Vai al contenuto

Musica d'oggi, 1962/N. 6/L'estate e l'autunno musicale/Il Concorso Polifonico Internazionale di Arezzo

Da Wikisource.
N. 6 - Il Concorso Polifonico Internazionale di Arezzo
L'estate e l'autunno musicale - Musica e cultura a Livorno L'estate e l'autunno musicale - Il Concorso Pianistico Internazionale “F. Busoni„

[p. 233 modifica]

Il Concorso Polifonico Internazionale di Arezzo

La decima edizione di questo importantissimo concorso si è voluto che appunto nel decennale risultasse particolarmente solenne. (La cifra tonda — si sa — ha sempre una sua forza).

Alla cerimonia di apertura, esecuzione del famoso Inno a San Giovanni da cui Guido monaco ricavò i nomi attuali delle note musicali. (L’ut poi cambiò in do: su sette un traditore, non c’è neanche male). L’Inno eseguito dalle voci bianche delle scuole elementari di Arezzo dirette dal maestro Gambi, è quasi il simbolo musicale della città e la [p. 234 modifica]sigla dell’annuale competizione polifonica aretina.

Sono seguite poi due perle musicali: il Collegium Musicum diretto da Renato Fasano e il Coro Polifonico di Roma diretto da Nino Antonellini l’impareggiabile corifeo della RAI. Se la cerimonia di apertura è riuscita solenne, quella di chiusura è riuscita addirittura trionfale: il Teatro Petrarca tutto infiorato e gremito di pubblico cosmopolita, elegantissimo; presenti il Capo dello Stato on. Antonio Segni (che ha distribuito i premi) e il Presidente del Consiglio on. Amintore Fanfani, applauditissimi.

Tutti i coristi in costumi bellissimi, compreso quello sardo, gentile omaggio della Sardegna al suo illustre figlio onorevole Segni.

Alla patria di Guido e Petrarca, di Piero della Francesca e del Buonarrotti, di Masaccio, Vasari, Luca Signorelli, l’Aretino eccetera, va subito riconosciuto il merito di aver rimesso in marcia quell’arte corale italiana che alle primissime edizioni del concorso si presentava dimessa e timida. Lodiamo dunque il comitato esecutivo presieduto dall’insigne umanista Mario Salmi in collaborazione col magistrato Mario Bucciolotti e col maestro Luigi Colacicchi, programmatore superiore ad ogni elogio per equilibrio, gusto e consumata conoscenza tecnica della partita corale. Bandito con grande abilità propulsiva, questo concorso chiudeva le iscrizioni con un bilancio imponente: cinquanta Società corali provenienti da tredici Nazioni fra europee e americane: qualcosa come oltre duemila coristi. Caldo elogio merita pure la Commissione esaminatrice formata da personalità musicali di cartello internazionale quali un Franco Abbiati, un Arturo Benedetti Michelangeli, Guido Guerrini, Solon Michaélides, Slovko Zlatic,... per aver realizzato un verdetto ritenuto da tutti modello di equanimità. E bene ha fatto la città di Arezzo premiando conspeciali medaglie d’oro i principali motori di tanto successo ossia Mario Salmi, il nostro maggior pianista Arturo Benedetti Michelangeli, i maestri Luigi Colacicchi, Cartoni e Pittoni «prime pietre» del prestigioso concorso polifonico all’insegna di «Guido Monaco».

Ed ora ci sia concesso lo svago di una piccola digressione. Finito il dolce naufragare nel mare di travolgenti polifonie, vien fatto di pensare se nonostante secoli di scoperte, esplorazioni, industriose esperienze, all’arte corale non sia mancato quello spirito innovatore ch’è quasi adombrato in un lampo di genio profetico del grande Bussetano.

Diceva Verdi (progettandosi in Milano la fondazione di un’orchestra stabile) non essere l’orchestra frutto propriamente italiano, ma la polifonia vocale «campo non ancora che minimamente sfruttato nelle sue inimmaginabili risorse espressive». É certo, per esempio, che nel solco dei cicalamenti, delle amenità anfiparnassiane, dei contrappunti bestiali eccetera, è mancato il coraggio di spingere la caricatura a estreme conseguenze umoristiche e canzonatorie. Ma peggio che mai è mancato il coraggio del realismo e del ritorno alla primordialità donde sarebbe venuto fuori, per dir così una sorta di impressionismo vocale.

Si pensi un po’ a quale potenza espressiva potrebbe arrivare la vocalità ove fossero valorizzati (ben s’intende in perfetto rigore e nitore stilistico e non già bravate teppistiche incontrollate) gridi, lamenti, singhiozzi, mormorazioni, invocazioni, gemiti, risa, pianti, esclamazioni di gioia, di stupore, di maledizione: tutto un magma, diciamo, donde, in definitiva, doveva emergere niente meno che il linguaggio umano (G.B. Vico).

Ma poiché mi avvedo che voler collocare in questo breve spazio un così vasto e periglioso argomento sarebbe impresa sbardellata, ritorno alla pura cronaca informando che [p. 235 modifica]la corale Santa Cecilia di Trento diretta da Iris Niccolini si è meritatamente aggiudicato il primo premio per il canto gregoriano e, ex aequo con il coro tedesco di Kaufberen diretto da Ludwig Hahn, il primo premio della categoria dei cori femminili.

Ottimamente sia la Corale Pisana diretta da Bruno Pizzi (prima classificata fra i cori maschili) sia la magistrale Schola Cantorum della Università di Arkansas diretta daRichard Brothers che addirittura trionfò nella competizione dei cori misti, misurandosi nullameno che coi nostri maggiori polifonisti quali Palestrina, Luca Marenzio...

Infine nella pittoresca e spensierata categoria dei canti regionali hanno vinto e stravinto i bravissimi spagnoli del coro Easo di San Sebastiano diretto da José Maria Gonzales Bastida: un complesso folcloristico elettrizzante. Indimenticabile.

pietro montani