Merope/La canzone del Sacramento

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
La canzone del Sacramento

../La canzone del sangue ../La canzone dei trofei IncludiIntestazione 24 aprile 2010 75% Da definire

La canzone del sangue La canzone dei trofei


 
INTROIBO AD ALTARE DEI. Sul cassero
era fitto un pavese quadro in otto
battagliòle forcute, e v’era un assero
 
di timone per grado, e paliotto
5un panno di bastita era, tovaglia
era ferzo di trevo o marabotto;
 
e quivi con un càmice di maglia
l’asta di croce in pugno avea l’accolito.
Sì fatto era l’altare di battaglia.
 
10E fu silenzio ed isplendore insolito
su tutto il mare, al segno del Primate.
E tutte le galèe stavano in giolito,
 
con le pale fuor d’acqua affrenellate
su la bonaccia. E il giorno di San Sisto
15era per i Pisani, a mezza state.
 
Tenean quelli di Genova il sinistro
corno con navi e saettìe, l’opposto
le genti di Campania unite in Cristo.
 
Rosse le prore come tinte in mosto
20avea Salerno, d’indaco Gaeta,
d’oro Amalfi alla Vergine d’agosto;
 
ché que’ mercanti a battere moneta
intendevano sol per far naviglio
e cambiavano in gómene la seta.
 
25KYRIE, ELEISOS. Il bianco ed il vermiglio
ondeggiavan con l’Aquila pisana
che già temprato in Bona avea l’artiglio;
 
e la Rosa dei vènti amalfitana,
già fatta croce irsuta d’otto punte,
30si consecrava presso la campana.
 
CHRISTE ELEISON. Ché s’erano congiunte
nel lor Signore le città tirrene
la prima volta a lega; avevan unte
 
di novo spalmo a caldo le carene
35per la lega, cresciuto il palamento,
rinforzato il cordame e le catene,
 
ai lor Vescovi dato sacramento
di riscattare dal predone immondo
le tolte navi, il cristiano armento;
 
40e parea quivi il comun corpo al mondo
latino annunziar le sante imprese,
prima che si crociasse Boemondo.
 
KYRIE, ELEISON. Le guardie del calcese
trasognando vedean nell’acqua i bianchi
45marmi fiorir delle lor dolci chiese.
 
Tutti in corazza i rematori franchi,
allacciati i giglioni coi frenelli,
pregavano a ginocchi sopra i banchi;
 
ma i prodieri, di sotto i lor cappelli
50di cuoio, con un piede alla pedagna,
guatavano la costa pei portelli.
 
AGNUS DEI. E per tutta la compagna
fremito corse; ché, splendor d’Iddio,
splendé nella raggiera l’Ostia magna.
 
55E i prossimi gridarono: "Te, Dio,
lodiamo, Te, Signore, confessiamo!"
Ed anelavan di ricever Dio
 
nella specie del Pane. "Te lodiamo,
Te confessiamo, unico Iddio vivente.
60Del corpo di Gesù comunichiamo.
 
Dacci il Pane dei forti!" E incontanente
s’apprese la divina bramosia,
corse di poppa in prua, di gente in gente.
 
E il Vescovo rispose: "Così sia".
65E per tutto il naviglio fu gran serra
al grido: "Eucaristia! Eucaristia!"
 
Ed era il grido della santa guerra.
Poi fu silenzio. Il rugghio d’un leone
udito fu venire dalla terra.
 
70E dal cassero come dall’ambone
il Vescovo parlò: "Fratelli in Dio,
udite, udite il rugghio del leone!"
 
E sopra la coverta un balenìo
passò, dalle garitte alle rembate;
75le carte del Vangelo sul leggìo
 
si volsero, le lunghe fiamme issate
garrirono, stridé l’alberatura
carica delle vele ammainate;
 
ché si levava il vento di Gallura
80per i Pisani. E il console Uguccione
dietro il Vescovo apparve in armatura.
 
E il Vescovo parlò: "Egli è il leone
di Ieronimo, o quel che pien di miele
fu rinvenuto in Timna da Sansone,
 
85o quel che nella fossa Daniele
mansuefece, ond’egli disse al re:
’L’Iddio mio mandò l’Angelo fedele
 
il qual compresse le fauci, talché
non m’hanno guasto’. E sì voi confidate,
90ché molta in cielo è la vostra mercé,
 
e l’Angelo di Dio dalle rembate
vi guarda, e su dal gorgo i vostri morti
risalgono perché vi ricordiate,
 
perché più non isforzi ai vostri porti
95le catene il feroce rubatore".
Gridaron tutti: «Dacci il Pan dei forti!».
 
E, come fu sedato il gran clamore,
tanto crebbe la romba dei ruggiti
per quelle rupi rogge dall’ardore,
 
100che parve avesser chiuso i re ziriti
quivi l’intiera possa del Deserto
a difendere i culmini turriti.
 
Sorgevano le sette torri in serto
sopra il ciglione, e la muraglia spessa
105le collegava; e il fosso era coperto
 
dal barbacane; e sola era lungh’essa
la muraglia una porta verso terra,
ché la cerchia marina era inaccessa.
 
Ismisurata macchina di guerra,
110la nemica città feriva il cielo
mentre il suo cor parea ruggir sotterra.
 
"O Cristiani, in duomo pel Vangelo
voi giuraste, toccata la scrittura,
per le Reliquie sante, per il velo
 
115di Nostra Donna e per la sua cintura,
pei vostri fuochi e per le vostre fonti,
e per la culla e per la sepoltura!"
 
Miravano i Pisani Ugo Visconti
ch’era il lor fiore, e rivedeano corca
120la dolce Pisa in ripa d’Arno ai ponti,
 
e dove la fiumana si biforca
l’orme di Piero, e alzata in pietre conce
la preda di Palermo e di Maiorca.
 
Misurar si sognavano a bigonce
125i Genovesi e il console Gandolfo
l’oro ch’avean pesato a once a once.
 
Quei di Salerno il lor lunato golfo,
gli archi normanni, tutta bronzo e argento
la porta di Guïsa e di Landolfo
 
130aveansi in cuore, e l’arte e l’ardimento
onde tolse lo scettro ad Alberada
Sigilgaita dal quadrato mento.

 
Ma quei d’Amalfi, cui la lunga spada
era misura, a patria più lontana
135andavano; ché già s’avean contrada
 
e forno e bagno e fondaco e fontana
per tutto, e Mauro Còmite dal Greco
mattava il Doge al libro di dogana.
 
"Fratelli in Cristo, dietro il muro bieco
140a mille a mille anime battezzate
penano; e solo il pianto hanno con seco.
 
Non vi croscia nel cor, se l’ascoltate?
Sono i fanciulli, sono i vecchi, gli avi
e i padri, son le donne violate,
 
145schiavi alla mola, schiavi al remo, schiavi
al carico, sepolti nelle gune
del grano come in cemeterii cavi,
 
muffi nelle cisterne e nelle mude,
riarsi dalla sete e dalla fame,
150rotti dalla catena e dalla fune.
 
Bevono pianto, màsticano strame.
Vivi non sono più né sono morti.
Sono un cieco dolore in un carname.
 
Se non vincete, ecco le vostre sorti,
155fratelli in Cristo." E il tuono fu sul mare.
"Allarme! Allarme! Dacci il Pan dei forti!"
 
E l’Ostia sfolgorava su l’altare
a tutti i marinai come la spera
del sole. E Dio ricamminò sul mare.
 
160Ed issò lo stendardo ogni galera;
e volse d’Occidente ad Oriente
con le mani velate la raggiera
 
il Vescovo, e dal petto suo potente
AGNUS DEI QUI TOLLIS PECCATA MUNDI
165clamò tre volte sopra la sua gente.
 
Ed Uguccione e i consoli congiunti
in Cristo e tutta la capitanìa
AGNUS DEI QUI TOLLIS PECCATA MUNDI
 
conclamarono. E lungo la corsia
170e nelle balestriere e su i castelli
risposero gli armati: "Eucaristia!"
 
E i vogavanti sciolsero i frenelli,
al sìbilo dei còmiti; e due vanni
il legno fu dai cento suoi portelli.
 
175"La croce a poppa, messer San Giovanni
a prua, la Vergin Donna Nostra in vetta
all’albero di mezzo: e Dio li danni!"
 
Gridavano i prostrati "Affretta! Affretta!"
vedendo i lor adusti cappellani
180frangere a gara l’Ostia benedetta.
 
E alfine s’ebber l’Ostia nelle mani
essi i prostrati; assolti l’ebber tocca
i feditori con le dure mani
 
indurite alla lieva ed alla cocca,
185e la fransero e diedero ai compagni;
e ricevuta fu di bocca in bocca.
 
E l’un l’altro pregava: "Sì la fragni
che basti a me, che basti anco a fratelmo!"
E tremavagli il fondo degli entragni,
 
190ché non bastava. Allora nello schelmo
saltò quell’uno, armato; si scoperse
il capo, empié d’acqua marina l’elmo;
 
e l’alzò, come calice l’offerse
gridando: "Valga a noi per sacramento,
195o Vescovo di Cristo!" E quei converse
 
in ispecie divina l’elemento
indomito, col segno, dall’altare
gridando: "Valga a voi per sacramento".
 
E si comunicarono del mare
200sol con quel segno i fanti: ginocchioni
contra i pavesi, udìan Màdia rugghiare.
 
Poi forzaron le rupi ed i leoni.