Lettera dell'Accademia degli Artificiosi a Girolamo Gigli
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«L’Accademia degli Artificiosi di Reggio di Calabria, da me nuovamente in quella mia patria fondata a maggior coltura di lettere sotto il consiglio di VS. Illustrissima, ed a norma della sua inclita Sanese Accademia Intronata, madre di tutte le italiane Accademie, debbe con più ragione di ogni altra concorrere nelle acclamazioni, ed interessarsi nelle glorie di Santa Caterina da Siena, e della sua letteratissima città natia. Onde è, che io in nome di tutti i miei Colleghi comparisco a tributare i sentimenti della comune venerazione loro alla dottrina angelica della Santa Vergine, la quale fu certamente colonna di fuoco accesa da Dio nel Cielo della Santa Chiesa per illuminare gli errori di quel secolo perverso e scismatico in molte Provincie cristiane, e fu similmente colonna di nuvola per distillare manna di saporitissima locuzione all’eloquenza volgare, mediante il dolcissimo sanese dialetto nelle divine prose sue mescolato, e la purità delle sue espressioni, colle quali la feconda e bene ammaestrata Verginella trovò tanta grazia appresso i Capi della Chiesa Romana, e diede forza a stabilirvi le colonne più vacillanti. Questa miniera di ricchezze della toscana più pura lingua stette per gran tempo nascosta, ed alterata nelle passate impressioni delle divine opere della Santa, per colpa de’ librai disattenti, come osservò il Corbinelli, e come più diffusamente voi ci avvisate nelle vostre erudite prefazioni, ed il Padre Federico Burlamacchi nelle sue dottissime annotazioni alle lettere della Santa ci vien significando. Onde gran mercè se ne debbe allo zelo che aveste voi, Illustrissimo Signore, per l’onore della Santa e di Siena, da cui foste sollecitato a promuovere con tanto dispendio d’oro e dei vostri sudori, dell’oro medesimo più pregevoli, un’impresa delle più utili che a’ dì nostri fatte si veggono, a benefizio insieme della pietà, e della toscana più scelta locuzione. E voi medesimo assaggiate il frutto delle vostre gloriose fatiche, mentre appena usciti i primi libri di queste prose ammirabili, riconoscete il pubblico gradimento nell’uso che tutti i volgari più letterati scrittori viventi fanno delle voci cateriniane, finora seppellite ed escluse (non sappiano se per negligenza o invidia al vostro sanese idiotismo) da’ compilatori del Vocabolario Fiorentino, che non vollero quasimente cogliere altri fiori, per inghirlandare l’italiana eloquenza, se non que’ soli nati nelle rive dell’Arno; al par del quale la vostra Arbia feracissima di grazie di dire, e popolatissima de’ coltivatori delle buone arti, ne produsse degli altrettanti odorosi e vaghi, siccome voi ci dimostrate nello strepitoso Catalogo degl’insigni scrittori Sanesi volgari vostri concittadini, riferiti nel vostro sanese giornale al giorno ultimo di maggio. Il che pure tutte le oltramontane nazioni confermano nel concorso, che sempre più di loro si vede alle vostre Accademie: potendosi anzi dire che ogni privala casa di Siena sia un’Accademia di ben parlare, ed un Areopago del buon viver cristiano, secondo che si vede nella numerosa serie de’ servi di Dio, la chiarezza de’ quali (disse il gran Cardinale Federigo Borromeo) fa distinguere il vostro benedetto paese fra gli altri, nel modo che la via lattea tanto spessata di stelle fa scomparire le altre parti del Cielo. Di tutto questo rimasi bene informato nella stanza, che io ho fatta di quarant’anni in Roma, dove la vostra studiosa e spiritosa nazione nobilissima non è seconda a quante qui ne concorrono da ogni parte: onde per sete di ritornarmene alla mia patria arricchito delle virtù de’ vostri Cittadini, de’ quali epilogate in un medesimo tutti i pregi più sparsi, ho fatto sempre raccolta da’ librai di quanti sanesi scrittori vi ho ritrovati, confortandomi che questi sieno fra i migliori capitali della mia libreria Spizzicagigliana, la quale, come sapete, ad uso de’ poveri studiosi dovrà aprirsi nella città mia di Reggio, e di tal nome ho voluto chiamarla. Viva dunque la Santa Maestra Caterina Benincasa, viva il dialetto sanese, e viva il vostro nome tanto benemerito della letteratura di quest’età; il quale dietro all’ale di questa Serafina andrà a risplendere nel medesimo lume di lei, dentro del quale la nostra Accademia Reggina spera di fare qualche comparsa, mediante questo voto di solenne ossequio, che viene oberendo (sic) fra i voti di tutta la repubblica letteraria all’altare della sapienza della Sposa e Discepola eletta del Verbo incarnato, alla quale raccomandando gli avanzamenti della nostra Artificiosa nascente Adunanza, che giurerà sempre in verbis Magistrae, mi sottoscrivo per parte di tutto il detto Collegio alunno avventuroso dell’Accademia Sanese, e di tutta la sanese letteratura.
Roma, 30 Giugno 1719.
Divotis: Obbligatiss: Servit.
Abbate D. Antonio Spizzicagigli, Decano e Prima Dignità della Chiesa Metropolitana di Reggio in Calabria, vostro Collega in Arcadia, Fondatore dell’Accademia degli Artificiosi, e della Libreria Spizzicagigliana per li poveri studenti, ecc.