Nella nobil cittade
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CANZONE SECONDA
Strofe I.
NElla[1] nobil cittade,
Cui bagna il Sile, e donde tragge il nome
Un felice d’Italia almo paese,
Venite meco, la mia fredda etade
5Non isdegnando e le canute chiome,
Urania e Clio delle bell’opre intese.
Io non v’invito fra le rose e i mirti
A favellar d’amore;
Ma dentro un chiostro di quel vero onore
10Di cui son vaghi i più severi spirti:
Colà vedrete esempj
Di virtù così rari,
Che ne usciran versi pregiati e cari.
Antistrofe I.
Entro di quelle mura
15Vedrete chiusa una gentil donzella,
Che disprezzò quanto nel Mondo è caro:
Quanto potè Natura
La formò sopra il mortal uso bella,
E ne prese l’idea nel Ciel più chiàro:
20Ogni più allegra stella a lei si volse
Nel chiaro nascimento:
Ogni più scelto pregio, ogni ornamento
Delle più illustri donne in lei s’accolse;
E in lei sola vedrete
25Tutte insieme cosparte
Bellezza, leggiadria, natura: ed arte.
Epodo I.
Videla con diletto
Nel suo già verde aprile
L’inclita patria, e ne sperava un giorno,
30Che nel talamo adorno
Congiunta ad un signor di lei simile
Venisse madre di novelli eroi,
Qual furon gli Avi suoi:
Colla gloria e cogli agj Amore unito
35Si promettea nel di lei tetto avito
Belle e sicure palme
Delle più nobil’alme.
Strofe II.
Ma lo sperar fu vano
Da così saggia donna opre terrene;
40E vaga d’altro che di van desio,
Ella il vero immortal sommo e sovrano,
Ed agli occhi del Mondo occulto bene
Non mai cercò, non sperò mai che in Dio.
Perciò lasciata la felice e chiara
45Patria, e l’inclita avita
Casa, ove nacque ed ove fu nudrita,
Se n’andò in parte più solinga e cara:
Ivi chiuse per sempre,
Per invaghirne il Cielo,
50La bella luce del suo fragil velo.
Antistrofe II.
Ma non è già di voi,
Muse, il ridir quante imprendesse e quante
Nel primo anno già corso opere eccelse.
Le cure e i pensier suoi
55Non altro fur, che le tre belle e sante
Virtù, che guide del suo viver scelse.
Bello il veder soggetta all’altrui cenno
Chi comandar dovea
E priva d’agj chi ’l bel fior n’avea,
60E ne’ verdi anni un sì severo senno,
Ma più bello il vederla
Accesa gli occhi e ’l volto
Di quel bel fuoco, che ha nel seno accolto.
Epodo II.
Beata lei cui splende
65La sovrumana luce
Del Vero eterno; e più beata ancora
Per quel che la innamora
Fuoco divin, ch’alle bell’opre induce!
Fuoco principio di serena pace,
70Che sincera e verace
Or ella gode in Terra, e godrà poi
Molto miglior là fra i celesti eroi
Quando, sciolto il suo frale,
Diventerà immortale.
Note
- ↑ Per la professione di nobil donna in Trevigi.