Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino/Libro I/Di Gerione, Girone, Gironia, Gerunio : dove situato tra' Frentani, e se sia lo stesso, in cui si accampò Annibale

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Libro I
Capitolo V
Di Gerione, Girone, Gironia, Gerunio : dove situato tra' Frentani, e se sia lo stesso, in cui si accampò Annibale

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Libro I
Capitolo V
Di Gerione, Girone, Gironia, Gerunio : dove situato tra' Frentani, e se sia lo stesso, in cui si accampò Annibale
Libro I - Di Cliternia Città marittima de' Frentani Libro I - VI


1. GIà di sopra al Cap.III. si è detto, che tra’ Frentani sia posta una Città, che abbia questo nome di Gerione, Girone, o di altro smile; ma che qui se ne sarebbe parlato di proposìto: ora adunque deve vedersi , dove propriamente sia egli situato, e se questo, che abbiamo ne’ Larinati, sia quel Gerione, e Gerunio, dove si accampò Annibale Cartaginese in osservazione dell’esercito de’ Romani, che inseguendolo si posò ne’ Campi Larinati prima della guerra di Canne.

2. Senza dubbio noi qui tra i Larinati abbiamo Gerione, Girone, è detto anche Gironia, e le sue rovine si scuoprono sopra un Colle, o sia Monte in linea trasversale tra Larino, da Settentrione, da dove è lontano quattro miglia, e tra Casacalenda da mezzo giorno, quindi distante due, quattro dal Biferno, e sedici dal Fortore fiume : di questo si fa menzione nelle Bolle di conferma de’ privilegj, e ragioni di questa Chiesa di Larino : una di Lucio III. sub datum Laterani 3. Kal. Martii 1181., e l’altra d’Innocenze IV. sub datum Anagni Id. Septembris 1254., mentre tra i luoghi, e Terre di questa Diocesi si nota anche Girone : e sotto nome di Gironia lo abbiamo nominato prima di dette Bolle in un Strumento di donazione fatto a favore del Monastero di S. Giovanni in Venere dell’Ordine di S.Benedetto posto in Lanciano nel mese di Luglio del 1172., col quale Jacobus de Rofrido de Civitate Tremula fa donazione al detto Monastero, e così dice : Item pradictta Bona, mea bona voluntate, & sponte dono, & offero dicto Monasterio S. Joannis in Venere, & cunctis ejus Venerabili Congregationi Monachorum Ordinis S. Benedicti totum meum tenimentum cum Ecclesia , Cafali, & Curte, quod habeo, & possideo in Gironia prope muros Castri ad Orientem, juxta Bona Ecclesia S. Maria ex duabus lateributs, viam, qua itur ad Civìtatem Arenam ex alio, cum ìntegro jur e, & pertinentia sua, sicut mihi vendidit Alibertus filius Petri de Gironia.

3. Né può dubitarsi, che in detto Strumento di donazione si parli di questo Girone, o sia Gerione, in esso appellato Gironia ; poiché in queste pertinenze di Tremoli, come si dice in detto Strumento, ma propriamente deve dire Termoli, non si ha notizia, che altrove si ritrovasse questo Castello detto Gironia ; e lo conferma la sua vicinanza a Larino, il quale ne’ tempi bassi li chiamava Arena, Arenio, Arino, Larino, come si fa vedere nel seguente cap.VI. ; e così appunto Arena per Larino si appella in detto Strumento di donazione, nel quale trattandosi de’ confini, de’ Beni, che si donano, si dice : Quod habeo, & possideo in Gironia prope muros Caslri ad Orientem, juxta. Bona Ecclefia S. Maria ex duobus lateribus, viam, qua itur ad Civitatem Arenam ex alio.

4. Sino al presente questo luogo ritiene il nome di Giron , Gerone, Gerione, Geronio ; di maniera che nel Registro delle Chiese Arcipretali della Diocesi, l’Arciprete di esso tiene il titolo di Arciprete di Gerone, e nella chiamata alla solita ubbidienza in occasione della celebrazione del Sinodo fatto l’anno 1571. si legge tra gli altri : Archipresbyter Geronis, comparuit D. Vitus de Lallis; anzi otto anni sono tra i rottami di quella antichità fu ritrovato il Sigillo della Comunità di questo medesimo Castello, fatto di metallo antico, che si conserva presso di noi a modo di stampiglia, e con esso s’imprime il proprio nome del luogo con un segno di Croce appresso, come siegue GERON ┼.

5. Ciò stante, lo che è tutto fatto, che non può controvertirsi, crederei, che questo, di cui si parla sia quel Gerione , Girone, o Gerunio, che si appelli, dove si accampò Annibale Cartaginese, del quale parla Tito Livio nella Storia Romana lib.22., e non già altro luogo posto in Puglia vicino alla Cirignola, quale erroneamente suppongono alcuni di aver preso il nome da Gerione : né che questo accampamento fusse nel luogo detto la Tragonara, propriamente Dragonara, che sta su la riva quasi del Fortore all’Oriente de’ Frentani, come pare voglia dire Cluverio al tom.2 Iib.4. cap.12. pag.1213. ove: Tractus, atque intervallum docent, Gerionem fuisse id Oppidum, quod vulgo nunc dicitur Tragonara: e molto meno pensando altri, che forse questo Gerione fu fusse situato in S. Martino, Terra, per altro distante circa sei miglia da Larino, e luogo della medesima Diocesi, come va discorrendo Dainnant. in Not. ad lib.23. Tit. Liv. ad usum Delphini : Poiché il nostro, colle sue rovine, ritiene il proprio nome di Girone, Gerione, Gironio, Geronio, e così promiscuamente si appella tra que’ Popoli, e lo dimostrano i preaccennati pubblici documenti, e tra quelli il Sigillo della propria Comunità, che ancora presso di noi si conserva, come sopra , né altrove abbiamo questa appellazione ; ed appresso Livio al lib.22. preaccennato, anche secondo le diverse edizioni leggiamo Gerione, Geronio ; in quella di Vinegia del 1592. leggiamo Gerio, Gerione; in altra di Vinegia del 1714. di Giovanni Dujat ad usum Delpbini tom. 2. tanto nel libro 22. quanto nelle Note dell’Autore, leggiamo Geronio: pro Geronii manibus ; e cosi altrove : Polibio anche al lib.3. in Latino Gerunium, e nella Tavola itineraria Geronium.

6. Del resto, senza andar conghietturando altro dal nome, o dalla tradizione, basta osservare seriamente ciò, che va dicendo Livio, e rimarrà ognuno persuaso , che quivi accampase Annibale, e che egli parli di questo nostro Gerione, Girone, Gironio, Gironia, o altro nome simile, che la corruzione de’ tempi abbia possuto trasmettere : Livio adunque facendo ritornare in dierro Annibale col suo Esercito da i Peligni verso la Puglia, vuole, che accampasse in Gerione, e che l’Esercito Romano comandato da Fabio Massimo, che andava costeggiando il Cartaginese, si fortificasse ne’ Campi Larinati, uno a vista dell’altro : e senza dubbio mai potrebbe ciò aver luogo altrimenti ; poiché la Cirignola è luogo lontano da Larino da sessanta, e più miglia : Tragonara, meglio detta Dragonara, diciotto : e molto meno potrebbe supporfi situato nelle pertinenze di S. Martino, perché, come si è detto di sopra al cap.4. per verso quelle parti era posta Cliternia, Città distinta ne’ Frentani da Gerione.

7. Che poi un Esercito fosse a vista, o in poca lontananza dall’altro, cioè quello di Annibale da quello de’ Romani ; osservandosi tutto il contesto di che dice Tito Livio, non può dirsi diversamente ; riflettendosi tra l’altre cose, che avendo inviato Annibale un distaccamento da foraggiare ne’ Campi Larinati, resto egli alla posta, guardando per dar soccorso, caso che i suoi soldati fussero assaliti da’ nemici; e Minucio Maestro de’ Cavalieri, che guidava una parte dell’ Esercito de’ Romani, alloggiando sul Monte, cominciò a calare in piano, facendo disegno d’incontrare quei, che si conducevano al foraggio, o di assaltare le munizioni ; Annibale in osservarlo, si pose sopra un monticello in faccia al nemico, discosto due miglia da Gerione per meglio farsi scuoprire: Deinde Castra ipse propius hostem movit, parla di Annibale, duo ferme a Gerione millia in tumulum hosti conspectum : or se la Cirignola, o Dragonara, fusse il Gerione di Annibale, certamente che non può capirsi, come avrebbe egli potuto far tutto questo, e stare a vista del nemico, che si ritrovava ne’ Campi Larinati, e due miglia lontano da Gerione : all’incontro ritenendo Annibale il sito del monticello, da dove scuopriva l’accampamento del nemico, che stava ne’ Campi Larinati, ben si accorda la distanza di due miglia dal nostro vero Gerione, situato tra Larino, e Casacalenda, quattro da Larino, e due miglia lontano da Casacalenda, come sopra.

8. Confermano tutto ciò le circostanze descritte da Livio nell’attacco fatto con Minucio Maestro de’ Cavalieri dopo il ritorno di Fabio Maflimo  : poscia che si vedono marciare a vista l’Esercito Cartaginese , e quello, che era sotto il comando di Minucio, come pure la metà, che era toccata in sorte a Fabio, vede l’una, e l’altra marcia, vede il combattimento, e corre in ajuto di Minucio, che era colto in mezzo l’imboscata di Annibale , giugne a tempo, e mette in fuga i Cartaginesi; e poi tutti e tre quelli Eserciti si veggono ritirare ciascuno nelle sue tende, cioè Annibale in Gerione, e Minucio, e Fabio ne’ loro distinti accampamenti Larinati : e certamente che a vista uno dell’altro, e in un giorno tutte queste cose non si avrebbero potuto fare in tanta distanza, quanta è tra Larino e Cirignola di sessanta, e più miglia, e nemmeno tra Larino, e Dragonara, distante diciotto miglia, come sopra.

9. Inoltre non potendo Annibale dopo un’invernata, e gran parte della state di sua dimora mantenersi più in Gerione per mancanza di vettovaglie, s’inoltra verso la Puglia, per dove si andavano maturando le messi : del che avvedendosi l’Escrcito de’ Romani per la spia di Lucano Statilio, che lo ravvisa di là da monti, e molto lontano da Gerione, lo inseguisce nel dì susseguente alla notte della marcia d’Annibale: Sed per eumdem Lucanum Statilium , omnibus ultra Castra transque montes exploratis, cum relatum esset, visum procul hostium agmen ; tum die sequenti ejus insequendi consilia agitari capta; come in fatti infeguendolo, lo raggiunse presso Canne, dove a veduta scambievole, si fortificarono il Cartaginefe, ed il Romano di qua, e di là dal Fiume Aufido , oggi detto Lofanto : Consules satis exploratis itineribus ; (si nota quell’itineribus, che addita viaggi non uno, o due, ma più) fequentes Poenum habebant, bina castra communiunt, eodem ferme intervallo duo ad Gerionem, sicut ante copiis divisis : E così appunto si vede nella delineazione di questi due accampamenti, distesa con accuratezza in una carta particolare dal suddctto Gio: Dujat. in d. tom.2. p.624.

10. Argomento questo, che fa vedere, che Gerione non fosse la Cirignola, né altro luogo vicino Canne : mentre da Gerione gli Eferciti camminarono più giornate per giungere al fiume Aufido, oggi detto Lofanto, e la Cirignola è lontana otto miglia da Lofanto : Polibio situa Gerione in Puglia dieci stadj lontano da Lofanto, e duecento da Lucera : ma Celso Cittadino appesso le Martiniere nel Dizionario Geografico, e Critico tom.5. dell’edizione del 1735. p. 155. verb. Gerunium, scrivendo ad Ortelio, vuole , che in Polibio si debba leggere Fiterno, propriamente Tiferno , o Biferno in luogo di Aufido, e n’ assegna la ragione, asserendo, che il fiume Tiferno stia vicino Larino, e lontano da Lofanto più leghe, e poi conchiude che sia Celso Cittadino di maggior autorità ; fortificandosi con quella di Livio lib. 22. cap.24. ove si dice Geronio in agro Larinati  : e rende tutto ciò chiaro la conghiettura, riflettendosi, che sloggiando il Cartaginese da Gerione per mancanza di viveri , si conducesse verso la Puglia, dove cominciavano a maturarti le messi ; mentre questo fa vedere, che in Gerione le messi non ancora cominciavano a maturare ; e che se Gerione fosse astato luogo vicino la Cirignola, non potea ciò dirsi, per esser egli in Puglia : come all’incontro va tutto bene dicendosi, che questo Gerione fosse vicino Larino, dove le messì maturano più tardi: Quindi dee credersi, che Gerione, di cui parla Tito Livio, sia il nostro ; e quei, che fuppongono fusse la Cirignola prendono abbaglio, confondendo il primo accampamento di Annibale fatto nel nostro Gerione col secondo, che poi fece nelle pertinenze della Cirignola, o per dir meglio vicino al fiume Aufido , chiamato Lofanto, prima della famosa guerra di Canne.

11. Di questo nostro fentimento, cioè, che Gerione sia situato nel luogo già detto de’ Larinati, sembra, che fusse anche Paciucchelli, ove del Regno di Napoli in prospett. par.3. p.87. Beltrano nella breve descrizione del Regno di Napoli, ove parlando delle Città distrutte della Provincia di Capitanata, nota Arpi, ovvero Agirippa, Salapia, Siponto, Cliternia, Girone; e situa Cliternia, e Girone una appresso all’altra; come in fatti fra di loro sono vicine, poste amendue tra il Fortore, e ’1 fiume Biferno. Così anche nota Errico Bacco coll’aggiunta di Gio: Pietro Rossi parimente nella descrizione del Regno dell’edizione di Napoli 1628. p.325., e questi testimonj crederei, che non possano patire eccezzione , come quelli, i quali hanno ciò ricavato dai Libri della Regia Camera, fatti in occasione della numerazione de’ Fuochi, la quale non potea farsi, che coll’accesso de’ Rcgj Ministri luogo per luogo, notando le Città, Terre, e luoghi esistenti, ed i luoghi, Terre, e Città distrutte per il regolamento del numero de’ fuochi ; ed è certo, che notano Gerione, e Cliternia Città distrutte, una appretto all’altra, poste in Provincia di Capitanata, dove effettivamente si ritrovano, come più ampiamente si è detto nel precedente cap.4. n.4.

12. Così parimenti dice Leandro Alberti nella descrizione dell’Italia, ove trattando della Japigia dell’edizione di Vinegia 1553. pag.228., ed ivi notando questi luoghi, dice: Vedesi poi Petrella, Castellino, Morrone, e Giovenisio: giaciono tutti questi Castelli appresso al fiume Fortore, benché chi più, e chi meno ; poscia ritrovasi in quei Campi, che sono di spazio sedici miglia infino alla marina i vestigj dell’antico Gerione, nominato da Livio, e sngolarmente nel 22. lib. ove scrive, che Annibale si fermò appresso alle mura di Gerione, ove aveva lasciato pochi tetti, avendolo pigliato per forza, & abbrugiato,’ e più in giù in detto lib. anche lo rimembra : quindi a due miglia vedesi Casacalenda, Castello, e dopo sei Larino, edificato appresso l’antico due miglia, ora rovinato.

13. Qui però prende egli più abbagli, primo. Il fiume che chiama Fortore deve dire fiume Tiferno, o sia detto Biferno, perché il Fortore, o sia Frontone è fiume diverso dal Biferno, e quello sta in confine della Daunia antica, e quella nostra Diocesi sta tra questi due fiumi diversì, cioè Fortore da Oriente, e Biferno da Occidente ; e dove dice, che Gerione stia distante da Larino sei miglia, deve intendersi, girandosi per Casacalenda, perché a dirittura sono quattro miglia solamente : e finalmente non due miglia, ma assai meno di un quarto di miglio di cammino è lontano il vecchio dal nuovo Larino, come altrove.

14. E prima di Leandro Alberti lo disse anche Flavio Biondo in Ital. Illustr. lib.I. tom.I. dell’edizione di Basilea 1531. p.421. ove della Puglia. IV. Regione ; e forse Leandro Alberti si sarà guidato col medesimo sentimento, benché il Biondo parli più castigatamente, e così ivi : Quarto supra Larini veteris ruinas milliario est Casacalenda, cui ad duos mille passus proxime sunt ruinas Gerionis Oppidi vetustissìmi, de quo Livius lib. XXII. quum ad Gerionem jam hyeme impendente consisteret bellum, Neapolitani Oratores venerunt Romam, & infra. : quod diu pro Gerionis Apulia Castelli inopis, tanquam pro Cartbaginis manibus pugnavit. Superius sunt : Joveniscum , Moronum, Castellum lineum, Petrella, Mons Saganus, Jacobi copiarum Ductoris egregii Patria, a qua cognomen habet.

15. Quindi poi si vede, quanto in quei tempi fiorisse questa Città, o Cartello che fusse, per cui Annibale tanto travagliò per abbatterlo, come dice il Biondo : Diu pro Gerionis Apulia Castelli inopis - parla di Annibale - tamquam pro Chartaginis manibus pugnavit  : ma che finalmente posto a fiamme, e fuoco, appena vi restarono pochi tetti per uso di ’magazzeni, come lo descrive Livio in detto luogo : Hannibal pro Geronii - o come in altra edizione - pro Geriouis minibus, cujus Urbìs capta, atque ìncensa ab se in usum horreorum pauca reliquerat tecta : notasi però, che dopo la distruzione di Gerione, Girone, o Geronio, che si appelli ; la quale secondo il computo del sopra lodato Giovanni Dujat nelle sue note al detto lib.22. di Tito Livio, feguì l’anno di Roma 537. principiò a rifarsi nuovamente, forse a poco a poco, in forma tale, che in detto tempo , che fu fatta la suddetta donazione di beni da Giacomo di Rofrido di Termoli al Monartero di S. Giovanni in Venere, cioè nel fecolo XII., e propriamente nell’anno 1172., era egli in piedi, e ben in essere, ed aveva le sue muraglie in forma di Cartello, dicendosi in detto Strumento di donazione, che donava totum meum tenimentum cum Ecclesia, Casali , & Curte, quod habeo, & possideo in Gironia prope muros Castri.

16. Appresso però ricevute altre percosse si andò disolando; e vado conghiet turando, che assai contribuì il gran terremuoto dell’anno I456. quando Larino sobbissò fin da fondamenti con morte di 1313. Persone, e con Larino pati molto Casacalenda, come nota il Summonte nell’Istoria del Regno di Napoli tom.3. lib.5. cap.1. dell’edizione di Napoli dell’anno 1640. p.213., ed ivi S. Antonino Arcivescovo di Firenze Autore contemporaneo nella 3. par. delle sue Cronache cap. 14. §.3. non parendo verisimile, che con un tal Scuotimento di Larino, e Casacalenda, Gerione, che si ritrovava tra Larino, e Casacalenda, non ricevesse le sue percosse ; tantoché poi a poco a poco si distrusse totalmente, ed al presente se ne vedono i suoi vestigj ; e dobbiamo figurarci, che colla sua definizione si fussero o accresciuti, o edificati altri Castelli, e Terre, che si vedono in quelle vicinanze, come più ampiamente appresso in queste nostre memorie lib.4. in parlarsi di Montorio, di Casacalenda, di Previdenti, di Morrone, di Ripabottoni, ed altri, e de’ loro Casali già distrutti.

17. Né parmi tralasciare di dover qui trascrivere una Iscrizione, che si legge appresso il Muratori nella Classe de’ Municipi, e Colonie Thesaur. Antiquar. Inscript. pag.1111. ove così dice: In Dioecesi Larinati non longe ab Oppido Girone misit Petrus Polidorus Vir clarissimus.

D. M. S.
Q. C A E S I O : : : : : : P A : : : : : : P R I S
CA AVLA : : : : : EI : : : : : POMPO
NIVS AMANDUS
AVS VOLTIVS
PRISCVS AVS NE
POTI PIENTISSI
MO. VOLTIA. TER
TVLIA FILIO IN
FELICES FECERVNT.


18. Questa è una Intenzione sepolcrale, che posero a Q. Cesio Volzia Tertulia, sua Madre, Prisca, Pomponio Amando, e Volzio suoi Avoli. Come poi vada la di loro genealogia, non vi è tempo da digerirsi. Ella comparisce del secondo secolo di Gesù Cristo, durante in Larino l’Idolatria, e non stabilitaà ancora totalmente la nostra Santa Fede ; facendo ciò conoscere quel titolo Diis Minibus Sacrum  ; e se fosse stiata fatta nel Secolo d’oro, l’eleganza sarebbe più aperta, e manifesta, ed in detto secolo.II. le lettere erano già incominciate a decadere ; per altro non è dispregevole, come apparisce dalla sua lettura.