Mafarka il futurista/Dedica
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Traduzione dal francese di Decio Cinti (1910)
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DEDICA
Grandi Poeti Incendiarii!
Fratelli Miei Futuristi!
Gian Pietro Lucini, Paolo Buzzi,
Enrico Cavacchioli, Aldo Palazzeschi,
Corrado Govoni, Libero Altomare,
Giuseppe Carrieri, Mario Puccini,
Enrico Cardile, Luciano Folgore,
Mario Betuda.
Ecco il grande romanzo esplosivo che vi promisi. — È polifonico come le anime nostre, ed è, insieme, un canto lirico, un’epopea, un romanzo d’avventure e un dramma.
Io sono il solo che abbia osato scrivere un simile capolavoro, il quale morirà per mano mia, un giorno, quando il crescente splendore del mondo avrà agguagliato il suo e lo avrà reso superfluo.
A scorno degli abitatori di Podagra e di Paralisi, quest’opera mia garrisce al vento della gloria come uno stendardo d’immortalità, sulla vetta più alta del pensiero umano; e il mio orgoglio di creatore ne è soddisfatto.
Non la difendete: guardatela, piuttosto, rimbalzare scoppiando, come una granata ben carica, sulle teste spaccate dei nostri contemporanei, e poi ballate, ballate un ballo guerresco, guazzando nelle pozzanghere della loro imbecillità, senza ascoltarne lo sciacquìo monotono.
Quando io dissi loro: «Disprezzate la donna!» tutte mi lanciarono improperî triviali, come altrettanti tenitori di postriboli, inviperiti da una retata poliziesca! Eppure, io non discuto già del valore animale della donna, ma dell’importanza sentimentale che le si attribuisce.
Io voglio combattere l’ingordigia del cuore, l’abbandono delle labbra semiaperte a bere la nostalgia dei crepuscoli, la febbre delle chiome oppresse da stelle troppo alte, color di naufragio... Io voglio vincere la tirannia dell’amore, l’ossessione della donna unica, il gran chiaro di luna romantico che bagna la facciata del Bordello!
Io gridai loro: «Glorifichiamo la guerra!» e, da quel giorno, lo spavento, folle mano di ghiaccio, malmena loro la milza, brancicando bene addentro fra lo stomaco angusto e le fragili costole.
Quale pittore saprà stendere sulla tela il verdegiallo splendente che anima le loro guance, mentre essi vanno biascicando le litanie della saggezza delle nazioni e del disarmo universale?
Di tanto in tanto, essi si gettano, l’un l’altro, le braccia al collo, per riprender fiato prima di avventarsi in massa contro noi che siamo il Nemico da schiacciare, da schiacciare ad ogni costo!
Genìa grottesca e bassamente illogica, quella di cotesti adoratori della Pace!... Essi non capiranno mai che la guerra è la sola igiene del mondo! E non sono io forse un barbaro, almeno, per quei falsi devoti del progresso, i quali, per non assomigliare agli antichi Romani, si sono accontentati di abolire l’usanza del bagno quotidiano?
Ma non perdiamo tempo a considerare il fatale insabbiarsi dei loro cervelli da cui il mare s’allontana. Divertiamoci piuttosto a vedere come la loro inerzia vile, per atterrirci, si accenda ancora di frenesie inaspettate. Alcuni si scagliano contro di noi, e la loro rigidezza inamidata si scamicia per parer selvaggia. Altri vestono da festa il loro stile provinciale, per disapprovarci solennemente. Ma la loro stupidità pomposa diverte appena la sfaccendataggine generale, e, bisogna pur dirlo, i meno sciocchi se ne stanno, accosciati e taciturni, col naso nel boccale della loro ignoranza.
O fratelli miei futuristi! guardatevi in faccia l’un l’altro!... Ch’io sappia, voi non assomigliate affatto a costoro!... E potete dunque rassegnarvi a rimanere, voi pure, figli e schiavi miserevoli della vulva? E volete dunque, anche voi, strozzare il Futuro muggente e l’incalcolabile Divenire dell’uomo?
In nome dell’Orgoglio umano che adoriamo, io vi annuncio prossima l’ora in cui uomini dalle tempie larghe e dal mento d’acciaio figlieranno prodigiosamente, solo con uno sforzo della loro volontà esorbitata, dei giganti dai gesti infallibili.... Io vi annuncio che lo spirito dell’uomo è una ovaia inesercitata.... E noi lo fecondiamo per la prima volta!
F. T. MARINETTI.