Milione/174

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Capitolo 174
Dell'isola di Seila

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Capitolo 174
Dell'isola di Seila
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Seila è una grande isola: è grande com’io v’ò contato in adrieto. Or è vero che in questa isola àe una grande montagna, ed è sí diruvinata che persona non vi puote suso andare se no per uno modo: che a questa montagna pendono catene di ferro sí ordinate che li uomini vi possono montare suso. E dicono che in quella montagna si è il monumento d’Adam nostro padre; e questo dicono li saracini, ma l’idolatori dicono che v’è il munimento di Sergamon Borgani. E questo Sergamon fue il primo uomo a cui nome fue fatto idole, ché, secondo loro usansa, questi fue il migliore uomo che fosse mai tra loro, e ’l primo ch’eglino avessero per santo. Questo Sergamon fue figliuolo d’uno grande re ricco e possente, e fue sí buono che mai non volle atendere a veruna cosa mondana. Quando il re vide che ’l figliuolo tenea questa via e che non volea succedere al reame, ébbene grande ira, e mandò per lui, e promiseli molte cose, e disseli che lo volea fare re e sé volea disporre; né ’l figliuolo non ne volle intendere nulla. Quando il re vide questo, sí n’ebbe sí grande ira ch’a pena che no morío, perché non avea piú figliuoli che costui, né a cui egli lasciasse il reame.

Anco il padre si puose in cuore pure di fare tornare questo suo figliuolo a cose mondane. Ora lo fece mettere in uno bello palagio, e misevi co lui 300 pulcelle molto belle che lo servissero; e queste donzelle il servivano a tavola ed in camera, sempre ballando e cantando in grandi zolazzi, sí come il re avea loro comandato. Costui istava fermo, né per questo non si mutava a veruna cosa di peccato, e molto face’ buona vita secondo loro usansa. Ora era tanto tempo istato in casa ch’egli non avea mai veduto veruno morto né alcuno malato; il padre si vollé uno dí cavalcare per la terra con questo suo figliuolo. E cavalcando loro, il figliuolo si ebbe veduto uno uomo morto che si portava a sotterare ed avea molta gente dietro. E ’l giovane disse al padre: «Che fatto è questo?». E ’l re disse: «Figliuolo, è uno uomo morto». E quegli isbigotío tutto, e disse al padre: «Or muoiono tutti li uomini?». E ’l padre disse: «Figliuolo, sí». E ’l giovane non disse piú nulla, ma rimase molto pensoso. Andando uno poco piú ina(n)zi, e que’ trovarono uno vecchio che non potea andare, ed era sí vecchio ch’avea perduti i denti.

E questo donzello si ritornò al palagio, e disse che non volea piú istare in questo malvagio mondo, da che li convenía morire o divenire sí vecchio che li bisognasse l’aiuto altrui; ma disse che volea cercare Quello che mai no moría né invecchiava, e Colui che l’avea criato e fatto, ed a lui servire. Ed incontanente si partío da questo palagio, e andossine in su questa alta montagna, ch’è molto divisata dall’altre, e quivi dimorò poscia tutta la vita sua molto onestamente; che per certo, s’egli fosse istato cristiano battezzato, egli sarebbe istato un grande santo appo Dio.

A poco tempo costui si morío, e fue recato dinanzi al padre. Lo re, quando il vide, fue lo piú tristo uomo del mondo; e imantanente sí fece fare una statua tutta d’oro a sua similitudine, ornata di pietre preziose, e mandò per tutte le genti del paes’ e del suo reame, e fecelo adorare come fosse idio. E disse che questo suo figliuolo era morto 84 volte, e disse che quando moríe la prima volta diventò bue, e poscia morío e diventò cane. E cosí dicono che morío 84 volt’e tuttavia diventava qualche animale, o cavallo od uccello od altra bestia; ma in capo dell’ottantaquattro volte dicono che morío e diventò idio. E costui ànno l’idolatri per lo migliore idio che egli abbiano. E sappiate che questi fue il primo idolo che (fosse) fatto, e da costui sono discesi tutti l’idoli. E questo fue nell’isola di Seila in India.

E sí vi dico che gl’idolatori dalle piú lontane parte vi vengono in pelligrinaggio, siccome vanno i cristiani a San Iacopo in Galizia. Ma i saracini che vi vengo in peligrinaggio, dicono ch’è pure il munimento d’Adamo; ma, secondo che dice la Santa Iscrittura, il munimento d’Adamo si è in altra parte.

Ora fu detto al Grande Kane che in su questa montagna era lo corpo d’Adamo, e li denti suoi e la scodella dov’elli mangiava. Pensò d’avere li denti e la scodella: fece ambasciadori e mandògli al re dell’isola di Seila a dimandare queste cose. E il re di Seila le donò loro: la scodella era d’un proferito bianco e vermiglio. Gli a(m)basciadori tornarono e recarono al Grande Kane la scodella e due denti mascellari, i quali erano molti grandi. Quando il Grande Kane seppe che questi ambasciadori erano presso a la terra ov’egli dimorava e che veníano con queste cose, fece mettere bando che ogni uomo e tutti gli aregolati andassero incontro a quelle reliquie, ché credea che veracemente fossero d’Adamo; e questo fue nel 1284. E fue ricevuta questa cosa in Ganbalu con grande reverenzia; e trov[o]ssi iscritto che quella iscodella avea cotale vertú, che mettendovi entro vivanda per uno uomo solo, n’aveano assai cinque uomini; e ’l Grande Kane il provò, e trovò ch’era vero.
Ora udirete della città di Caver.