Lezioni elementari di numismatica antica/Monete degl’Imperatori

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../Monete de’ Popoli, e Città IncludiIntestazione 1 aprile 2012 100% Da definire

Monete di famiglie Monete de’ Popoli, e Città

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P A R T E   I I


M O N E T E   I M P E R A T O R I E.


Le monete che appartengono a questa sezione tengono meritamente il primo luogo nella Numismatica, non solo pel loro argomento, quanto per la loro mirabile diversità, e la tratta de’ lunghi secoli, nei quali si estende. L’argomento che ne rappresenta i più grandi Monarchi, che abbiano figurato sul Teatro dell’Universo, desta naturalmente nell’animo un elevazione di sentimento; la quantità n’è quale si può aspettare da una potenza di così vasta estensione, e la varietà ne è così molti forme, come si può immaginarla in principi, che nelle imprese loro aspiravano alla rinomanza, non solo entro de’ confini romani, ma ancora presso alle nazioni straniere. E’ singolarmente degno di meraviglia il lungo spazio della monetazione Imperatoria; poiché non sono meno di 524 anni, che decorsero dal 48 innanzi la venuta di G. C. nel quale G. Cesare vittorioso a Farsaglia pose la prima base della Monarchia, infino all’anno di Cristo 476, in cui l’impero d’Occidente spirò sotto l’Imp. Romolo II; e quando vi si vogliano calcolare anche gli Imperatori Orientali, che regnarono fino al 1453, in cui da Maometto II fu presa Costantinopoli, il Romano Impero conterebbe 1500 anni, nella quale estensione le monete si succedono quasi senza venirne interrotto il corso.

Attesi i confini addottati per questa Operetta conviene ch’io mi ristringa a una piccola scelta dei pezzi migliori, arrestandomi all’epoca del regno dell’Imp. Caracalla, dopo il quale a dir il vero cessa la carriera brillante della Numismatica, sia quanto alla Zecca Romana, sia quanto alle altre dell’Universo.

Si vuole avvertito il principiante fin d’ora, che i Monarchi ritennero il diritto di coniare la moneta d’oro, e di argento, lasciando al Senato la privativa per quella di bronzo. Perciò s’incontra su di questa ordinariamente la nota [p. 35 modifica]S. C. vale a dire Senatus-Consulto, il che non si trova sugli altri due metalli.1

GIULIO CESARE.


La storia di quest’uomo straordinario è troppo diffusa è altronde così notoria, che per noi basterà l’attenersi alle di lui monete.

Dopo il predominio da lui usurpato, il Senato gli concedette di mettere il suo ritratto nella moneta, il che non era mai stato da prima accordato a nessun altro avanti morte. Egli vi apparisce col suo scarmo sembiante, e fronte calva; in grazia della quale seppe altresì estorcere la permissione di coprirla con corona d’alloro. (Tav. 3. n. 1.)

I Titoli annessi sono: PONTifex MAXimus. Per ottenere il supremo Sacerdozio egli prodigalizò tante somme anche alla scoperta fra il popolo, che nel prender congedo da sua Madre nel giorno dell’elezione, O voi mi vedrete ques’oggi, dissele, creato Sommo Pontefice, o discacciato da Roma. IMPERator. Per un doppio oggetto portò egli un tal titolo, 1. per la riportata vittoria, dietro al sistema già invalso a tempi della Republica, che ogni Generale dopo la vittoria veniva dichiarato Imperatore sul campo di battaglia, e ciò tante volte, quante erano le vittorie: Imperator, iterum, tertium, quartum etc. 2. in qualità di supremo arbitro nella Repubblica, sotto del quale aspetto nissuno prima di lui avea per anco usurpata una tale denominazione. Dietro al di lui esempio gl’Imperatori successivi l’hanno addottata in amendue i citati sensi. COS. vale a dire Console. Nell’anno, in cui fu ucciso, egli era Console già per la quinta volta. DICTATOR. Una dignità, sì cospicua, a’ giorni Repubblicani, gli fu attribuita dal Senato dopo la vittoria di Farsalia. L’anno in cui egli perì era stato riconosciuto per DICTATOR PERPETUO. PARENS PATRIAE. Anche questo fu un titolo adulatorio, che il Senato gli compartì. Perciò i di lui uccisori vennero proclamati Parricidae, e il giorno della di lui uccisione (cioè le idi di Marzo ) Parricidium. [p. 36 modifica]„ Testa di Venere )( CAESAR. Enea fuggente da Troja col Palladio nella destra porta colla sinistra sulle spalle il Padre Anchise. (Tav. 3. n. 2. ) „

Questa moneta ne offre la Dea Venere, il di lei Consorte Anchise, e il lor comune figlio Enea. Questi generò Giulo, ovvero Ascanio, da cui si pretesero discendenti i Giulj Romani. Il nostro Giulio Cesare istesso la faceva tanto da grande per questa supposta genealogia, che non si vergognò di sostenere pubblicamente nell’Orazion funebre da lui recitata per Giulia sua cognata, che la di lui consanguinità dalla parte di Padre partecipava co’ Numi immortali. Perciò egli portava l’effigie di Venere sua grand’avola abitualmente nell’anello; e il motto militare, ch’egli diede nella pugna Farsalica, fu quello di Venus Victrix, Venere vittoriosa.

„ CLEMENTIAE CAESARIS, Un Tempio. (Tav. 3. n. 3.) „

Cesare non solo perdonò generosamente a’ suoi nemici, quando ei gli ebbe in suo potere: ma gli innalzò pur anco a cariche insigni; come fece con Bruto, e Cassio, che poi furono capi della congiura contro di lui. Il senato ordinò pertanto per (ismoderata riconoscenza) l’erezione di un tempio, nel quale Giulio Cesare dovea venir rappresentato come una divinità, che porge all’altra, cioè alla Dea Clemenza, la mano.

„ DIVI IVLI. Testa di Cesare, sulla quale brilla una cometa, (Tav. 3. n. 4.) „

Sopra monete innumerabili, battute però dopo la di lui morte, ei viene denominato Divus, il che corrisponde a presso a poco al sinonimo Deus. In fatti a proposta di Marcantonio e di suo figlio addottivo Ottaviano, venne G. Cesare per decreto pubblico del Senato arruolato fra i Dei, nel che la plebe incantata dalle di lui straordinarie gesta facilmente convenne, particolarmente in grazia della Cometa, che apparve durante il settenario de’ giuochi funebri celebrati in di lui onore: tanto più, che non si trascurava di far credere al pubblico, non essere già quella una cometa, ma bensì l’anima di Cesare accolta recentemente in Cielo. Ecco la ragione della Cometa su questi tipi. Dietro al di lui esempio quasi tutti i Cesari di lui successori vennero dopo la loro morte collocati fra i Dei. [p. 37 modifica]

POMPEO il grande, e SESTO di lui Figlio.


„ MAG. PIVS IMP. ITER. Testa di Pompeo Magno. PRAEF. CLAS. ET. ORAE. MARIT. EX. S. C. Nettuno in piedi comprime una navicella col piè destro, e tiene colla man destra una prora. Di qua, e di là i due Pii fratelli trasportano i lor genitori. Su d’un’altra moneta Scilla cinta i lombi di cani marini, avventa un gran colpo di timone. (tav. 3 n. 6.) „

Dopo che Pompeo fu sconfitto da Giulio Cesare a Farsaglia, e assassinato nella di lui fuga in Egitto, Gneo, e Sesto di lui figlj, proseguirono la guerra a nome della Repubblica, e condussero in Ispagna una formidabile armata. Anch’essi però dalla fortuna di Cesare vennero superati a Munda. Sesto unicamente ne scampò vivo, e si ritirò nell’interno del paese fino a migliore momento. Dopo l’uccisione di Cesare comparì di bel nuovo, raccolse una flotta, e investì con tanto vigore Marcantonio, e Ottaviano, i quali agivano a Roma da Sovrani, che li ridusse coll’intercettare la navigazione, e le vettovaglie colà dirette, alla necessità di riconoscerlo per alleato, a cedergli la Sicilia, e ad accordargli il titolo Praefecti classis, et orae maritimae ex S. C.

Il diritto porta la testa di Pompeo Magno: ma l’epigrafe appartiene a Sesto di lui figliuolo. Vien denominato anche egli Magno, come titolo ereditato dal Padre. PIVS. Questo titolo s’appropriò egli stesso sotto il pretesto di avere impreso a combattere i nemici del Genitore, e a procacciare la sicurezza a que’ Romani Cittadini, ch. erano proscritti, applicandosi così il tipo ben noto de’ Pii Fratelli. IMPerator ITERum. Così pur volle chiamarsi per la seconda Vittoria sopra il partito opposto. La figura di Nettuno indica la vittoria di mare portata contro di Ottaviano, della quale andava così tronfio, che spacciavasi per figliuol di Nettuno, al che allude il motto frizzante di Orazio:

Ut nuper, actus cum freto Neptunius
Dux fugit ustis navibus

(L. Epodon. od. 9)

allorquando cioè questa prole Nettunia, battuta finalmente in mare da Augusto, vide incendiare le sue navi, e venne forzata ad abbandonar la Sicilia. Prima di questo però avendo egli superato Augusto nello Stretto di Sicilia, ne avea [p. 38 modifica]voluto Regnate la moneta coi simboli di Scilla, e Cariddi. Scilla vi compare da femina infino alla cintura, dalla quale si slanciano i cani, a indicare il tremendo pericolo dei naviganti.

MARCO ANTONIO.


Ecco un Uomo, in cui le virtù gareggiarono a renderlo famigerato. Ecco l’assassino del grande Oratore, e Filosofo Cicerone. Egli era già in gran considerazione presso di Giulio Cesare, e dopo la di lui morte ripartì con Ottaviano l’impero in modo, che ritenne per sua porzione l’Oriente. In causa delle sue pazze profusioni, e amoreggiamenti colla celebre Cleopatra, perdette la maestrìa primiera dell’arte guerresca, e della politica; talchè allorquando ebbe a cimentarsi con Ottaviano 29 anni avanti G. C. presso ad Actium, rimase disfatto, e si uccise da se medesimo un’anno dopo.

L’Epigrafe è d’ordinario M. ANTonius AVGur IIIVIR Reipublicae Constituendae. Talvolta appare col capo velato, e col lituo o verga ricurva in comparsa di Augure. Le parole IIIVIR. R. P. C. denotano il triumvirato esercitato da Marcantonio, Ottaviano, e Lepido, sotto il pretesto di rimettere la Repubblica nello stato antico.

„Testa di M. Antonio )( PIETAS. COS. Femina in piedi col timone e la Cornucopia, a’ cui piedi una Cicogna. (tav. 3 n. 7.)„

L’epigrafe del rovescio spetta a Lucio Antonio. Allorché Marcantonio di lui fratello andò in Oriente, lasciò addietro in Roma Lucio, sì per accudire agli affari suoi particolari, sì per tener di vista i movimenti di Ottaviano suo rivale. Egli sollevò in fatti gl’Italiani sì efficacemente contro di esso, che, prese le armi, ne seguì quella guerra di Perugia, che gli tornò a proprio danno. Il vocabolo PIETAS un cognome appropriatosi da L. Antonio a dinotare il suo interessamento per Marco Suo fratello. A questo allude il tipo della Cicogna per simbolo addottivo della Pietà; poiché di questo uccello si racconta, che prende ogni sollecita cura per la sussistenza de’ suoi genitori invecchiati.

„ M. ANTONIVS. IMPerator COSul DESIGnatus ITERum ET TERTium. Testa di Antonio coronata di edera. [p. 39 modifica]ra. La moneta è contornata da un giro di edera similmente. E’ d’argento, e si chiama Cistoforo. (tav. 3 n. 8.)

La corona ederacea spetta propriamente a Bacco; ma posciachè M. Antonio spacciavasi per quel Nume, gli Asiatici adulatori, dai quali venivan coniati i Cistofori, gli anno tessuto una corona somigliante anche nel contorno della Moneta. Venne fatto altrettanto nella Moneta del gran Re del Ponto Mitridate dagli Asiatici, i quali ricompensarono con questo tratto di adulazione quell’aria di protezione sovrumana, colla quale egli si mostrava destinato per divina ispirazione a liberarli dal giogo Romano. (tav. 6. n. 15.)

„ ANTONI. ARMENIA. DEVICTA. Testa di Antonio, dietro a cui la tiara Armenica )( CLEOPATRAE. REGINAE. REGUM. FILIORVM. REGVM. testa di Cleopatra, vicino a cui una prora, (tav. 3. n. 9.)

Antonio invitò maliziosamente Artavasde re di Armenia a venirlo a trovare, lo depose dal trono, e v’innalzò per Sovrano quello de’ proprj figlj, che avea avuto da Cleopatra. Perciò questa regina dell’Egitto, quale Marc’Antonio, ripudiando Ottavia sorella d’Ottaviano, avea dichiarata consorte, prese nella attuale moneta il titolo di Regina dei Re, e dei figli Reali, (cioè Madre).

OTTAVIANO, posteriormente AUGUSTO.


Cajo Ottavio in favore del testamento di Giulio Cesare, era stato adottato per figlio. Perciò assunse il nome di C. G. Cesare Ottaviano. Egli si batté subitamente di consenso del Senato col già potente M. Antonio, e lo sottomise. Benché vincitore venne ben presto a una riconciliazione, e istituito con esso lui e con Lepido il famoso Triumvirato sconfisse Bruto e Cassio gli ultimi difensori della Repubblica a Filippi di Macedonia. Con pari fortuna scacciò dalla Sicilia il fortissimo Sesto Pompeo, e fatto altrettanto nella felicissima battaglia d’Azio contro d’Antonio, e di Cleopatra, rimase dominante assoluto di tutto il Romano Impero.

I nomi ch’egli prese sulle prime sue monete furono per lo più CAESAR IIIVlR R. P. C. Un poco più tardi IMP. CAESAR. DIVI. FILIVS; vale a dire figlio di Cesare divinizzato. Sulle prime sue monete si mostra con un principio di barba, essendo costume Romano di non reciderla [p. 40 modifica]fino ai 20. anni, e anche dopo; cerimoniale accompagnato sempre da un festino donnesco.2

„ AEGYPTO . CAPTA . Un coccodrillo (tav. 3. n. 10.).

Dopo che Ottaviano ebbe sconfitta Cleopatra la inseguì nell’Egitto, e ne occupò il Regno, talché dessa privossi di vita come avea fatto il di lei Sposo M. Antonio poc’anzi. Il coccodrillo animale famigliarissimo al Nilo serve di simbolo all’Egitto.

Nell’anno 27 av. G. Ci allorquando il senato si radunò per decidere qual titolo si dovesse dare a Ottaviano, venne decretato il nome di Augustus in greco Σεβαστος Venerabile, nome che da prima imponevasi unicamente alle cose sacre. Tale fu l’origine di questo titolo addottato da poi da tutti gl’Imperatori. Non molto dopo gli fu aggiunta dal senato la TRibunicia Potestà, per la quale venne riguardato come oggetto sacro al pari degli antichi Tribuni della Plebe. Se ne prevalsero anche i di lui successori a denotare gli anni del loro Regno TR. POT. II, III. IV. ee. Dopo la morte di Lepido, il quale era Pontifex Maximus Ottaviano s’impossessò pure di questa importantissima dignità, nel che altresì lo imitarono i successori, come lo provano le due iniziali P. M. che tanto spesso occorrono sulle loro monete. Il senato immaginò poco dopo a di lui onore anche il titolo di Pater Patriae, il quale pur venne ordinariamente dai successori addottato. Dalla vittoria di Azio insino alla morte regnò quarantaquattro anni amato e pregiato dall’Universo per una serie di grandi, e gloriose gesta per lo più fortunate, eccetto che nella sua privata famiglia. Vedendosi senza prole maschile addottò in erede Tiberio suo figliastro. Le monete di quel Regno più rimarchevoli son le seguenti.

„ CAESAR. COS. VII. CIVIBVS SERVATIS. Testa di Augusto )( AVGVSTVS S. C. Un’aquila stringe una corona di Quercia, dietro cui due rami di alloro (tav. 3. n. 11.) „

Dappoiché Augusto ebbe coll’armi assicurato l’impero contro ogni nemica impresa, e col ristabilimento della pace [p. 41 modifica]interna guarentita la tranquillità del popolo, decretò il Senato, che fosse piantato alla di lui Casa un tronco d’alloro per le riportate vittorie, e una corona civica in segnale dei Cittadini salvati.

„ACTium IMP. X. Apolline togato in piedi colla Lira. In altra moneta SICILia IMP. X. Diana in corso coll’arco e saetta, (tav. 3. n 12. 13.)„

Amendue le monete vennero coniate in memoria delle sue precedenti vittorie, in grazia delle quali egli pervenne alla sovranità. La prima appartiene alla notissima vittoria presso il promontorio d’Azio, ove sorgea un tempio di Apollo. La seconda alla sconfitta che diede a Sesto Pompeo presso Artemisium, luogo consecrato a Diana (chiamandosi questa Dea Ἄρτεμις) per la quale egli sbrigossi di un sì pericoloso rivale. Queste due Divinità perciò divennero sue favorite, alla cui protezione egli si faceva un dovere di attribuire la sua fortuna.

„SIGNIS. RECEPTIS. Un soldato de’Parti in ginocchio restituisce un’insegna romana. MARS VLTOR in piedi, che in ciascuna mano sostiene un vessillo. CIVIBus . ET. SIGNis. MILITaribus. A. PARTHis. RECVPeratis. Un9 arco Trionfale (tav. 3. n. 14. 15. 16.)„

E’ nota la strage sofferta in Oriente da Marco Crasso allorché investì per orgoglio i Parti, nella quale egli perì col nerbo della Romana milizia, e caddero in potere nemico le sue bandiere. Per ben 33 anni restarono in mano de’ vincitori quelle insegne, fino a che Augusto forzò minacciosamente il loro monarca Fraate (Phraate) a restituirle in un co’ prigionieri tuttora viventi. Augusto edificò pertanto un tempio a Marte denominato Vltore, e vi fe riporre le ricuperate bandiere.

„Un cippo sul quale si legge S. P. Q. R. IMP. CAEsari QVOD. Viae Munitae Sunt EX EA Pecunia Quam IS AD Aerarium DEtulit. (tav. 3. n. 17.)„

Questa moneta denota il riattamento delle strade militari ordinato da Augusto col denaro conquistato sui nemici. Si osservi la nobile semplicità dell’Epigrafe senza bizzana di frase, e senza quell’ampollosità, per cui le iscrizioni moderne riescono in gran parte ridicole.

„IMP. XI. Un Capricorno „ (tav. 3. n. 18.). [p. 42 modifica]Questo animale è il segno della costellazione ben conosciuta del Zodiaco, e vien rappresentato qual capro nella parte anteriore, e nell’inferiore qual pesce. La figura propriamente parlando è quella del Nume Pan: ma dacché tutti gli Dei per paura del gigante Tifone si furono trasformati in altrettante bestie, anch’egli fece lo stesso, addottando questa forma capricciosa, che venne poscia inserita nei segni celesti. Vedesi il Capricorno spesse volte nelle monete Greche e Latine di Augusto, per essere egli nato sotto una tale costellazione. Anzi egli il prese a simbolo favorito, perchè gli Astrologi gli aveano predetto, che in grazia di questo Oroscopo de’ suoi natali egli sarebbe divenuto il Monarca di Roma.

Augusto eccitò il Senato a collocare fra gli Dei il trucidato Giulio Cesare, e diede con ciò l’esempio agl’Imperatori seguenti di prestare un tale onore ai loro antecessori, come già osservammo. Perciò Giuliano Apostata nella sua Satira chiamò Augusto un fabbricatore di bambocci, per avere empito il firmamento di tanti ridicoli ospiti. Un tale onore glielo decretò infatti il figliastro Tiberio, d’onde gli è provenuto sulle monete coniate dopo la morte il titolo DIVVS . AVGVSTVS. PATER in sembianza di un Nume vivente colla corona radiata, ovvero in maestosa figura sedente. Talvolta al rovescio rappresentasi il tempio che a di lui Onore venne innalzato.

MARCO AGRIPPA


Egli era uno de’ Personaggi più ragguardevoli dell’Impero. Egli si era dedicato intieramente a’ servigj di Augusto fin da principio, e Augusto era debitore a’ di lui eccellenti progetti, e serie vigorose misure, di aver trionfato dei due terribili avversarj Sesto Pompeo, e M. Antonio. Perciò gli diede Giulia sua figlia in isposa, e disegnò per successori all’Impero i due Nipoti Cajo, e Lucio, ch’ebbero la disgrazia di premorirgli. Agrippa finì la nobilissima sua carriera con lutto inesplicabile del Suocero, e di tutto l’Impero.

„M. AGRIPPA. L. F. COS. III. Testa di Agrippa cinto di corona rostrata )( S. C. Nettuno in piè sostiene colla destra un delfino, e colla sinistra il tridente, (tav. 3. n. 19.)„ [p. 43 modifica]L’uno e l’altro tipo appartiene alla vittoria riportata da Agrippa in mare, come abbiamo notato. Dopoch’egli ebbe sconfitto Sesto Pompeo, onorollo Ottaviano con una corona formata di rostri, la quale in latino dicevasi navalis, classica, oppure rostrata. Ne parla Virg. Eneid. L. 8

Parte alia ventis, et dis Agrippa secundis
Arduus agmen agens, cui belli insigne superbum
Tempora navali fulgent rostrata corona .

Per l’istesso oggetto vedesi nel rovescio Nettuno, e ciò con più vivace allusione, in quanto che Sesto Pompeo, che spacciavasi per di lui figlio, rimase sconfitto.

TIBERIO NERONE.


Figlio di T. Claudio Nerone, e di Livia; e figliastro di Augusto, dopo essere questa divenuta di lui Moglie. Egli contava poco, finchè vissero Cajo, e Lucio. Morti essi venne addottato all’Impero dal Patrigno, e regnò effettivamente dopo di lui. Il di lui governo durò 22 anni; la metà ultima dei quali consumolla in pazzi bagordi, e infamità nell’isola di Capri. Del restò egli si condusse mai sempre da maligno, avaro, e crudele Monarca .

I di lui titoli ordinarj sulle monete sono TI. CAESAR. DIVI. AVG. F. AVGVSTVS. P. M. COS. IMP, TR. POT. (tav. 3. n. 20.). Niente anno d’istruttivo le di lui monete fuorché la seguente .

„CIVITATIBVS . ASIAE . RESTITVTIS. Tiberio sedente con patera nella destra, e uno scettro nella sinistra . (tav. 3. n. 21.)„

Riferisce Tacito, ed altri, che sotto al Regno di Tiberio per ispaventevole terremoto si erano quasi totalmente Subissate 12 Città dell’Asia Minore, le quali Tiberio fece rifabbricare a proprie spese. Per attestato di riconoscenza gli venne poi eretta una statua, rappresentata in seguito sulla moneta coll’epigrafe apposta a indicarne l’oggetto.

GERMANICVS.


Figlio di quel Druso ch’era fratello minore di Tiberio. Possedeva tutte le qualità sublimi, che distinguono, e rendono pregievole un principe. Era un’eroe, un amico dell'umanità. [p. 44 modifica]Tanti pregi gli suscitarono la gelosia di Tiberio, che sotto pretesto di onorificenza lo spedì in Sorìa, dove dal Governatore Pisone a istigazione dell’Imperatore, come lo portava l’opinione comune, venne avvelenato: pel quale disastro tutto l’Impero ne andò desolato. Egli ebbe dall’incomparabile Agrippina sua Consorte tre figli, de’ quali due furono uccisi da Tiberio, e il terzo cioè Caio gli succedette.

„GERMANICVS CAESAR . Egli è in un cocchio trionfale)(SIGNIS . RECEPTis. DEVICTIS GERManis . S. C. Germanico in piedi tiene nella destra uno scettro Aquilifero. (tav. 3. n. 22).

Il diritto rappresenta il trionfo di questo Principe sopra i Popoli Germani, d’onde gliene venne il cognome; alché allude anche il tipo rovescio DEVICTIS . GERM. L’espressione precedente SIGNIS. RECEPT. denota le aquile Romane, e bandiere da Quintilio Varo state perdute nella battaglia contro i Germani condotti da Arminio. Allorché anni dopo si trovò Germanico in quelle contrade, e riseppe essere state in una selva nascoste quelle insegne, fattele diligentemente ricercare, le rinvenne fortunatamente a consolazione inesplicabile dei Romani. Perciò vien esso rappresentato sulla moneta coll’Aquila legionaria in mano.


CAJO CESARE.


Il di lui genitore fu Germanico, e la di lui madre Agrippina figlia di Agrippa il grande. Fu il solo de’ suoi fratelli, che riuscisse a sfuggire dalla gelosia crudele di Tiberio, e gli subentrò nel Trono. Regnò quasi quattro anni con sempre novelli indizj di un cervello sconvolto, e di una barbarie eccessiva. Si tirò addosso l’esecrazione pubblica, e venne al fine trucidato da Cassio Cherea. Venne denominato burlescamente Caligola, perché fin da fanciullo aveva preso in costume di portare la calzatura come i soldati.

L’iscrizione porta C. CAESAR. AVG. GERMANICVS P- M. etc. Dall’Avo Druso ereditò un tal nome destinato a segnalare presso a’ posteri le di lui vittorie in quella regione.

„AGRIPPINA . DRVSILLA. IVLIA . S. C. Tre femine in piedi ciascuna portando una cornucopia (tav. 3. n. 23). [p. 45 modifica]Quì vengono rappresentate le tre sorelle di Caligola Coi loro nomi vicini. Egli avea da principio mostrata loro la maggior propensione: ma poco dopo la convertì in tanto solenne disprezzo, che ne esiliò due in isola remota. Drusilla però ebbe la sorte di morire prima d’incorrere il rio destino dell’altre due sorelle.

„R. C. C. Scritto nel mezzo di una piccola monetina di rame (tav. 3. n. 24.)„

Augusto nelle strettezze di Finanze dello stato avea imposto sulle merci il vectigal centesimae; cioè l’uno per 100. Allorché Tiberio, conquistata la Cappadocia potè aumentare considerabilmente i redditi imperiali, dimezzò l’imposta riducendola a un mezzo per 100, ossia ad 1 sopra 200. Venne in testa a Caligola di abolire questa benché minima tassa, e perciò il Senato a memoria di tale beneficenza fe coniare questa moneta col tipo R. C. C. Remissae ducenteimae.


TIBERIVS CLAVDIVS.


Era figlio di Druso, e fratello juniore di Germanico. Allorché venne trucidato Caligola, e il Senato pensava ai progetto di ristabilire l’antica Libertà, egli si era nascosto di paura in un angolo del palazzo: ma scoperto da un soldato, e presentato alla Gran Guardia venne da questa proclamato Imperatore, e conseguentemente confermato dal Senato per necessità. Egli era estremamente timido e imbecille, sicché lasciossi totalmente raggirare dalle sue moglj; prima dalla famigerata Messalina, e poi da Agrippina e fino da’ suoi liberti, canaglia dichiarata, che lo indussero alle più solenni stravaganze, e crudeltà. Non di rado gli accadde invitare a pranzo taluni ch’egli avea fatto il giorno avanti appiccare, del che già più non si ricordava? A suggestione di Agrippina addottò per figlio quel Nerone per opra del quale venne poco dopo avvelenato in un piattello di funghi.

La di lui epigrafe è TI. CLAVD. CAESAR. AVG. GERM. etc,

„IMPERatore RECEPTO . Così sta scritto sulla porta del Castro pretorio (tav. 3. n. 25.).

„PRAETORianis RECEPTis. L’imperatore togato porge la destra a un pretoriano, che tiene l’aquila legionaria nella sinistra (tav. 3. n. 35)„ [p. 46 modifica] La prima di queste monete rappresenta Claudio prodotto dalla guardia del Corpo, riconosciuto Imperatore, e preso in protezione. La seconda mostra la corrispondenza di Claudio, che riceve le guardie sotto l’autorità sua, e ne riscuote il giuramento di fedeltà.


NERONE.


Figlio di Cneo Domizio Enobarbo, e della giuniore Agrippina figlia di Germanico. Quanto ai natali egli non avea alcun diritto al trono, dacché però ebbe Claudio sposata Agrippina, tanto seppe fare l’ambiziosa Donna, che lo condusse ad adottare codesto figlio, sebben’egli ne avesse avuto già Britannico da Messalina. Chiamasi perciò Claudio Nerone. Dessa fe morire Claudio avvelenato, e con segreti raggiri salire Nerone al Trono. Per quanto egli si distinguesse ne’ principi del suo governo sopra gli antecessori, diede ben presto il tracollo, e fe tale pessima riuscita, che basta nominare anche in oggi Nerone per esprimere un’epoca di crudeltà. Basti il dire, ch’egli fece uccidere il fratellastro Britannico legittimo erede della corona, e perfino la sua propria Madre. Egli portò all’estremo l’impudenza, e la frenesia. Giacchè in Roma stessa non si trovava alcuna via a disfarsi di un tale mostro, una porzione delle provincie proclamò Imperatore Sulpicio Galba Proconsole allora in Ispagna; per la quale nomina abbandonato Nerone da ognuno si scannò da se stesso.

I di lui nomi sulla moneta sono NERO. CLAVD. CAESAR. AVG. GERmanicus P. M. etc.

„CONGiarium I. Sopra di un’altra II. DATum POPulo. L’Imperatore sedente sul palco distribuisce donativi al popolo, (tav. 3. n. 27.)„

La parola Congiarium proviene da congius grande misura pei liquidi, come olio, vino ec. Poiché i donativi, che a que’ primi tempi facevansi al popolo in certe determinate occasioni consistevano in prodotti di questa natura, vennero acconciamente denominati Congiaria . Conservarono le suddette munificenze un tal nome anche in appresso, che si venne alla distribuzione di altri generi, grano, carni, e danaro. Se ne marco sulle monete la dinumerazione I. II. III. ec, secondoché più lungamente vissuto avea un’Imperatore, o avea piò generosamente trattato il pubblico. In quanto a Nerone egli portò in queste due occasioni lo scialacquo [p. 47 modifica]all’eccesso. Distribuì polize, per le quali toccavano in sorte mobili di gran valore, oro, argento, gemme, perle, e perfino possessioni, bastimenti, e isole intiere. In luogo del motto Congiarium leggesi spesso LIBERALITAS AVG. colla numerazione aggiunta, e colla rappresentanza di una femina, che mostra in alto la tessera, ossia la nota delle sudette polize.

„PACE. P. R. TERRA. MARIQue. PARTA • IANVM CLVSIT. Tempio di Giano con porte chiuse, (tav. 3. n. 28, )„

Quando Roma era in guerra, il tempio di Giano rimaneva aperto, e si chiudeva a guerra finita. Questo secondo fatto accadeva ben raramente, giacché per attestato di T. Livio era stato dalla sua erezione chiuso fino alla battaglia d’Azio una sola volta. Sotto di Augusto fu chiuso tre volte, e precisamente a’ giorni del nascimento di G. C. allorché tutto il mondo fu in pace. Egli è da questa moneta unicamente, che ci si fa sapere, qualmente anche sotto l’impero di Nerone il tempio di Giano fu chiuso.3

„PONT. MAX. TR. POT. Nerone passeggia in toga,, suonando la lira (tav. 3. n. 29.)„

Nerone avea se stesso in concetto di gran filarmonico, e pretendeva applauso di un canto che per la durezza della voce faceva pietà. Per questo si espose tutto pieno di se stesso sul teatro pubblico, non però senza aver date accorte disposizioni, affine di assicurarsi il comune incontro, avendo ripartite nelle logge degli spettatori persone venali, che ad ogni strofa gridassero battendo le mani evviva il nostro Apolline; mentre la parte più sensata della platea scoppiava dalle risa, o si arrabbiava. Portò tant’oltre questa sua manìa, che per attirare a’ suoi musicali talenti anche l’estere nazioni, intraprese lunghi, e dispendiosi viaggi nella Grecia, ove altresì diedesi in ispettacolo alle Città, le quali non si fecero pregare gran cosa ad esaltare tanto sublime impresa, e ad esaltarla con analoghe monete inscritte ΝΕΡΩΝΙ ΑΠΟΛΛΩΝΙ col di lui ritratto, come sulle monete latine.

„PORTus OSTiensis. il Porto di Ostia. (tav. 4. n. 1. )„ [p. 48 modifica]La citta d’Ostia giaceva alla bocca del Tevere, dalla quale posizione sortì il nome. L’Imperatore Claudio fondò a grandi spese tutto nuovo quel porto, al quale avea Nerone data forse l’ultima mano, quando lo fece rappresentare sulle proprie monete.


SERVIVS SVLPICIVS GALBA.


Era Proconsole in Ispagna, e oramai di età provetta, allorché venne da varie Provincie chiamato a prendere il posto dell’insoffribile Nerone. Egli non trovò dalla di lui parte alcuno ostacolo, perchè prima del suo arrivo in Roma quegli si era già privato ultroneamente di vita. Regnò soltanto 8. mesi, essendo stato trucidato per la sua soverchia tenacità dai Pretoriani, già guasti dalle prodigalità di Nerone.

La di lui epigrafe suol essere: SERvius SULPicius GALBA IMP. CAESAR. AVG. o simiglianti.

„HISPANIA . Donna in piè con manipolo di spiche, e papaveri; porta colla sinistra due lancie, e lo scudo. (tav. 4. n. 2.)„

La Spagna e le Provincie della Gallia erano da Galba predilette specialmente per essere state le prime a dichiararsi contro di Nerone a suo favore. I simboli della Spagna sono il suddetto manipolo a indicazione della fertilità di quel suolo; lo scudo rotondo, e le lance come nazionali armature.


LVCIVS SALVIVS OTHO.


Egli era voluttuoso e scialacquatore, e perciò caro a Nerone. Si mantenne da principio fedele a Galba; ma poiché vide ch’esso avea addottato Pisone, e gli andava così fallito il progetto formato di subentrargli al soglio, trasse con donativi i Pretoriani al suo partito, e vi salì coll’uccisione di Galba. Ne venne però precipitato appena tre mesi dopo dal competitore Vitellio, dopo quella sanguinosa battaglia, in cui Ottone si tolse di propria mano la vita.

La di lui epigrafe e IMP. OTHO . CAESAR. AVG. Non vedesi mai nelle monete Romane laureata la di lui testa, ma coperta soltanto da un parrucchino ricciuto, detto dagli Antiquarj Galericulo. (tav. 4. n. 3.) [p. 49 modifica]Tutto il mondo antiquario è informato ampiamente della rarità straordinaria delle monete di bronzo di questo Imperatore, senza saperne di più. Se ne danno benissimo in numero, non già battute in Roma, ma sibbene in Antiochia di Soria, e in Alessandria di Egitto; di conio romano però non se ne da alcuna in tale metallo, benchè se ne possano accennare ben molte d’oro, e d’argento battute nella Capitale dell’Impero col di lui ritratto, e nome. Tutti gli Ottoni in Bronzo, che voglionsi spacciare di fabbrica Romana sono impostura de’ Falsarj. Niente per altro di singolare sogliono offrire le monete di questo Imperatore.4


AVLVS VITELLIVS.


Egli era stato proposto da Galba alle Legioni stazionate nella bassa Alemagna, le quali offrirongli, contro la fede dovuta al legittimo loro Sovrano il trono, e ne lo misero anche in possesso, allorchè riseppero la di lui vittoria riportata contro di Ottone a Bedriaco, Ma poichè per la sua fierezza, e gli scialacquamenti, per lo più in quegli strepitosi bagordi, da’ quali provenne il motto coenae Vitellianae, si rese odioso, le Siriache Legioni elessero ad Imperatore Vespasiano, da’ cui soldati venne trucidato crudelmente dopo otto mesi, mentre si trovò derelitto da tutti.

La di lui epigrafe porta A. VITELLIVS. IMP. GERMANICVS. [p. 50 modifica]„ XVVIR . SACRis FACiundis. Un tripode, sul quale è un Delfino, e dissotto un corvo. (tav. 4. n. 4. ) „

Fra gli ufficj diversi che appartenevano al culto presso a’ Romani, questo pur v’era, i di cui ministri denominavansi Quindecemviri sacris faciundis. Loro solenne ispezione era di esplorare ne’ Libri Sibillini, a’ quali ripieghi si dovesse metter mano, allorché Roma si trovava in grave periglio. Il tipo ha perciò una piena relazione ad Apolline; perchè il tripode serviva alla Sacerdotessa, che seduta in Delfo annunziava gli oracoli; perchè il Delfino era quel pesce da cui avea preso il nome quella Città Capitale di Apolline; e perchè il corvo soleva mettersi a fianco di quel Nume in qualità di uccello presago dell’avvenire. Vitellio si appigliò a codesto tipo, perchè avanti di ascendere al trono copriva la dignità sacerdotale di Quindecemviro.


FLAVIO VESPASIANO.


Per la di lui perizia nell’arte militare gli era stata affidata la reggenza delle provincie più importanti; ed all’ultimo venne da Nerone deputato alla guerra Giudaica, durante la quale fu proclamato Imperatore dalle sue Legioni in luogo dell’indegno Vitellio, e ben presto lo riconobbero per tale anche le altre provincie. Fu allora, ch’egli lasciò a Tito suo figlio l’impresa dell’assedio di Gerosolima, e partì per Roma. Regnò 10 anni colla più grande riputazione di onestà, giustizia, e umanità. Gli venne opposta la taccia di tenace, anzi di avaro: ma sembra ch’egli vi fosse stretto da necessità, perchè l’erario trovavasi onninamente esaurito per le pazze prodigalità de’ suoi antecessori. Egli per altro eresse in Roma non poche fabbriche così sontuose, che si lasciò di lunga mano addietro gli altri Monarchi. Il tempio Capitolino novellamente riedificato, il tempio della pace, e l’Anfiteatro ne sono le pruove.

La di lui solita epigrafe è: IMP. CAESAR. VESPASIANVS. AVG.

„ JUDAEA CAPTA, oppure DEVICTA, oppure DE JUDAEIS . Una femina sedente sotto un albero di palma, colla testa penzoloni sulla mano, che la sostiene. (tav. 4. n 5.) „

Ecco l’immagine simbolica della Giudea, i di cui abitatori indocili, e rivoltosi dovettero alla fine dopo la presa [p. 51 modifica]sa di Gerosolima lor Capitale piegare il collo al giogo Romano per le vigorose, e severe misure prese da Vespasiano, e da Tito. Una tanto memorabile conquista cade nell’anno 70 di G. C. La palma è il simbolo della Giudea, e in questo aspetto apparisce anco nelle monete di Nerva.

„ Facciata di un sontuoso Tempio, nel cui mezzo siede Giove; Minerva alla destra, e alla sinistra Giuno. (tav. 4. n. 6.) „

Nelle turbolenze insorte a Roma negli ultimi giorni di Vitellio, allorché Vespasiano si avvicinava coll’esercito, s’appiccò fuoco in Campidoglio al Tempio di Giove. Appena salì in trono Vespasiano, e si recò a gloria di riedificare con tutta magnificenza quel Santuario dello Stato; e per infervorare il pubblico a una tale impresa, si fece egli stesso a sbarazzarne le ruine colle proprie mani. La maggiore spesa però ne fu addossata a’ Giudei. Poiché ciascuno di essi era tenuto per legge patria di contribuire due dramme, cioè il mezzo siclo per le decorazioni del Tempio in Gerusalemme, fu loro comandato di doverne rivolgere in appresso il pagamento per la manutenzione del Tempio Capitolino. Le tre citate Divinità furono collocate in quel tempio al modo istesso, che veggonsi sulla moneta, ove precisamente sopra di Giunone vien data la preferenza della mano dritta a Minerva. In Roma difatti si fecero a questa Dea i più distinti onori. Per questo il poeta Orazio parlando di Giove dice:

Proximos illi tamen occupavit
Pallas honores.

lib. I. od. 22.

Dietro al qual principio, fu assegnato sulla moneta di Antonino Pio l’istesso rango a queste tre Deità nel simbolo dell’ Aquila di Giove in mezzo, del gufo di Minerva a destra, e del Pavone di Giunone a sinistra.


TITO.


Primogenito, e successore di Vespasiano. Sotto alla di lui condotta venne felicemente finita la guerra Giudaica. Durante il suo Impero fece il Vesuvio la sua prima spaventosa esplosione, per cui soprafatte dalle lave, e dalle ceneri eruttate da quel Vulcano, rimasero sepolte le belle Città [p. 52 modifica]della Campania Ercolano e Pompeja, dove lasciò pure la vita il celebre Plinio Naturalista. Tito morì dopo due anni di regno, probabilmente di veleno propinatogli, per quanto si è sospettato, dal fratello Domiziano. Egli venne denominato la delizia del genere umano per le amabili sue qualità. Era uno de’ suoi detti favoriti, che un Sovrano mai non deve congedare nessuno scontento.

La sua epigrafe è IMP. TITVS . CAES. VESPASIAN. ovvero DIVI VESPasiani Filius AVG. P. M. etc. (tav. 4. n.7.)

„S. C. Tito sedente sopra una congerie d’armi. L’anfiteatro. (tav. 4. n. 8)„

Su di questa moneta vedesi il sontuoso Anfiteatro, la cui erezione venne cominciata dal Genitore, terminata, e dedicata dal Figlio. Esiste tutt’oggi in gran parte sotto il nome notissimo di Coliseo, e desso vedrebbesi per anco intero, attesa la grossezza dei massi dell’esteriore recinto, se nelle invasioni de’ Barbari non fosse stato metà demolito, e metà mal concio5. La magnificenza, e il circuito di questo prodigioso edifizio si può congetturare dalla valutazione del solo esterno recinto stimato più di tre milioni di Scudi.


DOMIZIANO.


Altro figlio di Vespasiano, e successore nell’Impero a Tito. Egli era propriamente il rovescio della medaglia di suo Fratello, ch’erasi mostrato tutto benignità, e dolcezza. Il di lui governo presenta scene alternative di barbarie, d’orgoglio, e vigliaccheria. Dopo 15 anni di furiosa tirannia venne trucidato dal suo Liberto Stefano a istigazione de’ congiurati. [p. 53 modifica]La di lui epigrafe suol essere IMP. CAES. DOMIT. GERM. P. M. ec.

„GERMANICVS, oppure GERMANIA CAPTA . Femina in lutto, siccome simbolo della Germania sedente sopra di un lungo scudo, sotto al quale una lancia spezzata.„

Domiziano entrò coll’esercito fra i Catti popolo Alemanno, che abitava lungo il Reno, e ben presto se ne tornò indietro senz’aver fatto nulla. Volendo egli ad ogni modo rientrare a Roma in figura di trionfante, e non avendo fatto prigionieri, de’ quali pur ne abbisognava un numero per contrassegno della Vittoria, prese a giornata gente pronta a fare per danaro ogni trista figura, che lasciatesi legar le braccia dietro al dorso, si misero al seguito del di lui Carro Trionfale. Bastò a Domiziano questa impostura per arrogarsi il titolo di Germanico, che non più volle dimettere in appresso; e poiché i Poeti sapeano quanto egli si facea grande di un tal nome, presero a far menzione di lui ben sovente sotto l’unica denominazione Germanicus, come se ne hanno esempj in Marziale.

„COS. XIV. LVDos SAECulares FECit scritto sopra di un cippo, presso a cui un candelabro, e un araldo colla sua divisa, (tav. 4. n. 9)„

Furono coniate sotto a Domiziano molte monete con tipi diversi, che han per oggetto i giuochi Secolari da lui celebrati nel XIV Consolato. Cotesti giuochi erano a Roma in molta considerazione, e a detta di Zosimo, che ne ha diffusamente magnificata l’istituzione, sovra di essi fondavasi la salvezza dello Stato. Augusto era stato il primo degli Imperatori, che gli avea celebrati nell’anno 737 della fondazione di Roma; al che alludono le di lui monete inscritte: IMP. CAES. AVG. LVD. SAEC. XV. S. F. vale a dire Imp. Caesar Augustus Ludos Saeculares fecit quindecemvir Sacris Faciundis, poiché l’ispezione di questi giuochi spettava a’ Sacerdoti di un tale titolo insigniti. Fu per tali giuochi sotto di Augusto, che Orazio compose il noto Carmen Saeculare

Phoebe, Sylvarumque potens Diana.

Dovevano celebrarsi ogni cento anni, e perciò gli Araldi, che prima andavano in giro ad annunziarli, invitavano il [p. 54 modifica]Popolo col formolario, che dovessero accorrere a veder giuochi non mai da alcuno più veduti, e che nissuno vedrebbe mai più. Non si stette però alla precisa formalità di un tale intervallo, poiché soli 6 anni dopo, cioè l’800. della fondazione di Roma, Claudio li ridiede: e perciò gli Araldi, che si presentarono coi solito cerimoniale vennero derisi, perché realmente comparvero sulla scena quegli istrioni medesimi, che aveano già fatta sotto Augusto la loro comparsa. Dopo altri anni 41. li ripetè Domiziano, come ce lo denota la moneta presente, e lo conferma lo Storico Tacito, ch’era di quel tempo uno de’ Quindecemviri, ed anco Pretore. Questi giuochi ricompaiono sulla moneta di Settimio Severo, e di Giulio Filippo, sotto dei quale si celebrò l’anno 1000. della fondazione di Roma.


NERVA.


Virtù, e probità lo portarono al Trono dopo la morte violenta di Domiziano. Accorgendosi egli però, che per l’età sua provetta era in poca stima de’ Pretoriani, addottò Traiano in Figlio, e morì nel 16. mese del suo governo.

La di lui epigrafe è IMP. NERVA . CAES. AVG. P. M. etc.

„FISCI. IVDAICI . CALVMNIA. SVJBLATA. Un’albero di palma (tav. 4. n. 10.)

Avevamo detto disopra nella moneta di Vespasiano, che gli Ebrei erano stati costretti a pagare per la riedificazione del Tempio di Giove Capitolino la tassa dalla loro legge ingiunta per gli ristauri del Tempio di Gerosolima. Cotesta tassa dagli Esattori di Domiziano era stata sopracaricata con vergognoso abuso. Nerva ne riformò l’eccesso, riducendola all’antico piede. Perciò leggesi in una tale moneta calumnia sublata.

„VEHICVLATIONE ITALIAE REMISSA . Due mule dietro a un carretto. (tav. 4. n. 11.)„

Sotto al termine Vehiculatio s’intendeva un carro, o barroccio a muli, che in Italia pel trasporto degli attrezzi militari doveano star pronti ad ogni necessità dello stato. Poiché questa specie d’imposta riusciva a’ paesani soverchiamente gravosa, seppe anche in questo 1’umanissimo Imperatore trovare un ripiego per addolcirla.

[p. 55 modifica]

TRAJANO.


Venne all’Impero senz’avervi avuto il menomo diritto, poichè non era in alcun modo consanguineo di Nerva; anzi egli fu il primo, che nato fuor dell’Italia pervenisse a dignità così elevata. Fu senza dubbio uno dei Monarchi più meritevoli, che regnarono in Roma in qualità di Padre dei popoli, di amico dell’Uomo, o di guerriero; nè mai Roma, così al di fuori come al di dentro, si trovò così grande, quanto sotto di Lui; e perciò non si è fatto alcun riflesso alla di lui eccessiva ambizione, o ad altri difetti. Sulla fine intraprese una spedizione contra i Parti: ma nel bel mezzo delle sue vittorie morì in Selinunte della Cilicia nell’anno 20. del suo Governo dopo avere addottato Adriano.

La di lui epigrafe era al principio: IMP. CAES. NERVA . TRAIAN. AVG. GERM. I nomi di Nerva, e di Germanico gli erano pervenuti dall’Antecessore addottante. Più tardi s’aggiunse il titolo DACICVS per le vittorie nella Dacia riportate, come or ora vedremo; e più quello di OPTIMVS datogli dal Senato ad onorificenza, per la di lui notoria bontà. Perciò trovasi tanto spesso nel rovescio delle di lui monete l’epigrafe S. P. Q. R. OPTIMO PRINCIPI. All’ultimo per la vittoria sui Parti vi si legge IMP. CAES. NER. TRAIANO. OPTIMO. AVG. GERM. DAC. PARTHICO.

„DACICVS, oppure DACia CAPta. Femina in lutto qual simbolo della Dacia seduta sovra uno scudo, sotto a cui una sciabla. (tav. 4. n. 12.)„

Decebalo re della Dacia, della quale la Transilvania moderna formava una parte, si era resa terribile a’ Romani fin a’ tempi di Domiziano. Questi veramente gl’intimò guerra: ma veggendo che la cosa piegava male, se ne cavo alla meglio, offrendo un tributo annuale. Non volendo Traiano offrire una tale ignominia penetrò con forze grandi negli Stati di Decebalo, e forzollo a chieder pace sotto condizioni onerose. Non tenendo egli parola, si venne a una seconda guerra, nella quale Decebalo sconfitto si diede la morte. La Dacia venne allora aggregata come Provincia Romana; e così ne derivò al vincitore il cognome di Dacicus, alche alludono pure le altre monete di Trajano DACIA. AVGVSTI. PROVINCIA. [p. 56 modifica]„DANVVIVS. Un fiume giacente ritiene colla destra un battello, e s’appoggia colla manca, a un’urna, da cui scorre acqua, (tav. 4. n. 13.)„

Tal era presso gli antichi la immagine de’ fiumi. Qui si rappresenta il Danubio siccome avente piena relazione colla guerra Dacica; dovendosi necessariamente passare per entrare sul paese nemico questo fiume, ha contribuito ben molto alla fama di Trajano, che vi fece costruire quel sontuoso ponte di Pietra, del quale ha asserito Dione, che potea servire di attestato, non v’essere impresa al mondo, cui l’umano ingegno non sapria condurre. E’ facile immaginare quali, e quante difficoltà dovettero superarsi pervenire a capo di un sì fatto edifizio sopra di un fiume tanto largo, profondo, e rapido. L’architetto ne fu Apollodoro di Damasco. Adriano successore al trono lo fe demolire sotto il pretesto, che i Barbari entravano per esso nelle terre de’ Romani con troppa facilità. Ma viene supposto aver egli fatto ciò per unica invidia della sublime impresa di Trajano. Se ne vedono anche oggi alcuni avanzi presso la così detta Porta di Ferro fra la Servia, e la Valllacchia.

„VIA. TRAIANA . Donna giacente, che tiene colla destra una ruota, e appoggia la sinistra sopra una rupe. (tav. 4. n. 14.)„

Trajano aprì con immense spese una strada fra le paludi Pontine, e la fe lastricare; d’onde gliene venne il nome Via Trajana. La ruota indica la commodità della corsa, e la rupe gl’imbarazzi tolti di mezzo.

„ALIMenta ITALiae. Trajano togato in piedi stende le mani sopra due fanciulli, che gli stanno a lato. (tav. 4. n. 15.)„

Piacque a Trajano di rimettere alquanto la popolazione d’Italia estremamente diminuita per le guerre civili. A tale oggetto assegnò de’ vasti fondi, perchè si mantenesse quantità di fanciulli coi redditi’annuali. Perciò disse Plinio nel panegirico fatto per questo Principe: paulo minus quinque millia ingenuorum fuerunt, quae liberalitas Principis nostri conquisivit, invenit, adscivit . Hi subsidium bellorum, ornamentum pacis, publicis sumptibus aluntur, patriamque, non ut patriam tantum, verum ut altricem amare condiscunt. Ex bis castra, ex bis tribus replebuntur etc. [p. 57 modifica] „FORVM. TRAIANI. Sontuosa fabbrica ornata di colonne, statue, e bassi-rilievi . (tav. 4. n. 16.)

„BASILICA . VLPIA. Superbo portico di molte colon-3, ne . ( tav. 4. n. 17. ) „

„S. P. Q. R. OPTIMO PRINCIPI. Colonna spirale,3 sulla quale sorge la statua dell’Imperatore. (tav. 4. n. 18.)„

Queste monete rappresentano le fabbriche magnifiche da Trajano erette, in Roma. La prima ne dà il celebre Forum Trajani, ai quale non bastando l’area comune, venne fatta appianare una porzione del Quirinale. Parlandone Ammiano Marcellino asserisce, che gli Dei medesimi se ne compiacquero, e l’ebbero in ammirazione. Nella seconda moneta vedesi la Basilica; sotto al quale vocabolo s’intende un’ampio edifizio ornato di portici, destinato alle assemblee pubbliche; a tenervi per esempio Tribunale di Giustizia, radunarvi il Senato etc. Ebbe il nome di Ulpia, perchè Trajano era di tale famiglia. Si ha nella terza moneta la colonna spirale elegantissima a bassi rilievi, che tuttora esiste al suo luogo. Vi sono scolpite le imprese capitali della guerra Dacica; ha d’altezza ben 140. piedi. Dessa era in mezzo al foro Trajano, e serviva nel tempo stesso a indicare l’elevazione del Colle appianato. Più tardi vennero in essa riposte le ceneri del morto Trajano.

„PARTHIA CAPTA, Un trofeo eretto fra due Parti prigionieri.„

„REX PARTHIS DATUS. L’Imperatore sedente su di un palco elevato impone il diadema al Re de’ Parti novellamente eletto, dinnanzi al quale una femmina coperta di berretta partica lo venera a ginocchio piegato (tav. 4. n. 19.)

„ARMENIA ET MESOPOTAMIA . IN POTESTATEM P. R. REDACTAE. Trajano armato in piedi, al cui lato sinistro giacciono due fiumi, al destro una femmina, in abito armeno. (tav. 4. n. 20. )

Trajano avea intimata guerra ai Parti ne’ suoi ultimi anni per l’unica passione di gloria. Dalla Sorìa si portò nella Mesopotamia, e nell’Assiria: battè i Parti dappertutto, vi creò dei Monarchi a suo piacere, vi fece varj stabilimenti, e si procacciò così il titolo imponente di Parthicus. A questo alludono le tre citate monete. La prima accenna la conquista della Provincia; la seconda mostra la scena a’ Romani tanto gradevole di vedere il proprio Imperatore [p. 58 modifica]insignorito de’ Parti soggiogati assegnar loro un Monarca, e costringerli ad accettarlo, e a prestargli omaggio. La terza tratta dell’Armenia, e Mesopotamia conquistate. Amendue le regioni vi sono caratterizzate co’ simboli loro proprj. Si conosce l’Armenia dalla Tiara in capo alla donna; e così la Mesopotamia dai due fiumi Tigri, ed Eufrate, nel cui mezzo è la Mesopotamia situata, dalla quale essa ne trasse il nome; poichè  μέσος significa mezzo, e ποταμός fiume.


A D R I A N O.


L’addottò in figlio Trajano nell’ultima malattia; e poiché ne morì, pochi giorni dopo restò Imperatore Adriano, portando al Trono qualità buone in parte, e in parte cattive. Fra le prime si dee valutare lo zelo instancabile, e gli sforzi continui per l’amministrazion dell’Impero. Amava la pace, e seppe anco guarentirsela col mantenere in esercizio perpetuo le Legioni, rendendole per tal via formidabili ai nemici. Egli favoriva, e proteggeva le scienze, e l’arti, dilettandosi egli stesso di pittura, di scultura, e di architettura. Per contrappeso egli era invidioso di chiunque avesse un merito superiore al suo in qualunque genere si fosse. Era maligno, e talvolta crudele; talché sugli ultimi anni si era communemente fatto odioso. Non avendo avuti figli addotto prima Lucio Elio, e poi attesa la immatura di lui morte, Antonino.

L’epigrafe solita è: HADRIANVS AVGVSTVS. Fu il primo degli Imperatori, che si lasciò crescer la barba, non per altro oggetto sicuramente, se non per essere riputato un Filosofo, e perciò conversava d’ordinario con personaggi di tal Professione, che in allora venivano detti Sofisti. Dopo di lui quegli altri Imperatori, che si piccavano di Filosofia, vollero egualmente andare barbuti. Costantino il Grande fu il primo da poi a deporla.

„1. AEGYPTOS. Donna sedente per terra . Tiene colla destra il sistro, e s’appoggia colla sinistra a un canestro di frutti. A’ di lei piedi v’è l’augello Ibis. (tav. 4. n. 21.)„

„AFRICA. Altra donna in simile positura col capo coperto della proboscide d’Elefante. Tien colla destra uno Scorpione, oppure accarezza un Lione. [p. 59 modifica]„DACIA. Donna sedente su d’uno scoglio con rescritto in una mano, e nell’altra una scimitarra.„

„HISPANIA. Donna sedente: tien’un ramo nella destra, ed ha un coniglio a’ piedi.„

„MAVRETANIA, Uno Scudiere tiene per le briglie un Cavallo.„

„NILVS. Il fiume barbuto giacente con varj attributi, cioè la Sfinge, il Cocodriilo, il Caval di Fiume (Hippopotamus), e particolarmente de’ fanciulletti nani, che gli scherzan d’intorno. (tav. 4. n. 22.); e così pure GERMANIA. ALEXANDRIA . NICOMEDIA ec.„

„2. ADVENTVI . AVG. AFRICAE. L’Imperatore in toga, e il Genio femminile dell’Africa colla proboscide in capo fanno libazione all’ara; e così pure ADVENTVI AVG. ALEXANDRIAE, oppure ASIAE, oppure CILICIAE (tav. 4. n. 23)„

„3. RESTITUTORI . ACHAIAE . L’Imperatore in toga porge la destra al genio dell’Achaja inginocchiato; nel mezzo vedesi posato un vaso da cui esce un ramo di palma; e così pure RESTITVTORI AFRICAE . ASIAE . ARABIAE . BITHYNIAE ec. (tav. 4. n. 24.)„

„4. EXERCITVS DACICVS . L’Imperatore a Cavallo fa un’allocuzione alle Legioni; e così pure EXERCITVS CAPPADOCICVS . BRITANNICVS etc. (tav. 5. n. 1.)„

Questa specie di monete e bella oltre modo, e istruttiva. Comprende quasi tutte le provincie Romane, e conferma la storia, che ci assicura avere Adriano impiegata la miglior parte del suo Governo in viaggi per le vaste Provincie dell’Impero. Egli viaggiava con piccola scorta quasi sempre a piedi, e a capo scoperto. Tutto volea osservare cogli occhj proprj, e dare egli stesso tutte le necessarie provvidenze. La prima classe di queste monete espone le regioni, città, e Fiumi, ov’egli passò. La seconda esprime il gaudio comune del di lui arrivo. La terza ne dà la rappresentazione allegorica delle beneficenze, colle quali sovvenne le Provincie oppresse. La quarta dinota le diverse Legioni ripartite nelle provincie, e la premura colla quale le manteneva in dovere, e in attuale esercizio.

Si osservino qui gli attributi diversi per distinguere le diverse Provincie. L’Egitto è munito del Sistro istrumento musicale formato di un cerchio ovale sostenuto da un manubrio, e traversato da varie mobili verghette dello stesso metallo temprate a consonanza in modo, che scuotendo l’istrumento, ne proveniva una specie di armonia. Questo [p. 60 modifica]era tutto proprio dell’Egitto, e quasi sempre in mano alla Dea Iside. Perciò scrisse Virgilio di Cleopatra

Regina in mediis patrio vocat agmina sistro.

Il tipo della Provincia dell’Egitto è altresì un canestro di frutti per alludere alla fecondità del suolo; e più l’augello Ibi poco diverso dalla Cicogna, il quale riscuoteva in Egitto gli onori divini, perchè la ripurgava dagl’insetti nocivi. Sotto il nome d’Ibi tanto Callimaco, quanto Ovidio composero delle poesie mordaci contro i loro avversarj.

L’Africa si fa distinguere colle diverse fiere, o animali apposti, coll’Elefante, collo Scorpione, e col Leone, che di quel clima ardente sono proprj.

La Dacia siede sopra una rupe a indizio della montuosità del Paese. La sciabla assai curva era l’arma propria de’ Daci.

Il coniglio è il tipo della Spagna, animaletto colà mirabilmente fecondo. Catullo Poeta parla della cuniculosa Celtiberia, perchè una tale provincia della Spagna ne abbondava.

Mauritania, in oggi Barbaria, si fa conoscere dal Cavallo. I Mauri equites erano già in riputazione anticamente, e anche in oggi i Cavalli migliori si hanno di là.

Il fiume Nilo era venerato qual Nume in Egitto, venendogli attribuita la virtù sopranaturale di sollevarsi annualmente sopra la sponda, e procacciare colla sua innondazione l’incredibile fertilità dell’Egitto. I di lui attributi sono la Sfinge, divinità comune agli Egizj, e formata di due nature, di Donna in parte, e in parte di Leone; il Cocodrillo, e l’Ippopotamo suoi soliti abitatori. La figura però del Nilo viene più vivacemente caratterizzata da quei 16. pigmei destinati a indicare i 16. cubiti, che il Nilo dovea inalzarsi nella sua escrescenza dal Letto per fertilizzare l’Egitto. Plinio si esprime in questo articolo assai acconciamente: „ justum incrementum est cubitorum XVI. In duodecim cubitis Aegyptus famem sentit; in XIII. etiam num esurit; XIV. cubita hilaritatem adferunt; XV. securitatem; XVI. delicias. „ Spesso nelle monete egizie viene denotato in lettere greche un tal numero cioè Ις, cioè 16, in segno che il Nilo in quell’anno avea fatta l’innondazione più estesa.

[p. 61 modifica]„ P.M. TR. P. COS. III. Tempio con Ercole fra due femmine, che si fissano in lui (tav. 5. n. 2.) „

Questo pezzo contiene una lezion di morale assai bella, il di cui autore, secondo attesta Senofonte, è il saggio Prodico. Mentre Ercole era ancor giovane, la virtù, e la voluttà in figura femminile l’istigavano a seguir ciascuna il loro partito. Ciascuna sforzavasi di preoccupare il di lui tenero cuore, e di vincere in quella lotta, nella quale rappresentavagli i vantaggj, che ne avrebbe raccolti. Ercole dopo qualche riflessione piegò l’orecchio alle insinuazioni della Virtù detta in greco Ἀρετὴ, in latino Virtus; col quale vocabolo ordinariamente intendesi virile coraggio unito a somma probità; e dappoichè l’Eroe si diede a seguirla, ne ottenne in premio l’Olimpo. Codesto tipo ha naturalmente qualche rapporto con Adriano, il quale avendo rinunziato ad ogni comodità del suo grado si era dedicato intieramente con laboriosi viaggi, e con una attività prodigiosa alla felicità delle Provincie.

„ LOCVPLETATORI ORBIS TERRARVM. L’Imperatore sedente su di un palco, e la liberalità in piedi vicina a lui, che versa la cornucopia de’ suoi tesori sopra due Cittadini (tav. 5. n. 3.) „

Un titolo di tanta onorificenza se lo meritò Adriano colla sua Liberalità. Di lui asserisce Dion Cassio, ch’egli molto donò a intiere popolazioni, molto a private persone, molto a’ Senatori, e a’ Cavalieri; poichè non aspettava d’esserne richiesto, ma sapea prevenire i bisogni di chiunque.

„ SAECulum. AVReum. P. M. TR. P. COS. III. Figura virile in piedi, che tiene in una mano la fenice, e nell’altra un’orbita, dalla quale è intieramente circondata. (tav. 5. n. 4.) „

I secoli riguardati come un determinato intervallo di tempo ebbero fino dall’antichità remota la loro diversa denominazione dalla diversa qualità dei metalli. S’eglino erano decisamente felici dicevansi Aurei tempi; e così gli chiamò Virgilio, facendo che Anchise predicesse anticipatamente ad Enea, che i giorni di Augusto riuscirebbero giorni d’oro;

.....Augustus Caesar Divum genus aurea condet
Saecula.

[p. 62 modifica]Secondo l’espressione panegirica della presente moneta il secolo di Adriano emulava quello di Augusto. La Fenice era per gli Antichi il simbolo della perpetuità, poichè secondo l’idea comune un tale Augello viveva più secoli. L’orbita dinota il Zodiaco, siccome carriera destinata al giro dei Sole.


ANTONINO PIO.


Venne addottato da Adriano, e ben presto gli successe al Trono per la di lui morte. Egli fu uno de’ migliori monarchi; poichè non solo per l’attività, e protezione delle Leggi, ma cogli esempj di probità personale estese la felicità fin nelle remote nazioni. Tanto per l’irreprensibile sua condotta, quanto per lo zelo amorevole di felicitar tutto il mondo egli ottenne fin da’ principi del suo Regno il nome di Pius. Regnò 23 anni con tanta riputazione, che il di lui nome fu addottato qual sacro da tutta la posterità, e anche da varj di lui successori per conciliarsi la popolare benevolenza, benchè non vi avessero alcun diritto.

L’epigrafe solita è: IMP. CAES. A. AELIVS. HADRIANVS. ANTONINVS. AVG. I nomi di Aelius Hadrianus erano quelli dell’addozione.

„ ASIA. Femina con una corona nella mano destra, e un’Ancora nella sinistra: a’ piedi una prora (tav. 5. n. 5.) „

„ CAPPADOCIA. Simile figura: porta colla destra un vaso, e un vessillo nella sinistra: appiedi il monte Argeo. (tav. 5. n. 6.) „

„ PARTHIA. Un Parto tien nella destra una corona, e nella sinistra l’arco, e la faretra. „

„ PHOENICE. Femina con vaso nella destra: dietro a lei un’albero di Palma; e così pure

„ AFRICA. DACIA. SCYTHIA. SICILIA etc.

Sopra di tutte queste specie di monete evvi rappresentato il Genio di una Provincia, che porge una corona, o un canestro. Un tale tipo contiene qualche cosa d’interessante. Era costume presso gli antichi Greci di offrire corone d’oro a que’ gran Signori, a’ quali voleasi dimostrare ossequio, o propensione. Poichè una tale usanza era profittevole, venne in grazia facilmente anche ai Romani. Gli Storici parlano spesso di corone d’oro presentata dalle [p. 63 modifica]Città, e popoli ai Generali Romani, allorchè mettean piede nei loro confini. Sotto gl’Imperatori si moltiplicò tale pratica in modochè ad ogni straordinaria combinazione, per esempio di una vittoria riportata, dell’ingresso al governo, o di una nomina ad insigne magistratura, accorrevano le provincie a tributare corone d’oro in attestato del loro applauso. Benchè fosse questa una offerta onninamente spontanea diventò a poco a poco un debito formale, o a parlare propriamente un dono forzato, che appena modificato nel termine era un positivo tributo niente diverso da quello che il Clero di Francia prestava una volta sotto il nome di don gratuit. Doni somiglianti divennero infatti alle Provincie considerabilmente gravosi, specialmente allorchè certi Imperatori, come Caracalla, gli esigevano da esse a capriccio, o per ogni menomo evento. Conviene qui osservare, che non sempre una tale contribuzione si effettuava in positive corone, ma spesso ancora in oro monetato, o non monetato, dal che ne venne il nome Aurem coronarium.

Allorchè Antonino pervenne al soglio, comparvero ben presto i deputati delle provincie colle loro corone d’oro. I nomi delle Provincie rispettive sono inscritti sulla moneta, e rappresentansi al solito con figure muliebri, che offrono delle veraci corone, oppure un canestro, in cui la corona era chiusa. La Storia dice, che questo amorevole Imperatore abbia dispensate le Provincie estranee dalla metà di codesta imposta, e l’Italia da tutta.

All’esposta interpretazione di somiglianti monete si potrebbe opporre esservi compresi i Parti, e gli Sciti, i quali governavansi da loro, e riguardavano come nemici i Romani, È da sapere però, che anche le nazioni straniere vollero spesso coronare con un dono di questa natura gl’Imperatori, per guadagnare la loro amicizia, della quale aveano tanto spesso bisogno. Racconta infatti Giuseppe Ebreo, qualmente il Re de’ Parti mandò una corona d’oro a Tito figlio di Vespasiano all’occasione, ch’egli sconfisse i Giudei.

Voglionsi pur notare i contrasegni particolari delle Provincie. All’Asia vien data un’Ancora, e una prora, perchè non vi si può giugnere altrimenti, che navigando. Alla Cappadocia il monte Argeo dagli abitatori venerato qual Divinità, perchè di notte ardeva di tanto in tanto, il che si riputava per essi cosa sopranaturale. Ai Parti l’arco, e la faretra attesa l’opinione, che fossero eglino i migliori arcieri. A’ Fenicj l’albero di palma, che in tant’abbondanza è [p. 64 modifica]colà, sicchè il paese ne porta il nome, che realmente in greco è Φοῖνιξ.

„ REX ARMENIIS DATVS. Antonino togato impone il diadema al re degli Armeni, (tav. 5. n. 7.) „

„ REX QVADIS DATVS. Antonino porge la destra al novello re de’ Quadi. (tav. 5. n. 8.) „

Queste monete son della stessa specie di quelle di Traiano, che portano REX PARTHIS DATVS, e mostrano la prepotenza de’ Romani, colla quale esercitavano sulle nazioni straniere tutta l’autorità. Che Antonino abbia dati de’ particolari Monarchi agli Armeni, ed ai Quadi, in mancanza della Storia, che non ne fa motto, ce ne istruiscono le due presenti monete. Il Regno di Armenia pressato all’Oriente dai Parti, e all’Occidente dai Romani amendue formidabili potenze, si trovò astretto a ricevere i suoi Monarchi ora da questi, ed ora da quelli. I Quadi abitavano al di là del Danubio, dall’odierna Austria inferiore fin verso la Moravia. Codesti Barbari son que’ medesimi, che poco dopo diedero molto da fare a Marco Aurelio.


FAUSTINA LA SENIORE.


Fu la moglie di Antonino Pio, e morì presto, cioè l’anno terzo del di lui regno. Antonino Pio la sublimò, giusta il costume di que’ tempi all’apoteosi, le edificò un tempio, e le fece battere per molti anni appresso quantità di monete eleganti.

„ DIVA AVG. FAVSTINA . Testa di Faustina )( PVELLAE FAVSTINIANAE. Antonino sedente su di un palco stende la mano ad accogliere una creaturina, che gli viene raccomandata da una figura, che stassi in piedi al disotto, (tav. 5. n. 9.) „

La parola Diva denota la già divinizzata Faustina. II rovescio comprova l’eccellente piano di educazione già da Trajano introdotto, per raccogliere ed allevare, come abbiam veduto poc’anzi, la prole Italiana lasciata in abbandono. Antonino ne seguì il nobile esempio per far allevare gran numero di povere zitelle, ch’egli in memoria della Consorte volle denominare Faustiniane.

[p. 65 modifica]

MARCO AVRELIO ANTONINO.


Fu questi addottato in figlio da Antonino Pio col titolo di Cesare, e alla di lui morte fu Imperatore. Egli prese in Correggente Lucio Vero, e si videro per la prima volta due contemporanei Monarchi, del che se n’ebbero in appresso più frequenti esempj. Sotto al di lui Governo accaddero delle scene pericolose, e funeste; poichè dovette fin da principio battersi coi Parti, quindi coi Marcomanni, coi Quadi, coi Sarmati, e quasi contro tutto il Settentrione ribellatosi ai Romani. Questi considerabili danni si resero anche peggiori d’assai per il contagio, che invase le sue provincie. M. Aurelio però ne uscì felicemente colla virile sua fermezza d’animo, colle misure di una ammirabile saviezza, e coll’istancabile sua attività. La di lui probità, modestia, e amorevolezza erano il frutto di quell’ingegno, ch’egli dalla prima giovinezza avea coltivato colla filosofia da lui professata con tanto ardore, che dalla posterità vien riguardato come uno de’ più cari e pregevoli Monarchi. Morì al momento della sconfitta de’ Marcomanni a Vienna della Pannonia, ora la Capitale dell’Austria, dopo 20. anni di Regno.

L’epigrafe in qualità di Cesare è AVRELIVS CAESAR AVGusti PII Filius. In qualità poi d’Augusto IMP. CAES. M. AVREL. ANTONINVS. AVG. Or si aggiungono pure i titoli delle provincie conquistate, come ARMENIACVS PARTHICVS MAXIMVS, e sopra d’alcune monete rarissime MEDICVS, per avere soggiogato i popoli della Mesia, e finalmente GERMANICVS. SARMATICVS.

„ CONCORDIAE AVGVSTOR. TR. P. XV. COS III. I due Imperatori Aurelio, e Vero togati in piedi si danno la destra. (tav. 5. n. 10.)

Ho ricordato poc’anzi, che M. Aurelio dopo la morte d’Antonino s’era associato L. Vero al Trono, al che allude questa moneta. Vi son rappresentati amendue gl’Imperatori in atto di darsi la mano, a simbolo di quella concordia con la quale s’erano uniti a governare il Romano Impero. L. Vero era un Figlio di quel Lucio Elio da Adriano adottato, perchè gli succedesse, ma che premorì. Il pensare, e l’oprare di L. Vero differiva estremamente da quello di M. Aurelio: era un voluttuoso, tutto dedito a stravizzj, e trascurante affatto i pubblici affari. M. Aurelio spedillo fin da principio in Oriente a reprimere i Parti, i [p. 66 modifica]quali aveano invaso i distretti Romani per mantenersi in possesso dell’Armenia . Egli si trattenne in Antiochia neghittoso, e immerso ne’ suoi bagordi, abbandonando le imprese militari a’ suoi Generali, per la bravura de’ quali piegarono le cose favorevolmente, a segno che i due Imperatori vennero insigniti co’ titoli di Armenicus, Parthicus, Maximus, e Medicus.

„ DE GERManis, oppure DE SARMatis. Una congerie di armature germaniche, e sarmatiche. (tav. 5. n. 11. e 12.) „

Cotesti sono que’ Trofei ammucchiati, che denotano le vittorie riportate su i Germani, e i Sarmati, e per le quali M. Aurelio venne pur denominato Germanico, e Sarmatico. I Sarmati erano un’assai barbara, e bellicosa Nazione, i di cui Stati erano traversati dal Danubio nella Pannonia, e si estendevano di molto dentro l’odierna Polonia.


FAVSTINA LA GIVNIORE.


Figlia di Antonino Pio, e Moglie di M. Aurelio, ma nel tempo stesso l’ignominia di un sì glorioso parentado per il suo Libertinaggio. Venne più volte consigliato il di lui Reale Consorte a repudiarla per lo meno, quando avesse voluto trattarla moderatamente senza privarla di vita; ma egli rispose: quando io debba ripudiarla convien poi ch’io le restituisca la dote; vale a dire la dignità Imperiale, ch’egli avea ottenuta con averla sposata. Essa morì prima di suo marito, il quale però non mancò di collocarla fra le Deità. Le persone dabbene se ne scandalizzarono: ma volendo stare alla Storia dei Numi, non v’è apparenza, che si usasse in Olimpo di un gran rigore nell’accettare de’ Candidati per quel Collegio.

„ FAVSTINA AVGVSTA. Testa di Faustina )( FORTVNAE MVLIEBRI. La fortuna sedente regge colla destra il timone, e porta colla sinistra la cornucopia. (tav. 5. n. 13.)

In nessun paese professaronsi alla Fortuna tanti ossequi, nè le furono eretti tanti templi, nè accordati tanti titoli, quanto a Roma. Ciò fu perchè i Romani credeansi assai più debitori a questa Dea del loro ingrandimento, che non al proprio coraggio, e sapere, sul quale articolo Plutarco ne ha lasciato un’intero Libro, A’ tempi del Re [p. 67 modifica]Servio Tullo era in venerazione la Virtù virile; dacchè però riuscirono le Femine a espugnare la risoluzione di Coriolano, perchè non assediasse Roma, vennero decretati altresì gli onori divini alla Fortuna Muliebre.


C O M M O D O.


Figlio di M. Aurelio, e di Faustina juniore. Il Genitore sugli ultimi anni l’esaltò al rango d’Augusto. Morto quello diede a conoscere, che i preclari esempj della rettitudine paterna, e l’educazione che da sceltissimi Precettori gli era stata data, non avevano prodotto il menomo effetto. Egli si abbandonò intieramente al libertinaggio, e alla sevizie. Perfin le monete attestano i tratti della di lui insania. Poichè egli facevasi ogni dì più scelerato, e tutta Roma viveva in timore, venne con occulta congiura levato di mezzo.

L’epigrafe varia di molto nelle di lui monete, Ora vi si truova il pronome di Lucio, ora quello di Marco: gli altri di lui nomi sono Aelius Aurelius Antoninus Commodus Pius felix, e anche Britannicus pei Britanni soggiogati.

„ COLonia Lucia ANtoniniana COMmodiana P. M. TR. Commodo velato guida un aratro co’ buoi.

Dice la Storia, che venne a Commodo la manìa di cambiar il nome della Capitale dell’Impero, e invece di Roma crearne una Colonia sotto la denominazione di Colonia Commodiana. Codesta pazzia è autenticata non solo dall’Epigrafe di questa moneta, ma dal ritratto altresì: poichè il rovescio rappresenta il ceremoniale, con cui le Colonie Romane venivano fondate: col tracciare cioè un solco attorno alle mura, che avevano a fabbricare, attaccando all’aratro un Toro, e una Vacca. Vi si faceva entrare in parte la religione, poichè l’aratro era guidato da un Sacerdote velato.

„ HERCVLI ROMANO AVGusto. Ercole in piedi, o in vece i di lui attributi (tav. 5. n. 15.)

„ HERCuli ROMae CONDITORI P. M. ec. Ercole conducente l’aratro. Nel diritto la testa di Commodo colla spoglia del Leone. (tav. 5. n. 16.)

Ecco trasformato in Ercole l’Imp. Commodo, che volea farsi credere qual Nume vivente: egli assunse i nomi Hercules Augustus oppure Commodianus. Ad ottenere più [p. 68 modifica]sicuramente l’intento suo depone la corona d’alloro, ch’era l’ornamento consueto de’ suoi predecessori, si coprì di una pelle di Lione, e compariva in pubblico così mascherato. Egli fu perciò sotto una tale forma rappresentato nelle sue statue, e così pure nelle monete. Egli era di costituzione sì nerboruta, che in questa parte senz’altro potea arrogarsi con Ercole qualche analogia. Egli atterrò morto in fatti un’elefante con un colpo di giavelotto, e uccise in un giorno solo 100. Leoni. La seconda moneta spetta alla Colonia ch’egli volea formare di Roma, come si è detto.


P. HELVIVS PERTINAX.


Quantunque uomo di bassa estrazione, meritossi colla onoratezza sua, e co’ militari talenti le dignità più sublimi, e in quella notte appunto, nella quale venne massacrato Commodo, fu pressato a prendere le redini dell’impero da que’ medesimi, ch’erano stati i confidenti dell’ucciso; e sebbene egli nulla sapesse di quanto era accaduto si lasciò dopo lunga resistenza indurre a essere proclamato imperatore. La prima di lui cura fu di rimettere in attività l’antica frugalità, e costumatezza: ma spiacendo a’ Pretoriani questa riforma, perchè avvezzi a stravizzj dell’Antecessore, venne da essi trucidato, malgrado tanti bei meriti appena 3. mesi dopo.

La sua epigrafe è IMP. CAES. P. HELV. PERTINAX AVG.

„ IANO CONSERVATori. Giano in piedi, con lancia nella destra.

Pertinace addottò in protettore Giano, probabilmente per essere stato proclamato all’Impero il primo giorno del mese consacrato a un tal nume. Commodo infatti era stato ucciso nella notte, che dal Decembre passa al Gennajo.

„ MENTI LAVDANDAE. Donna in piedi con corona nella destra, e lancia nella sinistra. (tav. 5. n. 17)„

Sotto al vocabolo Mens s’intendeva la riflessione suscettibile in se stesso di buona, o trista risoluzione. Nel senso favorevole in qualità di Bona Mens dessa aveva il tempio in Roma, e vi era venerata come una Deità. Dacchè però sotto a Commodo si era dovuto gemere per la tirannia di mente pessima, ben giusto l’impegno di Pertinace [p. 69 modifica]Pertinace di richiamare In campo la buona mente, ossia di rivendicare alla mente lodevole i perduti diritti.


DIDIO GIULIANO.


Dopo la morte violenta di Pertinace comprò costui l’Impero, offrendone in prezzo esorbitanti somme ai Pretoriani, ma non avendo poscia di che pagarle, ed essendosi per una tale bassezza fatto odioso a tutto l’universo, sollevatisi contro di lui Severo nelle Pannonie, Clodio Albino nelle Gallie, e Pescennio Negro nell’Oriente presero ciascuno il titolo d’Imperatori. Severo avanzossi in fatti colle sue Legioni verso Roma, e fece sì colla sua presenza, che il Senato fe giustiziare Giuliano. Costretti poi da Severo a cedere Albino, e Pescennio, venne l’Impero a poco a poco di bel nuovo sotto all’unico di lui comando .

Le monete di Giuliano, e di Albino quasi nulla hanno di osservabile. Quelle di Pescennio vantano per loro unico pregio la somma rarità. Per lo più se ne vede una contrafazione de’ Falsarj, come nelle monete dell’Imperatore Ottone.


L. SETTIMIO SEVERO.


Nacque in Africa d’assai bassa condizione: ma in tutte le spedizioni militari seppe tanto distinguersi, che salì presso alle Romane Legioni in somma riputazione. Tolti ch’egli ebbe una volta di mezzo i suoi rivali, si dedicò intieramente al ben dello stato. Fece testa lungamente ai Parti, e li costrinse ad una pace onorata. Dovette portarsi colle sue forze nella Britannia ribellatasi negli ultimi suoi anni, e morì durante la spedizione circa l’anno 19 del suo Governo.

La sua epigrafe porta L. SEPTIMIVS SEVERVS AVG. Talvolta vi aggiunse anche il nome PERTINAX. Per le sconfitte date ai nemici prese il titolo di PARTHICVS MAXIMVS, e BRITANNICVS.

„ Busto di Severo }( FELICITAS SAECVLI. Testa femminile in mezzo a due teste giovanili. (tav. 5. n. 18.) „

Questa moneta ne dà positivamente i ritratti dell’intiera famiglia. Il diritto mostra quello del Padre, e il rovescio quello di sua Moglie Julia Domna, e dei due figlj [p. 70 modifica]Caracallà, e Geta, che amendue pervennero al Trono. Altre monete consimili portano l’iscrizione AETERNIT. IMPERII per dinotare, che la felicità dell’Impelo veniva a perpetuarsi colla prosapia quì rappresentata.

„DIVI Marci. PII. Filius. P. M. TR. P. ec. Severo,, in abito militare vien coronato da un soldato, (tav. 5. n. 19.)„

Questa moneta esprime un fatto curioso, di cui danno qualche indizio ben molti Storici. Severo spacciavasi apertamente per un figlio di Marco Aurelio Antonino, benché tutto il mondo sapesse, ch’egli era di oscuri natali, e che non apparteneva in verun modo a quel celebratissimo Imperatore. Posta una tal pretensione era ben d’aspettarsi, ch’egli fosse nei documenti pubblici nominato figlio di M. Aurelio, Fratello di Commodo, Nipote di Antonino Pio, e così procedendo nella superiore genealogia; talché sia riuscito a poter cambiare il nome di Bassiano suo figlio in quello di Antonino. Molti si fecero beffe di somigliante fanatismo: ma non ne rise Severo, che in ciò tenta nascoste le politiche sue mire. Collo spacciarsi per un discendente di Antonino, il cui nome era divenuto sagro, e per sempre memorabile all’Impero, egli veniva a rendersi vieppiù caro al popolo; e sebbene la porzione più sana e illuminata vi riconoscesse l’impostura, nella stolida moltitudine però, ch’è sempre più numerosa, un tale prestigio faceva la più potente impressione.


M. AVRELIO ANTONINO, comunemente CARACALLA.


Fu il primogenito di Severo, e di Giulia Domna; portava da prima il nome di Bassiano, ma suo Padre, divenuto che fu Imperatore, chiamollo M. Aurelio Antonino per la stima, che si avea dei tanto benemeriti Antonini. Compiti appena i 10 anni Severo lo nominò Augusto, e suo Corregente. Essendo tuttora vivo il Padre, diede Caracalla manifesti contrassegni dell’animo suo perverso, e crudele, e quello morto, si abbandonò intieramente alla brutale sua ferocia. A tenor delle paterne disposizioni doveano regnare concordi i due Fratelli Caracalla e Geta: ma quegli volea regnare da solo, e cercò quindi di disfarsi di questo. Le provincie desolate, che ben capivano quali tristissime conseguenze fossero per provenire da una tale dissensione di animi, faceano ricorso alle divinità, celebrando feste denominate [p. 71 modifica]dall’Amore fraterno Philadelphia, del che ne hanno insignite perfin le monete. Nondimeno Caracalla uccise Geta nel seno della Madre, a cui si era rifugito. Il rimorso di un’azione così truce, e snaturata gettò il fratricida in un profondo abisso di melanconia, che lo istigava a sfoghi ulteriori di crudeltà. Ma poiché il di lui furore dava sempre in eccessi peggiori, venne ucciso nella Mesopotamia ov’egli si era condotto per combattere i Parti, e ciò ad istigazione di Macrino Capitano delle guardie del Corpo sei anni dopo aver regnato da se solo.

L’Epigrafe porta M. AVRELIVS ANTONINVS PIVS FELIX AVG. Mai non si vede il nome di Caracalla sulle monete, perchè un tal sopranome gli era dato unicamente dal volgo per la foggia straniera del suo vestito alla Gaulese, detto Caracalla. Il titolo di Parthicus Maximus, e di Britannicus ei lo aveva comune col Genitore, al quale aggiunse sulla fine anche quello di Germanicus, per le sue pretese vittorie su di questa nazione.

„P.M. TR. P. XVII. COS. IV. P. P. Esculapio in piedi tiene colla destra la verga, cui è avvittichiato il Serpente: presso lui v’è il piccol Telesforo (tav. 5. n. 20) oppure Apolline col ramo nella destra, e la lira nella sinistra (tav. 5. n. 21.); oppure Ercole con un ramo, nella destra, e nella sinistra la clava, e la pelle del Leone. (tav. 5. n. 22.) „

Questa specie di monete fu coniata nel di lui anno, e ha relazione col pessimo stato di salute deteriorata notabilmente dopo l’enorme fratricidio. S’immaginava sempre di vedere Geta col pugnale alla mano per trarne vendetta. Egli forzavasi di scongiurare le ombre, e particolarmente quella di suo Padre, che gli appariva di tanto in tanto, sempre accompagnata da Geta. Poiché egli non potea trovar pace, si appigliò al culto degli Dei, i quali, secondo la Mitologia, si riguardavano come protettori della Salute. Fra questi Esculapio, Apolline, ed Ercole vennero rappresentati sulle monete sopra descritte. I due primi sono riconosciuti siccome i maestri dell’antica Medicina. Vicino ad Esculapio vedesi il piccolo Telesforo in abito corto, che per distintivo porta sulla testa il cappuccio. Egli apparteneva pure alla classe delle Deità salutifere, e veniva dato ad Esculapio in compagno. Il di lui nome viene da τέλος, fine, e φέρω portare, perchè perfezionava la guarigione. Ercole però ancora entrava nella facoltà medica, e perciò [p. 72 modifica]veniva denominato Alexicacus, oppure caccia morbi. Egli venne infatti riguardato dagli antichi come sopraintendente ai bagni medicinali.

„DIVO ANTONINO MAGNO. Testa di Caracalla. CONSECRATIO, Rogo coll’aquila in cima. (tav. 5. n. 23.)„

Per quanto comunemente abborrito egli fosse, i di lui soldati, che trovaronsi stare anche peggio sotto Macrino, tanto agirono presso al Senato, che il fecero collocare fra gli Dei. Su di questa moneta vien detto Magnus, titolo, ch’egli prese da Alessandro, cui affettava di assomigliarsi in ogni cosa. Anzi egli era sì intestato della piena conformità con sì grande monarca, che scrisse al Senato, l’anima di quello esser passata in lui; mentre si conobbe dai fatti, ch’egli nell’imitarlo n’avea copiato unicamente i difetti, e niente le rare qualità.


Note

  1. S’incontra talvolta sui denarj Consolari, e anco Imperatorj la nota EX S. C.: ma ciò denota un decreto particolare fatto per questa data circostanza, e non più.
  2. L’autore adduce altrove per ragione della lanuggine sul volto di Augusto lo scorruccio per la morte di Giulio Cesare suo padre addottivo.
  3. CLVSIT vale per CLAVSIT.
  4. Il vero motivo dell’assoluta deficienza di Moneta Romana in bronzo di Ottone si può’ congetturare dall’istesso principio fondamentale già indicato superiormente, che il coniare su di questo metallo era una riserva del Senato, mentre era libero all’Imperatore di coniare sull’oro, e l’argento. Nella lotta dei poteri fra Ottone, e Vitellio, il Senato aspettò l’esito della battaglia a dichiararsi, e morto Ottone coniò la moneta per Vitellio vittorioso. Non ne resta perciò di Ottone, se non la moneta d’oro, e d’argento, ch’esso avea coniata per proprio conto, e quella in bronzo di Antiochia, e di Alessandria, nelle quali Città era pervenuta bensì la notizia dell’inaugurazione di Ottone, ma non quella dell’insorgenza, e contrasti del di lui competitore. Ciò serva pur di avviso per la moneta di bronzo dell’Imperatore Pescennio attesa l’analogia delle circostanze.
  5. A torto si attribuirebbe la colpa di sifatte demolizioni ai Pontefici, e agli Architetti degli ultimi secoli, nei quali erano in fiore più che mai le Bell’Arti. I materiali toltine per la costruzione di varj sontuosi edifizj erano già per terra, e non servivano, se non ad ingombrare, e impedire l’accesso, e la vista di un monumento così maestoso. Leggasi, a confutazione di un tanto ingiurioso pregiudizio, quanto scrisse il Marangoni nel suo Anfiteatro Flavio, e si consulti Monsig. Bonari altresì nelle sue note al Vasari, particolarmente alla Vita di Giuliano da Majano Tom. I. Part. II. p. 302.