Musica d'oggi, 1962/N. 6/L'estate e l'autunno musicale/Riaffiorano musiche di autori sconosciuti nella XIX Settimana Musicale Senese
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Riaffiorano musiche di autori sconosciuti
nella XIX Settimana Musicale Senese
La XIX Settimana Musicale Senese (22-30 luglio 1962) è stata dedicata esclusivamente al Concerto: quasi per una sosta pensosa, prima di riprendere le usate manifestazioni teatrali. Questa tornata ha perciò avuto un carattere strettamente musicologico: l’unica, in Italia, che si discosti perciò dai normali Festival, per la sua severità storica, quasi scolastica. Se si astrae dall’ultima grande serata, dedicata al festoso e fecondo Natale del Redentore di Lorenzo Perosi — che ha risuonato sotto la perfetta direzione di Franco Capuana dalla Basilica della SS. Annunziata dell’Ospedale di S. Maria della Scala davanti alla scena, intinta di luce azzurrata, dell’abside frescata dal Conca, che mostra Gesù alla Piscina Probatica (Maestro del coro Adolfo Fanfani; Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino; interpreti: Dino Dondi, Luciano Pavarotti, Marcella De Osmo, Anna di Stasio), — tutte le altre serate erano dedicate a forme di Concerto: il concerto vivaldiano, con Sonate, Concerti e una inedita Serenata, offerto dall’orchestra di Cremona diretta da Ennio Gerelli: poi il Concerto a strumento solista e orchestra del Sei-Settecento, con musiche di Geminiani-Corelli, Cazzati, Boccherini, Ferlendis, Tartini, Buccioni (solisti: Emilio Soana alla tromba, con i notissimi Gaspar Cassadò, Renato Zanfini, Riccardo Brengola, Pier Narciso Masi; direttore Gerelli): poi ancora un Concerto sacro, diretto da Carlo Felice Cillario (maestro del coro Gaetano Riccitelli) con una Sonata di Gabrieli, i due Stabat di L.P. Bonsi e Verdi e ancora il Te Deum verdiano: un Concerto dedicato alle forme vocali e strumentali da camera nel Sei-Settecento, comprendente i seguenti autori: Feroci, Bononcini, Steffani, Brescianello, Lotti, Zannetti, Felici, interpreti Alessandro Esposito, il Quartetto di Siena (Fanetti, Barbucci, Toninelli, Papi) e un complesso vocale composto dei soprani Ferracini e Ticinelli Fattori, contralto Condostati, tenore Malacarne, basso Michalopoulos, più il celtista Lippi. Infine il Quartetto Carmirelli (Carmirelli, Cervera, Sagrati, Bonucci) ha presentato il Trio e Quartetto d’archi in Toscana nel Settecento, rievocando musiche scritte dai componenti del famoso quartetto diretto da Boccherini, e cioè Nardini, Cambini, Manfredi, e lo stesso Boccherini.
La Settimana è stata introdotta da un nitido discorso del giovane musicologo Mario Fabbri nella solenne e tutta medioevale Sala del Mappamondo del Palazzo pubblico: Fabbri è anche lo scopritore della maggior parte delle musiche di autori ignoti della Settimana.
La caratteristica peculiare di questa serie di concerti è stata, sotto la finalità generale della Forma, la presentazione sorprendente di una rosa di autori, quali Bonsi, Feroci, Cazzati, Ferlendis, Zannetti, Giardini, Brescianello, e gli stessi Cambini, Manfredi, Nardini, che sono oggi talmente ignoti (e qualcuno lo fu persino in vita) da produrre all’ascolto l’effetto di giovani autori, anche se sono morti da due secoli. Prendiamo, per esempio, il Bonsi: quasi nessuno lo conobbe, neanche al suo tempo. Era un nobile dilettante, probabilmente troppo ricco per dedicarsi molto al lavoro: e tuttavia tanto ripieno del fuoco sacro della musica, non solo da farsi nominare dopo severo esame sostenuto a cinquant’anni, accademico filarmonico di Bologna, ma addirittura da comporre uno Stabat, che è certamente una delle composizioni sacre più belle della sua epoca. Ecco una pagina di riascoltare.
La Serenata vivaldiana, Gloria e Imeneo, scritta nell’occasione delle nozze di Luigi XV di Francia, non si è rivelata molto più di una curiosità: ma il Concerto vivaldiano ha avuto la sua straordinaria intima bellezza nelle composizioni cameristiche, anch’esse mai eseguite, de La Follia, del Pastor Fido, della Pastorella ecc., i cui interpreti, ne hanno fatto splendere il raccolto carattere notturno e pastorale.
Nella serata del Concerto solista bisogna dire che le cose più interessanti sono state, oltre il fresco Concerto in re maggiore di Tartini, quelle degli ignoti: un ghiotto Trattenimento per tromba di Maurizio Cazzati ben suonato da Soana, il bellissimo Concerto in fa maggiore di Giuseppe Ferlendis per oboe e orchestra, ottimamente interpretato da Zanfini, in tutto degno dell’alto nome di Mozart a cui fu per lungo tempo attribuito. Il Concerto del fiorentino Buccioni, magistralmente interpretato dal giovane pianista Pier Narciso Masi, non è invece gran cosa.
Una serata inattesamente freschissima è stata quella che ha visto salire alla ribalta gli altri nomi oggi pressoché sconosciuti di Feroci, con un buon Concerto per organo ben condotto dall’organista Esposito, e poi il fresco e arguto Divertimento per 2 violoncelli di Giardini, il limpido e stillante Duetto vocale del famoso Steffani, poi l’altrettanto vitale Terzetto del conosciuto Lotti, l’animatissimo Quartetto vocale con strumenti di Felici. Sopra tutte queste vere e proprie gemme di musica vocale cameristica cosi antica e pure così moderna per la freschezza e novità dell’oggi desueta struttura, risplende il Concerto XI in mi minore di Giuseppe Antonio Brescianello, un vero e proprio genio musicale, che il malinconico destino della storia ha condannato in vita e in morte alla quasi oscurità, rotta soltanto dalla fortuna di aver trovato in Adelmo Damerini uno studioso che l’ha riportato con convinzione alla ribalta delle edizioni musicali e delle esecuzioni.
E chi potrà non avvertire altresì il malinconico destino storico, per esempio di un Cambini, di cui la sovrana bellezza interpretativa del Quartetto Carmirelli ha offerto al pubblico una composizione quartettista alta come le più belle pagine di Boccherini e di Mozart?
Mentre dello stesso Boccherini questa Settimana ha rivelato l’ultima gioiosa e complessa pagina dell’incompiuto Quartetto op. 64 n. 2, appena oggi riscoperto negli Stati Uniti da Pina Carmirelli, su cui il grande musicista, superando nell’eternità dell’arte la tristezza dell’ora, chiuse gli occhi alla luce del mondo. Questa è dunque l’eccezionale funzione della Settimana Musicale Senese, troppo poco nota ancora nel mondo profano: riproporre al mondo pagine sconosciute che, se sono valide come quelle nominate, spiccheranno dalla Piazza del Campo e da Palazzo Chigi Saracini il salto per un rinnovato volo nel mondo. La Settimana ha ascoltato anche uno stupendo concerto del Quintetto Chigiano ad inaugurazione della 31a annata dell’Accademia Musicale Chigiana, la cui presentazione è stata fatta dalla simpatica e fluida parola di Giulio Confalonieri. Su tutta la Settimana ha aleggiato il ricordo di colui che ne fu, in Siena stessa, il grande animatore e direttore artistico: Vittorio Baglioni, che una sorte crudele ha portato via improvvisamente poco prima dell’inizio dei lavori nel pieno delle forze e della feconda attività. Tutti i complessi si sono recati commossi a deporre fiori sulla sua tomba, come per dirlo presente ancora fra loro.
giulio cogni