Le Coefore/Finale

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Finale

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Eschilo - Le Coefore (458 a.C.)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1921)
Finale
Terzo canto intorno all'ara Le Eumenidi

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Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II-52.png

FINALE

Si spalanca la porta centrale della reggia, e nell’interno si vedono

i cadaveri di Clitennestra e di Egisto. Oreste esce, seguìto dai servi,

recando un peplo avvolto.


ORESTE


Ecco di questa terra i due tiranni,
gli assassini di mio padre, i predoni
1050della mia casa. Assai si pompeggiarono
seduti in trono: e se da ciò che soffrono
argomentar si può, s’amano ancora.
Fede tennero al giuro. Al padre misero
giurarono dar morte, e insiem soccombere:
1055e i loro voti esauditi furono.
E voi, presenti a questi orridi fatti1,
mirate anche l’ordigno, il laccio teso
al mio povero padre, i ceppi duplici
onde aggiogati e mani e piedi furono.
1060Dispiegatelo, in giro collocatevi:

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la rete, ove l’eroe cadde, mostratela,
ché scorga il padre, non il mio, ma quegli
che tutti vede i nostri eventi, il Sole,
l’empio misfatto di mia madre, scorga,
1065e siami teste nel giudizio, ch’io
compiuta a dritto ho la materna strage.
Quella d’Egisto non la dico. Adultero,
come legge dimanda ebbe castigo.
     Ma lei che macchinò l’orrida trama2
1070contro lo sposo, ond’ella già dei figli
sotto la zona resse il peso, allora
diletto, ed ora, come vedi, infesto,
di’, che ti sembra mai, murena o vipera,
che, pur col tocco, senza morso, attossica?
1075Come lo chiamerò? Qual nome è giusto?
Rete da fiera? o involucro talare
di funerea bara? Laccio chiamalo,
chiamalo rete, pastoia dei piedi.
Tali strumenti l’assassino adopera
1080che tende frodi, ed estorce il denaro
ai viatori, e cosí vive, e quando
molti ne uccise, molto il cuor gli esulta
per la sua frode! Oh mai simile sposa
non m’abbia! Prima senza figli io muoia.

coro
Strofe.
1085Ahimè, ahi!, quanto misero scempio!
Di che morte odïosa fu spento!

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Ahimè, ahimè!
Più rigoglio ha, se tarda, il tormento!

ORESTE


Uccise o non uccise? Ecco la prova:
1090questo mantello cui d’Egisto il ferro
la tinta die’. La macchia della strage
s’accorda al tempo: assai corroso è il ricco
variar dei colori. Ora m’esalto,
ed ora gemo, e parlo a questo peplo
1095che uccise il padre; e colpe io piango, e pene,
e la progenie tutta. E la vittoria
mi contamina sí, che niun m’invidia!

CORO


Antistrofe
Senza danno veruno degli uomini
non vivrà mai, né scevro d’affanno.
1100Ahimè, ahimè!
Questi or soffrono, quei soffriranno.

ORESTE


Uditemi ora — ch’io, come l’auriga
sbalzato fuor di via, coi suoi cavalli,
ignoro dove finirò: lo spirito,
1105spezzato il freno, mi trascina vinto,
ed il terrore i suoi cantici leva
già presso al cuor, che nel furore danza —

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udite il bando che agli amici lancio,
sin che mi regge il senno. Io, lo confesso,
1110mia madre uccisi, odio dei Numi, obbrobrio
omicida del padre — e fu giustizia.
E chi mi spinse a tale audacia fu,
io me n’esalto, il pitico profeta,
l’ambiguo Febo. Vaticinio ei diede
1115che s’io compiessi il matricidio, immune
d’ogni colpa sarei; se m’astenessi —
la pena non dirò: tanto lontano
di niun cordoglio non saetta l’arco.
Ed or vedete: in questa foggia io movo,
1120con questo serto e questo ramo supplice,
all’umbilico della terra, al piano
d’Apollo e al tempio, e al vampo inestinguibile
del fuoco ascoso: espierò cosí
la consanguinea strage. Ad altro altare
1125ch‘io mi volgessi, Apollo mi vietò.
E un dí, tutti gli Argivi fede facciano
che a questo scempio mi sospinse il Fato:
ch’ora fuggiasco dalla patria, ed esule,
o vivo o morto questa fama io lascio.

CORIFEA


1130Giusta opra fu: di male voci al labbro
giogo non porre, di sinistri augurî.
Felicemente ai due serpenti il capo
hai reciso, Argo tutta hai resa libera.

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ORESTE


Ahimè, ahimè!
1135Che femmine son queste? A mo’ di Gòrgoni
han negri manti, e le chiome intrecciate
di fitte serpi! Ah! qui restar non posso!

CORIFEA


Figlio diletto al padre tuo, che immagini
ti travolgono? Sta, non sbigottire!

ORESTE


1140Non immagini: son veri tormenti:
son di mia madre le rabide cagne.

CORIFEA


Su le tue mani è il sangue anche recente:
perciò sgomento ti piombò su l’animo.

ORESTE


Eccole, Apollo sire, s’avvicinano!
1145Orrido sangue dalle ciglia colano.

CORIFEA


Espiare tu puoi. Se tocchi Apollo,
libero ei ti farà di questo spasimo.

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                         oreste
Voi non le distinguete: io le distinguo,
e rimanere qui non posso! Io fuggo!
     

Fugge esterrefatto.



corifea


1150La ventura t’arrida: il Dio ti guardi,
con la tutela di felici eventi.

coro


Questa terza procella s’abbatte
d’improvviso spirando, sovressa
la casa del re.
1155Cominciarono i miseri strazî
di Tïeste, ed i figli vorati.
Fu seconda la strage regale,
quando il duce, il signor degli Achivi,
fu sgozzato nel bagno. Ora terza
1160giunge questa, non so s’io dir debba
salvezza o rovina.
Quale mèta avrà mai, quale termine
del cordoglio la Furia sopita?


Tragedie (Eschilo) II p080.jpg


  1. [p. 276 modifica]Anche questa invocazione ai presenti ricorda le parole finali d’Amleto: You that look pale and tremble at this chance — That are but mutes or audiences to this act — Had I but time.... Ο, I could tell you — But let it be.
  2. [p. 276 modifica]Tutto il brano dal verso 9 al 24 sembrerebbe interpolato.