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Lettera di Arturo Graf a Mario Rapisardi (8 marzo 1882)

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[p. 150 modifica] [p. 151 modifica]dottrina filosofica; ma creda che non ha in Italia un ammiratore più caldo di me.

Voglia avere la gentilezza di rispondermi il più presto che può, e mi creda suo dev.mo

A. Graf[1]

Torino, 8 marzo 1882


G. ZANELLA


Illustre Professore,

Vicenza, 1. 9bre 1887

Anni sono io leggeva in Napoli il suo Lucifero: m’era compagno nella lettura il povero Andrea Maffei. Quante volte io mi sono doluto che tanto ingegno e tanta ricchezza d’immagini fossero profusi in argomento tanto discordante dalle comuni credenze! Dicevamo insieme: un uomo che con tanta verità di colorito dipinge la natura, perchè perdersi in fantasie strane e inverosimili? Anche nel volume, che la sua cortesia volle donarmi, ho trovato alcuni passi, che mi han fatto ripetere lo stesso lamento: perchè tutte quelle poesie non arieggiano il Febbraio? Perchè le due prime strofe dell’ode Stelle cadenti non dànno l’intonazione a quelle che seguono? Le due terzine che chiudono il sonetto All’Etna non sono di una bellezza unica? Perchè ella che sa scrivere a quel modo (so di aver letto altre più brevi poesie dello stesso candore), perchè non iscrive sempre così?

Illustre professore! Perdoni se io le parlo così schiettamente; ma coi pari suoi si può parlare a fidanza. Pensi che il popolo italiano ha bisogno di una fede, di quella fede che fece grandi i nostri comuni nell’età di mezzo. Ammetto che la civiltà abbia le sue esigenze, ma non


Note

  1. Questa lettera che io di già avevo inclusa nella presente raccolta pronta per la stampa, ebbi a mandarla ad Anna Defferrari che la pubblicò nel suo Arturo Graf, (Milano, Soc. Ed. Dante Alighieri, 1930).