Liriche (Onofri)/Canto trionfale all'Esploratore il Duca degli Abruzzi
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CANTO TRIONFALE ALL’ESPLORATORE
Il Duca degli Abruzzi
Vana agli oceani, ai monti
inesplorati la lode nei canti?
Tu, Grande, la Vita e la Terra
(oh fiamma che mai non tramonti!)
lodi con l’opera eterna che è scevra di guerra,
che è guerra alla guerra!
Tenti! e lo Spirito Grave che anela
t’insegna il cammino:
lo spirto che vuole e, tacendo, rivela
la via del destino!
O gloria! Avanti!
Ben quello che all’orde, errabonde
per terre e per mari,
per irti vulcani e per gole profonde
mostrava i più fulgidi inviti
di vergini campi lontani
— pel nuovo domani —
ben quello che svola agli arditi
sul capo con un alïare dai morti,
ai figli additando la scia
che lungi si perde sui mari
come indelebile via;
ben quello ti disse: — Va, duca di forti,
prepara un destino! —
O gloria di sangue latino!
Ed egli lo Spirito Grave che tace
e che primamente lanciava sui flutti
le curve galere di Roma
onuste di bronzo pugnace,
egli che è padre di tutti
gli eroi della Terra e dischiuse tra nubi di croco
e lembi d’azzurro le vie degli oceani ignoti
ai grandi piloti
del Mèditerraneo: — accese una fiaccola al Fuoco
sacrato a virtù secolare
per te, lampadèforo della Speranza sul mare.
O gloria! O Roma!
Oh non trepidasti al cammino!
Non trepida chi nel suo cuore profondo
sente novella fluire
dalle ime sorgenti del Mondo
la gloria vetusta del sangue latino!
chi vuole, magnifico erede
del Tempo, sentirsi intangibile e solo!
Volasti fremente di fede....
La mèta non era che: «Avanti!
sempre più avanti
verso la Sfinge del Polo!»
Volesti e fu tua la vittoria.....
O gloria! O gloria!
Tornavi.... Il sereno splendore
del cielo d’Italia t’apparve,
sul mare fiorito di fulgide rose.
Vedesti vagare le larve
dei morti, risorti dal lor tenebrore,
cantando un superbo epinicio con voce sommessa....
Udisti e, tremando, l’insonne tuo cuore rispose
la nova promessa!
Tornasti, ma non per gioire
del vaniloquace clamore.....
Tornasti, ma per ripartire!
O gloria! O gloria!
E a te, che vincesti sul culmine estremo
del mondo (ove fosti tu solo,
o duca d’eroi, con eroi),
ancora sorrise invitandoti al volo
da un vertice intatto,
sul cuore dell’Orbe, lo Spirito Grave....
Ed ecco le madri d’Italia
chinarsi a baciare, pei figli, la prora
dell’Indistruttibile Nave,
cui tu fidavi, pel vortice equoreo,
la grande Speranza di Roma!
E a te, benedetto pel sangue dei figli,
auliva, inasprendo, il Tirreno un’aroma
selvaggio di lauri nei primi bagliori vermigli
del Sole incalzante l’Aurora.
O gloria! O gloria!
Ed oggi ritorni!
Ritorni alla terra dei morti?
No! Torni alla giovine Italia:
a noi, sì, ritorni — o duca di forti!
Ritorni pel nostro cammino
vegliando affannoso che il sole raggiorni,
o degno del nome che il Fato
ti scrisse e che tu rifoggiasti due volte;
chè Duca ti volle del Genio Latino,
Duca ti volle ad eterna vittoria
la fiamma del cuore, la forza del cuore!
O gloria! O gloria! O gloria!
Pel ritorno dal Ruvenzori — Settembre MCMVI.