Lettera di Arturo Graf a Mario Rapisardi (8 marzo 1882)

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Arturo Graf

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Illustre Collega,

A nome di questa Facoltà di Lettere le domando se Ella acconsentirebbe a far parte della Commissione che sarà chiamata a giudicare del concorso per la cattedra di letteratura italiana lasciata vacante dal Gnoli.

Io sono tra i concorrenti, e a tale proposito mi permetto di esporle assai brevemente alcuni fatti, che sarà bene sieno a sua notizia nel caso che Ella creda di dovere accettare l’incarico. Quando il Gnoli fu nominato io avevo già tenuto per quattro anni in questa Università l’insegnamento della letteratura italiana, con quale frutto la Facoltà a cui appartengo può dirlo, che non si stette mai dall’insistere, con tutti i mezzi ch’erano in poter suo, perchè mi fosse conferita la cattedra in modo stabile. Ritiratosi il Gnoli andai a Roma, dov’ebbi le più formali promesse. Mi si conferiva la cattedra di letteratura italiana e mi si lasciava sotto forma d’incarico anche l’insegnamento che ho. Partii da Roma su queste assicurazioni, che tornarono vane assai presto. Il Carducci, per favorire il Chiarini, ottenne che si riaprisse il concorso, ed ella sa che cosa sono i concorsi.

Avendo lei nella Commissione sarei sicuro di averci un uomo libero e giusto, che non ha clientele, e non appartiene a nessuna camarilla.

Io posso dissentire da lei su qualche punto di dottrina filosofica; ma creda che non ha in Italia un ammiratore più caldo di me.

Voglia avere la gentilezza di rispondermi il più presto che può, e mi creda suo dev.mo

A. Graf

Torino, 8 marzo 1882