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Mafarka il futurista/9. Il discorso futurista

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9. Il discorso futurista

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Filippo Tommaso Marinetti - Mafarka il futurista (1909)
Traduzione dal francese di Decio Cinti (1910)
9. Il discorso futurista
8. Gl'ipogei 10. I fabbri di Milmillah
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9.

Il discorso futurista.


— Mafarka! Mafarka!

Mafarka si svegliò improvvisamente, sotto l’imperversante lava del tramonto africano.

Aveva dormito a lungo nel cavo di una roccia inaccessibile, in fondo a un’insenatura che comunicava col mare per uno stretto canale. Intorno a lui, uno scarlatto ribollire di flutti, ardenti di follia e di rabbia contenuta, sotto i macigni di torpore che li opprimevano.

In alto mare, il galoppo sfrenato della burrasca...

— Mafarka!.... Mafarka!.... Padrone!.... Signore!...

Egli s’alzò di scatto.

— Chi mi chiama, laggiù, dietro al promontorio?... Chi mi chiama, in mezzo al rauco vocìo delle onde?...

Un veliero di porpora e d’ebano comparve nel canale. Lo seguirono altri tre, che beccheggiavano senza avanzarsi, sovraccarichi di marinai neri, e simili così a tini ricolmi d’uva su carri sobbalzanti per una strada tutta a buche e a rotaie. [p. 230 modifica]

Grappoli umani dalle mille braccia gesticolanti... Cozzar di voci e schioccar di flutti nella tinozza rossa e ribollente del golfo. I marinai gridavano tutti insieme, come forsennati, per lottare contro la gran voce del mare...

— Padrone!... Noi, tuoi fratelli, tuoi figli, tuoi compagni nelle battaglie, veniamo a offrirti... oh! no!... a supplicarti di accettare il comando supremo!...

Mafarka, ritto, immobile, rispose sputando nel mare:

— Puah! Puah!... Fuggite, razza di cani e di schiavi bastonati!... Io non ho tempo da perdere ad arzigogolare con dei bruti e dei vigliacchi!... Non avete dunque un’idea vostra, una volontà vostra... voi che io vidi sempre corrermi intorno con la solennità affaccendata e solenne dei tacchini?... Traetevi d’impaccio da soli!... Per conto mio me ne infischio, ormai, della vostra spregevole vita, uomini pieni di debolezze, di mali e di lebbre lente... uomini predestinati alla decrepitezza precoce e alla morte!... Io voglio superar mè stesso, creando solo con lo sforzo del mio cuore una giovinezza immortale!... Ma perchè ve lo dico?... Davvero, avete torto e non vi perdono d’esser venuti a disturbarmi qui, nella mia solitudine!... Eccomi obbligato, ora, a gettare in mare il mio spirito come un gatto chiuso in un sacco!.... Che cosa volete?.... La mia forza e il mio genio?... Oh! Abdalla! Tu potevi risparmiarti, veramente, questo viag[p. 231 modifica]gio!... Tu, sì, tu, mio fratello d’armi... tu, il capitano giovane e valorosissimo che amavo più d’ogni altro!... Non sai forse chi io mi sia?... Mi credi forse capace di dare ascolto alle vostre preghiere e di seguire i vostri consigli?... Ma che hai, nelle vene?... E di che sei fatto, per aver sentito il bisogno di slanciarti verso di me, come un fanciullo verso le gonne della madre?... Che cuore hai, tu, per non aver provato il desiderio di uccidermi e di prendere il mio posto?... È dunque tanto lunga, la vita, poichè tu vuoi sprecarne la metà alle mie ginocchia?... In verità, io sono fuggito perchè ho avuto paura d’invecchiare con un misero scettro fra le mani!... Ho avuto paura degli adattamenti dell’età e delle viltà future... Ho provato invidia e gelosia per te, sì, per te, e per la tua gioventù trionfante che mi avrebbe sorpassato, un giorno o l’altro!...

«Mi parli di riprendere lo scettro?... Preferirei una verga da pastore!... Bella occupazione, e veramente degna di un eroe quale io sono, quella di controllare la dura dei soldati!... Dopo la vittoria, a che servirebbe la mia presenza?... Che gli Arabi fossero miei soldati, me lo concedevo con orgoglio... Ma che essi diventassero il mio gregge... oh! triste sorte! Quest’idea sarebbe bastata a corrompere per sempre il loro sangue e il mio!.... Le mie parole non sono leggiere, Abdalla!... Ne ho pesato freddamente il disperato coraggio!.... Ed è per questo che ho abbandonato i frutti [p. 232 modifica]della vittoria a coloro che hanno l’anima usuraia, lenta, e che amano agonizzare!...

«So che mi si accuserà di abbandonarvi senza difesa ai nemici, dopo essermi servito di voi per costruire la mia grandezza... Non certo per trarne orgoglio, ad ogni modo, poichè vi restituisco lo scettro conquistato!... Ne ho già goduto abbastanza!... Che volete?... Ne fui subito sazio!...

«Vorresti forse, Abdalla, che per fissare la mia volontà nel cuore del mio popolo, imitassi quegli stupidi tatuatori i quali disegnano pazientemente sulla pelle le figure simboliche, per poi forarne con cura i contorni, mediante un pezzetto di tartaruga tagliato a denti di sega?... O vuoi che io impieghi le mie giornate a picchiare con tutta la mia forza, con un maglio crudele, su dei principii grossolani?... No! No! Io non sono un tatuatore, nè un incisore sul legno!... Io non amo che il sangue zampillante sotto i colpi reiterati della mia ascia, e sono incapace d’introdurre in una piaga il colore delle mie idee pestate e poi diluite con un minuscolo pennello!...

«Io non ho la cauta saggezza dei contabili... Potrei impugnare il potere, ma per cederlo, subito dopo, a mani meticolose... Le mie dita di lottatore sgretolerebbero la vostra corona... E io non voglio consumare il mio tempo a sventare delle congiure e a smascherare dei traditori!...

Una voce gridò:

— Padrone! Signore!... Non vi sono più [p. 233 modifica]traditori, e tu non hai più nemici! I partigiani di Bubassa sono scomparsi... Ed anche Sabattan!

— Oh! lo so!... Io stesso l’ho ucciso, infatti, sul ponte del veliero, dove egli venne a tendermi un’ultima insidia!...

— Gloria a te, Mafarka!... Gloria alla tua forza invincibile!... Noi reclamiamo il tuo braccio onnipotente!...

— Che ne fareste? La guerra è finita!... D’altronde, potete annunciare a tutti che io sono divenuto costruttore di uccelli meccanici!.... Ridete?... Ah! non capite, dunque?... Io costruisco e partorisco mio figlio, uccello invincibile e gigantesco, che ha grandi ali flessibili fatte per abbracciare le stelle!...

«Nulla avrà potere contro di lui... nè i calci della tempesta, nè le scudisciate dei lampi!... Egli è laggiù, in fondo al golfo e potete vederlo... Da trenta giorni, dacchè dura il mio lavoro, non ho mai dubitato di farne il figlio veramente degno della mia anima... L’infinito è suo!... Non credete possibile questo miracolo? E perchè non avete fiducia nelle vostre forze di maschi!... Bisogna avere la gioia e la volontà di darsi interi al prodigio, come un suicida si dà al mare!... Con le mie proprie mani, io l’ho scolpito, mio figlio, nel legno di una giovine quercia!... E ho trovato una mistura che trasforma le fibre vegetali in carne viva e in muscoli robusti!... Il volto di mio figlio è armonico e possente, ma nessuno l’ha [p. 234 modifica]ancora ammirato... Io vi lavoro col mio scalpello durante la notte, al chiarore delle stelle!...

«Di giorno, lo copro di pelli di tigre, perchè gli operai non lo insozzino coi loro sguardi brutali... I fabbri di Milmillah costruiscono, diretti da me, una grande gabbia di ferro e di quercia che deve difendere mio figlio contro la rapacità del vento. Sono duemila, spazzati a frustate fuori dai villaggi, e soggiogati dalla mia voce... I tessitori di Lagahourso preparano intanto la stoffa robusta e leggiera che rivestirà le grandi ali palmate di mio figlio. È una tela indistruttibile, tessuta con fibre di palmizio, e che si colora, al sole, delle tinte diverse dell’oro, della ruggine, e del sangue...

Egli camminava a grandi passi volanti, sulle punte delle rupi. Il suo corpo sembrava tanto sciolto dalla goffaggine e dalla pesantezza umana, che a quando a quando lo si vedeva librarsi, alato e libero, sulla palpitazione delle vele e il gridìo dei marinai come un’aquila colossale che difendesse la sua nidiata.

E Abdalla, issandosi sull’albero della propria barca, gridò:

— Mafarka! Mafarka!... Noi ti offriamo tutte le nostre forze, e le nostre braccia son pronte a servirti per quest’opera divina!...

— No! No! Vi ringrazio, abitanti di Tell-el-Kibir!... A te, Abdalla, è destinato il comando della città!... D’altronde, non sudditi, vorrei, ma schiavi!...

Improvvisamente scoppiò sul mare un gran [p. 235 modifica]tuono. La folgore, come un gigante, con la testa all’ingiù tra le mani unite e con le gambe d’oro, guizzanti, spiccò un salto diritto, elettrico e violetto, dal trampolino di una nuvola e si tuffò in mare. L’armento delle onde, bufali dalle corna di fumo, galoppava al largo, davanti allo sbocco del canale per sorvegliare il bottino di barche e d’uomini ammucchiato nell’insenatura e che gli era riservato.

— Vattene, Abdalla!... Vattene!... La tempesta, vedi?, vi aspetta laggiù, in agguato... E io non posso salvarvi!... Ed è impossibile arrampicarsi su per queste pareti viscide!

La bella voce aerea di Mafarka rispondeva al tuono.

Mentre parlava, egli continuava a camminare sulle alte rupi scoscese, e la sua bocca, piena anch’essa di burrasca, lanciava parole violente come asce che troncassero le raffiche.

— Vattene!... Non voglio vedervi affondare tutti in questo imbuto!...

E Abdalla rispose:

— No! No!... Che c’importa della tempesta e della morte?... Noi vogliamo contemplare ancora il tuo volto!... Vogliamo che i nostri occhi votati alla morte s’abbeverino della tua immagine veemente!...

Allora Mafarka si drizzò quanto era alto, gridando ancora:

— Allah! Allah! ti ringrazio!... Poichè vedo che i miei insegnamenti dànno alfine frutti [p. 236 modifica]esaltanti!... Sì, sì, fratelli miei, vi apro le braccia e vi stringo tutti sul mio cuore... Voi siete degni, finalmente, di udire il verbo misterioso della mia religione!... Io v’insegno a disprezzare la morte, a nutrirvi di pericolo, a rischiar la vita, come fate, per un’idea, per uno sguardo, per uno spettacolo!...

«Gli occhi vostri sono più lucidi e più possenti che mai!... Le vostre orecchie possono udire la voce del Sole e i singhiozzi delle stelle, ora, mentre la tempesta si scatena su di voi con le sue grandi fruste di schiuma, che roteando sferzano le onde!... Io v’insegno a spinger fuori dai vostri muscoli, fuori dalle vostre bocche, la volontà come il rosso alito di un forno, come una forza soprannaturale, così che ella padroneggi, trasformi e sollevi il legno, il granito, e tutti i metalli!...

«È così che io sprigiono adesso la mia volontà, ancora giovane e possente, dal mio corpo già logoro per troppi sforzi inutili.... È così, che io trasfonderò la mia volontà nel corpo nuovo di mio figlio! Egli sarà forte di tutta la sua bellezza, che non fu mai torturata dallo spettacolo della morte!... Gli trasmetterò la mia anima in un bacio; abiterò nel suo cuore, nei suoi polmoni e dietro ai vetri dei suoi occhi; mi affaccerò alle rosse terrazze delle sue labbra.... Egli è più bello di tutti gli uomini e di tutte le donne della terra! La sua statura colossale è di venti cubiti, e le sue braccia onnipotenti possono [p. 237 modifica]agitare per una giornata intera due ali più vaste che le tende dei Beduini e che i tetti delle vostre capanne.... E sappiate che io ho generato mio figlio senza il concorso della vulva!... Non mi capite?... Ascoltatemi, dunque.... Una sera, subitamente, mi domandai: — V’è forse bisogno di gnomi che corrano sul mio petto, come marinai su una tolda, per sollevare le mie braccia?... E c’è forse un capitano, sul cassero della mia fronte, per aprire i miei occhi come due bussole? A queste due domande, il mio spirito infallibile ha risposto: — No! ― Ed io ne ho concluso che è possibile procreare dalla propria carne senza il concorso e la puzzolente complicità della matrice della donna, un gigante immortale dalle ali infallibili!

«Voi dovete credere nella potenza assoluta e definitiva della volontà, che bisogna coltivare, intensificare, seguendo una disciplina crudele, fino al momento in cui essa sprizzi dai nostri centri nervosi e si slanci oltre i limiti dei nostri muscoli con una forza e una velocità inconcepibili.

«La nostra volontà deve uscire da noi, per impossessarsi della materia e modificarla a nostro capriccio. Così noi possiamo plasmare tutto ciò che ci circonda e rinnovare senza fine la faccia del mondo.... Presto, se pregherete la vostra volontà, farete figli, anche voi, senza ricorrere alla vulva della donna.

«Così, io ho ucciso l’amore, sostituendogli [p. 238 modifica]la sublime voluttà dell’eroismo!... Per gustare questa nuova ebbrezza, voi dovete acuire fino allo spasimo il piacere dell’opera compiuta ed aumentare per questo, gradualmente, il vostro sforzo, allontanandone di continuo la mèta. Bisogna spingere fino al più delizioso dei delirii il rimpianto delle tenerezze distrutte. Bisogna possedere i paesaggi languidi, inebbrianti e malinconici, tutti i crepuscoli e tutti i chiari di luna della terra con sguardi implacabili.... Bisogna preparare e coltivare tutti i pericoli, per disciplinare il piacere acuto di sfuggir loro....

«Ecco la nuova Voluttà che libererà il mondo dall’Amore, quando io avrò fondata la religione della Volontà estrinsecata e dell’Eroismo quotidiano.

«Ma dov’è la vostra volontà?... Dov’è il vostro eroismo?... Non già che manchiate di coraggio!... Infatti, sulle mura, voi accarezzaste lungamente i fianchi della Morte!... Ma il vostro desiderio era troppo debole.... e per questo, appunto, ella non vi giudicò degni del suo letto imbrillantato di vermi!... Non comprendete ancora?... Che bruti!... Non sperate che io trasfonda in voi i principii della mia filosofia, soffiando come fanno i suonatori di zommarak, che gonfiano a poco a poco le loro guancie! Ecco il mio pensiero, rattratto come il mio pugno.... Come vi sono innumerevoli frammenti di materia organica che turbinano intorno al Sole, dal quale ricevono [p. 239 modifica]luce e al quale rimangono attaccati da vincoli indistruttibili, e da una fedeltà filiale; così ognuno di noi riceve dall’universo una incessante luce e si arricchisce di ricordi e di sensazioni, nel suo pellegrinaggio, durante le infinite trasformazioni che la sua materia immortale ha attraversate!...

«Il nostro spirito, che è la manifestazione superiore della materia organizzata e vitale, accompagna in tutti i suoi mutamenti la materia medesima, conservando nelle sue nuove forme le sensazioni del suo passato, le tenui vibrazioni della sua energia anteriormente esercitata.... Divinità e continuità individuale dello spirito volontario e onnipotente, che bisogna estrinsecare per modificare il mondo!... Ecco l’unica religione!...

«Facciamo splendere tutti i momenti della nostra vita, con atti di volontà impetuosa, di rischio in rischio, corteggiando continuamente la Morte, che con un rude bacio renderà eterni, in tutta la loro bellezza i frammenti della nostra materia memore!

«Così, così, si abbelliranno le esistenze future, nelle quali nuove forme viventi vivranno la gioia raddoppiata delle nostre vite formidabili.

«Io glorifico la Morte violenta che corona la gioventù, la Morte che ci coglie allorchè siamo degni delle sue voluttà divinizzanti!... Guai a colui che si lascia invecchiare il corpo e avvizzire lo spirito!

A queste parole, il figlio di Muktar si rizzò, [p. 240 modifica]gigantesco, sul bompresso di una delle barche, e cantò queste parole:

— Io credo in te, Mafarka!... Fra poco mi vedrai morire nello splendore trionfale della mia giovinezza!...

Poi, dall’alto della prua beccheggiante, si slanciò, aperte le braccia, sopra una roccia aguzza su cui rimase infilzato a mezzo il corpo, guizzando insanguinato come i tonni che la burrasca inchioda sugli scogli.

Dei ruggiti risposero al suo ultimo rantolo straziante.

— Tacete! — gridò Mafarka. — Io alzo la voce, perchè la Morte stessa non ha il diritto di togliermi la parola.

Egli stava ritto contro il vento che lo assaliva da ogni parte con la violenza d’una folla che sollevi su cento braccia il suo tiranno o il suo liberatore. E la voce di lui si librava sullo scricchiolìo degli alberi e delle antenne e sui fiocchi di schiuma volante che il vento, trebbiatore instancabile, flagellava sull’aia di quel tragico golfo.

— Contemplate la mia anima indurita, i miei nervi agili e vibranti sotto la volontà implacabile e lucida! Il mio cervello metallizzato vede dappertutto angoli precisi in rigidi sistemi geometrici.... I giorni futuri sono là, davanti a me, fissi, diritti e paralleli, come le strade militari ben tracciate dagli eserciti dei miei desiderî.... E il passato della mia gioventù, abolito, abolito!... Anch’io ebbi sere [p. 241 modifica]d’amore nelle quali mi piacque bendarmi gli occhi con le fresche braccia di una vergine.... E affondavo il capo fra seni profumati, per non più vedere i rimorsi multiformi che si ergevano come nubi sull’orizzonte!... Sì! l’amore, la donna... tutto ciò può nascondere per un momento il cielo e colmare il pozzo dello spazio!... Ma io ho cancellate queste cose dalla mia memoria! Eppure, v’erano dolci ombrie, nel mio paese, dove la luce, al crepuscolo, era affabile e intima.... Le stelle erano tanto familiari, che si sarebbe voluto tender loro la mano piena di miglio, come a passeri argentei.... E la notte era indulgente alla mia viltà. Fra le braccia delle donne, io sentivo il ricordo delle debolezze diurne strisciarmi sui piedi, giungermi al cuore, tasteggiandomi i nervi snodati e febbrili, mentre la mia immaginazione aveva balzi deliziosi e dorati al volo fuggitivo delle sensazioni.... Tutto questo è il veleno della vita!... Allora io godevo e soffrivo di tutto: di vivere e di volere, di sognare e di ascoltare la mia sofferenza nell’ombra!... Poesia! Poesia!... O sublime putrefazione dell’anima! Finalmente, eccomi quale volevo essere: votato al suicidio e pronto a generare il Dio che ognuno porta nelle proprie viscere!... La mia morte è necessaria alla sua vita!... Meglio così!... Oh! l’ebbrezza di spezzarsi come il guscio di un uovo, da cui uscirà il pulcino ideale!... Bilancia della vita e della morte! Affrèttati a pesare i miei giorni!... Io tengo [p. 242 modifica]sotto la mano il mio destino, come il collo d’un cavallo fedele, pronto a portarmi dove vola l’aquila del mio desiderio.

Il mare scandeva le parole di Mafarka con un fracasso di frana sugli scogli. Alla cadenza di ognuna di quelle frasi gridate sul vento, pareva che le onde gettassero cadaveri a migliaia nelle fauci delle scogliere.

Le barche oscillavano furiosamente, agitando le ombre formicolanti dei marinai, aggrappati agli alberi come tafani alle zampe d’un cavallo rovesciato.

Mafarka gridò loro:

— Vi saluto e vi benedico!... Prendete! Ecco il bacio del vostro signore e del vostro re!... Andate! Ve lo impongo!... Attenti! Attenti!... Badate! Virate presto!... Sii guardingo, Abdalla! Comanda subito che ognuna delle barche s’inoltri sola pel canale, spiegando la sua vela di trinchetto, per approfittare della corrente!... Ritirate i remi!... Li fracassereste!... Non adoperate le vele alte, perchè il vento che passa sopra gli scogli vi capovolgerebbe nei gorghi!... Partite! Andate! A uno a uno, filando leggermente sulle ondate!... Equilibratevi, uomini a bordo! Due sulla prua e due a poppa!... Sì! Sì! Bravo, Abdalla!... Così!... E coloro che sopravvivranno annuncino alla città di Tell el-Kibir che Mafarka renderà presto l’anima nella bocca di suo figlio Gazurmah l’invincibile signore dello spazio, gigante dalle vaste ali aranciate! [p. 243 modifica]

Come egli ebbe pronunciate queste parole, la mandra muggente dei bufali marini diede la scalata alla scogliera, con uno spaventevole tumulto di groppe e di corna fumose, capovolgendo tutte le barche cozzantisi entro l’insenatura. Due sole fuggirono via, a vele spiegate, per l’angusto canale, come ladri....

— Addio! addio, fratelli miei!... La Morte vi tiene fra le sue labbra violacee e vi sugge il sangue, e le sue carezze v’illividiscono il corpo, e i suoi baci vi spolpano voluttuosamente!,.. Godi, godi dunque, tu, Abdalla! Godi, amico mio, fra il rauco ansare dei remi impotenti e spezzati, fra lo schiantarsi delle alberature e le grandi risate strazianti delle vele isteriche, che ardono nel desiderio di essere nude.... nude e grondanti di sudore amoroso, fra le taglienti braccia della Morte!...

Mafarka correva or qua or là, sulle creste degli scogli, eccitando alla voluttà di morire tutte quelle vite che si contorcevano in delizie sul corpo sussultante della grande Dea nera.

— Muori! gridava; muori d’ebbrezza, carne dell’uomo!... Muori di voluttà!...

Egli aveva la voce rauca e singhiozzante dell’uomo che a forza di carezze spinge la carne della sua amante adorata verso uno spasimo terribile, dicendole: «Godi! Godi, amore mio!... Godi dappertutto!... Nelle tue mammelle e nelle tue bocche rosee!... Tu [p. 244 modifica]soffri dal piacere, non è vero?... Oh! soffri ancora!...»

Laggiù, le due barche superstiti filavano, nere, danzanti e sublimi, nel turbine della burrasca, e la loro linea d’immersione, bianca di schiuma, sghignazzava sull’ebano delle onde come la bocca di un negro.