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Nita Naldi/Nita Naldi

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nita naldi




un’italiana americana — una donna fatale agli effetti dello schermo
e a quelli della... scherma nella vita — le sue doti naturali
e acquisite — i suoi films più importanti: “sangue
e arena„ “notte nuziale„ “cobra„
“la donna nuda„ — aneddoti
e battute finali


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N

ita Naldi è italiana: sicuro! Non si può negare, in verità, ch’ella sia nata in America, nell’America del Nord, negli Stati Uniti e precisamente a New-York.

Ma il suo nome basta a classificarla per nostra conterranea, se non vi concorresse l’aspetto suo magnifico che ha tutte le caratteristiche della latinità, anzi della italianità. Onde, tanto più volentieri ci occupiamo di lei in quanto è una nostra connazionale, una bella e brava creatura nata occasionalmente — come spesso avviene — fuori del territorio nostro, ma figlia di Italiani.

Di Nita Naldi a nessuno dei nostri lettori sarà capitato di non udire, di non leggere il nome, di non averlo veduto stampato a caratteri cubitali nei cartelloni cinematografici, e di non averne visto l’immagine leggiadra e formosa sugli stessi cartelloni, sulle fotografie e sui fotogrammi.

E alla grande maggioranza dei nostri innumerevoli lettori sarà pur capitato di ammirare la nostra brava artista in più di uno schermo, su cui si svolgevano le pellicole dei films ai quali ha collaborato come una delle principali figure, come una donna sempre fatale e irresistibile.

E chi avrebbe potuto sottrarsi al fascino di quei due occhi splendenti come due stelle di carbonchio? A quella bocca? A quel volto? A quel corpo? Mio Dio! Noi dobbiamo indulgere a coloro che hanno peccato... sullo schermo, dinanzi alla macchina da presa, ammaliati da tanta... grazia di Dio.

Nita Naldi si è fatta conoscere e si è affermata come attrice cinematografica per la sua vaghezza e per le sue ottime qualità fotogeniche e interpretative. Si è fatta universalmente — aggiungiamo — conoscere, anche perchè i films in cui ella compare, irresistibile fascinatrice, hanno avuto grande diffusione, grande popolarità, grande successo. Basterà che citiamo soltanto due titoli di films, per giustificarne la fama, meritatissima del resto. Essa ha partecipato a Notte nuziale a fianco del compianto Rodolfo Valentino; e, a fianco del medesimo, ha interpretato il personaggio di Doña Sol nel non meno famoso lavoro Sangue e Arena. Che più? [p. 5 modifica]Immagine dal testo cartaceoIn “Sangue e arena„ con R. Valentino.

Sangue e Arena rievoca la vita spagnola con le corse dei tori, le fatali passioni, le gelosie selvagge e le vendette. Doña Sol è una gran signora, aristocratica, moglie di un ambasciatore che incarna una creatura fatale, causa d’infinito amore e di infiniti guai. Questo film è così noto, che non crediamo di darne un riassunto neppur sommario.

Vogliamo, invece, narrare e con sufficiente ampiezza, Notte nuziale.

Don Baldassarre, marchese di Castro, [p. 6 modifica]i cui antenati da ben tre secoli si erano stabiliti nella Argentina, viveva in una vasta fattoria, conservando fieramente e gelosamente le tradizioni ataviche e, per quanto possibile, le antiche usanze. La sua immensa fazenda, al cui centro si elevava una vecchia costruzione, somiglievole Immagine dal testo cartaceoNel suo giardino ad Hollywood.ad un vetusto castello, era a due centinaia di chilometri da Buenos Aires. Si stendeva in mezzo alla pampa ed era coperta da innumerevoli greggi sicure, almeno nella massima parte, sebbene in quello sconfinato territorio si verificassero delle razzìe attribuite ad un terribile e inafferrabile bandito, Josè Galpas, detto «il Tigre», al cui solo nome tutti tremavano.

Colà viveva, dunque, il marchese di Castro, vedovo, in compagnia della madre donna Incarnazione e del figlio don Alonzo, nel quale il padre riponeva tutte le speranze della sua nobile e doviziosissima casata. Don Alonzo, appena ventitreenne, era stato lontano un paio di anni dalla residenza familiare per completare la propria educazione in Parigi, affidato alle cure di un diplomatico spagnolo, ivi residente e grande amico del marchese.

Del suo ritorno tutti si erano rallegrati, il padre, la nonna, i domestici e gli addetti dell’azienda, compresa la bella Carlotta giovine figliuola di Sancho Lopez, già servitore, indi assurto alla carica di intendente. Costui, beneficato dal marchese, lo odiava nel suo intimo perchè non si sentiva libero di operare a suo talento nell’amministrazione e si vedeva sorvegliato nell’adempimento delle sue funzioni. La figlia Carlotta, formosa e procace, aveva gioito del ritorno di don Alonzo e, parlando in lei il cuore e i sensi al tempo stesso, si era innamorata del giovinotto, respingendo le assiduità di Casimiro — fratello di latte affezionatissimo d’Alonzo — e a questo amore, non platonico soltanto, la sospingeva il padre cupido e disonesto. Mentre fioriva l’idillio punto casto, il marchese pensava che il figliuolo, per assicurare l’illustre discendenza, dovesse ammogliarsi. E difatti da ben venti anni egli lo aveva fidanzato a Giulietta, figlia allora in fasce di un suo amico, il duca di Baldez e Campo, grande di Spagna e dignitario della Corte. Ma i due ragazzi non s’erano mai visti, e don Alonzo si rassegnava a questo matrimonio, ignorando se la sposina sarebbe stata [p. 7 modifica]almeno fisicamente di suo gusto. Opportunamente giunse un ritratto della fidanzata, e la cassa che lo conteneva fu portata nella stanza dove trovavansi il marchese, sua madre, don Alonzo e Carlotta che ricamava. Costei, impaziente di veder la rivale, stracciava la carta dell’involucro mentre i domestici aprivano la cassa. Oh, meraviglia! Il ritratto era di una leggiadrissima creatura, tanto che tutti — don Alonzo compreso — rimasero entusiasmati. Piena di dispetto, invece, Carlotta uscì dalla stanza e fermatasi a contemplarsi in uno specchio, esclamò:

— Sono meno bella di lei, ma... tutto non è perduto! Non sarà quella piccola oca che mi ruberà il mio amore... No e no!... Altrimenti, tanto peggio per lei e per lui!

Il giovinotto, che aveva notato la sparizione di Carlotta, evitò d’incontrarsi con lei; ma ella lo spiava e la scena fu inevitabile. Per calmarla, don Alonzo cercò di affacciare l’argomento della convenienza del suo matrimonio e si lasciò andare fino a darle un bacio, pur prevedendo le noie che ne sarebbero seguite.

Preceduta di un paio di settimane dal proprio ritratto, stava per giungere Giulietta in persona; e il marchese stava dirigendo le trasformazioni e gli abbellimenti della sua dimora, in attesa di ricevervi degnamente la bella sposina. E arrivò costei accompagnata dalla governante e non dal babbo, infermo a Madrid: sbarcata a Buenos Aires, prese la ferrovia di Mendoza, indi una vettura che si fermò ad un certo punto, circondata da un nugolo di cavalieri, secondo un’antica tradizione castigliana. Tra i cavalieri, la giovine riconobbe subito, all’aspetto signorile e prestante, colui che doveva impalmarla. Sollevò la tendina della carrozza e, mentre Alonzo avrebbe voluto, inchinandosi, baciare quella mano che doveva esser sua, si udì la voce severa della governante:

Vogliate, signore, ordinare al cocchiere di procedere; vi saluteremo, arrivando a destinazione.

Più tardi, la carrozza giungeva alla porta del maniero, insieme coi cavalieri di scorta. Erano ad attenderla sullo scalone il marchese e la vecchia marchesa insieme con don Pedro, sacerdote, già precettore di Alonzo. Quest’ultimo non lasciò loro il tempo di discendere, saltato giù da cavallo era corso ad aiutar la fidanzata. Don Baldassarre dolcemente lo Immagine dal testo cartaceoUn’espressione passionale.scostò ed offrì il braccio alla giovine, il cui volto era completamente nascosto dal velo ch’ella sollevò entrando nella grande sala a pianterreno. Alonzo allora le si avvicinò e le baciò la mano mentre il suo sguardo esprimeva tutti i sentimenti che lo animavano.

— Ecco l’anello di fidanzamento — disse allora, con ispagnola gravità, il marchese al figlio — che i nostri sposi [p. 8 modifica]hanno sempre portato da oltre due secoli. Tocca a te ora di offrirlo, in questo momento solenne, alla tua fidanzata.

E il giovine prese il ricco gioiello e lo pose al dito di Giulietta, baciando di nuovo con vivo trasporto a lungo l’aristocratica manina.

La sera Giulietta e Carlotta erano rimaste sole, quando gli accordi di un mandolino fecero accorrere sul balcone Giulietta, che presentiva fosse a lei rivolto il tenero omaggio di quella dolce melodia... Splendeva la luna, ed ella potè distinguere, in giardino, colui per il quale il suo cuore incominciava a palpitare. Appoggiato ad un muro rivestito di edera, Alonzo suonava con maestria una sentimentale serenata, quando vide Giulietta, deliziosa visione, apparire. Fece qualche passo per raggiungere il verone di poco più alto di lui: s’inchinò profondamente e volle esprimere alla giovine i suoi sentimenti: ma ella era troppo turbata per ascoltarlo e con un cenno lo pregò d’allontanarsi. Ma ella, invece, non si allontanava, e Alonzo mise il piede su di una pietra sporgente e intonò, accompagnandosi con l’istrumento, una romanza che era un inno d’amore. D’un tratto, la pietra si smosse e il giovine, perduto l’equilibrio, cadde mandando in pezzi la mandola.

Cattivo presagio d’amore: ma la giovine ebbe una risata squillante; poi disse:

— Spero, non vi sarete fatto male!

Lieto di tal premura, il giovine obliò l’incidente e, levati gli occhi verso la bella creatura, la contemplò per qualche istante in silenzio.

— Sì — rispose poi sono ferito, ferito a morte... per cagion degli occhi vostri.

Piacque il complimento, ed egli stava in procinto d’arrampicarsi sul balcone, allorquando di tra le ombre del giardino, echeggiarono le note di un concertato: erano gli uomini della fattoria che, fedeli alle usanze, facevano un po’ di musica.

Alonzo saltò a terra, mandando al diavolo gli importuni: i quali capirono d’esser malgiunti e se n’andarono. Il rumore del concertino aveva però costretto donna Ines, la severa governante, ad entrare nella camera di Giulietta: non vide Carlotta che con ciglio corrugato e ostile fissava la rivale. La figlia dell’intendente ebbe appena il tempo di nascondersi nella camera, donde uscì la padrona, asportando uno degli abiti di Giulietta, ancora distesi sul letto.

Donna Ines si meravigliò di veder la giovine sul balcone: s’avanzò per rimproverarla, e la sua indignazione non si contenne più allorchè, spòrtasi, riconobbe don Alonzo che turbava l’innocente fanciulla. Gli lanciò una terribile occhiata, trascinò via la giovine e chiuse l’imposta. Alonzo se n’andò mortificato e, rientrato in sala, sedette vicino a donna Incarnazione che perorava di guadagnare alla propria causa.

— E’ un supplizio — le disse — che i fidanzati debbano, come al tempo antico, vivere come due estranei...

— Un po’ di pazienza... Che cos’è una settimana di attesa?... Sarai poi unito per sempre. E’ questa un’ottima usanza che fa buone le mogli.

Frattanto, Carlotta stava provando l’abito portato via, elegantissimo e alquanto scollato: si guardava nello specchio e pensava che, se Alonzo l’avesse veduta così, l’avrebbe preferita a quella maledetta sposa. Un rumor di passi la fece trasalire: Alonzo, lasciata la nonna, si dirigeva verso la veranda. Senza esitare ella gli corse dietro. Il giovine che non l’aveva mai vista che nel costume paesano, scorgendola nella penombra, la credette, per un istante, Giulietta.

— Voi, mia cara? gridò. — Come avete fatto?...

— T’inganni, Alonzo; sono Carlotta... Non istò bene, così?

E gli si avvicinò, lo abbracciò, gli tese le labbra: il giovine la respinse.

— Come mai ti trovi qui? chiese. — E perchè osi indossare quest’abito?

— Ah!... così mi ricevi?... fremette l’altra. Ipocrita! Poco fa mi rivolgevi ancora delle tenere paroline... Stai in guardia, Alonzo! la sventura ti pende sul capo.

Ed era sparita, mentre l’altro tentava di trattenerla per calmarla. Doveva [p. 9 modifica]Immagine dal testo cartaceoIl suo bel profilo. [p. 10 modifica]attraversare, per raggiungere la propria camera, una sala che costituiva l’anticamera del suo appartamento. La porta — insolitamente — ne era chiusa a chiave, Immagine dal testo cartaceoElla incarna l’amor seducente con ammaliante arte.ond’ella bussò nervosamente; e quando, poco dopo, l’intendente andò ad aprirle, ella gli vide una faccia strana. Dietro di lui stava un individuo, seduto dinanzi ad una tavola: teneva un bicchiere in mano ed aveva un aspetto bestiale.

— Avevo chiuso — spiegò il padre — per non essere disturbato: questo signore mi proponeva d’esser suo socio nel commercio di bestiame... Domani ti racconterò... Per bacco, come sei bella! — soggiunse poi, osservando l’abito indossato dalla figliuola. — Te l’ha forse regalato la futura marchesina?

Non rispose Carlotta; i suoi sguardi avevano incontrato quelli dello sconosciuto, esprimenti ammirazione e brutale bramosia: intuì che poteva essere un utile alleato per la sua vendetta e decise di accaparrarselo. Sancho Lopez, lieto che la presenza dell’ospite non avesse urtato Carlotta, prese un’altra bottiglia: il vino valse a scioglier lo scilinguagnolo. Da tempo, l’intendente aveva preso l’abitudine di frequentare una lurida taverna, bazzicata da loschi clienti, fra i quali aveva conosciuto il famoso José Galpas «il Tigre», un brigante matricolato. Questi aveva presto intuito l’assenza di ogni scrupolo nel Lopez, e aveva deciso di servirsi di lui per un bel colpo da tempo ventilato: far man bassa sulle ricchezze del marchese di Castro. I due miserabili attendevano il momento propizio e questo poteva essere il matrimonio di Alonzo: quella sera, appunto, prendevano i loro accordi. Carlotta ascoltò, impassibile e, invece di provare un senso di ribellione e di disgusto, si compiacque....

— Vi amerò — disse sottovoce al bandito — quando mi avrete vendicata di taluni...

— Indicatemeli!

— A suo tempo.

— E’ inteso! Che non farei per voi?

E volle baciarla di sfuggita: ella sentì la nausea; ma il pensiero della vendetta fu più forte.

Un pomeriggio, alla vigilia del matrimonio, Alonzo, che invano aveva cercato di rimaner un istante con Giulietta, le si avvicinò in giardino, mentre la [p. 11 modifica]governante sonnecchiava, e la pregò di farsi, la sera, al balcone.

— Impossibile! Non voglio esser sorpresa e rimproverata.

— Rimproverata? Domani voi sarete mia... — e le baciò la mano.

— Andate, per carità!

Donna Ines aveva fatto un lieve movimento: Alonzo scomparve.

— Rientriamo, è ora — disse la governante sospettosa.

La sera, Alonzo attese invano: la governante non aveva lasciata Giulietta che quando la vide in letto e non chiuse la porta di comunicazione fra le due camere.

Poco lontano da quel castello si ergeva un antico convento spagnolo, le cui rovine abbandonate servivano spesso di rifugio a Galpas e alla sua banda. Quella notte, appunto, il Tigre aveva riunito i suoi uomini in un vasto sotterraneo rischiarato da qualche candela e dai raggi lunari penetranti da larghi spiragli. Un messaggiero di Sancho era giunto per informarlo che, all’indomani, si sarebbe effettuato il piano prestabilito.

— Siamo intesi — disse Galpas: partiti gli invitati, noi faremo irruzione sugli uomini che, dopo la gozzoviglia nuziale, non faranno resistenza. Un fischio sarà il segnale. Andate!

Tutti si ritirarono: Galpas si sdraiò sulla tavola che aveva servito per la cena e rivolto ad una graziosa ragazza che se ne stava là tutta spaurita, le ingiunse:

— Danza adesso. Estrella!

E la misera, dal bandito conosciuta in un caffè-concerto di Buenos Aires e da lui rapita per soddisfare alle sue voglia brutali, la misera che era spesso maltrattata e battuta, obbedì.

Il giorno dopo, una grande animazione regnava nella fattoria di Castro: Giulietta si lasciava lietamente abbigliare di un ricchissimo costume e il matrimonio fu, più tardi, benedetto da don Pedro nella cappella, troppo angusta per contenere tutti i convitati alle nozze. Vi furono festeggiamenti e danze, e Alonzo trascinò la giovine sposa ad un giro di tango. Carlotta non perdeva di vista la coppia felice: Casimiro le si avvicinò per invitarla a ballare, ma essa nonImmagine dal testo cartaceoNel suo sguardo v’è tutta la potenza interpretativa della sua personalità artistica [p. 12 modifica]volle. Una mano le si posò allora sulla spalla; la ragazza fremette, riconoscendo Galpas.

— Voi? — esclamò — Quale imprudenza!...Immagine dal testo cartaceoOziose chiacchere dei circoli di Hollywood crearono la falsa voce che Nita Naldi avesse delle brutte gambe: ecco una documentazione che sfata definitivamente questa calunnia.

— Nessuno pensa a me in questo momento...

— E bene, approfitto della circostanza per mostrarvi i due che dovrete sopprimere... poi non verrò meno alla mia promessa.

E designò Giulietta e Alonzo. Ma Galpas non aveva fretta d’allontanarsi e divorava con occhi bramosi la bella sposina: Carlotta se ne accorse e lo condusse via, timorosa che il fascino della rivale non nuocesse alla vendetta.

Poco più tardi, un completo silenzio regnava nell’antica dimora: gli invitati, che abitavano assai lontano, se n’erano andati e i domestici stanchi erano a riposare; anche i gauchos, venuti a prestar servizio d’onore, erano ripartiti verso le loro dimore o dormivano sul posto.

Don Baldassarre, donna Incarnazione e don Pedro accompagnano gli sposi fino alla soglia del loro appartamento, indi si ritirano: è il momento atteso dall’intendente e dalla figlia. Corrono ad aprire il portone: Galpas dà un fischio, si riuniscono i banditi a ciascuno dei quali è assegnato un compito dall’intendente, il quale s’illude che tutto possa avvenire senza spargimento di sangue. Ma non fu così: don Pedro che, intuito il pericolo, volle suonar la campana, fu sgozzato: ma, ai primi rintocchi, i gauchos si destarono, e vi fu una vera battaglia in cui furono trucidati i domestici, la governante, don Baldassarre e donna Incarnazione. Al rumore, don Alonzo si strappò dalle braccia di Giulietta con un lungo pugnale in mano; ma, scontratosi con Galpas e con vari suoi cagnotti, ebbe un colpo che lo fece barcollare e rotolare in terra svenuto. Il Tigre vide, in quel punto, la bellissima sposa, pallida dallo spavento; la trovò ancor più attraente nel suo candido [p. 13 modifica]abito nuziale e nel suo pallore e, presala fra le braccia, la portò via. Sancho e Carlotta avevano assistito senza ombra di rimorso al terribile spettacolo; ma la donna emise un urlo di rabbia, vedendo che la giovine rivale gli contendeva anche il bandito. Saltò a cavallo e corse loro dietro raggiunta più tardi da Sancho che, per ingiunzione del Tigre, aveva cercato di far sparire ogni traccia dell’eccidio appiccando il fuoco alla vetusta dimora.

Casimiro, tramortito da un colpo ricevuto mentre si slanciava al soccorso di Alonzo e di Giulietta, aveva cercato di trattener invano Carlotta slanciatasi sulle orme di Galpas. Quando si riebbe, provò un fremito al ricordo dello spaventoso scempio e si guardò intorno: nell’incerta luce dell’alba vide un mucchio di rovine fumanti. Si rizzò penosamente, attraversò il cortile e trovò alcuni domestici d’ambo i sessi che si erano salvati nascondendosi prudentemente. Poi si ricordò del suo fratello di latte, che aveva visto cadere, e non tardò a scorgerlo disteso in terra, che non dava segni di vita. Ne ascoltò con angoscia il cuore ed ebbe un fremito di gioia nel constatare ch’era ancora vivo: era difatti ferito e aveva perduto molto sangue, ma rinvenne dopo le prime cure e si potè osservare che la sua ferita non era grave. Risensato, ricordò il passato che pesava su di lui come un incubo: vide le rovine fumanti, apprese con atroce dolore la morte dei suoi cari e chiese penosamente:

— E Giulietta?

— E’ viva — gli rispose Casimiro — ma non è più qui... Fu portata via da colui che vi fronteggiava sulla scala e che mi parve, orribile a dirsi! d’accordo con Carlotta e con suo padre.

Ormai tutto era chiaro agli occhi di Casimiro e di Alonzo che, inginocchiatosi dinanzi alla salma del padre e della nonna, decise di correre sulle tracce di Giulietta e strapparla dalle mani dei banditi.

Galpas, frattanto, si era coi suoi rifugiato nelle rovine del vecchio convento, dove contava di non esser disturbato dalla polizia, almeno per il corso di un intero giorno. S’era addormentato stanco, e, come lui, aveva ceduto al sonno Carlotta. Giulietta, semisvenuta, era stata gettata in un angolo del sotterraneo: quando si raccapezzò prese a singhiozzare disperatamente. Estrella, la giovine vittima di Galpas, pensando che quella misera fosse una novella vittima del suo tiranno, andò a lei e prese a confortarla affettuosamente: entrambe si raccomandarono con divoto fervore alla Vergine Maria.

Nel pomeriggio, Carlotta si destò e volle dimostrare tutto il proprio disprezzo Immagine dal testo cartaceoNel film “Notte nuziale„a Giulietta, insolentendola e dandole la cruda novella che Alonzo era stato trucidato. La misera mandò un urlo straziante che destò Galpas. Carlotta corse a lui e per avvilire la rivale, gli gettò le braccia al collo e gli porse le labbra per un bacio: ma il Tigre la respinse brutalmente e andò a consolare Giulietta, pretendendo di baciarla... La ragazza riuscì a sfuggirgli di mano, decisa a difendersi fino all’ultimo; ma intervenne in buon punto Carlotta che lo adescò, ricordandogli la promessa con un mondo di vezzi ammaliatori.

— Hai ragione — le disse il bandito — tu vali molto più di lei; ma, a suo tempo, avrà anch’essa la lezione che le riserbo.

Lieta del successo, Carlotta strappò a Giulietta il pettine e il velo bianco che ancor le pendeva dalle spalle, le tolse dal dito il prezioso anello di sposa e se [p. 14 modifica]ne adornò: indi tornò al Tigre e questa volta le loro labbra rimasero unite a lungo. Ad un tratto, il bandito udì un’esclamazione soffocata e scorse, attraverso ad un’apertura, un’ombra. Liberatosi Immagine dal testo cartaceoNel film “Sangue ed Arena„dalla stretta di Carlotta, s’arrampicò fino all’altezza dell’apertura ed emise una bestemmia, riconoscendo la figura di Alonzo di Castro che credeva morto. Corse ad armarsi ed uscì precipitoso, ma il giovine era già fuor di tiro.

Alonzo e Casimiro, giunti verso sera presso le rovine del convento, seguendo le orme dei banditi, legarono i cavalli e s’inoltrarono cauti. S’imbatterono in Sancho che, dopo le libazioni e il sonno, si sgranchiva le gambe: allibì il miserabile, e volle fuggire e gridare; ma Alonzo gli tappò la bocca e lo immobilizzò, minacciandolo di morte se non lo avesse condotto presso Giulietta. Allora, tremante dal terrore d’incorrer nella vendetta del bandito, disse di non aver visto Giulietta e d’essere stato fatto prigioniero dal terribile Galpas, Galpas... questo nome diede da pensare al giovine che aveva fin dal primo istante intuito che l’attacco fosse provenuto dal famigerato brigante. Convinto che il miserabile intendente fosse complice dell’assassino, nella tema ben sondata di un nuovo tradimento, Alonzo credette di compiere un atto di giustizia immergendogli il pugnale nel petto. Procedè poi, attratto dal rumore di alcune voci, e raggiunse l’apertura da cui vide, nel sotterraneo, Galpas che stringeva tra le braccia Carlotta col pettine e il velo di Giulietta, che la facevano scambiare per lei. Si sentì attanagliato dalla dolorosa certezza che la sua diletta sposa, cui aveva giurato amore e fede, si fosse lasciata soggiogare dal miserabile, al quale restituiva i baci... Un immenso disgusto lo pervase; si lasciò sfuggire l’esclamazione avvertita dal brigante e rifece i suoi passi con Casimiro. Tornò ai cavalli, giurando eterno odio a tutte [p. 15 modifica]le donne, e, saltato in sella, s’allontanò.

Appena uscito Galpas, Estrella riuscì a svignarsela conducendo seco Giulietta.

— Il tuo rifugio è scoperto — disse Carlotta a Galpas non appena rientrato — Giulietta è fuggita con Estrella; non ci resta che metterci in salvo.

Così pure la pensava Galpas che non si curò più che di passare il confine e condusse Carlotta, non commossa neppure dal rinvenimento del cadavere del padre.

E’ trascorso un anno: Alonzo non ha più udito parlar di Giulietta che stima indegna del suo amore; ha affidato ad un nuovo intendente la fazenda riorganizzata, e viaggia per dimenticare le sue sciagure. Viaggia e beve: non è più che l’ombra di se stesso, ma si ripromette di far pagar cara, un giorno o l’altro, a Galpas i suoi misfatti. Capitò a Buenos Aires e frequentò i caffè-concerto d’infima sfera, dove raccoglieva i sorrisi procaci delle ballerine che lo vedevano spendere largamente. Una di esse si sentì attratta da quell’uomo giovine e ancora bello, che aveva modi e aspetto diversi da tutti gli altri: provò per lui un sentimento profondo di umile amore. Era Estrella, che, sfuggita al Tigre con Giulietta, dopo d’aver vagato a lungo era finita a guadagnarsi la vita in quel luogo, mentre Giulietta — convinta della morte del suo Alonzo — erasi ritirata in un monastero, dove — dopo l’anno di noviziato avrebbe pronunziato i voti solenni. Nel monastero, spesso Estrella andava a visitarla, poichè conservava per lei un senso di tenero affetto.

Alonzo andava spesso in quel Immagine dal testo cartaceoUno sguardo di viva passione dell’attrice italo-americanacaffè-concerto, o vi mandava l’inseparabile Casimiro, perchè vi aveva appreso da sicura fonte che Galpas — dopo essersi rifugiato qualche tempo in Bolivia — era tornato in Argentina e sperava, un giorno o l’altro, di poterlo pescare.

Una sera, nel momento in cui egli abbandonava quel locale e mentre la sala [p. 16 modifica]si vuotava degli ultimi frequentatori, ecco entrarvi un uomo dall’aspetto insolente, seguito da una donna. Estrella, che si preparava ad andarsene, emise un grido di spavento: si trovava faccia a faccia col Tigre e con Carlotta, di cui Giulietta le aveva rivelato tutta la infamia. — Sei qui, canaglia? — le disse quell’orrido ceffo, afferrandola per i polsi. — Sapevo che t’avrei ritrovata... Dov’è Giulietta? Avrai salva la vita a condizione di rivelarmi il suo nascondiglio: ma se non parli o se mi tradisci, guai a te!

La disgraziata tentò di liberarsi, non avrebbe parlato a nessun conto, e già Galpas alzava un pugno su di lei, quando Carlotta gli susurrò all’orecchio:

— Attenzione! Siamo osservati....

Il bandito sedette ad una tavola, senza più preoccuparsi di Estrella che si eclissò, e ordinò da cena. Il giorno dopo, la ragazza corse al monastero ad avvisare Giulietta del pericolo.

— Non temo di nulla, tutto è cancellato dalla mia memoria — le osservò la sventurata — da quando ho perso mio marito e ho appreso la morte di mio padre: fra tre settimane pronuncerò il voto eterno... Sono però inquieta per te... Perchè non vieni anche tu a rifugiarti in questo asilo di pace?

— Non ho il coraggio di rinunziare al mondo.... amo... Amo un uomo che soffre di un profondo e segreto dolore....

— Tu ti prepari amari disinganni e forti dispiaceri... pregherò per te!

Casimiro corre ansimante a raggiungere Alonzo:

— Presto, venite se non volete lasciarvi sfuggire il miserabile...

— Galpas?

— Sì... là, insieme con una donna che non ho potuto riconoscere...

— Giulietta?...

— Forse... ma non so... però ecco... questo gioiello è stato da lui tolto alla compagna e consegnato al padrone dell’esercizio per venderlo... il miserabile è a corto di denari, a quanto pare. Il gioiello era il famoso anello di sposa: Alonzo non avrebbe voluto affrontare colei che era sua moglie, nonostante tutto, caduta nella più abbietta depravazione; ma pensò che sarebbe indegno di lui l’indietreggiare, e seguì il fedele Casimiro. Entrarono nel locale: no, non era Giulietta e, mentre cercava con l’occhio Galpas assente, pose una mano sulla spalla della donna che non aveva visto entrare i due uomini.

— Ti ritrovo, finalmente, vipera! Dov’è il tuo complice? Che ne avete fatto di Giulietta? Parla o ti schiaccio senza pietà, come una vipera qual sei!

— Vipera sì, ma una vipera che non ti dirà nulla.

Alonzo ebbe un moto di collera contro la perversa creatura quando si vide davanti improvvisamente il Tigre che prima gli voltava la schiena. Alonzo si precipitò su di lui e il Tigre, benchè più alto e grosso, perse l’equilibrio e cadde: il giovine gli fu sopra, prendendolo alla gola e il bandito, sotto l’inesorabile stretta del vendicatore, ebbe qualche moto convulsivo e il rantolo. Carlotta lo sentì perduto e, per salvarlo, urlò:

— Fermati!... egli solo sa dove sia Giulietta...

Il giovine allentò la stretta fatale, ma era tardi. E Carlotta, constatato che l’uomo era morto, urlò:

— Ho mentito per salvarlo! La tua Giulietta è morta... ne abbiamo abbandonato il corpo agli avvoltoi, là tra le rovine del convento...

Il giovine s’abbattè su di una sedia, affranto...

Ed ecco si vede chinata davanti Estrella in dolce atto di conforto: nonostante il terrore d’incontrarvi il Tigre, con la speranza di riveder l’uomo amato, ella era tornata colà e aveva assistito alla scena. Lottò un istante contro il desiderio di lasciare Alonzo nella convinzione che la sua Giulietta fosse morta; ma la lealtà prevalse in lei e, sacrificando il proprio sogno d’amore, rivelò la verità.

Giulietta non aveva ancora pronunziati i voti solenni e potè unirsi all’uomo amato: Estrella trovò più tardi la felicità in un amore devoto che nutrì per lei Casimiro; Alonzo fu assolto per la morte di Galpas, dati i precedenti del bandito e il male a lui cagionato; Carlotta, condannata alla reclusione a vita, [p. 17 modifica]avrà il tempo di pentirsi, confidando nella misericordia di Dio.

Il film è bello, drammatico, spettacoloso, passionale, e Nita Naldi vi è magnifica nella sua magistrale interpretazione.

Un altro bel film cui ha collaborato la nostra attrice, come superba e fatale protagonista, è la commedia drammatica «Cobra», nel quale ha degno compagno Immagine dal testo cartaceo... presa dalla passione per l’uomo che ella adora (in "Notte nuziale", R. Valentino e N. Naldi pure il nostro Valentino. I lettori ci saranno grati di averne un riassunto, poichè è poco noto. Grande ammiratore del bel sesso, Emilio Torriani divien segretario di un ricco antiquario, Jack Dorning. La moglie di costui non tarda ad ammaliare il giovine, e questi — a dispetto del suo amore per Elena Drake, segretaria particolare dell’antiquario — si lascia accalappiare. Durante una breve assenza del marito, avviene il dramma: la moglie di Dorning e Emilio si son dati appuntamento in un albergo, dove sono sorpresi da un incendio: solo il giovine riesce a salvarsi. Spaventato dalle conseguenze della propria condotta, Emilio confesserà tutto a colui che ha ingannato, e partirà, lasciandogli sposare Elena Drake, e sacrificando così l’amore all’amicizia. La vicenda è semplice e non ricca di trovate originali, ma la realizzazione fattane da Giuseppe Henabery è buona, e l’interpretazione ottima.

Nita Naldi sta girando, inoltre, un film del quale si dice molto bene, tratto da «La donna nuda» di Henry Bataille: ha per collaboratori André Nox e Petrovitch, due nomi ottimamente quotati nell’arte muta. E siam certi che Nita Naldi, bella, elegantissima, fatale farà della figura principale una interpretazione veramente unica. Il personaggio da incarnare le si attaglia meravigliosamente, chè la ricca ed eletta creatura è — anche nella vita — una donna affascinante, direi quasi una donna pericolosa. Tutte le mogli e le amiche dei suoi [p. 18 modifica]compagni d’arte, la temono e cercano ch’ella non posi gli sguardi sul relativo marito o amico... a scanso di guai.

Un collega parigino che, or non è molto, la intervistò, rimase conquiso, in modo allarmante, durante il breve svolgersi di un’intervista: dichiarò che stava per uscir pazzo... Ad un altro collega americano del nord, più pacato e meno impressionabile del primo, Nita Naldi — fissandolo negli occhi intensamente — disse:

— Se volessi farvi perdere la testa.... oh Dio! non mi sarebbe difficile, nonostante il vostro platonismo.

L’americano, fissandola a sua volta, ribattè:

— Per disgrazia mia non volete...

E prese congedo, per non mettere a repentaglio il suo... platonismo.

Immagine dal testo cartaceoArrivederci e grazie!