Li Maravigliosi Secreti di Medicina e Chirurgia/Li Maravigliosi Secreti di Medicina e Chirurgia

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Li Maravigliosi Secreti di Medicina e Chirurgia

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I MARAVIGLIOSI

SECRETI

DI MEDICINA,

ET CHIRURGIA.

DI NUOVO RITROVATI, PER

guarire ogni sorte d'infermità.

Raccolti dalla prattica dell'Eccellente Medico,

et Chirugico Gio. Battista Zapata, per

Gioseppe Scientia Cirugico,

suo discepolo.




Oro potabile per i poveri, overo liquore maraviglioso per rihavere quelli che sono vicini alla morte, e per render le forze alli vecchi, et alli convalescenti, qual ancora conforta il capo, et il cuore ,vivifica i spiriti, aiuta la virtù digestiva, leva la sete nutrisce il corpo, discaccia le ventosità, et aumenta il calor naturale.       Cap.   I.
CRedo veramente voi poverelli che sete privi di ricchezze, vi ritroviate in gran pensieri nelle vostre infermità, sì per il mal vostro particolare, come anco per le vostre poche facultà, che non vi si possa porger quel debito niuto [p. 2 modifica]
che ad aitar e discacciar i vostri mali si converrebbe: ma con tutto ciò voglio alquanto vi rallegriate, e confortate che ancor ch'ai ricchi siano siati concessi i beni esteriori molto abondantemente, nondimeno la prudente natura ha voluto anch'ella provedere a voi altri poveretti, massime havendo lei provisto a scacciar i mali, et aiutare gli animali irrationali, e se ben non haverete gemme, oro, e pietre pretiose come i rìcchi e potenti per discacciar detti mali (medicamenti che veramente sono vani, e di niun profitto) haverete almeno rimedij facili, che la sagace natura ha fatto, e prodotto in util vostro, i quali se ben saranno semplici e di vil prezzo, saranno (come io credo) di tanto utilità et efficacia, quanto quei magistrali di gran valore, che già habbiamo detto. Et Contro quelli che danno pietre pretiose macinate alli infermi. Contro quelli che pensano dissolvere l'oro, e le pietre pretiose nelle distillationi.acciò siate più certi che i vostri rimedij saranno giovevoli come li loro sappiate che hoggidì la sapienza d'alcuni è venuta a tanto, che a stomachi, ammalati, gentili, e deboli, che già son privi quasi di calor naturale, concedono, e vogliono che digerischino a guisa di struzo perle è pietre pretiose, et ultimamente l'oro fino battuto, il piu homogeneo metallo, denso,et unito,che cosa sia stata giamai prodotta dalla natura, i quali a fatica, quando son sani, smaltiscono il pane, il vino, con altri lor cibi delicati, e di facil digestione. Et alcuni piu saggi poi per miglior fare, fanno stillar varietà de semplici, mescolati insieme con perle, e granati orientali, giacinti, rubini, saffirì, [p. 3 modifica]
smeraldi, topatij, e con ogn'altra genere di pietre, e metalli pretiosi, credendosi che la virtù loro si converta similmente in acqua, e poscia rallegri il cuore, et dia forza, et vigore a detti patienti. Et in ultimo, acciò si conosca meglio la lor natural filosofia, fanno stillare tale compositione in bagno di Marina (che cosi si deve chiamare, poi che già si faceva con l'acqua del mare) come se detto bagno havesse ad esser causa di dissolvere, e far goccare la virtù di detti minerali essendo ch'a pena cavi lodore, non che la sostanza de i vegetabili. Ma i rimedij, e la distillatione che s'ha da fare per li nostri bisogni, saranno cosi facili, e l'acqua stillata poi si potente, che ne suoi effetti sarano quasi incredibili. Per Li poveri naturalmente, esser piu facilmente medicati, e meglio che i ricchi. tanto voglio, che con questa certezza vi rallegriate, e che dove i ricchi spendono in simili elettuari di gemme, e dell'oro varij liquori potabili le dicine, e centenaia de ducati, ivi appena spendiate le dicine de quatrini, e parimente siate sicuri di usar cose naturali, e di tanto giovamento come le loro, et acciò vi rendiate certi della verità sappiate che la natura dell'universo non ha prodotto cosa di piu maravigliosa virtù, che il Virtù della acqua vite vino, del quale se noi cavaremo l'anima; cioè la quinta essentia chiamata acquavita, si potrà pensare di quanta maggior utilità sarà di detto vino, e le stupende virtù che ella habbia, credo già piene siano le carte, e con il suo odore penetri già l'universo non che il corpo humano. Acciò dunque si mitighi, e [p. 4 modifica] s'indolcisca la sua gran potenza, vi si mescolarà dentro del zucchero fino, il quale accompagnato con essa, vi renderà un liquore simile, e si soave al gusto, che mai vorreste gustare altro liquore, ne altro cibo, nè altra bevanda, che detta compositione; la quale da se, cosi semplice, e molto abominevole al gusto d'ogn'uno, ma bevendola cosi composta, vi sentirete in un subito rihavere, et vivificare tutti i spiriti vitali, rallegrar il cuore, aumentar il calor naturale, e convertirsi di fatto nutrimento.

Il zucchero mai si dissolve nell'acqua vite.Crederà forse alcuno esser burlato, in dirgli, che il zucchero posto nell'acqua vite, si dissolvi, e la indolciscà essendo che per esperienza si vede, che un pezzo di zucchero posto in acqua vite, e che ivi stesse per centenaia d'anni, nell'ultimo sarebbe quel medesimo che era prima, quando vi fu posto. Hora con tutto ciò l'intention nostra è di volere accompagnare questi due, e far un liquore, over una quinta essentia, composta d'amendue, laquale di quinta virtù ella esser possa, ogni persona facilmente lo potrà giudicare, atteso che l'uno sia di grande, e l'altro di grandissima sostanza: acciò dunque quello che è stato tant'anni occulto dal mio precettore, hor sia palese.

Come si mescola l'acqua vite col zucchero.Pigliate una libra di zucchero fino, e posto minutamente, mettetelo in un vaso di vetro nel quale poscia v'aggiongerete tant'acqua commune, che avanzi detto zucchero un dito, e [p. 5 modifica] dimenatelo alcune volte, acciò si dissolva detto zucchero, e si converta in acqua, et quanto manco acqua commune sarà in detto zucchero, tanto sarà migliore a fare questo nostro preciosissimo, et soavissimo liquore. Torrete poi tre oncie di questa acqua zuccherata, e posta, che l'haverete in un'ampolla di vetro, aggiongetevi un uncia, o due, over tre d'acqua vite, che sia perfetta, fatta di buon vino. Et questo peso dell'acqua vite sarà piu o meno secondo il gusto del patiente, et secondo ch'egli ne haverà di bisogno. In ultimo poi doppo l'havervi messo l'acqua vite, vi aggiongerete mezza dramma over una al più d'acqua di rose, perche gli darà un'odore cosi grato, et si soave, che gustando alcun patiente detto liquore, non potrà giudicare che odore sia quello, per la soavità sua, egli parerà di quasi morto, esser resuscitato. Et similmente il convalescente pigliare alquanto del detto Le virtù del detto liquore. liquore, cioè una sorbata, over due la mattina a digiuno, et se sarà molto debile, ne potrà pigliare ogn'hora un poco, perchè gli farà tutti gli effetti, che detto habbimo, e molt'altri appresso, percioche giova grandemente alle oppilationi del fegato, e delle reni, alla durezza della melza. al dolor et ventosità del corpo alla debilità di stomaco, et del capo, et di tutti gli altri membri, et il possono usar le donne che sono gravide.

Opera anco miracolosamente questo nostro liquore nelli vecchi, i quali veramente si possono [p. 6 modifica] paragonare con gli convalescenti, et usandola di continuo la mattina a Vicini alla morte come si possono rihavere.digiuno, et alcune volte il giorno. Et se per sorte i vecchi fossero vicini alla morte, sappiate che non si possono cibare di cosa piu subita, e che sia di maggior nutrimento, che con questa nostra quinta essentia di zucchero fatta, cioè con tre oncie di acqua vita, et tre oncie di acqua zucherata. Ma se li giovani quando haveranno nelle sue infermità febri ardentissime, e la lingua arsa, et sete grande, et il polso debole, se gli darà composta con tre oncie di detta acqua zuccherata, et con un oncia di acqua vita, et con una dramma di acqua di rose. Et questo si è provato più volte in persone abbandonate da nostri medici li quali per virtù di questo miracoloso liquore si sono rihavuti, e poscia risanati. Et in questo L'acqua col zucchero rinfresca. peso, l'abbiamo provato in noi medesimi nelli giorni canicolari, quando sono quelli estremi, et fastidiosi caldi che pigliandone la mattina un oncia di detta compositione, tutto il giorno stavamo più freschi, e piu gagliardi, et patevano manco sete che gli altri giorni. Et nell'istesso mezzo giorno anco ne pigliavano alquanto, delche ne sentivamo ricevere grandissimo vigore, e rinfrescamento, per il che consideramo il simile haver a fa nelli poveri deboli, afflitti, et assetiti patienti i quali per la gran calidità, et fuoco interno, di continuo abbrusciano.

Questa nostra compositione col zucchero fu confermata con l'auttorità di Galeno: di [p. 7 modifica]

Avicenna, e di Paolo Egineta, e di molti altri medici antichi, e moderni e, parimente con le ragioni da lor allegate Galeno Avicenna Paolo Egineta. essendo che dichino che il zucchero rinfreschi sia di sottili parti, e che dar si possa con tutte quelle cose che giovano alla febre, sia anche molto gioveuole nella siccità, et asprezza della lingua nelle febri acute, et ardentissime. Et ancor che dir si possa, che l'acqua vita, sia calidissima, nondimeno ella è di grandissima sostanza vivifica i spiriti, scaccia i maligni vapori d'intorno al cuore, e dove la natura prima s'era arresa, e persa, e raffreddata, l'aiuta a pigliar forza e vigore per combattere contra il male. Et di più dett'acqua vita porta la virtù di detto zucchero dissoluto in un Virtù penetrativa del zucchero con l'acquavita. istante per tutto il corpo, e con esso da aiuto che nutrischi, humetti, e rinfreschi tutte le parti che n'hanno di bisogno, e ella come padrona, facendosi largo, corre in un istante, e da vita, e conforta tutti i membri principali, e più deboli.

Onde viene il patiente a risentirsi, et ingagliardirsi, e la natura

già quasi morta, et abbandonata

con tal aiuto prendendo

vigore, supera il male,

et in pochi giorni

risorge in

piedi,

et acquista la sua buona,

et pristina

savità.

[p. 8 modifica] Liquore semplice overo quinta essentia di rosmarino in forma alquanto soda, conosciuto d ogn'huomo, e nessuno sà quel che sia, et è molto giovevole alla peste, et a quegli che patiscono della memoria, e di catarro; percioche giova al capo, allo stomaco, al petto, et a tutti i membri interni; et esterni, et guarisce ogni sorte d'infermità, come ad una per una intenderete, et il simil fa la sua acqua.       Cap.  II.


Virtù del rosmarino, et della mostra quinta essentia.QUesto è uno olio, over liquore cavato dal rosmarino, il quale opera mirabilmente, e fa cose maravigliose in ogni genere d'infermità, e massime nella peste, pigliandolo si in acqua, come in liquore, percioche con l'odore et qualità sua, spargendosi in subito per tutto'l corpo, discaccia i vapori putridi e nocivi, e custodisce il cuore d'ogni infetto vapore; percioche dall'inspiratione dell'aria corrotta, e mal affetto, il più sovente s'incorre nella pestilenza. Et questa nostra quinta essentia non solamente giova alla peste (come già detto habbiamo) ma ancor giova in qual si voglia tempo a conservar la sanità. Et se l'assagiarete spesse volte il giorno, vi Virtù del rosmarino,aumentarà il calor naturale, et al corpo darà buon nutrimento, percioche in un istante spargendosi per tutt'il corpo, aiuta perfettamente la digestione. Recrea parimente, e conforta questa nostra [p. 9 modifica]
quinta essentia i stomachi fiacchi, risoluti, e deboli, et della quinta essentia incita l'appetito, ferma il vomito purga il cervello, acuisce la memoria, induce il sonno, fa l'huomo diligente, rimove ogni tristezza, allegra il cuore, vivifica i spiriti, tempera lacrimonia della bile, discaccia la ventofità delcorpo, apre l'oppilatione, aiuta la concettione, move l'orina, provoca il sudore, e fa la via mandar fuori tutti gli escrementi: Da forza et ingagliardisce lo stomaco, il fegato, la melza, i nervi e tutti i membri interni et esterni, fa buon colore, retifica e purga il sangue, ristora i corpi secchi, e ingrassa i convalescenti, e finalmente all'huomo nutrimento medicamento, e credo veramente che nel universo trovar non si possa cosa che tanta virtù habbia, essendo che col odore solamente rallegri il cuore, ristori le forze,et tutti gli humori renda buoni, e perfetti, et in ultimo pigliando detta quinta Quinta essentia con zucchero, e acquavite. essentia nella quale sia già dissoluto un poco di zucchero, e mescalandola con alquanto d'acqua vite, e massime nell'inverno, over in corpi grassi e humidi, non vi sia cosa al mondo ch'avanzar la poscia, e non vi essendo acquavite, meschiesi con altre tanto vino buono, et odorato, et non vi essendo la nostra quinta Quinta essentia con il vino. essentia piglisi del vino, nel quale sia posto del rosmarino, e perciò (avanti fosse trovata questa nostra quinta essentia (fu da Arnaldo di villa nuova composto il vino Vino di rosmarino, da Arnaldo. di rosmarino, quale da lui è tanto lodato, e per piu lodarlo, dice ch'essendo Anazare in '' [p. 10 modifica] mia, cercò con grande instanza, e con grandissimi prieghi da un medico Saracino ben vecchio le virtù del rosmarino, le quali dice che teneva per cosa molto secreta appresso di se, e che a persona alcuna non le voleva rivelare, nè meno nell'ultimo glie le volse insegnare. Et acciò noi che siamo Christiani, facciamo al contrario di Saracini appaleseremo, e daremo in luce insieme con gl'altri, questi nostri due maravigliosi segreti, si dell'acqua come dell'oglio: ma per esser il vino liquore senza il quale non si può attendere a gli altri liquori, e per esser già scritto dal detto Arnaldo, facendolo però in maggior brevità, et anche di maggior efficacia, gli daremo principio, conciosia che alle cose già ritrovata sia gran facilità l'aggiongervi qualche miglioramento.

Vino di rosmarino come si fa col mosto. Pigliate dunque mosto buono, over di quella lagrima che cola avanti si pesti l'uva, e posto che sarà in un vaso, subito vi metterete la decima parte di cime, e foglie di rosmarino, e secondo l'usanza degli altri vinti il coprirete con una scudella forata, acciò bolla, e s'incorpori bene la virtù del rosmarino con detto mosto. Et se per sorte volete far bollire un poco di mosto col rosmarino, nel vaso di vetro dove si ha a fare la nostra quinta essentia, et cavarne la sua quinta essentia, fatelo, et serbate quel che stila, e poscia si metta nel vaso del mosto, quando ch'egli haverà bollito nel suo vaso con l'altro suo rosmarino: percioche aggiongendovi in ultimo questa poca quinta essentia [p. 11 modifica]DI MEDICINA. II cosi artificiata, darà maggior odore a detto mosto, è di questo vino poi potranno usare di continouo quelli che sono grassi, over humidi, si per conservarsi la sanità, come anco per guarirsi da i mali che già narrato habbiamo, et altri che hora narraremo. E non havendo il povero comodità di far tanta spesa, pigli un fiasco pieno di vino, nel quale metta il giorno avanti uno, over due pugni di foglie di rosmarino, e poscia il giorno seguente il beva: et havendo egli della quinta essentia, ve ne metta dentro un poco senza mettervi altro, che subito vi renderà l’odore per fetto, con al virtù del rosmarino. Havendo hora già conposto il vino, ragionevole cosa è, che mediante la sua virtù, riveliamo il modo di fare la quinta essentia del rosmarino: e per farla ordinatamente, pigliate una boccia grande di vetro, la quale sia ben lutata dal mezzo in giù, ppi mettetivi tanto romarino sfogliato, quanto ch’ella sia mezza piena, quale poscia metterete sopra il fornello chiamato, filosofico. Ciò fatto aggiongetivi altretanta acqua comune, che arrivi, e non sopravanzi detto rosmarino, e posto che have rete il suo cappello, e recipiente, chiudete le gion ture di detti veri con un foglio di carta stracci piegato in più doppii, che venga alla larghezza di tre dita, e poscia bagnato in acqua, l'involgerete intorno a dette gionture sopra ligandolo d’in torno con un filo grosso assai strettamente. Dipoi, dategli fuoco di carboni, lento in principio e cosi

Vino di rosmarino fatto in un subito.


Quinta essentia di rosmarino come si fa. [p. 12 modifica]2 SECRETI e cosi accrescendoo fatelo bollire pian piano, et ivi nel recipiente vedrete passar i spiriti del rosmarino in vapore, convertendosi subito acqua, col suo oglio. Et quando vi parerà habbi goc- ciato a bastanza, levando detta carta sciuga, dalla giontura del recipiente, cavate il recipiente dal becco del capello, e cogliete in bicchierino alcune goccie dell’acqua che stilla, assagiandola sentirete s’ha anche sapor acuto di rosmarino, il che havendo, rimettete detto recipiente senza rivoltarvi la carta, perche già sono passati i spiriti del rosmarino, cioè quelli ch’erano necessarij a ritenersi che non svaporassero. E quando vederete l’acqua che stilla comincia a esser insipida, levate il recipiente affatto, et ancora la bocca di sopra al fornello, overamente, lasciatela raffreddare, levando però i carboni accesi di sotto. Pigliate dunque alquanto di quest'acqua del recipiente, et versatela in un scodellino di vetro, et ivi in dett'acqua mettete tanta gomma draganti pesta, che essendo ella disfatta venghi in forma di gelatina, cioè che non sia dura ne molle, mescolandola e rimenandola piu volte al giorno con una spatolina di legno, acciò si dissolva a fatto detta gomma, e s'incorpori meglio con detto oglio di rosmarino, il quale sta di continuo sopra all'acqua. Et se vedrete che detto liquore sia troppo molle, aggiongetevi un poco più gomma draganti, ma ch’ella sia sottilissima in quest'ultimo; e s'egli


Liquore di rosmarino come si compone. [p. 13 modifica]DI MEDICINA. 13 e s'egli sarà troppo duro rimettevi un poco piu acqua, over olio di rosmarino acciò sia piu acuto, e gagliardo, rimescolandolo sempre di nuovo, per insin che la gomma sia perfettamente dissoluta, e si faccia tutta in un corpo unito, il quale mettendosi poscia in bocca, subito si strugge, e si sente un sapore, et odore di rosmarino cosi grato, e cosi suave, che in un subito conforta tutti i sensi e spiriti del corpo, e con tutto ciò non è conosciuto da persona alcuna che liquor si sia, credendosi ogn'uno esser qualche liquor peregrino, e novamente venuto dell'India, il che più volte ho fatto credere a molte persone d'importanza, et a medici valent'huomini versati anco nelle continoue distillationi. Serbate in ultimo detto liquore in una ampolla di vetro c'habbia piramide, e ben turata con cera, et parimente l'altr'acqua in vetro minore, turisi che, non spiri. Il simil si può far della canella, de'garofani delle noci moscate, de gli anisi, et di tutt'altre simili et odorate cose. Et havendo quantità di detta acqua, e volendone subito separar l'olio: Togliete un imbottatoio di vetro convenientemente grande, al quale per la parte di dentro vi metterete uno di quei rami sottili di rosmarino con un poco di bombace in punta, acciò; turi il buco di detto imbottatoio: turato, ch'egli sarà, impitelo d’acqua di rosmarino, e posata vedrete l'olio nuotarvi sopra. Sturate poscia detto buco, alzando però detto bastoncello,

L'olio di rosmarino dala sua acqua come si separa. [p. 14 modifica]14 S E C R E T I lo, e per buco di sotto uscirà fuora l'acqua, e quando vedrete s'accosta lo olio al fine, turate di nuovo detto buco, e pigliando un'altro vaso raccogliete detto oglio, nel quale lo lasciarete colare, riturando poscia e riscia quando detto imbottoio con la gia passata acqua, acciò vi si attochi lo oglio che ivi fosse rimasto, la quale essendo similmente uscita per di sotto, per quinta essentia in acqua serbarete, et l'oglio, per far il nostro incognito liquore. Il peso e modo di questo liquore si è pigliarne la mattina a digiuno mezza dramma, mettendone poco per volta in bocca, e tenendola ivi, che da se si disfaccia, e da se vadi a basso, peroche dimorando in bocca alquanto di tempo, quei fumi cosi odorati ascendono, e confortando la memoria, e tutti i sensi, il simile si farà la sera andando a dormire, mettendovene in bocca quanto che un picciol ciece: e cosi facendo per alcuni giorni, vi sentirete rinovar tutta la vita, dal capo per insino a i piedi, e guarir di qual si voglia sorte de infirmita, si come quì al presente, et ordinatamente intenderete. Et avanti che veniamo alle sue miracolose virtù, sappiate che vi sono tre spetie di rosmarino, delle quali secondo che Galeno, una è sterile che non produce nè semi, nè fiori, et nasce in luoghi aspri, e sassosi: e le altre due menano frutto; quale è chiamato cachris, e tutte tre dice esser di una medema facultà. E no-

Liquore in che quantità si deve pigliare, e la sua acqua. Liquore di rosmarino quando si deve pigliare et similmente la sua acqua. Rosmarino di tre specie. Galeno nel 7 della facultà de i semplici, e Paulo Egineta lib.7. [p. 15 modifica]DI MEDICINA. 15 E nominato il rosmarino appresso di Rasis corona di montagna, et da alcuni è chiamata herba salutare, et da alcuni altri, arbore di Maria, over arboscello di santa Maria, et da altri incenso, di campagna, percioche la sua radice rende odore di incenso; ma propriamente è detto rosmarino, quasi marinus ros, percioche cresce in luoghi appreso il mare, detto è anche coronario, peroche di una specie di osso per esser lungo è sottile, se ne sogliono far ghirlande. E sappiate che per insino la presente in Ispagna, et in Francia, et in altri paesi ne nasce gran quantità in luoghi cioè salvatichi, e non coltivati, e nel paese di Narbona ve ne è tanta abondanza, che tutti gli habitatori non abrusciano altra legna. Ma in Italia non si vede se non per le aie, et piazze de gli horti, quali sono chiuse con siepi di rosmarino, et anche in molt'altri luoghi fuor d’Italia. La facultà di questo tre specie, e calda, e secca, ma in che grado ella si sia, non è ancor determinato dagli authori, se non che Ahen Mesuai dice esser calda, e secca in terzo grado; et haver virtù di confortare per il suo buono odore, e di dissolvere, et aprire per la sua calidità, e di astergere, e mondificare, e consumare per la sua siccità. Et Paolo dice anco haver facultà di molificare. Il fiore che produce quest'herba è detto anthos, quale insieme con la foglia convengono molto nelle medicine; ma de' fiori solamente si suol fare elet-

Serapione nel capo proprio.

Serapione, et Dioscoride lib. 3.c.73.


Galeno in piu luoghi. Ahen Mesuai. Gal. 7. della facoltà de i simplici. Rasis Aetio nel sermone I. Egineta lib 7. Arnaldo nel lib. de vini. [p. 16 modifica]Theofrasto li. 9. cap.112. Ahen Mesuai. Serapione, Dioscoride, lib. 3.c. 72.

16 SECRETI elettuario chiamato dianthos, e conciosia che si trovi scritto anthos over rosmarino, nondimeno si deve pigliare sempre il fiore insieme con la foglia, i quali se ben secchi, serbano la lor virtù per un'anno. Et l'olio composto col suo seme, provoca il sudore untandosi. Ma l'olio nostro è un olio molto piu calido che quello artificiato da gli antichi, et e olio che per esser aparo del balsamo, e gran segreto, et volendolo cavara alquanto piu da detta herba, convien coglierla nel tempo del mietere, percioche in quel tempo abonda molto più di dett'olio, atteso che per la calidità dell'aere la parte acquea o aerea si risolve, e la parte ignea ancor che ella sia sottile, penetrativa, e di gran virtù, nondimeno per esser ella oleaginosa, non è bastante la calidità del tempo a risolverla, se non con l'ingegno e fuoco nostro arteficiale. L'herba adonque parimente con la sua acqua oglio giova (come già detto habbiamo) ad una infinità di mali, percioche le virtù sue sono senza numero; et acciò che ordinatamente lo scorriamo faremo principio dal capo.

A i mali del capo.

Giova grandemente questa miracolosa herba over in acqua, over in oglio a catarri, et a mali causati nel capo da fredda cagione, all'epilesia, cioè mal caduco. Mettesi similmente con gran giovamento nelle lavande di capo, percioche disecca e riscalda molto, e lavandosi con detta dicotione conforta il [p. 17 modifica]DI MEDICINA. 17 il cervello, rafferma i capelli, egli fa crescere, et moltiplicare. Si fa parimente bollir detto rosmarino in vino, et che il patiente riceva detto fumo co'l capo, sopraponendovi un panno, acciò lo ritenga, il qual gioverà alla sua frigidità et debolezza: et il medesimo si può far alle volte profumandosi il capo con detta herba secca, colta poi cosi l'herba come il seme, nel mese di Luglio, overo d'Agosto, acciò habbia maggior odore.

Alli nervi.

E se si darà a bere di detta decottione, overo del vino, nel quale sia posto di detto rosmarino, overo della sua quinta essentia, gioverà infinitamente a quelli che tremano, et hanno i nervi rilassati, et alla paralisia. percioche conforta i nervi indeboliti, e gli ratifica, et untandosi co'l suo oglio da noi cavato un membro paralitico, per la sua gran calidità lo riscalda, gli da vita, e lo sana: et il medesimo fa nello spasimo, overo mettendovi sopra di detta herba trita.

A gli occhi.

Suol fiorire il rosmarino due volte l'anno, la primavera, et l'autunno, et se io questi tempi, quando egli è in fiore, alcuno vorrà mangiare i fiori insieme con le foglie vicine con pane, et un poco di sale, non è dubbio alcuno che gli ratificherà tanto il capo, e gli occhi, che a guisa d'aquila vedrà ogni parte lontana, e se metterete nello occhio del oglio, mitigherà ogni dolore, e spargerà le cataratte, leverà l'unghielle, e le albugini, B overo

Arnaldo nel libro dei vini.

Auttore.

Mattiolo nel capo del rosmarino Arnaldo. Mattiolo Paolo Egineta l.7 [p. 18 modifica]18 SECRETI overo fiocchi, et macule delle cicatrici fatte da maraviglioni, et gioverà alle negolette, caligni, et altri impedimenti che offuscano il vedere, et in ultimo confortando la vista, risolverà ogni catarro freddo, et lagrima che destillasse da gl'occhi; et non potendo hauere di detto oglio, metteretevi del sugo della radice, overo della detta herba, il quale similmente unto insieme con mele acuisce il vedere. Dice anco Galeno, che abbrusciato il rosmarino, meschiato diligentemente con mele perfetto, con grande efficacia leva, et netta qual si voglia macchia bianca dall'occhio, et la radice è utile alle argeme, et agli occhi cacolosi: a e poscia per meglio fare, lavisi il capo con la sua acqua, et asciutto mettavi sopra della sua polvere, e Dioscoride comanda, che per li flussi che calano a gli occhi, s'impiastri in su'l capo,con questo però, che se ne levi via il terzo giorno.

All'orecchi.

Il sugo dell'istesso rosmarino vale al dolore, et alle ulcere, che menano marcia, et alli vermi delli orecchi, e l'acquavita over ardente composta con detto rosmarino, e postone in l'orechio più volte, tre o quattro goccie, insieme con un poco di bonbace intinta in dett'acqua, sana ogni suffilo dell'orecchi, e similmente ogni sordità causata da humor freddo, e l'herba verde trita, et impiastrata, fa maturar i tumori che vengon dopò gl'orec chi

Aetio nel ser. A ben Mesuai. Dioscoride lib.3 c. 72. Nel 7. della facoltà de Semplici. Marcello nel li. de i medicamenti: ca. 8 Theofr. l.9.c.12. a Serap. nel li.3. cap. 82.

Diosco. l. c. 72 Theofr. lib. 9. c. 12. L'Auttore. Dioscorid. li. 3. cap. 72 [p. 19 modifica]DI MEDICINA- 19 chi chiamati parotide, e matura anco le scrofole, et le posteme, che malagevolmente si maturano.

Al naso.

Parimente questo sugo tirato per il naso ferma il catarro, sana l'ulcere, leva ogni fetore, et ogni altro male che ivi dentro venisse, e se più gagliardo il volete, meschiate con detto sugo un poco di acquavita. Guarisce similmente il polipo overo quella oarne che dentro vi è cresciuta, soffiando dentro con un cannello della polvere del rosmarino, colta come già è detto nel tempo del mietere, percioche in questi tempi masticandosi detta herba, si sente che morde la lingua, et ha l'odore di ragia di pino, per il che ha maggior virtù, non mettendo anco in oblio il lavarsi spesso il capo con la sua acqua.

Alla bocca.

Il rosmarino masticato rende il fiato buono, et odorifero, et toglie ogni fetore di bocca, giova alla bocca torta, et alla paralisia nella lingua, che gli impedisca il parlare. Dissecca l'ulcere della bocca, ancora che elle siano maligne, meschiando il suo sugo, over la sua acqua con acqua di mortella, e quando vì lavate il capo, fate sia sempre la liscia composta co'l rosmarino, overo con la sua acqua.

Alli denti, et alle gengive.

Bollito il rosmarino in aceto, overo in vino brusco, et lavatosi la bocca cosi caldo, ferma il flusso delli denti, et delle gengive, levagli il do- B 2 lore:


L'Auttore.

Arnald. nel lib. de i vini.

Mattiolo. [p. 20 modifica]20 SECRETI

lore: e le foglie abbrusciate,e fregate per li denti che si moveno; e sono guasti, li purga, e li rafferma. E se con la sua dacottione, overo acqua, vi lavarete la bocca, levarà dalli denti ogni stupore, e sanerà ogai putrefattione, et essulceratione nelle gengive, risolvendo in esse ogni tumore, e discacciando ogni infiammatione, se ben fusse sopravenuta da profumi fatti per il mal francese

All'asprezza delle fauci, et alla canna del pulmone.

Parimente il rosmarino bollito in vino, overo in aceto, overo posto in infusione, e gargarizatosi, giova molto al catarro che stilla nella canna e nella gola con grande abbondanza di humori et alle infiammationi, et ulcere del gorgozzule, e quando casca, e pende giù l'ugola. Lenisce grandemente l'asprezza delle fauci, et della canna del pulmone, se dalla nostra quinta essentia meschiata con zuccaro, se ne pigli in bocca spesse volte, e si mandi giù pianamente.

Al petto, e pulmone.

Il seme bevuto vale a vecchi difetti del petto: e giova maravigliosamente alli thisici, et ettici, et massime se gli sarà dato co'l latte. Guarisce detta herba ogni catarro che descende al petto, et ogni asprezza di esso, et la tosse, e l'asma, e lo sputo della marcia, et gli empici, e quelli, che spirano, et parimente la nostra quinta essentia chiarifica la voce, guarisce anco questi, et ogni altra sorte di mali che al petto sopravenissero, mas-

Arnaldo.

Rafaele Volaterano.

Auttore.

Dioscoride al lib. 3. c. 72. Arnaldo nel libro dei vini. Auttore. [p. 21 modifica]DI MEDICINA. 21

massime se con zuccharo ella sarà presa, et alle volte con detta acqua lavatosi il capo.

Al cuore.

Conforta parimente la sostanza, et i spiriti del cuore, et li fa rallegrare, e però dice Arnaldo che fa ringiovenire. Giova similmente alle sincopi, overo mancamento di cuore, al suo tremore, overo battimento, allo stupore, et dolore, si del cuore, come delle parti vicine: et a tutto questo non vi è cosa che passi la nostra quinta essentia, o in acqua, overo fatta in oglio in forma di liquore.

Alle mammelle.

A generare latte copioso nelle donne, vale il rosmarino pigliato per bocca in qual si voglia modo; percioche ratificando il sangue, e confortando la virtù digestiva, è di necessità generi latte: il simile faranno le cime de capi tenere intinte in farina, et acqua, e fatte in frittelle, cotte poscia in oglio dolce, e mangiate.

Allo stomaco.

E che diremo dello stomaco? poi che a discacciare la frigidità, et humidità, et a confortare la sua virtù digestiva, non si ritrova cosa al mondo più eccellente? et preso in qual si voglia modo, incita l'appetito, fa digerire, diverte i catarri smorza la sete, ferma il vomito, prohibisce il singhiozzo, et i rutti acetosi, discaccia et risolve la ventosità, e finalmente vale alle oppilationi, et il sangue congelato nel stomaco, e guarisce ogni B 3 dolore

Arnaldo. Auttore.

Theophrasto lib. 9. c. 12. Arnaldo ne i vini.

Auttore. [p. 22 modifica]22 S E C R E T I

dolore da qual si voglia causa ivi causato. Dice Marcello, il quale scrisse prima di Galeno, che il rosmarino pesto, overo il suo sugo mescolato con un poco di mele, et bevuto, giova molto alla doglia di ventre, e dello stomaco.

Al fegato.

Ha virtù dett'hèrba di riscaldare, e levare il dolor del fegato, et di risolvere la hidropisia, se egli con vino sarà bevuto, over in qual si voglia altro modo preso: percioche assotiglia gli humori, apre l'oppilationi, et con la sua astringenza poscia conforta tutti i membri. Sana parimenti il trabucco di fiele, overo iteritia, bevendo la decottion fatta nell'acqua, avanti che si faccia essercitio, si lavi, e beva del vino. Et Diocle cava sangue a quelli che patiscono di fegato, et il purga con l'elleboro negro, et poi gli dà il rosmarino con l'acqua melata. Giova ancora molto alli hidropici untandosi il corpo con detto oglio, et massime co'l nostro.

Alla milza.

Il simile fa alle oppilationi, alla durezza, et alla frigidità della milza: percioche questa herba, in qual si voglia maniera presa, consuma la melancolia, e ciò facendo, apre l'oppilationi, molifica la durezza, et riscalda quel che è raffredato; e finalmente con la sua virtù conforta tutti i membri interni: et però dice Galeno, che le spetie tutte del rosmarino hanno facoltà di molificare, di astergere, e d'incidere.

Al-

Nel lib. de medicamenti cap. 20. Et Plin. lib. 12. c. 12. Gal. nel li. 7. della facoltà de semplici. Dioscoride lib. 3. c. 72. et 73. et Theofr. li. 9. c. 12 Serapione capo proprio et Aureliano sic cense. li. 2. c. 4. Serapione. Rasis, et Serapione.

Nel 7. della facoltà. [p. 23 modifica]DI MEDICINA. 23

Alle budella.

Medica il rosmarino i dolori colici, e delle budella, e se esso, over la sua radice sarà bevuta con vino, non solamente cura ogni dolore di corpo, da frigidità, et ventosìtà causato, ma ancora giova al flusso disenterico, et ad ogni flusso di corpo universale, ancor che antico. Il che parimente fa, se egli sarà cotto in aceto, et con una spunga ammallata di detta becettione calda, sia posta sopra il ventre, et in essa similmente i piedi siano lavati.

Al sedere.

L'herba communemente di tutte tre le spetie trita, et impiastrata ristagna l'hemorroidi, mitiga l'infiammationi del sedere, et le sue posteme: il simile, et più farà se una pezza bagnata nella nostra quinta essentia, vi sarà posta sopra, e se il budello uscisse, polverizatevi sopra detta herba, con ugual portione di galla trita, e subito alla terza volta si fermarà.

Alle reni.

Conforta parimente le reni, et apre le oppilationi di esse sottigliando gli humori grossi, et viscosi, et cosi facendo, viene a cacciar fuora le pietre, et le renelle, et in ultimo, se ci sono le ulcere, le salda.

Alla vesica.

Dice Rasis, che la corona di montagna, cioè il rosmarino, riscalda, assottiglia, et risolve da ventosità, et provoca l'orina. Et il simile, se- condo B 4

Dioscoride lib. 3. c. 71. Rasis.

Mattiolo nel libro de i medicamenti, c. 20.

Dioscoride lib. 3. c. 72. Auttor.

Auttor.

Rasis. Arnal. [p. 24 modifica]24 SECRETI

condo Dioscoride, fanno le sue radice polverizate, e bevute con vino. Ma veramente tutta l'herba con il suo seme hanno le medesime virtù. Giova parimente alle angoscie, et dolori della vescica, e quando ella per debilità destilla, et non può ritener l'orina.

Alle parti vergognose.

La quinta essentia nostra da per se, over composta co'l zucchero, bevuta a digiuno, guarisce la gonorrhea, et con la sua decottione, overo acqua, saranno lavate le ulcere nelle parti vergognose, le guarisce, cosi nelli huomini, come nelle donne.

Alla matrice.

Giova maravigliosamente a tutte le donne, che sono humide, e grasse, e bevendo ancor la sua decottione, overo la sua quinta essentia, le ratifica, e netta la matrice, et aiuta la concettione, et gli provoca il mestro, il parto, le secondine, et le purgationi doppo il parto. Giova anco a i dolori, e ventosità, et alle ulcere della matrice, et in ultimo ritiene i menstrui bianchi, e rossi, bevuta con vino negro austero.

Alle membra estreme.

Vale il rosmarino alli rotti, et alli spasimati, et impianstrato con farina de l'oglio, et aceto conferisce alle podagre, e se alcuno havesse i piedi deboli per lungo viaggio, o per altra causa, et anco se gli dolessero, e fussero gonfie le cosse, le gambe, i piedi, si per i dolor della podagra, come per

Dioscoride l. 3. cap. 72 Theofr. l. 9. c. 12.

Auttore.

Arnal. Dioscoride. Serapione. Rasis.

Theofr. l. 9. c. 12. Dioscoride li. 3. c. 72.

Arnal. [p. 25 modifica]DI MEDICINA. 25

per flussione di humori, facciansi bollire le radice, overo la sua herba in aceto, et lavasi i piedi.

Alle febri.

S'alcuno già indebolito per lunga infermità, continuerà mangiare il pane brustolato intinto nel suo vino, gli ritornerà l'appetito, e gli conforterà lo stomaco, et ogni membro indebolito, et continuato anco il suo vino temperato con la sua acqua, ratifica i tisici,e guarisce gli etici, et è cosa provata, e secreta. Vale ancor alla febre cotidiana, e quartana, et alle febri antiche.

Alle posteme.

Il rosmarino communemente di tutte le spetie trito, et impiastrato, matura le scrofole, e le posteme fredde, che malagevolmente si maturano, e cotto nell'oglio, risolve gagliardamente, et perciò con esso si unta ogni dolore, e chi piglierà il vapore della sua decottione sotto un paviglione, overo infonderà della sua quinta essentia sopra una pietra infocata, e riceverà nel medemo modo detto fumo, e massime nell'estate il farà sudare, et gli leverà i dolori causati da qual si voglia causa, et ancor dal mal francese, et il pane ancor con detta herba masticato, over la herba poi pista, e mescolata con farina di l'oglio, e aceto, impiastrata, guarisce le infiagioni, et il sangue stravenato sotto la pelle dalle percosse.

Alle ferite.

Similmente masticato con il pane, overo senza posto sopra le ferite, le sana; e parimente buttan-

Arnal. nel medesimo luogo. Arnal.

Auttore.

Dioscoride l. 3. cap. 72

Aetio tomo 3 ser. 2. c. 18. Auttore.

Serapione.

Auttore. Mattiolo. [p. 26 modifica]26 SECRETI

tandovi sopra la sua polvere, ma prima debbi anco esser uscite, overo voite in qual si voglia altro modo.

Alle piaghe.

Dice Arnaldo, che più volte ha visto, e sperimentato, che lavando spesse volte i cancari, cancrene, fistole con l'acquità, nella quale sia stato posto il rosmarino, haverle diseccate, e guarite, le quali per altre vie non si havevan possuto già mai sanare. Et le radici secche ridotte in polvere, et incorporate con mele, mondificano le ulcere. Ma chi patirà di canchero, overo il ulcere maligne, dopò che prima s'havrà ben purgato il corpo, beva ogni giorno di detta quinta effentia, e sopra il male mettivi due, o tre volte il giorno una buona pezza bagnata in detta quinta essentia, e veramente si saneranno. Fassi similmente un' unguento con cera, et oglio, incorporandovi poscia insieme polvere di rosmarino, il quale dopò mondificate le ulcere, le incarna, et all'ultimo mettendo un poco più polvere in detto unguento, le salda.

Alle dislocationi delle gionture, et alle ossa rotte.

Passati che saranno i sette giorni, i quali erano il tempo della infiammatione nelle dislocationi, si come anco nelle rotture dell'ossa, amollerete le fascie in detta nostra quinta essentia, et cosi bagnate, et poscia premute, infasciate detto membro, ome si richiede secondo l'arte della chi-


Arnaldo nel medesimo luogo. Dioscoride lib. 3. c. 72. e Theophrasto lib 9 12 [p. 27 modifica]DI MEDICINA. 27

chirurgia, come c'insegna Hippocrate nel libro delle rotture dell'ossa; percioche ella conforta mirabilmente la parte rotta, et affetta, e fa generare il callo; et se per humidità di tutto il corpo crescesse egli troppo, et sopravanzasse parimente, per la sua siccità l'abbassa, dissecca, et rafferma.

A gli veleni.

Una delle eccellenti cose c'habbia in se il rosmarino, è che fa simil effetto, che la thèriaca contra il veleno, et i cibi velenosi, ed è parimente molto giovevole a preservarsi d'ogni veleno magnandolo, si come ancora pigliando della sua quinta essentia, et bevendosi ancor le radici con vino, vale contra il morso delle serpi, et tenendola in casa discaccia ogni animal velenoso, et il simile fa facendo profumi con detta herba.

Al decoro del corpo.

Lavandosi la faccia con la sua acqua, la rende bella, et splendida, leva le panne, et ogni sorte di macchie, et aggiongendovi un poco di aceto ben acuto, leva la vitiligine, over petine: et se con questo vi lavate il capo, rafferma i capelli, sana le ulcere, che menano, aumenta la memoria, gli prohibisce ogni flussione, et finalmente lo conforta, et lo riduce nel suo buono esser naturale.

A tutto il corpo.

La radice del rosmarino sterile, purga parte per di sotto, et parte per di sopra: imperoche quella

Diocoride lib. 3. c. 72. Arnld. ne i vini Diosc. li. 3. ca. 12.

Arnaldo.

Diosc. lib. 3. capit. 72.

Theophrasto l. 9. c. 12. [p. 28 modifica] 28 SECRETI

quella parte superiore verso il germine, fa vomitare, e la inferiore verso terra, muove per di sotto. Et se alcuno userà anco di mangiar le sue foglie co'l pane, gli conservarà il corpo da ogni infermità, e similmente alle volte potrà mangiare delle fritelle fatte con le cime del rosmarino, et acqua e farina, cotte nell'oglio, le quali medemamente gioveranno a tutto il corpo. Il Diantho, il quale fatto con li fiori, e foglie, e zuccaroo, giova a tutte le predette cose, e principalmente da ogni mal contagioso, e pestilente, et a tutti gli affetti del cuore, et del petto, et a tutti i mali. Fannosi similmente unguenti con la polvere, over co'l sugo di dett'herba, e mettisi nelli medicamenti delle lassitudini, et nell'unguento gelucino. Giova ancor a tutti i mali causati da humor freddo, fortifica tutti i membri, et li conforta per sua ciccità, et odore, con il quale anco si dilatano i spiriti, con la sua virtù astringente si congregano, et uniscono; consuma la flemma, o la melancolia; per il che si viene a confortare la virtù naturale, vitale, et animale. Si può anco dare detto rosmarino co'l pane,over in insalata, overo in saporetti, o veramente si beva la sua decottione, o il suo sugo, overo la herba posta infusione nel vino, o il vino bevuto con la sua polvere, overo assaggi speffe volte la nostra quinta essentia in acqua, overo in liquore. Il bagno poi di vapore fatto di detto rosmarino, è bagno di vita; peroche discaccia la vecchiezza; e continuandolo poscia fa

Auttore.

Mattiolo.

Dioscoride lib. 3. c. 73.

Arnaldo,

Auttore.

Arnaldo ne i vini. [p. 29 modifica]DI MEDICINA 29 fa rinovar la gioventù come all'Aquila: et questo è un gran secreto, come dice Arnaldo, e Dioscoride dice che giova a tutto il corpo, conservando la gioventù, e fortificando tutti i membri.

A diverse cose.

Posto il rosmarino tra i vestimenti non lascia entrar le tignuole, e posto anco nel vino, conserva il vino, et il vaso; e se il vaso fusse guasto, lo acconcia, e gli dà buono odore. I contadini parimente li mettono nel ventre de' lepori, de i conigli, et di ogni altro genere di morticiana, acciò per il buon odor ch'è in detta herba, si conservino, che non puzzino detti animali. Se ne fanno similmente insalate, e crispelle, salse, saporetti, e usasi tutte l'hore mettere quasi in ogni sorte di arrosto, e parimente nel pane, e di fusti poscia sottili, fannosi nettadenti, li quali son più eccellenti di tutti gli altri nell'odore et sapore, si come anco nelle altre sue qualità, et in ultimo questi rami sottili abruciati, et subito coperti con nere, fannnosi carboncini, molto commodi per i pit- tori per disegnare, e pro- filare le loro prime fi- gure.

Se-

Dioscoride.

Theophrasto lib. 9. c. 12. Arnldo ne i vini. Serapione, Rasis.

Auttore. [p. 30 modifica]30 S E C R E T I

Secreto bellissimo, et facilissimo sopra tutti gli altri che trovar si possino per guarire le scrofole, si nelli putti, come anco nelli huomini. Cap. III.


IMaginarsi l'huomo mai non potrebbe, che le radici del gladiolo, da Dioscoride sono chiamate xyfion, guarir potessero con la virtù loro attrattiva et solutiva, un male si crudele, indomito, et ribello, come le scrofole, altramente dette gavine, il quale ancor tanto peggiore, quanto che la sua radice, overo per dir meglio la sua cagione è generata, et posta nel capo del patiente, quale essendo pieno di humori freddi, et humidi, che di continuo stillano in quelle parti glandulose del collo, è di necessità per guarirlo non solamente evacuar quell'humore, il quale nel capo si contiene, ma ancora da tutto il corpo, acciò levi la causa, che di nuovo non si habbia a regenerare nell'istesso capo altro silmile humore, et per questa ragione et modo habbia a fortificarsi, et mantenersi nel suo buono essere naturale, acciò ancor non babbi occasione di stillare, overo mandare più humori in quelle parti glandulose, et già affette, il che non mandando è necessario poi quello, che già era in detto male raccolto, che dalla natura istessa a poco a poco si risolva, et in ultimo si riduchi al suo esser buono et natu-

Il male delle crofole venire dal capo. [p. 31 modifica]DI MEDICINA.

naturale, come già era per prima, avanti che egli fusse affetto. Essendo adunque tutto ciò cosa ragionevole, et importante a farsi in tal cura, a me pare, che la natura non ci habbia possuto dotare di maggior rimedio di questo nostro per noi ritrovato, atteso che subito preso per bocca, si sente il patiente calare, e tirare giù dal capo quell'humore, che causa detto male, e in modo tale, che in quel moto cosi subito, gli par quasi voler cadere, come se egli fusse imbriaco, e calando poi tal humore dal capo nello stomaco, gli comincia a venire quasi voglia di vomitare, e calato che gli è giù a fatto, tal volta vomita, overo stassi cosi altero per insino che natura comincia ad evacuare per le parti di basso, il che poi evacuando, subito gli fa cessare ogni alteratione, et si sente alleggerir il corpo, lo stomaco, et il capo insieme, di modo che gli par in tutto esser rinato. Volendo adunque guarire di tale infermità, conviene primieramente purgarsi, con medicamento che evacua l'humor che abonda, se' l putto fusse robusto, e sanguigno, non mi dispiacerebbe passando gli quattordeci anni, si cavasse sangue del braccio, e massime da quella banda dalla quale più é molestato nella gola, et essendo d'ambedue le bande, che si cavi da amendue le braccia: et se per sorte non fusse robusto, purghisi solamente, ma gli humori preparati che saranno, potrannosi evacuar con li nostri siroppi universali,

Segni, che seguon subito presa la detta radice.

Chi guarir vuole delle scrofole quello, che deve primieramente fare. [p. 32 modifica]32 S E C R E T I

sali, overo con le pilole di mirabil virtù, e riposatosi poscia un giorno, overo due doppo, secondo che la purgatione sarà stata gagliarda, comincierà con il nome d'Iddio a pigliare dette radici; delle quali bisogna in prima n'habbiate almeno, se egli è putto, una degina de libre, et se egli è huomo, almeno venti libre, et se ben sono secche poco importa, ma veramente fresche sono più gagliarde, et operano più presto, se ne piglia manco quntità. Glie ne darete adunque il primo giorno, essendo putto, cinque, overo sei radici di quelle più picciole: et se egli è huomo, glie ne darete dieci,overo dodici grossette, et se saranno verdi, fate le mangi co'l suo fusto, over gambo per insino a mezzo palmo, il qual stà attaccato alla radice, overo cipolletta, et è bianco e tenero, e della medesima virtù, e sapore, che è l'istessa radice. Gli darete ancora insieme quelle radicine picciole come ceci e lenti, che ivi stanno attaccate sotto, nettando prima l'una et l'altra delle sue spoglie, come si fa alle cipolle: et quel bianco di dentro simile ad una castagna monda, mangierà il patiente, masticandolo molto bene, et a poco a poco, acciò quei fumi della radice, tenendola in bocca lungamente, vadino, e salischino al capo più facilmente, il che subito e benissimo sente il detto patiente. Ciò fatto, per tre hore non pigli altro cibo, overo per insino che egli non ha cominciato da evacuare per di sotto. Alcuni sono che per la grande aaondanza della flem-

Quante radici si hanno a pigliare in tutto il male, e quante per volta.

Come si hanno a pigliare dette radici, e quante hore dopo si deve desinare. [p. 33 modifica] DI MEDICINA. 33

flemma che si raccoglie nello stomacho, de lì ad un'hora vomitano, e massimamente li putti, et tanto più presto ancor vomitano, quando che loro dopò pigliato il medicamento subito mangiano, il che non si deve fare, imperoche tra il medicamento, e la flemma tirata dal capo nello stomacho, et il cibo, la matura tra questi diversi moti, et sostanze, ella non può digerire. Ma havendo già evacuato per il vomito, overo per le parti inferiori, et sentendosi in tutto alleggerito il patiente subito potrà desinare. I cibi suoi saranno cose facili a digerire, come carne di vitello, pollastri, pollanche, et ogni altra sorte di uccelli, et ova fresche; il vino sia bianco, e ben temperato; non mangiando carne veruna di porco, nè herbe crude, nè agli, nè cipolle, ne cose di spetierie, nè cose che vaporino alla testa: nè meno dorma di giorno s'è possibile: e la sera ceni a buon hora, et leggiermente; et se il tempo è tempestoso stia in casa, se è chiaro e sereno, può uscire fuori ad alcuna sua facenda. Guardandosi parimente di caminare molto per il sole, et il simile la notte, et anco dal coito, et conservisi in tutto nelle sei cose non naturali, come detto habbiamo nel capitolo di far buona la memoria. Il secondo giorno se la evacuatione è stata poca, se gli darà maggior quantità di dette radici, e s'ella fusse stata gagliarda, et che havesse dato fastidio al patiente, siano in minor quantità: ma se vi pare che ella sia stata conveniente, e ch'egli Secreti Zapata. C sia

Accidenti, che sopravengono pigliata la radice.

Cibi e modo di vivere nel guarir le scrofole.

Avertimenti in dare, et continuare detta radice [p. 34 modifica]34 SECRETI

sia andato quattro, overo cinque volte, vi manterrete in quel medesimo modo, continuando cosi per trenta, over quaranta giorni, et se il male è vecchio, et il capo sia molto humido, bisogna alle volte arrivare alli cinquanta, e sessanta giorni, e se l'ammalato mentre che egli fa simili evacuationi si sentisse debole, et havesse un poco di febre, non però vi sbigottite, imperoche all'hora più si dissecca, et risolve l'humor freddo ritenuto nel capo. Ma per più sicurarvi, potrete tralasciare un giorno, et alcune volte due, et poi ritornare al medesimo modo già prima proportionato, et cosi facendo vedere quelle scrofole sane, over risoluersi, overo maturarsi, le quali maturate, subito l'aprirete, o con ferro, overo con il caustico, perche uscendo fuora quella marcia le altre, che ivi sono vicine, più presto si guarirano: et quelle che erano già rotte, dove primia buttavano acqua, et humor crudo, vedrete poi che butteranno marcia buona, e matura, et cosi le andarete medicando con le pezze bianche, et asciutte, lasciando da parte ogni sorte di unguento, e cosi conoscerete manifestamente quanto sia il vero quel detto universale, che levata la causa si toglie subito l’effetto. Quì intenderete anco in quanto errore siano quelli, che solo con impiastri, e con polvere corrosiva, et con unguenti mercuriali, e con altre cose simili vogliono tal male guarire, confidandosi in tutto la radice del mal esser ivi, dove è il pro- prio

Segni quando le scrofole guariscono.

Contra quelli, i quali con impiastri guarire vogliono le scrofole. [p. 35 modifica]DI MEDICINA. 35

prio male, e tutto quello che essi abbrusciano con li lor caustici, e medicamenti corrosivi, dicon esser le radici del male, le quali poscia da loro disradicate, le piaghe ritornano in quello essere di prima, et il più delle volte in peggior modo, per esser dal dolore continuamente quel luogo molestato. Questi tali veramente sono simili a quelli, che piovendo giù per un muro, si credono fermar l'acqua, solo con asciugar detta muraglia; non considerando, che bisogna ricoprire il tetto, acciò l'acqua non coli a basso, e di questi tali empirici ve ne sono infiniti, che havendo (come ad verbum ho cavato, et tradotto dalli scritti del mio precettore) ad alcuni signori Protomedici licentia di medicare, chi per dinari, chi per amicitia, et chi per altri rispetti, subito promettono con questi loro occulti secreti, guarire scrofole con impiastri, fermare il sngue con sparger sopra polveri e parole, guarir crepati solo con cerotti, rotti, et ogli: e guarir fistole, e cancheri, con impiastrare et untare di fuora, e cosi ingannando il mondo mostrano le lor maraviglie: et quel poi che è peggio, sono dall'istessi protomedici chiamati, e posti innanzi a guarir simili mali sono perche si, et perche gli stiano con la beretta in mano, dando loro ad ogni parola dell'eccellentia per il capo, lasciando a dietro tanti, et tanti valenti huomini, cosa veramente indegna, e piena di crudeltà. O Iddio che un povero infermo habbia a patire, per non voler il medico dirne, e mostrar- C 2 ne

Li Protomedici non deveriano dare licenza di medicar per denari.

Quanto farebbon di megliori l'infermi haver i medici, methodici, et non empirici. [p. 36 modifica]36 SECRETI

ne altri, che ne sappia più di lui, non per altro, che per esser egli tenuto quel solo: volesse Dio, che io dicesse la bugia. Hora per tornar al nostro proposito, non voglio negare che mentre il patiente piglia questo remedio, non fusse anco buono con alcuno medicamento di fuora (secondo si vedesse essere il bisogno) aiutare dette scrofole; ma questo, che ho detto, che si medichino con pezze asciutte, l'ho voluto dire per mostrar la forza di guarire questo male, esser più del medicamento interno, che nell'esterno, et parimente per mostrar, che se bene noi medicamo per secreti, esser in ultimo methodici, e tali, e si alieni dalli sopradetti, che non havran bisogno d'altra licenza a esser posti in essecutione, se non la nostra esperienza, accompagnata con il suo evidente effetto, dal qual poscia ne segue la ragione.

Modo et ordine di ricuperare, conservare, et accrescere la memoria per i Predicatori, et huomini studiosi a i quali assotiglia i sensi et acuisce l'intelletto, et giova infinitamente a capi freddi, e humidi, che hanno persa la memoria per abbondanza di tal humore, et a quelli anco che patiscono grandemente di catarro et debolezza di vista, et di stomacho. Cap. IIII.

I Rimedii che si vogliono usare per ricuperar la memoria, son hoggidì da molti biasimati, et io non credo babbiano altra ragione, se non che

I nostri secreti esser methodici, e non imperici. [p. 37 modifica]DI MEDICINA. 37

che quelli, che gli usano, o veramente non hanno di bisogno, over havendolo, gli adoperano troppo spesso, et troppo gagliardamente, volendo in un tratto ridurre la natura di uno estremo in un' altro, del che se ne sentono più presto male, che bene, overo alcuni altri quando gli adoperano, credo già per estrema vecchiaia habbino già perso affatto il cervello, onde questi tali non vedendo tal rimedio in pochi giorni, overo in poche hore miglioramento manifesto, et altri per haverlo visto troppo eccessivamente, subito lo biasimano, non considerando i rimedij essere come il vino, pane, et altri cibi, i quali pigliati proportionatamente, et a suoi tempi, sogliono giovare, et pigliati fuore del suo odore, nuocono infinitamente, acciò tutto questo vi sia manifesto, ditemi di gratia che cosa più venenosa vi è, che la ripienezza del pane, il quale è cibo nostro familiare? dicesi ogni repletione esser cattiva, ma del pane pessima, il che manifestamente si vede nelle estreme carestie. Et che cosa diremo del vino? che bevuto moderatamente é il più ristoratiuo rimedio del corpo humano, che ritrovar si possa, e similmente bevuto inacquato honestamente dà, e conserva la vita a sani, risuscita quasi i morti, ma bevendolo in maggior quantità, fuor del suo dovere, fa perdere la memoria, perturba i sensi, indebolisce i nervi, induce tremore, paralisia, apoplesia, scotomia, vertigine, retiramento di nervi, cecità, C 3 for-

Remedio della memoria deve esser proportionato in quantità al patiente.

I buoni cibi perche nuocono.

Il vino giova e nuoce. [p. 38 modifica]38 SECRETI

sordità e torcimento di bocca,e molti altri mali infiniti, et poi la morte, e quel che è peggio, e più spaventevole,e subitanea, il che più volte si e veduto, et ogni hora si vede. Ditemi di gratia, tutte le medicine lassative non hanno in se del veleno se che medicina più velenosa che la scamonea, la quale cotidianamente, e tutte l'hore, e quasi in tutte le medicine si dà alli infermi per ricuperar la sanità? ma se ella passasse il suo dovere, overo peso conveniente, ammazzarebbe ogni persona; et il simile diremo del rhabarbaro, che è medicina benedetta, et ancora de tutti gli altri solutivi, e lenitivi, a quali si conviene la quantità, et l'haverne bisogno. Veggiamo l'elleboro se è pigliato da un sano, come egli lo fa impazzire, e se lo piglia un pazzo lo sana, et guarisce di tal pazzia. Acciò dunque questo nostro rimedio habbia a giovare, è da considerar se questo mancamento vien per vecchiaia, over per grande evacuatione che sia proceduta, overo per abbondanza di humori; se per vecchiaia viene tale oblivione, non vi curate d’altri rimedij se non di vivere regolatamente, usando cibi humidi, e ristorativi, e che prohibiscono ogni siccità, et se per lunga infermità, parimente con cibi di facil digestione, caldi, et humidi, et di molto nutrimento: cerchi di rihaver le forze, peroche rihavute, la memoria anch'ella ricupera'il suo vigore. Ma se per soverchio humor freddo, et humido venisse tal difetto,


Le medicine han del venenoso, nondimeno giovano.

L'elleboro fa impazzir i sani, e guarisce i pazzi. Per quante cagioni si perde la memoria. [p. 39 modifica]DI MEDICINA. 39

fetto, il che quasi sempre si suole intervenire, usi questi nostri rimedij, si come ogni altra cosa proportionatamente, considerando prima doppo il bisogno; la complessione del patiente, et massime del capo, percioche havendo egli il capo humido, il che si conosce facilmente, perche tali sono tardi ne suoi moti, dormono volontieri, e gravemente: abbondano di escrementi per il naso,e per la bocca, et facilmente dal troppo freddo, o dal troppo caldo sono molestati, et essendo parimente nel verno, non è dubbio, che i nostri rimedi si devono usare più che spesso in cotal capo freddo, et humido, et in tal tempo, che in un'altro che habbia il capo freddo, e secco, over caldo et humido, et nella state opponendosi sempre con la quantità, e frequentia del nostro medicamento, all'intemperie del capo, e questo proportionatamente, acciò non lo riduchi poi in troppo caldo, over in troppo secco, il che se per sorte intervenisse; curar si doverebbe poi tutto in contrario, et acciò tutti questi nostri rimedij habbino da giovar molto più, è necessità che tutte le sei cose non naturali, habbino da osservarsi in quel medemo modo: che sarà detto nella preservatione della peste, cagionata da vapori grossi.

Delle sei cose non naturali, et prima dell' Aere.

Per esser adunque l'aere cosa molto giovevole nel preservare, et aumentare la memoria: l'eleggerete che sia puro, et secco; e non humi

C 4 do,

Avertimenti per ricuperar la memoria.

L'aria asciutta giova molto alla memoria. [p. 40 modifica]40 S E C R E T I

do, e paludoso: e che l'habitatione sia chiara, alta, et asciutta, et che il capo del letto stia nella camera verso il Levante, se è possibile, et fugga quanto egli può da venti freddi, et humìdi, et dall'aere della notte, et massime di star al freddo, et al splendor della Luna; perioche la frigidità, et humidità nuoce infinitamente alla memoria, e però si dice che la oblivione, over dimenticanza è figliuola della frigidità, la qual veramente più nuoce che l'humidità; il caldo ancora del sole perturba la memoria grandemente.

Del mangiare et del bere.

Guardisi di mangiar cose che aumentino la flemma, come pesce viscoso, e di lago, brodi, menestre, e cose di pasta, e similmente carne di porco fresca, et salata, di bove, di capra, di pecora, le loro cervella, fuor che quelle della gallina, et delle pernici. Guardisi parimente di mangiare latte a chi nuoce, cascio, castagne, noci, et ogni sorte di frutti humidi, e di cose frigide, e di dura digestione, fuor che l'uva passa minuta, e grossa, le mandole, pignuoli, pistacchi, e nocchie verdi, secche, e brustolate, fugga l’aceto, et ogni cosa acetosa, et tutte l'herbe crude, et principalmente lattuga l'inverno. Lasci i cavoli, et capucci, le fave, fagiuoli: cicerchi, lenti, agli, porri, et massime le cipolle, scalogne, e tutte cose vaporose, atteso, che tali cibi fanno grande alteratione nel cervello, ma l'aglio ben si può mangiare nell'inverno con li ceci rossi, et il lor brodo insieme col rosma-

Il freddo nuoce infinitamente alla memoria.

Cibi, che noceno alla memoria. [p. 41 modifica] DI MEDICINA. 41

rosmarino sempre si può usare, percioche opra maravigliosamente nella memoria. Cibisi di carne di castrato, d'agnello, di capretto, e di volatile non molto grossa, et di facile digestione, come lodole, tortore, capponi, fagiani, colombi, pernici, tordi, beccafichi, et simili, et parimente con ove fresche, e tenere, et ogni cosa sia acconcio, et condito con salvia, isopo, timo, et maiorama, rosmarino, noce moscata, garofani, gengevo, pepe, cannella, e grani di ginebro, e più presto si mangino arrostite che al lessate: e meno si mangi la sera che la mattina, e che'l desinare sia a buon' hora. Bevasi vino bianco vecchio, e di buon odore, e non beva mai mentre si fa la digestione, e massime dopo cena. Alcuni fan acqua cotta con salvia maiorana, cannella, noce moscata: alcuni con questa adacquano il vino, over fanno acqua melata, e la danno senza vino, la quale è buona se il patiente non è di complessione collerica. Ma con tutto ciò non vorrei già si disperassero i Reverendi Padri religiosi, non potendo usare cotal maniera di vivere, per essere sottoposti alle loro regole, le quali ad alcuni commodano non debbano in verun tempo saggiar carne; ma più presto cibarsi di cibi humidi, li quali essendo contrarij, se ben consideraranno, troveranno che le facilità loro si dell'anima come del corpo, non essere in altro, che in tali cibi, e poi nelli digiuni, et nel sobrio, et ordinato vivere che tengono, e l'utilità

Cibi, giovano a ricuperare la memoria.

Bevande per accrescere la memoria.

i religiosi se bene mangiano cibi humidi, i digiuni però li tengono sani, dell'anima et del corpo. [p. 42 modifica]42 SECRETI

tilità, che quindi lor nasce, fa conoscer a secolari essere molto migliore la vita de religiosi, che non la loro abbondante sciolta, et disordinata, che di continuo tengono: et a questo proposito allegaremo Hippocrate, che dice, alli corpi humidi esser molto conveniente l'astinenza, percioche ella dissecca il corpo: et Galeno medesimamente, il corpo secco esser più vicino alla sanità, che quello che è humido. Volendo dunque i religiosi usare questi nostri rimedij, converrà pigliarlo in manco quantità, e men spesso, che non farebbon i secolari, atteso che opererà più in questi tali, che non hanno tanta humidità, che in quelli, che abbondano d'escrementi per la loro sfrenata vita. I cibi che si mangieranno, siano in maggior parte conditi con Zafferano; perche ha virtù di conferir molto alla memoria, et anco al cuore, e qundo vorrà alle volte usare queste spetie, gli saranno molto utili. Togliete pepe negro, pepe lungo, gengero, canella, galanga, garofani, zafferano, di ciascuno dramme due, cubebe, macis, noce moscata d'ognuno dramma una; fatene polvere sottilissima, e passatela per setaccio: conferisce anco la mostarda di senape, et i saporetti con pepe, et zafferano. Usi mangiare dopò il cibo frutti astringenti, come sorbe, nespole, e crugniali maturi, e cotogni e pere, et altri simiglianti cotti, overo conditi, li quali se si usassero a tutto pasto, sarebbono molto nocivi, piglisi similmemte in ulitimo olive mature

L'astinenza conviene ai corpi humidi

Zafferano conferisce alla memoria, e al cuore Specie convenienti alla memoria.

Frutti, che ritengon i fumi del cibo non vadino al capo. [p. 43 modifica]DI MEDICINA. 43

ture condite, et per fichi secchi, over conditi, coriandoli preparati coperti col zucchero, conserva di rose, della nostra quinta essentia del rosmarino, acciò prohibiscano, che i fumi del cibo non vadino al capo, e perturbino la memoria, facendogli poscia venir voglia di dormire. Ogni ripienezza parimente nuovo, e massima quella del vino; pecrcioche vapora al capo, et fa danno al cervello, indebolisce i nervi, et suffoca il calor naturale, onde induce gli accidenti già detti; ma bevuto poco, et temperato, rallegra il cuore, conforta il capo, vivifica i sensi, dilata i spiriti, e li rigenera: l'acqua semplice veramente partorisce danno alla memoria.

Del dormire, et vegghiare.

Guardisi di dormir molto, e supino, et in letto che riscaldi troppo, et sopra la schiena, e con li piedi calzati, et di giorno, et subito doppo il cibo, se non per una, overo due hore doppo, e volendo dormire il giorno per debilità, o per consuetudine, non dorma più di un' hora. Guardisi ancora di non stare molto in otio, percioche egli inhumidisce il cervello, et marcisce il corpo, et il troppo vegghiare, et il molto essercitio, insieme con il coito, et massimamente doppo il cibo assotigliano, dissecono, et risolvono i spiriti, et anco debilitano il cuore, et il cervello. Di quà si potrà considerare, che il dormire nè poco, nè molto, significa gli humori essere proportionati nel capo. Del-

Il mangiare, et ber troppo nuoce.

Il dormire, et vegghiare troppo, et stare molto in otio nuoce. [p. 44 modifica]

Delli accidenti dell'animo.

L'essercitare la memoria giova.Cerchi egli di stare allegro moderatamente, conversar con huomini di buona, et santa vita, et di studiare, ragionare, et ricordarsi di cose varie viste et udite, acciò si esserciti la memoria: fuggendo ogni fastidio, et travaglio mondano.

Dell'essercitio.

L'essercitio giova a tutto il corpo et acuisce la memoria.L'essercitio sia moderato avanti il desinare, e doppo cena: percioche non solo giova alla memoria, ma ancora a conservare et accrescere le forze in tutto il corpo: doppo il desinare spasseggi alquanto, acciò il cibo si assetti nello stomaco, et si faccia miglior digestione, et si svegli il calor naturale, guardandosi però di studiare in quel subito, et massime cose difficile; perche nuoce infinitamente, riempendo il capo di vapore, et siate certi, che confortare la memoria a chi studia non è cosa migliore, et più che giovi, quanto che lo stare allegro, et spasseggiare alle volte in luoghi aperti, et ariosi, il che noi ogn'hor proviamo.

Dell'evacuatione

Che le evacuationi siano necessarie a conservare tutto il corpo.Sforzisi ogni giorno a far tutte le evacuationi del corpo, et specialmente del capo, cioè per il naso, e per il palato, ove di continouo si ritengono materie, e per la bocca mentre ch'egli si lava il viso, et anco per gli orecchi, per l'orina, et per l'altre parti del corpo. Nettasi parimenti il capo con pettinarsi i capelli, i quali similmente [p. 45 modifica]DI MEDICINA. 45

no corti, e con sfregolarli con panni ruvidi: e tutto questo gioverà molte, se sarà fatto la mattina avanti si faccia essercitio, e se queste evacuationi non si faranno volontariamente, e con facilità, aiutatale con li nostri rimedij, li quali quì ordinatamente si metteranno. Purghisi anco il patiente spesse volte con le nostre pillole di mirabil virtù, e tenga il corpo lubrico con le pillole di aloe, e lavisi il capo più spesso l'inverno, e con herbe più calide che la state, et con liscia fatta, mettendo cioè in un colatoio libra una di feccia di vino abbrusciata, et di sopra cenere a bastanza fatta di quercia, overo di cerro, overo di alloro, overo di sarmenti, o di radici, o fusti di cavoli, o d'urtica, di legno di ginebro, o d'ellera arborea, over di rosmarino, acqua poi quanto vi pare; colatela due, over tre volte secondo che la volete più gagliarda. In quefia lifciapofcìafate bollir fena,aganco, affa Lifcu ro,foglie,e coccole diginebro,diìmrQ.,ttedera,V Ql ’^ noci di ciprejjofoglie di fiicados,rQfin.anno,ma ìorana,faluìa,iua,talamento,ferpolÌQ,oregmo t p pulegio, afientio, camomilla, fibei di fambucò» fcmedioxtica.yfleccodicQÌombficiafcunodaper fé, 0 parte, 0 tutti i nfiem e:..& efjend odi Mote-? v fi potranno temperare dette herbe con vgualc- j> parte di rofe rafie ■; & cofivna, ouerodne vott te la jcttmana a digiuno, vi Uuarete il capo p afciugandoloperò conpc^gadilinobianco, non moltoxaldo la prima volta ypoixontmtiate con m. [p. 46 modifica]4<$ SECRETI rifcaldate al fuoco, guardandofi di afdu „ g garlo al Sole,&parimente vfcir di cafajepof fibile è, nè meno metter fi all’aria, mantenendo» j, // fempre il capo caldo,inuolto in vn panno di li,

  1. no bianco per quel giorno: lauìfi fimilmente j

iiarfi gli piedi vna volta lafettimana in acqua bene al $ (piedi o da,nella qual [tampoco bollite le fopr adette bei btracciò rendine maggior odore, tenendouiipi di alquanto a mollo. Elettuario per la memoria. Aurea V elettuario che hauete da vfareper aiutare Aleffan e confortar la memoria, fard che purgato primi cinfét* ilcor P°> P& iate di V 4ella cempofiticnechiami eion A- ta lAureasAleffandrina oncia vna, eme^a^ j scardi confettane jinacardina ondamela; mefeo* tu ° late inferri e, e [erbate in ampolla di vetro ben, turata; vfandolaper tre bore auantì definurcj quanto che vna nocciuola, vna onero due volti lafettimana, & anco tre in quelprincipio, effetu - do però il capo delpadente molto humido. Tomento". tr affi continuare aneti tutto l’anno, almeno vu ’ volta la fettimana,fuor che neigran caldo:ccn> ft dorando poi che fe la memoriafuffe offe fa da, mala cempleljìone calda efecca, che tal rimedio non gioua: & acciò tale elettuario habbiapila gioii are quelli che hanno i capi molto h umidi, lo aiuterete parimente con quefti altri nefiri rimer iedÌ‘ rC cicècon ft arnutat6r ij,gargarifmi,mafricalame?. tQ rij,profumi,&pcmi odoriferi, & quefti sì per noria. evacuare gli humori radunati 3 raccolti nel ca - r t°s [p. 47 modifica]DI MEDICINA. 47 po ^coirne anco per confort ardore ciò nonne nce [fia^ c faccia di. continuo de gli altri. gtarnt&tatorij come fi fanno, &c àkre purgationi per ii nafo» ijl primo rimedio, adunque che noi faremo fa ri lo Hernutatono.peonie quello cbe.euacua dal capo più che ogn altro per la vicinità fua, e fa~: cendoloa digiuno JcAGcia i vapori nnchiufi nel ceruetlo>&l’alleggerireconforta,.perilche poi fi ritarda laveccbiai^efcndoehe quafi tutXi i mali habbino principio dal capo, a fare Sterna* adunque quello nofiro fternutatorio: Togliete ’ v.n pochino dimei rofato, 3 & 1 quitti ponete alcu- r j trous ne goccio di oglìo.di foìfo,onero di ogliodivi- tl s trioloipoLcon vnapennaonero con vii hafton celloyCO vnpoco di bombace n.ella.cima 9 intinta ■in dettomele rofatojl metteretefuperilnafhit quale fari fubito fiemutare molte v olte.,.: &■ con tal.gagliarJia, che fari vfctrgrandifima quan. titi di flemma grofia per il nafi, &feilpatiente **n? po i fufe.m oltop o nere spigli Vnpocodifugo di coca- medio #. mero fabiatico y ouer. di radiceli giglio ag^urro,, e per ebedaperfe purgar anno gagliardamente» > mefealateli co vnpeeod’acqua cornimel e tirilo i fu per il nafo due^ouer tre volte la mattinq: ou?r i con fugo di pan porcino^ odi acoro, s con acquali maioranaeper bauernevno chefi a facileap ortare, >e mdfimeper i réligiofiitarretecìdamine s cioè pan porcino fecce y tt elleboro biaco^cànelU f fna ì di cidfim dueÀramme,fpic a ma dramma [p. 48 modifica]p SECRETI gare^ il altra, drama,pepe lungo tonferò, mafo me ridotti che faranno in poluere fottilif/ima, dxina incorporateli conacqua,ouerfugo di maioranl 5 p ™ ^ potendolo fkrpwpoffenu, ^ ’ roitro- faluatico, & fate trdeifichi minuti cornea sifthi» tee ifi quali ficchi all ombra, volendoli pofei^u vfare, difioluetene vno in pochino d’acqua Pepi da,quanto^che bajli a tirare due volte per Unafo,&gli altri frubate peri bifcgni „ CSh ilde Le ghiande poi che fi metter annafu per il nag>er pw fi,formeranno/* m quella mani era. Trendett.j si taaiorana fatui a, elleboro bianconi ciafcunvna dramma,noce mofeata duefcropoli,pilatrodue fcropoli,caftoreo vno fcropolo; riducete tutti in poluer efottUijJima, e con ceraie trementina fate vna pafra foda * della quale come noe duole di dati oli, ne formar ete dette ghiande: & con vru poco di filo appofo.lo terrete nel nafoperVru quarto d bora la mattina a digiuno,fpefjo cauan do bora l Vno fi) or a l altro per purgar ni, & net» tarui il nafo > Dellì mafKca tonj. Li madieaterq s hanno da vfare parimente ia mattina a digiuno, & quando il corpo farà vuacuato da tutti gli efcrernenti: qfrèamofi da tener e in bocca, & mafiicarfi: pervi oche tirano gran quantità di flemmeper i buchi del palato, e quando fi m africa fi deue tenere il capo baffo,e fpefle v Ite mire la bocca, acciò/burnoregià radunato fffia vfot fuori. Et per mafticatort) [p. 49 modifica]DI MEDICINA. 49 femplici, fi potrà vfare il gengeuo, ilpiiatr o, il mastice, fecondo il guflo, &ilbifogno del patirne: ma per compofto fi piglierà il pi latro ridotto inpoluere, e con il mafticc disfatto, & incorporato inficme fi faranno pallèfmìlia grati di cecirvna, o due delle quali masticarcte leu, mattina a digiuno, come già fi è detto, mettendola anco fe vip are,noce me fcata, & gengeuo: potraffi alle volte per variar mangiare la matti nagrani diginebro, & alcune volte vnpochino di radice digenti ance.’ „ Delli gsrgarifmi. Ter gargarifmo pigli fin bocca la mattina a Gar g a ~ digiuno aceto fquilhtico temperato co vinbian- che’nur co buono,& odorifero; perciocbe queHo medi- ga iJ c» camento,fecondo che dice’Diofconde, hagran- P©» diffima virtù per purgare ilceruello,& a confertiare, & accrefcerc la memoria: raffermai denti mcfji, corregge il fiato pupgolente, guarifee qual fi voglia male nella bocca,& rende voce fp e dita,limpida e fonora:&ha anco molt<tj> altre virtuale quali gio nano ih finitamente alli religi oft,fipercffere facili, e di poca fpefa;come anc or perchè fi conuiene a molti mali, i quali fono familiari tra di loro, e parimente te virtù fue da Galeno cougrandiffime lodi fono deferita 3 Marau j dicendo in quefio modo. Saluberrimo, & otti- gliofe mofcrijfe Tithagora effer /’aceto fcillino,il qua- Y irt!Ì le vfarono tutti gli Imperatori. Imperocheil dt %5 fuo vfo prolunga molto la vita conferendo fa- no f * Secreti Zapau» 2) ne, [p. 50 modifica]r

34. S E C R E T I

e! 118,93 intìeretatte l’efiremitddelcarp0,ccofifi .9! mantenne fimprckeflo Tir/mgorafizzo pbe wflè . n (omimiqndo ègh ad 'afgzre queflo medz'mmcnto I v baumdogizì cinquant‘anni , ewflè vfimdolo‘fiì ‘ ED! no a cento dicej‘ettefimo , ([33an qflìrmai mble v fiato .dainfermim‘ rerum; Qeflo attribuì cjgli v tutto all’acbetarjìillinfiacper eflèrefiato Tbilojî); ‘ ” pbaJì può malto [707; trqderq,cbenon_dicefi° vu- ” gie. Eperòjojbtm lafuafedevl’bnefjmfimmta- ‘ ” 50, onda fa qui bora vqro‘tefiimonia, che lefds ‘ ” cultd fm/f funi) fermamente tali, Bszgndpcrfah ‘ " lo torre mm Scilla m5mmz dipejù d’una Mzrd , c M ” mandarla qqllepzrtipiùdurae tagliar le più tc ‘ ” nere minutmnente,armatech infiemccan atto ‘ ” frfiarq di ,buma acqto in 7m cgratello qlfole ne ‘ ” igiorni canàculariperrvn mefe contiamo ,Vepou ” fcm mmmeflwrd lafcillcz , e bere di quefla ogni ” mattina '072 poco Imperocbe confi’rua lefami; ” e tutte lzpzwi della 500m: gioua alla [70ch del-

loflomqîu,flmilit_ajl rcjjyirare,c]9igrifi)ca I; 110.-

” ce, annjcemoltozl vedîrewflotzglfdll pfizrgì n prefcrua dgllevgnxofim , na'n lafcm qppzlarem m mmefarc l z‘qterlum nelle wfcrre , eflz buqn 0,0- ” lore,e bucnfizîto.__Colorq che qugfio 466m, n quantunque jzeno nel 771145711114 lwennofidglflo-

, uere,fiz loradigerire tutti icg'biflé-glz lafiia of- w fcnderc del/116111511 altrafòrte di‘czîbo , 7m lafcz'n.» ‘3’ griempirci carpi difitperfluizà, ma [i con/24‘141 di .3, beneizz meglio, Tiene algrea‘ ciò mandlfimto il i» gorgo da tutte lcfuperflumz‘,come,v?to,cqlem,

feccm 3 [p. 51 modifica]DI MEDICINA. se feccia, & prim. pggperofhcageuolrnente faccia, „ egli fimi tutte qucfiefiiperflyita, dimodoché n co fi è fgli m edicamento purgatine di tutto il cor „ po,ancora che la f ìjdidco^a fufie, neWofia, Va- ì? le ai tlnf ci di poca fperan^a: anzi h abbiamo,, veduti dì quelli fanati da qneflo medicamento,,, della cui falute più non fi fpgrdua,Giona al male if caduco di longo tèpo contrattoci modo che non,, ritorna il paraffino fe no per lunghi mtcrualli, „ di tempo: ma jivenuto di nuouo fma egli perfet tam$te } nèlo lafciapiu ritornar e. Confenfce aU >, le podagre, e a tutti gli altri dolori delle giuntu- >? re,et alle durezze del fegato,e della milza, Que» sii fono gli effetti pai nculai i dell’aceto fcillino.» I comuni folio infiniti, peri quali ci fama corri -» ffloffi a fcriuere di queftofalubre medicamento,»? a beneficio di tutti, Quefio è quoto fi troua fcritto nel terzo libro di Qaleno di quei medicamen ti,chefilialmente fipo(fono apparecchiare.,Appre(fo questo neU’ifieffo luogo dice, che il. vino fcillino bcuuto conferva Ih uomo infamia. fcillino Imperoche afiotigliagli timori,cfpedulmente & fii$ la flemma j nè la lafcia moltiplicare nello Uomo cho,nè nel venir e,nè nel corpo,nè nelfegato,nè nella milza,nè netti nervi,nè nell’offa, & cofifig d’ogni altro hurnere vifccfo,et atto ad oppilare di modo che rifdue ogni cofa.Solve & lenìfceil corpo,prouoca l’orina,e caccia con effa le fuper fluita. Turga di tal maniera la tetta,che il na~ fo retta del tutto afciutto.Et ccmmodo medica s p a mm [p. 52 modifica]la. 5» SECRETI mento perle-podagre,peri morbi delle gioture, e per il mal caduco, e finalmente rifatta quafi ogni male.Faffi in queilo modo. Vino Togli e fi vna fidila bianca montana Vicino al pillino t fp 0 fa j £ canteo lari, di pefio fi vna libra; fiqua come fi ma p dd mttOyeponfi per dieci giorni a impaffi re alt ombra: e pofichia fi mette in vafio di vetroycon dodici fiefiarij di vinbianco vecchio:fier rafipofida il vafio,e laffiafi cofit attacato per qua vanta giorni.Cauafi poficia la fidila, & vfiafiper tutte le cofie predette., Toglionfiene innanzi al ci ho due onde, ma dapoi il cibo, non fie ne da più d’vnoncia.St volendofifiar più grato alguSio, fie gli può aggiugere due, onero tre fiefiarij di me le.Con tutto ciò,quado che ilpatietefofieponevo, e no hauefje la comodità di f are veruna delle cofie antedette;affiai gli giouarebbe yfare fiolamente Vaceto ficiUino,onero quello yino,oue varnete l’uno e l’altro mcficolati infiemc;ma noi Ofime- per efiere più grato alla bocca rfiamo il fiuo o([ile fclUi- Ynelepiuyche altro: e perciò gii ho voluti qui por ®°»° re tutti acciò vfandolipla memoria,n,e poffiiate anco confieguirc molti allighuameatì» De gli odori.! Confierifice anco alla memori aT odore fife fie Vomì yo i te co je odorate,onero odorate vnpomo com come fi P°^ a con cncia & laudano,& confrica compó nardi, & con nocemoficate,&garofani, incendono. fio,calamo aromatico,di ciaficuno dramma una, mofico jcrepolo vuoterà quanto che bufiti a rice [p. 53 modifica]di medicina: jj nere dette polveri; aggiungendovi vnpochim di ogìio diabe^p, acciò fiincorpori ogni co fa meglio.Onero riformate detto pomo con gomma draganti distemperata in acqua no Sir a di rofma rino.Efe egli fojfepouerocomponga detto pomo con herbe odorìfere. Et h avendo ilpati ente capo fuor di modo b timido, fate vna faldella di (toppa, larga quattro dita, e lunga quanto che tutta la mano,fopra la quale ffolueritp^ate che faranno queflepolueri, la metterete foprct il eqpo > cominciando dalla eftremità della fronte,feguitando verfo lafom unità del capo. Comporr a (fi la polvere con la ver nicedi fcrittori, cannella, garofani, e pepe negro,di ciafcuno dramme vna e me’ga, ecalamen to,maiorana, & afsaro,di ognuno due drame; delle quali fi faccia poluere minuti(]ima,e ferbifi in ampolla di vetro ben turatale ciò non perda l’odore. Gioita anpo quefio rimedio per conforta re il capo a quelli che abbondano di catarro, & a quei che hanno la vifìa debole per battere il ca po molto bumido,e freddo: & a queftì tali mag, gi o ri,vtilefarà.feper a funi gl o rnifo tto vn he Tettino la tener anno. E fe alcuno noji volefse vfar quefio rimedio $ efs ere in polvere,pigli acquaulta finaflaqude conpfceme effpr buona, fe.mettendone vn pi co fopra vnafasola,c dandoglifuoco co una cade, la,?idlafciahumidità ale un a,finita che ella farà di abbrufeiarej epofta in ampolla, mettevi pam Allahsg sniditi e debolezza dii capo. Poluere per Iparge» re iopr4 il capo* Acqua vita capotta, £ diffecca re l’hu? mi diti del C5J. pò» [p. 54 modifica]u SECRETI, to pepe lungo tagliato minuto co ifuoi femitan to che qmfi empia detta caraffa* econquejt ac* qua * la quale v errar offa vi bagnerete tutta la fimmità dei capota mattina quando vi lèuàtc* e fi l’h umidità abbondale moltOi&fififffi nei gran freddi, & in età già fenile ve la bagnante anco la fera quando andate a dormire ffer bando medcfimdmente detta ampolla ben turatale qué fio fate VHà,dUé,ó tn y ohe la;feti inidrì fi ficai * do cheferithète hauer freddo nel capo: impèro^ che questo è yn rimedio miracolo fa d tutti quei* che hanno il capo freddo, & hiimido. Vite Ti- _£ fiprà di ciò vi dico che vndfgnordgrande U* Gr * 1 già attempatala qual,fi Idmentdud grdndemen té del capo,dicendo fintimi fipra di continuali freddo ghiaccio: & battóna già la memoria tanto off fi tìel ca- r a. c } je qnafi no fi ricordane là fiera di quello thè

  • haucùa fatto il giorno. E facendole io yfare per

molti giorni quefia acquduitafopra la commi fi fura coronale* & tenendo il capo ben caldo dubito fi finti partire quella gran frigidità* & rifilile?’fi quella humìdità della tefrd * in mòdo che effendole alleggerito il capo*e rihàuéndo r giriti,li parue di effer rinata: &per il gran giòud-» mento ch’eli a ne fentiua, fiori mane am di?f ar ~ là,fi per la memoria, come ancora per conferita ré il capo* acciocke rìon regcnerafse abbondala di humori freddi,& h limi di*fi come io gli haue Ud detto* & maffimè in lei che già era di età gra Uè* Vdnmente.fi può aggiungere a detto pepe; garo* [p. 55 modifica]DI MEDICINA- 5* garofani, noce mofibate,maiòrana, & altre cofie odorifere,fecondo che piaceno alp aliente. Et ac ciò fi raddoppi il rimedio & penetri piupreH 9 la virtù di detta acqua > temperi fi con acqua di mclifaioner corrimuneje tirifipofdaperil nafo. Gioudancoviigerfi la nucca con cofe calidifjìme yntio^ per effere ella molto più fredda cbeilcerueilo: ne per però Idvngerete con oglio di euforbio; di cafro- la nuca* reo,di fénape, di noce mofeata, dirofmarino, e le narici per di dentro còri questo di rofmarino $■ Mero di noce niofiata. ÀI debolezza del ftomaehd.; €fe per humidità grande dello flomaco fi au... jnentaffe detto catarro, vfino queài tali metter ^olezza* ni fopra vnd pelle di lego fé j onero tener ai fi òpra dello Ite facchètti cotnpofri con l’hcrbegià dette& ap~ maco «pr opriate, come?nentajperfa,rofe,& altre cofe tdlde,&odorate.Facciafianco unapafia di pii pjjloltì ole,campo fra con cinnamòmo,gengeuo,gàrefa^ per c©is ii, mastice,ràfie roj]e,pepe lungo; turbiti diagri- roftar te io, diciafcunmerenda, zafferano dramme lue,bucchero vnoncia: pò fida pò Inerivate che ’ COe. iranno,fate come pafia feda con mel rofdto,<^r formate pillole; delle quali ne pigliarle vna» wer duei’vna volta; onero due alla fiettimana; naffiìme nel principiò del male. Vaglionò fine* e pillole molto a purgar e, & confortare ilea ^ io lo filomaco i & il fegato adìfcacciar( lJ ini ventofita. £ Zappiate che tutti quefri rimedij chàhbifc 4 mi [p. 56 modifica]56 ò ® ^ rv * x rimedi mo qui ho Ile per conferuare, & aumetare la mé

  • 1 ■ ’. _..//; linunìi. havvidi:

S E -C RETI alti catarri. 411 J»0 «7 HI polve pei cvnja ^.. - - I ctlc gl< ì monaivouanomco alli catarri,li quali boggidil if? ne abbondano quafiper tutto il modo, e muffirne in mona, quefia nastra città di ^oma.^mertendo vn al o-oiia tr q ydta,cbe ne ’ catarri, e nel retijtcare la memoria, non fi v firio fiernutatorij, nè mesticata -1 rii, nè altri medicamenti che purghino e frano I dal capo, aitanti s’habbia debitamente purgala il corpo conte noftre pillole di mirabilvtrtir.m peroehe. metterefie in moto gli humori, ur aumentarcfte il catarro,&ilpatiente mcormebccnfer bcin qualche maggior pencolo. Cfiomancoiauej e ó finitamente a rettificare,& perfeucr.are la m uiw.che moria il Diantho, cioè la conferita di RqjmanS> oat T no ilwngeuo,e l’Mcorocondito,U Diambra, memo- l’eìettuario Vlmfqrcoticon,l’uno,e l’altro Diaria. mufco,tuttialpefodivna drama.&tantopm. pèneri,fe ilpatknte Imiterà lo fiomac.ro jr.ddoM comefuoleefierettutti quel l, chetald.f i. to tmtifcono. D’vna cofa vi voglio auertire,ck Memo- r enza caufa manifefia mancaffe la memoria» ria pochi giorni ad alcuna per fona, che dsuctemen

pre>

mi- grandemente non UJopragionga u vr™?’) accia aooaplefiamero litargia, o altri mah fimihal ri ma- fiiìmor flemmatico,, che generare fii fogliano n, ii, ^ * C^ovìAn p rrt^dRii do,j£ld.UViQV’S t&L J & csr mot flemmatico,, che generare csruello’ conoscendo# ’vedendo vna per perferuarfi pofcia di tali mali, Jtconj ìllarà fubitofpimedico,ouepofiemcuemil po, & il capo con quefii noflri appropria*! > sfperimentqti medicamenti. - ^ [p. 57 modifica]57 DI MEDICINA. Di vna donna molto tempo moleftata da mol itudine de vermi nel corpo, ne mai medio conobbe il Tuo male: &C ancora dì vn ontadino che ogni giorno gettaua dieci» quindici vermi per bocca: &amendue I J turno Tubi to Tana ti con quedo noftro rimeli / dio. Gap. V» ’da vari] e diucrfi medici, nè mai alcuno datogli rimedio conuenicnte al fuo male, accadendo,a_ forte, che ella’ràgionaffe del fuo difetto col mie precettore } e m aratagli andò fi egli alti rimedi] già fatti noli badeffe cpnfeguito la fri firn a à finità, in vltimo dopo molte dimande gli difie, - fe ella v t o leu a,-pigliare vn bocconcino di %-uc - t0 p er ^ t chero rofata quantoLhe vna cafiagna, ilquale virosi* e lui glielo haurebbe mandato,per ilquale egli ff>e n raua la fua finità, il eh e lei volentieri accettati dojfubito la fera gli fuportato, La mattina po,«feia a me par fe mille anni per rit ornar e, & vedi dcre che co fa mai patena fare tal boccone ad vn è( male co fi lungo,e quafi incurabile, Ondò intrar e- ti, che noi foffimo in capa fua,quefla donna ci ip venne incontro allegrijjima,dioifè che per pri «5 oi mafempre fìaua lafia,e di mala vogliale riderla C$ do difi, lofphggtfafWa, ’& il pèrche vel dirò, Sappiate che quefià mattina credo efierc andata £*f [p. 58 modifica]$8 SECRETI per abbuffo più di cento vèrmi lunghi vn palmo l’vrio. Ilchc vdito a’meparfequafiimponibile; & il mio Precettore forridendo fece portantil vafo,& io pigliando vn battonceUo>e rimaner* dolo nel detto vdfoipdreua a punto di menarlo invita pignatta piena di vèrmi celli dipafia cori ti. Ritornati poi la fera, le comandò rie ripigli affé la mattina fegueritevnaltro dubitando fi per lagrari quantità dì vermi già vfeiti, non rie fuf fe rimafo dentro qrtalch’un altro ittebéfatto, fa veduto vltimamerite non ne effer vfato altro,e co fi in meno di otto giornifengd fargli altri rimedij tornò più bella egrajfcCchè mai s Cocadi- Il contadino parimente che tale infermitàpà no, che tiuafioviddi con gran febbre,e gravemente opogni dì p rc fp 0 fai male,imperio eh e no riteneuaif cibo, è ulceri vomitado più volte il giorno, ùomitaudfempre mi. alcun verme,&védendo il mio Precettore noli giouarli nè aloe,riè fugò d’affenfio, ancor che in quantità gli fuf] ero dati, & altri fimilirimedij, gli diede fubi to vii altro bocconcino, di bùcchero rioftro riofato preparato, e de li a poco rie vomitò da vinti per bocca, ma minori che quelli di quella donna, e per a baffo ne andò infinitialtri 9 e fubito fu liberatOoDa molti ne potrei racconta re,che tè) ho visto guarir di fimil male,e coriquè Elettila» fio rimedio, ma per bora qùefli due vi buttino, no per i Óccorrèdoui adunque fìmit infermità in qual come fi fi ri°gtiaperfona,pur che mangiar fioffa.Pigliafa «te dra mma yriddi argentò vino i &*fe faranm putti [p. 59 modifica]Df MEDICINA* 50 putti piccioli, due fcf opali, onero vrio,e mettilo di in vri mortaio di vetro co’IfuopeHello ftmiie, e poi met tini fcropolo metfgo di Bel^oì, dggion- t © v juo pendoni quattro Onerò cinque goccie di acquaui daJ now tàfinifjìma, perchè habbia forca di disfare det* ** r0 P re to Miai,e cofi rimènàndò colfuopeflello di He rkrouà* trOjfi verrà à fare ogni co fa come vnafalfa, & ti * fiori fi corìofcerà l’argento vino,il che fatto, ag* ’giunge tè ni fubitò vn poco di bucchero rofato, ouer nioUùiérimenatelo medefimèmente pn pòco, acciò fi mefehino infitemé: onde poi la mat ùria nell’aurora a digiuno lo darete alpatiente tofìfemplicemente,ouero inuolto in vna cialda. Totraffi finalmente mortificare detto argen- ^ j tI» 0 io vino,pigliando vri poco dicioccherò tójjo, & filododi quanto pià c rofjo,tanto è migli or e, & Con trefo «Mortili* quattro góCcie d’acqua CornMunè nel niedéfnno J * £ modo nel mortaio di vetro /’ ammollirete, che uq p.ù lega agni fa di mele, Co’l qudt mettendoui l’ar* facile» gerito vino l’incorporaretejlqualpòfcia che fa -, ra i n uifibi le,-pi gocciar et e àppteffo feijoner otto goccio di oglio damandole dolci, àccio l’argen* to Vino non fipoffa più vinificare * il chefatto -, tnefcbidté ogni co fa Con vn poco di Cuccherò ro* fatojlquals fate che lo pigli chi di tale infermità patifeè, & Veder etc còfa mirato ìofa, inip è* A fretti roche opera finca dare alt et at ione alcuna, ne viuo (ì~ per vòmito -, nè per abaffo, & è Vna medicina ficHriJJìma,& fe a caffi) ilpdtientènon patiffefi- “ f kit male j non perciò tic riceuerà dànrtó, anyì e5s fetori* [p. 60 modifica]Spìgr. s@-. Vna a* dultera credédo vccide— re ilma rito con due vele»i, con voo efti fe l’aliro» Argeto duo fi dà a fan dalli pi «ioli, SECRETI fecondo che fa ho vifio femore fono migliorati quelli per foretto tale l’hanno prefo «Et acciò ancorvi fa più manifefto l’argenta vino non e(fcr nocino, oltre che più Tolte noi lo b abbiamo prouato: fappiate che apprejfo <±Aufonia poeta dice effer medicina contra i veleni; il quale con Ter ita, e fauiamente ce lo infogna in vn fuo epigramma, cofi volgarmente poi tradotto. iAl gelofo marito iivelen dando Vadultera fua moglie, e non credendo Fofle Lattante, fece che aggiungendo „Argento tìho l’andò raddoppiando. Ma non fi auidde che andò medicando L’vnoon l’altro Telen; non lo fapendo, Bajla cheperfo il fuo marito bauendo jtmendue niente ttè di vita in bando a Si ben morto faria vn fol pigliato ’Eie hauefie, perchè l’altro refiften^a ’ìfion bauria fatto al fuo mortai effetto» Mapoi che prefi fur, come s’e detto, L’tu TÌnfe l’altro. O fommaproiudengf. «Due Telen, la ria moglie habbiagiouato» E quindi forfè auuien in Spagna fiafficunm le donne a darlo alh putti piccioli,che non riten gono il latte,in quantità di tre,ouer quattro gr 4 ni, mettendouelo giù per la gola, in fua propria fofxawj-^Alpreferite non tì fermerò altro,per* ciòcbe va fmfi de-, Tenni deli’argento Tino fio folcii m/o Vrpcettois nc’ferine larga [p. 61 modifica]m medicina. <? r ptente, e neracconta cofe marauiglicfe, delle quali o da lui, ouer da me vu altra voltale re farete più {odisfatti-* Pillole di mirabil virtuale quali fanano ogni d© loreditefta, ancora che antico, purganoil ceruello da qual fi voglia humore/diuertono,&: euacuano i catarri, chiarìfconola villa fanno buona memoria,vaglionoa molte infermità difficili nel corpo huinano. C VX P igliate aloe buono,fcamoneaeletta, polpa pillole •di coloqumtida-, di ciafcuno oncia megga, mirabiriducete ogni cofa inpoiuerefottiliffima, cmaf- ^’ n j 5C f t ime la coloqumtida,pofeia incorporate ogni cofi inferno con alquanto firoppodifiicado.s, che n ea,.83 yenga informa di pattafoda, la quale ferbare- colera te,e quando le volete vfare,pigliaten£ilpefoJi c ^ a * dieci grani due volte in vna fettimana la mattina nell’auroravederete operation mìrabiii]fma,efiendo caufata tal-doglia da mal frango fe iaWhorane darete granidodici,0 tredici per fino a q ut n d icì, m {firn e fe.il pati ente è roaufto. stacciò non fifental’amaro-* pigliar affi cotal Come pillolapofta dentro vngrano di vuapa(fa,oue- <ì pigli® yo dentro vna cialda,etfubito prefa,beuameg^ ga fcudella di bro do di carne, onero di ceciroffi, c ‘" fe ilpatiente vuole dormire alquanto fopra, gli fard più preftovtile che danno. Sipo(fono ancor pigliare ma mlta la fett manager tutto il m fi [p. 62 modifica]6 % SECRETI fé d’Jprile,onero di Maggio,&parimente nel piefe di Se ttern bre, onero Ottcbre,per referuarfi Uno da ogni infermità, fonferuandcfi per l auuenire moderatamente, nelle fei cofe nonjiatu* vali. Q^ejie pillole boy cinto paiefarle, aerici egri vno figga dalle mani de i medici quanto più egli potrà, nferbandofcliperò a maggiore fogno* Solutiuo chiaro,& in acqua, hel^facilc^e ra> roje non mai viftc;nè penfato da pcriona aj t cima, Cap. VII. li G pan diligenza certamente ha v fato il mh t ‘Precettore, a ridurre gli folutiui in alci* ^ P °oPre na forma di liquore potabile,acciò fusero facili ^ Rettore m pigliarli per bocca,nè mai potuto trouare tg / ritroua falche Iettandola,e feemp ugnando la dalla par- ^ te fra terrcftreficeffefimile effetto che prima, j r fe non in queflo f ilo, e noHro fo lutino,il quale e veramente è degno fogni laude, percioche oU h tre l’effer raro,nè mai penfato da per fona a leu- g na,fk belli(]ìma,e fiiciliffma operatione; impe- Cl yoche egli fi pigli chiaro, <& bello, c ’r in formo. Cl di giulebbe trasparente, & dolce, gff grato allo d boccaJPigliafi ancor con brodo,&hapiàfflan u Modo ga y efk migliore operatione. c±A far dunque qut y di fre Ho mirabile fe. lutino, pigliate v ri oncia difca^ C( dm° fo monèa }, U ona.,et trita, che ella farà fottilmente, C( Mìfiao • j a aiterete in vn vafo di vetro,alla quale ag* n, fungerete mezga libra di acquantiaperfettaf y cofi! [p. 63 modifica]D! MEDICINA. 6j l cofi l* lafciarete sf are per dodici bore, ben tura] tu,poi dimenadola,inturbidate dett’cicquauita, ■ accio lafc amane a fi diffolua meglio, & [chiari. ta che eli# fard vn altra volta, cofi ben turata^

la fer bar et e.Voi pigliateyria c araffina picchia,? & vi mettete dentro due onde di ficcherò peti

fio, & tanta acquacommune,che a pena il tuofra, & fate che in queftapoca acqua, fi diffolua» detto zucchero.Volandopofciayfare detto fola tino,vi conuiene pigliare yn oncia? onero due dì fi debba detta.acqua inzuccherata, &iuimetteruidue pigliare dramme, o pià,o meno, fecondo la yirtu delpa- detto fo tiete di detta acquauita folutiua, e fe l’acqua in * utiu0 8 pie cherata fard benpiena dispiccherò,, all’bora quando vi metterete dentro l’acquauita, ella re fiord nel fuo me de fimo colore, chiara, bella, 0* splendida come prima, e [evifife poco zucchero, fubito accompagnatidoui detta acquauitaj>, eìlas■ intur bidera,, c farafieome bianca,la qua- le fard co fa brutta a vedere;> & ftomacbofaa pi* gliare. y Alle volte in luogho d’acqua co’l zuc eh ero, fi può mettere del giulebbe, ma conuiene 4 che egli ancor fiqcarco dispiccherò,, jiuuerten r’4 do,che quanto più vi fard di detto giulebbe, tati Gli inn tomcn 6 fi fentird l’odore dell’acquauita. Et fe. ’I volete dare al patiente l’acquauita folutiua fola gà^are* b con brodo,per ingannarlo, quero,accompagnata fi poHah con il giulebbe, gli fard [umilmente ynaheUiffi- no a piama operatone, & nongli darà vomito, nèvo- & ’ nr ^“»? glia alcuna di vomitare, & a pena fi fentird doMr ••TLJL-.ffllft [p. 64 modifica]€4 SECRETI n ÌOY di corpo sfacendogli però fare lafuà evacua - ^ tienepr e fio,facilc>e gagliarda,fecando là difpo //f/oae de/ pati ente, cr Za quantità del medica -! ’ fj Siroppo vniuerfale, il qual purga il corpo da j ogni fuperfiiio humore, e’I prepara a gua- ~ tir d’ogni torte 4’infermità, che trouar fi n polla, e vale quafì ad ogni coiti pi e Clone > & *■’ ad ogni età, e fe ne può pigliar ficuramente ^ quanti giorni fi vuole,che fino che troua. foumori fuperflui, e materie trifte 5 le purgai ” manda fuori, e poi non moue, e non purga |: più -i e non fa danno alcuno, e vai ad ógni?’ mala indifpofitione di capo, e di fiomacho*e di fegato, e melza,e di altra parte ^ del corpo, fe finalmente vale ad ogni forte v di mal franzefe, pigliando pofcia per tal £ male: doppo quello, quindeci ouer venti J giorni vn becchier la mattina, fe vn’altro ^ la fera,della decottione della Saponaria:$ la quale euacua per fudore, fe alle volte -» cl per orina, fe alle volte per amendue lo parti marauigliofamante? cofi per gli pò- y meri > come anco per i ricchi di poca fpefa, ” e di facilità grande,e d’vtilità infinita^.J* Cap» VII. * r irH O voluto pale far e queftegran fecreto in - Vi fieme con le virtù ftupende della fapona ria [p. 65 modifica]di urnmemàwp&rbwtfyio 4 tutti; cb$fi$om#ie fentirà utilità >;V.ogU& fonimene te.piegare Iddio per nne x e per il nrio pr-p^etto^ 4i Uqualefa certp, b beffai twMp cóti gxmie.’ ofleti&tipne, rUpaga d$jfo nen^.,:n lk{t)%ppo vnwetfafc ilqwl$gi*4et i$m tpkMjpmo^be, purga4feà^^^nij^pp^ zx>ie.’à ^nfliìmày^emagi^r-Xipp ^’.’! v; rie, due Supplii ace^i^oragimUì ciafc.%n#yn Ul ° m ’fn e àggiqng et eu^on^ $>aa d m fi, yu4^o poca, acci pMpwrijgr colate, riPigiimbppftM dpqmmm^ ìwwm&’mtè M&pk» riPq^gi&Vfèì??; ‘ ^Wi: jC.; - v.v.;-.Ì£ o

  1. / Viltà. humorep&^il ftq[j di detto, ^ *Wt*, ^ firo PP®

fi ppffom-mu^ri’herbe; lafct^^^qfe^ prie d&jinqs’&HpplipG^tì e^eJ^fecM.dPpidf - varietà* dedali*: cgr lacotppl^JJiqne ’d^mfert - fyo*7nmen4PHÌd£lfiimo Perra^tmoyepitUrnp *> Secreti Rapata» $ & [p. 66 modifica]66 S I W R E T I O* maffimmefoabbonda Ih umor mal eneòlico»< | aggiungendo arìce del Hipericon, co«ilfkòfod. /. Gorgolitia, Filipendula, Viole, Maina; e è maffime fe léremfié’iiero vójfica faranno affittì; f come qui di fotta nétta dicottìone della fapolidi % rias intenderà. > j» Sc*l mal £/è alcuno foffe pièno di mal frange fe, ettan - g franze qp 0 c he egli fo (fep efìmo, purè eh e’ egli kabbioj, | fe fofie virtù chefilpofifa meditate,comporrètc^ t come 10 inquefib m odo tu n ofira dee et t: o ne. Tigl?ai d’Èip£ìicWùì$ri fi perforata fUP Fhrd’o m es pugno di Epithh j i altro, vÙHpàfidoncìèJUipuerò^ùat- f tra jÓWgóèì&é’ tàfèCónèiàìàna ouéro mefp^O, ft fècéftdò’-’ttóe Ulì^tìlfoiWè’lpiacèM le eofe dolci, v èAàifiPonciaèvyk ^7^ formio Wè è % di ftatè i foùèkf ) ^H>efÈWefoè<mda<àhé ilcorpo m efkMnMdò arido eh ei vècchio, et o giouane; per cieche fe egli è flemmatttó’%’& fi ^ 5 7 _ W$meWo è <M$io dierno eh n

  • ^ tc’àefo fiiùtél%&fi
    ìfàpé%ànnó-i» WdggiorqMii m

‘ ’ Ittà * ìàht&fifiaxà la’decótìione intanto t[ fiord dtE&te 1 di Yqpm y quanto fi eonmèrie,fo tk fèfaéè; -efruiti, poi ag ni tfingèMèììi lai fona $&’ t hipericon, & in vi fe, timo ^ianifiiqudlè bollita alquanto più, e pò* tu feia colata 3 fo ne pigli onde quattro confirop ^ [p. 67 modifica]DiMiraomi. sp f fo rf» dfqia i fini edvammefu, è pigMph^à^^.ficme’gi^ i è• detto.dèfbpxa-:fipmat&oaamJmfM&tt-fr • frappo ^vniuerfalèi ’àranm^vm.’-mero nic^a •; quiimnmik^pUuw^a^femhefaràpbìmt&à rfim^pm -’cordiale e;tpiu§filid &V Èfipudjzgfi. ^m^^ i kfiMr^dmjM’fiAgkaiè.ofr ì ) già detto habbiamo, fecondo la necejfità delpa-’> dentea.? | j4 ^Pgk ar l?À%}fM & ordf" " / e #(M* ajaiatic, f fofiiat ne di p[ 8 hWafM nt $} n letto,, eseypaft egli fue-:. t_j gli»

  • PHf.mo.ti tutto

«i/to r^Ki r.m o Hìk&Hmm a P fisco pp & j» è femprepmJìcuro j e prinppalrnen.^_j, ferii hi fogni del mouimehto decapo: e di que | j lifìroppije ne può figliar cinqup^fette y^oiic^y

iridiciy’&-’dnco quindicimaftìrié, e mfffhiiffl Aucrtlè

malti quAfidifreraterinerammìdo ale n^ioh maitol o»r pigliarlo, qiieàidófeuacuaiifiiéeprq* • ii teduta gagliarda-*, e ciò ’èflndvpZ*i> tendòlò f,iUI " r figliare ogni gi-rno,Jè ne può p %lìarbinari»»< co” quantità file ’vcV’ttimtnw* ìjì modq’ n dlcu»~zit i non pófono far dando fWperocbetf’jaì^»^» ‘0 tiferà, epreiiofibèudkéàahotpbliìM’dk’pYk^ utbiufa ’quefra., non batyfò]ì%ó’tféftréfur£/$rfm l tif o medicine, fi nmdèVbùcnleggfimtntó nello l fei co fi non naturali •* "tìamndc duriqueìlpd» v diente (cioè quel tale ebe è pienf fifmàiWàtfi ^Xffi) purgato ben il corpo c’an-fueBiuefiri M % fi» [p. 68 modifica]S E C R E T l ’ fimypi , gli camgime il giornofegumtu', ouer l’altra apprejfifiigliar quefia diconianefizttq, ‘ ‘ con la Saponqria volgare , [aquale pemfitdore , Ì ouero per Oì‘iîld ,flz mira! effetti: (“y ACCiòfid-z' u medicari [6130:1110 l’ordine della medzcimz;s (Tfl’wmh che lîejfierienzzz ci 1m dimafz‘mtb, ‘ ' fin'etc in quefîo modo cbc bora 'wîfîzza‘ infigm. 11.: ‘ ‘ '

L“ '

DÎCQttÎonc dtîla Saponarìa ,laqualè ha gran ‘ a v’rwirtù didiiîetcaìreì,dìaflottigîiàremondi- w

' »rfi3'u"c\afler'g5rc 8€ difoppîlaìep'fiLdìpìo;

i I u'v‘Care’ il fudo‘rè’,‘*l'6rina , 8: i mèhflf‘ùi,è ’ 'Jvcra mcdicmàdcllc Vlccr‘cfitdel ma! fran-

“ètu. Gap. 1x; '

{39°}:

C513 3 .-

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mwmr leuqîuggi lafiigggzzgîx‘pEf 1m; flgtte,dip0iczîo_î

gigi-lgxcfeblac, [71€ dg]! acquafizt coizficmam la m’tà

u dalia gd‘lagra’lezgqt‘e il gufo dalfuoca, z?" la.

noflro f ql_1b\'jntcpidiré{ilchebfizttagfi'egatc tutto V9

Prccet- F9); le Mani ,. @- fiarcmete,gendnd0 'via queldil

m‘e' .dae', "L'ijeflq : dipoi colate, c7127]:nt in vafo V lu'et'lìa .ì Efe ilpatiefite fafiîz ditomplcflîozzurqj Î erichfr d’aftqrgigzggiungetcm 7/710 (mera ' ghi gugrgi di hzrbd chiamata Cimbalm‘a, uhm 7m

F: 1‘ ' mfce V [p. 69 modifica]m Mi PI CINA. e > 9 nafte pendente alle muta, laqualeba virtu M refrigerare-,*# adergere idi. prouoeare là orimi * f dirompere le pietre, e m affi me nelle reni: e fé,.: talpatiente nonfoffieattda fidare, Órfoffie ben

grajjo, & anco d’inHemOi, mettetevi dueoueny

tre pugni d’Iberide* dettywlgamente ’Efaftur i thfaluaticoyfefifedpnna.Qhebmefieiniettm ftrmbia bianchi, Correte in luogo dei 1fafturtio,la Fili- chi delfendula chiamata dalli doìmc Vetrofella(alita* * e ^ on «fico, effendo adunque ’una donna infetta da n ^ nng mal Franeeft magra, tyafci$tW> e di ttate, # col mal con abondanga di mcftrui bianchi, fitte la fua Fràcele decottione con tre parti di Saponaria, e due di CT 3 Cl * Filipendula, ór yna di Cìmb alaria: e di quefia rati0 ^ § decottione caldaie pigli libra mega, onero et* tooncie la mattina, e pigliata cfiel/baueràtttia in letto ben coperta per yna onero due bore,.ór. cerchi di dormire: e poi figli piace la fi leni, e faccia ogni fua fqcenda percafi, ór ejlendo bm mo faccia parimente il fimile, componendogli», il fio decotto fecondo il fio bifogno,e fedi tempo* stemperato,chi aro,e non ventofo,efebi fuori a, 1 fuoi negotq. Becbe,comedi foprafi è detto,lo-jtQ re in letto, oincafafemprepiu ytilea chi fi me -. - M dica 3 per ogni buon rìffetto. Poppo il defilare r:o. i fette bore,fi piglierà la medefima quantità, e/*,. raffi ogni opera di fidare, coprendo fi bene; per*,. Poche alcuni Sogliono fidar# più la fera > che la, mattinar,e ’co.fi farete per-quindk},.ouerQ.yenti{ ■.or...4 lì or ni, ór ailafiiù lunga va mefe, ófacciòdel, •--i E 3 tutto [p. 70 modifica]7Ò SE ÓR ET I tutto ficuramente, vi co fidiate in tal medicami to,vi dico, & giuro hauer veduto con quella di^, Effetti C0ttione,delli maggior effetti eh éi’m aghi armi fi gradì e potefferoin vaginali, e difficili, aggiungendo ihi*? P er ^ a ^ a f ll( l éti: d’Saponaria varie forti dherbe, penaria ^ Addici, difemìje di’frutti,fecondo òhe fi conue niuanoalla infermità delpatiente; dandàgli pò - feia la quantakcbe firiebiedeua alla compleffio ne,alla età& alla fagiane ddE anno,inette do. ut atte volte fi per più de ficcar, come per caufa dell’odore,* del fapoH,due ouero tre onde di leMal fra gno tornito;ouer limato. Et ft a cdfo detto mai ecfe già francefre fioffe in tutto ribello: e già altre volte rohe ‘Medicato, pigliar affi detta acqua con maggiore medica riguardo,epiugagliarda,eper tteUacUationi né to. primi giorni torr et è, quattro onde delnoHro firoppo vniuerfale, cioè del fecondo già fcritto il quale è più gagliardo, & onde tre, onero quattro (troppo di polipodio: oueropigliate diecigra ni delle noflrepillole di mitàbil-virtù, & onde tre appreffo ’al firoppó vniuerfale. Doppo la pur ga tione colitene rip afa rfi.facendofi lifeguente, giorno vii criìlere lauatiuo. Qum- Il giorno doppo, cominciaste a bere la detta do èco decottìonedeliafat>onaria,o cofi femplice^uero S comporla fecondo il bifo’gno delpatiente, calda piglia» & ul pefo di otto onde,vn bora auantigiorno; te detta e coperto bene, vedete di dormire, e di fudare, decòt- §lmdo co fi in letto per fpatio di due bore. Dor»

  • oa€s mito pofinche barite ouero fidato Jateuiafciu

gare; ì i i i t t t! & I [p. 71 modifica]DI ME BIGINA; 7* gare;eveftito che farete., fpafjeggiateaiquant® ■per la camera, la qualefia.cbiufa > e Jlufhta, dà modo che da ninna parte vi entri ariani un$&•> te ben copertoci modo non fentiatefreddo alci# no; nè meno vfcirete della camera, fin che non habbiate pigliata lapergapurgqtione. Da ll poi jj! aanqmhore definarete,mangi andò tre,’outro nare «| quattro onde di pane ben cotto, onero bijcotto, che ho & altrettanto di vuapajfa,o fola con mandorle pelate, o di qualche confettione, puf chertori-ec^ * ceda detta quantità i e queHo farà più,o meno, cercando folo fomentar lavittà,fecondo la coty flejjìone, beuendo contìnuamente della feconda acqua apaflo. Doppo ildefinareHate inripofo, C ir in buona conuerfattone ^ per fette bore,poi U fera pigliata vrìaltraprefa-delia detta prima di cottione tepida,come quella della mattina, &! andate a tipo far e nelmedefimo modo,pofcia le*» uateui da lì due bori fe vifàre, c cenatelifimi* lecbefaceflealdefimare, òpoco più,opòlo me~ no,fecodo la vofira confuetudine: poi che farete fiato dopo la cena due altre bore in buona,e fan ta conuerfattone,andate a lettole cercate di dor mire fecondò il vojlro folito» c, <. i. Qu*£ Quefta regela fi ha da tenere per mttegior^^P^ nicontìnoui, cercando dittare allegm^tfenTgà tlnnar^ fnftidio della mente, e del corpo, e fecon quefia fi deità dieta vi potete fomentare, non vìcurate di prà détte de quantità di ci ho difendo chela detta acqua fia di irandiffmo nutritoentó 4 amò la natura occupa X 4 defi [p. 72 modifica]7 $. >$ vEI 0 *H? 1 IT 1(1 éofi.circa:la digefiume, delio ttoyttacayìm Infici &dLetè(? igH htmmk,.li’qkaUcagiomimio àetto Il bene Manonpwtmdoui fo’slentare con.qji.efia ficio del ìdieta^fibatuettdó’xpércr.ìififiett& 4UavGmplQffióine j ventre è sottro, fiòtreteaccnefcere il cibo, maqumto me rio^Si no faràfiojfibde; efieihorpo non batterà il cm* piglia uenknp&heneficio della emettanone; imperoche data di fi fittoti,pkrgar, alle volte più, per fi orma, ebeper fottio- aitr’amafateui fare ogni due giorni., mmfié re di brodo duaBrato graffo., eòi duo. rojfidt mm e con ^ppebeto rofifoe con mele, aquantigàfil quattro ernie,> mmsndotfi. ■. altfetaMo:. dwgUq commune,con yn poco di fiale; efeyifyfie,Mcm j, dolore di teBa aggiungetela mega oncia di.elct-? tuario detto Benedetta folutim,ouero di Hi et a-* cottio«e prie a: efiel punente è poucro, bolla mego po-; mo di colloquintida in detto brodo,e fie ben ella è Nel de- della no Brulé, e perfetta 5 &invtimoritenghi cimo gì U criBere al pofjibile.*• - «a r m ©mo có. j i decimo giorno) onero vMecmotàofifio che U ur”ar- baMeretebeuutadettaacquanelC ordine già dei. fi piglia tOypurgateui vn altravolta con il mede fimo fidodecta rappo vnmerfiale, ouero pillole,fi come già pren? 4ecoc- fofle di fi ì p ra; e quel giorno màgiate un p olafirQ S°llifc ben qptto arra fio,tra apranocela cena;e bene cèdi no te della feconda acqua, onero vn poco di Vino, m gior fie il/oggetto lo richiede; & il dì fieguente, fieno nicome “pieno lofio, fiate ni vn criftere lana fino,’Boi tot fontiup tiate a continouare vn altra,.voltai per none al u>re. twf giorni a bencre della medefima decottione>, mattinai [p. 73 modifica]m mie ©i cina. 7? ijmdUin^ efera, &ilfmihal dcfmare, <& all4! tfn&ywme m gli aitinone giorni primi & omifm.w4i r fela medicinapafi pitap ba marnato conUcnientemente, SQrpqte, [■mùàmvo-ltti a purgami colmedefmpmo(ÌQ? chamiefti la. feconaa vòlta, facendola pofcia il MÈm-lawtiw, e /e per durerà, onero fa ■ ciktàdel corpo vi hauefl k euacuato più, omenf* ■ 0p anco noi vi accommodarete con la quantità Ne jj| i Mdnsteéicdmento. • • terze no f t Vorreteparimente per queflater^a volta, «e gior i conHnomre none altri, -giorni la detta dei otti o- ni come i ne,del mede fimo modo che detto dì fopra,man) giando, alcune volte vn picchi polajiro ben coll’ue,i p a - ■toarrofloflnfraildefin4re,e la cena,e rie giorni ciente. ^ - ampemM ckìari&non wntoft,potrete vfeire, NeUi?’ della c&^4bmw>èfUP<K % gu<trdando però,dal ^ouegi i -yento^e dal freddo, e dal fouerchio ejjercitio, e * mi co j da-ogni difordineie m.ajfime da cibi contrarij ’> e me pi£ dalle dpnm’W’fla pòco, a poco, potrete ntor * t mare almflro foiito,& ordinato yiuere,e fe uor ^ tta ^? rete in questo ultimo,la mattina folqwtpnte,pi- cottio-■» gliaredi quefla decottione,e fudare, uh gì opera up* Q "molto, beuendo però ripago del ém,e mangiari do le uoHrefolite uÌua’nflip-,giiandandoui anco di ma j. a da, quel che può nuocere, c‘majfvme dal coito, alcutu o ’Racconta il dottiljìmo. Matti oh della Sapo- crucia** ’ naria, ilqual-e. anco egli mi pare ne hauejh noti- ^ l- j tia,che quefla ber ha nafte in- luoghi inculti, fr ^

  • , fodi;chiamata da alcuni moderni Cruciata,e da
    v.. ’ quelli [p. 74 modifica] [p. 75 modifica]T)1 MEDICINA 7 *

timborfa, rikabbiamo corrótto il monte; per* cièche Mettimborfafì dourehbe ella chiamare 9 effendo ella per le moke virtù fae, degna come co fa preclùsa di effer e tenuta, /erbata tra l’oro nelle borfa. * • Rimedia eccellentiffimo e fecreto mirabile per la doglia di fi ichì ouero pietra nelle ren ni prouacoin vna infinita di perle ne che ne erano moleftati grauements il quale ancora conforta lo ftomachopl cetuello, e tutù i membri interni marautg blamente. Gap. X. P Er efjere attormentato di fìmil male l’ec* celiente mio ‘Precettore, & hauer prouato | molte volte quelli ecceffiui dolori, che dar fuo* | le tale infermità, fi rifa lse prouare fopra di fa tutti i rimedij, che e?li faritti trouafTe, pur che ragioneuoli gli fa(feroparfi,e di tutti quelli pofcia caparne i migliori. Onde che per tale afa [fare cominciò prima con tutte le faj,si fragie, di fa’ ltra poi con tutti gli altri medicamenti patti da ujLnd Dìofcoride, & annotati dal Mattiolo, & iersm. ancor che alcuni di-loro malto giouafiero, nondimeno tal vni erano fi fasìidiofi a prendergli per bocca, che a pena inghiottir fi poteuano, per l’acuto odore, e cattiuo fiapore chehaueua no: di modo che chi vna volta lipighaua, era che a repigliarli falò penfiar vi po» [p. 76 modifica]Bfttoc Jetma riop le reni do «e rro ua fatto In Koma «Modi di eópor— re elettusrio p le reni. Perfora ta e ziìfc chero. 76 SEGRETI ttfJe.silllvltimo,dapo hauer qucfti e molti 4 litri prouatijì nfolfe come co fa,più detta,pretiofa^ < di maggior effe ada,di vno elettuario,ilquak fatto {pecie di molti fempMd fu da lui compofto 3 e per beneficio pub Lieo diede la ricetta ad vno amico pedale in Poma chiamato Serafino 0d~ do huomo’veramente da,benché molto perito nel l’arte fua, ilqualeildì d’hoggi conuien di confinano iltcnghifitto, per le fue marauigiìopLj virtù ■. Et oncor che da molti fidflato veduto, e £ erbato di che egli patena effer fatto,nondimeno non ce maistato bicorno y quah fumo infinitìyche faper poteflero la compofitione,e facilità del det to clettuario,perchè egli lo componeua fecretamente che ninno lo vedefje. tìora per hauere egli già quafi lafciato il medicare, fi è degnato commiìnicar meco di molte cofe belle e rarefa le quali m infognò anco queflo ficuro,fàcile,pia scuole, e.mirahile elettuario, ilquale per vtilìtàiì ognuno y facendo horapalefe,fi comporrà in quefla manierai» Cogliete nel mefe di Settembre y onero Otta* breilfeme di Hippericon,chiamato volgarmen te Terforatajlqualefatto he fece are all’ombra, e poi al fole,onero alquanto alfuoco, acciò trita re fipoffa foitilmente,il che fatto Ba^ateloycon diligenza fottilmente, e di queflapoluere vepi~ gliarete tre onde, e di ficcherò rofato frefeo, onero violato ima libra,ma il r.ofato,per quella odor edotta rofa.y.p are più prato, e di meglio gu* ~ Ilo; S [p. 77 modifica]DI! MEDICINA. 77“

fimimperocbe non viflfcntc tanto quello odore di tercbinro che ba infe dettofcmt , come infic- me col violato , ilqmzlc 11a mmo odore, ancor che alle renijìa egli malto ronucmmta . Mafia- m dunque o con i1 roflztom con il violato ogni mfa inficme [apra vnfoglz'o 5mm con 7m L'al- ‘n'llajm'olro benc,oucr0 con le dita, e 41170; rimet Melo nelfim alburello , efcperfin'tc clctmzuc- chero 7'0th0, ouer violato pcrilfemeiuia‘ggwn' 10 alquanto piu indurim delfuu efferc che .era'primd,fi mollzficbcì‘a‘ con 77741050 digiulcb- ‘ b: ordinario, onere violatoflîl ridurrà in buoni

r,ronuenientefornza,edi queflo {Micijfiì‘oj‘flfllîd

cvfi crîpofio, ncpigliaretz omia mqîapsr web Mode

zaper due mattirtefiguètijrt hm'c ammazzng 8; ordi- r‘utimangiarew lafimnxz’afimmana [o pigliawte mi di Pi

due altre voltea voflro volare , la rergajètrfl 533:): Mana lo prîa’erete "una "unita, e la quarta vn'al 1mm: ,m polpa, dipoi ogni quindici gi 01’7le per due mg rio Q fi.‘P0i in ultimo baflcra" 727m volta il mcfe , o“ tanga-ogni duemzfi, (mera trc,flw:nd0 clac'iya-

Mente è [oggetto a talpaffione , @72ch CIJL’ Egli ,Î rhnmmfigmzerni nel viusrfiwgnardandofi ap- .k i frego, efopra ogu'altm cofiz dalla indigefiionc , v‘ m‘ero crudim‘manvmangiandojì‘ 21,5 quando d):

Ì egli baflzmcmj‘ anco all’homfobriamt’tc, t cibi

{ cbefiano difizril digeflions. Hauend0,parimen te cura chef}: il pariente e‘ di (ampleflìanecalda ej'ccca,cbt nonfaccia molta dieta, e 715 'vfì ciÉi

fimiglmîzti in calidmì, imyerosbeglifircbbom [p. 78 modifica]7$ S E C R E T I Mòdo €Gn £ r,&rij ye gli accrefcerebberodl male. Vferi ìt achi dunque queflo tale vn mode di viuerevirpoeti a patjfce * pi* largo, e che partecipi deii’himido, e deli c di pie- co^maefèndo il corpo pieno di humori e graffe i t tra nel- p acGia tulio il contrario,cioèrfia)ico cibi caldi, j, krmi. e -ficchifiqmli afjoMglifio e dfficcbmo qnègli t humon griffi, e vifccfi, che cagionano le dette 1 pietre&. ’ • • K Guardi fi come già iè detto dal troppo man* j giare,e dal troppo caldo,ma molto più dal tr.op, po freddo, ^affiggi ’volentieri, e faccia mode, rato cfìercitio,fuggendo in tutto & per tutti l’otto, habbia di continuo il corpo okediente^’ì 1 dorma moderatamente,manenfopra matera^ j oucro coltre ripiene’di penne, accio non m fcaldino le venni. Ffipiuande di facil digeHionefieua vino bianco amache egli non fa nè nrn- $ uo‘, nè molto vecchio, impereebe ilvino dola g - genera le pietre, é? ilvino gagliardo infi àm- $ In ogni ma le reni. Guarà fi parimente di tutte- quelli k

  • c- fé,che giàhabbiamo vietate nel modo dipoi- g

il corpo federar la memoria, vfando ancor la moderni g uóè pur fpakiera di viuere, pigliando po fida ffeffevui- fi gaio lì ’f£jgeome già dettai) abbi amo: quefto noHn p Pareli elettuario,àlquale fi può prendere ogni tm- ti detto e 1 - P 0? e f e bene il corpo non è purgato, perciochcj l lcitua— egli nm è fi caldo, ne fi aperiti ho, chenùocen a rio* poffa albi reni, angt le conforta, e moderati’ f mente per la virtù fua caccia dette pietre, "kit ì contafi da molti^e noi l’hahhìamopìu volte pru | unto 3> [p. 79 modifica]DI MEDICINA. 79 | (fatò, che beuendofii vnbecchiero d’acqua topi % da manti fi mangi, giouèrà infinitamenteper* cloche netta le renia te tempera.Ver tanto conì tritando quefia maniera di viuerefinfieme con, itnoHrò elettkario -, voi ridurrete le rema tal S tàhpér amento ibernai più non patiranno di tali le di fetta. t Della ttiaraùigliofa virtù folutiua della Spali - tulia fetida nuouamcnteritrouata/&: a che "maliella gioui. Gap. XI. ■: T»A Spatula fetida chiamata da Diofcorij Xj de Xiride,ha tèff ondi filmili al Iride, mau X ( nc j e h i pwdàfghe, e più, appuntate in cima, dai meg* e Tue fai- ìgfée&eqMlhefcéilfiiflo afiaigroffo alto yngo- colcà*

  • mito y dalquale pendono alcune fillque manti

góldr- ’iiyn éÙequali, è i l fido fioreporp or eo, e nel c- mègfp rofjigno:ha ilfcme nell follicoli filmili ledììef iui, iondóyrofjù’& acutola radice è lun - gì y riodo fa, di rofio colore, fi come egli c inficili pa mi Ubro quarto a cap. xxiiijfiE fecondo che l- fende-(f alene all’ottano delle [acuità de Semt.t fUci,e‘compo&o dirottili partì, ha virtù attrai n- tiua, digetliua, e difeccaa.ua: e queflononfoj tinnente fi ntroua nella radice, via molto più n ancora nel fnne, iliquale può valorofamem a- fare orinar e,e[anareie duregge della melgpu. «Veramente eh & nel dèfcrìuere l’herba ‘Diofcvc* ride dicebenei e Galeno infemere le fue quali* [p. 80 modifica]• s* S E C I I’T I, té dice meglio,ni a nelle facoltà de Ifcme l vn$ ^ ^ t nii haltro à me pare fiano molto differenti deliu, cf del itteffafferiengai attefo che noi vediamo ilfeme xiride purga valoroCaméte. i isieyajycricn^*’ rrwv ~. • >” ’ effer grato al gusto* è dopò anco batterlo gufato none acuto come ejji dicono tela radice, cora fe ben e di buon faporpnimtre che eUafi mangia, nondimeno è molto più acuta e po tente, che h stoffa feme: imperò che ella ha virtù di pur’^art valorofdìnènte; e cuòct/iparimente per foìnerc il corpo con brodo, di gallina rdì PP~ b feej di bietole, con mqk*;e la farina dellqffep- ^ ca beuut a con ac qua melata follie la cheterai J.L la flemnia, è gli h umori acquo fi,egroffi: &,an* cor che la radice quando che ella è verde* pi fi incenda le fauci, nondimeno, noi la diam^la^ la mattina a digiuno in quantità d’vna noetinoia;laquale mangiandola,maeuaper di fatto, e per di fopr amar diagli ofàmente.. M in.quijht maniera noi habbiamo guariti mali’ infiniti^lf ^ rioua quali tròno cagionati dahmnòri fiemmafigf | letta ra & anco da colerici. Quelli di humori flemma1Ce ° ti) erano oppolefia, epilefia, paralifiafapciffimo, letargo, durerà, & oppilati’onè di fegato, dì: ^ melga, debelitàdi ftc macho, dolori colici,.& altri fimiU. £ quelli da hr mori cholerici, frenefia, inflamatione d’occhi, d’orecchi, digola, di polmoni, di flomacb o, di fegato^, di reni» di refica,di maritile fimih in qualunque parte del corpo, e certamente fevi raccontacifuoi mirapolofr effetti in ci afe un male 9 farei forfè venir, voglia A che inali P il [p. 81 modifica]...DI MEDICINA: Si; voglia, a quèfii nostri medici,li quali fi- dilettano $ Cwìflìci, ftudiar le facuità incognite che ejjì J^mo l pu’ iofto che prender tempo a infignar i luoghi douc eUi firitrouano, & a trapiantarli tutte ihoredayn luògo, ad vn altro, acciò paia no belìi ilor giardini. Ma acciò concfchino quelli ialinefèmptici fono molte altre fatuità,ch’€ qu$le.’fcripte dagli a’utt ori ghauémo voluto Con qaejlipochi per bora cominciare, rifirbadofi de gli altripiu:valorofi, & eccellentìper vn altra yolca,e quali da noi fmilmente fono ritrouati fi ancorché ini fa alcuno audace che dica cotali rim edij cfere flati da altri già ritrouati,nondi meno, di queftó faranno giudici le perfine dotte, dgli ìmo mini efierimefit atifi vegetabili cornea no minerali, fir anco nelle diftillatiom, liqualì credo giudicheranno effere dal mio Trecetòrege non da. altri ritrouati,fir acciò frano ancor più f erti, ti fiatino rifilati per iàuenire con i’aiuto lìdiio-dare in luce Cofe ’molto più efquifite di pèjìi, ìequàli faranno fede, che quefie è quelle non potranno deriuaire da altro fonte, che dal ià detto: éfjendo che il noflro precettore fa ve ’o inuesligatore delle co fi naturali, e noi ad al ro fine non attendiamo Che publicare lefue co }per.giouar al noflro prò fimo. E per re dumi certi fimi di tutto queflò,vi’rac onderò alcunifperimenti molto euideti, che bah liamo fatti con qflanoflra radice incognita già fatigli auttorì.E parimente fappiate, che in Secreti Rapata, F que, Medici che actédono aìlè heì Mezze &.non allevimi de /empiici. Virtiì d i q uelta radi ce riero nata dal mi opre cecco - re, e nó da altri’ [p. 82 modifica]Sì SE C,R E T I ■. quett’. anno guariti da dieci perfine T legnali ha* nettano già perfi il vedere per la grande mfian* ■ *£ et ti mattone che ballettano negli occhi,e pigliando, fniraco ficome già /e detto, vn poco di qucttanofira lofi nel r adice verde,/libito il giornofiglientefurono kinfia- iti y on de che in filmili mali degli occhi noi “““di habhiamo fatte cofi fiupende, fi cagionati d.u gl’oc— humore colerico, come da humor flemmatico, e chi, & di più vi dico batter vifio perfine cieche affata t0 per la {rande infiammationc, che haueuam CICchl * negli occhi y & il mìo Trecettore dargli du<Lj onero tre mattine, di quefta radice: iquali pofiia; fe erti vedeua che per lunghe^ del male non erano intuito ben guariti, gli figl^convm Scura-- Uncieta fopra le cigli* nel fronte, dgcoHandof, mente dal mufcolo temporale mfmo all o(fo-,queUe aragliata ter j e p er trauerfi che ini ritrouaua,acquali allt ” dla volte in qnetti tali fi veggono effer molti codone nentt in ambeduele parti dèlia fiorite,liganch; de gli doperò onero figgendogli la gola con vn afin occhi. • <ratdlo-,acciò. fonfidfleffyfi.# r t?f CL I) e P n fiume, e fi ben alle volte aie vien poco, mondi meno per quella tmfiùmw chefal artenaì quel fiirito caldo ^ cagiona,che il patiente fibv Ìo, & in quello i nfi antefi fin t a miglio tare, e> in quefio modo gli ho vifiiguarire del tutto a perfettariffate: medicandogli pofila qlle nugoli te che vi erano.nmafi ppr la grandegga de male, con medicamenti lor contieni enti. _ Habhiamo ancora guanto yno che pattuì i [p. 83 modifica]DI MEDICINA. tff. fcrcfole,alqualc fe refitiferò tue teff e riga funi al tra medicinale nò che pigliano, qfìa nojìra radi ce duevolte la fettimaria.Fn altro,ilqualc cade ua da ql brutto male cinque efei volte il giorno, parimente pigliandofouente diqflo noflro rime dio, fu liberato. Vna giovane che per debilità dello ftomachos era tutta fmagrita confumata, e f con pigliar tre volterà tre fettimane ziri poto dì qjlaradicetornò più bella e grafia che.mai, tornadogli anco i meflrui, e i appetito già per fio.. Fri altroché haue.ua magra durerà nella mel ‘gain duemefi fu liberato,pigliandola vna volta laj’et.timana.. Et in vltimovnnoftro amico, ilqualc patina di podagra,e chiragra co ecceffluì dolori,fimilmete in duo me fi pigliandola nel me defimo modo fuintieramete liberato, e già anni fono che mai più è flato molefiato; ma egli fem pre fi è confimiato nelle ftti cofe non naturali. Molti altri ve ne patria raccontare in filmili, e differenti mali,ma quefii al preferite vi baftina» Oflfimeìe comporto col affare, ilquale folue i! corpo per di fatto, fa vomitare,e caccia la flemma, e parimente la colerai guari fee la fefere cotiaiana, ter» zana,quartana e lefebn antichejconferifce molto al trabocco del fiele a -gThidropicijet alle (cianche inuecchiare,& a* li dolori delle gionture:apreogni op.p;la.tione,&’martimam«nte quelle del fegatò s & della meteo,leualaJoroduiez^a» Cap. VII. F Mirafit cuocer quantità di Jifiaro fi ver (le comeficcQ-ìn giujìa quantità di aceto, con JF a ìlquale Scrofole guai i te con detta ra diceMolte, e varie infermi tà rifanate c@ la radice del xiride "le ne! A (faro come fi la [p. 84 modifica].J fatte fare affimele comefifa ordinaria,q Zl’oZee tèelL libale pofeia vfartìe co fltSU fi come è già tignato nel cap. TÌ memoria,ma nelle febei fi iene darenel ^ c di due tre-tOiiefo quattro oncie,feco ^ A gu»’ ^;{L neddpatiente, mefcbiato col brodo: m* tire h P le j t t na r t darà in quelfubito che l pigua quarta- Jppocratenoicrediamo, e nonba li.de af- n e ro,ouero in acqua melata, & l J? Sbtp^SB yolta,onero la j.fe»o ^^Z ’nog^ in principio, ma all bora pe f g i<vnx t-Affa: u /««immo pigliar og „fò nel metemflMg 0 ■ rogio- voltatoneticoimdamp.neimeac < ua atut, i^y/tnoofcia ltcarirealtri mali 9 jt p te le fe-, ’pefi t nna,due,onero tre fi [p. 85 modifica]DI MEDICINA. gf fer orinale cofi ogni giorno figliandolo, ne fin~ tirete manifesto meglior amento, fi alti mali fidetti, come anco a molti altri infiniti, Uguali fer brcuità non fi raccontano. Acqua detta di Efcu lapio, laquale guarifco ogni forte d’infermità, &: è buona contra la pedo. Cap. XIII. C O fa lunga 0 veramente farebbe a voler mettere in carta tale marauigliofe e Hufende virtù, che fino in quell’acqua, laqual fent^Ls dubbio alcuno è fi mirabile, che mente humana non mai comf render fotrà gl’infiniti, & incredibili fuoi effetti;imfer oche ella ancor fi a filutino fuf remo fi fra gli altri folutiui, laquale euacua tutti gli humori, fi fer vomito, cornea fer le farti da baffo, nondimeno con le fueinestabili virtù noi habbiamo guarito, dando leu fer bocca, ogni effetto di cafo diffìcile, fi come efilejfia, afoflejjìa, letbargo,frenitide, infiammatone d’occhi: d’orecchi, di gola, detta fquinantia,di folmoniydi ftomacho, di reni,di fegato, e della matrice, e di quai fi voglia f arte dei corfo humanOyfi interno, cc e eternò -, llabbiamo farimente leuato ere aiuto ogni tumore, e durerà di fegato fé di mei^a, e fi nelle farti di dentro come di fiori, cagionati tutti da humori freddi, groffi, & vi fio fi, affottigliandoH, & cuacuandoli fofciafacihjjìmamente. Habbiamo fimilmente rifilutò gomme crudeliffime di mal frangefe, dogli di capo, & digionture $ F 3 & Acqua chiara „ laquale è foluts uomira bile A quan re in fer ni ita fia buona detta acqua • [p. 86 modifica]68 SEGRETI & altre, chiamate sfine v^ntofe,le quali afjligcnano nomo e n.Qtte,Guarito ancor tigna,rogna, bolle y crofie, lebra, berrete che mangia e divora a] mal detto fuoco di fanto ^Antonio, Habbiamo vlticaduco mamete guarito ma donafiaquale cinque onero medici- r etvo lte il giorno cadeua in quel brutto male, t na fu “ Cubito prefa quefla acquaci fatto le cefo,&era prema • a a U afimpida t e come fuor ài cervello, e di continouo,paUda, bora è di boniffimp cqlprre, ’ allegralepoj fede, intieramente tutta i fnoijeuji. Sono parimente guarite donne ykquali per molti anni baueam hauuti qucilor me fruìbianchi, & in tanta quantità che quafi tutti fi [caimano per a baffo. Et acci òso ediàte la facilita che e in fare qucjìa noftra mirabilijfma acqua, jappi ale K L.... fwdì fienile.00, fare qucjìa nojtra mirauuijumu } -rr che ella primieramente fi puojaredi ogriUepo in qualunque luogoy.econ poca,onero nulla Sperai olendola dunque fare; Togliete rm <*»P$ Modo ^.»*. d fi-rìi- //j,MA Urnh, cioè, di >, fa.V olendola dunque jai e; i r >ikdotteórdinarìamiHfiftilUnole.r?fe,.etoe,* detta* molle obe’hSnoit coperchio dì piombo, &dfo* qaa di So di ramami qual fondo ri metterete tetto act ’ ib. i,r,,r u. v j n amunt.n che empia dm gì o -i— — . do ai rameici --., Efcula- t0 f 0YtCì e ben gagliardo, quanto che empia dm ten i, ilquak pofeia coprirete col fio coperchi» di piombo, & accommodandola chependainm Zi tuttain quelUiftcffa maniera che fanno Icj donne tfmda fiillano le lorrofc, le daretepofeu tanto fuoco ’di carboni, che quafi eletto aceto o la, raccogliendo Quindi in ma ampolla di ve f...et.* candela.poidtmano vu ta y raceogmnap qmnw.m unu --- vef f tutto quel che Bèlla; votandoUpoi iima™ " I nmno,fecondo cheelU fi viene riempiendo, [p. 87 modifica]DI MEDICINA. $ 7 tcfti ha re detta, e a ni pan a, ha u e do però cu* rache detto aceto non sitili affattojpercioche iik ritmo pentirebbe di abbruggia, e quel poco che in ritmo vi refta,fubitó lorotarcte,lattando co acqua commanc beniffìmo detto fondo, impero che faceto ini recando roderebbe, e guaflarebbe detto r me. Queff acqua onero aceto che goccia L’acetm in quel primo,puoi venirein cxrtfre diòro, e col ftiliato* fapore fi dolce, che pare rifa fiato pofio dentro ca P ana dei grecherò,e quàtopiuftillarà, più rena chiù J p ’° r J* fia d’rna me- v,°na in defirna virtù, e colare, noi fio lem o m efebi are la ultima prima interne co Vvltiima, e la ferbamo ih vafo bi,e a di retro ben turato,dadone però al patienteper pur p’“ prefa ordinariatre onde, e rare ro Ite tre onde po hy* f VffVi* ma ffindo ilpatientealquanto debile, mano. ne darete due e mc^a, & effondo egli fancml- Tre? n loptedaretedue onde. Et in ritimo,ac ciò inten “’.%* J!* ’miracolofi. effetti di qudìafuprema di’nario fcqbfyfitppiqte che ella ha tutte le mede firn e fa, A i derr* cult a,che a quella acqua di mirabil virtù, fatta * 4i lfiargirio, Qff,acdoffuoi: che nel darla per hoc ca, della,quale trattaremo quì nelli rimedif deU ■ fa Chirurgia, L animò nofiro certo no era dipa~*» l f arc alpref mte quefia acqua, maaprieght dei *

  • indiente medico Di* "Dbfhenico TerèlÌEue.cho

fe nofiro amoreuoliffimo iìqùdle fiu voltine ha y ifio, e fatta efferien^a; babbi amo Voluto faro partecipe ogni vno di quellovèlie apprejb di noi {era molto c aro y atqudle renderete gfa’iiéd. F 4 Pie [p. 88 modifica]• t* r ’ p^ratlcmedsil’atóm^tàg^S: tioffiTima.per g’? ar W*°f> a eoÌoiaffieftte alla tà, difficile, e gioii jfto j, cancheri ltb pefte.K a quelli ctepaMC i doglie óra, erode perla ^‘ ta ^.’.^^nco alla fare terribili di malfra ^y^ di ilomacho, a quartana, allafma, l» dur£zza dimilza, oppilationidife|at r 1, id)tV, etera alla pietra de rem a aoioi_, H1, ■ S E € R E T 4 KfTni1 d “ r,oh: “ Mas* A i*f«5gs è paratione riducetfnnwom Q nere in $.. sfarnec<yquè dèi degl’altriìC^A "^P^ntó, ’&’&ìc’Sneìroln «i* * coloreremo ouer _ buóne,efctca fnftidtofc afa: >j>. tra ff aren tc come rn rubi r Ónte» erma amarli..., - I [p. 89 modifica]di medicina: s 9 il che non facóndo, Mffialièenèe pm venir bno~ noie fàc énfio fi anco’ àol Bagolò, e poi continuato iti quèlmedefimo mo fio cheinfegna il Matti olo* iV’fmtèè beIti (firnoi ^fi’dim’enò quatewolte che ègtf’fifa y t aulèti o lì é’éòiìukn mutare.il pefo dì 4: ’àtìtd’Àfitimò%ioywlen.àkì& cioè dar per bocca? " ’ìniférièbe egli nònvimèinai dellamedtfimau> diche dare fi f offa néU’-tfteffo pefo che pritiià^Méòr ch’églifimi lparenei color e.Mala no ^’ffi&pPefarationetWotm.piufacile ypmfimna, Iffitu ’bell à,e più cèri’è cheque Ila volgare,perchè ’ qnèfta fi fa conpocofaflidio, e conmancojpefa i &‘bghì volta chetila fifa,’ di continouo offerita ’ la’Wedefimìffé%’àn^^^4l medéfimo, colore, e m ticindMo-per’bocca, rméne fèmprt iiHelfó pefo: e ppfèfier èTlà pofcia bianca, & impalpabile, fi ’^pùo figliareincórporàtà.con Tèn&rptdbaymero v fmhMfèJmfii di gìtéchero; itquale unto egli farà i’ y ’tytikèWffifrio jeperèfjerè fiMmenteàmpdfabi ’ mWfòdWitftìYfr&riìòhbpiuficura, piufeii&tra’ Wfià>enon molefln dmtìoàl,corp# hutodìfp:c vi 1 di dò che al gìudiéiontìòi mi parerevfn dappiù bèl n IdfèWc, giamm’fifia ’paffuta rifróuaiiaj *.: Jt voler fimquèfuréqflo nofiro pretiofo An ti kimoni o,coniti en hàìtere,óuer far il fo/rn nofiro pbilofóphico,il quale afe lutto che farà, mettete 1 ’"’tiricipignatta motta déntro la bocca del detto fofW’fiéfrentrati che faranno due fervidi detta pignatta^ fate che quello cheretya di fuori, cioè "il còrpo delldépignatta fiadi gradegra tttn Prepa» ratione nollraè pili faci le, pii! ficura * più bella,e pili certa quella volgare «Preparatone nel Pati* timo — nio ho® tiro come E fa. m [p. 90 modifica]SECRETI _ PO y cbv fallii: detta bocca del forno, e che no poi fi evaporare 11 fuoco fi altra parte, die per canaletti youer buchi gì dilli ne l fornello fattie perciò meglio fare lutalo lutofapiente,dmeJlco mette’e congiugne l&p ignota,, con detto forno, ^ immite che detta pignat afta di buona ter. raxbtìi comporta riclfondo y perchè hauendotu a-{Idre dentro IhAntimpmM 0 almeno perMcintio horejconuienfia btion^ efengfi magagna alcun a: fi e telo c he Alleili. Q Itefìfy o l s ff$PM >*$ IC fia’rft alquanto dallapigaatd^l quale fefo, poi Jt..:-c.~.^*,.zAn,f?Ltafràlu’nnuella Oartepiancneg m? 1 } ic ^ %rd4XMtimomogiàfùfà perchè il minerale no> f.gjjore mddi&pignattaikfMàlp^f 0 chpfaratfpcorpQ* ebe il.d,it$ fopra.qmrtaphgnatt.a vn altrapignatta a - tgvcmiwgm^ re la nò gdli hme.vnajbpr-a lira p*e a- àfùftiàndapi^ ’ paratio,^ 0 ~ a «6 pra quarta ficétda vii altra poco-minore mede^^eltipbucata “r yaffo;’,d’aàualearriueràpocogn^cpche almeg^ W? bu caiamalfovàio, «mmkmmmk» 9?edt quel • ioàmàfattfrtieUaftfifàda* ^ He ■■t-o mrMre^dnJa. ho.C’Q^i^^y^f^éP.d pel fon o ynpoco meno che Ut erga, ultimamentefopn [p. 91 modifica]DI MEDICINA* 9l quejta quarta accommodarete ’un’altro Jìmii. ni ente attingiti foco minore, con vn buco piecìolo nel meggo del fondo,perttquaìeageuoloriente mirar yi poffa vn pontal di sìrenga.To:, fte chefaranno quefle quattro pignatte l’unafojna l altra-,? drizzate bene,le quali verranno in forma di pi rami de, battendo anco pifornello del piramidale, lutarcte con il luto fapìcntie tutte le commi fare delle bocche delle pignatte, dono. fi congiungem,e.commetteno l’vna con l’altra, d / f darc ’ j acciò non ppfiino.sfiatare,fe npn per quel buco „ e j“ V° - picciolo fatto peli vltrma e fupcrìore pigna t- noftra;: ta. iXfciutto pofcia che farà detto luto, accen- Oblimi

  • deh fuoco di due.carboni fotto la prima pignat - Uorie *

■. ta, dentro nel fornello, e co fi di mano in mano per due bore andate credendo alquanto il pio*1 ro; impero ette accendendolo tutto in vn colpo, 1 1 andar ebbe a pericolo di fenderfi il forno, e di ° 1. pomperfi la pignatta: per tal cagione dunque fia

  • 1 tepatienti nel darli ilfuoco,e fate che nÒprima

- di due bore fia il fondo di quesìapignatta roff vfo,&infuocato al cbeeffendo, contìnouato del| to fuoco almeno per di ciotto h or ef onero per in - l fuo* r | fino che farà finite di fulrlìmare buona parte di chi uelU, | detto Antimònio,cominciando la mattina ’qud * c °f > ®* e; tofi’può a buon bora;non mancando ’però dibo~ Echimi i yPafu bora a mantener? il fuoco, c pii metter ni al ce debj tri carboni,acciò il fondo della pignatta fila fem h°no se [ a W re - r0 fl 0 ’ & infuocato: e per far ette detto fuoco P re ef * A iilìa femprc ben ac cefo, tenete leporticelle del tinouL [p. 92 modifica]9 j SECRB TI. forno feinpre aperte* come fifa netti formcdlt «Òenio; guardando ancojpeffe volte per detro al, fornello,fe il fondo della prima pignatta faceffe j danno dLno.il chefacendo,e foffe foco,fegato ■ h pur la opera. & imvltimo andando polciat i&mire, empite il fornello di carboni, enofilafcidtéiotyer tifino cioè fi confiitnmo.e Z fe Ptr forte il giorno fogliente gli volefteda, | pii fioco, tanto piujbirito mromreteindem pignatte. Il giorno dopo raffreddato che lfi»4 no,e ìepignatte faranno, pigliate vncolteUo,*I u bocca della quinti,* W alta pignattaAcal ■ dota diligentemete dall’altra, nettari o I mitiche poco di luto intorno alla bocca vi M ’ ‘rimà(to,guardandottichendnettarla,noam Zaffe dentro qualche poco, Mef armenti ■ ■ deueofferuare Landò l’altre pignatte. qmrl ditta. mìvrn nebbia bianca, attaccntam dentro, ‘ aitale con vna penna di gallina ’****’£?> ‘coglier eteimèttedoUpòifoprayn fogliai» r bf&itnita via nettala i, em >■ di àm codicrète’.metteaoLa " y j reteda bada. Ciò fitto,con la punta del cor.i ai-^fUàutàti; £■ tófei ’ìhefira W M ho ‘ retèda bada. Ciò fitto, conia punta aci coi.c (Piccate Inquarta, e nétta che fava la fin hot dal luto con la penna pài di gallina, onero du tra animale, raccorrete tutto co cìletmarm dentro,e di firn fifrUfU f di dtlìa pignaita,i fidate metterete Jopr a vf no foglie bilico. E cefi fir ere anco iellate) J [p. 93 modifica]DI MEDICINA, $ 7 gpata^mettendo ilfùojfinto fopravn’altro fdglio di carta da per fe. La feconda pi guata poi ì i Upude farà tutta puma di jpirito. bianco ditto ■ l e fuor e fopra il fondo,(piccatelafe Teuàteia cklie ’^entemente,acciò non cafchi lofinto c’hfjla at d taccatOyilquale raccoglierete con dettapinnafo (t l m, vn altro foglio J n vltimo pofeia quella pib piatta che sì a fotta dentro al fornello batterài> vicino alla bocca dello (finto in quantità f lqua dr f. farà giallo, & alcune volte per gagliardegga tt li fuoco, e come rojjo, & alle volte, perdere r. mltofolfo nell’dnt imeni o, yienequafi ber etti,i io; questo anco raccolto che egli farà, ilmettela Me fopra vn altra carta dafe C audio pòfuti ’A thè bar e te tutto lo (finto del Antimonio ", fate -il ’ne, onero tre capata di tutti quefii cinque fogli, lette do il bianco co.il bianco, & il men bianco u on il firn ile, el rojjo, onero giallo da per fé. Et te ncor che fia.no tuttifimili in yirttfancor chcJ ri filmili in colore, nondimeno quejlofi fa perii a et ere il biancofeparato, per metterlo col gite che 1 j! o fino, e far delle rotolette che frano bìanchiffiw fi. L’altro meno bianco fi potrà dare.ad altre:ai erfonepiu b afe dì co dizione con vripopo di m ot •tt ca di pane, onero con patta di mandorle, o con UÌ ual.fi voglia altra cofa pur cèfi inhncaJll tergo ot 10.C il giallo onero di qual fi yogliaaltro cóloli «f, fi potrà accompagnar e.con megga dramma -hi l ’còferua rofata,onero violata,ouero con qualhh altra eofafimiglìante. Jlpefo diqueflo now |: ftro Spirite- i dell’antimo— nio ^ in vari; ce lori. Nortm atiri-nio. nioaaàsì cor che didimi le in co lorejefi miie ia virtiL» [p. 94 modifica]àaietepefodi cmqu g’_ J honettamente robuxe dct- no di rado. jl qmtm ■_:.^v. - &A <rtìdltn xe &*■; no di rado- &dglUUn toantt- a; f -jj daranno quattro grani, crag snomo-. ** faliar di <& a vi ouanì di quindici, kjr mentagli* di cr ag i onero due grani me^d r u d aràmefcod d palude, e J 0 ^ c ma fi è detto, lato in qual fi vog i { ’n e nolire rotelle otto jLatdle * yder comporre queste nostre oc biàchc rc ii e ma i non yifie ne fatte, e di nec fi p s»sssaS25fe*isj pii ne r *Zu k lu*baù intorno, amò no fi ve,fi da ville ne £0 “,. _ w/fc carmdeM àu<pugr*»>i UlK - Sfennfinoadteà, ‘Dopo l [p. 95 modifica]DI MEDICINA. 95 jirelley onero manufchrltti ipiflifivna libra di Dette zucchero fitto, e petto che dglifarlfiitilm ente, S irclle * tarmfiiatelo^paihabbmte due cbidrddhm dù bdtttite molioibene in vn putto il giorno aiuti gono acciò fi coiiuertd flètta chiara iti acqua: pofcìq* ‘^ on *let pigliate due ùricLegouer’o tre di qnefio zucchero; tof P riri pòluehzat o,e mette dolo invn moriarino dime tallo,aggi ungeteui tata acqua di albume? dì- ouo, che fi riduca pelandolo in forma di pafiafiida.. liquefi a pafia pigliatene ma dramma", è rne’t-. te t e la fio pr a vn inegjp foglio & cuna bianca, & ini fendetela politamente con la punta di du.ùy dita ìn mezzo della quale votar et ernia di’quei’ le carduccio dnmqubgranl;&am’a{fate, etico? ■ ’ por atei he faranno infieme beniffìmo -, fitehad vna palletta.ritonda, laquale co vn dito amrna~ carote, e’ riducetela ih forma d’vna girella ’onero rotètt cCvna dramma luna; allaqualeppfcia far et e vribuccbetto neìmeiggo, chefigntficb era di efer ella di cinque grani, laquale in vidimo met > t et e fopra vn foglio bianco a feccarepe co fi facef do fegnitarete in tutte Valtre girelle di cinque D?[ Ce a ^ rani: Ter f òrm arparimente quelle da quattro debbp^ f grani,pigliate vna dràma, onero più,onero me- no ellsr [u noti dettapafla,e fitte.come di fopra,mettendo 0 ’ù lo fiirito duna cartuccia di quattro grani,fcM guado poi detta girellainquadro., co quattro pò titadd f ti onero bue chi, mófitnndò ella con quèfidfe^no *fp dico m tffer di quattro-grani, mettendole inviti mo a deI1 ’ an 7 fg c c ^te,di fopravnàfàkQÌa^ e carta infieme con n -m " [p. 96 modifica]- 6 S E C R E T.I gli altri di % tomte-altretanto Recherò trito,>A c Mm ma nelmonmnodi chiara, c Ì&i2«a«’ %Z^!,feccanio g U poi i «gni ’ n dette * n»i ™> r. ordinari quadrangolo % vr ^ rotelle /„ P ah altri pur -in luoghi ardimthfi /<*?.- ^ ’ ^^■J&stìssssitt ordine • %^3 n ierlfr.inia, C6ferua fej* to,«f <r W*«^jfrdS nodet- to c be farannomftc qupUrotplet,f ce rotei ouetoZ nipefo da.per fe m-fcWQr

  • • • S£ «. fnnmcngbmo d, continuo

liutt £ p’r*m&«< 4 H{*fW»pM t hW " talco MoLpcrpcM* cfotfero forma* co,t vommn draganti,onoro,?,>

  • , vcfcMette rotelle cm vn.pocoMhamba^

mrfphiak, acciòrendinomboccapmgriitoo [p. 97 modifica]D Ì M E DI C I N A: ì

Tigliarannofi detti manufilmfii onere girel

L»; mattina a digiunae’y" a lmon'hom,c’yv ad ai, ' ,mg'fàriiîàmcuare pervomito, €3" ad alcmxz'per [7 là, ma ad ala/mi altrz per l’îma e l’almz par. detti i 7 P“ u‘mèdz'cina [1mm , prommz da 7104:” mi. m,sz zii voltaHom perlomare alquanto a dic- 7;, Togliete quellaplgnam‘cbe rima/2* îlt’lfflî- dell‘33. {110,0 rompédela, coauaze quellkmmmmn ma tìm‘d " i‘lgflaleflzm‘ difuori cumcfclu’uma,‘ dm “l‘î’nu'”

  • ale',*>tr0uarete vna'pmflrella di regala “a” ‘ m

mania, laqzmlepefimì da due, tre, amaro la fra oncl'empium men0,fetòd0l4 bonm‘ del; 3‘ mummie , uguale Hgmo‘zoctàdoleéxpm la, . 'ctm di paragone ,‘fixl al .toaco dell’argerito di v 'Prrlilzojlqmzle in ’D‘lîlmofiìi'bd‘fetc,‘ come pedi {bello regolowhefi poflhflrrcwfi’rgliflzrdm [cith da ruoi altri, vèdr’cte cofe the ìwf‘frzmn jla/Jl'ì'e,‘ 67" m vltimo aucrtz'tembîe'quanta piu i 000 hawà deimpignamjantq piu bella aver-71‘ I regnl0,e tanto migliore, mainmmo quinti "', * "a v usflaflapm diclò “ai lmflz'alprefewsw . ‘ "1' ‘ ' . ' m ‘ uinta eiîenria vera , che fa refufcitarc i puttî v quaflmorti per li vermi , egiòuàinfinita- - mente ‘a fanciulli . che pacifcono di mo’ruia- I glioni,dettî anca bmfcidolixo I Cay. XV. , ì b A h \ ‘ Rgda veramenteamai mm fiaakfìatà buo= . m0, [17€ tanti rimed‘q' habbia prouati» 2‘714 q il morbo, (Manzo che bo viflo'cerparc , " @5579” 2412:1549 G (117014: [p. 98 modifica]SECRETI efperintentare al mio cari (fimo precettore, e(jen> do egli haueffe canato tutti i rimedi} ferriti dal rautori di medicinalepofcìaproliatogli ad per vno,et che in ’ultimo firifoluefje in tre, onci quattro folamente; e tutti gli altri ejjeee dipoc valore,ouer falfi,e volendo ciòprouare ho vifc Modo più norie che egli piglierà quindici > eventi hi sii prò- chien fen^a piede, & in ciafcmo di loro vietiti uar e e ui vn verme terreslreicon alcun rimedio fcritti!Te che dall’autori, e con alquante goccie d’acquacÒe,i «mmaz- lui per alcuni giorni s’e virilo più toriìo nutrii zano i che morirui detto animale, & in alcun altro) vermi, fiprefìo vi era mefio il rimedio fopra ilverm che fubito, & in quello inriìàte, fi moriuano,e qtteftì rimedi} neri ne fermerò al preferite uno, ilquale un fanciullo per eflerquafi mortài lai dregli faceua vna ghir land et t a di fiori per m darlo afott.errare,come fi fuojefar a i uergin. t co il detto liquore madato a poco apocogiù} Va fan- ja goda,fiibìtoftxifentì.E peni dolor che gli o cmI L° nano i vermicello fiomaco, e nel.corpo, iquà morto hauer gufato il medicamento, già moriuan £ rifufci comincila piangere che a pena fi fentiua, per > debilità xtellà y$ek:e4erlì,,ad tal cune h ore,fe ineffe il corpOj emmìnciè ad aprir egli occhi, fucchiar ladina’, che giàperdue onero tre g ni non hauena fatto» Conquefl&rimedio in in nitiùriri putti, già qmfiperfi di fimi rimatati io ne ho uifli,mirabili effetti/E qnefto fe.cretoj tre che egli lo tenne celato,fuad ogni uno mi V~ Mima J [p. 99 modifica]DI MEDICINA. ^ % frimato,cfelice quello chepoteua hauer di qsìa, l minia effentiavn ampollina. Hora no uorrei che >nt per la facilità delrimedio, cpercjfcreilfecrcto m yàpalefe,perde ffe di codrione, ilchejpeffo fuole 0f; ftcruenire, ma defiderarei bene aumentale di lj j hr&a,e di virtù, offendo che egli babbia, a dar % yitaalli y offri cari figliuoli. Ho voluto alpre ^ f e nt,e effondermi a fi lungo ragionameloper vtiH;a v offra, c per fami, tato più breue, e tato più. nera la ricetta, al contrario degli altri, i quali •ir mmdo vn catalogo di fempiici, fanno che gli j, nferwhaitanticbe fta compoflo,h abbino già hinì ogno d’altra fffolutione. D affi parimente detta A che e pinta effetia alli fanciulli,chepatifeono di mpr maligio >, àgiioni, perci oche, ammala i vermi fe vi fo:i io, aiutala digestione, apre l’oppilationi, prò- lentia n ubifee la putrefattone > rettifica il f angue, & ni unta la natura per tutte le yie, a cacciar fuori ij juelloehe ejferegli può nocino; &in vltimo for 4 ffea in tal mo do le parti interne, che a infettar al idi talbrufcmoli, fa che elienonpo[finq f. Vorai fine adunque no ffro,comegià è ffatodetto,non?y farà altro che facilità, e ferità, e vi prometta a:he ho yiflo cofe di tante importanza, effère m ij quella fi poca, & infifacìl cofa,ehe appena hog tu al prefente ilpoffo credere, e quando cipenfo in mi par di fognarmi». figliate adunquenelnome iti {iddio acqua comune libra ma, in ejfq met - A coniàji teteui quindici, ouerp ventigoccie dtpgiio difol tè 1 3 ilquakhora vi inficierà a fam, sfatte che eflécia l p -, ~ G t quel* [p. 100 modifica]100 SECRETI! quell’acqua diueti di fàffèr bruschetto,c che quel brufco flagrato, e non offenda la bocca, acciò il d babino lo pigli uòletierì,e quanto più farà gradi et il fanciullo,tatopiufate fia brufebettàdetta ac. n< qua,ma in tal modo ch’ella fi poffa bere: e di qJU ne darete ogni -volta ch’egli vorrà bere,emaffw me la notte, qnad’effi hàno maggior fete,enÒ uo ledo egli bei e,pefferc quafi morto,mudategliene vnpocof uultagiàpcr Ingoiale co fi continuati jy infimo che fi conofe a manifefto migliorameto, j»ogijo Et auertite anco, che Voglio di vitriolofa il mt di vitrio defimo effetto, che ql di folfo,et il medefimo falò ha le pere, qtiàdo ch’egli è operato,ma mole e fiere in medefi maro quantità, p effere molto più gagliardo. Io tiì che m colutofcriuere qflo rimedio informa di lì quelle quote,ouèto d’acqha,pgiouare non folameteaì £he dd fanciulli,i’qualif non màgiare cofa alcuna, firn

  • ° ■ trifcoHò foli di bere, ma anco gqjli che fono ma j

giort, iquali p la granella del male no poffono, onero no itogliono pigliar cofa che fia fodat’Npn ni fcriuerò al prefenre altri fec retip li vermi, j che mi parerebbe ufeire fuori del Aouere col mio precettore,ma bafliui alprefente qfiò folo,urt al tra uoltaffemi farà còceffo, dirò che fopra di tal infermità che marauigliar faràno ogni per fona A far il detto oglio di folfo,per guarire le fopn dette infermità, e molte altre «che fi diran> no. Cap Xvl. dtefare dal vetraiovna campana dì ueìro JL grónde quanto fi pub fare perciò che quatti -&W * ‘ itila. [p. 101 modifica]I DI MEDICINA. ior ella è maggiore-, tanto più aglio rende, ’& appi cata che l’bauerete a vn chiodo di modo che ella. n on tocchi il muro,metteteui fotto vnapignatti na piena di folfo, lacuale fi reggerà,e Jiaràpofta v {entro a vn annello fatto, onero attaccato ad o vn chiodo, ilquale già ficcato nel muro, fate che e venga in mei^o della campanai tanto difeofto ier dentro da efjd che la bocca di detta pigna■),:ella venga difcoHa tre dita dalla bocca dettai se impana. *Accommoda:o che egli farà aqucHa nifura, mettete fopra il folfo, che Vtà già nel )tntolino,vnpoco dibombace mefcolata colfol o minutamentepeflo, fopra la quale anco ve ne lì ergerete vn poco più, acciò il fuoco vi sdtt ac lì hi meglio il quale già bene accefo, mettete polo eia coiai vafetto di terra nel fio annello fatto ig scampana, & iui il lafciarete per infino che fa o, -àconfumato, ma quando è di giorno, acciò non; confarne affatto, potrete ogni hora, onero ogni,j lue bore metterai dentro alcunipe^etti di folìò ’o jgroffi come vna noce e più, & cefi il terrete al empre accefo,&andandopofeia a dormire, ac al io duri quafi tutta la?iotte rimpitelo affatto, a» La mattinapoi, trouaretefreddo ogni cofa i H f la campana verfo la parte di dentro, effer tuu n«aaffumata,e come bigia i e fe farà fen^a burnìiità alcuna, e non hauendo fatto ancor a goccia rmolio, riempite fubito medefimamente la mai’tmna feguentecol folfo detto pignattino, e dandogli fuoco,c nmeitendouijra’l giorno fpeffo del G J fol. Modo come fi attacca il fuoco al Solfo per ca® uarne foglio. [p. 102 modifica]In cne modo fì delie ra coglier detto o giio. Voglio di (Olfò ii può fa re con l’otinali ordinari]. ibi SECRETI j fblfo, continuate come prima, per infitto aliai. i tra mattina;onde che trottando rifreddo ogni a t fa,uederetc effer colato alcunegoccie d 1 aglio nel t uafo foitopokoui, accommodatogià /opra unn t taitala, laquale tamia farà ferma fmilmcntt Cotto Spignattino. _ £ per fare che detto aglio coli in vn bicchieri di -vetro baffo, e Tenga piede,perchè egli fi man tenga più netto, c no fe ne perda goccia, fateptn f dere da vn lato detta campana, tirandola^ fi mandola con vn filo; e con vn dito bagnato con zinagoccia di quelle che pendono nell’orlo dellà campana,fregate detto orlo,e cefi auiarete qm altre gocci e per quel bagnato,eh e colino,evadi! no alla parte più pendente della campana^: quale dritturaposloui il bicchiere,colerà detto j e fi come verrà collìdo nel detto bicchiere, l an-^ darete anco votando,e riponendo in vrìampolf na di vetro; e quesìo fate ogni mattina, perciò ■ J che effendo la campana già fredda, allhora pei la fuafrigidità, et burnì dità,firifo lue quel fumo f eficonuertein quefto liquore, detto oglioiepm non fi deut mai fare detto oglio in luoghi ajciut ti,e rincbiufifma ’i luoghi aperti freddi, et bum di, acciò vi renda per le dette ragioni molto ph liquore. Due cofe vi fono anco in quefto vltim da non tacere: etvna è,che nopeffendo bauerc panaper far queftaoperatione;che vi accomm diate a farla con vno, o due, ouer più ormali, quali noi vfiamo.ordinariamente per orinare incoi [p. 103 modifica]di medicina; iog I ìncollandoui, cioè per il lungo ykino al fonde ire ftrifcie lunghe vn palmo di tela nuoua, lam fi fbcvttbuon dito,con colla di farina, & acqua M fatta (ti chiara d’ouo di battuta, le quali poi a w fciutte che faranno, lenirete tutte tre ugualmente infieme, e l’orinale refiando con la bocca 1} a ingiù, Vappiccarle al chiodo, ftcomehauete. l* fatto con la campana,mettendo pofcia fatto nel a fanello del chiodo, ouero fopra la tauola ilpen f e):olino con il foifo accefo,Seguitando in tutto il m mede fimo ordine come prma,ma il pentolino fa Ili efia più picciolo, acciò Voglio ouero acqua non w ri coli dentro, ouero d’intorno, e raccogliendo J( j n ultimo Voglio in vn piatto vetriato, perciòII he a uolcr far pendere V orinale,come la campa n ia,non fi può, per cffere egli fretto di bocca. n _ L’altra è,che hauedo finito di fare detto ogli& )U l jblfo» perchè la campana, ouero orinale vi j 0. eìleràper di dentro tutto appannato,& affumicato,terrete via detto panno,ouero fumo con m lettemi dentro yn pochino d’acqua commune rr( j con la punta del dito, raccogliete detto fumo iut fn quell’acqua, rimettendouene poi vn altra im mca, acciò la campana fi netti meglio, la quale pii:qu,aferbareteper voftro vfo da per fe, perciò m ìe ella è buona come l’altra già teperata. Que- yìrtè - c o oglìo ha le medefime virtù, che quello del ve delJfc. m iolo,ma per no effere cefi gagliardo, vene con- g 1 *®»; me mettere più quantità, volendolo però ado re rari.Quefio oglio anco taglia,e rompe la pel9 4 4 * [p. 104 modifica]1@ 4 SEGRETI le non molto grafia-, mondifica, e netta le piagli fordide, ferma le cancrene, mangia e corrode k carne crefciuta, diffecca ipornfichi,ele verruche,e tutte faltre efcrefcentie, che vengono né, lafuperficic della pelle,e pigliandolo per hou% ha le medefim viniliche quelle del vetriolo, k quali veramente fono infinite, fi come bora m, tenderete^ *. A fare oglib di vetriolo fecondo la noltra ni uentione. Gap. XVII. L ’Oglio di vetriolo nostro da quello volga re non è differente in altro, fe non che. quello è fatto ordinariamente a vn certo modo come farebbe a cauargli la flemma aitanti fi fai, eia, e rimettercela dopo che e fatto. Irtafe tal aglio non ha a fornire fe non per darlo per bm ca, tempo perfo mi par e a metter lo nè in forno nè al folea desfiemmare, attefo chepure dell ai qua, doppochcèfatto, vifihaa rimettere; n fe pur detto vetriolo volete mettere in forno pt toglierli quell’odore attrametofo,onero per fai lo venire manco, acciò più ve n’entri nel vafo quando lo volete Hillare; mettetelo almeno pi infino fi faccia bianco, ilche non mi ditfiacej ma facendolo reificare,e pofeia metterm ai qua, mi pare veramente vn perdere di tempi A fare a hauendofene a fornire con lafuafor^a, ilvetrio potenza, per corrodere tagliare lacarne, ni Jq rodo f dubbio,che efiendo egli cominciato afarfi n nel forno,e molto miglior?? attefo chetai coli [p. 105 modifica]DI MEDICINA. io$ ^ re fi accofta più alla fimi fondine del fuoco, che l 4 quel che è biaco. Et però farete auertito, a quel h fheve ne voletefeyuire; efecodo Tintention vo i 0o e| flrà,accommedateui a fario. Ver tanto volendo i lo voi f’areper pigliarlo per bocca. Togliete lil bre dieci di vetriolo ‘Tornano, ilquale fender e^ te bene [opra di qualche co fa piana, poi mettete do per cmque,ouerq[eì giorni al fole ne i giorni a fa mculan, man eggiand olo e rimirandolo a leune yolte,efkraffi biàco,come cuparofa; il quale j. Q H ( pofto in vn liuto grande di vetro tutto ben luta- giio dal r to, y Vaccommo^rete in forno di reuerbero eoi vetrjo. ’o fiio recipiente, egli darete il fuoco lento in prin - K ai tipio,accrefcendolo a poco a poco.Et.in quelpri crouatQ) al mo filiera vn acqua chiara, la quale ver amenoc te,farà infipida,equefa fi può,fe volete, buttar M?via: quando- vedrete che l’acqua toccandola ai con la lingua comincia a piccare,.chiudete le n giunture con carta flraccio più volte raddoppia da He® pi.. ta,bagnata,e$remuta,&involta fopra confi - mare -t] io* E cofiaccrefendo il fuoco periodici bore, fi filiera tutto Voglio,e flemma che ini cfferpojja. crioIo /’ pi II che fatto,pigliate detto oglio già follato,epo u ì fio in yn orinale ordinario, l’accomodarete fidi | fra il fornello filofofico,mettedo & invàdo però pi | la bocca difopra di detto fornello con vna piaflr a di creta,e pelo,fecca, e grofavndito,cÒ vnm buco in meg?o, douefipofi, & entri il fondo de Tannale facendo pofcia, che l fuoco firn per tre oli altri giratori fatti in detta buca, e turando filli -fil v [p. 106 modifica]i®(? SEC R» E T I fdfornello faccio’detto orinale più fi rifc aldi; e! come comincia a b&Hire, cefi continuate il fuoco facendolofuaporar tanto, quanto che vorrete I nè redi gagliardo;? fuaporandolo molto, vi refieragagliardi fiimo, ilquale feriate in ampolla di vetro ben turata con cera. Quefio è Foglio da noiritrouato, ilquale è molto più facile,, e fe ne cairn più che non farebbe ne gli altri modi, che ordinariamente fi vfano. Ma alprefentenoi lo noTri- Gabbiamo fatti, raccogliendo quella prima {lem sreaati ma che già di primo èfiata buttata via, e faenza farlo altrimenti fuaporare nell’orinale, e fen^a anco farlo imbianchare,per rioche in ogni modo Ci bifognaua temperarlo, e ci èriufeito beniffu mo,e quefio è ilpiù facile modo di tutti. Dia volendolo imbiàchire, acciò ve ne entri più nel liu to come già dettofil metterete al fole nei giorni caniculari iperciochein quefio modo verrà mol So più bianco > che mettendo Lo nel forno, douefi cuoce il pane JLUnni altri fanno bollire il vetriolo inacqua eemmune, edifioluto che egli è, lometteno in vn colatoio, e quindi efee fuora vn acqua verde; laquale mettendola in vriorinale a fuaporare, come di fopragidfi è fatto, U ritornano in corpo, il quale pcfto pofeia all’arde le fc*e te fole; ouer nel forno,ac ciò s’im biechi, lo rimet eie dei teno in vetro ben lutato,il quale accomodato in fanno ° f orno di reuerbero,necauano foglio.Le facci e di ^mirabili quefio vetriolo purgato,&anco di quelnopurstìfetù..iato,che vi fono r marie dentro nel lutto, dopò [p. 107 modifica]D I MEDICINA. 107 che è fatto loglioso ferbarete ipercioche vi in* fognavo afare con efie vn acqua per indorare il j ferro, con l’amalgama; co fa molto bella,erara, e facile, e mai non penfatau. A far vn’altro oglio di vltriolo aciitifluno» Volendo cattare vnaltro oglio, qual fia ga- Oglio r gli ardi fimo: Vrendete quindici libre di vitrio - di VJtno ’ loyilquale mettendolo nel forno, quando fi cuo~ ce il pane, ini farete rubi care tanto che cali per no i ri* metà, e più. Toi mefcolatelo bene con tre libre crouato d’arena di mar e,e mettendo ogni co fa ìnfieme in ’ vna florta ben lutata, onero in liuto, l’acconto* ’ darete inforno di reuerhero, e per ventiquattro • bore gli darete continuamente fuoco di legna Jn ’■ questo modo noi ne cauamo quattordici onde di • oglio chiari fimo, e gagliardi fimo: L’arena del; mare cofi falata; mi dìjfe il mio prècettorè,che ■ ve la metteua,perchè infuocata che ella era$>en 1 gie(fe,e màdaJJ’efuora foglio, et venifie anco per lafua falfedinc più gagliardo, ma che ben fi potè ’■ uafare anco lauandola prima e feccandola, & ’ anco co altre forti d’arene grofje, lequali diceua

effere tutte migliori che quella de fiumi. guelfe

oglio cofi gagliardo taglia, e rope ognipoHemd, e fi può ancovfar teperddolo, fi come babbi amo Mo( j 0 fitto in quelli di fopra. Il modo che fi ha da te * di vfare nere in pigliare qslopretiofo liquore fi è. Che pi* detto o, gliare di detto oglio di vitriòìo,fcropolo mego j^°^_ giulebe violato, onero rofato^uero acquaìn la ^ quale [p. 108 modifica]ioS SECRETI fi quale fia diffoluto zucchero a voftro volere: li- p, bravila mefcolateogni cofainfieme, e pigliate- j % ne due,tre,onero,quattro dramme per voltai, fi ma nell’inuerno fi potrà pigliare in questa al- Ml tra maniera. Togliete libra vna di giulebbe, o d’acqua inzuccherata, e libra mec^a d’acquaui fa ta, con vn poco di mofco ini dentro difoluto, e Lj dramma vna di oglio di vetriolo: poTte che fa- p ranno, mefchiate, pigliandone pofcia vn poco ’fa manco, per effere ella più calda, laquale,giouer’a. L grandemente alti mali eaufad da humorfred- y do. zJfyta quella prima, con vnpoco d’acqua $ rafia, incorporata col zucchero,far a molto coue* fe niente alle malatie calde, principalmente ad f ( ogni forte difebre,come cotinoua, cotidiana,térh zana, e quartana, & altre quantunque le filano ^ acute; ma alla quartana fi conuiene quella com- fi Cafo P°ft a con l’acquauita: per ejfere più calda. Etti ■ die in- acciò fiate certi quanto gioua detta quinta effenL trauéne ti a nellifebri, voglio raccontami quello che hmi al ml ° canato parola per parola,e tradotto dalli fcrit-W { fore fo- tl del mio Precettore, che a egli proprio interni 1 pra l*o- ne. E fendo io d’vnafebre ardentiffima, epeTti^L glio di i en te ridotto in articolo di morte, & hauendòìj vetrio- yjeeuuti tutti i Sacramenti della fanta Isla-fi J ° * dre Chiefa, di modo che altro non s àTfiettauaj^ 9> che rendere l’anima al noTtro Signore Iddio 35 mi fu data di detta quinta efjentia di vetrio% ” lo; dal dottiffimo, & eccellenti (fimo medica I?5 H^folUo- Saldano mio. Precettore, tempe* j,.M X: ’ tata fi [p. 109 modifica]DI MEDICINA. io<? rata con acqua commune: &io mi ricordo come fi per f)gno:quando mi catana giù per Ugola, che n mip arcua foffe fuòco; attefo che ella doucua ef- w fere alquanto gagliarda; e da quel giorno dice - 39 turno,che fempre cominciai a migliorarti_> j „ 7)oppo migliorato, e cominciando a kuarmi is ii letto,no potendo a pena una fola voltajfàffcg. %s giare per la mia camera, mi vene volontà di ba gnare la punta del dito in oglio difolfo,emetten, 9 dolo in fu la linguaio mandai giù,et effendomi, ì3 grato a lgufto, ne prefi cofi da fette, onero otto,, ì>olte;del che vi prometto in verità che io ne te igrangiouamento in quello inalante,&mi par n ’ chela virtù vitale,animale,e naturale, fi/M- w o fi rihaucfero, e mi refe in cotal modo le forile m he veramente.credo io paff’eggiaffi da trenta rjolte per detta mi a camera. Et vedendo la fera» bauerne ricemto tantomiglior amento;mirifól rs Ila mattina feguente, egli altri giorni appreffo >t le brodi, e ne brodetti metteruene alquantegoc w le,acciò non mi fcorticaffe la lingua,come quU~» lo lo pigliai col dito, ilqUdleperla fua deuteg- n afa firn ili effetti.E cofi con fai uto dell’dltiffi- >> no Iddio,e della fuafanta Madre, inpochiffimi iorni in tutto io fui rifanato. Et acciò non vi gj ou, p ’ano occulte Valtre virtù delf oglio del folfo, oglio di nero del vitriclo, fappìateche accompagnane vitnoMo con qual fi voglia co fa appropriata a detto,a m ale,gì otta infinitamente, e fa cofe ftupend^ì «Quello babbiamo provato per migliaia di cs. fi ’^ r ~’ “,tep [p. 110 modifica]no SECRETI, te & acciò ordinariamente vifianofatepalefi tutte l’infermità,aUequali noi lo babbiamoprònato ■ Pappiate che cemffmamente cura ogni aj fettocatarrale,& ogni dolore, e mal d, capo da cai,fa fredda, come l’muranea, la vertigine^,, fcotomia, liturgia,mal caduco,paralifia,melantolia, ffafimo,tremore; & l ° ua fi! n> }? ien,:e t^ 11 dola con cofe dolci alla toffe,all afthma,all finito delfangue, alla puntura, & alla fmcoppaf tremore del cuore, alla debilità, e dolore diflomaco-.r,afferma l’appetito canmo, fermai rutti, lena ritteritidMom alla illiaca, e colica pajjio. ne,& anco alla fciatica; conferiregrandemen te pigliandola coni’acqua noflradi guccbero, alle dure^e > alle durezze, <cr j melza, alla bidropifia, & ad ogni mfiagionedi ventre, alle bemorrhoide, & al hrfluffo di.far, vue, fermando anco ogni altro fnf odi ventre,

  • >.",...li. mn 1 p fupaCCJUe At>

<r ue, f ermanao anco w Cura la renella bruendola con le fue acque appropriate, ezuccbero,epurga le rem,e la vefju ’ dafgiowal morfo del ferpe, e d’ogni altro mi, piale veknofo, <& ad ogni dolore, e debilita i, loglio coypo. Vale marauigliof ’amente contea peste, raUevraileuore,fhcrefcereipeli 9 ritardane w! nutfrifara,& aumentala memona,ccnfap h pefte- lo ftomacbo, fagliai appetito fmorza lafete _ _ srmnf/]<77a.i vermi*cpfenjceall t [p. 111 modifica]DI MEDICINA, n s eonferua in tutto la fanita del corpohumano. applicandola pofcia di fuori, gtemperandola A che alquanto, e bagnandone il capo, rafferma t ea - uil^i© pelli, ammala ipedocebi, cura ilrumorc netti divàrio orecchi,laforditalefapofreme, & y le ere c,h (Lj>,0 nell? vi, fi fanno dentro, &ejjendQui marcia, fi pub ChlruE medicare con vna tefioima mollata in detto li - g,a * f. Guarifce parimente ladfibole^gade gli occhi, ilfruffo detta lagrima., pigliandone però per boccale pittandone vna goccia temperata benebbe a penategli occhi fi fenta. Ferma tira dola fu per il nafofluffo di fangue, rafferma, & imbianca i denti; incarna legengiue, e lena via Ulorputredine, e pudore, tenendola yn poco jnbocca,ecofi facendogli leua anco il dolore^* Vale fimilmente atte ulcere della gola, (tr aile glandole didentro, quando fono ingrofiat e, & cererei injiammate,toccandole con unpocodi bombace k-goia» due,onero tre uolte,&ilmedefimo faattafquinantia. Guarifcei calli di porri prima tagliati, e poftoui pofcia un po.co di bombace, onero una pe^zp Una intinta indetto aglio, guarifc e Alle pia anco la rogna,etìlfilmile le piaghe del membro, ^ he ne! toc candele con effa, temperata con tanta acqua vergo? rofa, che a pena dia dolore^. Gionafinalmen» gnofe, te alle doglie delle giunture,fe cori ejjì fi unteranno,ancor che ettefoffer.o caufate da mal fratisefi-J’ t» ■ ■ i ■ m,o • [p. 112 modifica]1I2 SECRETI Secreto rariflimo a cauar Voglio del folfo col fùo odore, Colore, e Vapore, defiderato mal to da gli Alchimifti, che temperato con ac quadefecca e falda le piaghe: epighaton* tre, o quattro goccie m vn poco d’acqua commune, apre Toppilatiom, rifolue ogta durezza di melza e di fegato^purga prouoca l’orma,moue il corpose qui nditac eia ogni véntofità. CàJ>. XVI Ih Oglio q i (roderanno pur gli affetiti J. Ichmìjli tirati i molto d ^ dalla dolcetta del fuo oro or a che hanno, ritromto doglio canato dal folfo -volgare, col chimifli fio,MoodareMore,efap<>re:cenuqualepro metterlo non follmente fiffar l’argento vmovd gare, e dargli la fua tintura perfetta; ma di più, promettono infondergli -virtù r e potenza di veretare, e ridurre ogni metallo imperfetto mforn ^ maperfettione. Affermando, che queHavir- ‘ tu vegetativa non vi fi poffa introdurre, fi nonW mediante il folfo, afftmigUandolo alfferma mai [culmo nell’om, fenica ilquale non può pigliar yita, nè far la fua generai ione, c parimente alla donna che ancor che pojbvi firn ilfeme mafiuh j no, nondimeno non fi può far generar ione finga. il fuo mestruo, attefoche quella materia demi generatiom,e del nutrimento,non è in altro che | nella femina.Di modo che cocludèdo dicono,chi:5 l*ar nellajemma.jji, rnvu-v jj ’ ar ’ dal folfo filo fintai’ argento viuo mainò JipoJ-%.1! fa far oro ♦ nc meno la pietra di filofofi; perdo» che, 1; re* [p. 113 modifica]DI MEDICINA. m che-in ejjo non vi è là virtù della materia, nè «V?có meno del nutrimento, come veramente è nelfono filofofico, il qual vnitamente è com- turale, pollo di.amendue. Ter tanto hauendo voi fi fa la bora b virtù del Solfo, & la materia dell’ar- T^ tr d ^ gmpow’pim.) farete folle citi ad operare preSla* 0019 mente; & io non farò lento a fami palefetan„ to fccr.eto da voi fi grandemente defiderato. porrete dunque defiderofi ^Alchimisti vn fia- Come;■ fchetto che tenga tanto, chev’mtrino lefodet- ^ caui h te cofe, & habbia il collo alquanto lunghetto: cjito. o l mero face ifi V n liuto di vetro a posi a di tal fi 0 de! i grandezza, & lutato tutto che egli farà cor,u s l luto fatto di creta, & pelo, come già più voi > t te fi è infognato, l’empirete di cotal materia ^. _ (Pigliate vna libradi Solfo, ilquale tritato miMutamente, mefcolatclo con àltretanta poi!, litri’ di mattoni ben afeiuttm», JL dmuouo trin tate ogni cofa infieme fopra vna pietra i>, ac^ nò fiano ben mefehiati. 2)/ quella materia _>:K pofiiab, onero compofitione 9 empite detto • A <ìvafo di vetro, ^ c/?e egli farà 3 foprau p v la palma della mano di batteretelo araà w// alquanto detta materia 3 & che il vafo fia ^ i» c/ma circa vn dito del corpo>& quello >?e vuoto empirete tutto di cimatura di panni 9 j n di qual fi voglia colore, & pieno che egli fafi.-#? togliete vn bastoncello grojfo quanto ^ in dito, onero più t fe più largo è il collo di J ietto vetro, & deliramente calcate detta cb Secreti ZapaU & H ma [p. 114 modifica]«4 SECRETI* matura,acciò notili fendere detto vafo: mapct più aficcurarui teneteui fitto qualche co fi mor~ fida,e quello che colerà cefi premendo rempue. lovn altra volta con detta cimatura, edinuom. io ricalcante quanto più potrete come prima; facendo cofitante volte > finche il vafo Jìa pieito per infino alla bocca: non mettendo in oblio, che l’importanza tutta sìa,che la cimatura fu ben comprefcu», - Ciò tutto diligentemente fatto, mette te detta Ukto, onero fidfiofoprail fio fornello,accom. ne M mudandolo in modo che pìde la bocca all ingiù, fuoco a -acciò foglio poffa più facilmente colare,&vfd,? uarè fé fuori: e lutate che bauerete dette giunture*, dio 00 " conti luto nofiroygli darete fuoco di carbonilei viermentè Helprincipìo.accrefcendo a poco af co detto,fuoco,perinfm che appariranno certij mi bianchirei recipiente:i quali apparendoci materna non crederete il fuoco altramente’,m perfette onero otto bore il confetteretenelm demo modo,mettendo alle volte carboni in fm cati fopra il détto vafo, acciò detto oglio jia i ogni lato Stinto, e cacciato fuora. ^ell vlm poi mancando detti Spiriti nel recipiente, gUp rete fuoco di legni fattili,e che detta fiammai uerberi di fopra. Guardandoti pero di dargli fuoco troppo gagliardo^ muffirne nel]principi perchè andar ebbe a pericolo che il folfono pi fe fuori, e calale nel recipiente, onero fi Jcc ipiajfeil vafo;e cofifaedo 3 vfeira fuoravn [p. 115 modifica]DI MEDICINA. ìtj 7 1 dUolore d’oro,e con ilodore dclfiolfo fifetènte > s. e con il fasore fi acuto, e mordace,eh e odorare, & nc gufiate coti laUnguaapènafiipotrà, il fari pcrnel 10 nello domfibhaapofiafe detiQ*)?afo, fin decorni- lo fatto. wodato- qnàfi come qmliò doue fi Hi Ila il mèle, $ caHa ey ma minore, póHo parimente detto vetro fu vna re? etto o, vergkettaait ferro,t rader fiita; e di foptapoi di- ° 8 ° u fante tre dita dal vafHffia coperto di creta per infimo al collo, acciò il calore di carboni, ela^> ■ti fiamma delle legna, reuerberando lopcffinocir- ’ % cofare. à, Wfi babbiamo molto ragionato del Sòlfa, Al chi» ’ fi ma nen yorrei che per la fimilitudine di quello ’ n? ilH ^ nmeè fafifaraglialchimifìipoi infine dell’ope- met f e j‘ fi rare pur filmili nella materiali che loro ordina X fo 3 &ar: pi wmem&& ogni bora, fimleinteruenire:mafi gèco vi ij benvorrei chef offese loro fiuccedeffe nelfine co uo» eca. fa me.nellana,lequali effondo fimìlim nome;■& n^rio* m materia, nondimeno doppo la loro generatió- per pie m jne fono differenti in nome, in materia, & in tra filone ogni altra cofia^,..... lofale» u in [Acqua di mfrabil virtù > chiara e fplendida_», if che guanTce i crepati, toglie il roflòr del11 > CCl " a > -€Lia i fegni delle ferite, fa la cica* rii! trice beila in qual li voglia piaga, egioua_. ipì molto alle viceré delle gambe, &: a quello vji 1 or ccchi. e tanto più quando che buoco*i na P er la rogna,fa i capelli e la barba neog l ra * ienzaguaftare e macchiare il vifo,amH u z mas [p. 116 modifica]n 6 SECRETI mazza i pidocchi e lendini, leua la puzzle lotto le braccia e quelle di piedi: &: icrìucn» do có efla fopra la carta bianca non fi cono, {ce, &C accoftandola bene al fuoco fi fcuo* prono le lettere negre, come fe fulTer fcrittc con l’inchioflro; & è buona anco a molte altre cole belle, & vali, lequali leggendo fi intenderà. Cap. XIX. Aeete t-r^Ogliete aceto fané prima diflillato per boù SocéH i eia di vetro col fuo capellone recipientefi 7_ v/114 AUn upirp nupyn €/iva At> «argino bre quattro, non potendo hauere,ouero fare dei £ nule a t6 acet0 dijiillato, torretc aceto comune,di qui 411 o ftil f VO gH a C olore,percioche egli chianfcechepan campa- fallato, mettendola dentro il litargirio: epoftf na «che io ballerete in fiafea di vetro thè non fiapic no affatto,macinate fottilmente illitargirio(è quando dico litargìyio fempii cernente, s’intendi fi d’oro come d’arguto ) e pacatelo per peg%a i lino detro vna fiato la, fi come fanno gli frettali perchè quato più è fattile, tanto è migliorerai prefio fi diffolue nell’aceto: del quale ne metta te nel fiafio con detto aceto libre due,volt ani è riuoltandopofiia ilfiafco fottofoprapiuvoh al giorno,tenendo la palma della mano alla bi radei ficfio,accio non ver fi l’aceto;altr ameni fi condenfarchbe, e fi farebbe Ut argino duro a ine vnapietra nel fondo del yafo, il quale dii ■ìlmente poi fi diffoluerebbe dall aceto: e quefi fi farà per ire giorni continoui perchè in quel tempo ] [p. 117 modifica]DI MEDICINA. 117 ■» tempo V aceto toglie, e confuma ma certa grafi l “ foga naturale, che è nel litargino, laquale ca gotta che fi duramete fi cddenfi: qfla grafema h ficonofce manifieflamete ef]erui,percioche quan tc do è inpoluere, e frangendo fi per le reni, la/ci a ^ in ef]e alquanta morbidezza: & anco fi conofee imperoche s’incorpora facilmente con aglio fi a (uocerlo m cirotto, come anco a farne unguento cofi crudo.Dimenato & intorbidato che haue l£; rete più volte ilfiafco,fi lafcierdpofqreperdue, mero tre altri giorni, che fi chiarifica il detto a± ■ tl ’sto, ecofi fen^a colarlo ficonfieruerà fempre Mi farà il fitto litargirio rimafio nel fiondo, e quanw o più vi flarà, tanto più egli farà migliore, e fa [affi più chiarore più dolce, di modo cheajfiaggià ndolo con la lingua, parerà vi fia flato mefjo dei ^ucchero.Quado poficia fi mole adoperare chinate il rafia deliramente acciò non fi intorbile figliatene la quantità che a voiparc,laqualepi mhata dimenate, & intorbidate fiuinto dinouo r ” 1 ~ fL., „ *-**» j v jjvjj tutte; ir _ unte volte fie ne piglierà,tante volte intorbavate detto fiafico, fier bando lopoi in luogo ficure he non fi romjpa, chiudendo la bocca con cera mmfre beni [fimo. j dolendo adunguevfare alle infermità già fio ladette, e maffime alti crepati rimedio già inc!jf di bit e; primieramente farete fare vna lega e m)’a, cioè yu mezfip cerchio di ferro, et altra fi | metà Come fi cono» fee il li» targiri0 |haucxé in fe del vn» tuofo* Acquo del ktar gì no è chiara,® craipa*^ r.en«. Per gas tir 1 «ré* pati. [p. 118 modifica]1ii8 S E C R È T I metà del giro, che cegne,fta fitto di corame tfi chiodato ad efiò ferro,ilqualc ferro Vab’bia neh eftremità dinari vn cufcinettopicciolo ai-dritto della rottura, iiquale la tenga dentro che no cali a baffo:ma hoggidì pare a quelli maestri ordini nj che tali legature fanno,che quàtoil cu faina, to è maggi ore,tanto fi a migliore aritenej e dot* ta rottura,del eh ever amentefiingannano, E fi con portare quefta legatura, ancoragli intesti Comef, ni calafero,accommodatedettaìegatitragior. Come» ni caiacciu,. o deue ac nalmente,hor drizzandola, horpiutorcendok. cottimo ledati!jc nalmente,ì)orari’zzZc u ^ r- -.; 10 facendo che detto piumacctto (liafempregiusto la • „ /» ^ntéi-nHtrìr/i. adatto dell offo del più dare la Copra Sanguinagli a, & ad alto dell òffo dclpiU t ’ _ *„„**.;*wPYitp r ìllunvo il bucò ra ^/tignok deliamente è illuogo&il bue* guarire delia rottura, per donde efi’cono,gli interini. Z i crepa- r e per forte con tutto ciò ricalajfero dette bodet ’ la per la grandezza della rottura, fate che il rei Zp cerchio di ferro,fia alquanto più graffa tan-1 to,epiù fermo, e più temperato a freddo, aca W che fe egli toffendo fi aliar gaffe,& apri fi e al quante, ritorni preHo per e fere cofi teperato a ^ Lalar- fio primo fefto. Si pofeia fi lungo il ferro, chi ghezza, fin capo cominci dal cufcinetto fopra la rottm & lun ‘ l’altra finifc a al fin della febiena, fopr a lefejfr s hc “ 1 l ra delle nati che, gridi paflivnoouero due dM di rlprra r 4 delie nari erre, fjrwj’w ^ ligatura e non più: la larghezz a anco del giro deueefjei quanta tale,che non tanto fia aperto, che dafe no fi ten deue et»’ r pra a fi anco; ne meno tanto ferrato chef

  • > J t _ CrUìpn

fere gujupi u njt-U’ni’V, vr,- - j eia male all’anguinaia, e nel fine della Jclneit doue egli più deue premere. -Riponendo dunqt

prima gli inteftim, fate jlrerigere detta legatura tanto & in tal modo, chef oprala detta aperta* rapaia al patiente conejjafentirfigiouamento % come quando egli -vi pone la propria mano. L’al tro lato poi,fate che ilgiri in cinto di corame, il quale con vna fibbia attaccata ’al detto cufcinet to nel ferro fif’ermi, & allaccile co fi la portare* te per tre giorni fenga metterai fotto altro medi camentOjleuandolapoi la notternonbauendo al tra mira per quefli primi giorni, fe non d’aggiustarlo* al luogo dòue ha da Slare, come cofa che molto importi, fenga laquale -veramente è im~ ■puffibile che il patiete guarire ne poffa. Aggiunto che egli farà,pigli fi ynapeggga di lino bian ca digrandeggia di meg$o fàggo letto, e piegata in quattro doppff bagni fi in detta acqua, o per j dir meglio in detto aceto preparato, e Spremuta ofeia con tre dita leggiermente 3 mettetela fo* ra la rottura,fopramettendout il piumacetto ’ella ligatura, tenendola dalla mattina che vtfi mette, per infimo che andare a dormire, ilquale ili’borafideue leuare, ma hauendo toffela not e, non lo leuate, percìocheve ne ritornar ebbe 1 anno. La mattina poi feguente auanti che vfei e di letto,rimettetela detta pe^gra bagnata,in* teme con la vofira legatura, come già fi è deto:e feper forte la notte ne accadere andare del orpo, fitte che la legatura la quale v oi tenete a apo del letto appiccata, fubito -ve la atcommo { iutte beniffìmo, imperoche andando del corpo,e H 4 facenti medi cica co me porre n delie fopr a la torti» ra, Rigirai? di_cbe/? Mno <4 olTeruare daqi li che lo noeueR ta% [p. 120 modifica]i*<# $ E CU E T I facendo qualche altro sformo, vi è pericolo no# calino abafjo le budella, del che il f adente fe nt iene guardare quanto fiapoffibile, perchè ale ne volte calano in tal modo, che entrar dentro più non pojjono, ancorché fi appicchino per li piedi i patienti, & anco fé gli facci acquai fi vo* glia conuenientc rimedio, onde poi e di necefjìu Le bu * che con miferabil dolore, e regittando lo fieno

  • el!a ^ per la bocca crudelijfimamcntc paffino da quefia

ftpofH- vita.Vi riguardante adunque da quefir,e di fa morirne re ogni altro sformo, & anco di patire freddo, fi cere,fan j p é( a come a tutto il corpo, e di mangiare co* BO get ‘i fe ventofe, e di diffidi digestione, e di caudlur tlerco p canalii che trottino,e di far longo maggio fienai Sa bocca legatura: vi terrete medefimamente dal coito I «uanJo cccejfiuo, & ancora apenfare in cofe veneree _j, I - mw> ~ percioche in tali p’éficri concorrono di molti in ■ J I€ ’ mori nelle parti vergognofe, i quali fono c aufajì I indebolifchino, e fumo atti poi a riceuere fimi limali: e tutto quetto hanno da offeruare gl huomini, e donne che dì tale infermità patifeoLz lega no. llter’go giorno fate il fimi le, e co fi fegui tura eó tate di condnouo in quefia maniera, per tre aien «fl ouero quattro me fi: dando opera fempr e, eh & legatura fila giufta, e che la rottura m ^ non cali fe pojjìbìle, Joprantettendoui fempìy detta acqua, e riguardandoli da cofe danno fi $ co fi facendo, io vi prometto la priHina faniì tàintieramente, & in hreue tempo: efeacà fi per difgratiar, onero per qualche grandd [p. 121 modifica]DI MEDI CIMA. ut yerttofità doppo vn mefe, onero più, difauedu Umente ricala ffero, diflerate: perciò «che rimettendola, fubito > più facilmente poi fi viene di dentro a confali dar e il peritoneo già di lutato,che non ha fatto la prima voltai e questo ho viftotfefie volte, molti internenire» quando pofeia ìnvltimo vi parerà dieffergua • il che fi conofcerà per non hauere,egià mol tt giorni veduto il luogo affetto mai gonfione no eflere.flato fempre fmile a quelfano, vi dò per buon configho lo portiate vn mefe, & anco due d’auant aggio, acciò la cicatrice venga ad indurir fi, & confermar fi perfettamente la finita» £ mentre queflo rimedio farete, non vilafciate dar parole da quefli daratani, che in quindici giorni, onero in vn mefe vi promettono, & ven deno la finita, offendo che io quella operatione di ne c e flit à, che la natura anco ella vi metta la fua medicina, cioè il tempo in fare la vnione, la quale noi l’aiutiamo co la nostra legatura, infie me con il noftro medicamento aflringente, e mol to ficcante,ìlquale per le fue facilità fi può confi derare eflere molto coueniente a tale infermità r e fimilmente a gli altri medicamenti eh eh oggidì fi vfano eflere i contràrij: liquali, fe ben fono ropofli di coffe astringenti, & che molto fi couen gono, nondimeno vi pongono cera,varij graffi, e diuerfi ogli, iqnali non folamente rimetterlo, &• leu ano la forga delli aflringèti medi camiti, ma eziandio mollificano 9 e ri tafano in tal modo la ■ fO* A che fi conofce vn retto eflere guarito Ciarata ni fr’ne quelli, 1! che le rotture promet tonogu arire iti quindici giorni-» Medicine ordì Marie J> che noti guariscono i crepati* [p. 122 modifica]122 SE C R E T I n ogni mi l’intem ri tutti caiunv s - quanto io paffuto cavare [opra di ciò dalla prattica di Tri, Gip. ‘Battifta mio Trattore, promettendovi di nonvi efiere avaro perloauenire,più diquello che vi fono al preferite; muffirne poffendo io ha* nere ilfecreto ch’egli dopo quefio ha ritrovato, cioè d’vna nonpafta compofia di ogho d argento vivo, con laquale veramente egli fa cofe miracolo fe in fimil effetto, e in altri mali vary, e quafi incurabili, co fa che per infina al prefente non è già mai fata nèviHa, netr ovata. Che qvefta acqua anco levi ifegni delle ferite, rir/u?’ e faccia la cicatrice bella in qual fi uoglia finga, gni it. io l’ho vitto adoperare infnitevolte: di modo le ferite che volendola vfare hifogna affettare che la f erifa fia prima faldata, e poi vedere ferì erma fa alcuna diftemperanga calda, laqualeejjendo. là, conuiene bagnarla comi dito bagnata in det tei acqua quattro, onero cinque volte il giorno.* iìche facendo lena quel roflore d’interno,e difeccala cicatrice, e la riduce nel colore dell altra pelle fana, e quefta fi ha da continouare per tre onero quattro giorni, perciochein quefio tempo A falda farà l’effetto. Efe in qual fi voglia luogo foffe te le pia piaga, che difficilmente far potefie la pelle, per gfe che alcuna intemperie calda che vifo fje dintorno,e S, che la carne crefcefse troppo, toltogli prmail felaano, troppo mangiare, e purgato Ucorpofebifogna, [p. 123 modifica]DI MEDICINA. 123 inetti fi [opra vria pcggolina doppia di lino ba~* guata in detta acqua, è fé fi vedeffe che detta ac qua fife troppo gagliarda, imperoche farà la piaga biàca,riparatela co un poco d’acqua rofa, onero còmmune. 8 questa acqua per effere ella molto defecante, fa bene udii corpi afimtti,eil triapharmaco nofiro, per effere egli alquanto piuhumidòfiimegli0 necorpigrafi,& h umidi. jlile viceré delle gambe fa ancor baruffino, m‘a quelle che fono difficili da cojblidare,Pappiate che mai no fi fCalder ano, fi prima non fate fa rè vna calzetta di corame,ouero di tela tagliata per dritto filo, laquale teniamo fa meglio che quella di corame, imperoche fi può lauare ffeffo, e perchè nonrifialda fi forte la gamba r e tutto ciò è dato offeruato da noi con grande effierien1 gei. L’affetto buono che fi confieguifice di questa | calzetta,e che allacciandola da quella parte più fana della gamba già impiagata, [caccia gli hu1! mori cheiui fono,egli manda ad alto, e poi gli ri |j tiene non venghino,e calino a hafjo,onde laga’ |l ha effendo [granata,&allegcrita dell’abondan[ ga de glihumori cheiui fiempre calano, la nqtu Ì i fa è intenta fiolo a fare lapelle,e non a concuoceT re,e rifoluereglihumori che iui abondano, onde 1 conuiene ageuolmente ella fi rifaldi,g tanto adii r quefe volete guarire preflo qual fi vegli a piaga ^ nelle gambe, non.la medicate mai Jenga luna onero l’altra calgetta, onero con‘una faficia,che fcifciando da gamba di piede e per infimo al gmoe cbio% Le piaghe del le gambe cerne fi guari fichi no, Senza calzette diffidi-menrefi laida no le piaghe dei le gàbe? [p. 124 modifica]I2 4 SEGRETI zbio yflrerigèndo alquanto faccia ftrnil e(petto} mettendo però prim o fopra lapiagba vna pe ^ j bagnata in detta acqua.*. Alle vi- *H° n * da marauigliarfi chegioui ancora que cere de Honofìrofecreto alle viceré degli orecchi, anco gl i ©ree ra ch’egli gagliardo fa, effondo che Cjaleno dica chu & affermi, e con verità, che Vorecchie, patifee gagliardi medicamenti, come forni padelli di Galeno Androne,di Taf]ione,di Mufa,di Volidafi quali neltf. li fono molto più gagliardi, nondimeno quetto no k* 0 d* 1 flrogioua anco infinitamente a dette vlcere,met Barerà tendouenevna, onero duegoccio dentro aWorec fenità, chio,ouero bagnata vna tafiolina dipe^e lino, e poi metteruela dentro tre, o quattro volte il giorno, fecÒdo la quantità,deUa marcia,imperocché ufeedone affai,più freffo copuiene medie aria* Occorrendo adunque medicare quefte ulcere,net tate bene prima la piaga con alcune tavoline afciutte,et ancor tutto l’orecchio, epofeia no la medicate co altra medicina che co questa nofira per infuno alfine: imperoche l’orechiano ha bifo gno di regeneratione di carne, coinè l’altre piaghe,fe no di fare folamete la cicatrice,e fe a cafo f cÒtetar i medici,o j> fodisfattione dell’infermo volete fingere di varie, e imitare medicamento, aggiungeteti! vnpoco d’aloepolueri^ato, pero-* che muterà il colore a detta acqua,giouerà anco a detto male mÒdificàdo,defcddo,e ci cameadi) A Ili ver à €tte viceré, e ìenandole finalme: e ogni fettore mi adii. - ce aleun-verme? onerato dentro, ilche più 1 JU - volili [p. 125 modifica]DI MEDICINA, la* volte ho vifto y jubùo fentendoegli detta acqua ’vfcirdfuon, onero mi detro couerr.àche muoia. A j Giova anco a qual fi Voglia prurito per tutta r j t( J^ Uperfona, bagnandolo, e fregandolo con detta roffore ■acqua, e con le titani per due òùer tre giorni, due ddhf&c volte ilgiornoycioè mattina, e fera.£t al roffore Cl * r “ della facciano ho tr óuatomedic amento più giotieuoledi quefto, lauàdofi co efio la faccia la mat tintile la fera. Molte do ne che hbueiiano di natu ■va la faccia r offa,e che pareuano ebriache t con ta le acqua fono guarite,et in pochi giorni,ma per ■ * fare che l’acqua veniffc bianca, vifiMetteuaac quaahminofa, cioè cheineffa fia diffèynp’eràto del alume quanto che ne può diffofuere, onero del Salgema; e fepigliarne di quejìa acqua di Utar*• Geme gino preparata per fare il fuofdejlquale fi nife & Fac gnera anco nel fine di quefto capo, onero di quel ^achi»! infitta di Salgemma infieme con quetta aiumi- i atteva Mafia, farete vna co fa bianchifjìma la quale-nongmp*; folamente rinfrefea e iena il roftore, ma anco fa bianco il vi fio, co fa che più alle donne che agli buomini piace: e quefto fia fcritto per ledono I ne che desiderano fboneftà nel volto. £ fe&Uu- A leugnahauefse qualche panna nel vifo cheleioglief re le pa fe la grada del marito, faccia bollire vnoferopolo d’argento viuofolimato in vna libra di det V1 ° ° taacquajaquale accompagnatapofeia con vna di quelle due acque che biancheggiano; fi bagni con la punta di due dita il vifo la mattina è la fm con detta acqua 9 lamndofdo però la mat“* ’ " firn [p. 126 modifica]126 SECRETI tini manti che adoppi queftacon acquqcommp ne:e cefi /acido per quindeó.giorni, vedrete che tutto quel panno c attera, e fi lettera a pezpp; e fi vedete che dettacqua dia dolere,mej chiame fi co l’altra,fen^a [cimato, anertedo cbelladeue pizzicar vn poco, ma che non alteri la facilita, Lena l’infiàmatiom degl/occhi accompagni Air in- ta co la kgrimthfi pigliarete di detta acquaci fiamma i ra mma,&acqua t omune,onero rofata.yn on. rione ’ 1*1.* „ fornii fi IyJ Ci

  • dramma 3 &acquatomene,vt^ r; ■*
  • ione v c ia,opiuomeno feco.do lafenfibilita dell ocelli o

eechu del patiitp’TemperatadTique che ella [ara tato tt la che mettedone nell’angolo del voftro Vchiovm _ r r-.-c. ^ * nlruTi/i rbp. tldTdiU’ Per _i che metteaone ntu a,^ y - y lagri- - qocàa^wn [i fentamokjlia alcuna.chejiafajt m i a de dioCome metterete ima goccia la mattinala al gh oc- j — _ „rehmurera.neldettoan J I alOJOiflC memi 1 ’“*’ Schi. tra a meTiogiorno,eValtra lafera,nel detto an colo dsltocchio depatietecome è detto v™ en ’ ■ te che in breue fermerà detta lagrima, e leuem detPainfiàmatione,ouero rofìoreiguardàdojiperò da molto bere, e di mangiare cofe c alide, e fu mofe, iequali facilmente mandano ifuoi vapori d capo, efe il capo forfè ripieno di cattiui hm n,edineceffuàpurgarlo co le pillole noftre, onero medicamenti neceflarij ad euacuare tale In•more, facendo anco la dieta chefe gli conmene Guanfce anco quella nottra acqua la rogna JLJfb Uuandoffene co ej]a le mani,perchè gli lemqw Lma. gran hrufeiore, tmazza i pedicelli,e poi la difi cafanertendo fe gli è gioitane, <r nella primi j ra, a cauarli al meno il[angue:&farli farei dieta; efe vedetecon tutto ciò, detta rognam [p. 127 modifica]DI MEDICINA. 127 fifecchiper la grande abondanpa di humofi,nfolueteui anco a purgarlo, o con li nostri fiiroppi vniuerfali,ouero co ìantimonio preparato, §ue~ ro con le noflrepillole di mirabil virtù, pighado

ne in vnafettìmana,trc vna f volta fintermette

io siépre vno ouer due pi or ni tra lvna,e Foltta» Tengam ed e filmarne te i capelli, onero barba, Tintura mettendola prima in vnpignattino affaldare periate molto bene al fuoco, che quafi bolla, e dipoi con vn balioncelio, dlqualefia attaccato vna fpun- nea: getta nella cima è mollata in detta acqua: vi ba- gra. gnaretepiù volte, vna appreffo all’altra la barba, & i capelli: quali poffia- lafciarete affiugarè da [e, &’ in due ouero tre giorni gli hauerete molto negri: e [e aggiunger et e a detta acqua vn poco dipoluere di calcina viua,veranno negri/— ftmkEt in [e quefto mentre che gli fate negri,vì foffero pidocchi,ouero lendini, nel capo, tutti mo mino. E [e i capelli per alcuna infermità cadef- A ferfcro,fabito fi raffermano bagnando la loro radi - mare j* ce, ouero cotenna co detta acqua: ferma anco le ”P e jjj* e " forcelle, che corrodono la punta di capelli, &il <j en0, u ’ fortifica per tutto,che cofi facilmete non fi rom ie pino nei pettinar e,e li fi crefcere; perchè difecca a, ogni male burnire, che foffe fi nei capelli, come ™ vaco nella cotica del capo. fp er ’] e _ f ( Lena medefiimamente la pu’jga di fiotto ic_> uare la u braccia, fe con detta acqua vi mollar ete fiotto, puzza ^ mero con vn bastoncello, ’con fuajpungia, come jjj ì0 %id detto habbiamo:&queSto fate almeno vna, ouero [p. 128 modifica]m,tS SECRETI Móglie onero due volte la fettimana. Ma allapu^a de [ S piedi balìa vnafola volta la fettimana; lauàdodi ogni (eh però prima co acqua commune, onero acqua altr® io ’Calata, ouer amente lefcia,e dipoi afmtti tener, o* vn pezzo a mollo ini detta acquano fra, onera bagnarli con effa, e poi da [e lanciarli afciugare p. e te alcun patifie pitica nelle parti vergogno fi bagniCi con quefta acquala mattina quando fi lena ouero Infera, flmihnente come ha fatto fot to le braccia: c fe ve Me ancora qualche prurì, to.ouero rofìore Ji per alcuno humore,comean. co per alcun animale che iui fifoglionogenerati bagnando con detta acqua gli vccide,fubitó ccf, fa tai prurito:e dìfecca,e rifolue ogni bmorck ini fofleraccolto.. v.«,•«Scriuendo co detta acqua nella carta già fem flro in ia,trn verfi e verfi, ella non fi vedrà, ma acce. 3C^|U3 ^ _1- fr i A -b si 1 11 PìlP. dii ftiO C 0 S ftibl fa,tra verfi e verfi, ella nonji vedrà, maacco* — dando pofeia tal carta bene al fuoco, fubito ap chiara * ** v i v/]n nole lettere Ornili a quelle giàfcyitte a dandopojcia tai*caria ve j — s pariranno le lettere filmili a- quelle già fcyitte a finchiodroie fe le fermerete con l’acqua appi recchiata già per fare il fate del litargirio, ver ranno negrifiìmt. j>. V olendo fare il fate di litargirio 9 conuten twe ter e detta acqua in vn orinale,epodo, & acci modato che l’haretefopr a il fornello filofofico nel medefimo modo che infegnato babbiamo a fuaporar la flemma dal ogho di vetriolo, g darete foco: e tritanefuaporar ete,ch enei fonM di detto orinale,vi redi ma cofa liquida a guib fa di mekflaquakkuata dal fuoco ^ efubitom [p. 129 modifica]DI MEDICINA. 129 freddata si condenserà in forma di sale, il quale sarà al gusto dolcissimo, et fa cose maravigliose nella chirurgia. Se io vi volessi scrivere le mara vigliose stupende virtù di questa acqua, le quali ancor vi sono da dire, credo veramente che tutto questo volume non bastarebbe a riceverle : ma vi bastino al presente quelle che già dette sono nel libro della medicina, dove è chiamata acqua di Esculapio, et hora queste che già dette vi habbiamo.

Unguento, overo linimento semplice ma pre zioso, che vale ad ogni infiammatione si nelli testicoli, come in ogni altra parte del corpo, et ad ogni scottatura et humor falso nelle mani, e ne’ piedi ; vale ancor al prurito, alla rogna, alla tigna, alle moroidi, et a qual si voglia genere di croste lebrose, e franzese, et a tutte le bolle, e massime a quelle che sono scorticate, et puzzolenti nel le parti vergognose, et vale a molti altri mali; percioche le sue virtù sono infinite. Cap.XX. QUesto unguento overo linimento di litargirio, e chiamato Triapharmaco, imperoche egli è conposto di tre cose, di litargirio, d'aceto e d oglio: e per haver egli virtù de refrigerare, di secc are, et levare il dolore, per tanto egli molto conveniente alle infiammatione in Secreti Zapata, I qual [p. 130 modifica]x$q SECRETI qual fi voglia parte del corpo, ancor cioè e Ile fa, ( no interne, vagendo però efteriormente. Voki { do far composto quefio linimento, fit pofiono ^ giugeréfempiici varij,cioè Minerali,me^iM Minerà ner ah,Vegetabili, & «Animali. 1 mineralifai t lia no precipitato,filmato, argento vino,lapietn:(l doue fi caua largente vino dettadimagra,ilci | ^ naprio nofiroartificiale,Hagno calcinato 3 pion Q be calcinato in biaccajn minio,& indiuerfi 4 % tri colori; & il rame calcinato tn rojfo, e la fi j f fraglia, onero battituraie quella del ferro, el t fra ruggine Jaqualef molto di ficcante,&è é l. ta dagli Alcfim^ croco di ferro.I mei^iM J^ e “ l ferali diremo L’antimonio, ogni genere di m 1 1 lì*! 1 chefite,i Utatgiri^orpimenti} bólkatpieni,:tem [aggeliate,vetrioli,cuperofi, alami, &fdbmL ucrfi. 1 Vegetabili faranno herbe, fiori, firn [( Y^ eta grani,haccamigalle,coccole,radiòfgommeim Anima- alteri fimi gitanti. Gli animali, mumia,castor% | li. limatura d’awtò, e di corno di.cerno, e d’offa altro offo, mofro, ambra, ’gibetto,efrta, lati:, ^ &jcuoió abmgiati,et ogni genere d’ofia fiamM li, & corna fimilmente abrufriate, nelle qua fa veggono belli effetti della natura nétti corpi il -mani emaffìme applicati eftcriotmenthZ tiM afa fi diffolueno facilmente, cuocendogli in qify fi voglia liquore (ancor eh e per ìlnófiro linm I to, vogliono effere cotti nell aceto)ma lara/M tura delauorio,e del corno di cerno, e dell’afa j gfia, fi voletefijdijfoluino 3 euoceteie ned acefi^ [p. 131 modifica]DI MEDICINA. fp. tfar&nnofi come coUafia-quale facilmente flfyccompagnesco detto linimento; ’& accompagnati qtofti’.duoy tanto de Ifvn o, qvtan to fi eli* altro? gì ouanomir abilmente vntando al dolor della fidaficéi-l I vegetabili tutffifihanno a cuocere in., detWaceto, ìmperoche il linimento -a erra putite, e più bello 4 thè non "verrèbbè Vegeta doni i /ucchi delle pròprieherbe, & batterà le bili. medejiine virtù delle dette herbe, ‘Parimente T • tutti i meggi Minerali s hanno-afare bollir & t Jlòpò inèlf.aceto, perchè l’WeWdlfifolite alcuni d i lordi to cori; fnbitos egli altH cangiu lungo tempo, ma fan- b raihft timonio, cioè quel àbcèft aio già fugo,fidifi’oltté ^ * ^refiOyefidmafiatto fòlfiere fiottile fìcuoctnélU li fida forte, il qua le’poi disfatto c fatte fi co* me na f,alfa, fi potrà m efe oiare con Cateto, il. che renderà pofeia vn color molto giallo. De minerali non fi fanno bollire fc non quefii far- go con lento vino calcinato nell’acqua forte, c fi il fio- li mine limato;e taìm.agfd 4 ’iiòèfie è di quella che fiacìl- ia ^ * mente fi fregola tra le dita glo stagno, e piombo Scalcinato in qual fivoglia colore, & tirarne, e ’tW uc faglie, rugini onero crocco di rame ó dì fèrro: tutti quefii fi hanno a far bollireneCCaceto acuto e potente;efè volete far lo in più ac e ti,mét tèdouene meno per vòlta, acciò quefii minerali h abbino faceto più fòrte ogni volta, no fimi digiacerebbe; perchè fiubito sindolcifce faceto mettendoui il piombo, <& lo ftagno 3 &’.fintò il li argino, IIg migliato già preparato fi métterà J 2 cefi [p. 132 modifica]l-mirne c(r fi fenica farlo bollire, ma po Incrinato fotti. - il fti wi /tvyi’Bho /> F/tt-fì leniti sll-ti stilila Fa sr!, a ho Psi a S ] * ij2 SECRETI UT ^(fttnamète,efato impalpabile,fe voletefacci^ fatto prefto,e bene la fua operatione; quefio vnguencoi pei- io co/ì fatto col precipitato faj]ì y & vfafipercor pieato. reggerle leuar la malignità delle piaghe, il che fa per la virtù del nùfiro argento vino: & acciò non fa conofciuto in quesia virtù efiere l’argen to viuo,attefo che noi veggiamo e fiere egli abor rito grandemente da molte perfone,però noi cer Come camo di occultarlo: ma co tutto ciò quado egli i fteeno-, poflo viuo,ancor che a/f occhio non fi vegha,nò fca Far- dianeno imponibile occultarlo a quelli che vni^nelìì tan d°fi hanno qualche anello d’oro in dito,impe vnguen ^ oche flibito il biancheggia, & il fa parere d’arti. gente, Tarimetcil conofcono quei cheforpQ prap taci nell’argeto vino, li quali a pofia fregano l’oro fopra la parte y nta, per vedere fe egli biancheggia f/d che non fa l’vngucnto col precipita to, nè con gli altri modi noi riero nati per mortificarlo e qucHi tali cercano di faperlo più per hi afim areiche per laudare tal rimedio. In quanto pai che lieta la malignità,e correg to di p- ga le viceré, certo che a quefio non e dubbio alcipitato cunojvedendo noi alprefente non e fiere ritrouafupre-— tohoggidì medicamento che fi bene?e tanto pretutti gli °P er * 5 e f en fi alcun dolore, e che fiafuprealtri vn me a tutti i mali, & a tutti li unguenti, quanto guenti. chef a il mercurio nofiro precipitatonon fiore da per fona alcuna,che pigliato il precipitato co-. fi volgare r faccia gli effetti come noi bora detta bahbah[p. 133 modifica]DI MEDICINA. itf Sabbiamo’, che altro ci vuol che herbe a far in■falata: i mp ero eh e gli con uien doppo precipitato il mercurio faperlo preparare,acciò non dia dolore; farlo ffiirituóJÒ,acciò penetri, e poi faperlo vfar e: ac ciò facci quella operatione diche non facendo darà dolore,aitereràia piaga, e gonfierà le parti vicine: ilche ogmhor fiyede da quelli che hoggidì lo vfano, credendofi comeThanno lanate più volte, onero abbruciato alquanto fa pravna paletta di ferro infocata,per leuarvia i sfiniti,onero il fiale che ni refia dell acquafòrte fa fatto il tutto.‘Ter tanto,quefto vnguentofat to conilnoSlro precipitato, farà molto conuenie te in tutti qlli mali che voi bàttete intetione di ti rar fuori tutta la malignità che è nella piaga: e correggere,e concuocere tutto l’humore, che no habbia del mordace, e del crudo:ondc in vltimo poi, e fendo co fi in principio medicata, dafe fi falda,e cicatrici: ma doue noi haueremo intentane di euacuar da tutto il corpo,far a molto miglior e l’unguentofatto con il mercurio vino, e corrente;perchè egli ficaccia benijjimo tutti gli humori che ini nella parte affetta fi ritrovano, mandandoli, & evacuandoli per altre vie:e que fio viene,perchè efjendo egli vinone piupenetra Huo fiottile, e ffiirituofo,pertiche fi Jfiarge, e diffonde facilmèt e per tutto il corpo;&afjottiglia per lafua calidità minerale, gli humorigroffi, e flemmatici yiqualipoi la virtù nofira effiuhrice, li manda, & evacua per la bocca, ouero per ’ j 3 fudore» Operatione di Tvnguc to & pel pitato’Vngué- to eoa Farge rito vino douecó uiene. [p. 134 modifica].134 SEGRETI fiidore,o per orina,onero per le parti da baffo, ma il più fouente,e la più gran parte, per la hoc. j sa: perchè quei vapori,fi deUi himen,come del; Vargento vino, (pinti dal caler nofiro naturale, tutti vanno e fagliene ad alto ifi come Facqua J che e in vna bocca di vetro, laqualeffìnta dal j calore artificiale, va e monta per vapore nel fino cappello, quale poi effondo ini raccolta,filila per il fino becco nel recipiente. Inargento vmo che fi metter quel linimento, farà mortificato col beh giorno,onero co il ’zucchero rofio,come già è fiato detto nel capitolo di far morire i vwmi „ Il Cap. ir qual ^uccbero mortifica in modo Fargento, vino che refta inuifibile,e fiubito fi potrà ac c op ugnare co detto linimeto, e farà la medefima operatione I Modo che Valtro.Si potrà ancor calcinare mettendolo narel’ar 1n una b° ccet tadi uetro ben turatalo ac qua for geritovi et lui il lafciarete almeno per dodici bore;cal uo» cinato che egli farà inclinate la bocci a,e canate bene tutta Facqua forte,epofcia fatelaficiugare al fole,il qual macinaretefottiliffimamete,eme fcolarete co detto lini mento, ouer lo farete bolli» re con aceto, come fi è detto di fopra; onero il mettere poluerigato fottiliffimamente. Quesio linimento co fi capo Ho è buono à fare le vntioni per il mal frangefe alle braccia, & alle gabe,fa cendoloperò alqiiàtopiu molle, e mettedouipm Lìnimi argento viuo del folito, il cbeffiefje volte, & in?bra^ a mo ^ n °i Gabbiamo fatto,e con felice fucceffo.

  • £ feper forte ale unpatiete foffe ponevo,et ha

neffe [p. 135 modifica]DI MEDICINA* 135 i, U ef]e tutto il corpo pieno di erotte fimìlì alla le*, tra, farete bollire vn’oncia di folimato polueri l gato nell’aceto forte, e co tal aceto comporrete y il linimento,e purgato primati corpo con li no a pi medie amenti,ungerete poi vn membro fola, il mente, & auertite che fepiccica bonettamete,.0 di modo che ilpatièteil pofìafopportare,aWbo r ra non fitte altro, che ttarà bette; èfe cafo bru>fi [ci affé fu or del douer e,mefcolatelo con altretan ~ to iinimerìtino,e aggiuflato, che l’hauerete feco - do il fino teper amento,potretevn giorno vntar r l una parte del corpo, e l’altro l’altra parte,accio a ilpatientc non habbia a patire in vna volta fe ’e on pocodolore.il precipitato dunque folimato t j one( j£ ie ttagno,piombe, e rame calcinato, e tutti l altri medica 0 minerali,megi minerali,vegetabili, & anima menti» r hy vi fi metteranno fecondo l’intention del Chili rugico,nella diuerfìtà di malì,e fecodo anco che e gli piace dare alcun colore a detto linimento. e E per farlo alle volte pià refrigerante,e maf Unirne e fime nella efiate<,, fi potrà far bollire nell’aceto, i- lattuga,falatroypapaueriyfcmpreuiui, nifea,ap- f r jg er 5, il pio, & altri filmili, e diffìmili,e fecondo l’oceor v te.. 0 I rege. Del linimen to femplice fate che ne ternate Udirne ri fempre in quantità, imperoche quanto egli pià li (ìàfàtto,tantopiù fi adottigli a,più s inbianchi- 0 f a à fce,epià penetrale mai figuattafie m che egli <J hono n $ indurìfee alquanto, dqrnle fi mollificherà con due parti d’cglio, et vna di aceto.S fate che aue ^ s a tto linimento fa v oprofamigli are,pereh e vi af l 4 ficum [p. 136 modifica]n 136. S S € R E T I ficuro’cbe vfandolo ne riportar et e grande boriò» j re,e guadagno, efeiovi di ce fu mira, coliche ho,j viRofare con queflo Ifflimeto^UiteRècffqj^ t dofono infiati, & infamatie con grandolore, j & anco in altre varie ìnfepmitfi 9 pipXP.Wtto f cheiiGnfaria perfona che no lo compraffe quajì a pefo d’oro,per tenerlo appreso dife;mq vuoi a tra volta con queflo, e con molti altri di quelli noRri fecreti ci Renderemo più auanti; e fi farà ì vedere,e conofcere,che nelle cofe farii, comrnu-! J ni, e di pocaffiefa,fanno altif mi fecreif,empito! ^ più eh e nò in quelle che fono diffici li, peregrine, c < di gran pregio,attefo che la natura prudcntijfh ma, appreso tante virtù,che à date à i fempiici | < p er vtile nofiro,hà voluto ancor in ultima dare, la facilità dihauerli, & in vltimo di coponerli,. Vagliente) delicato,e facile per la rogna,e con feruare le mani morbide e con buon odore, e guarifee la tigna. Gap. XXIP igliate di Ut argino libra. megapeRo fottìimente, paffuto per lino: ilquale poRo che l’harete in vn vafo yetriato, aggiungetevi [p. 137 modifica]DI MEDICINA. 137 $0ancora dell’acetoaggiungetenfvnrpochin® Maglio, e cofi facendo tanto aglio, e tanto act to và {netterete,, qmntQche venga ogn^tòfy informa di unguento molle, con ilquale unguento 00feia vi vngerete fmilmente le {nani.,^f^uo go doue è lai rogna,,e uì prometto eh e tri guattì 0, o^er cinque giorni veder et e mirabile, effettore fé cederete che dia alquanto di dolore, mefcolate lo.con l’altro fatto finga folimato,cioè con Uno firo linimento [empiicele con queHo vnguentofi guarifeono parimente le bolle di mal fance fi, c qual fi voglia altra infettione che venir poteffe nella pelle,& vngendo anco con detto.linimento co fi acconci o che non dia dolore, guari,fee infallibilmente ogni genere di tigna, avertendo di jtener il corpo femprepurgato con le piilole di mi ’yabil virtù, onero coni’ ac qua di Efculapio «Vn’altro vnguento perfettiffimo, e per perfone più delicate: e gioua anco ad ogni torte di erode che vengono per la vita,e ma tome a quelle delle gambe: e guanfee predaimo,&:fenzadolore. Cap. aai 1= T ogliete libra mega del fopradetto Imi-mento fatto con il Ut argino, ogho,& aceto feri?* foUmato, & mefcohteui infame _ due, onero tre dramme di preatata maa-. P«c,p nato in mortaio di vetro, ouero fopra vn oltìtrg porfido fottiliftmamente, imperoebe ejjendo fottiw egli fottile, farà pii bellotfiettopmprc m. [p. 138 modifica]i -5’8 $ E C R E *T I a: t dim citato che-farà ogni cofa infemeptt f° r z)n quarto dima, con efjo vi ùngerete per tutti M douc barite la rogna,mero ctofie.£fe prima m tei euàcudretercrxvna ouer due pillclenofire di mi, te tabil virÌk;ouer coti tre* 0 rfikt’Ho [troppi detti»u t niMf[dii,-farà fatto ogni cofa con ragione,. & <fiu efiendo’gionani tali pati enti: enellaprmaueu ta non mi dijfinvèr ebbe che fi cauafiero prima fan, lo gue dal braccio, conferuado pofcia nelle fei cofit te non naturali più quanto farà poffibile^... in n Modo bellifllmodi fare il litargirio che ila lo, b[anco come biacca, conilqualefi fa vnli- p nimento preciofiflìmo, per mantenere le co carni bianche, morbide, e paftofe, fi alle al donne come a gli huomini, iquali alle voi- tu, te hanno le mani crepate,e ruaide per a* ri bondanza d’humori falfi, e grojfH? che pa- ci. lano contadini,leua i legni delli moruiglio- q t ni, guarii ce la tigna, e ie feottature,& è fe- gì creto rariffimo perii dolore dellemorroi* % de^c Cap. XXIli. f iitargs dìò Ut argino cofi bianco, non è differen c< coè dìf dalla biacca fie non nel pefo fimperocbe fi ferente Smotto leggiero,& a volerlo fkrecouien piglia f dalla re yna libra di litargirio bèpoluerigato, epaf- fi biacca fato peipe^za fotti le, mettetelo in cattino in h • &! pc “ vetrato; aggiungendola y ri altra libradi file h bianco^ mefeokndolo bene con detto Ut argino „ g poi [p. 139 modifica]DT MEDICINA. %19 m infondeteci [opra tanta acqua comune? che diiangi un dito, e mefcolate di mono co vn baffo cello ogni cofa mfieme&. offendo di (late,mette tc detto cattino al Sole, e muffirne ne giorni ca nicolari T e mcfcolatelo cinque onero Jbi volte il porno, feccàdofi t’acqua? auàtifi mdunfea il litargirfOyUe ne ri m et ter et e dell’altra, ri m end do* lo però Jf effe mite ilgiorno,e la fera quàdo arda te a dorniireyperche fe w lo rimenate [feffo,fi in iurifee come vna pietra, e farà htfogno rimaci tiarlo di nuouo, fe volete che il fale lo penetri^ 10 faccia bianco, e co fi facendo lo terrete al fole P quindici giorni. Fatto che egli farà tutto bian co empite detto catino di acqua che foprauangi dimeno quattro dita al detto Utargmo,e dimenato che rhauerete molto bene Inficiatelo pofeia npofame/chiarire, e fchiarite che ella farà,inchinate detto catino, & verfate finora tutta ti ac qua destramente, acciò non fi intorbidi col Mar girio,rimettendoui poi dell altra acqua frefca,dì menando ancora detto Margino bene,Inficiando l’acqua ripofare come prima, & votandola finalmente vn altra uolta,c rimettedo delti altra come hauete fatto la prima uolta,aJ]àggiandola fèmpre con lapunta del dito, fe l acqua baper*fo la fai fedine, laquale trouandola dolce la ver farete tutta molto bene, e Infoiate fece are dette Margino al fole, ilquale afeiutto eh egli farà 3 11 catteretefuori, eferbatc in albarello coperto 3 guardandolo dalla polder e. FJ udendolo vfari piglia Petto iinimen to coma fi adope ra. [p. 140 modifica]140 • S ECR E T I Ili pigliar eternerà oncia di detto litargirio, e n i» itetelo in vn mortarino di vetrone macinatela ifi fit afciutto,pervn poco,poi metteteui vnadrn o| ma,o poco p:ù,apoco meno di aglio di amandì * c: le do lei,e fate più prejlo che Voglio fiapoco,^ ciò uenga detta compofittone informa di vng 0 to dur etto,per ci oche macinandolo, viene am * lificarfi, e cofi dimenanteper granpeTgo, acci { fi faccia fittile, & impalpabile, quale poi con 1 dito lo cauarete dal mortarino, e Umetterete, } - uri albarello di vetro. Et auertite che nefacc’u te poco per volta, perchè Voglio della mandar 3 dolci paffando vn mefefifittolfare rancido.Va lendolo dunque vfare, vntateui la efiremità di 3 dito nelValbarello dell’vnguento: e pofeia fri, l é ’ garetc detto vnguento molto bene per le man f eperilvifio, e per douevoi volete faccia bian ( co, e morbido: e quefio farete la fera quando an ’! date a dormire, e la mattina quando vi leuatt? & in termine di otto giorni batterete le carni J lè Vìrtà di fmor bìde,che a pena le ricono fierete.Cjioua ano dettovn ^fi 0 vnguento marauigliofamente alli putì ^ guento che hanno bauutii moruiglioni, vntandofi coi più voi Eletto vnguentofiottìlmente,quando i moruigli ulto 1 * 0 " w cominciano a ficcare, quando farannofiecch quelle crostar elle, vntate tutta la faccia per alcuni giorni,aceto non vi reatino i figniper ilv fò,cdi quello fe ne è fatto più volte offerì en^a a Cìoua anco alle fiottatile fatte d affai qua, di fuoco x € di qual fi voglia.altra cofi,per il mali come [ [p. 141 modifica]DI MEDICINA. 141 peperi ferini. Fale parimente alla rogna, &’ Ili infiati conroffore;alla tigna fecca,&in vi jne per lenare quelli efiremi dolori delle moride,veramente che è cofa mìracolofa, e molte olte pronai ormandoledi fuori con detto vnunto. Modo equa molto nobile e neceffarìa aogniperfona s che fa bianchi, e rafferma i denti che fi dimenano, incarna le gengie,e lena il puzzore cagionato nella bocca da qual fi voglia cagione. Cap. XX LIII. } Ireffere il dente cofa molto ncceffàna >fi al decoro, come alVvtihtà della vitanoBra 5 voluto al prefente per ronferuatione di ejfi gionaralquanto,acciò quelli, che baueranno Ifetto di viuande non h abbino almeno difetti denti, vi volerli nunque conferii are, ^Piglia ~ libre due di falecommune bianco fritto, e li a vna di diurne dirocca, fatta poker e,fe?; m aC g Uao ietterete tanto alumecome fale, e farà piaga li arda: efe due parti d’alarne, e vna difale,ga -■ liardiJ]ima,mefcolato che ballerete l’un co Valf o, mettete ogni cofa in vnafìorta di vetro ben ftata,ca luto di creta e pelo, e poflafopra il fordio co ilfuo reciptìte, datele fotta fuoco di cat jni a poco jipoco,creftendolo per vn boralo ia per due altre bore, onero tre còniinouate ite ftiafempre roftoz & infuocatoli fondo del* ia [p. 142 modifica]i 4 * SECRETI la storta, àccio efca la yirtùieforga di detta co’-F pofitione, laquale in vltimo canata dal ré’apienf te,[erbate in ampolla di vetro ben turata con ’è f p Cóme ya, £t volendola adoperare,togliete vndpan # fi adone fa quefta acqua, & yn altra di giulebbe, èfel ^ acaT’denti foff ero molto negri, metterete manceghi- fi 1 ° ° À - lebbe,e fé non yi fojje giulebbe,vi metterete di & irò vn pochino di gite obero bianco, o càndidi & onero vn poco di mele,e disfatto che gli farà, ó. h ©enti yno ttecco pofeia di radice di maina [ecco, di, t fletti rofmarino, o altro filmile intinto in detta acqn,» $>iu fi yi nettar et e ideati hnper yno, e netti eh e far, d «onfer- no ^ non c > dubbio alcuno che lagengia ine artieri Man0 * più facilmente,e la virtù di quella acqua pine trandò,e colando giù per il dente che fe dimeni difecca la gengia, e lo ra ferma. £ mentre che] tocca co queff acqua, fefoffe bifogno di rafehia ] viali tartaro attacato al dente con ferro,facci fi deUramente, tenendo il dente fermoconi punta del dito, quando fi rafehia, auertendo eh il ferro fin molto acuto,e ben afflato,come fari hi adire la punta delle forbici noflreda chirm %M fec* gteo, Et Iettato che farà il tartaro d’intorno a eie di denteai rinettarete yn altra volt a con detta a dettaac ^ eco fi fate tante yolte che habbiate il den Ihe gìo te nMo còme vnaperla.Ter finirli poi di raffi ) Mano» mare quando fi dimenano, rompete la storta, pigliate quel pane bianco, e duro come vna fU tra, che dentro yi è rimarlo, & rompendolo, n Umtc quanto ym noce * sfatta grofiamete pi uste [p. 143 modifica]DI; MEDΑCIN A. r4}

. 43mm mctterctc m wipentolinownrrnu libri ‘410un wmmmw ‘a ‘ballirc afuawzlanìîo pcrm

v m rhc’fivdixfizcriawcfi lkzqualepofim 'w'fciacqua rettidenti,mzq:4e uzscrofi'z volte zlgiarno,tenîé

‘ dolwalquanmdi‘tcmpb in boom , poi rcndctt‘léz 1,, [lori c‘cofi fareteper 41mm giorni ,flethîndoll c alcuna/Dite con laj'opmdetta acquaga mula M

‘0‘ due della malzm , oucro convn‘alrroflccco 'àhc '

L. babbia della ipwngofl) , e cofivedrete,rlJe 114m z >d denti [ba/ì crollxzmno imbocca , z raffl-rmamm no‘ toglie/Mamma viaogui corrotrione,cflgmrc dibacmmppreflo quejiafi porrà parimcmemfiza la quinta cflèntia del rofmmtz’nommagzfiwi w e‘afiatain ' , zq Vn’akra vaua'che ha le mcdcfi mc facul‘tà e di ' coniìnuo'fi truoua fatta . Cap. XXV- iate acqua da partire , e rcmpcmtsla con diremmo guilebbemuero con "un paco ,

é:- acciò nanfifenm L’odore dull'acqmzfsrtc, v1 Mettere/re 717m goccia-11712110 dz rofiw '71‘0, o di w anifi , ouero dl canner'lx , 0 dtgfzrsfimz 0 di noti 7 m0fiate,odmltr0 buon Pdvì‘e, e fy dz-dem agli nonne pufîcte larmc; e, w vîtsffililllil loro polmerc

‘ Jthottilc, e’rjnpom quantità, "ujìmdolu pa-

l ria come qu-rfia di fupm. E percbe alcunaperu 0m: dubitarì che apre/ix {167m nun lifittcid m= deve i denti, Sita pur/ìmro,e non dubiti dm alla 7,‘ g'lipoffiz 7mm re, perczoc/Jcl’lmbùr Lmo promm‘ ’r in nei madefimz’pzu volte, (Ti?! molflaltri €an P grandzfimaloro ÎJN'ZÎZIÎÌJ

21'611

A (qui da mm

. 3€» [p. 144 modifica]¥44 S EGRE T I Poluere incognita, pretiofa, & odorifera 3 chej fa bianchi i denti ^ e li conferua. w Gap. XXVI.; • ^ P Er maggior facilità, & camino dita faA’emo. yna poluere ylaqualeconfir nera i denti dà bt ogni ruggine, & effóndo, netti, è di ncccfjìtafi «confermino fimi. Tcrò gracchiate pietra pamk ai d^orni cafvna coni altra, & paffute per feta,la metti tt ce m co rete in acquaulta, nellaquale fi ano difio luti gru* j tr gw r 2 j ni di [cariato ben polueriggati, onero[andai tn reificacelo detta polaere diuenti rofia,e fernet p tenete un poco di ahimè di rocca nella detta àc 4 (f qua, fi farà più roffa, e pollerà anco a incarnare & le gengie. Mettete pofeia detta poluere afeceaU p all’ombra, e fi volete che ella fiapiu r offrì unti mollatela un’altra voltaindettaacquauita, e < ( rafciugatela in vltimo,poi diffoluete in una dffi rt ma d’acqua rofa, due onero tre grani dimufibilP laquale verfarete [opra la detta poluere, me*:- 7 fchiandolabene mfieme-.exofila conferuareteinf _ vnfiat olino di legm,acàòfi afiiugbi detta poinere, laquale nomfara giamaicano fimi a da bua tno viueteyfi nò cofa molto rara,efarain vn fuJjitoMentixddidiffitniiuderà la bocca odorata. Ogìio d’ipericon onero, di perforata, di virtù ineftimabile, fecondo la noftra inuentìoCime, Gap. XXVII. & fo- Ogliete foglie, & cime di Terf orata nel glie di me f e fa staggio, onero di Giugno fiperfora c0n d 0 la sìagione dell’andò 3 & pcfta groffi up men~ [p. 145 modifica]DI MEDICINA^ 145 mente in vn mortaio le metterete in vna bocciti di vetro^grande fiutata folamento dal met^o iti iu;meìtendoui tanto vino che cuopra detta ber "a; epofcia Infoiatela fare co fi all’ombra ben tu rata e cofi co c era, per in fino al mcfe di Giugno onero di Luglio quando detta berla è infioreial v Ibor a votate detto vino inyn catinogrande rematole canate dettramete detta berla, laquale metterete invìifacchettino ditelagroffa a ffire mere fotte il torchio, raccogliendo quello che fi tyrcmein detto catino > Voipigliate tate cime di Cime e detta berba con li fiori, quanto bafiino a iti-corpo fi° r ‘ Irarfi con detto vino, di modo che non foprauagi ^ ertors mo,<& quid lo lafciareteper infimo che detta per $ t ’ me Sforata farà in feme, turando be la boccia che nò di per. ■cftiri? riponendolapofciain luogo ficuro.raccol forata» 0 che haurete detto feme, e petto minutamete > votate detta boccia m vn catino come prima ^, n & la prematura infieme con l’altro vino rimeteteia in detta boccia; aggiungendeui altrctan0 to feme, quanto che arriui quafit a detto, vino, t lquale iui turato come prima ferbarete all’ora* ira per quindeci giorni < (auato, e (fremuto foibe baderete in yltimo detto feme. Vigliate di ’inetto vino cofi compatto libre tre, ilqualepo lo in vna boccia poco minore,c di fotto ancor >Ua ben lutata, aggiungeteui tre altre libre d’olio vecchio, & che fia ben chiaro, ilquahvj te bollire fopra il nofiro fornello filofofi ’= s ordinariamente vfato, tanto che fuapon $ccrcthZaj> 0 ta. K det [p. 146 modifica]iq$ S E C Riti detto vino,raccoglie do però conil capello dive Cofe tro > tutte quelle prime parti foniti che verrino che en- con t’acquauita,lafciando pofci’a fuaporare Val» erano tre, percioche quefte prime fono di mirabil vir- jp nello o- p U ’$ H aporato che farà detto vno,equafi rajfred lei forata, dato foglio fengalèìiare detto vafo dal for neh lo, aggiungetela libra vna te mega dì trementinafina,e tr affare te, e libra megad’incenfo mi untamente macinato, & onde di theriaca,e tre ìoì altre onde di metridato, e meqgf oncia,onero fei m dramme di gafferano fottilmentepoluerigato, a le qual cofe fuor.che la trementina fiano diffo Iute in quella acquauita prima già def illata pofìe che fhauerete tutte infieme, rimetteteui il fuo capello fopr a, & accendente tanto fuoco fiotto, quatoche comincia bollire,ilche rafifredato, rac cogliete qllapoca acquauita che farà paffata nel m reci pistep mefeotaria con l’oglio quando medi nate le ferite penetranti antiche, t l’oglio pofeia lo riportar et e in tre v afidi vetro minori, e più fic uri durati con cera,emaflice,iquali metterete fa, al fole per quinde ci giorni, acciò fi chiàrifehino e fermentino bene* £ quanto più vi faranno, tan to farà migliore detto oglio, auertendo che l fole non fcaldi la cera, percioche In Hruggerebbe foglio Queflo oglio d’iperi con, onero perforata _s,,di per* 0 è il più nobile, più perfetto, e più fupremo 41 rata, e quanti per infmo qui fi ano fati: imperoche le " virtù fue fono miracolofe,& infinite y fi piglìanjrj). dolo per bocca? come mettendolo dentro nelle di ’ ferite [p. 147 modifica]di’ medicina: _4r a ite. £t primieramente diremo,che pigliando *h °| r j® 9 per bocca al pefo dimena oncia,?ncfcbi,ato rat a pi onl’acque appropriate a detti mali? onero con gii a per nnojgioua infirmarne te alla renella,a dolori co bocca* lei,a oppilationi di fegatose di mel^a.&ad al riinfiniti mali caufati da affondatila d humori rojji. Cjiona anco nelle ferite penetranti? come AÌIe f e „ drebbeno nel capo,nelpetto,e nel ventre,colan r j ce peiolo onero figurandolo dentro con figulino 9 o Ae tràù> iero con yna yefifica attaccata ad vno panello 5 •"* ut cieche difiolue il fangue quagliato,cÓuertenloto in marcia: lena il doloreprohibifice la infici* natione, e congiunge, e falda le dette ferite in eme,fe ben fio fiero nella propria foftan^a degli nteflini>e d’altri membri filmili interni, e, comirt dando dette ferite poficia a migli or are, coniti ènc finco apoco a poco Untare detto oglio, c di qne 10 noi neh abbiamo vitto piuyoltegrandijfime ^ vnfa ^ }eran%e,&in vltimo,vntandolo di fuor a, con re di fuc erifice a tanti e tanti mali,quanto che direfiìpofi ori. r a. quelle ferite parimente delle parti Mmmen Alle tetali gioua mar auigli ofamente, ma nelle pai tifi j e gìup, milari,come nella pelle tagliata, bnfia folamen- pure, tecufcirla,ouer vnirla con la legatura,medicadolapoiycome dicono,per prima intentione,alla qual prima int enti one, nitro non fi richiede,che Lvmone.E no potendo/} guarire per queftavia, Alle fe: Pomiene all’bora mutare intentione, & ac corno ri te feti? darfi fecondo gli accidenti, con diuerfi altri me- P 1C dUamenìh tra i quali quefto riofiro è vno di quel ■ k % fi ir [p. 148 modifica]ferite 4Ìi capo come il snedica so. Con tra i chirur giciche biaiìma no Hip. ferace SEGRETI li che marauigliofamente opera, vfandolo comsy, già fi è detto, medicando dette ferite due volte ’ il giorno,vngendo anco le parti vicine.Tfon di, menticandofiche deueno fempre efjerprima fau ^ te le euacuationi vniuerfali; ofieruando ancor! con efie lefei cofe non naturali, e maffime nelle j rotture di capo quando Toffòèfcoperto,vfan- ’ do etneo aUhora la dottrina d’Hippocrate nel li- ^ èro delle ferite di tetta, ilquale vuole eperfua- ■ n de, che in tal cafofi venga a r affare, e bucare detto ofjo, & ancor chenclVofo non fi vegga j alcuna lefione, purché da cofa che ammoccbì f fia fatto talfcoprimento d’ofto, dice & afferma che almeno fi debba rafebiare, s’altro non vi ap j parifiè. Taccino dunque quelli chirurgici nofira li i quali dicono & vogliono che tale operatone nt non fi debba fare, dicendo che fe l’Hippocratru )£l fufje in quetti tempi nottn,forfè che fe gli fa- ( _ rebbe mutato Thumore a fcriuere fimil docume -1 ti, e fendo che hoggidì fiano mutati i tempi, e le, a complefiom de gli huominicerto che efji dicono ^ il vero, attefo che illor ceruello fi è mutato fotte lt fopra,dicendo & allegando fi vane;e varie loro e fantafie, lequali fon o contra la ragione, e il do - T( nere di tutta la medicina _>., a Giouerà dunque q uè fio nofiro oglio nelleferi T j teche già detto h abbiamo, & anco a qual fi yogita piaga accompagnata co alcuna in tepcrie, o calda,o fredda,o humida,o fecce,peioebe egli cì mo.ee* & e,meda qual fi voglia humore, ejfualf, voglia [p. 149 modifica]DI MEDICINA. f45> fàglia inteperie, fi mettendolo fopra la piaga» mie ancor a vntàdo le partì vicine, e fè le pia- p art? ^ ’hefojjero nelle parti vergognofe,giouerà gran ’mete, fquiTppàdo dètro due volte il giorno un gnote* i oco di detto oglio, il fimile fi farà nelle fìttole ìrofonde del federe,e della u effe a,e nella matti e,& in qual fi voglia parte del corpo, ilei) e più folte h abbiamouitto efpcrimetato,e fe la fi fola offe profonda,e fen^a mteperje caldani aggi un [crete altretanta acquauita, e tantopiàfefope Vmuerno. Vale ancora molto alle ammacature A |j eat ^ ì del capo, coinè in ogni altra parte della perfo- maccaa,vagendo, e fopraponedo di fuori vna pegola ture del ritinta in detto oglio: ilftmile fa alle morroidc y ca P°“ ficheti,fi fani come vlcerati,vfandolo in quefto pedefimo modo.Guarifce parimente la tigna,fe Mia t$4 léiati prima i capelli, fi ungerà poi con detto gna* glio una fola volt a il giorno; e crefcìùti che fa, fino i capelli,tàto che lepkdpge co la pece attac^ are vi fipojfno, fategli lanate il capo co lifcia.; lolcc,e co un topo d’ouo, et afeiutto ch’egli farà, ittaccateui le pc%ge,et il giorno feguete{piccate e, ùngendoli pofcia il capo p tanti giorni come V i " inma, c co fi fate,e pelatep infitto alla tergami • a: ilche fatto fi ungerà anco per quindeci altri. [iornivndì fi,etvn dì nò: purgandolo pero^còn:J e nottrepillole capitali due volte la fettimana * ìerinfmo che farà pelato la tcr^a volta: poi nel i ultimi quindeci giorni, lopurgarete vnafoU botta, continuando fi per due onero tre w:fi «& | CglÌQ [p. 150 modifica]tjo lECRÉTI, Oglìo qu’afi Amile al fdpradetto, eh) amato ba iamo > eli può fare in vrt quartod’hora: § vfaàdolo vedrete cofe marauiglìoi^ * Cap a XXV li U C Qn questo ogìio parimente ho vifto guarii molte infermità, leqifalifipuòdirefojjh dìfpemte,atrofi che erano abandonate da tutti medicitijjuettó babbitimp prohato più volte ni li estremi dolori defligmture, e netti tumorbou s to inflazioni di tutto l còrpo.E di più uidico infognai a fare detto balfamo ad vna donnapo uva e care a di famiglia, chiamata Giulia, laqui le cdtaua,e fonava, £ pater viucrc,fe ne arida, i j con i fuoi figlwolinii e col manto péri It4m i i i ìp *ìsint r rf> alto OwM il ’ onero eooojitiarie,)otto u nome m- • nòìiro tornando p fine a ^m^ingratiddomtdeLfi Balfa- no già fatto,.mi.dijfe.bauere vislo fkn Cèfi anr. moa eolofe,£ftupendacoriqueftoAoftrobaljarnp • e in fede di ciò mi dicena che doim.nque ella rito? nana,da ogni uno fMtàgli era. dimMm dtf Osriipò fio-miracolo balfamot per ile/)e ’veramente licione foRe fegno maniféfiò’daM^fuaperfetmne* ’ fìro bai lere dunque comporre cofa tanto premjài W ~ m ° ‘ Tifino-et 0 ncie.q^^kttem^Mae^ Jm onde due di Cera -èrnia,& alle volte fipu: mettere della cera rla < -per variare tl colore^ dettò balfamo:-di sfatta epe..fira lacerna A ginn* [p. 151 modifica]dimédicìna: i$x giungerete la ter mentina, & inultimo gli dare*’ te foglio,ma [libito leucitelqdalfuoco, e cofi vi verrà yn liquor e fimileal mele quando fi cuoce % fna fe vi aggiungerete alquanto più ce:Ta yerrà fn forma più foda: ’<& effienàqm fp$$ a cerèur pfia, cornitene dimenarlo mentri effe egli fi rafi«freddarcelo iTcinaprio noni) adìal fondo: e d£ quesio cofi composto cpnh cMa rojffa,eUa lo daaliipiù cari- amici che haueffe]dicendogli,cfère più compofio, e di più efficacia, & aneofkt o con maggior diligenza dell’altro) ilche tromi ìt ano opere la ucrità, A fare vn acqua con le feerie del* vetriolo ^ con la quale fi indora il ferro con loro mal* gamato ■ Cap= XXIX» P igliate le feerie rim afe nella Jicrta, onera liuto quando fu fatto foglio diyetriolo, le quali faranno di Mote refio, emettetele in ynti boccia di. vetro Con tanta acqua,cheduan^ dye cuer tre àìtamccómodandolapofcia fopra ilfor nello fihfofìcc,dandogli fuoco di carboni-c bollita che ella farà p v ri bora ìafiiatela raffreddare c chiarire fopra il detto fornello, laquale poi eiiacuat e invìi altro yafo deliramente che no s’in torbidilefeccie, che ini fono r im afe gettatele-^ raperei oche nulla vagliano: mai acqua metteteU tutta ouero parte in un orinale a fu ap ór are,fiat me fu fimperato loglio di vetriolo, efuaporaié che ella farà tante,che quella che è rimafi affag» [p. 152 modifica]Vero ar teiTko còlano ftra acqua. Come ft sfuma l’argen £0 UÌUO V* S È 6 R E T I glandola habbiailfaporc molto acuto, aìl’hùm i tenutela dalfuOcoeferbatelainuafodiuètrobe j chi ufo. Quefta acqua, è unicaparroj]ire,&indo < rare ilfepro e ciò uolcdofare, couieneprimiera** t mete hàùere il ferro fubito che egli fard lauora - j to,e tutto politole bene limato, ferina macola di? ruggine,od’altrofiiccidumc.Tofiia habbiate ìuì j apparecchiato il uoftró oro di ducato fino,compo i fio co l’argento ùiuo,efatto malgama. Doppo to > gliete un f ilo di ramegroffo come una penna da ’ firiuere,amaccàtb dlquato in una pitta, e chefio. < auiuata,come uolgarmete fi dice,nell’argèto ufi j 3 m>qfto amare uuol direbbe fi attacchi ageuofi i mete l’argento vino a qflo rame. Volendo adun~ < queindorare, torreteiluofiro ferro lauorato,po lito,e netto,e bagnatelo tutto co una pena di gal 1 lina intinta in dptta acqua,ilquale fubito diuete t ràrofio in colore di rame;’& all’bora pigliate il ‘voftro rame auiuato, & accollatelo alla malga j mafiaquale di fatto fi attaccherà,e cofi attacca ta la fregherete al ferro itti doue è bagnato; et ue j derete che l’argcto nino parimete fubito s’attdc, cherà alferro;e cofipigliado più udite della mal j; gama col détto file,& accofiàdolo piatto douc 1 -è bagnato al ferro, la farete uetiire che parerà? d’argento. Volendo ultimamente fare apparire 1 l’oro fiopra il detto ferro,mettetelo fotto le cene - 1 1 ’"ri sega carboni che fiottino honefiamente,et ini j il lafiiarete fi un poco:poi sanatela fuori còlete | n agli e 3 c guardate fi sofflinfia à[coprirfi Poro?;; ilche | [p. 153 modifica]m MfcOiemA; fiche vededo dategli la cera cofi caldo, cioè slrs golateuela fopra che nega come fefofie unto con ogho,e rimettetelo di nono fotto le medefime ce neri p un pacchetto muco di qì che vi era fiatone ricauddolo uederete effier tutto ìdor aro,che pare rà ejjer d’oro mufficelo,ilquale imbrunite legger mete con pietra ematite: &ìnq$to modo haue rete una indoratura gialla, bella ffina,e che dure rd meft, ancora che ella fi maneggi ogni giorno. La malgamafiifa mettendo nel fuoco vn du~ Malgatato d’oro fino di quelli vecchi & antichi che fio co* no fenica lega, & infuocato che egli farà,canate me tifa I lo fuor a,e Inficiatelo raffrcddare.Ejeuedete che egli non muti colore, e buone ^rimettetelo vn al tra v olt a, & infuocato gettatelo in vn crucio io che vifia dentro tanto argento,umo,che coprire lo pofia,ilquale fia tanto caldo,che comincia fumar e: epofìo che iui detro l’hauerete,Iellate det to crucio lo dal fuoco, e raffreddato alquanto vo> ’ tutelo in una ficudèUagroffia,acciò il caldo non fi fenda: poi paffute la maggior parte dì questo argeto nino perpe^ga linone fiat e che ui re sii loro netta pé-7fi(a, molle come uno unguètofiaqualt dagli Julcbimifti è chiamato malgarna. QueHa acqua fatta con le feccìe del vetriolo, hagran virtù di feccare l’ulcere maligne,e di fermare le Vìridi càcrene,e mefcolddola co acqua alumino fa,oue ro co l’acqua nofìra fplcdida di Ut argino, onero % c ki~;■! mefeiddok tutte tre infieme,onero ella fola, gio rurgia j m mirahilmete aWhernie umcofi,cioè a quelle vene [p. 154 modifica]X54 S H C R E 1 I vene gròfjedh’e fanno infiare alle volte i tefiìcol ’ Untato che paiano crepati: equefto db abbiamo pronato vka infinità di notte in coiaimale:dout ’ per prima quefiitah nè con impia fili,nè con vm ’ guenthhè co fomenti,nè meno con oglio baueana ’ncennio miglioramento alcuno,ma pili tofio dà no: & effendouiposta vnapegga di lino doppi bagnatala quetta acqua fubìto nefentirnogiouc mento grande,con leuarfegli il dotore,e l infiam mattone,e fmìnuirfi la v me f,e ritirar fi il tetti colo, che patena non bauejferogià mai patito di tale infermità. Uaauertitecbe quando ponett qnefìa acqua fui male, che vi mettiate /opra alcune pezze afciutte,imperocbe vi degnerebbe U càmfcia, eh e pofta in buccdta fi fkrebbe tutto quello che già era b agnato, die olor giallo,cb e Tmtura mài non fi lena. Et acciò lelauandaiendprendejl di pani fff rifatte arili ottarei nottri panni,noi glie li da-> di linci uamq figliali tutti ne i quattro canti, toccando giaUo» i lcon ym rilègga gocci a di detta acqua, del chi ancóra eramo feuri non cifuffero cambiati. A fare vn* acqua aluminofa di colori variati j belli,& incogniti, laquale falda le piaghe,, leua là pozza di fotto le braccia, $£ il fetori

  • de piedi, e de gli altri luoghi, e gioua adinfl

diti inalile fi Cmile fa la fua;poluere.C.XXX|J D lfioluerete diurne di rocca in acqua che fi. càldagcdópih pretto fi diffolua,eraffredf [p. 155 modifica]m médicìna; 155 ■ ffat defittetela iti uafti di vetro, & aggiungete in m^ Ubra di detta acqua otto onero dieci goccie di totnafole disfatto in ac qua,ilqualè e di quello pduotiaggo,che vfatio i librari per colon re ili bri quado hanno raffilato le carte: <& vi re 4 erd vn colore di rofe fecche belliffìfno, ilqualè colore fa credere alpatiete efserè quello & no la virtù del alarne che faldate gli facciale piaghe*, E volendo voi far vn altro belliffìmo colore, ffremetiui il fugo di due onerò tre yifciole detto, & e fendo d’inuerno che èlle non fi prouano, tQ gliete il fapòre fatto indetto frutto che tengono or dinari aniente i ffecialn ’ L’acqua fmilTnetiteehidrafattd di alarne fo Umte.) dèìieno tM^ef^ìWpeiperfetiffrff^ ti e j>Pxtikefchl’aria còtiqù&l’fi&ógliaaltra còfa,& iti difetto dell’acqua,, fidane yfare l diurne bruciato, ilqualè ancora è molto feceffàtio temerlo, irla volendo leua’r la puzpga di fotte le braccia, toglufi il.dettò diurne di rocca abbruciatofat* lo poluere fottìi:ffiMo;,e quando fiate fucato, e fintitè che vi pu^a fitto le bràccia, pigliatene vnpoco.con cine dita, &àui fregatela; facendo anche il fimilein ogni altra parte de Ila per firn, doue mède fintamente fitda,e rendè cattino odoj re-* Et continuando alle-volte questa poluere m detti luoghi,vi ritornerà buon odore, e.non off cn de parte alcuna, nè meno màcchia le caràifcie > Et il firnilè fate a volere leuàre quello horrcn do fetore,&pwg£à de piedi, laquale in aicuni e ^Acqua aluminofa dì colo t e infogni co. Alcroco ìore«Acqua di ahimè è molto viaca nella chiru*. già. Per la puzza de’piedi. [p. 156 modifica]SECRETI fi fetente,che entrando efji in una ftantiaffiubìta pare che vi fia intrato il morbo.Trendéffadunque ac qua già detta alumino fa, e con questa la nif i piedi almenovna volta lafettimana,onero ogni quindecigiorni: & al!e volte per no batter quefla commodità da lattarfi,potrà mettere dellapoluere fopradetta abbrufciata tra le dita de piedi, e con e (fa fregare fmilmente il piede quando che egli è fudato>oucro impoluerarne la /carpino per di dentro; onero porti i fcapim qua li prima fiano fati bagnati in detta acqua alu■ minofa, epofeia afeiutti. Fef ilfudoreabondante,e puzza fetente de 3 piedi vn’altro belliflimo rimedio: e gioua ancora marauigliofamente ad ogni forte-» di rogna, ó^infettione fepra la pelle. Cap. XXXI. Acqua; ’T ’TKfaltro rimedio più potente, & efficace detta di y T / voglio infegnare.Togliete óncia me7g•ga di argento viuo folimato, & fatelo bollire inrna pignata piena di acqua fopr a un fornello,per fin che fa difioluto in acqua que|t fa pofeia mefcolata con un fecchio di al* tra acqua ordinaria _j>: impero eh e yfandola _■> fenga temperarla fcorticarebbe i piedi: & m efia terrete amolle i piedi per vn megfòquar~ to d’horru»: ma lauandofi però prima con altra: acqua communi, acciò quefió- fi ’ f ■ r~ Hi [p. 157 modifica]DI MEDICINA, 157 hiperpm volte; perdoche ella mai non puypga; e facendo quefto vna, ouer due volte la J ettimana,per tutta vnaesìatequandoché in quel tempo molto più pu7pga.n0, facilmente ne potrete guarirei f; per forte nt or nafte, non mancare di sfarlo vn altra eftate, ma nel verno fatelo almeno vna -volta il mefe, acciò fi fermi, e cortega tale humore. Con quefla acqua ancor fi pojfono lauare leu gambe quelli che l’hano gonfie per cagione di hu- A r cc * l jJ mori,epiene di-rogna di croftefimperocke fubito rogna.? glie le guariraifarà ejfetto mir acolo fo, & il fidile vedrà nelle braccia, c nelle mani, fe egli fi le bagnerà,mentre chefìlaua ipiedi. Farete parimente vn colore molto bello epiaceuole.all’oc ch’io,fc dentro vi metterete filmile quantità di co lori-che bauete pofto nell’acqua aluminofcu * Vflguento detto di Efculapio, ilquale guarifce ogni genere di piaghe, è il più miracolo» fo vnguento, che fia neirarte della Chirurgia, riportandoiionore, & guadagno gran* SifÉmoalli Chirurgici. Cap«XXXLI. P Oi che fono intrato iti ragionamento di quesìo fopradetto vnguento, vi voglio anco appalefare le marauigiiofe & infinite’u> virtù d’vrì altro fimileu 0 ilquale ancor chcu fia in vfo, e da tutti Chirurgici conojliuto s nondimeno per non e fiere egli sompofto fa eQtdQ [p. 158 modifica] 15B SECRETI... „ condo la nostra irnienti one, non fa tanti belli ef-? fotti che fa queflo noSìro, ilqnale ogn bora da Vn a ué’ noi è provato. ^Accettante duque qucHo nostro todipre ynguento, con quei buon animo che vi e dato, e cipitato conperdono di tutti i chirurgici, li quali boggigriffe jì yiuenocon quefto arte: fioche fon certo che chphe eflendo ognuno con quefio ficcetefatto medico, Stciue, darà lor poco nulla di guadagno,attefo cheegh guarifie ogni genere di piaghe quantunque elle fi ano cattine,e maligne,& acciò ne fiate di questo no certi,ma certifimi, pigUate vn impiaga^ to dal capo per infimo a piedi, ouer alcuno chepa tifca di qual fi voglia viceré maligne,e ribelle: e purgato che l’baume co le noftre medicine gii ingegnate, accommodandouipofcia co la quali tà loro fecondo il male,e la compleJfone,e L’età, J Segni & U tempo deU’anno, lo medicante con questo quando vn «uen to, con ilquale vederete fubito dal pn le. pia: m0 giorno detta piaga migliorare: e questo fi S conofcempercìcche quella intemperie o caldai fredda,o humida che è d’intorno alla piaga, cofnincierà a [mimare,•&apoco apoco rifoluer fi affatto, ma fit la intemperie fojfe fece a come ne i corpi thifici, efecchi,gli nuocerebbe grandemente. Siconoficerà ancor meghor amento manifesto, per quello humore crudo fiottile,ne~ grò, e fetente che prima ne vfciua^concuoperfi, e far fi martiàfoda, bianca, e di buono odore.’Tan •"* J ì /-> i a 7. Al nani dnlnrofarli marcia joda,bianca,e ai w-»-* mente’fivedrala finga priuarfi il ogni dolore, e fa r fi ogn bora più netta,pià uiua? e di naturale [p. 159 modifica]DI àÉTJÌc’lNÀ- J.59 colore* i quali fegni faranno guide tifimi di mani fefto migliorammo fiche continuandopofaa, vedrete detta piaga digiorno in giorno apianar fifarfi minore* d’intorno fempre biancheggiare con la fua cicatrice & in vltimo faldarfi perfet temente,/erigapericulo.chepià torni a romp.crji ckttefo che quefio ynguento ha/acuità di conti-* nuo tirare fuor a quella, malignità già radicata nelle piaghe* e nelle parti vicine, per ilche è ne- Medid ce fario,che in tuttaperfezione fi/aldino.. no ihi / ’ So bene che alcuno eccellente medico dirà che hiafìma. quefio vnguento per efiere egli compefio di preci ™ pitatoflquale è fatto d’argento vim,hauer.epìu iofto virtù difcacciare, che di tirare fuor a ilche^ t rc i ìe • mani fedamente ogni bora fi vede, in quelli cbe cogHeìo fino vati con l’argento uiuo,alli quali caccia fuo ° CT ^ a ra l’humore perla porca, e no per le parte vnte; a ^ a0 ° a quefii tali fi risponde, che l altr a virtù è nelpa ne epe n.elgrano, & altra nel vino che nelfuua. Ofe mi fofie conce fa licenza dalmioprecet-^S^tore, a dire il modo di.ridurre detto minerali m {i ndu _ poker e di molti e variati.colori, & in acque fi-, ce in ac milme.nte variate, & vltmamente in oglio,cre qua in do in vero che stupire farebbe il modo per lima raulgliofi effetti eh e fi veggono, sì nella medici- gj: Q. na come nella chirurgia, e che diremo di quefio pglio aglio, ilqualtra le altreinfemitàguarifee ogni diario Pernia intefiabile volgarmente detta rottura, toviuo onero crepatura, delle quali già.anni fono che ■ve ne è vna infinità di guariti qui nella noBra ritta [p. 160 modifica]160 S E C R E T I tìttoì di Poma.- .9 vn “è Comporraffi dunque queflo nofi‘ro diamo 3m. i9 pre— guanto,pigliando libra MEZKIZ di bkriro, ouera upm m del linimento fatto conrmz , a7)” oglio commu- Îzc , alq'îîo’lefipelfo "(il Îggloîîgcrcte o7iclamo({m


si» r - r J I luuunulu e mcfcbiarete con w; coltellofopm mm muolc: ìajbm'lo ogni cofa diligmtementejlqualepoflo in albarello, rfizrelopofad L‘OflPFKKÉ/bttlllfl)» Prceìpì pra le piaghe. Conofierqflìzlficz‘pimto ejfer bue- tam c0 nofe mettendone quanta 771 granoj‘opra 7m car mefi 5° bona ben noce/fa , "vedrete che egllfe ne mi tutto 25:: lîifilmO,fi;fiìdîld? però darlo rm-bonspiammen. bono, te,:zcuò non]; dufflda, efe "ai/Imi mimo mefco lato infieme, Omero altra cofa/imile, egli re eri fopm zl L'arbono,e murc‘rzì il/ìlo colore di 70_[]0 in gzallo:mzz ilprccipilato buono mentre che eglié fulflmcoflinfnm negromm rafrcddczto , zfiz [2m roflo ci): pmmu , N971 vorrei gli un qm’fio noflro vnguemo dare muflz 11 igiozm‘rzl difizrmale, atte/ò ch’egli ancora gum'zfid zÎ tarzzolz'fcnzlz dolore,cpreflo; o ma duertite (befe derte piagbofizmmzo ragiona

te da malfiamofi’moîz dzfîmlrzì guanranno ,jè Piagge prima nonfi arzcndcm‘ a dotto male . “(dunque 3m ha qucfii mliguarmdo defiClletfltg, 1115122710er ef il 1 mal fiore infetti di quello abomiazouol malem queflofi frame. tengaper 1772 [ègrezo certo, c’r infallibilà Siche volendo quefli taliguari're di detto mala, [ama ne primiemmente fipurgbi 00,2; le nofirepz'llolg

' 7 4 7 ' 1 di [p. 161 modifica]Df‘tfIDrIQIjPi" iteli mirabìl virtù * onero confntimomo nofim, franco>o coU [tropi nofiri vniuerfalhefe d male, farà pejìimoy onero inocchiato, pigli appresa Letto, la decozione della [aponaria, e co fi con l’aiuto d’iddio, guarira delluno dell altrojfct 0imamenté,hauendo però inanimo di emenda ire la fitavita: percioche.ilpiù delle volte ci vqn trono t mali per li nojlri peccata e permette Dio %ongnarijebino,acciò ^ni cominciamo apatia onde che. mitigando l’ir a [uà con le noftre hnone opererei darà amoànfiem^m 1 ^ no ^ re cina che guariamo pretto d’ogni male^>. faldate le fetole, cuero crepature della bocca, delle mani, s de piedi, e delle marnartile, e leuare ogni dolore da qual fi voglia cagione. Cap. XXX IHn Truggete micia meg^Aì ctréMfiVWfJA O vnpignattmo, ouero cucchiaio dì./«> °> ci, qiStocbe.ba.jli a ridurlo ‘’-n t p6co unguento, emefcolatclo che egli fuia ’ * ‘ 1. n ecco, cefi caldo io wfwmem&fflSAhk luoghi dlauàto bagnata 9 e fitte rctolette picc» gliarete vn pocoiiuruutra jueatta,^ là tato che diventi rniU^e fm Rime» dio jper guarire da ogni male, Rotelle fatte c& cera,0C OglÌG?, [p. 162 modifica]Irf* S E CHE t Iti anco farà meglio, eco»// <//ro >»^e le lab* U bra,e le crepature delle mani, & il giorno fegi% 0 te vedérete manifesto miglioramento, & il ter. re v - ’go giorno farete guarito. 8 fe aggiongerete a det i io. t 4w ra nnpoco più oglio,acciò venga più molle, fi farete vno vngueto molto delicato a leuare f a - j ti /f régnadelle maniche fuole venire nell’inuerm q ilquale le manterrà morbide come vna fefa,vn f gendole folamente quando fi va a dormire,frac £ ciò faccia maggiore operatone detto vnguento, c vi metterete fubito vnte le mani vnparo diguà l ti. Guarifce parimente le fejjur e, e mali che in 1 1 tali tempi freddi fogliono uenire nelle calcagna; 1 Allenii £ fidi* le crepature de capitelli delle poppe; &:: melle, è co fa fteura, che fe bene è vnta non nuoce alla creatura che ne fuc chi dii latte. Similmente gli lena ogni dolore caufato d’àbotidanga di latèe, e dapercoffa, e da qual fi voglia altra cagione? vagendo fi folamente con dettovngtieMo facendo dieta, e non beuerido vino. E finalmente fc le ofinnefoffero dure per qual fi vòglia altra cagio ne, 0 con dolore,0 fenga, non via-medicina mi-* gli or e di quefiaj, V- — A! roffpdella faecia, ouero aquclli che hanno le gote, &ilnafo rodo firaile ^quelli di San Lazaró, rimedio più volte prouato, Se anco vale alla rogna, ad vna infinità di altri mali. Cap. XXXIV, Tgliate pomata fina fe potete, frnon potendo togliete del frutto buono, e perfetto, & lanate^ [p. 163 modifica]ccerabiàat, come quidtjopra netto owomm»» fqimlBìo prima latetn a Uto fuoco, e poi met- LiojlH Umf’ófm tètro;* fubitoleunrlo dal fuoco. Di to dii). mal avoglia di Mtorrète al’pefo di tre oncia dpioprecipitatomacinato fottilifmametecomepo- io. co difóVrafiVifegnatcfcropM vno; mefcolate ■^mt^efynmettofopravmt^ lettaptana, e,fonila come fanno ipittori ifuot colori, Accogliete pofcia detto limmeto,e met- ^j u *j peleloìn viralberello di vetro picciolo,^ aggm bclgio. vetèiiidramedi acquatta, nellaquale fiatato ul. ammanto bef&w,che detta acqua vegam ’cotóre’di vìfto vermiglio: & àucrùtc che fel ac aHaMmn èftna,eperfetta^ divinerà detto behiótd. Me]chÌatepoi confino fletto ogwcoj* i fonie,acciò s incorpori delta acquaulta co l un Lento, & Ubatelo pofcia ben turato con carta ^ pec&rina. li no do dry farlo fi e pigliarne tanto ^ vlare tbe’vnzalapunta diyndito, efottihffmamete detto li 7 Ìm%ndredotte f D “» ei ° stirerà e!le-/è Perorato, perchè quell unguento mL cóimd’iehfh vfcitfliora, g^atèrn imi gofiiouer pùflòimepm di marcicele qua yimaueie a vfcìre di enfi; ritingetelo la mat [p. 164 modifica]tó:& m te guanto,enornvi curate di cercare riigliqxe ri d •medi a di quefto, per ciocie quotiti W fak&m* * uemonc,nejjùno èjiiujcfto * fero, e che b abbia fatto più qella operationc’, & * in pillitene tempo,di.qucfi 0. ^,,.,5 Modo facilifliaio & beilo per allagare & te? nere aperte le piaghe non mai più veduto ne.peniate. Gap. XX X V. ^ T Orrete primieramente.colla. di pe]oè. 9 h quale petto che ellafaro, e ridotto in pe^taciti minuti / opra yn incudine col martello, & pofiarn vn ampolla di vetro, metteteti tatù to aceto f idato, onero commune, quanto jolo la pò fa dijfoluere, imperoche quella colla adiffoluerfì vuole l’aceto, & coni acqua x<& non polendo battere di queita colla di pefcèia, torrete altre code Todefcbe,ouern altri fintili fatte, di carta pecora, Ufciando però la colla cemqna, percioche eda fe bene è buona, & s’tndurifee come l’altra,nondimeno perchè ellapuT^ %a,non la vogliamo, attefo che ognuno che pia glia quella noflra cofa preparate in mano, magatigli andofi di efia come cofa incognita,fittilo f odora,ondeebefentedo l’odore della collaceri nona,fi crederebbe fubitoeffer qualche cofa artificiata, Polendola dunque fare; pigliate qual " 7 " " poJtPp* [p. 165 modifica]tè$} ’ ma; oiru. 4 ‘ffr e gliori» letèh’ìefiv£àn Ìe*i%anH ^lèémdufùbitotra fctràfopKf&t mjlia tufi i à Hfvfèrftfi€ ì éuer& t0 *}M$y% duèf^ti^bìàcht ouèifQ a’ZJìni’dì carta l&yiiìi tu lafciart W’tfP ef0 di fìa 2 * ■ IW&fempo mìaprifièfe ittorcbio, dettafyògnfc fitta, iliìbe ^oide^doUinWé^^t^u^^ptb. dfciUtto di detto torchi&^er-if^no^he eUcififee^ chi & indurifchi molti) b&ttifil dht conofcevet;S^à,r^,f frvsr; = Jla é’JÌ0f*V tJMa * dteobenyeiioeh^ J, pj4 vuoi tamcdM, P*™"*? àuto è ne oli iltritempi viverti* noiaafarla ifefer migli** forte voi non tenete detto torchio ih luogo eal- reto’. Fatta che l’hauerete, tagliatela con leforbici in modosoiieniéte a dilatare-, riallargare le niatbe y tondnola,&am^ ni f am f nta ’ come vi pare,di modo che mettendola nelle pi a* ohe facciate stpre, ch’ella vi entri agevolmente, ledo notti allarghi, r gonfiandole dia noia al [p. 166 modifica].tfliOltTtff la ^f^sssssawi rare dee P^mmid^mtmn ca fpu- rofiftola profonda, */?e facciate, che la m gna. fi a motto fin /fittile che adietn%,perchefir qja do ella uguale,egonfiandofi dentro pii deldouere per la concamàche iut e nella piaga,* faélnfi, ereflaruifaltrametà dentro r&i Amorfe fen^a dami*: tirare fuori nondimeno perfuggir^ le calunnie di circondanti ti,e lena re difo/peet,o il patienpe* l acconciare mi modo,che ^Mnfe^o^ Sipotmmim^ medefimo tempo vigere que^ctafiecofiytccmmodate, con qualche vnguentetq % ck^abbia virtù, e facoltà, di l$uare il callo delle fi’àole.„ fa finn dico chetando queffa-fpogm 4a noi-m Perniata: re/ier etetfo fi.f odisfatto, che hfeiarete radici, midolle l’alberi, e qual fi yoglia altra co fa/pongofa, o d’altra forte che ritrovar fi pofja. Se non ^Molapofeia riueli al d )tt0 f?** d’efìm mal pagato, faffatieate, paciéce fe yoi gli direte mai quel che eUdjhfi&igettantalfecre dola fubit.o,ohe-ella c lenata dada piaga ^herà Pa nel fuoco, onero in luogo doue-rimeglio, trovar mai Pìi *W,ffw & poftaLs. • v?,;c Cau [p. 167 modifica]di medicina: m Cauftico, ouero fuoco morto per tagliare vn membro, per fare rottoti j, &f aprireogm pofteroa lenza doloro, doperà profonda.mente e pretto > ilquale ancora flftagna il -^sssgss^ sa»»® •j«fuo odore fa cole maraurgliofe nella chi?ut-j XX A V i* -r paliate onde tre di argento viuofilmato, e il tre onfie di antimonio fifo, & potorio, t, m «. che faranno fittifiimefopra vna pietra, zr>n m o. corporati bene infteme, mettendoli in ynaflort/picciola tutta ben lutata dal collo ingiu,la male accomoderete dentro a vn fornello quafi IfmUeaqueUodoucfufUUqtpilfolfo c i re, e colore, & ini con carboni accedi gli darete il fuoco fecondo l’arte dellofilUrcfenyametteruTncipienté alcuno dmperocbe meuendobepoi neceffarie canario fuor a per adoperarlo, Zero per nponerlo in vn altra amfollamno remiche facendo fubito quefto din forma di butirofodo, onero dipietra (oltre. Zffierebbeingranparte & fi convertirebbe anco è do, evenendo f aria ),perder,ette la,fiavntu [p. 168 modifica]m S È G R E T la ìinecò f 0 ’"^• fuggir* e adunquequefii c ornerà aù mode a * ì ( Ì uando ve dere tee he detta jìortacomiticinài mette- gocciolate^) abbiate ini ammanite datti fflbftttere detto ropiu ampollinepiccioléjfiniìli a certepertfspiil caiilti- mente picciokfakktècbe^ e ftfuqt, eoti&y pèrche ° ’ èfféhdo in qutka formapicciola, m eglitifiéènfcriierà’j & effendo finga callo più ageminante fi potrà editar e cottiti ftifkdiferro, dèi cantico ifàfhrìfóàn; de&è àmpóttine-frer tantticbfnin cìààd iPaiflillarc cieìtàtfìprta^ m et t et e vna di que fle ampolline fopr’a due-onero tre peggi..? toni, di modo che la bocca di detta ampollina «EU i J M è- tocchi làbodcà dèlta slortdfdètiMUf «cfèkitti ìlitlàrepòffk detto liqmìre, e slillàtd clh - himeràda yéntìgòcWfVàiemreteirtdy’ &’-m fido hftigti fubiteivi nmelVéttteVìfi altra^tuHri* db htfyèfto mentre molto bènètonr&dftiilfej Caufti. faglia, j nellaquale idi è già ftillato il caustico^ cono imperocché fe élla non foffefubi to ben tarata L>> Uro al douébhe-eglì è fido, fi nfoluerebbe in acqua*; $ rTolue* thè faranno ‘aliretantegocciè o pinti- me in °ac-- ndin iffrèslafecoìtda ampollina Jèuandola vi ri<^ua. ’métterete vìi altra tergale co fi farete turando e ponendo per infino,chepìun<m (lilli.^uertendo efè cominci andò a dentare la goccie, accrefcia~ te ilfuoco } mcttendo dei carboni infuocatiintor ha*e difipra la fiorirà, & anco per il collo, accio quel butiro che è iui cogdato vicino alla hoc ca della florta j fi poffa flruggere e colare tutto in dette ampolline. Ricordatevi fimi Intente di: • ’ farlo [p. 169 modifica]%*9 ’ ’ ^rìo &k luogo ap€rto,a£eio,qu£Mifiu.mi dflfotii-* fitf^nxtàtivi dimo nel capo, majfime fieyuoi m patitiedi mdfiancefe^ id&MoMWW* ibxMmmavoi rìpaxtrt&m tante facbe valendoloqdopemre, tmfikfkki&Wr, im enfiarne -tutml fatto buùro m^mb Murandola rnfrnUinam mm jJJ. volte fi {Hbitfr$er fa4M£dXte>,*&mWftr teàmmqua,:. w’vmfo Ha do uè i£ che: ve ppjfiatetifewfe più. v^lte^fimtt fai [moda fibe bopam^l^tnimin^gaat^ Canftl ’km-Mmfcifae-que8<> fatUmatottjèdeWariti mpnm^a^o MWmfft to co® e ^ v«*»J•buimo fittto per il pafiato>uhauete dM4pm* {q ■ thede fieccie che erano riynafe m questa Storta lequdi. erano per pmmM oncitdimPem* legandole poi, rimafiero a tre oncieeme^a* Vpmeua non /#?; altrove vnpeQgó mom.o, e f.*r?? &$*$? Stillato, non ^m^m^kkfioiodfi^m^. t lo fpirito delti antimonio, per queìlaragione tibo voluto fare,con monete difiofymfa»’* 4 due di antimonio, & mi enufatodettmu* tiro più giallo, ^ in pià quantità che fall* prima maniera, di modo che bollendolo fa* a fare, d terrete più prejlo a quefto pepo t che a quello prima già dettò. È Je arne verrà tioceqfione altre volte a farlo, voglw

ptonar’è co n quattro-onci e’di fili maio,e dut antimoni oferche credo mi verrà molta:mrgl Errori per raccontami iltuttoydr accia fiate un fatti, li fidi èWejperim entd fio figliai vna voltai ónde db quell? feerie tbegià pefai,fimili alTan fnóniò,iifiperoche mi cHdeuo, che perejfereel fimi li a detto antimonio j e pregne della fofian^ deU’argètoto viuo.folimato, mi hanejjcro ariuji f y vnbfc alandole fittiImcnteinfieme, le pòfi in vm • o*i ftàrtàbèn’lutata a ftiìlare, come prima $ oa nel i j f*ùkibio dandogli fuoco gagliardo idr circolai | ’f ’ r * dikirbóni, mai noH nevfiì altro che argento J no corrente. E rompendo in vltimo detta fior td ritròuài le feerie, quafiabbrufeiate, t veden, dò quella operatane èfiermi al contrario riufdta ìmt lem difintafìa a provarne vnaltravob tacori-il regolo dell’antimonio, e col folimat% Credendomi che l’vnó e l’altro fi bau e fero a convertire del tutto in butirò, ma non hauendoio provato queHo, è volendolo voi provare, potrete fare cóme io baueuo deliberato, percioche potrebbe efer e che vi riufeiffe, e fendo che lenaftre opefatioi f Ciano più fondate nella tyerienga,chi ( nellatagirne^. s*fl " ~. I re moito meglio^ cf?ef>auen4oui, a mettere alu ’gìiiiiè^knrinicmòifi’fwci^figliaifHcfhgtrem eie difterie; dr tre altre oneie di folimatò tà Come [p. 171 modifica]DI MEDICINA. 17* Gome.fas.^ebbano i rottoti,’ cdfloftto ^.ciwfcep> 0l «ìra fuoco.motto. V*» Wós & ",Gp.XXXVU. fretto noflro butiro ha., gran forati per;,rompereiacarne in qual.fi f“ 0 l° fcmpre l’ìro i’fèto,ma a fare i Wh gru auertirecbe nelfarli,fe ne pigìi. «#»■ imoeracbe egli è troppo terribile, malfimc-i aaahdo cbeè Aure * efrefio, fichi efegiio di non cjjere/uapoxato, ÌJqua. K olendolo dunque adoperarlo afre reJmio’,fate fare ad vn Orefice cowvna coppola di’ ghianda d argento, ÌW«(S»«J Vi entri dentro giallo vn grano di veccia, od, canapa,e di quefU ne farete fare tre oueroquat ^ tro, vna poco maggiore dell altra " J ™ a J l ar le di a* Urla adoperare facilmente, conmene pigli gent o. ne vna, emetterla con la bocca in gin, f p ynatanpìff,P. oi cowe l’eftremità del dito picciolo, eqe.Jla met feriafoprailtododi detta la vn poco,ma che la cera non amai alla auola acciò reflino emirati alquàto la bocca dellau op» VUdikdcttaeerauqnépfifi^^ f candolaqmdor,failrottom,en dalla coppola nella carne t mfino alla cerberi [p. 172 modifica]Modo di adoperare» cantèi co nel li settori} fuetti % e n I°, nel rtii tèfeo. 17 * sbrici tenga detto-c aulico non fc api fuori, quando che egli ft comincia àft$Hggerefebtend 0 il* aldo idfh la carneManiedi) tutto qiiéftfrkccotàtfì&dèto, co. nate da yna ampéilim,fòniapalhtina di vno file di ferro tato cantico, quanto che fia vngra no ài canapè, onerò di panicof grturundo fpib0d détta ampólla, % metterete con’dèiidpaletmu^ dentro in quèfia doppbUlaqiialepoimponvmo^ darete con la bocca ingiù * fopra to,douefiha ’a fare il cauterio]facetidò chódet t # caufUcb tócchi la carne,il qua le liso gè ancor fin circondato prima c&n ijnópc^p^linddi to,nclldqùdlt vrfta in riieògo int bkéh’èéo ffddi? ifìthore’ che ’qtt&ìló’dèWà bòecàpèHùé<fypòlà*$^ qtieftofifa-, aciiòfbdetto cdujficóa’cafdffpdn-^ dcfe,nonpajfi iltermine di detto-èerotoi ’ìicc-’* roto vitbteéflerèWidiapalma’JO dìlttàtgiri^ 0 ’ dtdiaqiiihyn minore, "ftd’altrififàé$gtiéfàUbfF refrifJranìi.Tbflà che hauerctè ’dèKtdcoppòltzì^

cof caumto- fòprailluogo ài’rt’oiidatò’tbIcer ò- 1

§ to V ’ metteteci hHdo*fòpra ’ima ìè quadro pitti) dite raddvpitità,: <èr ftreftàfdcciòchèinfd^’ fc i and odIBrìèccìotytèt td coppola fi 1 falchi, ’& enZ tri m égli 6 déntro Vdéhthe,& K tuiié r quefle ’dUfc gériZtftfàmòifetdhb HI éaubiéVtièn efea, & fi /panda pér W carni fé còftfacendo yfriufdrd iì ’rottoriofén^ìlolfìtpficcidojtoUiiò’j&denttà bauerdfi bene profondato, thè quando cafc berti Tefcarà, onero crofla,il traudrete prof ondo,e-lar ’rombivi èntràrPagéml/ikenféiPte’dé^ueropià ’ Una [p. 173 modifica]DIWSPIGIM- -m, frcftò, mAd,cùtclo due voltp. Ugiomo Conhmjfu’&grajjo tì<tl|#pf<iMmnepinfainmafadnmm^ p;^ &adni? 9 «M<$M$ $k*i& trofia fara^ m wl? e m igu dic,eWiimperocbefjl/idàmarie,Q-dolorc,ma.pe.r greche cioche vi fono mdfàm^A^fkéiéf&Wf I ’“; ece ‘ «o/to oiuUfcimthmm. r/tofodisfacan m Au cloche vironomoUmeaiconocuc nr^ ^ n^. molto più Ujcimtey (Mpgnvnpfodufacctam jto» Sl’q ilfuo ^ nelle configliA e m. pe^ twfe due,trè,pita(omattro doppi di che tanto pÌHtire¥Ani(pstpfiendofibetutti,qHeJh ■ doppi fi bed’bforegiuper^ttelpemkfodoueBatlrpt torio y e-mntetxebhe’il rottew.e U, caraei.m femprehymidAq>r. > s Acqua del cauftico cheìeua la carne ^jsìc^- ^ ta dallirottPfij.Afdalie piagge, rode il callo dalle Mole»8C inguai fi VP-, elia altra parte, ferma. le canci^nc#: - $

  • cap. roviii.

"■%’ Uotto che fam ifnofiro caufileoinw^», /. [p. 174 modifica]174 SECRETI Modo turata, p erche ella vi ferUiràd tutte le cófè fd* in il cautH t ra detU i e volendo con ejj’o corrodere la carni p co per cresciuta nel rottorio togliete tanto di bambaci t rodere quanto vn grano di panico bagnato in detta ac. tu la ear- laqualeporrete la mattina nel meggà delk su Auerti- Izbhradel rattorto, mainnangl’tbe laponiàiè % jneoto* rnetteteui prima dentro alrottonò, quanto vn iti cede di filaafciùtte, accio detta acqua notthab* d bia for gaà mangi are, e rodere la carne di den. d tro fenon fatila erefciniudifuovi, ciò fiottò ari ti córnfnàdateci o pegole afisìutte, ’opterò t>ntecon a un pòco delnoftrc linimento di Ut arginarla fera t ’ pÒfìiwtógfìrtiMa ognltafétnWtttend&ìà tiefr trofolàm ente-fila afcìutÌe,efoprailmedefmo’li nimento, e caduta che farà la crosta ini già fòt -1 ta^medic ateio comefirliha.Tarimetite fe invita piago foffe creficihtalacarnri, togliete vno Utile ncìlitcjiremità delquale fa vn poco di bambacc ■ intinta in detto liquore,00% ’lacuale toccarete 1 tutta quella camene quanto che ella farà più ere fritta, tanto più abendantemente le darete di detta acque. Ét i labri delle piaghe ouero tfh~ crefnu e 0 ™ effetido callo fi, gr MuYMifimltnmte con ta nelle coprendo detto file li ’toctarèìe, prima la pia- ’! piaghe ga coll’fila afeiutte, Gride restando detta piaga cinconi y g m i €y presto poi fi falcierà, Allarga anco la 1110 * bocca d’vna fi,fola,fcvnatafta ammollata in detta de qua vi fzràfòjìa dentro, fe la tasta Cancre farà piò lunga, leuarà licitile per tutto dotte tUa ne. tocca • Ferma parmeni? quefia acqua righi VàH* I w k»^.ni crena [p. 175 modifica]Di ME DICI Si A. it5 r rena humida, & netta opti paga foriti *, & «uzzolente, toccandola con lo mioiegpermenWouefitmejlicn- fiero rerucche, & mero tre volte in vìi pomo, &-H-ftmtkfaai owefcrefcenza di cdrné’èheMà péUepfrrfaM-’ k’i» VtalftvogUa partedelcpfpòiWquan’ette efcrefcei ite toccaféte, fate noti fi ffanUtrouc, impéroebe^argemhfi fMWe’ff tutto piaga, perciò Hate awrWnmWerarlo acciò non faccia a voi vergogna,alpatientcdàino. - A fermare il flulfodelfengued^o. nelle ferite. Cap*-XXXIX. ió ma ancora méatngUofameme ^HtL, KJ-nofira acqua cauftica dpIJo iel fangue alberato in qttal fiVoglii piaga» fenta-i pigliando con lemoml’Vtt poco di bambaci-), - rr /; onerofilaintìnte £ fopr.nl luogo dotte efcè ilfanguC,V fo ■ farà vi metterete fopra vna fégfelMytu voi te raddoppiata, ricor dandonepero di ««*£■£ ftuerci „ dito gridio calcato fopra detto caufticr, adtto meI *o "/%¥vff4 Uofenza calcarlo ^ m " a f g&-che abonda farebbe perdere la il «uff® te caustico, & non potrebbe operarcS^ff- de!farl. ftoSdocol ditoU^ [p. 176 modifica]156 S E C R E T I

mente, calcando per un quarto d’hora al più habiamo fermato flussi di sangue pericolosissimi, perche le fila che vi mettevano sopra, insieme con sangue si seccavano, e facevano una presa con la carne gagliardissimo, ma se a caso questo non giovasse usate sicuramente questo nostro rimedio, non mettendovi poscia sopra oglio ne cose da unger acciò più vi si fermi la crosta, la quale mai non caderà se non quando sarà cominciata sotto a crescere l'altra carne.

Palline artificiate a mantenere i rottorij aperti. Cap. XL.

Spesse volte quando la carne è cresciuta nel rottorio, si sogliono fare certe palline di cera conposte con medicamenti, che hanno facoltà di rodere è consumar quella carne crescita, ma veramente quali siano migliori in simil affare, io non saprei dire, atteso che quel piace a uno, dispiace all' altro, si come anco nelle palline, nelle quali chi vuol cera gialla, e chi bianca, e chi semplice, et chi composta, chi vuol ceci, chi piselli, chi fatte di radice di hellera, chi d’ossa, chi vuol vallidine di oro, et chi di argento, e chi di piombo, e chi di varie misture, ogn'uno pensando, e componendo qualche nuova inventione secondo varia il lor cervello,e sopra di ciò vi prometto che vi sono hoggidi certi Sardanapali, che non attendono ad altro, che a bere è mangiare, [p. 177 modifica]DI MEDICINA. 177

et acciò questo più smisuratamente possino fare non pensando in altro che in trovare novi modi, che li loro fetenti rottorij fruttino abondantemente, e questi tali hanno provato, e provano ogni hora, et ogni giorno tanti, et si varij modi di palle, e di medicamenti, che conponere potrebbeno un gran volume in simigliante materia. Ma con tutto ciò quelle che al presente sono in uso, sono composte di cantarelle, overo di precipitato con la cera, e queste mi paiono migliori. E' stato anco ritrovato da noi un nuovo modo da corrodere la carne, mantenere i rottorij aperti, quale hora vi si insegnerà.

Ceci caustici li quali rodono la carne nelli rottori. Cap X L I

A Voler produrre questo nuovo genere di ceci che mantengono i rottorij aperti, torre una libra di acqua comune, e messa che l'havete in un pentolino nuovo, overo in un' orinale posto sopra il nostro fornello philosophico, fatela bollire con un‘oncia d'argento vivo solimato, e disfatto che egli sarà, mettetevi tanti ceci bianchi che cuocere si possino in detta acqua; e gonfi che saranno, cavateli,e mettetevi in un sacchetto di tela al sole ne’giorni canicolari, overo sotto un camino dove si fa di continuo fuoco, li quali asciutti; serbateli in vaso di vetro,e volendoli poscia adoperare quando la carne intorno al rottorio è molto cresciuta, ne meturete uno nel mezzo di detta carne, mettendo primieramente una pallot-

M 

Averti mento [p. 178 modifica]178 S E C R E T I pallottina di fila nella profondità del rottorio cioche se in essa metteste il cece, allargareste detta profondità, non mangiarebbe la carne che sopravanza. Et se detta carne non fusse molta quantità cresciuta; metteci la metà d'uno, over un quarto, e questa è stata una bellissima inventione, e principalmente per mantenere aperti i rottorij che si fanno a putti nella collottola, li quali presto si chiudono, e con questo rimedio li ho tenuti aperti un anno, e più se fosse stato bisogno.

Radici caustici Rottorij lunghi nel petto.

Si mettono anco in questa acqua a bollire radici di malva secche, per mantenerne aperte i rottorij lunghi,già fatti col caustico tra l'una, e l'altra costa del petto, i quali si sogliono fare ne gli empici, et in quei che hanno paraliticate le braccia per abondanza di catarro, mettendovi poscia sopra una pezzetta con qualunque cerotto refrigerante, il che anco si deve osservare ne gli altri rottorij, acciò non muova detta radice, overo cece da detto luogo la sera seguente trovarete tutta la carne abbrusciata: come se vi fusse stato messo il caustico già distillato, e se voi metterete a molle i ceci, overo radici in questa nostra acqua stillata che hora diremo, farete operatione molto più gagliarda.

Acqua stillata e chiara, la quale penetra come fuoco. Cap. X L I I.

M Ettendo in quest’acqua ceci bianchi per ammollare senza bollire, solamente, che sughino alquanto di detta acqua, e poi asciugarli, vi faranno rottorij sopra la pelle sana, bagnando [p. 179 modifica]D I M E D I C I N A. 179

do però prima la pelle con un poco di salvia, et poi pigliando un cece, e fendendolo per mezzo, e bagnato anco quello, metterete la parte più tonda verso la carne, e quella più piana di sopra, sopramettendovi poscia un poco di ceroto refrigerante steso sopra una pezza, acciò non si muova. A fare dunque questa acqua togliete le feccie,

Modo di fare dett'acqua.

che vi sono rimase del caustico, e tritate che faranno sottilmente, le meschiarete con il butiro già stillato, et a poco a poco le metterete in una storta picciola lutata, et accommodandola sopra il fornello,farete rippassare detto butiro, raccogliendo detta acqua in una boccietta picciola, la quale serbarete, et usarete né mali a vostro modo. Mi ricordo haverla ripassata quattro volte sopra le sue feccie polverizate, le quali erano ripartite in quattro parti,e sopra una parte la ripassava una volta, poi sopra l’altra volta,dando sempre in ultimo fuoco fortissimo, e cosi feci per quattro volte, e venne un'acqua potentissima, le feccie che restano quando si fanno questi nostri caustici, li quali sono simili all’antimonio, serveno per mettere sopra l’ulcere putride, e dove sopravanza la carne.

A guarire un cancro impiagato, e qual si voglia postema fredda e cancarosa. Cap. XLIII

C Onviene primieramente a chi patisce tale infermità, evacuargli il corpo con le nostre pillole M 2 [p. 180 modifica]180 S E C R E T I

pillole di mirabil virtù, overo con li siroppi universali. Fatto che havete questo, et osservando poi le sei cose non naturali, si come è stato insegnato nella preservatione della memoria, medicate detto cancaro con questa polvere fatta di un’oncia di risagallo, e di oncie due di antimonio polverizate minutamente, e meschiate insieme.

Polvere di antimonio e risagallo

Volendo poscia usare detta, polvere piglisi con la palottina d'argento, e spargasi sopra il luogo impiagato, sopra mettendo alcune fila asciutte, e d’intorno ungasi col nostro linimento detto triafarmaco. Il giorno seguente essendo infiammato detto luogo, mettete sopra l'escara, over grasso di porco senza sale, overo di gallina: o di qual si voglia altra cosa grassa, per sino ch’ella sarà caduta,e se vedrete che sotto resta anco della radice di detto male ritornatevi a mettere di detta polvere,questo fate tante volte per insino che la piaga vi resti netta, la qual allora medicate oglio nostro di perforata, overo con unguenti mondificativi, e che produchino la carne, dandogli poscia in ultimo gli unguenti che hanno virtù di far la cicatrice. Et vi prometto che con questa polvere ho visto guarire uno che haveva un cancaro nella cima del naso, et un' altro nel labro inferiore della bocca, et ancora più donne che l' havevano nelle zinne, li quali erano piccioli. Onde che fossero stati grandi, sì nelle mammelle come in ogn’altra parte del corpo, purché fossero stati fermi, et attaccati nella parte di sotto, perche essendo fissi,e radicati sono incurabili, non [p. 181 modifica] non vi era miglior rimedio che tagliarli, e dargli il fuoco per fermare il sangue, percioche io ho visto molti et infiniti medici, che hanno voluto fuggire questa operatione, già da tutti i medici antichi approbata, li quali volendoli curare con varij loro medicamenti, caustici, et alcuni altri con quelli che sono putrefacienti, et che fanno marcia, ne mai ho visto persona che gli habbia possuto ridurre in miglior stato, se non sempre in peggiore.

Cancari tagliati, e datogli il fuoco.

E questi che noi habbiamo tagliati con ferro, e fuoco, gli habbiamo poscia medicati con l’unguento di Esculapio, il quale ha virtù di concuocere, di purgare, d'incarnare, e di produrre la cicatrice, et quegli altri che similmente habbiamo medicati con questa nostra polvere, ci sono sempre riusciti bene, e guariti, perfettamente.

Modo bellissimo,e facile, di fare il rame abbrusciato in colore rosso, il quale gustandolo si sente il sapore di rame overo di vetriolo, contrario è quello che usano hoggidi i speciali, il quale è negro, et senza sapore alcuno. Cap. XLIIII.

IL RAME abbrusciato buono, secondo Dioscoride, deve assomigliarsi in colore al cinabrio, cioè che egli sia rosso, al contrario in tutto è per tutto da questo che hoggidi si M 3 usa [p. 182 modifica] usa, il quale è negro, et insipido, e perciò non è maraviglia, se gli unguenti overo impiastri, dove detto rame abrusciato si pone non faccino la sua debita operatione, essendo che egli habbia gran potenza et virtù, di astrengere, di seccare, e reprimere gli humori, et anco la virtù di assottigliare, tirar fuori, e purgare l'ulcere, et in ultimo, consolidare, quando egli vien fatte come si richiede. Ma nissuna di queste qualità noi non veggiamo essere, et effettuare in questo nostro ordinario, atteso ch'egli sia buono a pena per cicatrizare.

Un medicamento come fa contrarij effetti.

Parerà forse ad alcuno essere cosa molto difficile, che Dioscoride dica,che un medicamento faccia contrarij effetti, cioè d' astrenge, disseccare, e reprimere, poi assottigliare, tirare, e purgare, i quali effetti sono contrarij l'uno dell'altro, si come anco Galeno nel sesto del methodo al capo terzo, che il vetriolo fa contrarij effetti, cioè di mangiare, e sminuire la carne cresciuta nelle piaghe, et anco di saldarle, e fare la cicatrice, nel medesimo modo credo si deve intendere Dioscoride in questo luogo, che Galeno nel suo, cioè che mettendovi piu rame abbrusciato, astrenga, desecchi, e reprima, e mettendovene meno, faccia gli tre effetti contrarij, cioè di assottigliare gl’humori, tirarli, e purgarli, il che Galeno ci conferma nel luogo già detto col vettriolo, che mettendo in corpi humidi in più quantità sopra la piaga roda, e mangi la carne superflua, et mettendone molto poco, faccia la cicatrice, il che hoggidì noi ancora esservi nell'impiastro detto Isis [p. 183 modifica] Isis dove entra il detto rame abbrusciato, che usandolo solo nel suo essere, e posto piu grossamente rode la carne, et accompagnato con altretanto, overo butiro, overo unguento rosato, o linimento fatto d’oglio, e cera, e posto sottilmente, purga la piaga, assottiglia, e tira l'humore, fa crescere la carne, e poi in ultimo gli fa la cicatrice.

Modo di fare il rame abbrusciare.

A voler fare dunque questo nostro rame abbrusciato, Togliete piastre, over lamine di rame, picciole, e grandi, come volete, e grosse una costa di coltello, o piu o meno, e fate che'l rame sia nuovo, cioè che mai sia stato rifuso, percioche in questo tale sempre vi è dello stagno mescolato, e queste lamine, overo piastre mettetele sopra il fuoco de carboni ben accesi, e quando vedrete che cominciano a rossire, spargetevi leggermente sopra del Solfo ben trito, e tamigiato. E cessata, che sarà la fiamma del solfo, vedrete chi cominciano a spiccarsi dalle piastre certe come squamme sottili, et acciò piu spicchino, ne metterete dell' altro, e se vedrete, che non siano ben spiccate, polverizzatene sopra un'altra volta con due dita sottilmente dell'altro, e cosi fate piu volte, e per insino che le squamme siano alzate da dette piastre, et abbrusciato, e svaporato che sarà detto solfo, levate la piastra dal fuoco, e raffreddata che ella sarà, torcendola un poco con le mani, overo battendola sopra un foglio di carta, subito si spiccaranno le squamme da detta lamina, e caderanno belle, e sane in detto foglio, ritornando poscia detta lami- na, M 4 [p. 184 modifica] na, e l'altre sopra il fuoco, e gittandovi il solfo più volte, come prima: e se per necessità le lamine fossero pezzi piccioli, metteteli sopra una palla, overo piastra di ferro infuocata, sopra la quale s'infuocheranno anco i pezzi delle lamine di rame, sopra i quali poi polverizarete del zolfo più volte, e farete squamme grandi come l'istesse lamine. Et acciò diventino più rosse, mettete poscia dette squamme sopra la medesima lamina di ferro infuocata, et ivi per un'hora gli darete fuoco, di modo che sempre stiano quasi infuocate, e cosi tutte si faranno di colore più acceso e rosso. E ciò facendo, habbiate sempre una mira di trovare il fuoco conveniente, e proportionato, e di darglielo tanto tempo, che li faccia venire di cotal colore rosso.

La qualità del fuoco, fa tal rame rosso.

Et di questo rame abbrusciato se ne può fare in due hore quanto che ne vorrete. Fatto che egli sarà, serbatelo in un albarello di vetro, overo in luogo dove si conservino le squamme cosi intiere, e vedrete, che mai non vi sarà huomo che possa giudicar come sia fatto, o calcinato in questa maniera. Et assaggiandolo sentirete c'ha il sapore, e l' odore del vetriolo, et è facile a tritarsi, e farsi polvere sottilissima. Mi ricordo alle volte haver cavato il rame del vitriolo Romano, il quale tatto lamine, et abbrusciato poi in questo nostro modo, mi è riuscito molto rosso; e perciò siate avertiti che le lamine siano nette, e pure senza mistione d' altro metallo. Chiamasi Romano da ogn'uno [p. 185 modifica] ognuno il nostro vitriolo, percioche egli si fa ne Latio campagna di Roma, tra il porto de gli

Vitriolo perche è detto Romano.

Antiani, città maritima de Romani già antica, e la Nettuno luogo hora habitato. Detto è anco Romano, perche tiene di rame. Il modo che habbiamo tenuto in cavare detto rame, è stato questo, che bollendo detto vitriolo in una pignatta con acqua commune vi attuffavano dentro una piastra di acciaio col manico, et ivi la tenevano per un miserere, e cavata fuori, era piena come di ruggine alta quanto una buona costa di coltello, la quale raschiata si riponeva: e rimettendo, et attuffando più volte detta piastra d’acciaio in detto vitriolo bollente, sempre portava seco di detta ruggine, la quale raschiandola con un coltello, con l’altra si riponeva; et in ultimo poi mancava si fattamente, che non tirava più niente, se non si rimetteva di nuovo altro vitriolo. Il simile anco habbiamo fatto con il vitriolo Thedesco,

Vitriolo Tedesco e di Cipro.

ma poco o niente ne fu cavato. Di quel di Cipri se ne cava assai, ma per essere egli molto caro, non ne fu cavato quantità; e questo già molti anni sono che da noi fu provato, credendoci in luogo di rame cavarne oro fino, e perfetto, del che ne restammo burlati. Questo nostro empiastro Isis è stato provato

Empiastro Isis

da noi per migliaia di volte, e l'habbiamo ritrovato di molto maggior efficacia, cbe quello ordinariamente composto: e similmente gli altri medici che l'hanno provato, si sono certificati che quello [p. 186 modifica]186 S E C R E T I

quello che essi hanno preso da M. Francesco A..ini spetiale habitante nella piazza detta della Minerva, huomo molto diligente nelle cose pertinenti alla professione sua, esser molto più eccellente d'ogni altro; ma hora che sapranno che tale medicamento era secondo l'inventione del nostro Precettore, credo che diranno il contrario. Ma acciò per la venire sia da ogni persona palese si bello e si giovevole medicamento: pigliate di cera nuova una libra; di trementina, e di pece greca tanto dell’una come dell'altra sei oncie; ruggine di rame rasile secondo Dioscoride, rame abbrusciato; secondo la nostra inventione, squamma di rame rossa, verderame, salgemma, sal armoniaco, alume abrusciato, aristologia rotonda, incenso, per ciascuna cosa un'oncia; armoniaco, galbano, mirrha, aloe d’ognune da per se un'oncia e mezza, sugo di dragontea, gomma draganti, di ciascuno un'oncia: oglio vecchio otto oncie; aceto fortissimo vinti oncie: fate dissolvere le gomme in detto

Avertimento

aceto, e dell'altre cose fatene polvere sottilissima, et ogni cosa secondo l'arte meschiando insieme, formarete palle, le quali serbarete in vaso senza aceto, percioche, l'aceto cava la sostanza de sali, e di tutti i minerali, la quale è quella che a noi più serve. L’unguento Isis cosi lo faciamo. Pigliate di cera

Unguento Isis.

gialla due oncie, di oglio rosato semplice quattro oncie, di empiastro Isis sei oncie, et a fuoco lento facciasi unguento. Modo [p. 187 modifica]DI MEDICINA 187 Modo bellissimo, et facilissimo a stillare il mele, nuovamente ritrovato. Cap. XLV.

PEr essere il mele cosa si difficile a stillare, per cagione che subito che sente il caldo si gonfia, e scappa fuor del vaso, per essere tal distilatione molto ricercata e desiderata da varie persone, ho voluto ingegnarmi a sadisfare a tutti. E per stillarlo facilmente secondo il modo che noi habbiamo ritrovato fabricate sopra il fornello filosofico un' altra parte di fornello alta pure un palmo, e chiusa di sopra in forma tonda, la quale posarete sopra la bocca di detto forno filosofico, che cuopra il vaso dove sta il male dentro nel detto forno, sopra quella verga di ferro che vi sta attraversata nel mezzo. Togliete poscia una storta di vetro lunga, overo alta quanto si puo di corpo, tutta ben lutata, per insino a mezzo collo, la quale habbia i due terzi pieni di mele senza mescolarvi altra cosa dentro, e posatela sopra detta verga di ferro, coprendola poi con quell' ultima parte di forno già fatta. Il fuoco che se gli convien dare, sia fatto con sarmenti, overo con legni molto sottili, acciò facino fiamma che riverberi, altramente il mele uscirebbe subito fuori. Pigliarete dunque nel principio, per scaldare il mele, due sarmenti, i quali quando saranno accesi, fate che la fiamma riverberi in quella coppola tonda di sopra del fornello, et eschi per dove esce il collo della storta. Quando poi vedrete che egli Nel fuo co sta tutto lo effetto. [p. 188 modifica]188 SECRETI

egli comincia a stillare, seguitate detto fuoco e se per sorte vedesse che stillasse troppo,che vi fosse pericolo che 'l mele saltasse fuora, allhora fate il fuoco con un sarmento solo,per tre overo qua tro hore, non vi partendo mai d'appresso del for no, per insimo che sarà finita detta destillatione. Nel principio quando comincia a stillare vedrete uscire un' acqua chiara, la quale durerà per

l'acqua che stilla è variata in sustanza, et in colore.

un'hora, overo due, secondo la quantità del mele: dipoi stillerà in colore d’oro, et all' hora potrete mutare il recipiente, e cosi continuate per insino, che verrà l’acqua molto carca di colore, allhor mettete da parte la seconda acqua, e raccogliete la terza in quel medemo recipiente over in un’altro vaso se vi pare, percioch'ella puza d’abbrusciato.

Prima acqua e sue virtù.

La prima acqua già distillata giova alle nubecole, et argemme de gli occhi; alle ozene nel naso, et fare crescere la barba, e capelli a quelli che per infermità gli sono caduti.

Seconda acqua e sue virtù. Terza acqua e sue virtù.

La seconda giova medesimamente, a tengere detti capelli in color d’oro, guardandosi non tocchi la carne, perche la machiarebbe in color giallo. La terza fa molto più gagliardamente che la seconda. Volendo dunque stillare il mele, se voi non terrete questa via,e osservarete il modo del vaso, e di forno, e il modo, di dare il fuoco che riverberi per di sopra, si come noi vi habbiamo insegnato, mai lo caverete che tinga in giallo, se non forma d’acqua chiara senza sapore a tintura alcuna.

Feccie.

Le feccie si potranno abbrusciare, e cavarne il sale, [p. 189 modifica]DI MEDICINA. 169

sale, il quale si opera infinitamente in cose medicinali. Come fare si debba il forno filosofico. Cap. XLVI.

COnviene primieramente fare un fornello di creta composta con pelo solamente si come

Forno

usano gli Alchimisti, alto in tutto due palmi, e grosso tre dita, e largo di sotto nel vano un palmo, e di sopra mezzo palmo; e per farlo

Il nostro luto e composto solo di creta pelo.

ordinatamente, fate una fucaia di terra, larga un palmo, e sei dita, e di grossezza tre dita, sopra la quale alzarete un palmo di altezza, e tre dita di grossezza di detto fornello, il che alzato, fate sopra questa pizza di terra una porticella alta sei dita, e larga quattro per la quale si cacaranno le ceneri, et vi entrerà l’aere, che appiccierà il fuoco: ciò fatto, sopra questa parte di forno mettetevi un' altra schiacciata di terra, forata con buchi che vi entri un dito, larghi per di sotto più che per di sopra, acciò le pietre, e la cenere subito entri nel buco possino facilmente giù cadere: overo in luogo di questa schiacciata di terra forata vi attraversarete alcuni ferri lunghi, e grossi quasi un dito, et discosti l'un dall'altro poco più di mezzo dito. Accommodata che sarà l'una, overo l'altra graticola, nella parte di sopra due dita più alto di detta gradella, farete un' altra porticella, un poco minore di quella già fatta di sotto, per la quale si metteranno i carboni. Nella summità poi [p. 190 modifica]190 SEC. DI MED.

poi di fornello, incavarete nella sua grossezza, in quello angolo verso la parte di dentro in tre over quattro luoghi, canaletti più larghi che il dito grosso, acciò che turandosi la bocca di detto fornello i fiumi del fuoco possino per quelli svaporare

Questa pizza fa fare al forno variati effetti.

e perche alle volte convien mettere sopra questo fornello uno, overo due, overo tre orinali a svaporare con qualche liquore, noi facemo un' altra pizza la quale habbiate tre buchi larghi quanto la palma della mano, sopra i quali posano detti orinali: e perche si scaldino meglio convien turare quei buchi già fatti nel forno per dove svapora il fumo, e farne in ogni buco dove sta l'orinale tre altri, ma molto più minori.

Per stilar il mele.

Et volendo mettere un' orinale solo, fate una pezza con un buco solo nel mezo, con tre spiratori alquanto maggiori, sopra il quale posarete il vostro vetro: ma volendo in tal forno stiIlare il mele, metterete in luogo della pizza quell’altra parte di forno già fatta, chiuso di sopra in forma tonda, et accommodata che ella sarà gli darete il fuoco, come si è insegnato nel suo capitolo.

I L F I N E.