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Le scorregge che se curreno appresso

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Giuseppe Gioachino Belli

1831 Indice:Sonetti romaneschi I.djvu sonetti letteratura Le scorregge che se curreno appresso Intestazione 14 dicembre 2023 100% Da definire

L'arco de Campovaccino, cuello in qua Roma capomùnni
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1831

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LE SCORREGGE CHE SE CURRENO APPRESSO.

     Gran contrasto de venti oggi se sente:
Ciaddòmina[1] perantro lo scirocco!
Guarda come cqua e llà scappa la ggente,
4Pe’ ppaura ch’er tempo arzi lo scròcco![2]

     Ma er temporale nun sarebbe ggnente
Sino che le campane hanno er batòcco:[3]
Er malann’è che st’arie d’accidente[4]
8Pònno appestacce in barba de san Rocco.[5]

     Lo so bbe’ io, che mme ce so’ incontrato
Dove un lebbeccio straportò una pesta,
Propio de quelle da levatte er fiato.

     12Se stava a la parrocchia, e ffu de festa:
E lo pò ddì la serva der curato,
Che cquer vento j’arzò ssino la vesta!

Terni, 5 ottobre 1831.

Note

  1. [Ci domina.]
  2. [Chi alza lo scròcco, cioè il “cricco„, la “molla„ del coltello, non ha per lo più, e specialmente a Roma, buone intenzioni. Di qui la metafora.]
  3. [Il batocchio, il battaglio. Perchè, come tutti sanno, le campane si sonano anche per iscongiurare i temporali.]
  4. Equivoco d’Occidente.
  5. [Protettore contro le pestilenze.]