Monete e medaglie degli Spinola/Capo IV

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Degli Spinola chiari per lettere

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CAPO IV

DEGLI SPINOLA CHIARI PER LETTERE


Consultando le bibliografie ligustiche, che ci lasciarono il Sopranis, l’Oldoini, e l’Abate Michele Giustiniani, e la storia letteraria del dottissimo P. Spotorno1 noi c’incontriamo ad ogni passo in iscrittori della Famiglia Spinola, che le diverse scienze e le lettere illustrarono. Non è facile rammentare i nomi di tutti, ed io mi limiterò a far parola di quelli solamente che si resero più segnalati.

Il Soprani ricorda un Alberto della religione somasca insigne predicatore morto nel 1662, e di lui conservasi un Discorso sull’unione fatto al Doge Bernardo Clavarezza, Genova 1616 — Pavoni. Sacro oratore pur di gran merito fu quel Carlo dell’ordine dei Servi, ed Arcivescovo di Rossano, di cui toccai nel precedente capitolo. Ei lasciò molte orazioni latine, che insieme con altre di vari religiosi [p. 25 modifica]predicatori, leggonsi in una raccolta di discorsi stampata in Roma nel 1662. Vengono ricordati con grand’ encomio dai nostri bibliografi, due volumi di orazioni quaresimali, rimaste inedite, del P. Gian Battista Spinola religioso carmelitano, Priore in Genova, Predicatore e Consultore del S. Uffizio, Provinciale di Scozia, e poi Vicario di Monsignor Berardi Vescovo di Noli. Io non so, se quelle prediche esistano tuttavia, né potrei parlar del merito che hanno.

Tra gli scrittori di ascetica vanno in singolar modo lodati: Luigi gesuita che scrisse verso il 1625: Itinerarium pietatis ac doloris per eos gradus, quos Rex dolorum suis passibus et sanguine consecravit; Carlo figlio di Ottavio dei Conti di Tassarolo, che come già avvertii morì per la religione cattolica nel Giappone, fu autore di un Opusculum ad honorem novem mensium quibus eadem Beatissima Virgo Dei Mater Christum Jesum in suo utero gestavit. Tale opuscolo colla vita di questo martire, e molte lettere da lui scritte, furono pubblicate in Roma dal P. Fabio Ambrogio Spinola nel 1628.

Di quest’ultimo, che fu dotato di grande ingegno e sapere, abbiamo stampati: Orazione recitata nel Vaticano ad Urbano VIII — Roma 1626 in-4. Corbeletti. — La Corona reale Orazione recitata nella Chiesa di S. Caterina in Genova 1638 — Calenzani. — Meditazioni sopra la vita di Cristo — Genova 1657 Guasco in-12. — Vari sermoni.La vita di Maria Vittoria Strata da Genova. — Quaresimale, Genova 1667 Celle. — Miracolosa apparizione della Madonna di Misericordia di Savona con molte singolari notizie raccolte dal P. Gian Battista Alberti. — Meditazioni sopra la vita di Maria Santissima ed i SS. [p. 26 modifica]principali dell’anno — Genova Franchelli. — Un Gian Battista lasciò Fiori spirituali stampati in Genova dal Pavoni.

Trattarono argomenti teologici : Agostino che tradusse L’ebraismo convinto dei propri errori. – Opera di Samuele Rabbino –, e la stampò il Franchelli in Genova; Basilio Domenicano, che il Soprani loda qual soggetto di gran sapere il quale scrisse un Opuscolo dei luoghi comuni di teologia; un Trattato della Santissima Trinità, ed un grosso volume di prediche. Vengono anche ricordati alcuni suoi opuscoli di matematica, altri di astrologia e vari trattati della creazione, della grazia, dell’incarnazione, e diverse annotazioni a S. Tommaso. Egli fioriva verso il 1627, ed il Cardinale D’Este il tenne per teologo.

Giulio Cardinale e Arcivescovo di Lucca scrisse una lettera agli oriundi di Lucca stanziati in Ginevra, nella quale tenta di richiamarli alla fede dei loro padri.

Lunga è la serie degli Spinola, che amarono la poesia. Agostino è dal P. Spotorno, nel Volume V pag. 76, ricordato come Accademico della Crusca. Le poesie di lui vennero pubblicate in Genova dalla Stamperia Gesiniana. Quell’Alessandro, che lodammo nel capitolo 2. come valoroso guerriero, e ch’ebbe quindi il soprannome di capitano, coltivò la poesia e lasciò diverse rime, che trovansi nella Raccolta pubblicata dal Bellone in Genova nel 1570 in 16, e nell’altra che pur vide la luce in Genova nel 1573. Egli è assai lodato dal Mireo, dal Giustiniani, dal Soprani. Andrea gesuita, dal Giustiniani vien ricordato quale scrittore di versi latini.

Benedetta figlia di Alfonso savonese Marchese di Garresio sposò nel 1584 Gian Battista di Savoia Signore di [p. 27 modifica]Racconigi. Rimase vedova nel 1585, e si congiunse in seconde nozze con Enrico Saluzzo di Cardè, cui portò in dote le sue ragioni su Garresio. Il Vernazza la dice nobile, bella, ed erudita donzella, e da altri si vuole che prendesse diletto a far versi. Poetessa non volgare fu Livia che viveva nel 1570. Dai nostri scrittori è chiamata, raro esempio di bellezza e di virtù. Un saggio delle sue rime l’abbiamo nella raccolta di Pietro Bartoli intitolata: Scelta di Rime di diversi autori non più stampate, Genova presso gli Eredi di Girolamo Bartoli 1591 in-8.

Il Soprani loda assai le rime che Cornelio Spinola stampò insieme all’orazione pubblicata per l’incoronazione del Doge Geronimo Assereto.

Francesco lasciò poesie stampate in Venezia nel 1573, ed alcuni salmi in versi. E quel Francesco Maria del quale tenemmo parola come Vescovo di Savona, tessé quattordici anagrammi sul nome del Doge Gian Battista Lercaro, che videro la luce in Genova nel 1644 coi tipi del Calenzani.

Di un Girolamo Spinola abbiamo un’ode latina in lode dei Dogi Giacomo e Pietro Durazzo. La Scelta di Rime pubblicata dagli eredi Bartoli varie ne contiene di Gian Ambrogio, che in una lettera di Ansaldo Cebà vien detto Principe dell’Accademia degli Addormentati. II Soprani lo esalta come uno dei migliori ingegni del suo tempo, anzi asserisce, ch’egli ebbe tal grazia nella toscana poesia, che mai scrisse in essa, senza ingelosire i più bei spiriti dell’età sua, ai quali pareva imposibile di poterlo eguagliare.

Scrittor di drammi fu Gian Andrea figlio a Giovanni Stefano del ramo di San Luca, e alcuni ne pubblicò, or [p. 28 modifica]sotto il velo dell’anonimo, or sotto nome anagrammatico. L’Ariodante fu recitato nel teatro del Falcone nel 1655 e pubblicato dal Guasco sotto l’anagramma di Giovanni Aleandro Pisano. Ed il Guasco stesso stampava poco dopo gl’Incanti d’Ismene, che l’autore avea preparato come intermedii dell’Ariodante. Più tardi cioè nel 1660 vedeva la luce il Melodramma Europa; e finalmente nel 1695 il Casamara sotto il titolo di Cuore in volta, e cuore in scena ristampava i tre componimenti gia indicati, e i aggiungeva il Sansone, l’ Aspasia, Amare e fingere, ossia il Rasimene, ed Odoacre, e Teodorico colla divisione del Regno d’Italia. Ma gli studi filosofico-politici erano specialmente prediletti da questo dotto patrizio. Coi tipi del detto Casamara nel 1680 faceva di pubblica ragione un opuscolo col titolo Lo Stoico Cristiano — Avvertimenti filosofici e morali dati al figlio Gio. Stefano; e fama maggiore avrebbe egli di certo acquistata stampando il Dizionario storico-filosofico-politico, che trovasi manoscritto in molte biblioteche della città. Di esso io pubblicai qualche saggio nel mio opuscolo Carte e Cronache Manoscritte per la Storia genovese — Genova 1855, al numero 632, e farebbe [p. 29 modifica]opera non inutile, chi prendesse a stamparlo intero. Molti sono gli scritti storico-politici del secolo XVII, che ci rimangono; essi pubblicati darebbero gran lume a chi volesse delineare le vicende e passioni, che agitavano la Repubblica in quella epoca assai burrascosa, ma nessuno meglio di questo ne ritrae i caratteri ed i costumi.

Gian Andrea Spinola, come dissi, era figliuolo di Gian Stefano, e trovo nel libro d’oro che vi era stato ascritto il 14 dicembre 1647, quando contava già ventidue anni.

Gian Francesco figlio di Scipione, scrisse poesie per due incoronazioni di dogi. Di Leonardo varie ne sono nella Scelta di rime degli eredi Bartoli già ricordata. Quelle di Paolo Agostino leggonsi nella raccolta di Ansaldo Cebà stampata dal Zanetti in Roma nel 1621. Il Soprani narra che a’ suoi tempi serbavasi nella biblioteca del principe Doria un poema manoscritto in verso eroico di Tobia Spinola sulle imprese del grande Andrea. Di Tommaso del ramo degli Spinola detti Marmi, abbiamo Anatomia: dell’invidia, trattenimento estivo, Venezia 1646, Hertz in 12 — La superbia confusa, diporto letterario, Piacenza, Ardizzoni in-12, ed altre rime.

Non poesie, ma discorsi e lavori letterarii di varie specie, ci lasciarono: Ambrogio che perorò per la Repubblica a Pio IV, ed il suo discorso fu stampato in Roma nel 1560; Ambrogio di Francesco che pubblicò Orationes duae in Oratium Coclitem romanum, Genova 1629 in-4; Antoniotto legista di vaglia, che disse nell’incoronazione del Doge Stefano Demari un’orazione impressa dal Celle nel 1664, col titolo Idea dei Principi; Camillo, che dié alla luce l’elogio di F. Isaia Volpi.

Nella raccolta degli Accademici veneti intitolata Orationes [p. 30 modifica]clarorum hominum è quella, che recitò Giacomo Spinola Dottore in legge, ambasciatore della Repubblica al papa Alessandro VI. In Barcellona vide la luce nel 1596 un discorso da Nicolò Spinola colà detto, nell’aula dell’Università De laudibus Principatus Cathaloniae, et Barchinonensium nel 1596. Un’orazione manoscritta di Paolo figliuol di Giacomo ricorda lo Spotorno, conservata tra i manoscritti dei signori Fransoni. E questo Paolo tradusse il Sallustio, e stampò quel volgarizzamento il Valvassori di Venezia nel 1564.

Pochi sono gli storici usciti da questa famiglia. Singolarmente lodato è Gian Battista di Nicolò che narrò le cose genovesi dal 1572 al 1576 con singolare senno, e bellezza di stile, sicché il suo racconto meritò di veder la luce nel 1839 per cura del compianto Vincenzo Alizeri degno fratello del dotto Cav. Federico.

Giuseppe monaco cassinese raccolse le Memorie del Monastero della Cervara, che manoscritte serbansi nella Biblioteca della R. Università genovese. Tra i Manoscritti lasciati alla Repubblica dal senatore Federico Federici vi era una Storia di Genova di Monsignor Francesco Spinola, che dalle più antiche memorie che si hanno della Liguria arrivava alla guerra di Gerusalemme. Io non so se alcuno vide mai tal volume, e come andasse smarrito.

Di Andrea, afferma il Soprani, che lasciò un discorso sulle guerre fra Genova e Savoia del 1625, ed egli è certamente l’autore delle Ponderazioni politiche, che leggonsi manoscritte in molte Biblioteche, ed io stampai l’indice di esse nel mio volume Carte e Cronache manoscritte pag. 56. Questo lavoro nelle idee e nello stile molto si avvicina al Dizionario di Gian Andrea, ed in entrambi risplende [p. 31 modifica]splende una grande avversione per gli Spagnuoli, che in quel tempo volevano ad ogni costo dominar l’Italia.

Libro politico, e di qualche importanza è quello di Luigi o Ludovico Spinola De reipublicae institutione ad Andream Auriam, cui dimostra a quali vie debba attenersi per conservare e raffermare la repubblica. È inedito, ed il P. Spotorno lo credeva perduto; io lo rinvenni nella Biblioteca della R. Università.

Legisti molti trovo tra gli Spinola. Di Angelo vi sono allegazioni impresse nel 1699 e 1704; ed allegazioni e pareri e decisioni di Antonio Filippo, di Barnaba, di Paolo Battista, di Francesco, di Girolamo, di Gian Benedetto di Gian Francesco, d’Ignazio, di Giuseppe, di Lazzaro, e di altri. Battista fu tra i dodici che nel 1528 le leggi della Repubblica riformarono. Felice raccolse ed ordinò in un volume le Leggi delle compere di S. Giorgio, che vider la luce in Genova più volte.

Scrittori di materie attinenti al Diritto canonico sono: Pietro che pubblicò in Genova nel 1699 un libro De capacitate episcopi regularis; Agostino che stampò un Monitum pastorale ad alumnos Seminarii, Milano 1740; e Constitutiones pro Seminario episcopali Mediolani, 1738. Molti arcivescovi e vescovi di questa famiglia lasciarono altresì gli atti dei Sinodi da loro tenuti, alcuni dei quali videro la luce, ed altri serbansi manoscritti nelle Biblioteche, come indicai nel precedente capitolo.

Quello Stefano, che rammentai qual vescovo di Savona, uscito dalla religione somasca, fu uomo di profondi studi, e dedito specialmente alla speculazione filosofica. Le opere, che di lui ci rimangono, mostrano ch’egli aveva grand’acume di mente, e non comune erudizione. Ne ricordo i titoli, [p. 32 modifica]onde s’invoglino a consultarli coloro che attendono alla filosofia. De libera et prudenti agibilium electione in moralibus opusculum, Genova 1648, Calenzani, fol. — Novissima philosophia, summulas, logicam, et libros physicorum de coelo, de generatione et corruptione, de metheoris, de anima et Metaphysicorum complectens, Genova 1651, Calenzani — Pro solemni philosophiae moralis auspicio in nova Universitate Grimalda explicanda, Praelectio, Genova 1650, Calenzani 4. — Scolastica teologia 1684.

Il Soprani ricorda Francesco Maria figlio di Gian Battista come grand’astrologo e matematico; ma è a dolere, ch’egli non lasciasse altri scritti, che una vita di S. Geltrude. Filippo stampò in Napoli un volume De Philosophia rationali ed un altro De Philosophia naturali; ambi nel 1660. Non parmi che debbasi prestar fede a Fannusio Campana il quale asserisce, che nel 1184 vivesse un Domenico Spinola, e che scrivesse un Tractatus de ideis, un Liber generationis, ed un altro De universa natura. Egli cita l’autorità d’Enrico Bracellio che quelle opere ricorda nella Bibliotheca mundi.

Di Daniele Accademico addormentato abbiamo a stampa sotto il falso nome di Landino Alpeseo « Il crivello nel quale si vagliano alcune cose contenute nella lettera in difesa di un problema geometrico risoluto da D. Pietro Emmanueli — Macerata 1647, Salvi in-4. », e «la Bietolata, dialogo dell’attizzato intorno alla risposta alli quesiti di Benedetto Maghelli fatta da D. Pietro Emmanueli — Macerata 1647, Salvi, in-4 ».

Senz’accrescere di soverchio quest’elenco degli Spinola, che vennero in fama di dotti e letterati nei secoli trascorsi, piacemi di far cenno di un celebre naturalista [p. 33 modifica]che a’ dì nostri onorò assai la propria famiglia, e recò grande lustro a tutto il patriziato genovese. È questi il signor Marchese Massimiliano conte di Tassarolo di recente rapito alla scienza ed ai figli. Nessuna biografia di questo dottissimo uomo venne sinora in luce, ed è perciò che alla nota delle opere di lui aggiungo brevi particolari della lunga sua vita3.

Egli nacque nella città di Tolosa in Linguadoca il 1.° luglio 1780 dal Marchese Agostino e dalla Marchesa Carrion du Nizas. Nel 1789 ancor fanciulletto trovavasi coi genitori a Parigi, ma lo scoppio della rivoluzione francese obbligavali a fuggire subito in Genova. Dotti precettori prendevano ad educarlo ed istruirlo con quel frutto che appresso si vedrà.

Nel 1801 sposava la Marchesa Clelia Durazzo figlia di Giuseppe, ma la perdeva dopo due anni in Milano consunta da lenta tisi. Frutto di tal matrimonio gli rimaneva un figlio a nome Agostino. L’anno 1806 pubblicava il primo volume della pregiata sua opera Insectorum Liguriae species, e passava a seconde nozze colla signora Maria Giulia Spinola figlia del Marchese Cristoforo. Gli studi che amava erano la matematica, la classica letteratura, la geneologia delle famiglie nobili di Genova; ma alla Storia naturale e principalmente all’entomologia si consagrò con ispeciale ardore.

[p. 34 modifica]Visse assai ritirato, nè cercò pubblici uffizi. Per il vantaggio della patria tenne breve tempo la carica di Decurione di Genova, e per tutelarne gl’interessi ebbe a sostenere una viva ed inutile lotta col Regio Commissario del Governo.

Quando nel 1821 ogni cuore italiano erasi desto per desiderio di libertà, egli ch’era conosciuto per altezza di mente e generosità di animo fu scelto Vice-Presidente della Giunta provvisoria di Governo stabilita in Torino; ma poco dopo disingannato faceva ritorno in patria, ove l’attendeva un’amarissima disgrazia. La sua amatissima consorte, la signora Maria Giulia Spinola lo lasciava vedovo per la seconda volta nel febbraio 1822. Da lei ebbe tre figli. Cristoforo, Massimiliano, Bendinelli, e tre figlie Enrichetta maritata in Lorenzo Damaso Pareto, Anna in Cristoforo Raimondo Spinola, e Maria in Luigi Burlando.

Nelle faccende politiche del 1833 caduto in sospetto ai Governanti, venne chiuso per sei mesi nella fortezza di Alessandria.

Dal 1834 al 1851 attese con tutto 1’animo agli studi entomologici interrotti per qualche tempo, e pubblicò molti applauditi lavori. Assistette ai congressi scientifici di Firenze e di Padova, ed a quello di Genova del 1846, ma indebolitosegli l’udito, non poté prendere a quest’ultimo quella parte che avrebbe bramato.

Dal Ministero Balbo-Pareto fu proclamato Senatore del Regno nel 1848, ma la salute non gli permise di presentarsi al parlamento, sebbene il governo costituzionale fosse da lui prediletto, e propugnasse con calore i principii di Beniamino Constant, di Sismondi, di Royer Collard, e di Guizot.

[p. 35 modifica]Un’ostinata oftalmia lo costrinse nel 1853 ad abbandonare gli studi, e poco dopo preso da profonda malinconia cagionata specialmente dalla perdita dell’udito e della vista si ritirò a vivere coi figli in Tassarolo, ove era spento da improvviso colpo apopletico il 12 novembre 1857. Una modesta lapide indica la sua tomba nel pubblico cimitero di quel paese.

Egli era uno dei quaranta della Società italiana di Modena, Membro dell’Accademia delle Scienze di Torino, di quella Curiosorum di Bona, e di quasi tutte le società entomologiche della Francia, dell’Italia e della Germania.

Le opere più importanti ch’ei lasciò sono le seguenti:

1. Memoire sur les mœurs de la Ceratine albilabre. Latr. (Annales du Museum d’Histoire naturelle, tom. IX, ann. 1807).
2. Essai d’une nouvelle classification des diplolepaires (Annales du Museum d’Histoire naturelle, tom. XVII, ann. II).
3. Lettre sur quelques poissons peu connus du golphe de Gènes adressé à M. Fauyas de Saint Fond (Annales du Museum d’Histoire naturelle, ann. 1807, tom 9).
4. Insectorum liguriae species novae atque rariores, vol. 2 in-4, Genova 1807 in-8.
5. Considerazioni sulla bocca degl’insetti presa per base sistematica dal sig. Massimiliano Spinola, 1814. (Memorie dell’Istituto ligure, vol. 3, 1814).
6. Essai sur les genres d’insectes appartenant à l’ordre des Hémiptères, et a la section des Hétéroptères in-8. Genes 1837.
7. Note monographique sur le genre Evania, et description des trois espèces du genre Evania.
(Revue zoologique de la Société cuviereenne).
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8. Description du genre Cercoptera Spinola.
(Magazin zoologique Guérin-Menneville ).
9. Description du genre Tesserocerus-Saunders.
(Magazin zoologique Guérin-Menneville).
10. Description du genre Stemmoderus Déjean (Famille des Rhylodites) (Mag. zoologique G. Menn.).
11. Description d’un Macraspis nouveau Macraspis colcarata Spinola (Mag. zoologique Guérin-Menneville).
12. Description du genre Chelochirus Spinola (tribus de Geocorises famille des Aradites).
Description du genre Phricodes Spinula trib. de Geocorises fam. Aradites.
(Mag. zoologiq. G. Menneville).
13. Description du genre Osprynchotus Spinola. Famille des Ichneumonides sous famille de Ophionides.
(Mag. zool. G. Menn.)
14. Note sur le genre Pelecinus (Mag. zool. G. Menn.).
15. Description du genre Nectanebus Spinola.
(Mag. zool. G. M.)
16. Description du genre Trigonalis-Klug.
(Mag. zool. G. M.)
17. Description du genre Conura-Spinola.
(Mag. zool. G. M.)
18. Notice sur un Caloptère monstrueux.
(Annales de la Société Entom. de France, 1825).
19. Lettre adressé à la Société entomologique de France sur un group de Buprestides.
(Soc. Ent. de France 1836).
20. Essai sur les especes des genres Steraspis et Acmoedera famille de Buprestides.
(Annal. de la Soc. Entom. de France 1839).
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21. Essai sur les Fulgorelles sous tribu des Cicodaires ordres des Rhingotes.
(Ann. Soc. Ent. de France 1839).
22. Osservazioni sopra i Prioniti ed i Coleopteri affini (vol. V, serie II, pag. 387 delle Memorie dell’Accademia delle Scienze di Torino).
23. Considerazioni sopra i costumi dei Sireciti.
Osservazioni sopra i caratteri naturali di tre famiglie degl’Hymenopteri, cioè le Vesparie, le Masaride, le Chrisidide.
(Memorie lette al Congresso degli Scienziati di Padova 1842, e stampate in Genova coi tipi Ponthenier 1843).
24. Compte rendu des Hymenopteres recueillis en Egypte durant son voyage par M. Fischer, et communiqué par le Docteur Valtl à Maximilien Spinola.
(Annal. de la Société Ent. de France 1837).
25. Hymenopteres récuillis a Cayenne en 1839 par Mr. Leprieur pharmacien de la Marine royale decrits par Maximilien Spinola.
(Ann. Soc. Ent. de France 1840).
26. Compte rendu des Hymenopteres inedits provenant du voyage entomologique de M. Ghiliani dans le Para en 1836.
(Memorie dell’Accademia di Torino vol. XIII 1843).
27. Essai sur le Meliponides.
(Annales de sciences naturelles, 1840 vol. XIII).
28. Note sur les Hymenopteres de la tribu des Meliponides.
(Rev. zool. Cuv. 1842).
29. Essai monographique sur les Clerites. vol. 2 in-8 Gènes 1844.
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30. Tavola sinottica dei generi spettanti alla classe degli insetti artroidignathi (Hemiptera Linn. ecc.).
(Inserita nelle Memorie dell’Accademia di Modena 1850).
31. Di alcuni generi d’insetti artroidignathi nuovamente proposti dal Socio Massimiliano Spinola nella sua tavola sinottica di quest’ordine che precede questa memoria.
(Accademia di Modena 1850).
32. Fauna Chilena-Hemipteres, vol. 2 in-8.
(La descrizione degli Hemipteri del Chili fa parte dell’opera del signor Claudio Gay, Historia fisica y politica de Chile. Il signor Gay tradusse dal Manoscritto francese del signor Spinola in ispagnuolo le descrizioni).
33. Articolo sull’opera — Hymenoptera Europea praecipue borealia per familias, genera, species, et varietates disposita atque descripta ab Andr. Gust. Dahlbom, fasc. 1. Sphex — Lond. 1842. (Inserito nel giornale del R. I. Istituto di Milano 1843).

E colle opere di questo illustre naturalista, io chiudo l’enumerazione degli Spinola, che coltivarono le scienze e le lettere. Di molti sono costretto a tacere, onde non si allarghino di troppo i limiti, che aver debbono queste notizie, le quali varranno, io spero, a mostrare come cotal nobil famiglia non dimenticasse tra gli agi, e la potenza gli studi. Il seguente capitolo proverà, che le doti della mente eglino unirono a quelle del cuore, usando le ricchezze a benefizio sì della religione, che del tribolato e del misero.


Note

  1. Una buona parte del V. volume di quest’opera veramente degna dell’autore, vide testè la luce. Ne dobbiamo l’edizione al benemerito Professore D. Paolo Rebuffo, e vi aggiunge pregio un accurato indice di tutti i cinque volumi, lavoro dell’egregio Sig. Professore Don Giuseppe Scaniglia Vice-Bibliotecario della Civico Beriana.
  2. A quell’epoca io non aveva scoperto l’autore di questo bel lavoro, del quale la Biblioteca della R. Università ha solo una parte. Piu tardi l’egregio mio amico avv. Francesco Ansaldo ne acquistava un esemplare completo, ed altri io ne rinveniva in diverse biblioteche private, col nome di Gian Andrea Spinola, ed uno specialmente in quella del signor Marchese Gian Stefano Spinola testé defunto, discendente per linea diretta dall’autore, ciò che aggiunge al fatto non piccolo peso. Non voglio tacere però che una copia di questo lavoro di proprietà del Reverendo Rettore di S. Antonino, D. Angelo Remondini, porta invece il nome di Ansaldo Cebà.
  3. Mi vennero essi comunicati dall’illustre Sig. Marchese Massimiliano Spinola degno figlio di padre sì benemerito, e di cui ebbi a rammentare nella prefazione la gentilezza, la quale è accompagnata da ingegno e coltura non comune. Un opuscolo di lui sulla discentralizzazione vide nei mesi scorsi la luce, e ad altri lavori di maggior mole egli attende.