Le massere/L’autore a chi legge

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L’autore a chi legge

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Lettera di dedica Personaggi
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L'AUTORE

A CHI LEGGE.1


QUASI tutti gli anni sull’ultimo del carnovale ho usato di dare al pubblico una Commedia per il paese nostro, di stile e di carattere veneziano. La Putta Onorata, la Buona Moglie, i Pettegolezzi delle Donne, le Donne gelose ed altre ancora si possono leggere nei dieci Tomi della mia edizione primiera2. Pareva che nella Compagnia novella3 non ci fossero i personaggi adattabili a tal linguaggio, ma l’esperienza ha dimostrato il contrario, mentre in questa delle Massare, ed in altre ancora, posteriormente composte, sono mirabilmente riusciti. Anzi questa, che ora pubblico colle stampe, è più veneziana delle altre finora esposte, e tanto particolare a questa Nazione, che difficilmente può essere altrove intesa, e nei suoi costumi, e nei suoi sali goduta. Chi mai può persuadersi fuori di qui, che l’acqua sia un capitale così prezioso, che comprisi a danaro contante4, e vadasi mendicando da chi non ne ha alle case che per ventura ne sono più provvedute?

L’uso de’ fornai che vanno per la città avvisando col loro fischio alle case l’ora di fare il pane, per infornarlo a suo tempo, è cosa specialissima del paese. Tale è parimenti la costumanza delle serventi ordinarie dette comunemente Massere5, di avere la giornata di libertà in occasione del carnovale; ed è un divertimento singolare de’ giovanotti di questa città trattenersi in divertimento con questa sorta di gente. Moltissime altre cose sparse si veggono per la Commedia, le quali abbisognano di spiegazione per l’intelligenza [p. 118 modifica]de’ forestieri, e i termini sono così fattamente ricercati nel vernacolo della plebe, che senza la spiegazione difficilmente potranno essere intesi dai Forestieri. Aveva pensato di facilitarne l’intelligenza colle annotazioni in piè di pagina, come in altre Commedie si è praticato, ma oltrecchè riescirebbero le note voluminose, mi dispenso per ora da tal fatica, sperando in miglior modo soddisfare ampiamente alla curiosità di quelli che non intendono perfettamente la nostra lingua. Sto facendo ora un Vocabolario colla spiegazione dei termini, delle frasi e dei proverbi della nostra lingua per uso delle mie Commedie, e questo servirà comodamente per tutte quelle che si sono stampate finora; e se altre se ne stamperanno dopo il Vocabolario, e in alcuna di esse qualche nuovo termine si ritrovasse, sarà in piè di pagina pontualmente spiegato. Nella ristampa in Torino6 dei dieci Tomi della mia edizione fiorentina evvi una specie di vocabolario simile, nell’ultimo Tomo, stampato, ma questo non serve per uso delle mie Commedie, sendo stato fatto altre volte per la traduzione in lingua veneta del Bertoldo7, onde io ne prometto uno completo, il quale uscirà, a Dio piacendo, in quest'anno8.

  1. La prefazione che segue uscì in testa alla commedia, nel l. IV (1758) dell’ed. Pitteri di Venezia.
  2. Alludasi all’ed. Paperini di Firenze.
  3. Intendesi del teatro Vendramin di S. Luca.
  4. Nei frequenti periodi di siccità, l’acqua trasportavasi a Venezia sulle barche, e vendevasi: così nel rigido inverno del 1755.
  5. Avverto che nell’ed. Pitteri e nella ristampa di Bologna (a S. Tommaso d’Aquino) il titolo della commedia è Massare. Qui l’autore scrive indifferentemente ora massere, ora massare, ma nel corpo della commedia dicesi sempre massere, che è nome più comune e familiare. Massare è nel voc. padovano.
  6. Si accenna all’edizione Fantino e Olzati, che uscì negli anni 1756-58.
  7. Il Vocabulario o sia spiegazion ecc., stampato nei t. XIII dell’ed. Fantino e Olzati, e ristampato in parte nel t. XII dell’ed. Guibert e Orgeas (1774-77) pure di Torino, non appartiene al Goldoni, benchè gli sia stato attribuito con vera impostura da G. M. Urbani de Gheltof. Trovasi in fatti in fine al t. III della Traduzion dal toscan in lengua Veneziana de Bertoldo, Berloldin e Cacasseno ecc. (Divertimento autunal de I. P., Padova, Conzati, 1747, pp. 681-724), opera dell’avvocato veneziano Giuseppe (Isepo) Fichi, vicario pretorio in Padova, che a Padova morì nel 1755 d’anni 75 (v. Novelle della Rep. Lett. 1748, n. 2 e 1755, p. 256; B. Gamba, Serie degli scritti impressi in dialetto Venez., Venezia, 1832. p. 150; E. Cicogna. Delle inscriz. venez. ecc., vol. IV, Ven. 1 834, p. 203: e altri quivi citati). L’Urbani ristampò con parecchi errori il Vocabulario (Lettere di C. G. ecc. Ven., 1880, pp. 107-1 55), dall’ed. Fantino Olzati, fingendo di aver trovato un manoscritto autografo del commediografo veneziano: solo corresse l’ordine alfabetico e aggiunse di sua testa una dozzina di vocaboli nuovi.
  8. Pur troppo di questo Vocabolario promesso dal Goldoni nulla mai si è visto.