Ladin! 2013/7

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Ernesto Majoni Coleto

La Croda del Valico: divagazioni storiche e topografiche ../6 ../8 IncludiIntestazione 27 febbraio 2016 50% Da definire

La Croda del Valico: divagazioni storiche e topografiche
6 8

Ernesto Majoni

La Croda del Valico: divagazioni storiche e topografiche


All’amico Mario Crespan (1941-2010)


Oggetto di questa digressione storico-topografica cadorina è una montagna di fama e rilevanza quasi nulle, che entra nella storia per un caso curioso. La prima salita e il battesimo della vetta, infatti, si dovettero a quattro alpinisti, all’epoca molto giovani ma già famosi: Severino Casara (1903), Emilio Comici (1901), Giordano Bruno Fabjan e Mario Salvadori (1907). Per l’occasione, Salvadori fece da capocordata all’austriaca Emmy Eisenberg

Hartwich, forte scalatrice che anni prima aveva arrampicato col conterraneo Paul Preuss.

Agosto 1929. Il gruppetto, ospite del Rifugio Cesare Luigi Luzzatti al Lago del Sorapìsc, scalpitava per aprire qualche via sulle cime del circo glaciale che circonda il lago. Dopo aver trovato il 16 un nuovo accesso al Circo dello Zurlon ed aver compiuto, otto giorni più tardi, la prima ascensione della parete NE del Dito di Dio, Comici e Fabjan stavano preparando l’attacco alla parete NO della Sorella di Mezzo (salita il 26, con discesa il 27 per la parete SO della Terza Sorella), che fu la prima via italiana di sesto grado nelle Dolomiti.

Il 26 Casara salì per primo in solitaria da O il Corno Sorelle, sopra il Rifugio; nello stesso periodo, con Salvadori, si aggiudicò anche la Cima Emmy, che domina il Circo dello Zurlon e fu dedicata alla Eisenberg. Il 25 agosto il sale verso N con una cupola grigiastra, un’aguzza torre gialla e l’anticima orientale.

Procedendo quindi a ritroso, dalla Punta verso la forcella, la Croda del Valico dovrebbe essere il primo rilievo, quotato “2820 m circa” (cfr. R.M. Cai 1930), e quindi di soli 27 m più basso della Punta Nera. La cresta prosegue con un torrione nettamente staccato, che corrisponde con buona certezza alla q. 2739. Più avanti, prima di sprofondare nella Valle del Boite al livello della sella dove oggi inizia il Sentiero alpinistico attrezzato “Francesco Berti”, la cresta scende in una specie di piano inclinato. Il culmine di questo dovrebbe corrispondere alla q. 2640, Gruppo del Sorapis. A sinistra la Croda del Valico, da San Vito (Foto Mario Crespan) gia del Banco quotato 2416 m. Tutto ciò è asseverato dal tracciato in Berti 1971 e dalla foto in Visentini, dalla quale appare evidente che la Punta Nera e l’anticima non differiscono molto di quota.

Resta un dubbio, l’altezza della cima in questione. Potrebbe essere esatta la q. “2820 circa”, trovandosi il piede della parete poco sopra i 2400 m, ma non è certo che i 400 m indicati nella relazione siano tutti di puro dislivello. Nel tracciato di Berti, infatti, la via non sembra “a goccia d’acqua”, secondo il canone estetico delle ascensioni di Comici: ma forse, in questo caso, l’idea non fu del triestino. I primi salitori, poi, erano senz’altro fuoriclasse, ma pur sempre in cinque, ed che in alcuni luoghi è identificata per errore nella Croda del Valico. La relazione Berti e la fotografia in Visentini, scura ma leggibile, evidenziano chiaramente l’Anticima E, ossia la Croda del Valico. Secondo le relazioni in R.M. Cai, la Punta Nera e l’anticima differiscono quindi di poco; questo esclude che la Croda del Valico sia la q. 2640 e depone a favore dell’attribuzione ad essa della “q. 2820 circa”. La cima sorge chiaramente a N della q. 2739, vicina alla sommità della Punta Nera; lo conferma anche il dislivello di 400 m della via citato nella relazione, perché se l’anticima fosse la q. 2640, esso si ridurrebbe a circa 200 m, essendo il Valico sora la Cenil tempo dichiarato per la prima salita (1.30 h dal Valico, 1.15 dal piede della parete) per 400 m di dislivello, sia pure “soltanto” di secondo grado ma saliti forse in cordata, pare poco. La parete, quindi, potrebbe essere meno alta, anche perché la Croda, pur essendo inferiore di soli 27 m alla Punta Nera, pare staccarsi da quest’ultima ad un livello assai più basso. La R.M. Cai del 1938 contiene la descrizione confluita in Berti 1971 (q. 2820 senza più “circa”, tempo di salita 1.15 h).

Sulla carta Tabacco 1: 25000 della zona, poi, sono riconoscibili diverse elevazioni di cresta a S della Punta Nera: per quanto riguarda la Croda, dopo un’accurata con

La Croda del Valico e la Punta Nera (Foto Dino Constantini)

quartetto, al quale si era aggregata la signorina Emmy, si porta al Valico sora la Cengia del Banco, la forcella intransitabile che si trova alla testata dei Tondi di Sorapìs, fra la Fòpa di Mattia e la Punta Nera.

I cinque vogliono tentare dal versante dei Tondi una cima sicuramente già notata nei giorni precedenti dalle vette limitrofe. La prominenza in questione si erge vicino al valico: non è una vetta autonoma, ma soltanto l’innominata anticima E della Punta Nera, l’elevazione della “Diramazione Ampezzana” del Sorapis che fu salita già nel 1876. Osservandola dal Valico, la Punta presenta uno sperone a prua di nave, che


La Punta Nera e la Croda del Valico, dal Bèco d'Aial (Foto Ernesto Majoni)

R.M. 1930, che scrive “ore 1.30 dal valico” - è plausibile che la via del 1929 risalga lungamente per cengia fino alla base degli ultimi salti rocciosi. Probabilmente i cinque salitori salirono slegati fino in cresta, e si assicurarono soltanto nell’ultimo “nero camino”. Quanto a tempi ridotti, comunque, nulla di strano: un esempio è la parete E della Cima Bagni del Popera. Castiglioni, Bramani e Gasparotto, primi salitori nel 1931, superarono la parete, alta 1000 m in 2.45 h, oggi ridimensionate a 5; fare un tempo simile, oggi, sarebbe abbastanza difficile, salendo sempre in cordata.

In questi anni, sulle riviste e nei forum di montagna, si discute ormai quasi solo di gradi strabilianti, di imprese mirabolanti sulle montagne del mondo, di pareti granitiche alte migliaia di metri; eppure, c’è ancora qualcuno che si ostina a cercare di casultazione e scambio d’idee con l’amico Mario Crespan, purtroppo prematuramente scomparso, mi sentii di ipotizzare che essa fosse l’ultima quota dal valico, subito oltre la q. 2739. La fotografia di Berti pubblicata in “Alpinismo Eroico” (tav. CVI) abbraccia la cresta che sale dal Valico sora la Cengia del Banco alla Punta (della quale si vede solo il culmine): la cresta è assai dentellata, e il dente più alto corrisponde di certo alla nostra cima, mentre la q, 2640 è evidentemente bassa e assai vicina al Valico. In definitiva, la questione della Croda del Valico si restringe all’attribuzione della quota esatta. Sulla relazione Berti compare testualmente “dislivello c. 400 m”, e questo dovrebbe fare riferimento alla quota indicata in R.M. Cai 1930, che - come più volte detto - riporta “m 2820 circa”. Quanto al tempo di salita - desunto sempre da pire su quale cima possano essere giunti cinque giovani, pure importanti, ottantaquattro anni fa e con una via di secondo grado! Di fronte a questi interrogativi, sicuramente fuori moda in un’epoca d’alpinismo spesso spettacolarizzato, l’ideale sarebbe intraprendere, con qualche appassionato, l’avvicinamento lungo i Tondi di Sorapis fino al Valico sora la Cengia del Banco, ed aggirarsi ai piedi della Croda del Valico, magari salirla per controllare dove si trovi e come sia una delle vie forse meno note cui partecipò il grande alpinista triestino Emilio Comici! Assodate le questioni della posizione e della quota della croda di cui ho finora disquisito, potrebbe essere interessante scoprire se qualcuno l’abbia mai ripetuta: non ne ho trovato notizie.