z/ e affricate /ts/, /dz/. Può esservi distorsione, per articolazione interdentale della lingua, sostituzione semplice (ad es. Iti per Isl) od omissione (in gene- re nei gruppi consonantici, ad es. Aella/ per /'stella/), (ibid. , n.d.t.)


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NUMERO UNICO ANNO 2004


26
  1. 1 La versione originale tedesca dell'articolo è apparsa in Ladìnia XXIII (1999), pp. 191-207. La presen- te traduzione è a cura di Massimiliano De Villa.
  2. Cf'r. anche l'introduzione di D.Kattenbusch (1994), che annovera chiaramente i dialetti del Comelico nell'area linguistica del ladino dolomitico (n.d.a).
  3. 3 Le sezioni di testo riportate in corsivo corrispondono ad altrettanti passi già in italiano nel testo originale. Sono citazioni tratte da opere di argomento analogo o, altrimenti, costituiscono la restituzione letterale dei contenuti delle varie registrazioni ed interviste, a cui gli informatori sono via via stati sottoposti (n.d.t.).
  4. 4 Proprio per queste ragioni, il Comelico si presta ad una siffatta analisi. A ciò dev'essere aggiunto che si tratta di una regione geograficamente molto piccola e che le distanze tra le singole località coprono non più di qualche chilometro. Indagini similmente strutturate, condotte, ad esempio, nella piana del Po, sarebbero nettamente più problematiche. A quanto pare, esperienze in questo senso sono state fatte da M.T. Romanello (1996) per il Salento. Lì i confini naturali e amministrativi verso Nord non sono chiaramente definibili nella coscienza dei parlanti e, d'altronde, l'area di studio risulta essere troppo estesa. I suoi informatori, infatti, hanno incontrato enormi difficoltà nell'ordinare geografi- camente i luoghi e nel valutarne, più o meno correttamente, le distanze (n.d.a.).
  5. Esistono, da qualche decina d'anni a questa parte, alcune associazioni culturali (per esempio a Costalta) che, soprattutto nell'ultimo periodo, si prodigano viepiù per lo sviluppo di un'identità ladina, tanto etnica quanto linguistica, all'interno del Comelico (n.d.a.).
  6. Diatopia: insieme delle variazioni del sistema di una lingua, connesse alla provenienza e alla collo- cazione geografica dei parlanti ( Devoto, G. - Oli, G.C. , II Dizionario della Lingua Italiana, Le Monnier, 2002-2003) (n.d.t).
  7. Socioletto: Termine coniato sul modello di "dialetto" e "idioletto". Pur non incontrando favore ed ac- coglienza unanimi, designa una delle varietà possibili del codice linguistico, determinata dal fatto di essere d'uso corrente presso determinati gruppi o classi sociali. Più latamente, indica, non le varietà di un codice, ma l'insieme delle consuetudini e degli usi linguistici che caratterizzano un gruppo o uno strato sociale, dirigendo l'attenzione sulle unità sociologiche e non sulla materia linguistica e renden- do il termine meno efficace dal punto di vista sociolinguistico ( Beccaria, G.L.(a cura di) , Dizionario di Linguistica, Filologia, Metrica e Retorica, Einaudi, 1994 e 1996) (n.d.t.).