Memorie storiche della città e del territorio di Trento/Parte seconda/Capo XXIV

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../Capo XXIII

../Appendice IncludiIntestazione 30 marzo 2014 75% Da definire

Parte seconda - Capo XXIII Parte seconda - Appendice
[p. 243 modifica]

CAPO XXIV.
D’alcuni uomini illustri e letterati trentini.

Io ho accennati sparsamente qua e là in queste Memorie i nomi d’alcuni personaggi illustri della nostra patria, ed ora ne accennerò alcuni altri, e primieramente non debbo passare sotto silenzio il nome del Conte di Vels uno de’ più grandi capitani del suo tempo, la di cui morte fu pianta con elegantissimi versi dal Conte Nicolò d’Arco. Egli era nato nella terra di Vels presso Bolgiano, ed io qui trascriverò ciò che di lui scrisse il Conte Zaccaria Betti, veronese, autore d’una nuova edizione delle poesie del Conte d’Arco. «Vels, scrive egli, pagus in Tridentino Ducatu prope Bauzanum Colonnæ familiæ, cui feudali jure pertinet, nomen imposuit. Ibidem Leonardus Velsius natus est, inter magnos sui temporis viros merito adscriptus; illum enim Ferdinandus Romanorum Rex et a consiliis habuit, et in Hungarico bello contra Turcas copiarum omnium suarum Ducem elegit, sed gravissimo morbo correptus Viennæ occubuit omnibus desideratissimus.»

[p. 244 modifica]Tra i più celebri capitani o generali della nostra patria, e tra i più insigni pure uomini di Stato dee annoverarsi ancora il Maresciallo Conte Gallasso di Campo, il quale l’anno 1719 dopo aver fatto il suo solenne ingresso in Napoli come Vicerè di quel Regno per l’Imperator Carlo VI. venne inaspettatamente a morte, rimasta essendo con lui estinta la famiglia nobilissima de’ Signori di Castel Campo.

Il nostro paese diede a Salisburgo due insigni Arcivescovi, cioè l’Arcivescovo Paride di Lodron, e l’Arcivescovo di Firmian zio del Cardinale Leopoldo Vescovo e Principe di Passavia, prima Coadjutore ed Amministratore plenipotenziario in Trento. In Trento nacque eziandio il presente Arcivescovo di Vienna della stessa Casa di Firmian nipote del Cardinal Leopoldo, come Trento aveva pur prima dato a Vienna il Cardinale Arcivescovo Migazzi; ma tra i nostri uomini più illustri merita un ben distinto posto il celebre Conte Carlo di Firmian fratello del Cardinal Leopoldo summentovato Cavaliere del Toson d’oro, Ministro plenipotenziario nella Lombardia austriaca, e Commissario imperiale plenipotenziario in Italia morto in Milano con universale cordoglio li 20 Giugno 1783. Magnifici furono i di lui funerali, e l’apparato fuori e dentro della chiesa, in cui venne posto il di lui corpo, fu de’ più grandiosi. Io riferirò qui le iscrizioni, che non [p. 245 modifica]l’adulazione, dopochè era già morto, ma la verità e la venerazion pubblica dettarono in di lui lode


Austriacæ . Amplitudinis
Munificentia . Et . Gratia
Splendide . Auctvs . Donatusque
Liberalitatem . Augustam
Prælarge
Derivavit . In . Plures
Per . Honores . Amplissimos
Summaque . Munera
Vita . Exacta
Temperanter . Sapienter
Citraque . Fastum . Magnifice
Magno . Incremento
Decus . Auxit . Domesticum
Eruditione . Multimoda
Clarissimus
Ingenia . Bonas . Artes
Studia . Omnigena
Omnium . Mecænas
Fovit
Natura . Æquanimus
Lenis . Indole . Animi . Patiens
Adversa . Ægritudines
Et . Fatiscentis . Ruinam . Corporis
Usque . Ad . Exitum . Constanter
Deumq . Spectans . Tulit

Egli possedeva una ricchissima biblioteca, ed il Catalogo de’ volumi, ch’ella [p. 246 modifica]conteneva, ascendente al numero di trentamila fu dopo sua morte pubblicato da’ Monaci di S. Ambrogio di Milano co’ torchj della loro stamperia. La famiglia Firmian aveva il suo Palazzo in Trento, ove risedeva nel verno, ed oltre la Signoria di Mezzotedesco poco lungi da Trento possedeva il Castello o Palazzo in Mechel nella Naunia, ove andava a passare la stagion della state. Nella Chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena (oggidì non più chiesa) a destra dell’altar maggiore stava il deposito sepolcrale in marmo di questa cospicua e nobilissima famiglia.

Quanto agli uomini di lettere, che nei passati tempi fiorirono nel nostro paese, io non ne farò che pochi cenni, e ne nominerò soltanto alcuni brevemente oltre a quelli, de’ quali ho parlato nelle Memorie storiche particolari della Naunia. Del celebre Conte Nicolò d’Arco e delle sue poesie abbiam già favellato più volte, ed abbiam pure accennate le opere di medicina de’ Dottori Guarinoni, Roveretti, e Passi, e quelle di Giulio Alessandrini fiorito nel secolo decimosesto, delle di cui opere ha diffusamente parlato il ch. Conte Gian Maria Mazzuchelli nell’esimia sua opera degli Scrittori d’Italia. Agli autori, che in queste Memorie ho qua e là accennati, io aggiungerò ora primieramente il Padre Martino Martini Gesuita, che scrisse una storia della China, il Padre Alberto Alberti del pari Gesuita della famiglia de’ Conti [p. 247 modifica]Alberti de Enno nato in Pergine li 29 Luglio 1593. Egli scrisse più opere, delle quali vien fatta narrazione con lode nella citata opera del chiarissimo Conte Gian Maria Mazzuchelli. Nel secolo decimottavo sono tra’ nostri celebri in letteratura, oltre a quelli che abbiamo già altrove lodati, i nomi del Padre Gregorio Fontana Professor pubblico di matematica sublime nell’Università di Pavia, del Cavalier Fontana di lui fratello, di Gian Battista Borsieri nato in Civezzano poco lungi da Trento Professore di medicina nella stessa Università di Pavia, e poi Archiatro della Corte Arciducale di Milano, il quale diè alla luce un’opera intitolata Institutiones medic. practic., opera classica e magistrale, che meritò in Londra d’esser tradotta nella lingua inglese: di Giuseppe Slop de Cadenberg, nato in Cadine poco distante da Trento in una casa di campagna di sua famiglia verso la fine del 1739. Nell’anno 1770 egli fu creato Professor pubblico d’astronomia nell’Università di Pisa, e pubblico colle stampe varie sue osservazioni astronomiche, per le quali meritò d’essere aggregato al celebre Istituto delle scienze di Bologna, e fu pure uno dei quaranta socj della Società italiana delle scienze fisiche e matematiche, siccome poco dopo fu aggregato anche alla Società reale di Gottinga. A questi nomi deonsi aggiungere quelli di Gian Francesco Malfatti di Ala Professor pubblico di matematica nell’Università di [p. 248 modifica]Ferrara, il quale fu pure uno dei quaranta della Società italiana delle scienze: di Gian Battista de Gasperi di Levico pubblico Professore di storia nell’Università di Vienna, che tra le altre sue opere una elegantissima ne scrisse intitolata Vindiciæ adversus Sicofantas Juvavienses: del tante volte da noi nominato Abbate Girolamo Tartarotti, di cui scrisse la vita in latino il chiarissimo abbate Costantino Lorenzi Roveretano: dell’Abbate Gian Battista Graser pure Roveretano pubblico Professore di etica nell’Università d’Innsbruck: di Clemente Baroni di Sacco, e del Cavalier Clementino Vannetti, che sebbene rapito da morte nella sola età di quarant’anni fu nondimeno in fatto di letteratura uno dei maggiori ornamenti di Roveredo, e di tutta la patria nostra. Nè finalmente vuolsi tacere fra giureconsulti il nome di Francesco Adamo Pedroni Roveretano, che fiorì nella prima metà del passato secolo, e di cui io ho letto alcune scritture italiane e latine, altre inedite ed altre stampate, le quali dimostrano, ch’egli dee giustamente annoverarsi tra i più insigni e primarj giureconsulti d’Italia. Insigne giureconsulto fu ancora Francesco Betta dal Toldo pure di Roveredo, del quale vien fatta onorevol menzione nella celebre storia letteraria d'Italia del Signor Ginguené. Egli venne erroneamente chiamato da Toledo invece dal Toldo, e fu quindi creduto spagnuolo, mentre egli era della famiglia Betta [p. 249 modifica]dal Toldo di Roveredo, nobile ed antica famiglia, che anche oggidì ivi fiorisce, onde con ragione egli venne dal citato Ginguené restituito all’Italia.

Il ch. Sig. Consigliere aulico Andrea de Pauli, ora Presidente dell’I. R. tribunale in Graz sta già da trent’anni raccogliendo libri e scritti d’ogni maniera di autori tirolesi, sotto il qual nome il dottissimo Presidente comprende eziandio gli scrittori dello Stato trentino, ossia come ora vuol chiamarsi, del Tirolo italiano, ed egli ne ha già fatta, e ne possede una copiosa collezione o raccolta; ma nella Gazzetta d’Innsbruck dei 30 Luglio 1823 N. 55, ed in quella di Trento dei 25 Luglio 1823 N. 30 una ben maggiore raccolta si annunzia fatta dal ch. nostro Signor Antonio Mazzetti ora Consigliere aulico presso il Senato Lombardo-Veneto di cose trentine, nelle quali egli comprende tutto quello che in generale si riferisce al Tirolo italiano. Questa collezione del Sig. Mazzetti di stampe, e manoscritti, e documenti relativi al Tirolo italiano dicesi, che è già salita oltre a duemila cinquecento numeri, e che va tutto giorno crescendo. In una sì immensa farraggine di scritti e di libri ammassata dalla diligenza del ch. Sig. Mazzetti egli dovrà trovarne ben molti, che non meritan punto di essere trasmessi alla memoria de’ posteri, ma bensì d’essere mandati in vicum vendentem thus, et odores. Egli è desiderabile, che da questo sì [p. 250 modifica]grande ammasso il Sig. Consiglier aulico Mazzetti tragga, e formi una scelta di quegli autori, che onorarono il loro nome e la lor patria, e che i gravi affari della sua carica gli dieno il tempo e l’agio di tessere una ben ordinata storia della letteratura trentina, ossia del Tirolo italiano, la quale, quando esca alla luce, ben dobbiamo credere, che sarà degna del sommo suo ingegno e del suo vasto sapere, e che aumenterà sempre più il lustro e l’onore della nostra patria.

Da tutto ciò che abbiam veduto nel corso di quest’opera dal secolo d’Augusto fino a’ nostri tempi, apparisce chiaramente, che la città ed il territorio di Trento non solo fu sempre una città ed un paese d’Italia, ma che esso formò sempre ancora una provincia col suo proprio nome, distinta e separata da tutte le altre. Nella prima parte di queste Memorie storiche abbiamo veduto, che il paese ed il territorio di Trento era ne’ più vetusti tempi una parte dell’antica Rezia soggiogata da Augusto coll’opera di Druso e Tiberio nella celebre guerra Retica rammentata da Orazio, e da altri antichi scrittori: che avendo poscia Augusto divisa in dieci Regioni l’Italia, egli pose la vinta Rezia, come leggiamo in Plinio, nella Regione decima italica, e che per ciò i popoli del Trentino insieme con tutti gli altri Reti, ch’erano pur prima italiani perchè d’origine Etruschi secondo la testimonianza di Tito Livio, [p. 251 modifica]vennero dopo quest’epoca assoggettati all’Impero romano, e compresi nella Regione decima dell’Italia, e tali continuarono ad essere costantemente sotto tutti gl’Imperatori romani pel corso di quattro e più secoli fino all’estinzione dell’Impero romano in Occidente. Noi abbiam veduto inoltre, che Trento fu colonia romana, e ch’ella fu la città capitale della Rezia: che invasa l’Italia da’ Goti il paese di Trento formò anche sotto questo Regno una parte o una provincia d’Italia: che dopochè furono espulsi e scacciati i Goti dalle armi de’ Greci ossia dell’Imperator Giustiniano, venuti i Longobardi divisero essi quella vasta parte d’Italia, che occuparono, in trentasei Ducati o Governi: che uno di questi Ducati fu Trento, il quale ebbe sempre il suo proprio e particolar Duca o Governatore, finchè durò il regno de’ Re Longobardi in Italia: che estinta dopo aver durato quasi dugent’anni la dominazione dei Longobardi pel valore di Carlo Magno, e fondato da esso un nuovo regno in Italia e ristabilito l’Impero romano in Occidente, il Trentino continuò del pari sotto tutti i Re d’Italia fino all’anno 1027 ad essere costantemente una parte del regno italico, ed ebbe sempre il suo particolar governatore col nome or di Duca, or di Marchese, ed ora di Conte come tutte le altre principali città e provincie d’Italia. Avendo l’Imperatore Corrado il Salico l’anno 1027 donato [p. 252 modifica]Trento ed il suo territorio al Vescovo Udalrico ed a tutti i suoi successori in perpetuo, esso fu bensì poscia soggetto al temporale dominio de’ suoi Vescovi Principi, e vi rimase fino alla secolarizzazione generale de’ Principati ecclesiastici; ma se per la donazion di Corrado il Vescovato di Trento divenne quanto ai vincoli e legami politici un membro dell’Impero germanico, esso rimase sempre per la sua natural posizione un paese o una provincia d’Italia. La sua lingua, i suoi usi, i suoi costumi furono sempre italiani, e le sue leggi, ed i suoi statuti furono a un dipresso, quali erano gli statuti di tutte le altre città e provincie d’Italia. Anche il Principato di Liegi, per tacer di molt’altri, era quanto ai vincoli politici un membro dell’Impero germanico ma il Principato di Liegi non è stato mai da alcuno annoverato tra i paesi tedeschi.

Egli è vero, che viene dato comunemente oggidì al Trentino il nome di Tirolo meridionale o italiano; ma il Trentino non è realmente, nè fu mai una. parte del Tirolo. Esso fu solo confederato. col Tirolo in virtù degli antichi patti e convenzioni de’ suoi Vescovi Principi co’ Sovrani e cogli Stati di quella provincia per la comune difesa, ed esso fu sempre un paese separato e diverso. Tutti i più antichi geografi cominciando da Tolomeo hanno annoverato Trento ed il suo territorio tra le città e provincie d’Italia. I posteriori geografi hanno bensì chiamato il [p. 253 modifica]Trentino un Principato dell’Impero sotto la protezione della Casa d’Austria; ma i più accurati tra di essi l’hanno sempre nominato come una provincia o un paese d’Italia diverso e separato dal Tirolo. Parlando de’ paesi posseduti dalla Casa d’Austria nel Trentino, e tra questi della città e pretura di Roveredo, ch’erano feudi ed appartenenze di Trento, essi non hanno mai confusi questi paesi col Tirolo, ma gli hanno chiamati paesi appartenenti alla Casa d’Austria, ed annessi al governo del Tirolo; poichè l’originaria o la naturale situazion de’ paesi non viene punto cangiata dall’accidentale dominio, cui possono esser soggetti1.

Il celebre Barone de Sperges Consiglier aulico in Vienna, che ebbe la sua nascita in Innsbruck, uno de’ più grandi ornamenti dell’Austria non che del Tirolo sua patria, di [p. 254 modifica]cui niuno potrebbe esser giudice più competente nella materia di cui trattiamo, parlando del Vescovato di Trento in una sua memoria, ch’io conservo presso di me, scrisse chiaramente, che Episcopatus Tridentinus male a nonnullis cum Tyroli confunditur. È noto il Sonetto del celebre cavalier Clementino Vannetti, il quale incomincia:

«Italiani noi siam, non Tirolesi»

Anche l’eruditissirno cavaliere Carlo Rosmini Roveretano ha egli pure confutato luminosamente e distrutto l’errore, che confonde il Trentino e proprio ed austriaco col Tirolo, in un suo opuscolo impresso in Pavia l’anno 1792 nella Biblioteca del Sig. Professore Zola. L’anno 1810 Trento con tutto il suo territorio fu chiamato a far nuovamente parte del Regno italico col nome di Dipartimento dell’alto Adige, e come tale ebbe il suo Prefetto, e la sua Corte di giustizia come tutte le altre provincie o dipartimenti del nuovo Regno d’Italia; ma passato l’anno 1814 il Trentino nel dominio di Sua Maestà l’Imperatore d’Austria venne esso aggregato ed unito alla provincia del Tirolo, ed assoggettato interamente all’Imperial Regio Governo sedente in Innsbruck. Il Principato di Trento unito in tal guisa e confuso col Tirolo pare, che abbia perduta oggidì perfino la sua antica denominazione; poichè vien esso ora generalmente chiamato il Tirolo italiano, e col nome di Tirolesi chiamati sono i suoi popoli. [p. 255 modifica]Ma se per le rivoluzioni politiche tale divenne oggidì la condizion nostra, noi non cessiamo però d’essere italiani, come italiani pur fummo in tutti i tempi, e se chiamati ora siamo Tirolesi, non per ciò motivo abbiamo di rattristarcene; perchè siam divenuti membri o parte d’una ragguardevolissima provincia, qual è per ben molti titoli il Tirolo, e singolarmente celebre in Europa per l’inalterabile sua fedeltà e divozione al suo natural Principe, e per la prodezza e pel valor militare de’ suoi abitanti.

Io pongo ora fine al mio lavoro. Si dirà forse, che questa storia non è intera e compiuta, ma difettosa e incompleta, in cui io non ho narrati tutti i fatti ed avvenimenti, che pur dovevano narrarvisi, ed ho molte cose omesse, che non dovevano omettersi; ma io prego chi legge di voler rammentarsi, che io non mi sono già proposto, come ho dichiarato nella prima Parte di quest’opera, di tessere un’intera e compiuta e perfetta storia della nostra patria, ma solo di presentare e render pubbliche alcune memorie per servire alla storia medesima desiderando, ch’esse sieno ad altri di eccitamento ed impulso a compiere un lavoro, che meriti il nome di storia. Quanto alle sviste, ed agli abbagli, ed errori, ne’ quali sarò caduto, e che saranno forse pur molti, io non posso che implorar l’indulgenza de’ miei leggitori, pregandoli di por mente non solo alla cecità, [p. 256 modifica]che già da sei e più anni mi obbliga a leggere cogli altrui occhi, ed a scrivere coll’altrui mano, ma più ancora all’infelice stato di mia salute, ed alle infermità che affliggono incessantemente la mia vecchiaja. Dopo aver condotta a fine altra debol mia opera intorno a varj oggetti della scienza della legislazione, io volli pormi a dettare anche questa seconda parte delle mie Memorie storiche sebbene già giunto all’età d’anni ottantacinque. Cicerone venendo sollecitato dall’amico suo Pomponio Attico a scrivere la storia di Roma con dirgli: Non solum mihi videris eorum studiis, qui litteris delectantur, sed etiam patriæ debere hoc munus, rispose a Pomponio: Intelligo equidem a me istum laborem jamdiu postulari, Attice, quem non recusarem, si mihi ullum tribueretur vacuum tempus, et liberum; neque enim occupata opera, neque impedito animo res tanta suscipi potest: utrumque opus est, et cura vacare, et negotio2. Io sono stato ben lungi dal godere quella tranquillità d’animo e quel felice stato, di cui parla M. Tullio; onde spero, che mi sarà fatta grazia della imperfezione e dei difetti del mio lavoro, nè mi sarà dato biasimo, se ad onta di tutto ciò io volli pur pria di scendere nel sepolcro rendere questo, qual ch’ei siasi, tributo d’amore alla mia patria.

Note

  1. Veggasi tra gli altri geografi le Dictionaire Geographique traduit de l’Anglois par M. Vosgien imprimé á Paris chez la Veuve Didòt 1769. Ecco come esso parla: Trente considerable ville d’Italie avec un Eveché dont l’Evéque est souverain et prince d’Empire sous la protection de la Maison d’Autriche. Le Trentin est borné N. par le TYROL, E. par le Feltrin et le Belunoise, S. par le Vicentin, par le Veronoise, et le lac de Garde, O. par le Bressan et le lac de Garde. Veggasi pure il medesimo autore, ove parla del Tirolo e de’ suoi confini. Le Tyrol, dic’egli, est borné N. par la Baviere, E. par la Carinthie, par l’Arceveché de Salzbourg, S. par une partie des etats de Venise, et par le TRENTIN, O. par les Suisses, et le pays des Grisons.
  2. Cicer. de leg. lib. I.