Liriche (Onofri)/Dolcezza
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DOLCEZZA
Tremula di dolcezza onda divina
che sinüosamente
ti protendi sì lieve alla marina
della mia vita, esente
d’ogni turpe rifiuto
che il mare al fondo fa sì limaccioso,
torna, torna al mio cuor, viengli in aiuto
Concedi il tuo riposo
a chi va sovraccarico di brame,
ricurvo sotto il pondo
d’ogni rancore infame
e, per la tua pietà, fa che sia mondo!
Oh quanto sospirata mi ritorni
rinnovellando con letizia grande
i dolci tuoi soggiorni!:
quando rosee ghirlande
ti fiorìan sulle tempie immacolate
si candide, Dolcezza,
e tu le offrivi con le mani alate
alla mia giovinezza!
Or or l’aspra nemica
sedea sulla mia vita:
l’imbelle Ignavia ch’è sì all’uomo amica
e dei suoi vizî degna archimandrita.
Ma poichè, del mio cuor dolce signora,
a me ritorni e chiedi
novelle dell’usata tua dimora
(ove sempre risiedi
nei ricordi dolcissimi d’allora),
io, quale or tu mi vedi,
tendo le braccia a chi più m’innamora:
a te che poi ti cedi.
Con la nidiata delle rondinelle,
ultima, tu partisti
e invano t’invocai nelle procelle
dell’anima (sì tristi!),
con l’intima amarezza desolata
di chi su un monte, lungi dal suo piano,
l’imago della donna lacrimata
scava in un sasso col suo cuore in mano....
Tu non tornasti, ma poiché l’immonda
limaccia al fondo or si ristà con l’ire
e le ree passïoni, or tu m’inonda
di tua serenità, nè più fuggire!