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Olesia, o la Polonia/Capitolo IX

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Rose Mame - Olesia, o la Polonia (1827)
Traduzione dal francese di  (1843)
Capitolo IX
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CAPITOLO IX.


Witold, rientrando nel castello, cercò il conte Ladislao; egli voleva acquistare nuovi indizii sulle lettere di cui gli aveva parlato. Poche persone restavano nelle sale; Witold le percorse tutte, ma le sue ricerche furonvane; ei ne concluse che Ladislao doveva esser tornato a Varsavia, ed uscì per domandare i suoi cavalli. Erano le cinque della mattina verso la metà d’ottobre; una luce quasi impercettibile annunziava che non [p. 254 modifica]tarderebbe a comparire il giorno; alla dolce temperatura ch’erasi molto prolungata nella notte, era successo un freddo pungente; già la rugiada si condensava, e sulle piante e sugli umidi viali del parco vedevasi una candida brina il cui splendore vinceva l’oscurità.

Molte famiglie avevano un appartamento al castello o negli alberghi del villaggio, ma moltissime non avevan trovato ove alloggiare, e se ne tornavano a Varsavia. Il villaggio ed il parco (poichè vi passa nel mezzo una grande strada) erano ingombri d’equipaggi d’ogni sorta, di staffieri e di cavalli. Chi chiamava e chi rispondeva senza sapere donde venisse la voce. Era un cercarsi, un urtarsi, uno spingersi. E le grida dei palafrenieri polacchi, i cui cavalli da sella s’imbarazzavano negli strascichi delle bardature russe, i gemiti delle donne che si precipitavano spaventate in carrozza, il grido selvaggio e trionfante dei cocchieri pervenuti ad uscire da quel disordine, e che si slanciavano con impeto sulla grande [p. 255 modifica]strada, empivano l’aria d’uno strepito orribile.

Witold cercò alcuni minuti se poteva riconoscere la sua livrea, e incontrando un servitore del castello, lo pregò di cercare i suoi domestici. Quindi, ritirandosi in un viale adiacente, non perdè punto di vista quella scena tumultuosa. Malgrado i lumi degli equipaggi, e i lanternoni sospesi all’estremità d’una picca portata dai lacchè, sarebbe stato difficile distinguer gli oggetti, se l’avanzo di un’illuminazione non avesse fra mezzo a nubi di fumo gettata una pallida luce. Il ponte costruito sulla Vistola, le cui acque abbelliscono il parco di Pullawy, non presentava più all’occhio sorpreso quella massa dilumi che rifletteva nell’onde come un globo di fuoco; l’effetto che produceva a quella ora era men strepitoso e più pittoresco. Witold, malgrado la sua preoccupazione, esaminava attentamente quella scena curiosa, allorquando gli passò rapidamente d’accanto un cameriere seguito da una signora, alla quale pareva indicasse il cammino. [p. 256 modifica]Questa signora camminava velocemente; ma l’elegante sua calzatura non stampava sulla sabbia che un’orma leggera, e il fregamento della pelliccia di raso nero che la copriva era il solo strepito che faceva udire. Malgrado il freddo, la sua testa era scoperta; questa mancanza di precauzione, questo cammino precipitato in una parte del giardino affatto solitaria, indicavano sì visibilmente una preoccupazione segreta, che Witold, quantunque certo di non essere stato veduto, pensò discretamente di ritirarsi. Ei gettava un ultimo sguardo sulla donna imprudente ch’esponeva così il suo segreto, quando questa traverso un viale su cui i lampioni del ponte spandevano una viva luce. Ei riconobbe tosto il cameriere della contessa di G.... Era impossibile che i sospetti di Witold si fondassero su questa dama, poichè non riconosceva nè la sua persona, nè il colore de’suoi capelli. Colei, la cui leggerezza lo aveva sorpreso sembrava infinitamente più giovine. Il suo cuore si serrava e pareva avvertirlo; ma come [p. 257 modifica]supporre che fosse Olesia? Ei ravvisava per altro la sua persona, il suo abbigliamento. Qual nuovo mistero era mai questo? risolvè di schiarirlo. Seguitando pertanto quelle due persone, giunse quasi insieme con loro a un piccolo romitorio, che tosto s’apri. Il cameriere si tenne rispettosamente al di fuori, mentre la giovin signora passava davanti a lui, e richiudendo la porta, si scostò alcuni passi, ed appoggiossi ad un albero con quel sangue freddo e quella noncuranza dei domestici polacchi, che ben di rado si permettono di riflettere sull’azioni de’ loro padroni.

Appena Witold ebbe il tempo di pensare se fosse un marcare di delicatezza, nel seguitare una donna a lui sconosciuta, ch’ei riconobbe la voce d’Olesia. Per non esser veduto dal cameriere egli aveva girato il romitorio; situato presso una finestrella mezz’aperta, ei non perdè una parola del seguente dialogo in tedesco.

— Siete voi, diceva Olesia con voce commossa; io non poteva crederlo; a quest’ora, voi qui! non vi è stato [p. 258 modifica]detto ch’io doveva recarmi da voi domani nella mattinata?

— Domani, rispose una voce la cui pronunzia gutturale non era più giovine e sembrava appartenere ad un uomo delle classi inferiori; domani non vi sarà più tempo. Io ho bisogno di queste carte nell’istante.

— Ma il colonnello Igor è assente.

— Egli è arrivato stanotte, lo so; che gli risponderò io se viene a domandarmi conto del mio viaggio? Ei m’aveva ordinato di presentarmi a lui appena che avessi saputo il suo ritorno; io mi disponeva a partire; ma giudicate della mia sorpresa, quando non trovai più nel luogo ove le avevo deposte, le carte che dovevo rimettergli. Io aveva dei sospetti sul contenuto di quelle lettere; ne parlai alla presenza di mia moglie e di mio figlio, e questa indiscrezione mi ha rovinato. Neftali ora vi preferisce a suo padre; egli indovina e previene tutti i vostri desiderii. Egli affronterebbe la morte per piacere a voi, ed ha osato rompere il sigillo di carte che portava l’indirizzo del conte di Scz...! [p. 259 modifica]

— Neftali è nato Polacco, ed ama sinceramente il suo paese: ecco le sole cause che lo hanno fatto agire, perchè sa bene di affliggermi coll’esporre la sua sicurezza e la vostra. Io ho tremato per la sua azione, ho disapprovato il suo ardire, ma io lo giudicava come donna; e s’egli ha reso un servigio alla sua patria, ha certamente fatto bene.

— L’azione di Neftali è quella di un pazzo; noi non abbiamo patria, siamo erranti e proscritti sulla terra; amareggiati d’umiliazione; e noi dobbiamo contraccambiare in cuor nostro il disprezzo che ci vien prodigato apertamente. Noi mendichiamo il nostro vivere, o lo guadagnamo colle più dure fatiche. Noi serviamo quello che ci paga, e lo abbandoniamo per chi ci compra a più caro prezzo.

— L’azione di Neftali è degna di un Israelita, perchè ci espone ad un pericolo senz’esser utile alla nostra fortuna.

— Ahimè! conosco bene i vostri principii, ma non è per espormeli [p. 260 modifica]che voi siete qui; voi siete venuto per cercar delle carte che appartengono al colonnello Igor. Non potreste voi lasciarmele per un altr’ora? Desidererei prenderne copia; voi conoscete la mia discrezione; non sareste per niente compromesso.

— Per un’ora! è impossibile; vedete, comincia a farsi giorno; pensate quanto siamo distanti da Varsavia. Se il colonnello viene da me, io son perduto.

— Quante inquietudini, quanti tormenti per essere lo spione della Russia! Voi potreste servir la Polonia con meno pericoli, e senza rimorsi.

— Rimorsi! che importa se che si vale di noi sia d’una sona glaciale o d’una regione temperata! Essi dimenticano che noi siamo uomini; noi dimentichiamo che sono nostri fratelli, e gl’inganniamo a vicenda.

— Ebbene! acconsentite voi a lasciarmi queste carte?

— No; io non partirò senz’averle. Non mi trattenete d’avvantaggio, ve ne prego. Quanto tempo non ho io già perduto per venir fino a voi! [p. 261 modifica]

— Mio Dio! disse Olesia che si rammentava dei momenti che avea passati con Witold, quanto io sono colpevole d’avere dimenticata una comunicazione così importante!

— Date qua, date qua; ecco il giorno, io voglio partire.

— No, io non posso, si tratta forse della salvezza dell’uomo più utile alla Polonia. Accordatemi l’ora che vi domando.

— Voi tremate per uno straniero, e la situazione nella quale io mi trovo non v’ispira alcuna pietà! io vi supplico invano, e voi dimenticate che avrei il diritto di comandarvi.

A queste parole, Witold precipitossi nel romitorio; la sola speranza d’ottenere qualche vantaggiosa notizia circa alle relazioni di quell’uomo col colonnello Igor, aveva potuto sì a lungo tenerlo fermo al suo posto. — Miserabile! egli esclamò, ignorate voi il nome e la condizione di quella a cui parlate? Vile spione della Russia, uscite nell’istante. Nel momento che il principe Witold era entrato, Olesia, cui lo spavento turbò la ragione, [p. 262 modifica]trasse dal suo seno le carte che negava di rendere: Witold le prese dalle tremanti sue mani. Ella tentò di parlare, ma le parole spirarono sulle sue labbra.

Il cameriere della contessa di G... vedendo un uomo entrare bruscamente nel romitorio, lo seguì: i domestici del principe, che lo cercavano per quelle parti, riconobbero la sua voce e si posero in silenzio accanto alla porta, con gli occhi fissi sul loro padrone, del quale attendevano gli ordini; e alcune persone che passavan per caso per quel viale, attirate dalla voce alta di Witold, unironsi a questo gruppo.

Al debol lume del giorno che cominciava ad illuminare il romitorio, il principe Witold esaminò l’uomo che gli era davanti; e riconobbe l’ebreo Gioachimo Levi, ch’ei non aveva veduto da circa quatt’anni. All’alta statura, ai lineamenti regolari, alla barba nera e ben pulita che scendevagli fino a mezzo il petto, era impossibile di non riconoscerlo. Ma non era più quel povero Israelita i cui stracci [p. 263 modifica]muovevano a compassione; la lunga sua veste di seta scura scendea fino a terra, e il berretto di velluto che gli copriva la testa, era guarnito d’una pelle preziosa: Le sue maniere avean cangiato con la sua fortuna, e s’osservava nel suo contegno meno bassezza e più coraggio. Nulladimeno all’arrivo di Witold ei si levò prontamente il berretto, piegò la persona, e rimase per qualche minuto in questa umile positura.

Ma lo sdegno del principe non era punto calmato; ei rinnuovò il suo ordine, e la parola di spione fu pronunziata un’altra volta. A quest’accusa, all’irresoluzione che Gioachimo mostrava, i domestici sdegnati si precipitaron sopra di lui. Olesia impallidì e vacillò; Witold s’accostò a lei; voleva ricondurla al castello, ma essa non si poteva sostenere; ei passò un braccio attorno alla di lei persona, e con l’altro fe’ cenno a’ suoi domestici di terminare al più presto possibile quella scena sì dolorosa per una donna. Intanto s’era già sparsa la voce di tale avvenimento; se ne [p. 264 modifica]ignoravano le particolarità, se n’esagerava l’importanza; uno strepito sempre crescente facevasi udire intorno al romitorio; numerosi spettatori vi si recavan di corsa; la parola di spione era in tutte le bocche. Gioachimo fremendo all’idea del pericolo che lo minacciava, girò gli occhi suoi spaventati verso d’Olesia, e la guardò con aria di rimprovero: ella gettò un acuto strido, si coprì il volto con una mano, e dirigendosi a Witold: — Proteggetelo, gli disse d’un tuono che lo fece rabbrividire; salvatelo... egli è mio padre.

A questa terribile confessione, il principe Witoldproruppe inun’esclamazione d’orrore; tutto il suo corpo fremette e rovesciossi in addietro; il braccio che sosteneva Olesia seguì questo movimento, e la lasciò cadere con strepito sul pavimento; essa era svenuta. Per qualche minuto, Witold parve anch’esso privo di sentimento; i suoi occhi erano immobili; un pallore mortale gli copriva la fronte, e le sue braccia distese sembravan rispingere un fantasma. Tornato in [p. 265 modifica]sè, il suo primo pensiero fu per Olesia; ei la cercò d’intorno a sè con inquietudine, ma il cameriere della contessa di G... l’avea condotta al castello. Ben tosto le sue idee tornarono in folla, e ciascuna portò un nuovo peso sul di lui cuore. Ei girò gli occhi verso la porta, e vide tutti gli sguardi fissi sovra di lui con curiosità. Le parole d’Olesia erano state ascoltate; ognuno le ripeteva senza poterle comprendere. Witold si sovvenne della preghiera che gli era stata diretta; s’avanzò verso quella moltitudine, e con quell’aria di dignità che gli era naturale: — Lasciate cotest’uomo, disse a’ suoi domestici, e voi, soggiunse volgendosi a Gioachimo, seguitemi. Il tuono imperioso di Witold, la sua condizione ch’era ben nota agli spettatori di quella scena, e il profondo rispetto che ogni polacco tributa al suo superiore, gli ottennero un’obbedienza generale. Ciascuno si trasse indietro per lasciarlo passare. Giunto alla sua carrozza, ei vi salì, e fe’ cenno a Gioachimo d’imitarlo. Questi [p. 266 modifica]esitò. — Salite, gli disse Witold con una calma apparente, ch’era ben lungi dal sentir nel suo cuore. Durante il cammino ei non proferì una parola, nè degnò gettare uno sguardo sul suo compagno di viaggio. Scese di carrozza con lo stesso silenzio, e recossi quindi nel suo gabinetto; prima però di entrarvi, egli accennò a Gioachimo un altro appartamento, e gli disse: — Voi m’aspetterete costì. Allora Witold lesse con attenzione le carte che aveva portate da Pulawy, e scrisse a Kosciusko una lettera dettagliata, nella quale, avvertendolo che il suo progetto di viaggio era scoperto, e dei pericoli che correva, lo consigliava a restare qualche altro mese in Italia, e gl’indicava press’a poco e l’epoca in cui si supponeva che avrebbe luogo una insurrezione generale. Sigillata la sua lettera, la consegnò con le istruzioni necessarie ad un uomo che godeva tutta la sua fiducia, e la cui intelligenza era stata sovente sperimentata in occasioni press’a poco simili a quella. Quindi posò davanti [p. 267 modifica]a sè il suo orologio, e con le braccia incrocicchiate sul petto, col cuore pieno di tristi pensieri, congli occhi fissi sull’ago che segnava il tempo, stette parecchie ore senza cangiar situazione, senza fare un sol moto. Ma il suo spirito agiva, e percorreva con angoscia un avvenire senza speranza.

Quando Witold ebbe calcolata la distanza a cui poteva essere il suo corriere, s’alzò e andò a trovare Gioachimo: — Ecco le vostre carte, gli disse; il vostro segreto è in sicurezza. Lascio alla vostra sagacità la cura d’inventare una scusa sul ritardo che ho cagionato e sull’apertura di queste lettere. Nel mestiero che avete abbracciato si corron mille pericoli, e tutti quelli che racconterete sembreranno plausibili. Nulladimeno, siccome sarebbe possibile ch’io vi avessi fatto qualche torto, io vi debbo una riparazione. Questa è per voi, soggiunse mostrando una borsa d’oro, che non degnò metter in mano di Gioachimo, ma che posò sopra una tavola vicina. Witold fece allora [p. 268 modifica]alcuni passi per uscir dall’appartamento, ma tutt’ad un tratto arrestandosi, riprese: — Quelli che voi servite sono i più potenti, e ogni probabilità di buon successo è in favor loro; nulladimeno se, per un cangiamento qualunque, la vostra esistenza fosse un giorno minacciata, o se vi trovaste in necessità, dirigetevi a me, e contate sulla mia protezione. Fuori di queste circostanze estraordinarie, non comparite mai alla mia presenza, neppure per offrirmi i vostri servigii; io non mi valgo che di quelli che stimo.