Ladin! 2013/1

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Ladin! 2013 2

8 Ladin ! Enzo Croatto Il dialetto di Casso nella Valle del Vajont (PN) Le peculiarità di una parlata periferica e ignorata Divergenti opinioni sono state espresse sulla parlata cassana. La più diffusa è la “convinzione che tra la parlata di Erto e quella di Casso non ci fosse sostanziale divergenza”2 . Lo scrivente, che in passato ha operato in area bellunese-longaronese, al contrario, si era fatto l’opinione che non ci fosse nessuna differenza tra il cassano e l’area bellunese di Longarone. Peraltro Francescato rileva che nessuna seria indagine linguistica è stata condotta su questo dialetto e non ci risulta che nessun atlante linguistico (AIS, ALI, ASLEF, ALD) abbia condotto inchieste in questa località. Il linguista friulano, con il suo breve scritto del 1991, è dunque da considerarsi un pioniere.

Il presente contributo vuole, tra l’altro, anche correggere qualche affermazione secondo noi troppo generica sul cassano. Non è sufficiente affermare che i cassani “parlano veneto”; ci pare piuttoNell’Alta Valcellina, segnatamente nella Valle del Vajont tristemente nota per il tragico evento del 9 ottobre 1963, territorio definibile come anfizona friulano-veneta o più correttamente friulano-bellunese-cadorina, si trova Casso, frazione a 4 km. da Erto con il quale costituisce un unico comune (Erto e Casso) in provincia di Pordenone, che è singolarmente caratterizzato dall’appartenere ecclesiasticamente alla diocesi di Belluno, contrariamente al capoluogo di Erto che appartiene alla diocesi di Concordia-Pordenone.

Questo fatto abbastanza inconsueto nel panorama italiano ha avuto un palese riflesso sul piano dialettale, tanto da far dire al linguista friulano Francescato che si tratta di “una singolare situazione linguistica”1 , soprattutto se valutiamo la notevole diversità della parlata di Erto, assai interessante e ampiamente studiata e illustrata dai linguisti. sto più appropriato affermare, sulla base delle nostre indagini anche lessicali, che questo dialetto è per buona parte classificabile come bellunese di tipo arcaico. E non ci pare nemmeno corretto parlar di “influenza venetizzante cospicua sull’ertano”3 e parallelamente sul cassano, a meno che con “veneto” non si intendano le due varietà trevigiane di destra e sinistra Piave4 di colorito marcatamente bellunesizzante. In questo contributo, oltre che mettere in luce le originali peculiarità fonetiche del cassano, appena accennate da Francescato, si esaminerà il lessico, cercando anche di rispondere alla sua affermazione secondo cui “è inammissibile che l’ertano e il cassano non abbiano esercitato alcuna influenza reciproca, in tanti anni di vicinanza e di partecipazione alla stessa unità storica e più tardi amministrativa”5 . Cercheremo anche di individuare nel cassano Sezion 1 • Articole scientifiche 1 Giuseppe Francescato, Il cassano: una varietà dimenticata, in Nuovi studi linguistici sul friulano, Società Filologica Friulana, Udine, 1991, p. 130. 2 Ibid. p. 130. 3 Ibid. p. 132. 4 Luigi Pianca, Dizionario del dialetto trevigiano di Sinistra Piave, Canova, Treviso, 2000 e Emanuele Bellò, Dizionario del dialetto trevigiano di Destra Piave, Canova, Treviso, 1991. 5 Giuseppe Francescato, op. cit. pp. 133-134.

stico veneto bellunese è segnato probabilmente dalla fondazione del villaggio di Casso, i cui primi documenti, non anteriori al secolo XIV, si riferiscono ad atti di investitura a privati di boschi e monti, con la facoltà di scavare, costruire fucine ed altro. Essi sanciscono la trasformazione da temporaneo a perenne di un insediamento di pastori e carbonai, saliti ben dopo il 1000 dalla Valle del Piave”6 . Sul piano fonetico vorremmo ora segnalare, all’interno di una parlata indubbiamente bellunese, alcuni isolati fenomeni che attengono al vocalismo. La presenza qui del dittongo éi in alcune voci, noto però anche al friulano occidentale: cass. néif “neve”, méis “mese”, taméis “setaccio”, déit “dito”, paéis “paese”, avéi “avere” che hanno una quasi perfetta corrispondenza nell’ertano: nèif, mèis, tamèis, dèit, paèis, avèi.

Interessante anche l’isolata voce riósa “rosa” con esito di ô latina come in veneziano e triestino: niòra “nuora”, siòlo “pavimento di legno” , mentre nel vicino ertano si ha dittongo discendente: rùasa. I dittonghi discendenti peraltro sono una peculiare caratteristica dell’ertano che per questo tratto viene accostato allo eventuali isoglosse valcellinesi (Claut, Cimolais, Barcis, ecc.) e addirittura possibili intrusioni friulane della koiné. In questo lavoro d’indagine terremo presenti anche le preziose e fondate valutazioni di Piera Rizzolatti (v. qui nota 6) che riconduce ertano e cassano più che al friulano occidentale al bellunese arcaico, al cadorino e alle parlate delle valli confluenti nel Piave (specie Zoldo e Agordo), discostandosi così in parte dalle conclusioni di Francescato (1963) e Frau (1984). Inoltre non riteniamo qui nostro compito addentrarci in una disamina storica atta a valutare se il cassano sia la parlata di una popolazione sopraggiunta successivamente, forse in epoca tarda, dalla sottostante Valle del Piave, rispetto agli ertani presenti in loco da secoli e forse provenienti dal Friuli. Dall’esemplare studio della Rizzolatti sul clautano ci piace estrapolare qui alcune essenziali affermazioni:

“L’accondiscendenza verso il bellumatto ha rappresentato per secoli il modello di prestigio della vallata... Il momento culminante di questo processo di cattura delle valli del Cellina e del Vajont nell’ambito linguizoldano della Valle del Maè, dirimpettaia della Valle del Vajont sulla destra Piave; tali tipici dittonghi (ìa < ê, ùa <ô) sono assenti in cassano: camesuóla “giacca” (Erto camesùala), fuóia “foglia” (Erto fùaia), si veda lo zold. fùoia, lavìez (Erto lavìaz), ma cassano laviéf “pentola di bronzo con tre piedi”; intrìech (Erto intrìach) “intero”; carìega (Erto carìaga), cassano cariéga “sedia”; scùođe (Erto scùađe) “riscuotere”. L’unico caso a noi noto di dittongo discendente cassano è lìore “lepre” che in realtà ci richiama un analogo dittongo discendente ertano: lìavre id. Nel cassano come nei dialetti (bellunese, agordino, zoldano, ecc.) ove si ha apocope delle vocali finali atone (tranne a ed e) è presente il fenomeno del ripristino con vocale d’appoggio, per lo più e ma anche o di origine veneta più recente. Citiamo alcuni casi interessanti: salvàreghe “selvatico” (ma bellun. salvàrech, salvàrego, salvàdego; zold. salvàrech), màneghe “manico” (bellun. mànego, ma zold. mànech), pòrteghe “portico” (bellun. pòrtego, zold. pòrtech), stómeghe “stomaco” (bellun. stómego, ma zold. stómech e stómego). Ciò che ha attirato la nostra 6 Piera Rizzolatti, La parlata di Claut tra veneto e friulano. Problemi e nuove ipotesi. Contributo allo studio dei dialetti della Valcellina, in Bianca Borsatti, Sergio Giordani e Renzo Peressini, Vocabolario clautano, con un saggio introduttivo di Piera Rizzolatti, Campanotto, Pasian di Prato (Ud), 1996, p. 43. 10 Ladin ! Sezion 1 • Articole scientifiche zoldano sono presenti talvolta ambedue le forme: fiùda e ziùda “cicuta”, fèlis e zèlis “felce”, zìze e fìze “trucioli”7 . 2) Sistematica riduzione dell’interdentale sonora đ alla fricativa labio-dentale sonora v fenomeno rarissimo negli altri dialetti; qui ci basti citare solo lo zold. đèrbol / vèrbol (cass. vérbo) “germoglio”8

mevanòt “mezzanotte”

(ert. miađanùat, zold. međanòot), soàva “cornice” (cfr. zold. soàđa), varmàn “cugino” (ert. đermàn, zold. đermàan), vrét “dritto” (ert. đrèt, zold. đrét). 3) Caduta di -l finale in sillaba atona. Non ci sono noti fenomeni analoghi in altri dialetti, ove il fenomeno avviene ma in sillaba tonica9 . Il già citato vérbo, diào “diavolo”, brando “alare” (bràndol in tutta l’area limitrofa: ertana, clautana, bellunese, zoldana, agordina e cadorina), cuèrco “coperchio” (bellun. di Longarone cuèrcol, koinè friulana cuvièrcli); stào “stalla”, bellun. stàol; nòto “pipistrello” (bellun. nòtol, ert. nùatol, Claut gnuótol, koinè friulana gnòtul), e così pure brédo “betulla” (Erto e bellun. brédol), santo “padrino, santolo”, mésco “mestolo per la polenta”, strópo attenzione tuttavia non è stato il vocalismo ma gli stupefacenti fenomeni del consonantismo che abbiamo rilevato in questo dialetto, fenomeni talvolta presenti sporadicamente anche in altre parlate, ma qui generalizzati e uniformi. Ci riferiamo specialmente al trattamento subito dalle interdentali che vengono integralmente sostituite da altri foni, contrariamente all’ertano ove dette interdentali sono vistosamente presenti, analogamente allo zoldano. I fenomeni rilevati vengono analizzati e studiati soprattutto comparandoli con le voci più diffuse dell’area bellunese.

1) Sistematica riduzione dell’interdentale sorda ∂ (qui trascritta con z) con la fricativa labiodentale sorda f. Il fenomeno è riscontrabile, ma sporadicamente, anche nel bellun. rustico, nel feltrino, ma anche nello zold., nel cador. e nell’agordino centro-meridionale: braf “braccio”, balànfa “bilancia”, camòrf “camoscio”, favàta “ciabatta”, confà “condire”, tutte voci presenti nei dialetti limitrofi con l’interdentale: braz, balanza camòrz, zavàta, conzà. Nello “tappo”, dìgo “maggiociondolo - Cytisus laburnum” (bellun. ìgol, zold. dìol, dìgol). 4) Caduta di -n in sillaba atona finale: fràse “frassino”, càrpe “carpino”, rùve “ruggine” (ert. bellun. zold. ruđen), fèrio “slittino”, bellun. ferión, ma Igne fraz. di Longarone: fèrio10, péte “pettine”, vóve “giovane”. 5) -r- intervocalico > -d- : padèr “pero” (bellun. parèr, perèr), piegodèr “pecoraio” (Erto, Claut e bellun. pegorèr) per dissimilazione, ma anche paiadìf “pagliericcio” (bellun. paiarìz). Rileviamo anche un caso isolato di d- iniziale > r- : remingiàna “damigiana”. 6) -d- intervocalico > -l- : melegà “medicare”, friàla “inferriata” (Erto, bellun. feriada). 7) l iniziale e intervocalico > d: dedàn “letame”, scudiér “cucchiaio” (bellun. sculièr, sculgèr). 8) l- iniziale > n-: nenfuól “lenzuolo”, neśùra “giuntura, articolazione” (zold. cador. ert. lesùra, frl. carn. liśùra, ma bellun. uśùra). 9) Sonorizzazione della velare iniziale c- > g-: garbón “carbone”, ganbià “cambiare”, gatór “coturnice”. 10) r- iniziale > l- : linghiéra “ringhiera”. Ma anche intervocalico: 7 Enzo Croatto, Esplorazioni linguistiche in Val di Zoldo (BL), in “Archivio per l’Alto Adige - Rivista di Studi Alpini”, XCI - XCII, Firenze, 1997-98, p. 169. 8 Ibid. p. 169. 9 Gerhard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti. Fonetica. Einaudi, Torino, 1970, § 304. 10 Maria Massenz, Il dialetto di Igne (Longarone), tesi di laurea inedita, Università di Padova, a.a. 1950-51. Ladin ! 11 Sezion 1 • Articole scientifiche dei buoi”, ert. e claut. golàgna; cass. ert. déda “zia” (ma vedi anche il bellun. iàia, ièia); cass. ert. gràmola “dente molare”; cass. fentura de San Vuan, ert. zentura de San Đan “arcobaleno”; cass. spefà, ert. spezà “dissodare”; cass. ert. claut. ràfia “striglia”; cass. caì, ert. sciaì, claut. ciaé, ma bellun. arc. caìr, anche padov. rust. caìre “cadere” ; cass. giovéta, ert. gióa, claut. gióva, frl. glòve, ma anche bellun. gio(v)a “frangicagliata”; cass. ert. claut. cìcia “carne”; cass. ert. bùrcio “campanaccio”; cass. cóto, ert. còtol “gonna”; cass. réo, ert. révol “viburno - Viburnum lantana”; cass. ert. spinch “spina, rovo”. Più di frequente le voci cassane ed ertane trovano corrispondenze anche in aree non friulane: èga “acqua” ertano e cassano, claut. àga, frl. àghe, è presente oltre che nel cador. e nel ladino dolomitico (àga, èga) anche nel bellun. arc. ègua. Un caso analogo è il cass. suór “sorella” di vastissima diffusione: ert. sèur, claut. sor, frl. sûr, ma anche zold., agord. settentr., bellun. arc. (sor) e Cadore (comel. sé, só, sua), oltre che nel ladino dolomitico (sòr). Anche cass. e claut. aì “sì” (ert. èi) hanno esse pure un areale esteso nelle aree paledàna “divisorio”, bellun. paredàna. 11) al > an davanti a dentale: antra “altra”. Ma anche il fenomeno opposto an > al: rebaldonà “abbandonare” forse per dissimilazione.

I fenomeni contrassegnati con i numeri 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11 per ora ci paiono sporadici e isolati nel cassano. Queste, in forma concisa e non approfondita come meriterebbero, sono alcune delle peculiarità più vistose della fonetica cassana. Altrettanto interessante ci pare un esame del lessico di questa parlata che manifesta, nonostante il suo isolamento geografico, una singolare varietà di influssi esterni, come tutte le anfizone. Un primo approccio lessicale ci pare corretto condurlo con il vicino ertano. Talune voci configurano tuttavia una isoglossa valcellinese spesso bellunesizzante, è il caso per es. del cass. e claut. cameśuóla, ert. cameśùala “giacca”; oppure cass. sventadìfa, ert. ventadìza “tormenta di neve”, claut. ventadìza “vento freddo”; cass. pestìf, ert. e claut. pestìz “rape inacidite”, gripia voce diffusa in tutto il valcellinese “grande gerla”; colàna “giogaia dolomitiche, zold. agord. cador. (aì) e nel bellun. (ài). È interessante la curiosa diffusione di caśìna “latteria”, ert. “caciaia, casera per fare il formaggio”, presente anche nel carnico di Forni di Sopra11 e in alcune località cadorine (Pozzale, Sottocastello, Nebbiù e Lorenzago) con l’identica forma e significato del cassano.

I territori cadorini della Valle del Piave con i suoi affluenti, come si vede da queste parziali indagini lessicali, hanno certamente influenzato il cassano, anche se in misura minore del bellunese e spie cadorine affiorano di frequente. La “taccola della fune” in cassano è una notissima voce cadorina friulana: s-ciónch < frl. carn. clònch < german. klank “laccio” che ha sostituito probabilmente il bellun. spòla o l’ertano e clautano pich di identico significato.

Alludiamo al pancadorino ciònco, forse una innovazione tecnica, il cui prestigio ha diffuso la voce in territorio bellunese (Longarone cónč) a partire dal cadorino meridionale ove è presente in forma metatetica: còncio. La voce è stata accolta anche dallo zoldano e dai dialetti agordini 11 Enzo Croatto - Paola Barbierato - Maria Teresa Vigolo, I comuni friulani di Forni di Sopra e Forni di Sotto: microvariazione dialettale del lessico e della toponomastica, in Dolomites per il LXXXVI Congresso della Società Filologica Friulana, a cura di Pier Carlo Begotti ed Ernesto Majoni, Pieve di Cadore, Udine, 2009, p. 473. 12 Ladin ! Sezion 1 • Articole scientifiche fuso anche in Carnia (ma ert. porzìl). Anche calìn “fuliggine” è indubbiamente di provenienza friulana: ert. scialìn, claut. cialìn, frl. cjalìn.

Come si è visto sono assai numerose le voci che trovano riscontro nello zoldano; ma per buona parte si tratta del patrimonio di una comune cultura cisalpina arcaica costituita anche da elementi non latini, presenti nelle parlate ladine dolomitiche e connesse per lo più con la cultura materiale di tipo agro-silvopastorale: nìda “siero del burro”, pìgna “zangola”, tarnafón “mazza della zangola”, barìfa “bariletto per l’acqua”, codèr “bossolo per la cote”, bréga “asse di legno”, coltà “concimare”, canàl “mangiatoia”, fenpedón “arconcello per portare i secchi”, luóva “slitta”, logarént “corrente del tetto”, méda “grande mucchio di fieno sul prato”, laviéf “pentola di bronzo con tre piedi”, rìs-cia “scheggia di legno”, canàgola “collare di legno per il campano”; vi “andare”, ert. đi, claut. di, voce diffusissima anche nel bellun. arc. zir ma ora presente in tutta l’area dolomitica ladina e ladino veneta14 Tuttavia spesso riteniamo si tratti di vere e proprie isoglosse: cass. scuèrde, settentrionali: ciónch12. Anche la “forma di legno per il formaggio” costa costituisce una isoglossa valcellinese, di probabile provenienza cadorina meridionale (Ospitale), di contro al bellun. cador. agord. scàtol e al frl. della koinè talč. Analogamente manaruól “accetta”, ert. manarùal, claut. maneruól si connettono con voci cadorine: manarguó, manaró; luóva “slitta da carico” non concorda con l’ertano, clautano e bellun. musa, ma con il cador. lóda, lióda. Il cass. davuói e l’ert. daùi “dietro” si apparentano senza alcun dubbio con la voce cadorina (Comelico e Auronzo) davoi e bellun. arc. davui, più che con il frl. daûr. Anche il nome cassano dell’ “erica”: slòda, che ha tra l’altro una perfetta corrispondenza nello zoldano slòda, ma ert. e claut. deśolóda, è una voce proveniente dal Cadore ove ha una ricca serie di varianti: auśelòda, auśelàda, nośolòda, dośolòda, diślòda, uśelòda che è ritenuta dai linguisti voce preromana13. Tra le voci di chiara origine friulana segnaliamo modón “mattone” naturalmente anche ert. e claut; rìncia “catena per animali”; grìgna del porfèl “porcile” anche claut. e assai difert. scùarđe, zold. scuèrđe “coprire” con s- non privativo; cass. scòrve, ert. scòrđe, claut. scòrde, zold. sgòrđe “accompagnare; mandar via”, ma anche frl. scuàrgi; zold. sol de marz, cass. sol de marf. “lentiggini”; ruà “finire”, zold. id., ma noto anche al bellun.: ruar; slifigà “arrischiarsi”,  zold. e agord. slizigà. Talora ci troviamo in presenza di voci bellunesi isolate come per es. fèrio “slittino” già citato e certamente comprensibile col senso di “slittino ferrato”. Creazione locale è probabilmente firànč “ragno”, nella cui prima parte del composto probabilmente si riconosce una riduzione di “filo” o “filare” + ranč “ragno”.

È curioso anche ors “orso” di genere f. Foneticamente interessante è anche l’esito cassano di plagium > piéda “pendio ripido” che in altri dialetti ha dato piai, piéi, piaia. Strùfo “scricciolo” che trova una spiegazione nelle voci del trevigiano di sinistra e destra Piave: strusséto, strùz, struzét e soprattutto stronzìt per il nome dell’uccello (si veda anche il bellun. struzét e struzìn, struz nell’AIS Ponte nelle Alpi BL), di significato trasparente per le piccole dimensioni del volatile. 12 Enzo Croatto, Alcune caratteristiche del lessico cadorino, in Saggi dialettologici in area italo-romanza, nuova raccolta, a cura di Giovan Battista Pellegrini, Centro Studio per la Dialettologia Italiana “O. Parlangeli”, CNR, Padova, 1995, pp. 131, 132, 136. 13 Ibid. p. 135. 14 Enzo Croatto, Paola Barbierato, Maria Teresa Vigolo op. cit. p. 461. Ladin ! 13 Sezion 1 • Articole scientifiche sicuramente annoverare i continuatori di *nullia < nullus: cass. ert. zold. agord. bellun. arc. e Tra le voci di vasta diffusione particolarmente nell’area dolomitica e friulana possiamo feltr. (anche Igne), ladino sellano, cador. nìa, ampezz. nùia, frl. nie, nùie, claut. nùa. Bibliografia • AIS Karl Jaberg - Jakob Jud, Sprach- und Sachatlas Italiens und Südschweiz, I-VIII, Zofingen, 1928-1940. • ALI Atlante linguistico italiano, redatto da Lorenzo Massobrio et alii, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, Roma, 1995. • ASLEF Atlante storico linguistico etnografico friulano, diretto da Giovan Battista Pellegrini, redattori principali G. Frau e L. Vanelli Renzi, 6 voll., Istituto di glottologia e fonetica dell’Università di Padova, Padova, Udine, 1972-1986. • Giuseppe Boerio, Dizionario del dialetto veneziano, ristampa anastatica dell’ediz. venez. 1856 (I ediz. 1829), Milano, 1971. • Bartolomeo Cavassico, Le rime del notaio bellunese della prima metà del secolo XVI con introduzione e note di Vittorio Cian e con illustrazioni linguistiche e lessico a cura di Carlo Salvioni, vol. II, Bologna, 1804. • Enzo Croatto, Vocabolario del dialetto ladino-veneto della Valle di Zoldo (Belluno), Fondazione G. Cini, Venezia, A. Colla edit. Costabissara (Vicenza), 2004. • Id. Vocabolario Ampezzano, Regole d’Ampezzo, Cassa Rurale ed Artigiana di Cortina d’Ampezzo, Belluno, 1986. • Gemo Da Col, L’idioma ladino a Cibiana di Cadore, Cortina d’Ampezzo, 1991. • Elia De Lorenzo Tobolo, Dizionario del dialetto ladino di Comelico Superiore (Belluno), Tamari, Bologna, 1977. • Mario Doria, Grande dizionario del dialetto triestino, storico etimologico, fraseologico, Trieste, 1987. • Francescato 1963 - Giuseppe Francescato, Il dialetto di Erto, “Zeitschrift für Romanische Philologie”, LXXIX (1963), n. 5/6, pp. 65 - 96. • Frau 1984 - Giovanni Frau, Friuli, in Manlio Cortelazzo (ed.), Profilo dei dialetti italiani, 6, Pacini, Pisa, 1984, pp. 169 segg. • Maria Massenz, Il dialetto di Igne (Longarone), tesi di laurea inedita, Università di Padova, a.a. 1950-1951. • Vincenzo Menegus Tamburin, Il dialetto dei paesi cadorini d’Oltrechiusa S.Vito, Borca e Vodo, I ediz. Belluno, 1959, II ediz. Firenze, 1978. • Bruno Migliorini - Giovan Battista Pellegrini, Dizionario del feltrino rustico, Padova, 1971. • Giulio Nazari, Dizionario bellunese e osservazioni di grammatica ad uso delle scuole elementari di Belluno, Oderzo, 1884. • Vito Pallabazzer, Lingua e cultura ladina (Lessico dei dialetti agordini settentrionali), Belluno, 1989. • G.A. Pirona - E. Carletti - G.B. Corgnali, Il Nuovo Pirona, vocabolario friulano, II ediz. Udine, 1992. • Angelico Prati, Etimologie venete, Venezia, Roma, 1968. • Giovanni Battista Rossi, Vocabolario dei dialetti ladini e ladino-veneti dell’Agordino (centro-meridionale), Belluno, 1992. • Carlo Tagliavini, Il dialetto del Comelico, “Archivum Romanicum”, X, Ginevra, 1920. • Ibid. Nuovi contributi alla conoscenza del dialetto del Comelico, Venezia, 1944. • Ida Zandegiacomo De Lugan, Dizionario del dialetto ladino di Auronzo di Cadore, Belluno, 1991. Abbreviazioni agord.: dialetto agordino ampezz.: dialetto cadorino di Cortina d’Ampezzo arc.: arcaico bellun.: dialetto bellunese cador.: dialetto cadorino, del Cadore carn.: dialetto (friulano) carnico cass.: dialetto cassano claut.: dialetto clautano della Valcellina comel.: dialetto comelicano, comelicese, dialetto (cadorino) del Comelico ert.: dialetto ertano feltr.: dialetto feltrino, dialetto bellunese di Feltre frl.: dialetto friulano german.: germanico padov.: padovano, dialetto veneto di Padova zold.: dialetto zoldano, della Valle di Zoldo