Le Pastorali con un Discorso su la Buccolica/Al leggitore il traduttor italiano

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Al leggitore il traduttor italiano
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AL LEGGITORE


IL TRADUTTOR ITALIANO



DI rime piacevoli ve n’ha pur troppo nella nostra favella. Accrescerne il numero sarebbe così vana cosa che recar acqua all’Oceano. Hanno ancor esse del merito; chi ne dubita? Non è poca la lor forza a divertirci da quelle gramezze, che sogliono essere tanto congiunte alla debole umanità. Fin dagli antichi tempi si ebbe per vero un tal maraviglioso effetto nelle Muse. Ci dice Esiodo che se il Poeta canti, ancorchè venga alcuno da fresco cordoglio trafitto, pure

Αἰψ ὅγε δυσφρονέων ἐπιλήθεται, οὐδέ τι κηδέων
Μέμνηται. ταχέως παρέτραπε δῶρα θεάων


Caccia Ei tosto il pensier di sue sventure,
Che delle Dive i doni il divertiro,
Sì ch’Egli oblia le penose cure. Theog. 103,

La sapienza, moderatrice delle umane passioni [p. x modifica]è stata sempre Amica delle Muse, distillando ne’ petti umani i suoi aurei precetti per le lor bocche melate.

Ma non è quest’il principal fine, per cui siasi formata la presente versione. Si è creduto bensì, che con essa, non solo sarebbesi recato del piacere, ma più ancora dell’utile agli Studiosi.

Il merito del Sig. Pope1 assai rinomato nella Republica delle Lettere, basterebbe pur solo a giustificarne il disegno. Chi ha del buon gusto, dee trovar giovevol piacimento nelle umili boscherecce maneggiate dall’illustre penna d’un si fatto Filosofo.

Qual maraviglia dunque? Se si osservino in loro espresse colla maggior leggiadria le circositanze della Natura secondo i quattro suoi varj aspetti, che forman le intere delizie della vita silvana? Si concepisce con esse una viva idea quasi per dipintura, di qual gener si fosse lo stato2 primiero dell’Uomo, [p. xi modifica]quando la semplicità naturale, non ancora estinta dalla forza del vizio (maligno, e più tardivo prodotto delle idee riflesse) era Essa sola la Regolatrice del Mondo; quell’Epoca felice antecedente al punto, in cui l’Uomo per miglior paruto consiglio abbandonando le selve, determinossi ad un Contratto sociale.

La Natura colla vastità del suo seno porge in ogni angolo a’ Pensatori ampio soggetto da meditare sulle sue vaghezze. Il disame però, che concerne la propria origine, è quel, ch’all’Uom dev’essere il più dilettevole. Giacchè d’onde nasce quel potente invito, che ci attrae alle selve in ogni amarezza, che pruovasi nella vita civile? Ci rende Natura sempre avvisati del nostro errore, ed amorevol’ancora per noi ci richiama a quello stato felice già sconsigliatamente abbandonato.

[p. xii modifica]Nunquam aliud Natura, aliud sapientia poscit. Gioven.

Or queste dolci Idee si rinovellano in leggendo le presenti Pastorali a coloro, che ne penetrano l’essenza3 contenendosi in esse una perfetta sfera da meditare. Giacchè recando ciascuna delle quattro le divise della sua propria Stagione, forma un intero sistema di quanto Natura tiene nel giro dell’anno ristretto. Quindi appena uscite alla luce, trovaron esse un plauso universale presso i Savj Indagatori de’ misterj naturali. Ed il Sig. Addisson uno de’ più giusti pensatori della Nazione, e miglior Cittadino, non potè astenersi di esclamare nel suo Spettatore num. 523. nelle feguenti enfatiche voci. = I am always highly delighted with the discovery of any rising Genius among my Countrymen. For this reason I have read over with great pleasure the late Miscellany publish’d by Mr. Pope, in which there are many excellent Compositions of that ingenious Gentleman. Cioè: „Io truovo sempre sommo diletto nel veder sorgere fra’ miei Concittadini un Genio novello. Per questa ragione ho io letto da capo a piè con molto piacere i Miscellanj dianzi pubblicati dal Signor [p. xiii modifica]Pope, in cui sonovi assai eccellenti composizioni di quell’Ingegnoso Gentiluomo = Non è cosa triviale il meritar lode dallo Spettatore.

Uno de’ maggiori Luminari di oggidì nella Nazione, canta lo stesso ne’ seguenti versi:

In vain my Muse would imitate the Strains
Which charm’d the Nymphs on Windsor’s verdant Plains,
Where Pope with wond’rous Art in tuneful Lays
Won from Apollo’s Hand Immortal Bays.

La mia Musa imitar si sforza in vano
Quei, ch’alle Ninfe fur sì grati canti
Del bel Windsor su i verdeggiati prati;
Pope là dove con mirabil arte
Ne’ dolci lai, di man l’Apollo vinse
Il guiderdon di sempiterni allori4.

Questa mia fatica però va spezialmente diretta agli Amadori dell’Idioma Inglese, a’ que’ felici Ingegni i quali aspirano all’alta conoscenza della verità tutt’intera, a coloro, che sfuggendo la vil [p. xiv modifica]dipendenza de’ canali non mai sinceri degl’Interpreti

      . . . Juvat integros accedere fontes
Atque haurire; juvatque novos decerpere flores.

Lucr. 4.

Ognun sa, che quei che posseggon il sommo Imperio nelle lingue, sono i Poeti. Se una favella sia capace del bello, ed in quanta estensione, non può altronde più sicuramente giudicarsi, che dalla qualità della Poesia, che ne sorge. Quindi è costante non potersi mai gustare le finezze, come diconsi, d’un linguaggio, se non se colla buona intelligenza de’ suoi Poeti. Questa verità si ravvisa in una special maniera nell’Inglese. È la Poesia di quella Nazione la più bella che mai. O si consideri il tuono del verso eroico, o la faciltà, e venustà delle rime, o la somma varietà de’ metri, è da per tutto ammiranda. Le sue espressioni naturalmente enfatiche sono cagione, che il verso abbia la maggior forza del Mondo; la brevità5 de’ vocaboli, ché calcolandosi alla grossa non son nemmen la metà dell’estensione de’ nostri, e che nella [p. xv modifica]maggior parte assomigliano a’ caratteri Cinesi6 fa sì, che il verso anche della più corta misura sia ripieno di sentimenti, e non di parole istucchevoli, e vane. Il che chi non vede? quanto giovamento arrechi alla Poesia, ed in particolare alla Buccolica, ed alla Lirica? Questa, il cui pregio maggiore consiste nel frizzarci, per così dire, colla vivacità delle sue espressioni intralciate nella varietà de’ metri, tanto più grati, quanto più brievi, non può trovare se non che un troppo gran soccorso nella discreta Mole7 delle parole. Quindi se avvi branco di Poesia, che nell’Idioma Inglese siasi realmente prodotto al maggior grado di perfezione, quest’è, secondo il mio corto pensare, la Lirica8.

Or la presente Versione si è fatta a bel disegno, [p. xvi modifica]perchè i Filobrettoni, che incominciano felicemente a fecondare su queste nostre Maremme, e i quali aspirano a ben gustare i vezzi dell’Idioma Inglese, abbiano colle presenti Egloghe un soccorso alla loro impresa. Giacchè non è favella questa da trascurare. Lo stato brillante, in cui trovasi questa felice Nazione in que’ branchi i più necessarj all’Uomo, nelle Scienze, nelle Arti, nel Commercio, deve servir di stimolo a chiunque voglia ergersi sopra del comunale9, ad apprenderne il linguaggio. Tutti que’ poderosi argomenti, che Cicerone, e, altri valent’Uomini della più florida stagion di Roma ci han lasciato sulla necessita di appararsi il Greco, concorron tutti oggi per la necessità dell’Inglese. Era la Grecia allora la Maestra delle arti, e delle scienze. Quindi importava di succiarne gli elementi da’ fonti originali. Quanto più una Nazione è commerciante, tanto più è nella sfera di aver rapporto con Noi. Il Commercio della Gran Brettagna chi nol sà? Chi non vede tutto dì il nostro Cratere ricco di Navigl’Inglesi? La Parresia, che gode la [p. xvii modifica]Gran Brettagna, fa sì, che a differenza d’altrove, si pensi, e si parli in ragion diretta delle teste. Quindi le belle scoverte si rendon più comuni. Quindi la perfezion dell’Arti, e delle Scienze.

Restano alcuni scoraggiati dall’apparare un sì util linguaggio sulla prevenzione di esser di difficile impresa. E pure non è così. È esso il più semplice e naturale, ed in seguela il più facile. Non vi son nomi imbarazzanti da declinare; non verbi da coniugare. Formanvi tutt’il mistero alcuni pochi Monosillabi, che possono apprendersi in meno d’un giorno. La Sintassi n’è assai più conforme alla nostra, che alla Francese. È tale in somma, che uno spirito assueto all’analisi Naturale, a far uso del noto per la scoverta dell’ignoto, senza impicciarsi degli arzigogoli grammaticali può in tempo brevissimo rendersene Padrone.

Secondo tal idea si è procurato, che questa Versione fosse verbale per quanto però è stato possibile eseguire fra mezzo agli scogli dell’energia dell’Inglese da una banda, e a’ vincoli del verso, e della rima dall’altra, a’ quali ci siamo di buon grado sottoposti, perchè la traslazione non fosse tutta scipida, e languente, ma avesse ancor’Essa parte di quelle grazie almeno, che sono così leggiadre nell’Originale, e formano la troppo preziosa mistura dell’util col dolce10.

[p. xviii modifica]Anzi per maggior piacere de’ Leggitori, non solo insiem coll’Italiano si è ristampato l’Originale Inglese, di modo che l’un trovasi affronte all’altro colla possibil simmetria, ma in oltre a piede di ciascuna faccivola si è soggiunta la traduzion Franzese fatta in prosa da M. de Lustrac, e stampata a Parigi col testo Inglese nel 1753. Si è creduto con ciò di aumentarsi il piacer de’ Leggitori per lo territorio giurisdizionale, che loro si apre, di decidere presenzialmente, e quasi per via di notorio del merito, o demerito delle due Versioni.

E perchè sembra zoppiccante in alcun luogo il chiarissimo Traduttor Franzese, sebbene scrivendo Egli nella piana Prosa non avess’altr’uopo, che dell’ [p. xix modifica]intelligenza dell’Inglese. Si sono annotati11 brievemente que’ luoghi, che ne manifestano la poca esattezza, e che si accennano come un saggio su la sola prim’Egloga, lasciando, che sulle restanti tre eserciti da per se stesso il discreto Leggitore la sua giurisdizione, senza prevenzione alcuna. Tanto più, che anche que’ pochi luoghi additati nell Prima posson bastare a togliere il pregiudizio di coloro, i quali col mezzo di sì fatte traduzioni si lusingano di comprendere

Et penitus toto divisos Orbe Britannos.

Del resto Io non credo aver bisogno di Apologia per questa mia Versione avanti i Leggitor ragionevoli, i quali non ignorano, esser i fiori della Poesia di si dilicata natura, che non lascian volentieri trapiantarsi in estraneo linguaggio. Puossi bensì col mezzo d’una Versione giudicare de’ sentimenti dell’Originale; ma le particolari bellezze dell’espressioni sogliono per l’ordinario sfuggirci. In oltre è pur vero; che le prime produzioni d’una Popolazione ancor rozza, e senz’arti sono assai più facili a traslatare, che quelle d’una Nazione già resa civile, e culta. Nella prima non si porge a noi, se non se la voce del sentimento: Nella seconda il linguaggio dello studio, e della [p. xx modifica]riflessione. Nell’una trovansi i puri prodotti della Natura. Nell’altra gli studiati raffinamenti dell’arte. Or avvi oggi Nazione più culta, e più brillante dell’Inglese?

Se poi s’aggiunge il riflesso dell’enfasi naturale dell’Idioma Inglese, cresce assai più la ragione per lo compatimento di questo mio rozzo lavoro. Il traslatare da una lingua enfatica ad un altra che nol sia, è molto dura cosa. Succede allora l’assioma delle Meccaniche. Quanto vuol guadagnarsi di forza nella Versione, tanto dee perdersi di luogo, e di tempo. Quindi la prolissità, ed in seguela la scipidezza.

Or a tutto ciò vuolsi riflettere prima di giudicare della presente Versione; in cui non senza particolar fatica si è studiato di essersi Fedele, ma non privo all’intuito della troppa necessaria vaghezza. Non son’io dell’openion di coloro i quali vorrebbono così smunta la Poesia Pastorale, che sentisse ancora del pecorile. Imitar la Natura è pur cosa laudabile; ma farlo con eccesso ha del vizioso, e sa del pedante.

L’altra mia fatica è stata quella dell’assistenza ai torchi, i quali non avvezzi a premere caratteri Brettoni, con un nojoso cigolio cercavano isfuggire, per così dire, l’insolito travaglio. Ed in ciò non debbo defraudare del suo merito il Gentilissimo Sig. Abbate D. Niccola Starace, il quale per effetto della bell’indole del suo cuore, solendo = meae [p. xxi modifica]esse aliquid putare nugas = Ed essendo insieme Egli stesso fornito della cognizione non solo delle Lingue Inglese, e Franzese; ma ben anche dell’Alemanna; si ha assunto il carico della presente stampa, e non poco ne ha giovato, perchè fosse la più corretta possibile.

Accetta dunque, Gentil Leggitore, di buon cuore questa mia fatica; giacchè non solo servirà a divertirti delle nojose cure; ma in oltre rinovellandoti le dolci idee della tua Origin primiera, ti sarà insieme di un mezzo pur efficace ad apparare il più bello, il più utile, il più glorioso Linguaggio del mondo. Ed esercitandoti oggi tu alle maniere del Sig. Pope con queste umili rime, potrai poscia con aumento di piacere sentirlo nell’altre poesie filosofali, e Spezialmente ne’ Saggi sull’Arte Critica, e nell’altro sull’Uomo12 tanto più ammirato quanto meno inteso.

Note

  1. Alessandro Pope nacque a Londra il dì 8. di Giugno 1688. di nobil famiglia, ed è morto nel 1744. a 30. Maggio secondo il vecchio stile. Può dirsi nato Poeta, giacchè nell’età di anni dodici formò un poemetto assai elegante. Sono moltissime le Poesie rimasteci di Lui, e siccome era Divino nell’imitazione, così la sua Versione dell’Iliade, e, dell’Odissea ha un merito singolare. Le presenti Pastorali sono le prime fra i fuoi Miscellanj.
  2. L’Illustre Autore Of the Guardian descrive questo tempo felice nel n. 22, Before Mankind, dice Egli, was formed into large Societies, or Cities were built, and commerce established, the wealth of the World consisted chiefly in flocks and herds. The sending of these, we find, to have seen the employement of the first princes, whose subjects where sheep and oxen, and their dominions the adjoining vales. „Prima che l’Uman Genere si fosse formato in ampie società, o che si fossero edificate Città, e stabilito Commercio; le ricchezze del Mondo consistevano principalmente in greggi ed armenti. La cura di questi, troviamo noi, essere stato l’impiego de’ primi Principi, i cui sudditi eran pecore, e buoi: E i Dominj le adjacenti valli. E poco sotto con espressioni assai tenere sì dice: it was a state of ease, innocence, and contentment; where plenty begot pleasure, and pleasure begot singing and singing begot poetry, and poetry begot pleasure again. „Era lo stato della pace, dell’innocenza, del contento: Ove l’abbondanza generava il piacere: il Piacere il Canto; Il Canto la Poesia; e la poesia di bel nuovo il piacere. Ecco la bell’Origine della Pastorale!
  3. Fu assai felice l’ingegno del Sig. Pope in coprire sotto vèli i più semplici materie le più elevate. Che più? Il suo picciol Poema, che porta il titolo = the rape of the lock, cioè la rapina del Riccio, sembra il più semplice, e naturale. E pure se leggasi il Libretto intitolato A Key to the lock di Esdras Barnivelt, si vedrà quanta parte in tal Poema abbia lo Stato, e la Religione, di cui era Egli osservantissimo.
  4. Si sono accennati questi due soli Teftimonj dell’Egloghe del Sig. Pope, perchè il lor peso bastano per tutti gli altr’infiniti, che si posson trovare in varj moderni Miscellanj di Poesie Inglesi; E spezialmente è notabile l’Elogio del Sig.Pope fatto dalla celebre Poetessa Inglese Madama Worteley de Montaigue.
  5. Bel pregio della Lingua Inglese! Vuolsi in Teologia Naturale, che gli Spiriti non abbian uopo di parole per comunicarsi gli scambievoli pensieri. Dunque meno di parole imbarazzanti, più di spiritoso in un linguaggio. La proporzione è reciproca. Quanto più scema la Mole de’ vocaboli, più cresce il conciso, e lo spiritoso, che poi brilla sul verso.
  6. La Poesia Cinese è mirabile per questa ragion medesima. Chi non sa i suoi misteriosi caratteri? È da leggersi su ciò a dissertation on the poetry of the Chinese, che truovasi in fine della Storia Cinese di Hau - Kiou Choaan tradotta in Inglese.
  7. I Greci Lirici per ovviare all’ostacolo delle parole troppo prolisse in lor lingua, ebbero bisogno di troncarle alla fine de’ versi. Pindaro, l’inimitabile Pindaro Principe de’ loro Lirici è ripieno di sì fatti troncamenti; il che oggi sarebbe stranezza di praticare.
  8. Ne sono luminosi Esempli i Milton, Dryden, Chaucer, Congreve, Steele, Philips, Waller, i Parnell, Granvill, Tickell, Gay, Eusden, Budgell, Wharton, Young, Fortescue, Hawkins, Creech, Lee, Prior, ed altri moltissimi, che oggi sono nel più bel fiore. Che più? I loro magazzini, i loro Monthly reviews, Weekly Apollos sono sempre forniti dell’Ode le più belle, e spiritose. Il merito del solo Mr. Urfey morto non ha guari vien posto affronte di Pindaro dall’Illustre Autore of the Guardian. n 67. Alla fine di questa si darà un saggio dell’Ode Inglesi.
  9. In pruova di ciò bastami un solo esempio, che ne val mille. Il Gran Mastro dell’Officina degl’ingegni Italiani, il sig. Abate D. Antonio Genovese nelle sue Opere le più auree da per tutto tramanda lampeggianti raggi, che ne mostrano, quant’abbia felicemente meditato sugl’Inglesi Originali. E siccome è Egli fornito della più virtuosa Umanità, così mi darà pur perdono, sé per necessità dell’argomento io fo un abuso del suo alto Nome nelle presenti umili materie. È questi un Esempio, che si vorrebbe da tutti emulare.
  10. In questa Versione, se da necessità costretto ho io alcuna volta lasciato la traccia dell’originale, e sono stato totalmente verbale; egli è certo però, che mi sono studiato tradurre tutte le parole dell’Inglese, ed ho rimediato al mio bisogno, non collo scemare, ma col solo accrescervi alcuni aggiunti proprj ad esprimere in nostra favella i sentimenti dell’Originale. Del resto una Version verbale è il miglior mezzo da apparare l’Inglese in brieve tempo. Non si tratta quì, che i vocaboli sian cangianti come nel Latino, e nel Greco, ed in quasi tutte l’altre che io sappia, nelle quali le voci o per declinazioni, o per coniugazioni si trasformano stranamente, mutandosi non solo negli estremi, ma delle volte anche ne’ mezzi. L’Inglese ha quasi immutabili le sue voci. Sono esse alterate in pochissimi casi, e di maniera, che poco perdono di lor forma naturale. Quindi quanto vi è da sapere su ciascuna voce, basta osservarlo nella traduzione, che sia verbale, senza bisogno di ricorrere a’ Dizionari, ne’ quali non vi è altro di più da potersi imparare. Onde l’utile delle Version verbali è sommo per apprender quell’Idioma. L’esercitarsi poi sulla Poesia Inglese ne reca altri vantaggi. Vi si apprende la buona pronuncia col mezzo del rapporto delle rime. Ed il suono del verso n’insegna il buon uso degli accenti, per gli quali i Grammatici di questa lingua dicono disperatamente di non aver regole, che bastino.
  11. Fra queste Noterelle si indicheranno ancora que’ luoghi degli antichi, e spetialmente di Teocrito, e di Virgilio, che ha il Sig. Pope imitato; il che si continuerà per tutte le quattro, segnandosi con asterischi a differenza delle prime, che lo saranno in abbaco.
  12. Il Sig. Cavaliere Adami ci ha dato un’elegante traduzione in versi sciolti italiani del Saggio sull’Uomo, seguendo la Versione Franzese. Il che siccome la costituisce una traduzion di traduzione, così non saprebbe soddisfare a’ palati dilicati. Se ne assegna per ragione: Che se non si fosse seguita la Franzese, non vi sarebbe stata altra maniera di fare una traduzione di Pope, la qual fosse veramente poetica. Ma senza derogare all’alta stima di questo Valent’Uomo, non si sa comprendere, per qual ragione si faccia il torto alla nostra Italiana favella, quasi non fosse Essa capace di esseguire immediatamente sull’Inglese quanto si è fatto dalla Franzese, e quasi non potesse dar passo se non che sull’orbita da quella segnata. Non si comprende nemmeno come l’Immaginazion d’un Poeta possa più riscaldarsi da una Traduzione, che dall’Originai medesimo. L’Abbate delle sette Fontane ha pur del merito. Ma altr’è tradurre il Sig. Resnel, altr’il Sig. Pope. La fedeltà d’una Versione è in ragion inversa della distanza dall’Originale.