Lettera pastorale in occasione della Quaresima per l'anno 1830 (Morozzo della Rocca)/Enciclica "Traditi humilitati nostrae" (Pio VIII)

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Papa Pio VIII

Enciclica “Traditi humilitati nostrae” ../Pastorale 10 febbraio 1830 (Morozzo della Rocca) - Prima parte ../Pastorale 10 febbraio 1830 (Morozzo della Rocca) - Seconda parte IncludiIntestazione 4 marzo 2015 100% Cristianesimo

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Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, e Vescovi

PIO PAPA VIII

VENERABILI FRATELLI

SALUTE, ED APOSTOLICA BENEDIZIONE


Presti a prendere in questo medesimo giorno, giusta la usanza degli antenati, nella Basilica Lateranese il possesso del Pontificato, alla Nostra tenuità creduto, Noi con vero gaudio spandiamo il Nostro cuore sopra di voi, Venerabili Fratelli, i quali in amministrazione cotanta ajutatori ci diede Quegli, che e le qualità de’ posti, e i momenti dei tempi in mano si tiene. Perocchè non solo è per Noi grata cosa, e gioconda l’aprirvi i più reconditi affetti, onde è commosso verso di voi l’animo Nostro; ma, che è più, [p. 8 modifica]torna eziandio a salute della Cattolica Chiesa lo investigare insieme, mercè la scambievole comunicazione dello Spirito, que’ mezzi, che ravvisiam più accomodati a partorirle vantaggi ogni dì maggiori. Questo uffizio certamente a Noi si appartiene, che nella persona di S. Pietro fummo per divin provvedimento dallo stesso Autor della Chiesa preposti a pascolare, a reggere, ed a governare non pur gli agnelli, che è il popolo cristiano, ma e le pecore, che sono i Gerarchi.

Ci gode l’animo certamente, e diam laude, e benedizione al Prence de’ Pastori, che alla guardia del suo gregge fe’ sorgere Pastori siffatti, che a guidarlo sulle strade della giustizia lungi da ogni pericolo ogni lor cura adoprano, ed ogni lor pensiero, disposti a non perdere alcuno di quelli che ebbero dal Padre in loro custodia. Perocchè molto bene conosciamo, Venerabili Fratelli, la Fede robusta, il vigile zelo della Religione, la santità mirabile di vita, la rara prudenza, onde siete armati. Laonde da così bella corona di Cooperatori imperturbabili, Noi con secura fidanza ci aspettiamo venture liete per Noi, liete per la Chiesa, liete per questo santo Seggio; ed una così dolce speranza a Noi fa cuore, che nella somma gravezza del posto tremiamo, e sotto il peso oppressi di cure difficoltosissime ci conforta, e solleva. Affinchè però non paja, che Noi cerchiamo di spronarvi, mentre già con passo celere, e volonteroso correte, ci astenghiamo volentieri dal farvi un lungo discorso, che miri a richiamare al pensiero e quel che ognuno pel buon governo della sua Chiesa aver debbe sotto gli occhi, e quel che da’ Canoni è prescritto, [p. 9 modifica]‘’onde non si scosti alcuno dalla custodia del gregge a sè affidato, ed una assicurata e guardinga attenzione, e diligenza si adoperi nello eleggere i Ministri delle cose di Dio; e facciam voti piuttosto al Dio Salvatore, perchè colla possentissima sua mano vi regga, e le azioni vostre, e i vostri sforzi benedica, e coroni di prospero successo.

Ma comecchè in voi ci consoli Iddio mercè di questa vostra virtude, Venerabili Fratelli, tuttavolta ancor ci bisogna vivere in affanni, perchè ben ci avvediamo, che i figli di questo secolo ci suscitano la più amara amarezza anco in seno a pace profonda. Parliamo, o Fratelli, di cose che son conte, che son manifeste, che piangiamo con lagrime comuni, che perciò dobbiamo con comune impegno correggere, diradicare, abbattere. Parliamo degli innumerevoli ingegni della menzogna, e delle massime di perversa dottrina, onde non già con coperti modi ed occulti, ma il più delle volte con aperto, e rabbiosissimo ardimento si assalta la Fede Cattolica. Voi ben sapete come ribaldi uomini ruppero alla Religione la guerra coll’armi della filosofia, della quale si millantano Maestri, e d’orgogliosi sofismi giusta la dottrina del mondo studiati, e sparsi. Ond’è che sopra ogni altra si tribola questa Nostra Sede Romana, su cui sedette il beatissimo Pietro, e Cristo vi collocò di sua Chiesa il sostegno; e vannosi rompendo ogni dì a poco a poco i legami della santa unità. Si cerca di avvilire per ogni dove l’autorità della Chiesa, e fannosi argomento d’odio e di dispregio i Ministri del Santuario. I precetti più santi son vilipesi; [p. 10 modifica]si beffeggiano le divine funzioni, e divenuto esecrazione dell’empio il culto di Dio1; le cose che sanno di Religione in conto si tengono di favole anili, e vane superstizioni dei Sacerdoti. Pur troppo ruggirono contro Israello terribili leoni2, piangendo lo diciamo; collegaronsi pur troppo contro il Signore, e contro l’Unto di Lui; pur troppo gridarono gli empi: Struggetela, struggetela fino da’ suoi fondamenti3!

Mirano a questo colle orridissime lor trame i sofisti di questa età, che niuna differenza ammettono tra le diverse professioni di fede, e pensando che qualsivoglia Religione apra egualmente a tutti il porto della eterna salute, tacciano da leggieri e da stolti coloro, che abbiurando la Religione in che furono allevati, n’abbracciano un’altra, fosse pur la Cattolica. Ah, orribile mostro d’empietà, che è questo! poichè ugual lode, e prerogativa di giustizia e di rettitudine comparte alla verità ed all’errore, alla virtù ed al vizio, alla onestà ed alla turpitudine. Mortifero senza dubbio è questo sistema della indifferenza delle Religioni, sistema dal solo lume della natural ragione rigettato, la qual ne avvisa, che di Religioni tra loro discordi, se l’una è vera, l’altra di necessità è falsa; e che nulla società può esservi tra le tenebre e la luce. Contro le insidie di questi astuti nemici bisogna, o Venerabili Fratelli, far avvertiti i popoli, che sola è [p. 11 modifica]vera la professione della Cattolica Fede, mentre solo un Signore ci grida l’Apostolo, sola una Fede, un Battesimo solo4; che profano è quegli perciò, il quale si mangia dell’Agnello fuori di questa casa, come Gerolamo diceva5; e che, imperversando il diluvio, sommerso perirà chiunque non si troverà nella Noetica Arca. Perocchè dal nome di Gesù in fuori, un altro agli uomini non fu conceduto, nella virtù del quale ci bisogni ritrovare la nostra salvezza6; e sarà salvo chi avrà creduto, e chi non avrà creduto, sarà condannato.7

Egli fa mestieri altresì di vegliare ben bene contro gli scaltri accorgimenti di quelli, per opra de’ quali, pubblicatesi senza la osservanza delle salutevolissime regole della Chiesa novelle traduzioni della Bibbia, e queste astutamente stiracchiate ad un senso corrotto dietro il dettame dello spirito privato, per tutto si divulgano i santi libri in lingua volgare, e vannosi con incredibile, e grandissima spesa distribuendo gratis anco a’ più rozzi popoli con entrovi talvolta pure maligni commenti, affinchè si abbiano a bere i semplici mortale veleno là, dove egli s’avvisan d’attignere acque di salutifera sapienza. Già altra fiata, ed è gran tempo, volle la Sede Apostolica, che fosse il cristiano popolo di quella gravissima ferita avvisato, che con questo mezzo vien fatta alla [p. 12 modifica]Cattolica Fede; e gli autori fulminò di danno cotanto. Laonde quello, che colle regole dell’Indice, per ordine del Concilio Tridentino pubblicate, e dalla istessa Congregazione dell’Indice fu statuito8, or si richiama alla memoria di tutti; ed è, che non hanno a permettersi in lingua volgare versioni della Bibbia fuorchè quelle, che sieno state dalla Sede Apostolica approvate, e con note tratte dai Ss. PP. della Chiesa stampate. Perocchè il sagro Senato di Trento a raffrenare gli uomini di petulante ingegno decretò, che nelle cose della Fede, e de’ costumi alla edificazion pertinenti della Dottrina Cristiana non osi alcuno, nella propria prudenza confidato, torcere a seconda de’ suoi pensamenti la sagra Scrittura, o tradurla contro il senso cui tenne, e tiene la S. Madre Chiesa, ovvero interpretarla contro l’unanime consentimento de’ Padri.9 Or comecchè chiaramente apparisca, che per queste ordinazioni canoniche cotali trame contro la Fede Cattolica furono molto prima sventate; ciò non pertanto gli ultimi nostri Predecessori di felice ricordanza, premurosi della salvezza del popolo cristiano, si diedero con gravi Lettere in proposito a reprimere in ispezieltà questi attentati nefandi, che Eglino già vedevano propagarsi per tutto.10 Con queste armi voi pure, Venerabili Fratelli, di combattere studiatevi le battaglie del Signore in mezzo a [p. 13 modifica]pericolo sì grave della sagra dottrina, onde non avvenga, che nel vostro gregge si diffonda siffatto veleno mortale colla rovina specialmente de’ semplici, e degli imperiti.

Tolta poi di mezzo questa corruzione delle sagre Lettere, egli è vostro dovere, Venerabili Fratelli, rivolgere le vostre cure contro le segrete società di quegli uomini faziosi, i quali nemici di Dio, e dei Sovrani ad altro non agognano, che a distruggere la Religione, a rovesciare i Troni, e mettere in trambusto il mondo universo, e ad aprire, rotto il freno della Fede verace, la strada ad ogni iniquità. I quali ingegnandosi colla scrupolosa osservanza d’un segreto tenebrosissimo a tener celata la tristizia delle loro adunanze, e le deliberazioni, che in queste si pigliano, per questo stesso motivo misero nei cuori un grave sospetto di quelle turpitudini, che dappoi col favore de’ tempi infelici sboccarono, come da un pozzo dell’abisso, a sommo disastro della Religione, e degli Stati. Laonde coteste sette segrete, qualunque fosse il nome, che elleno portavano, furono percosse con replicato anatema dai Sommi Pontefici Nostri Predecessori Clemente XII, Benedetto XIV, Pio VII, Leone XII11 (al quale Noi fummo con meriti di gran lunga minori surrogati) per via di Lettere Apostoliche a questo fine dettate; il cui prescritto Noi confermiamo colla pienezza della Potestà Apostolica, ed ordiniamo, che venga al [p. 14 modifica]tutto osservato: nel che, a procacciare, che dalla congiura di sette cotali non ricevano alcun danno nè la Chiesa, nè gli Stati, Noi con ogni Nostra premura, ed ajutati in opra di cotanto rilievo dalla cotidiana vostra vigilanza, che chiamiamo in soccorso, attenderemo, armati di zelo, e nella concordia dello Spirito, a difendere valorosamente la nostra causa comune, o per parlare più rettamente, la causa di Dio, e ad abbattere le trincee, che la corrompitrice empietà d’uomini nequitosi ci oppone.

Deliberammo di parlarvi qui appunto specialmente di un’altra fra le segrete società, che non ha guari, è sorta per infettare gli animi de’ giovinetti, che ne’ Ginnasj, e ne’ Licei sono allevati. Sapendo troppo bene costoro come le menti, ed i costumi degli allievi si formano secondo i precetti dei loro Maestri, precipuo, ed astuto loro pensiero si è quello di aggregar Maestri malvagi, che per mezzo di dottrine dallo Spirito di Dio disformi guidino ai sentieri di Baal i loro scuolari. Il perchè avviene, che Noi con gemiti veggiamo la sfrenatezza di questi giovanetti già a un punto tal pervenuta, che, deposta la riverenza della Religione, la norma dei costumi rigettata, combattuta la santità della dottrina più pura, conculcate le prerogative della sagra e civile Potestà, oggimai non hanno più eglino veruna vergogna di ribalderie, di errori, di attentati; e dire possiamo a buon dritto col Magno Leone, che per costoro la menzogna è legge, Religione il demonio, Sagrifizio la laidezza.12 Lungi cacciate [p. 15 modifica]dalle vostre Diocesi, o Fratelli, queste sciagure; e col vostro credito, e colle vostre aderenze adopratevi in guisa, che alla retta educazione della gioventù sien preposte persone non solo per la scienza di lettere, ma ancora per condotta, e pietà commendate.

A questo però con più vigile cura attender dovete nei Seminarj, la economia de’ quali fu tutta a voi particolarmente dai Padri di Trento assegnata.13 Perocchè denno di là essere tratti coloro, che ben addestrati alla osservanza della disciplina cristiana ed ecclesiastica, ed allo insegnamento della sana dottrina, sappiano mostrare così fatta pietà nello eseguire le sagre funzioni, così fatta scienza nello ammaestrare i popoli, e nei loro costumi gravità così fatta, che anche dagli estranei debba essere lodata la loro elevazione al sagro Ministero, ed eglino stessi colla eloquenza della loro virtù sieno atti a correggere con frutto coloro, che dal sentiero si scostano della giustizia. Sì questo dallo zelo, onde ardete pel bene della Chiesa, Noi esigiamo, che cioè nello eleggere i Rettori delle anime ponghiate ogni vostra diligenza, mentre dall’ottima scelta de’ Parochi più che da ogni altra cosa dipende la salvezza de’ popoli, e niente accade più dannoso alle anime, che l’essere governate da persone che non cercano la gloria di G. C., ma sì il loro interesse, o che poco robuste nella sana dottrina, vengono agevolmente aggirate da ogni vento, e il gregge non guidano [p. 16 modifica]ai pascoli salutari, che eglino stessi non conoscono, o dispregiano più tristamente.

E perciocchè vanno oltremodo per ogni parte crescendo i libri sommamente pestilenziali, per lo cui mezzo il linguaggio degli empi a guisa di cangrene14 propagasi in tutto il corpo della Chiesa, vegliate sul vostro gregge; ed a guardarlo dalla peste di cotai libri, di che altra più mortale non v’ha, non risparmiatevi alcuna fatica, e colle parole di Pio VII Nostro Predecessore Santissimo e Benefattore avvertite15 le pecorelle di Cristo alla vostra cura commesse, che debbano quel pascolo solo estimar salutevole, abbracciar quel solo, e di quel solo nutrirsi, a cui le invia la voce, e l’autorità di Pietro; ma quel pascolo, da cui questa le richiama e distorna, debbano estimarlo al tutto nocevole e pestilenzioso, averlo in grandissimo abborrimento; nè si lascino adescare da veruna apparenza, o pervertire da qualsivoglia lusinga.

Ma per la natura de’ tempi, in che ci abbattemmo, giudichiamo bene di raccomandare più caldamente che possiamo al vostro zelo per la salute delle anime questa cosa ancora: ella è, che premurosi della santità del Matrimonio, inspiriate nel vostro gregge una riverenza sì forte di quello, che mai non si commetta nulla che la dignità avvilisca di questo gran Sagramento; mai nulla, che alla integrità inviolabile del talamo disdica; mai nulla infine, che svegli alcuna dubbietà intorno alla perpetuità [p. 17 modifica]del vincolo conjugale. Or questo allora solamente avverrà, quando il popolo Cristiano sia con accuratezza ammaestrato, che il Matrimonio regolare si debbe a norma non pure della umana, ma e della legge divina; che esso non ha da essere considerato come cosa terrena, ma sagra; e che perciò esso rimane onninamente sottoposto alla Chiesa di Dio. Perocchè quella alleanza maritale, che prima ad altro non mirava che ad aver prole, ed allevarla pel secolo, ora, sendo stata da Cristo nostro Signore innalzata alla dignità di Sagramento, e di doni celesti arricchita, dando la grazia alla natura la perfezione, non tanto si gode d’aver da sè figliuolanza, quanto di poterla allevare per Dio, e per la Religione divina; e così di propagare si studia adoratori del Nume verace. Conciossiachè egli è manifesto, e certo che questa union maritale, di che l’autore è Dio, significa quella eterna, e somma unione che vi ha tra Cristo Signore, e la Chiesa; e questa strettissima società di marito e moglie è dessa un vero Sagramento, vale a dire un sagro segno di quell’amore eterno, che Cristo porta alla Chiesa sua Sposa. È forza pertanto che così sieno i popoli ammaestrati,16 e che loro si spieghi e quello che fu colle regole della Chiesa, e co’ Decreti dei Concilj prescritto su questo proposito, e quello che fu condannato, affinchè sappiano ciò eseguire che alla forza del Sagramento partiene, e non osino por mano temeraria a quello che la Chiesa già detestò; e [p. 18 modifica]qui con quella caldezza di affetto che possiamo maggiore, dalla vostra Religione chiediamo, che vogliate ciò condurre ad effetto con quella pietà, dottrina, e diligenza, che voi già vi avete.

Udiste, o Fratelli, le cose che Noi più d’ogni altro costringono a vivere anco oggidì negli affanni, Noi, che per essere collocati sulla Cattedra del Prence degli Apostoli, è giusto che sentiamo lo zelo della Casa universa di Dio: hannovi altre più cose, e gravi non meno, che lungo sarebbe qui noverarle, e voi assai ben le sapete. Freneremo Noi forse la voce in cotanta necessità della Cattolica Chiesa? O rattenuti da risguardi umani, ovvero torpidi per codardia, soffriremo in silenzio che venga lacerata la tonaca di Cristo Redentore, cui osi non furono dividersi tra loro gli stessi Crocifissori soldati?17 Tolga Iddio, o carissimi, che essendo il gregge in mille guise tribolato a morte, a lui manchi l’assistenza operosa dell’amante, e sollecito Pastore. Noi certo non dubitiamo, che voi non siate per fare più ancora di quello, che or vi scriviamo, e che co’ precetti, col consiglio, coll’opra, e cogli studj non siate per promuovere que’ mezzi, che contribuiranno a favorire, accrescere, e conservare la Religione avita.

Ma in mezzo a tanta asprezza di circostanze è da pregare ora specialmente in ispirito, e con molta ed assai fervida preghiera dimandare, che, risanando Dio le piaghe [p. 19 modifica]d’Israello, fiorisca per tutto la santa Religione, ed imperturbata conservisi la vera felicità dei popoli; ed il Padre delle misericordie i tempi del nostro Ministero mirando con guardo propizio, degnisi e di proteggere mai sempre, e pascere il Pastore delle sue pecorelle. I Sovrani potentissimi poi con quell’animo grande ed eccelso, di cui sono dotati, secondino le nostre cure, ed i nostri desiderj; e Quegli, che lor diede un cuore pieghevole, e pronto alla osservanza della sua santa legge, con novella aggiunta di celesti doni rafforzi i loro petti per forma che facciano con generosa ed intrepida virtù quelle cose eziandio, che tornino a prosperità ed a salute della Chiesa per cotante calamità afflitta.

Sì, queste grazie con supplici instanze chiediamo da Maria, Madre Santissima di Dio, la quale Noi confessiamo, che spense sola tutte le eresíe, e cui tra devote e calde congratulazioni salutiamo col titolo di Ajuto dei Cristiani, perchè in questo giorno appunto ridonò alla Città romana, dopo sventure d’ogni fatta, Pio VII, Santissimo nostro Predecessore. Oltracciò supplichiamo a Pietro Principe degli Apostoli, ed a Paolo compagno di lui, di non permettere che Noi sulla Pietra stabiliti, che la vera Chiesa attesta, mai non venghiamo scossi di là per veruno scompiglio, sendoci datore di tanto il Principe istesso de’ Pastori, Cristo Gesù Signor nostro, dal quale per le vostre Fraternità, e per le greggie a voi commesse preghiamo abbondevolissimi i doni della grazia, della pace, e del gaudio; e con molta tenerezza di cuore vi [p. 20 modifica]compartiamo in pegno del nostro affetto l’Apostolica benedizione.

Dat. da S. Pietro li 24 Maggio l’anno 1829, primo del nostro Pontificato.


Note

  1. Eccles.co I. 32.
  2. Gerem. II. 25.
  3. Salm. CXXXVI. 7.
  4. Efes. IV. 5.
  5. Lett. a Damas. Pap. num. XXXVII.
  6. Att. Apost. IV. 12.
  7. S. Marc. XVI. 16.
  8. Reg. IV dell’Ind., ed Aggiunta col Decr. dell’Ind. 13 Giugno 1737.
  9. Sess. IV. Decr. sulla sacra Bibb.
  10. Si leggano fra le altre le Lett. Apost. di Pio VII ad Archiep. Gnesnen. 1 Giugno 1816. = ad Archiep. Mekilovien. 3 Settemb. 1816.
  11. Clem. XII. colla sua Costit. In eminentiBened. XIV. Costit. ProvidasPio VII. Costit. Ecclesiam a Jesu ChristoLeone XII. Costit. Quo graviora.
  12. Nel Serm. V sul Digiuno del X mese Cap. IV.
  13. Sess. XXV. Cap. XVIII sulla Rif.
  14. 3. a Timot. II. 17.
  15. Nelle lett. a tutti i Vesc. date da Venezia.
  16. Si legga il Catech. Rom. ai Parochi sul Matrim.
  17. S. Felice P. ai Vesc. di Oriente presso Ard. Tom. II.



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