Le Cene/Prima Cena/Novella Seconda

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Novella Seconda

../Novella Prima ../Novella Terza IncludiIntestazione 27 luglio 2010 25% Da definire

Prima Cena - Novella Prima Prima Cena - Novella Terza


UN GIOVANE RICCO E NOBILE, per vendicarsi con un suo Pedagogo, gli fa una beffa, di maniera che lui ne perde il membro virile; e lieto poi se ne torna a Lione.

NOVELLA II

Non potevano restare le donne e i giovani di ridere della piacevole Novella di Ghiacinto, molto lodando la ricetta del medico intorno alle incurabili malattie delle femmine; ma sapendo Amaranta a lei dover toccare la seconda volta, così sciogliendo le parole, vezzosamente prese a dire. Veramente che Ghiacinto si può dire, che per la prima una favola ci abbia raccontato, e io per me ne ho preso piacere e avutone contento meraviglioso; e così mi pare che a tutti voi sia intervenuto, se i segni di fuori possono o della letizia o del dolore di dentro fare alcuna fede; laonde io sono deliberata, imitandolo, lasciarne una che io n’aveva nella fantasia, e un’altra raccontarne, venutami or ora nella mente, che non credo che vi piaccia meno, e meno vi faccia ridere: e cominciò così dicendo.

Amerigo Ubaldi, come voi bene potete sapere, fu ne’ tempi suoi leggiadro, accorto e piacevole giovane, quanto altro che fosse mai in Firenze; il quale per mala ventura, vivente suo padre, ebbe nella sua fanciullezza per guardia un pedagogo, il più importuno e ritroso che fosse giammai, oltre lo essere ignorante e goffo; il quale, lasciamo andare lo accompagnarlo alla scuola e il ritornarlo a casa, non gli si voleva mai levar d’intorno; talchè il povero fanciullo non poteva favellare parola, che il pedante non la volesse intendere. Che più? messer lo precettore non aveva altro struggimento, che menarselo dietro e stargli appresso; e lo guardava come una fanciulla in casa, facendo intendere al padre, quanto fosse da tenerlo in riguardo, e non gli lasciar pigliar pratiche; perciocchè i giovani erano più che mai scorretti e volti a’ vizi, e per conseguente inimici delle virtù: tanto che al fanciulletto, per paura del padre, conveniva conversare e praticare con compagni sempre o con amici del pedagogo, che per lo più erano tutti castellani o contadini. Pensate dunque voi, che costumi o buone creanze apparar poteva; ed in questa maniera lo tenne dagli undici infino a’ diciassette anni.

Ma dipoi, morendo a Lione uno suo zio, e il padre sendo cagionevole e attempato, fu costretto andar là egli per una eredità grandissima; dove stette diece anni; e praticando a suo piacere alcuni Fiorentini che vi erano, pari suoi, giovani nobili e gentili, si fece ei in breve costumato e valoroso; e come que’ che aveva spirito, divenne intendente ed esperto nella mercatura.