Musica d'oggi, 1962/N. 6/L'estate e l'autunno musicale/Il Concorso Pianistico Internazionale “F. Busoni„
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Il Concorso Pianistico Internazionale “F. Busoni„
Il Concorso Pianistico Internazionale F. Busoni continua imperterrito la sua marcia vittoriosa, imperterrito anche quando gli incidenti altoatesini appesantivano l’organizzazione. Come nelle precedenti edizioni anche in quest’ultima ch’è la quattordicesima, livello artistico dei concorrenti molto elevato, e arrivo a Bolzano di ben quaranta giovani pianisti appartenenti a sedici nazioni d’ogni parte del mondo. Tant’è il prestigio di questa importantissima celebre competizione: merito del suo ideatore e animatore maestro Cesare Nordio artista e a un tempo (cosa rara a riscontrarsi) organizzatore acuto e infallibile.
Non ultima prova di questo, l’accorgimento e l’equilibrio con cui egli forma la commissione giudicante, sempre ricca di personalità musicali nostre e straniere, commissione che egli attivamente presiede e che nelle sedute conclusive viene onorata dalla presenza del Capo dell’Ispettorato per l’Istruzione Artistica del Ministero della P.I. Dott. M. Giovanni Penta.
A seguito di laboriose e ponderate eliminatorie sono risultati finalisti quattordici concorrenti di cui gli otto statunitensi Rogers, Schneider, Ruiz, Schumacher, Hamilton, Miller, Hutchings, Shetler; i due italiani Sacchetti e Specchi; il filippino Reyes; l’ungherese Eród; lo jugoslavo Bertoncelj; il canadese Brenton Dale Bartlett. Altra più serrata eliminatoria, mediante esecuzioni sempre seguite in sala da un pubblico esemplare per qualità e assiduità, ed ecco che il verdetto finale stabilisce, ahi, la non assegnazione del primo premio, ossia Premio Busoni. Il secondo premio viene assegnato al suddetto canadese Bartlett, pianista franco e solido, ma non ancora all’altezza dell’ambitissimo guiderdone. Non così pensava qualcuno del pubblico che l’avrebbe voluto vedere al primo posto. Si legge sui giornali che questo Bartlett segue privatamente a Roma un corso di perfezionamento. Benissimo. Ma non possiamo tacere che la sua Ciaccona (Bach-Busoni) agogicamente inquieta, pedalizzata così così, e presa d’assalto lisztianescamente, non si direbbe che abbia beneficiato di lumi speciali. Al Bartlett è riuscito assai bene, invece, il Mephisto - Valzer e non è merito dappoco. Per altro va riconosciuto a questo giovane un pianismo più che notevole per sicurezza di mano se non per poetico abbandono. Noi ricordiamo di averlo sentito al Concorso Pianistico Internazionale di Vercelli dove si aggiudicò il primo premio e possiamo dire che in quelle eliminatorie suonò molto meglio che non ora a Bolzano. Vedete un po’ cos’è di fuggitivo e inquietante l’arte dell’esecuzione e come proprio da codesta instabilità le provenga il fascino dell’avventura e dell’acrobazia sul trapezio.
Anche fra gli altri finalisti, buonissimi pianisti, ma mancando di originalità (del resto neanche il Bartlett ne ha da buttar via) si confondono annullandosi in uno stilismo anodino e realizzato a furia di risoffiature professorali. Di qui la frase che sempre si acchiappa per la coda all’uscita del pubblico dalla sala: «Suonano tutti bene». È vero, ma in senso molto approssimativo. I concorrenti sapendo che la palma toccherà a chi avrà rivelato la più spiccata personalità, spinti dalla bramosia del Premio, forzano tutti gli esteriori elementi interpretativi. Perciò il pianissimo diventa un’ombra di suono evanascente, il fortissimo un baccano di acciaieria, l’accento un picchio e lo sforzato una mazzata. Così dicasi del cantato che pur di apparire ricco di sostanza lirica se n’esce col vocione al megafono e così dicasi dei passaggi brillanti dove la granitura diventa mitraglia. Intervengono poi espedienti quali l’imitazione di pianisti e dischi celebri. Insomma più o meno tutti i giovani vogliono apparire originali e non pensano chel’originalità voluta ad ogni costo è stata definita «la filossera dell’arte contemporanea».
Voler essere originali! Ma c’è cosa più assurda? Sarebbe come voler credere, voler amare, voler essere diversi da quel che siamo, in definitiva, un suicidio ideologico. Originalità vera non è quella delle forzature, quella che si distingue a colpo d’occhio come il rosso dei papaveri fra il grano verde, non è costruzione dell’intelligenza, ma quella che discende spontanea da certa protuberanza cranica che un tempo si assegnava a sede dell’intuizione d’arte e che con parola alla buona si chiamava bernoccolo. L’arte non ha bisogno di intelligenza quanto di bernoccolo, prodotto che scarseggia su tutti i mercati.
Il verdetto della giuria:
Primo premio: non assegnato.
Secondo premio: Brenton Dale Bartlett (Canadà).
Terzo premio ex-aequo: Reynaldo Reyes (Filippine) e Ivan Erod (Ungheria).
Quarto premio: Virginia Hutchings (Stati Uniti).
Quinto premio: Thomas Schumacher (Stati Uniti)
Sesto premio ex-aequo: Mayne Miller (Stati Uniti) e Giorgio Sacchetti (Italia).
pietro montani