Le tigri di Mompracem/Capitolo XIX - Il fantasma delle giacche rosse

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Capitolo XIX - Il fantasma delle giacche rosse

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Capitolo XIX - Il fantasma delle giacche rosse
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Capitolo XIX
Il fantasma delle giacche rosse


La partita ormai era irrimediabilmente perduta, anzi minacciava di diventare seriamente pericolosa pel pirata e pel suo compagno.

Non era da presumersi che la sentinella stante l’oscurità e la distanza avesse potuto scorgere distintamente il pirata che erasi prontamente nascosto dietro un cespuglio, però poteva abbandonare il posto e andarlo a scovare o chiamare altri compagni.

Sandokan comprese subito che stava per esporsi ad un grande pericolo, perciò invece di avanzare rimase immobile dietro a quel riparo. La sentinella ripetè l’intimazione, poi non ricevendo alcuna risposta fece qualche passo innanzi piegandosi a destra ed a sinistra per meglio accertarsi cosa si nascondeva dietro al cespuglio; poi, ritenendo forse di essersi ingannato, tornò verso la palazzina mettendosi a guardia dell’entrata.

Sandokan, quantunque si sentisse indosso vivissimo il desiderio di compiere la sua temeraria impresa, si mise a indietreggiare lentamente con mille precauzioni, passando da un tronco all’altro e strisciando dietro ai cespugli, senza staccare gli sguardi dal soldato il quale teneva sempre il fucile in mano, pronto a scaricarlo.

Giunto in mezzo alle aiuole affrettò il passo e si cacciò nella serra dove il portoghese lo aspettava in preda a mille ansie.

- Cos’hai veduto? - gli chiese Yanez. - Io ho tremato per te.

- Nulla di buono per noi - rispose Sandokan, con sorda collera. - La palazzina è guardata da sentinelle ed il parco è percorso in tutti i sensi da numerosi soldati. Questa notte noi non potremo tentare assolutamente nulla.

- Approfitteremo per schiacciare un sonnellino. Qui non torneranno più di certo a disturbarci.

- Chi può assicurarlo?

- Vuoi farmi venire la febbre, Sandokan?

- Qualche altro drappello può passare in queste vicinanze e fare una nuova esplorazione.

- Mi pare che la vada male per noi, fratellino mio. Se la tua fanciulla potesse trarci da questa cattiva situazione!

- Povera Marianna! Chissà come sarà sorvegliata!... E chissà come soffrirà non avendo nostre nuove!... Darei cento gocce del mio sangue per dirle che noi siamo ancora vivi.

- Si trova in condizioni ben migliori di noi, fratellino mio. Non darti pensiero per lei per ora. Vuoi che approfittiamo di questo momento di sosta per dormire qualche ora? Un po’ di riposo ci farà bene.

- Sì, ma con un occhio aperto.

- Vorrei dormire con tutti e due gli occhi aperti. Orsù, sdraiamoci dietro a questi vasi e cerchiamo di dormire.

Il portoghese ed il suo compagno, quantunque non si sentissero completamente tranquilli, si accomodarono alla meglio in mezzo ai rosai di Cina cercando di gustare un po’ di riposo.

Malgrado tutta la loro buona volontà, non furono capaci di chiudere gli occhi. La tema di veder comparire ancora i soldati di lord James li tenne costantemente svegliati. Anzi parecchie volte per calmare la loro crescente ansietà si alzarono e uscirono dalla serra per vedere se i loro nemici si avvicinavano. Quando spuntò l’alba gl’inglesi rovistavano ancora il parco con maggior accanimento, frugando i macchioni di bambù e di banani, i cespugli e le aiuole. Pareva che fossero sicuri di scovare, presto o tardi, i due audaci pirati che avevano commessa l’imprudenza di superare le cinte del parco. Yanez e Sandokan vedendoli lontani, approfittarono per saccheggiare una pianta di aranci che produceva delle frutta grosse come la testa d’un bambino e assai succulente, conosciute dai malesi col nome di buà kadangsa, poi tornarono a nascondersi nella stufa, dopo d’aver avuta la precauzione di cancellare accuratamente le tracce di fuliggine lasciate sul suolo.

Quantunque la serra fosse stata ormai perlustrata, gl’inglesi potevano ritornarvi per meglio assicurarsi, alla luce del giorno, che non si nascondevano colà i due audaci pirati.

Sandokan e Yanez, divorata la loro magra colazione, accesero le sigarette e si accomodarono fra la cenere e la fuliggine aspettando che la notte tornasse a calare per tentare la fuga.

Si trovavano colà da parecchie ore quando a Yanez parve udire al di fuori dei passi. Entrambi si alzarono tenendo in pugno i kriss.

- Che ritornino? - si chiese il portoghese.

- Che ti sia ingannato? - disse Sandokan.

- No: qualcuno è passato pel viale.

- Se fossi certo che si trattasse d’un solo uomo uscirei per farlo prigioniero.

- Sei pazzo, Sandokan.

- Da lui potremmo sapere dove si trovano i soldati e da quale parte potremmo passare.

- Hum!... Sono certo che ci ingannerebbe.

- Non l’oserebbe con noi, Yanez. Vuoi che andiamo a vedere?

- Non fidarti, Sandokan.

- Pure qualche cosa bisogna tentare, amico mio.

- Lascia che esca io.

- E dovrò io rimanermene qui inoperoso?

- Se vi sarà bisogno di aiuto ti chiamerò.

- Odi più nulla?

- Va’ pure, Yanez. Io mi terrò pronto a slanciarmi fuori.

Yanez stette prima alcuni istanti in ascolto, poi attraversò la serra e uscì all’aperto guardando attentamente sotto i macchioni dei banani. Stando nascosto in mezzo ad un cespuglio vide ancora alcuni soldati che battevano, svogliatamente però, le aiuole del parco.

Gli altri dovevano ormai essersi spinti fuori della cinta avendo perduta la speranza di ritrovare i due pirati nei pressi della villa.

- Speriamo - disse Yanez. - Se entro quest’oggi non ci trovano, si persuaderanno forse che noi siamo riusciti a prendere il largo malgrado la loro sorveglianza.

«Se tutto va bene questa sera potremo lasciare il nostro nascondiglio e gettarci nella foresta.»

Stava per ritornare, quando girando gli sguardi verso la palazzina vide un soldato avanzarsi sul viale che conduceva alla serra.

- Che mi abbia scorto? - si chiese ansiosamente.

Si gettò in mezzo ai banani e tenendosi nascosto dietro a quelle gigantesche foglie, raggiunse prontamente Sandokan. Questi vedendolo col viso sconvolto s’immaginò subito che qualche cosa di grave doveva essere accaduto.

- Sei inseguito forse? - gli chiese.

- Temo che mi abbiano veduto - rispose Yanez. - Un soldato si dirige verso il nostro rifugio.

- Un soldato?

- Sì, solo.

- Ecco l’uomo che mi occorre.

- Che vuoi dire?

- Sono lontani gli altri?

- Stanno presso la cinta.

- Allora lo prenderemo.

- Chi? - domandò Yanez con ispavento.

- Il soldato che si dirige a questa volta.

- Ma tu vuoi perderci, Sandokan.

- Quell’uomo mi è necessario. Presto seguimi.

Yanez voleva protestare, ma già Sandokan si trovava fuori dalla serra. Di buona o cattiva voglia fu quindi costretto a seguirlo onde impedirgli almeno di commettere qualche grossa imprudenza.

Il soldato, che Yanez aveva scorto, non distava più di duecento passi. Era un giovanotto mingherlino, pallido coi capelli rossi e ancora imberbe, probabilmente un soldato novellino.

S’avanzava con noncuranza, fischiando fra i denti e tenendo il fucile ad armacollo. Certamente non si era nemmeno avveduto della presenza di Yanez, poiché diversamente avrebbe impugnata l’arma e non si sarebbe avanzato senza prendere qualche precauzione o chiamare in suo soccorso qualche camerata.

- La sua cattura sarà facile - disse Sandokan curvandosi verso Yanez che lo aveva già raggiunto. - Teniamoci nascosti in mezzo a questo macchione di banani e appena quel giovanotto sarà passato gli piomberemo alle spalle. Prepara un fazzoletto per imbavagliarlo.

- Sono pronto, - rispose Yanez, - ma ti dico che tu commetti una imprudenza.

- L’uomo non potrà opporre molta resistenza.

- E se manda un grido?

- Non ne avrà il tempo. Eccolo!

Il soldato aveva già oltrepassato il macchione senza essersi accorto di nulla.

Yanez e Sandokan di comune accordo gli piombarono alle spalle con un solo slancio.

Mentre la Tigre lo afferrava pel collo, il portoghese gli gettava il bavaglio alla bocca. Quantunque quell’attacco fosse stato fulmineo, il giovanotto ebbe ancora il tempo di mandare un urlo acuto.

- Presto, Yanez - disse Sandokan.

Il portoghese prese fra le braccia il prigioniero e lo trasportò rapidamente nella stufa.

Sandokan dopo pochi istanti lo raggiunse. Era assai inquieto perché non aveva avuto il tempo di raccogliere la carabina del prigioniero avendo scorto due soldati slanciarsi verso il viale.

- Siamo minacciati, Yanez - disse, cacciandosi frettolosamente nella stufa.

- Si sono accorti che abbiamo rapito il soldato? - chiese Yanez impallidendo.

- Devono aver udito il grido.

- Allora siamo perduti.

- Non ancora. Però se vedranno a terra la carabina del loro camerata verranno di certo qui a cercare.

- Non perdiamo tempo, fratellino mio. Usciamo di qui e corriamo verso la cinta.

- Ci fucileranno prima d’aver percorso cinquanta passi. Restiamo qui nella stufa e aspettiamo con calma gli avvenimenti. D’altronde siamo armati e decisi a tutto.

- Mi pare che vengano.

- Non spaventarti, Yanez.

Il portoghese non si era ingannato. Alcuni soldati erano già giunti presso la serra e commentavano la misteriosa sparizione del loro camerata.

- Se ha lasciato qui l’arma vuol dire che qualcuno lo ha sorpreso e portato via - diceva un soldato.

- Mi sembra impossibile che i pirati si trovino ancora qui e che abbiano avuto tanta audacia da tentare un simile colpo - diceva un altro. - Che Barry abbia voluto burlarsi di noi?

- Non mi pare che sia il momento di scherzare.

- Pure non sono convinto che gli sia toccata una disgrazia.

- Ed io vi dico che è stato assalito dai due pirati - disse una voce nasale dalla pronuncia scozzese. - Chi ha veduto quei due uomini varcare la palizzata?

- E dove vuoi che siano nascosti? Abbiamo visitato tutto il parco senza trovare le loro tracce. Che quei furfanti siano veramente due spiriti infernali da potersi nascondere sottoterra o nel tronco degli alberi?

- Ohe!... Barry!... - gridò una voce tuonante. - Lascia gli scherzi briccone o ti faccio frustare come un marinaio.

Naturalmente nessuno rispose. Il giovanotto ne avrebbe avuto ben voglia, ma imbavagliato come si trovava e per di più minacciato dai kriss di Sandokan e di Yanez non poteva assolutamente farlo.

Quel silenzio confermò maggiormente nei soldati il sospetto che al loro camerata fosse toccata una disgrazia.

- Orsù, cosa facciamo? - disse lo scozzese.

- Cerchiamolo, amici - disse un altro.

- Abbiamo già frugati i macchioni.

- Entriamo nella serra - disse un terzo.

I due pirati udendo quelle parole si sentirono invadere da una viva inquietudine.

- Cosa facciamo? - chiese Yanez.

- Ammazziamo prima di tutto il prigioniero - disse Sandokan risolutamente.

- Il sangue ci tradirebbe. Credo d’altronde che questo povero giovanotto sia mezzo morto dallo spavento e che non possa nuocere.

- Sia pure, lasciamogli la vita. Tu mettiti presso lo sportello e fracassa il cranio al primo soldato che tenta di entrare.

- E tu?

- Preparerò una bella sorpresa alle giacche rosse.

Yanez prese la carabina, l’armò e si sdraiò fra la cenere. Sandokan si curvò verso il prigioniero, dicendogli:

- Bada che se tu cerchi di mandare un solo grido ti pianto il mio pugnale nella gola e ti avverto che la punta è stata avvelenata col succo mortale dell’upas. Se vuoi vivere non devi fare un gesto.

Ciò detto si alzò ed urtò le pareti della stufa in diversi luoghi.

- Sarà una splendida sorpresa - disse. - Aspettiamo il momento opportuno per mostrarci.

Intanto i soldati erano entrati nella serra e rimuovevano con rabbia i vasi, imprecando contro la Tigre della Malesia e anche contro il loro camerata. Non trovando nulla fissarono i loro sguardi sulla stufa.

- Per mille cannoni! - esclamò lo scozzese. - Che il nostro camerata sia stato assassinato e poi nascosto là dentro?

- Andiamo a vedere - disse un altro.

- Adagio, compagni - disse un terzo. - La stufa è abbastanza ampia per nascondere più d’un uomo.

Sandokan si era allora appoggiato contro le pareti pronto a dare un urto tremendo.

- Yanez - disse. - Preparati a seguirmi.

- Sono pronto.

Sandokan udendo aprirsi lo sportello s’allontanò di qualche passo poi si scagliò. Si udì un sordo screpolìo, poi la parete, sfondata da quella scossa poderosa, cedette.

- La Tigre! - gridarono i soldati, gettandosi a destra ed a manca.

Fra il rovinare dei mattoni era improvvisamente apparso Sandokan colla carabina in pugno e il kriss fra i denti.

Sparò sul primo soldato che si vide dinanzi, poi si scagliò con impeto irresistibile addosso agli altri, atterrandone ancora due, quindi attraversò la serra seguito da Yanez.