Memorie intorno la famiglia de’ Signori di Tono/Come i Signori di Tono crebbero in possedimenti e potenza

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Come i Signori di Tono crebbero in possedimenti e potenza

../Dell’antica sede ed origine de’ Signori di Tono, e del cangiamento del loro nome in Thunn ../Dignità sostenute dai Signori di Tono, ed azioni che resero molti di loro distinti nella società IncludiIntestazione 30 agosto 2015 100% Da definire

Dell’antica sede ed origine de’ Signori di Tono, e del cangiamento del loro nome in Thunn Dignità sostenute dai Signori di Tono, ed azioni che resero molti di loro distinti nella società

[p. 23 modifica]Come i signori di Tono crebbero in possedimenti e potenza.


Il Padre Bonelli, che nel ricco archivio principesco vescovile di Trento lungo tempo studiò, e molti ne trasse documenti preziosi alla luce, afferma di avere trovato che intorno al 1050 distinguevasi tra noi ed era in onore un Albertino di Tono; e nelle carte da lui pubblicate è fatta menzione come di nobiluomini di parecchi altri di Tono, che vissero dopo Albertino fino alla metà del secolo duodecimo, di un Bertoldo, di un Corrado, di un Guarimberto. Anche il Muratori trovò che nell’anno 1165 Pietro di Tono fu testimonio al testamento di Beatrice d’Este. (V. Antich. Esten.)

[p. 24 modifica] Erano questi signori già nell’undecimo secolo feudatarj de’ Vescovi di Trento, che nel 1207 furono dall’imperatore Corrado il Salico fatti reggenti in perpetuo del Ducato, Marchesato e Comitato trentino? Il sistema feudale era qui stabilito molto prima, e i Vescovi duchi, marchesi e conti non vollero e non poterono abolirlo. Noi crediamo per ciò essere probabile che i di Tono, i quali subito dopo la donazione fatta ai Vescovi da Corrado compariscono quali onorati gentiluomini, sieno stati prima feudatarj del regno d’Italia, e in questa dignità confermati dai Vescovi imperanti. Essi avevano sede presso l’importante passo della Rocchetta nell'imo della Valle, ristretto fra i monti e presso al fiume, e questo è argomento di credere che ivi dovessero soggiornare, con obbligo di custodire e difendere quel passo in tempi anteriori al mille e ventisette. Queste sono congetture, ma congetture probabili; imperocchè non sapremmo altrimenti spiegare come in que’ tempi avessero potuto i di Tono farsi nobili illustri nel breve corso di pochi anni.

Ma intorno a ciò pensi ognuno come a lui sembra più verosimile. Certo è che nell’undecimo secolo e nel duodecimo i signori di Tono erano saliti a grado alto di ricchezza e potenza, e questo è indizio, poiché nulla si fa di salto, [p. 25 modifica], e molto meno in que’ tempi, ch’essi ebbero prima nella loro famiglia uomini d’ingegno, d’industria e di merito grande. Prova ch’essi erano assai doviziosi nel secolo duodecimo è, che presero l’ardita risoluzione di fabbricarsi un nuovo sontuoso castello, e che mandarono presto ad effetto il loro divisamento coll’edificare dai fondamenti il magnifico Belvesino.

Nel susseguito secolo decimoterzo, e precisamente nell’anno 1261, essendosi il vescovo Egnone, per le persecuzioni sofferte da Ezzelino da Romano e da proprj vassalli, ricoverato in Vigo, ricevette ivi a prestanza da Olderigo ed Enrico di Visiono ragguardevoli somme, sottoponendo egli a guarentigia le rendite vescovili di Sporo. Ciò leggesi in due scritture del notajo Federico di Fruzo, che sono conservate nell'archivio di Castelthunn. Questi due signori, detti di Visiono, erano membri della Casa di Tono. L’autore della tuniana genealogia afferma, ed ei poteva averne le prove alla mano, che una femmina di Visione, unica erede della famiglia di questo nome, si maritò in Enrico di Tono, il quale viveva nel 1230, e fu padre di Udalrico, Ottolino e Guarimberto. E il P. Bonelli trovò scritto che il menzionato Ottolino, figliuolo di Enrico, si appellava signore di Tono e di Visione. Il matrimonio di Enrico di Tono colla ereditaria [p. 26 modifica]de’ signori di Visione accrebbe il patrimonio di lui e de’ suoi figli, ma non sappiamo di quanto.

L’anno 1363 il vescovo principe Alberto II investì il nobiluomo Ser Pietro di castel Tono, figlio di Simone, de’ castelli Belvesino, Tono, Visione e Braghiero, alla presenza di molti nobili. E nel 1373 il medesimo vescovo diede investitura de’ feudi ch’erano di Ser Sandero de Rallo al nobile uomo Guarimberto di Federico de Tono, fattane in nome di Sandero la resignazione da Frizio di Tono e da Josio di Santippolito. (V. Bonelli.)

Ho letto che il lodato Federico, padre di Guarimberto, fece acquisto, nel 1338, del castello Sampietro, che giace entro la valle del rivo Rinasico ad oriente di Belvesino. Del quale castello Sampietro non sappiamo altro dire se non che restò poi sempre ai di Tono, i quali già da lungo tempo lo abbandonarono. Quello che non comprendiamo si è, che altri che i Tono possa avere posseduto quel castello, posto sopra una roccia entro una selva, mentre i di Tono abitavano Tono, Visione e Belvesino, che chiudono quella valle, dove non sono e non furono mai terre colte. Ma forse quel castello apparteneva nel 1338 al nobiluomo Leonardo del q.m Negerle, del q.m Adelperio di San Pietro, abitante in Trento, perché nel Bonelli si legge [p. 27 modifica]che il detto Leonardo resignò anche un antico legale feudo nelle vigne di Tramino a favore di Simeone di Tono, che l’anno 1387 ne fu investito dal vescovo Alberto II; e Leonardo potè essere un di Tono, nipote o pronipote di quello Adelperio che sopra vedemmo con altri di Tono investito dal vescovo Corrado; e che, stabilitosi in Trento, ritenne il nome di Signor di San Pietro, perché nella divisione fatta co’ suoi fratelli il castello San Pietro gli sarà toccato in sorte. Esso non poté essere stato mai altro, per la sua posizione, che dipendenza di Tono o di Visione, luogo di deposito e di ricovero pei signori dell’uno o dell’altro dei due castelli.

Il castello Bragherio sopra menzionato era stato nel 1321 comperato per la seconda metà (la prima apparteneva già ai di Tono antecedentemente; forse ereditata da quella Seraide della quale si parlerà) da Belvesino di Tono, facendogliene vendita un Bertoldo di Tresso, qual tutore dei figli ed eredi di Mugone q.m Gumpolino di Castelbraghier. L’atto di compra è in Castelthunn. E qui si noti che il castello comperato è detto Braghier, e Bragherio, e che il nome che ora gli è dato di Brughier è alterato. Il popolo naune lo appella sempre Brager, e Bragher, come si nominava in passato. Un’alterazione, [p. 28 modifica]anche piccola e creduta insignificante, può col tempo essere causa di incertezze, e arrecar danni.

Il suddetto Belvesino, figlio di Guarimberto, finì di pagare, nello stesso anno 1321, il prezzo di un podere in Provès, che Concio e Simone di castel Tono avevano comperato nel 1316 dai signori di castel Zoccolo e da quelli di Cagnò, chè il possedevano indiviso. (Arch. di Castelthunn.) Fu egli forse questo compratore Belvesino che diede il nome al castello edificato sul dosso delle vedute?

L’anno 1391 il vescovo principe Giorgio I accordò investitura a Guarimberto, del q.m Federico, per sè e pe’ suoi consorti, tutti chiamati nobiluomini di castello Tono; Vigilio di Bertoldo, Simone di Pietro e Filippino di Giorgio; la quale investitura fu rinnovazione di quella ampia che nel 1387 Alberto II rilasciò a Simone di Pietro di castello Tono risguardante tutti gli antichi feudi. (V. Bon. Monum.) Poiché l’attento e intelligente lettore il giudica da sè, m’astengo dal fare osservare che i Vescovi Principi, investendo i di Tono de’ castelli sopra nominati, accordavano loro anche il godimento dei beni stabili e dei diritti che a que’ castelli appartenevano. E non erano pochi.

Tutte le ricche famiglie, quando s’ebbero [p. 29 modifica]acquistato qualche lustro, contrassero con altre doviziose ed illustri onorevoli parentele che alla ricchezza e al nome loro diedero in più modi incremento e splendore. Vedremo in breve Case nobilissime d’Italia e di Germania essersi imparentate coi di Tono. Qui faremo intanto memoria che una Seraide di castello Belvesino era maritata in un signore di castello Braghier prima che questo fosse venduto intero ai di Tono, come apparisce da una carta del 1303 nell’archivio di Castelthunn. Il Bonelli poi, nelle Antichità firmiane, trovò all’anno 1242 che Ulrico, figlio di Guarimberto di Tono, avea sposata Sofia, figlia di Tristano da Firmiano, e ben si sa quanto illustre fosse anche di quei tempi la Gente firmiana.

Matrimonio per li Tono molto onorifico e assai profittevole fu quello di Giovanna di Tono con Finamonte di Caldesio, nobilissima Casa, ch’ebbe sede nella Naunia superiore, detta Valdisole. È probabile molto che da questa famiglia uscito sia il famoso Ugone cardinale, che fiorì nel secolo undecimo. Non avendo Finamonte dalla sua Giovanna avuta prole, egli, ultimo di sua famiglia, istituì o lei od Orsola sua figlia unica, maritata con Sigismondo di Tono, sua erede universale, e da essa ereditarono i di Tono, col castello Caldesio e colla [p. 30 modifica]giurisdizione sopra Rabbi, tutti i possedimenti di quel Casato. La Casa di Tono inquartò poi l’arme Caldesio alla sua fino al giorno d’oggi. I due matrimonj si contrassero in sul principio del decimoquinto secolo.

Di moltissime acquisizioni fatte in varj tempi dai di Tono, o comperando con denari o permutando, fa speciale menzione l’investitura generale, estesa come suolsi copiando le anteriori ed aggiungendo le novità, spedita alla Casa di Tono l’anno 1680 dal vescovo principe Francesco degli Alberti. Trascriviamo quelle che più importa, a parer nostro, che tra noi si conoscano, anche acciocchè, avendosi memoria degli antichi possessori, ne riceve lume la patria istoria.

Comperarono nel distretto di Enno, ora Denno, alcuni fondi da Giovanni di Flavono, ed altri ancora da parecchie famiglie feudatarie, dai Pellegrini, dai Sicherii, dai Gervasi, dagli Alberti, dai Rido, dai Ricardino, i quali consegnarono ai di Tono le antiche loro investiture. Comprarono diritti di decima in Tassullo, in Ermulo, in Celadicio e Mistriago da Antonio Concino e da Giovanni de Josii da Tassullo; e dallo stesso Concino e da Giovanni Desmanel, ambidue de Josii, altri diritti di decimare in Tassullo, Rallo e Sanzenone. Da un Graziadei di Campo, nelle Giudicarie, comperarono [p. 31 modifica] comperarono l’ottava parte della decima di Stenico, la quale dividevano coi conti d’Arco. La decima della terra di Coredo fu in parti venduta ai di Tono da Finamonte di Caldesio, da Giacomo Poltnero e da Antonio di Coredo. Parte della decima di Vervò ebbero essi per compera dai De Gaspari di Molaro. Giorgio di Firmiano e Simone Rolandino di Amblo cedettero e venderono ai di Tono ciascuno una parte del castello Brezelario, nella valle di Rumo, colle sue pertinenze, e con Nicolò Firmiano permutarono essi la metà della decima di Mechel contro un diritto sopra alcuni fondi situati presso al castello Rumo, che si è scritto anche Runo. Nella valle sopraddetta di Rumo acquistarono anche, per compera da Antonio signore di Coredo, una piccola decima che pagavasi prima a Gerardo, figlio di Cristoforo di Castelfondo. Le decime che raccolgono nelle terre soggette al castello Altaguarda, nella pieve di Livo, pervennero loro, per acquisizioni fatte in varie epoche, da Giorgio di Livo, da Finamonte di Caldesio, da Ugone di Praghena, da Michele di Coredo, da Aliprando e Riccardino di Livo, e da parecchi altri. Il castello Zoccolo passò da Giovanni de Zocculo a Sigismondo di Tono, che ne fu investito, con tutte le sue pertinenze, dal vescovo Giorgio. Michele di Tono fece acquisto [p. 32 modifica]del castello Mostizzolo con beni appresso e con parte della decima di Cisio. La decima della villa di Fruzo pervenne ai di Tono da Mandele signore d’Altaguarda. Venne ad essi, per vendita loro fatta da Giovanni Crometo e da Cristoforo Davide di Terzolasio, la decima della villa Monclassico; e per vendita di Galeazzo de Smario, quella di Carzato. l vassalli della terra di Cogolo, colle case, coi beni e colle decime, passarono ai di Tono per cessione e permuta di Nicolò barone Madruzzo. Permute di dritti decimali fecero pure con li Signori di Clesio. Decime ed altro comperarono da Lorenzo de Cagnodo. La decima di Civezzano fu ricevuta in permuta fatta con un nobile di Roccabruna. Molti feudi ch’erano de’ signori di Castellalto vennero ai di Tono per la morte di Francesco, ultimo di quella famiglia, il quale aveva in consorte una Elisabetta di Tono. Non parlo dei diritti signorili in quella investitura ai di Tono dal Vescovo Principe confermati, qual è, per esempio, quello di Regolania (cioè il diritto di nominare il Regolano, ovvero Sindico, di un comune, e di decidere in appello cause comunali d’amministrazione e polizia secondo il disposto dalla speziale Carta di Regola o dalle leggi generali) ed altri ancora; chè noto è tra noi che tutti i feudalarj ne godevano alcuni, [p. 33 modifica]consistenti in esenzioni e in prerogative d’onore.

Il castello Altaguarda fu venduto ai di Tono l’anno 1383 da Martino d’Altaguarda. E in un registro esistente nell’archivio di Castelthunn, leggo che nel 1490 era abitato da Baldassare q.m Sigismondo di Tono; il quale Baldassare, secondo quel registro de’ beni da lui posseduti, godeva del diritto di cittadinanza in Trento. Sorsero quistioni tra i di Tono e il vescovo principe Udalrico intorno al detto castello, alla giurisdizione su la valle di Rabbi, e alle miniere di ferro nella Valdisole. Le quali quistioni furono diffinite nel 1492 dal cavaliere Nicolò Firmiano, eletto arbitro, con sentenza che tolse ai di Tono certe esenzioni relative alla signoria d’Altaguarda, e l’alta giurisdizione, ossia il Jus Gladii nella valle di Rabbi. (V. Bon. Antich. firmiane.)

Jus Gladii, o autorizzazione di dannare a morte, ebbero i di Tono sopra i loro servi. E nelle investiture si legge che potevano far eseguire la sentenza criminale, pronunziata dal loro vicario, ovvero giudice, nel luogo detto le Succaje o in Forbino, ov’era loro permesso di far erigere i segni della giustizia, che è quanto dire il patibolo. Forbino o Succaje è un colle presso Vigo in vista di Castelthunn. Ci erano [p. 34 modifica]una volta i segni della giustizia, ma il popolo di Vigo, il quale non trovava quell’aspetto piacevole, gli atterrò e gli sperse; e i conti di Thunn non si ostinarono a volerli ristabiliti. E di fatto era anche inutile il porveli, perciocchè non si legge che i di Tono abbiano mai fatto uso di quella pericolosa autorizzazione. Io lessi al contrario che, essendo stato un loro servo preso e condannato dai giudici del Vescovo Principe, essi il vollero avere nelle loro mani per commutargli la pena, che era di morte, e che il Vescovo si credette in debito di rispettare questo loro privilegio. E leggo inoltre che ad alcuni de’ loro servi benemeriti donarono la libertà, il che facevasi con formole singolari e strane.

E per tornar a dire di acquisti, è da notarsi che le campagne lavorate dagli abitanti di Ardine appartengono in massima parte ai conti di Thunn, i quali ne fecero compra a piccoli tratti in varj tempi.

Sul principio del secolo decimoquinto la contea di Castelfondo, nella Naunia, apparteneva alla Casa dei Rottemburgo. Ma essendone stata spogliata dal Conte del Tirolo quell’Enrico che occupò Trento in favore del vescovo Giorgio I, e che, fatto decapitare il famoso Bellenzani, capo de’ Trentini malcontenti e al Vescovo che [p. 35 modifica]maltrattavali avversi, sedò la sollevazione, quella Contea passò in potere dei Conti di Tirolo. I di Tono, i quali, secondo che sta scritto in memorie che sono in Castelthunn, comperarono in Trento, alcuni anni dopo quello avvenimento, case dai Bellenzani, vennero anche in possesso della Contea tolta all’ardito Rottemburgo. Il conte di Tirolo Sigismondo, arciduca d’Austria, trasferì, nel 1474, a Simone di Thunn, per notabile somma ricevutane, il castello Castelfondo e tutta la Signoria o Contea dello stesso nome, con giurisdizione sopra i sudditi di quella; e ciò come feudo pignoratizio, in tedesco Pfandweise. Massimiliano I imperatore, nel 1516, e Ferdinando arciduca d’Austria, nel 1573, confermarono la vendita, il primo a Bernardino e Cristoforo di Thunn, il quale Cristoforo era suo consigliere e capitano in Trento, ed il secondo a’ suoi cari Cipriano, Filippo, Vittore, Antonio Giacopo; fratelli e cugini di Thunn. Da allora in poi quella Contea fu sempre posseduta dai signori di Tono trasformati in Thunn, che di tale acquisto conservano documenti dettati in lingua tedesca. E qui dobbiam notare, a lume dell’istoria, che lo scrittore trasmutò la parola Castelfondo in Kastelpfund, e che Pfund in tedesco significa libbra. Così un altro, in vece di Rocca, che è [p. 36 modifica]castello nella Valdisole, pervenuto ai di Tono per donazione fatta a Simone e Baldassare, l’anno 1466, dall’arciduca Sigismondo, scrisse Roggen, che in lingua tedesca vuol dire segale. Quanti luoghi, i cui nomi furono in simil guisa alterati! E come si troveranno in terra italiana, dove pur sempre conservano l’antica italica denominazione? Chiunque ama la verità della storia dee condannare tutte le alterazioni e rettificarle se può.

Fin a tutto il secolo decimosesto i possedimenti dei di Tono furono ristretti entro il principato di Trento; ma nel decimosettimo fecero essi notabili acquisizioni in altri paesi, e segnatamente in Boemia. Un figlio di Sigismondo IV, Cristoforo Simone, che fu cavaliere di Malta, granpriore dell’Ordine, consigliere di Stato dell’imperatore Ferdinando II, e poi suo ministro, e gran-maggiordomo della Casa di Ferdinando III, adunò grandi ricchezze, e comperò poderi e signorie da stabilire in Boemia suo fratello Giovanni Cipriano, che, partitosi dalla Naunia, sono adesso appunto dugento anni, diede principio alla linea boema de’ signori di Tono, che ivi, col nome trasmutato in Thunn, fiorirono e fioriscono di presente onorati e potenti. Cristoforo Simone morì l’anno 1635. (Mem. di fam.)

[p. 37 modifica] Questo medesimo Cristoforo Simone fece dono a Giorgio Sigismondo, altro suo fratello, della contea di Hohenstein, che dall’imperatore, suo graziosissimo signore, Ferdinando II, avea ricevuta in premio de’ suoi servigi. L’atto di donazione è dell’anno 1631, e sono a quello sottoscritti Alfonso conte di Lodrone, Filippo conte Lichtenstein e Giovanni Giorgio di Firmiano. La contea di Hohenstein è nella Turingia, alle frontiere del principato di Anhalt. I conti di Thunn conservarono il diritto di nominarsi di Hohenstein, ma perdettero la signoria presto dopo che fu loro donata; imperocchè, nel trattato che dicono pace di Vestfalia, questa Contea fu assegnata in perpetuo al Principato di Halberstadt, del quale s’impadronì il re di Prussia. (V. Iselin, art. Hohenstein.)

Si legge sopra l’architrave d’un cammino nella sala del castello Königsberg, ch’è sopra San Michele all’Adige, avere questo castello appartenuto ad un di Tono. Giorgio Sigismondo testè nominato era detto nelle titolature Signore di Königsberg e Giusdicente in Salorno ed Avisio. Troveremo ancora che un nipote di lui, Ferdinando Carlo, chiamavasi in Francia signore di Montroyal, cioè di monte reale, ch’è traduzione di Königsberg. Leggendo questo nome in tedesco antico: Kunis-ehe-berg, che vuol [p. 38 modifica]dir monte o colle del matrimonio del re, io congetturo che tale denominazione sia venuta al castello per un regale conjugio ivi celebratosi. Il re de’ Longobardi Autari fece la festa del suo sposalizio con Teodolinda di Baviera sul Trentino; e se il luogo Sardi o Sarni si potesse credere essere stato Sorni, io direi che quel castello, posto ivi presso e sul confine dei due Stati, ebbe tal nome in quella occasione. Come e quando Königsberg (che fu d’Egnone conte di Piano, poi, per vendita da quello fattane, di Trentino del q.m Ottone Gando da Trento, e passò ad altre famiglie) venisse in potere dei di Tono, come e quando il perdessero, io, per difetto di certe memorie, nol so dire. Quello che so è, che i conti di Thunn posseggono, a’ piè del colle sul quale sta il castello, un ampio podere, denominato ai Masetti, e che loro apparteneva il diritto non feudale di decimare nella terra Faedo soprastante al castello.

Non parlo di molti altri possedimenti in beni allodiali ch’ebbero ed hanno i di Tono in più luoghi della Naunia, e a Bolgiano ed ivi presso, e in Termeno, e a Mezzo tedesco, e alla Nave, e presso Gardolo, e in Trento e vicin di Trento, e a Mattarello, e in Civezzano ed altrove. Non dico che passarono per [p. 39 modifica]compera a un conte di Thunn i beni sul Trentino della illustre famiglia Migazzi, oriunda di Cogolo nella Valdisole. E non fo menzione delle possessioni dei conti di Thunn di Boemia, che sono vaste.

Ben debbo far osservare che una gran parte de’ beni e diritti posseduti dai signori di Tono, ora conti di Thunn, apparteneva alla loro Casa prima ch’ei potessero gloriarsi di avere per loro consanguinei governato Stati ecclesiastici. Sigismondo Alfonso, Venceslao Giuseppe, Guidobaldo ed Ernesto furono i primi Vescovi ed Arcivescovi sovrani di questa famiglia. Ei ressero le Chiese e i Principati nel secolo decimosettimo; e ciò che i di Tono posseggono al presente, era proprietà di famiglia ne’ secoli anteriori, se non tutto, com’è detto, in gran parte. Io l’ho provato qui sopra, e potrei darne dimostrazione, facendo estratto di Registri formati nel secolo decimosesto. Vedremo nella seguente sezione quale uso abbian fatto delle vendite ecclesiastiche e principesche i più de’ tuniani Prelati.

Si è veduto che i Thunn ebbero in parecchi luoghi giurisdizione, cioè diritto di far amministrare giustizia per giudici da loro eletti. Questo fu per molti Signorotti un mezzo di arricchirsi, usando prepotenze. Quanto ai di [p. 40 modifica]Tono, le memorie non dicon nulla. Io lessi che si fecero minacce a chi osava fare caccia vicino ai loro castelli: ma il fatto sta che il diritto di caccia che i Thunn esercitano in altri luoghi ov’ebbero giurisdizione e nelle terre del comune di Priò, perchè quel comune donò loro tal diritto per aver i Tono donate alla sua chiesa le campane, presso ai castelli Thunn e Braghiero, sedi principali di questa famiglia, restò sempre de’ comuni nel cui distretto i detti castelli si trovano. Ciò fa supporre che anche nel rimanente sieno stati i di Tono giusti con ognuno. Alcuni individui, che in tempi da noi non molto lontani si dissero maltrattati da influsso tuniano, ebbero pensioni, o fecero altramente fortuna. Di pratiche non lodevoli d’alcuni dei di Tono dirò nel seguente capitolo: nel quale si vedrà pure che la prudente economia, il lodevole spirito di famiglia, la cura di meritare ed ottenere lucrose cariche, l’industria, l’operosità, ec. ec., posero questi Signori in istato di essere maravigliosamente benefici, e di crescere, forse appunto per ciò, in credito ed in ricchezze.

Una delle loro industrie, o fortune, si fu, come sopra dicevamo, l’imparentarsi con famiglie cospicue e doviziose. Di non piccola utilità furono i matrimonj della Seraide col signor [p. 41 modifica]di Braghiero, della Giovanna col Caldesio, della Elisabetta col Castellalto, nonchè quelli di Enrico colla ereditaria di Visione, e di Ulrico colla Firmiano, de’ quali abbiam detto. Altre giovanotte di Tono si unirono con signori di Sporo, di Bellasio, di Firmiano, di Clesio, di Arsio, di Madruzzo, di Lodrone, di Arco, di Bevilacqua, di Toblino, di Burgio, d’Altaguarda, di Sant’Afra, e con nobili Della Torre, Sereni, Emilii, Garnieri; Trapp, Trautmansdorf, Liechtenstein, Bolvel, Herberstein, Montfort, e con altri molti. Signori di Tono ebbero in mogli figliuole di parecchi tra i sopra nominati, e dei Santippolito, dei Vasio, dei Campo, dei Castelnovo, de’ Cavalli, dei Collalto, de’ Colonna, delli Volckenstein, de’ Neydegg, degli Ortenburg, degli Otting, de’ Preyssing, de’ Salm, degli Arrach, ed altre ancora di nobilissime famiglie d’Italia, di Germania, di Francia, ec., come si legge nelle carte genealogiche e in altre non poche autentiche scritture.

Mi piace, a compimento di questo capitolo, porre qui di seguito i nomi de’ castelli di cui furono e sono possessori sul Trentino i conti di Thunn. Nella Naunia, intendendosi per Naunia tutto il paese per cui scorre il fiume Nauno, volgarmente Nos, sono: Tono, Belvesino, ora detto Thunn, Visione, Sampietro, Enno, Braghiero, [p. 42 modifica]Santippolito, Castelfondo, Vigna, Cagnò, Mostizzolo, Runo, Mosenigo, Zoccolo, Brezelario, Altaguarda, Rocca, Caldesio, Croviana. In Lungadige, Königsberg, Mezzacorona, Mattarello, Telvana presso Civezzano, e Maretsch vicin di Bolgiano.

Königsberg passò, com’è detto, ad altri possessori. Ho chiamato Mezzacorona quel fabbricato in Mezzo tedesco (detto anche Mezzo di Corona) che si appellò ed appellasi le Torri, perchè credo, le Torri essere veramente Mezzacorona, giacchè il castello ch’è ivi presso fu costruito dai fondamenti da Nicolò Firmiano nel secolo decimoquinto, e Mezzacorona esisteva già molto prima. Questo è ridotto, da poco in qua, a forma di palazzo di campagna, quali sono anche Maretsch, Croviana, Telvana, e qual fu Vigna quando i Thunn il ristaurarono. Ora tanto l’antico Vigna quanto il ristaurato andò in rovina, e così avvenne di Tono, di Visione, di Sampietro, di Enno, di Santippolito, di Cagnò, di Mostizzolo, di Brezelario, di Mosenigo, di Altaguarda, di Runo. Gli altri, come i nominati palazzi, o sono abitati o possono facilmente rendersi abitabili. Debbo notare di aver letto che Runo e Brezelario, detto anche Brezelerio, furono, o si credette essere stati, nomi di un solo castello.