Notizia del Ripostiglio di San Giovanni Incarico

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Giulio De Petra

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Notizia del Ripostiglio di San Giovanni Incarico Intestazione 21 settembre 2016 75% Numismatica

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NOTIZIA DEL RIPOSTIGLIO

di


S. GIOVANNI INCARICO




Gli Atti della R. Commissione conservatrice de’ monumenti per la Provincia di Caserta, nella tornata del 6 giugno 1892 (pag. 119-124), danno la promettente notizia d’un tesoretto di denari della Repubblica romana, rimesso a luce lo scorso marzo nel territorio dell’antica Fregellae. E propriamente nel comune di S. Giovanni Incarico, un contadino di Pontecorvo, mentre arava in un terreno demaniale a 400 metri dal fiume Liri, s’imbattè in un gruppo di monete d’argento, e ne radunò circa 300. Frattanto, sparsasi la voce della scoperta di un tesoro, corsero sul posto molte persone di San Giovanni Incarico e della vicina Pontecorvo; le quali messesi a frugare per tre giorni di seguito, ne rinvennero altre 500 circa. Quasi tutte furono subito vendute a Cassino, a Roccasecca, a Napoli. I carabinieri (essendo avvenuto il trovamento in terreno demaniale) arrivarono a sequestrare sole 19 monete, le quali furono date in deposito al Museo Campano. E unicamente di queste si è occupata la R. Commissione di Caserta.

Altri elementi, e di una certa importanza, io posso aggiungere, avendomi il sig. Giovanni Loiola, Segretario comunale di S. Giovanni Incarico, permesso di esaminare le 161 monete, che subito dopo la scoverta egli comprò da parecchi contadini. Le quali unite alle 19 del Museo Campano, ad altre 19 dell’orefice Nicola Brancaccio, e a 3 che vidi in Napoli provenienti da quel ripostiglio, formano una massa di 202 monete, di cui dò il catalogo.

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N.° Blacas.
2 Dioscuri senza emblema (5 usati, 10 guasti dall’ossido) 15
3 " con simbolo. 2
" mezzaluna (usati) 2
" cane (2 us., 3 guasti oss.) 5
" tridente (us.) 1
" clava (us.) 1
" astro (us.) 1
" grifo (1 us., 1 guasto oss.) 2
5 Vittoriato (consumato) 1
7 Diana in biga (2 us., i guasto oss.) 3
20 Au (poco us.) 1
51 C. Iuni C. f. (poco us.) 1
52 C Scr (1 us., 2 poco us., 1 guasto oss.) 4
59 Vittoria in biga (2 us., 3 poco us., 2 quasi n., 1 nuovo, guasto oss.) 9
60 Nat (quasi n.) 1
64 Pur (guasti oss.) 2
65 Flaus (2 us., 2 quasi n., 1 guasto oss.) 5
66 A. Spuri (2 poco us., 1 quasi n., 2 nuovi) 4
67 P. Sula (2 us., 3 poco us., 1 guasto oss.) 6
68 C. Maian (1 us., 2 quasi n., 2 nuovi, 2 guasti oss.) 7
69 L. Sauf (poco us.) 1
70 Natta (2 quasi n., 2 guasti oss.) 4
71 Q. Marc. Libo (poco us.) 1
72 M. Atili Saran (2 poco us., 1 guasto oss.) 3
73 L. Semp. Pitio (1 us., 2 poco us.) 3
74 C. Antesti (poco us.) 1
75 C. Ter. Luc (1 us., 1 poco us., 1 guasto oss.) 3
76 L. Cup (1 us., 2 poco us., 1 guasto oss.) 4
77 Cn. Lucr. Trio (1 poco us., 1 nuovo, 2 guasti oss.) 4
78 M. Iuni (1 us., 3 guasti oss.) 4
79 P. Paetus (poco us.) 1
91 C. Cur. Trige (guast. oss.) 1
93 Cn. Gel (1 quasi nuovo, 1 guasto oss.) 2
94 Diana in biga di cervi (poco us.) 1
95 XVI L. Iuli (1 us., 1 poco us.) 2
99 C. Val. C. f. Flac (1 poco us., 3 quasi n., 1 guasto oss.) 5
100 C. Reni (2 poco us., 2 quasi n., 5 guasti oss.) 9
102 M. Baebi Q. f. Tampil (2 poco us., 4 quasi n., 8 guasti oss.) 14
109 C Aug (poco us.) 1
110 Sex. Po. Fostlus (2 quasi n., 2 nuovi) 4
111 Ti. Vet (poco us.) 1
120 L. Trebani (nuovo) 1
122 L. Minuci (poco us.) 1
123 P. Calp. (nuovi) 2
124 C. Serveili M. f. (4 quasi n:, 1 nuovo, 1 gusto oss.) 6
125 C. Aburi Gem (1 quasi n., 1 nuovo) 2
126 M. Aburi Gem (2 quasi n., 2 nuovi) 4
128 M. Porc. Laeca (2 nuovi, 1 guasto oss.) 3
129 L. Antes Grag (2 » , 6 » ) 8
131. Q. Mete (quasi n.) 1
132. M. Varg (1 poco us., 1 guasto oss.) 2
133 Cn. Dom (1 quasi n., 2 guasti oss.) 3
134 M. Marc. 2
138 T. Q (1 quasi n. 2 guasti oss.) 3
137 T. Minuci C. f. Augurini (4 quasi n., 1 guasto oss.) 5
139 L. Post. Alb (nuovo) 1
140 L. Opeimi (1 quasi n., 1 guasto oss.) 2
141 M. Opeimi (1 quasi n., 1 nuovo) 2
142 Q. Pilipus (2 » 1 » ) 3
143 C. Metellus (nuovo) 1
144 M. Metellus Q. f (1 nuovo, 2 guasti oss.) 3
145 Q. Max (1 nuovo, 2 guasti oss.) 3
157 C. Cassi (quasi nuovi) 3
180 N. Fabi Pictor (nuovo) 1
dimenticata sul conio 1
Totale 202

Molti altri denari sono andati dispersi o stanno nascosti, poiché la vigilanza della polizia giudiziaria tiene in palpiti chi in qualunque modo possiede le monete di questo mal resuscitato tesoretto. Pertanto nelle condizioni attuali non possono darsi conclusioni definitive. Ma è evidente che questo di Fregellae forma un gruppo solo con gli altri due depositi di Riccia e Maserà. Oltre ai denari più antichi, i quali mancano perchè rari o poco comuni, mancano pure , e certamente per la piccolezza della massa esaminata, questi altri :

62. S. Afra
63 Sar
92 M. Aureli Cota
98 C. Titini
101 C. Cur. f. Trig
127 P. Mae. Ant
130 M. Acilius M. f
136 Biga con testa di elefante.

[p. 102 modifica] Dei denari, che caratterizzano i depositi di Riccia e Maserà, mancano soli :

183 T. Clouli
159 Sex Iuli Caisar

ma sono presenti i nn. 139, 140, 141, 142, 144, 180, 128, 143, 145.

Qui mi corre il debito di riferire, che nello scorso agosto esaminai, a richiesta dell’autorità giudiziaria, 25 denari sequestrati a tre persone, e provenienti dalla scoperta di cui discorro. Uno solo di essi modifica il mio catalogo, ed è un esemplare del n. 190 L. Saturn, che non è apparso nè a Riccia, nè a Maserà. Se non che la sua conservazione, quantunque buona, non è perfetta come si addice al pezzo più recente di un ripostiglio. Nè mancano esempi di denari che si sono malamente insinuati nei tesori rimessi a luce: così da quello di Riccia si è dovuto espungere il n. 146 C. Serveil, e dall’ altro di Cingoli il n. 231 Ti. Claud, Ti. f. Ap. n. Le riserve, poi, sono anche più necessarie con i frammenti di una scoverta raccolti da mani diverse e in tempi abbastanza distanti. Perciò, fino a questo momento, ho ragione di credere, che S. Giovanni Incarico sia identico a Maserà.

Un tesoro, che torna in luce nel territorio fregellano, fa naturalmente pensare, che sia stato nascosto nei giorni, in cui la città venne assalita dai Romani. Può una critica diffidente rifiutare questa presunzione, e scartando ogni rapporto con i timori di guerra, propendere a collocare il deposito o negli anni della pace anteriori alla distruzione della città, o al tempo di Fabrateria nova, che venne edificata l’anno 630 nello stesso territorio di Fregellae. Ma neanche così possiamo discostarci molto dall’anno 629; poichè non per le ragioni esterne e materiali dei ritrovamenti, ma per i criterii epigrafici e numismatici, nonchè per le esigenze di un’acconcia distribuzione di tutta la serie dei denari romani, vennero le ultime monete del nostro ripostiglio assegnate fra gli anni 620 e 640. E una volta prefissi questi limiti, bisogna dare il giusto peso alla concomitanza degli altri due tesori [p. 103 modifica]di Riccia e Maserà. In quanto che i tre peculii, se fossero stati seppelliti senza una ragione patente, e quasi allo stesso tempo, ed in luoghi d’Italia diversi e distanti, formerebbero un caso così strano, che dovremmo, per la medesima sua stranezza, tornare alla ipotesi della causa politica. Tanto più, che la spiegazione storica si adatta senza sforzo a tutte le particolarità del triplice deposito e le illustra convenientemente.

Invero il Mommsen1 ha già fatto rientrare la caduta di di Fregellae, che pareva un fatto isolato, nell’altro più ampio e generale della insurrezione delle colonie latine. La quale fu certamente preceduta da un’agitazione, che ha ben potuto cominciare nel 628, quando sulla proposta del tribuno della plebe M. Giunio Penno furono scacciati da Roma tutti i confederati. Cosi il tesoro di Riccia, nascosto alla fine del 628 dà soltanto qualcuna delle monete di quell’anno, mentre e Maserà e S. Giovanni Incarico danno le altre del 628 e qualcuna del 629. Se poi si dimostrasse, che Fregellae contiene indubitatamente una, due, o tre monete più di Maserà, diremo che il deposito di Riccia seppellito ai primi giorni dell’agitazione dei Latini, rappresenta le monete coniate a tutto l’anno 627, che il tesoro di Maserà dà le monete del 628, e S. Giovanni Incarico quelle del 629.

In ogni modo si è acquistata una data certa, l’anno della distruzione di Fregellae, che diventa, per ordinare la lunga serie dell’argento anteriore alla guerra sociale, uno dei capisaldi cronologici. E poiché l’anno 629 si trova nel mezzo di un periodo politico, l’età Graccana, che ha un carattere proprio spiccatissimo, la recente scoverta avrà pure il merito di farci vedere come la politica generale dello Stato si rifletta, per un certo tempo, anche nella monetazione.

Ho notato in altro luogo2, che le ultime monete di Maserà presentano elementi non conformi o anche opposti a quelli dei denari antecedenti. Val dire C. Cassi (n. 157), che [p. 104 modifica]nella coniazione del bronzo ha i nuovi nominali del bes e del dodrans; T. Clouli (n. 183) che trasanda la nota del valore; M. Metellus Q. f. (n. 144) e Q. Max (n. 145) che battono denari con la solita testa galeata, ed hanno un altro denaro, che presenta due novità, la testa di Apollo, invece di quella di Roma, e le lettere varianti per distinguere i diversi conii; N. Fabi Pictor (n. 180) che ha pure le lettere monetali e una leggenda indicativa della figura rappresentata.

Tutti questi zecchieri appartengono certamente agli anni, in cui non i soli democratici, ma anche gli uomini più autorevoli del Senato concorrevano efficacemente e sinceramente ad eseguire la legge agraria di Tiberio Gracco. E però se anche nella coniazione della moneta ritroviamo il medesimo spirito d’innovazione, che era penetrato negli ordini politici dello Stato, si può ritenere che tale coincidenza non sia fortuita. Quindi è probabile che la corrente novatrice sia durata nella monetazione fino a quando dominò nella repubblica il partito democratico, cioè fino al 632, Tanno del secondo tribunato di Caio Gracco. E perciò io credo, che subito dopo il 629 possiamo e dobbiamo collocare taluni di quei denari, i quali (come il n. 146 C. Serveil) o per le lettere monetali, o pel segno di valore *, o per la pluralità dei tipi creati da uno stesso monetiere, si ravvicinano a quelli di sopra indicati. E che dopo l’anno 633, cioè con la reazione del partito aristocratico, sia apparso il gruppo di monete (nn. 104, 105, 106, 107, 108, 119, 147, 148, 149, 161), che per l’antico segno di valore ×, e i tipi dei bigati e dei quadrigati senza alcuna modificazione, segna un ritorno alla severità dell’antica tradizione.



Note

  1. In Zeitschr. Num. Berlin, 1874, pag. 43-44; Sitzungsber. d. K. Preuss. Akad, d. Wiss., 1883, pag. 1153.
  2. Notizie degli Scavi, luglio 1883, pag. 233.