Novella del Bianco Alfani

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Novelle Letteratura Novella del Bianco Alfani Intestazione 18 gennaio 2015 25% Da definire

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NOVELLA.

IL BIANCO ALFANI PER UNA LETTERA ASTUTAMENTE FATTAGLI, SI CREDE PER QUELLA ESSERE ELETTO CAPITANO DI NORCIA. PARTESI DI FIRENZE, E VAVVI; GIUNTO A NORCIA SI TROVA ESSER BEFFATO; POI SI TORNA A FIRENZE COL DANNO, E CON LE BEFFE.

Qualunque di voi credo, che conosca il Bianco Alfani, o molte volte l'abbi udito raccordare, il quale quantunque nella sua prima vista mostri d'esser giovane, credo, che abbia più che quarant'anni. E benchè a lui paia essere astuto, e malizioso, più si conforma la sua astuzia con l'apparente età, che con la vera, come potrete comprendere. Egli è stato dalla sua giovanezza infino a questo di quasi continovamente guardiano alle Stinche, dove facendo rimedire i poveri prigioni, ha già guadagnato un tesoro. Ma essendo sempre stato compagnone, e volentieri avendo veduto il viso delle donne, e massime delle giovani, poco del suo guadagno s'ha riserbato, e quel poco udirete come in fine l'ha condotto. Nell'anno passato egli usava molto di venire in Mercato Nuovo, e sempre la sera dopo cena aveva un cerchio di giovani, che traevano a lui, come gli uccelli alla coccoveggia, per udire delle sue millanterie, e novelle, delle quali traevano assai diletto. Accadde, che essendo una sera fra l'altre in su la nostra panchetta, messer Antonio buffone de' signori, e ser Niccolò Tinucci ed io a sedere, esso Bianco era quivi appresso a noi con un cerchio, come usato era. Noi udendo i loro ragionamenti, cominciammo ad aver diletto della sua simplicità, e delle parole, che quei garzoni gli dicevano. Ed essendo cosi stali alquanto a udire, ser Niccolò ci disse : Io vi voglio far ridere. E' ci fu anno esecutore un Giovanni di Santi da Norcia, con lo quale questa bestia per essere stato una volta per non so che faccenda a Norcia, avea assai dimestichezza in modo, che essendo io molto suo, e per bisogni d'alcuni amici spesso visitandolo, le più volte, che io v'andava, io ve'1 trovava, ed avevane Giovanni il maggiore diletto del mondo, facendolo farneticare, come voi avete compreso stasera, che egli fa. Ma tra le molte una accade, che avendogli commesso Giovanni una suafaccenduzza, che in cotali cosette piccole l'adoperava, egli disse: Deh va, Bianco mio, e torna presto con la risposta, e non dubitare, ch' io ti ristorerò una volta di tanta fatica, quant'io ti do d'altro, che di bullette, o di frasche. Benchè voi mi ristorerete, rispos'egli ch'io non conosco forse come son fatti i Norcini? Conosci che vuoi, disse Giovanni, che io ho deliberato come sono a casa, di non restare mai, che io ti farò capitan di Norcia : Udite qua: cotesto sarebbe qualche cosa, ed anche non terrei peggio quella bacchetta, che voi vi tegniate cotesta. Bene : noi ne saremo tosto alla pruova. Alle mani, disse il Bianco, e tutto allegro, dove egli il mandava n'andò. Partito ch'egli fu , l'esecutore cominciò a ridere, e volto a me disse: Che ve ne pare, sere? costui si crede certamente venire nostro capitano, ed io non so se fosse voluto per connestabile de' berrovicri. Ma sapete che è, tenendolo in questa speranza, io n'avrò diletto, e pur farà cotali mie faccenduzze più sollecitamente. Che direte voi, che gli entrò a costui questo farnetico nel capo in modo, che mai poi ve lo trovai, che egli non fosse in su questi ragionamenti, ed erane dileggiato, ed istraziato da tutta la sua famiglia insino da' berrovieri, nò mai se n'avvide. Anzi ultimamente andandosene Giovanni, e facendogli io compagnia per fino al Bagno a Ripoli e' v'era venuto, alla dipartenza molto strettamente gliele ricordò. E l'amico gli disse: Sta di buona voglia, ch' io t'atterrò la promessa ; e cosi l'aspettò egli certo come la morte, alle parole, che egli, tornando noi insieme, mi disse per la via. Io, udito ser Niccolò, cominciai a ridere, e dissi : Qui sarebbe da trarre un gran diletto de' fatti di costui, essendo vero quanto voi detto ci avete. Se noi mandiamo a costui una lettera che appaia venire da questo Giovanni di Santi, dove lo conforti del fatto, noi ce lo faremo su impazzare, e udiremo mille sue novelle qui la sera. Non ne dubitare, disse ser Niccolò. Disse messer Antonio: Alle mani; questa lettera tocca a me, chè il parlare norcino arò meglio, che nessun di voi, e vostra sia la fatica del mandarla, sere, ch'io domattina ve la darò fatta. E cosi fe', che la mattina recò una lettera, che nessuno è, che da altri, che da Norcino avesse conosciuta esser fatta. La qual contenea in effetto, che un suo parente era tratto elezionario del capitano, e ch' egli sperava certamente farlo eleggere; ma che non ne parlasse ancora. Ser Niccolò fattala copiare ad un notaio suo amico, per un corriere suo domestico gliele mandò; il quale essendo del paese tutto di polvere imbrattato, che ben parca, che camminato avesse, arrivò in via dell'Orto dietro a San Piero Maggiore, dove egli stava, e domandando della casa, gli fu insegnata, e trovando il Bianco in su l'uscio, gli fe' reverenza, e diegli la lettera, la quale, come egli ebbe letta, tutto lieto prese il corrier per la mano, e o volesse, o no, gli die cena. E domandandolo di Giovanni, egli li rispondeva come dal sere era stato informato. E cenato ch' egli ebbono, dicendo il corriere, che la mattina voleadi buonora partire , e se gli piacea. che rispondesse, egli rispose, ed avutala, a ser Niccolò la recò, il qual trovandoci ce la lesse, e per essa ben comprendemmo, che lui con ferma speranza se ne stava ; e tanto più quanto il di medesimo, andando noi alle Stinche, trovammo, che egli or con questo prigione, or con queil ' altro, ed or coi soprastanti, ad ogni parola, che dettagli era, diceva: Io uscirò pure una volta di tanta gagliofferia, chè per certo, e' non sarà un mese da oggi, che si vedrà, s'io sono stimato nulla, o qualche cosa. E con questo mille altre pazzie, tutte affermative del nostro pensiero, perchè a noi parve di potere tirare la materia più avanti. E di nuovo scrivemmo una lettera pure in nome del detto Giovanni, e per lo detto corriere ivi a pochi di gliele mandammo, avvisandolo che egli era eletto, e che in pochi di gli manderebbe la elezione; ma che 'l tenesse secreto secreto, tantochè egli gliele mandasse. Della qual lettera subito avemmo risposta, e tale, che noi diliberammo in tutto fargli la natta a compimento. Perchè pochi di appresso ser Niccolò fece una elezione, come a lui parve, e con un suggello grande, che noi accattammo dal Ciave, ora fu suggellata, con una lettera, pure in nome del detto Giovanni, gliele mandammo per lo medesimo corriere, avvisandolo, che adi ventiquattro di luglio egli fosse alla Pergola, presso a Norcia a tre miglia, e solo provvedesse alle bandiere, ed armadura, ed alcuna tovaglia, e dell'altre cose egli il provvederebbe, ma che soprattutto s'ingegnasse d'avere un sufficiente cavaliere. E giunto il corriere a lui, mostrandosi tutto lieto , cavatosi un cappelletto che egli avea , gliele diede, dicendo: Buon prò vi faccia , messere. Il Bianco letta la lettera, e veduta la elezione, ebbe tanta allegrezza, che non ricapeva in sè. E menato a casa il corriere, gli donò grossi quaranta , promettendogli ancor meglio quando a Norcia fosse. E fattogli risposta, mill' anni gli parve d'essere in Mercato Nuovo, dove, com'egli ebbe cenato subitone venne, ed accostatosi ad un cerchio, dove noi eravamo assai presso, rompendo ogni altro ragionamento , disse: Par si se '1 Bianco è conosciuto, o s'egli è stimato nulla? Voltossi la brigata a lui dicendo: Come, che ci è di nuovo, Bianco, che voglion dire queste parole? Egli rispose, avendo la elezione in mano : Che se questa non mente, vedrò, s'io saprò governare un bacchettino come voi altri; e finalmente disse loro , come era eletto capitano di Norcia: e qui cominciò a millantare, e coloro a dargli noia, tantochè fu una festa. E stato quivi un pezzo, e veggendolo noi venire dove noi eravamo, voltosi a ser Niccolò , disse: Giovanni nostro è pur uom da bene, chè quello, che in vostra presenza mi promise largamente, e senza troppo indugio m'ha ottenuto. Ed avendo la carta in mano, disse : Questa è quella faccenda. E che faccenda? disse ser Niccolò. Come! disse il Bianco, è la elezione del capitanato di Norcia. Per la fede tua? Per fede mia; e se voi non mi credete , leggetela. Ser Niccolò lettala, disse : Egli è cosi; e' dice il vero. Or fa , Bianco, una cosa , che chi fa onore a te, tu ne facci a lui, e tutti quivi il confortarono d'andare bene orrevole; e dopo molte novelle quindi ci partimmo. Egli se n'andò a casa , e noi a sfogar lensa, chè gran pena ave— vam sostenuta per non ridere. La mattina vegnente il detto Bianco con la carta in mano, chè senz'essa dubitava non gli fosse creduto, n'andò per tutto Firenze bandendo questo suo nuovo ufficio, dove andar non doveva. E durò questo fatto più, e più di, chè benchè egli avesse la carta, più erano quegli, che non lo credevano, che gli altri. Ma pur poi quando si vide lui far fare le bandiere, e comperar cavalli, ci furono assai che cominciarono a prestarvi fede, quantunque sene maravigliassero. Ora accadde, che avendo lui speso alquanti danari, che egli avea , e bisognandogliene spendere ancora più, gli pareva essere impacciato. Ma tornandogli a memoria, che ser Martino allora notaio delle Riformagioni, più volte gli aveva fatto domandare in vendita un pezzo di terra, che egli aveva dietro alla chiesa di San Marco, per dotare una sua cappella in detta chiesa, la quale egli mai gli aveva voluta consentire, si pensò, che questa dovesse al suo bisogno supplire. Perchè subito andò a ritrovare il detto ser Martino, al quale così disse : Voi avete voluto comperare da me quel mio campo di terra, che è da San Marco, e parendomi fatica venderlo, essendo stato nostro gran tempo, infino a qui non ve l'ho voluto concedere; ora m'occorre il tal bisogno, e tutto narrandogli, gli disse : Se voi il volete, fatene voi medesimo il mercato, che io voglio piuttosto, benchè malagevole mi paia, vendere il mio, e fare onore a chi ne fa a me, che fare altrimenti; poi alla mia tornata de' danari m'avanzeranno, ne comperrò denar di Monte, che mi varranno più che questa terra. Ser Martino udito costui, dettogli che buon prò gli facesse, gli disse : Ben dimostri, Bianco, che tu sii disceso della casa degli Alfani, e che l'animo tuo s'assomiglia a quello degli antichi tuoi; e fai molto bene a farti onore, ed andare bene orrevole. Ed acciocchè niente ti manchi, io son contento far ciò, che tu vuogli; e tu medesimo ne fai il mercato. Ed ultimamente con poca fatica, essendo ser Martino uomo discreto, e da bene, vennero al mercato con giustissimo prezzo. E fattone il di medesimo carta dal banco d'Esaù Martellini, gli fe' dare i denari, i quali ricevuti, si mise in ordine di tutto quello gli mancava. Ed appressandosi il tempo dell'andata, egli tolse un giudice, ed un cavaliere, ed un notaio, come dicea la elezione, che menar dovea, e simile famigli, e donzelli. Ed alcun di innanzi n' andò per tutto Firenze col famiglio dietro, pigliando licenzia da tutti i suoi amici, e conoscenti, promettendo a tutti di farsi onore in modo, che questo ufficio non sarebbe l'ultimo. E finalmente venuto il di, che dovea partire, avviati i berrò