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Olesia, o la Polonia/Capitolo X

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Rose Mame - Olesia, o la Polonia (1827)
Traduzione dal francese di  (1843)
Capitolo X
Capitolo IX Capitolo XI

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CAPITOLO X.


La mattina dopo, il cameriere del principe Witold consegnò al suo padrone una lettera ch’era stata portata. Il principe non fece alcuna domanda; guardò l’indirizzo, e lo scritto gli era sconosciuto; la rivoltò per riconoscere l’arme, e quando víde un sigillo di fantasia, fe’ cenno al cameriere di ritirarsi. Allora, esaminando più attentamente i caratteri, conghietturò che lo scrivente fosse una donna; il suo cuore battè con violenza; e [p. 270 modifica]le sue dita tremarono nel rompere il sigillo.

In mezzo ai fogli d’una lettera voluminosa era contenuto un biglietto senza firma; Witold lo lesse per primo; era del seguente tenore:

„Io debbo al principe Witold le triste prove della confessione fattagli ieri, e perciò gl’invio la lettera che m’ha rivelato il segreto della mia nascita. Colei che m’insegnò a darle il nome di madre non ebbe la forza di consegnarmela; un accidente la fece cadere nelle mie mani.“

Lettera della Palatina di S*** ad Olesia.

„Lo stato di pena in cui mi trovo e che può ancor peggiorare, giustifica agli occhi miei il dolore ch’io son per cagionarvi, o mia figlia; il vostro destino è involto in un mistero che io sola debbo svelare; io m’affretto, perchè un’altra bocca potrebbe comunicarvelo, ed iononci sarei più per consolarvi. Debbo io prepararvi ad udire la rivelazione che sono per [p. 271 modifica]farvi? No, perchè essa non cangerà per niente i rapporti che passano fra noi due.

„Olesia, io non posso dirvi che voi non siete mia figlia; il vostro cuore ed il mio mi mentirebbero, conoscendo troppo bene il significato di questa parola; pure io non ho fatto che ricevervi alle porte della vita, non son io che v’ho data l’esistenza. Ma non ci arrestiamo su quest’idea; passiamo alle particolarità.

„Il Palatino di S*** fu inviato a Pietroburgo nell’estate del 1775; io ero allora gravida di sei mesi. Avevo due figli, e da otto anni desiderava una figlia. Maritata di sedici anni, è avea ventiquattro, ma io accoppiavo ancora alla leggerezza che il gran mondo m’aveva data, tutta l’irreflessione dell’infanzia. Questo appassionato desiderio esercitò sulla mia salute un’influenza tirannica. Talora lusingata dalla speranza, io vedeva il mio avvenire abbellirsi, animarsi, e riavere ogni sua gioia dall’oggetto che m’era finalmente accordato. Più sovente scoraggita dalla memoria di [p. 272 modifica]due aspettative recentemente deluse, mi lamentava d’una sventura che ancora non esisteva, che non mi era neppur destinata. In preda continuamente alle più dolorose inquietudini, il sogno d’una notte empiva il giorno seguente di tristezza e di noia. Sovente in mezzo alle mie ore d’illusione, un pensiero improvviso rovesciando al suo passaggio tutti i miei progetti, agitava violentemente e gelava il mio cuore; s’io era in piedi, perdeva la forza d’avanzarmi, di sostenermi; cadevo priva di sentimento, pallida, e coperta di lacrime. Quest’irritazione continua fece concepire allarmanti inquietudini sulla mia salute. Il medico che mi curava giudicò che un più lungo soggiorno a Varsavia potrebb’essermi fatale; attorniata continuamente da amiche giovani e leggere come me, che dividevano ed aumentavano la mia esaltazione, eragli impossibile di calmarmi; invano ei parlava alla mia ragione; quella poca che mi rimaneva non s’esercitava più che sulla possibilità del male temuto. [p. 273 modifica]

„La Polonia, e specialmente Varsavia, erano a quel tempo in una grande agitazione; si riuscì ad ispirarmi dei timori, e a determinarmi a partire per una terra ch’io possedeva vicino a Cracovia, in mezzo ai Krapacs. La maggior parte de’ miei domestici mi precedettero. Io viaggiava a piccole giornate, e aveva nella mia carrozza, oltre il medico, una bambina di dieci anni, e due delle mie donne. Questa bambina è oggi la contessa Eleonora di B*** orfana da alcuni anni, essa passava alternativamente i suoi giorni pressole parenti che le restavano dal lato di suo padre. La giovine Eleonora, destinata dalla sua fortuna e dalla sua nascita a far figura nel mondo, entrava in quell’età nella quale si dee cominciare a seminare per raccogliere; essa mi era stata mandata di Lituania, paese non molto opportuno a una buona educazione, e fino da un anno dimorava in casa mia. Era sul principio mia intenzione interamente della sua educazione, e custodirla fino al suo matrimonio; ma la sua poca docilità e il suo carattere mi [p. 274 modifica]distolsero ben presto da tal progetto. Ell’era esigente, vendicativa e gelosa.

„Eleonora nonostante aveva il germe di alcune qualità preziose, certa sicurezza nel carattere, e un’anima capace di riconoscenza. Affidata, finchè non venne presso di me, a donne avanzate, fantastiche, e che facilmente s’impazientivano del chiasso di una bambina vivace, ella restò sorpresa di trovare nel suo nuovo mentore interesse e benevolenza. Ripresa amichevolmente, sgridata senza impazienza, essa si sentiva felice senza darsi la pena di ricercarne la ragione; ma l’istinto l’avvertiva esser ella debitrice a me della sua riconoscenza, ed io ottenni tutto l’affetto di cui ess’era suscettibile. Alcune circostanze l’accrebbero: ella s’ammalò pericolosamente: io la curai con la tenerezza d’una madre, passai le notti intere accanto al suo letto; ed il giorno, la facevo riposare sulle mie ginocchia con la testa appoggiata al mio seno.

„Anche le altre due donne che trovavansi nella mia carrozza voi le [p. 275 modifica]conoscete: una era quell’Edwige, sì attenta, ch’ebbe cura de’ primi vostri anni, e morì nella vostra infanzia; l’altra, quella giovine Inglese, miss Maria, che un’eredità inaspettata richiamò cinque anni sono nell’Inghilterra. Sotto il nome dilettrice, ella era lamia amica, la mia confidente, e talora la mia consigliera. Edwige e Maria m’amavano con quell’entusiasmo ch’è proprio della prima gioventù, e con quel disinteresse che viene da un’anima nobile. Non a caso ho premesse queste particolarità: ora riprendo il mio racconto.

„Giunsi nelle mie terre verso la metà di novembre; quelle poche belle giornate che rimanevano, le impiegai nel percorrere i dintorni della mia abitazione, e ben tosto i miei pensieri presero qualità dalla calma solenne degli oggetti da cui ero circondata.

„In mezzo a quelle montagne scoscese, su quel vasto teatro, le scene maestose delle quali l’incostanza dellastagione mi rendeva talvolta spettatrice, inalzavano a poco a poco la [p. 276 modifica]anima mia al di sopra delle idee che avean fatto fin allora il mio tormento. Sovente il rumore della tempesta imponeva silenzio a’ miei lamenti; io vedeva le nubi accumularsi su la mia testa, e andare a sciogliersi in torrenti di pioggia sulla collina osul piano; l’abete cedere alla procella e rotolare di montagna inmontagna; vortici di neve minacciar la capanna; tutto obbediva a una mano invisibile e m’insegnava la sommissione. Quante volte nel ritornare da queste passeggiate salutari, rassegnata alla temuta sventura, io dicevo, modificando la espressione di Pope, ma conservandone il pensiero. — ciò che sarà, sarà bene.

„S’avvicinava intanto il momento in cui doveano schiarirsi i miei dubbii; io ripigliai in questi ultimi giorni tutte le mie inquietudini, tutti i miei timori. Un giorno poco avanti il desinare, mentre si credeva ch’io fossi nel mio gabinetto di toelette, mi feci accompagnare da un domestico, ed uscii. Non aveva alcun passeggio determinato, e non desiderava [p. 277 modifica]d’allontanarmi ma la mia testa bruciava, ed io cercava avidamente quella temperatura gelata che ognuno fuggiva.

„Una gelata lucente copriva le strade a piè delle rupi e sulle lor cime inalzavansi nuove montagne di neve, la cui massa vacillante ondeggiava quasi sulla testa del viaggiatore. Sostenuta da un’esaltazione febrile, io m’avanzava senza timore, e Iddio che guida l’infanzia, la cecità ed il delirio, mi preservò da ogni pericolo.

„Erano appena le quattro, e già il sole scendeva sotto l’orizzonte. L’oriente sembrava immerso in quel crepuscolo sì tristo che precede le sere d’inverno, mentre verso il punto opposto una luce rossastra penetrando a traverso le particelle gelate dell’aria, rischiarava ancora un angusto sentiero, il cui corso tortuoso e rapido era segnato sopra uno scoglio. Nel gettar gli occhi su quel sentiero, scopersi due disgraziati viaggiatori; premurosi a quell’ora di trovare un alloggio, il lor cammino sembrava [p. 278 modifica]ritardato dal freddo e dalla stanchezza. Quando furono più vicini a me, riconobbi ch’erano ebrei.

„Era l’un d’essi un uomo di circa trent’anni, notabile per la bellezza de’ suoi lineamenti. La neve cadeva dalla lustra sua veste, ma si fermava sulla pelliccia che la guarniva; il suo berretto, e i suoi mustacchi ne eran coperti. Dalla nera sua barba pendevano lunghi diacciuoli, che ricevendo dal tramontar del sole differenti colori, brillavano nel suo petto in colori di fuoco e d’azzurro. Ei camminava con difficoltà e precauzione, senza occuparsi della trista compagna che lo seguiva.

«L’aspetto di questa disgraziata donna mi fece rabbrividire di compassione, ella era ancora nella prima gioventù; v’era ne’ suoi vezzosi lineamenti, ne’ suoi occhi azzurri circondati da lunghe ciglia nere, una espressione che non ho mai dimenticata. Era vestita all’uso dell’ebree di Cracovia, e per difendere il volto dal rigor della sera, aveva la testa inviluppata in un largo pezzo di lana [p. 279 modifica]rossa. Questi due esseri sì bizzarramente vestiti, scendendo lentamente da scogli coperti di neve, soli in mezzo a quella desolata natura, tristi e silenziosi com’essa, produssero sul mio spirito un’impressione indefinibile. Il mio cuore s’agitò tutto ad un tratto, quasi avesse incontrato in un pericolo imminente due persone che gli eran care. Quella passeggiata, di cui non potevo dissimularmi la imprudenza, mi sembrava giustificata. Io guardava soprattutto quella donna sì giovine, sì bella, sì povera, e credeva udire una voce interna che mi dicesse: — Falle del bene, ti sarà reso.

Vedendo che dirigevansi verso la strada d’Ungheria, io li chiamai; troppo preoccupati dall’incertezza di trovare un rifugio, essi non m’avevan veduta. Seppi dalla giovine donna che venivano di Cracovia e che recavansi a Presburgo, ove dimorava la famiglia di suo marito; ella non si lagnava nè si spaventava nè del rigore della stagione, nè della lunghezza del cammino che restava loro a [p. 280 modifica]correre; l’unica sua inquietudine era per la sera. — Noi ci siamo smarriti nelle montagne, ella mi diceva; la notte è vicina, e ci restano a fare due leghe per arrivare al villaggio ove dobbiamo dormire. Io gl’invitai a seguirmi, ed arrivammo insieme al castello. Allora io m’occupai di far loro dare una camera calda, e raccomandai che si provvedessero di tutto il necessario.

„Dopo desinare, scappai segretamente per rivederli; io non arrossivo d’esser beneficente verso persone appartenenti ad una tribù che i più sogliono soccorrere torcendo da loro lo sguardo, ma era sorpresa di provare un sì vivo interesse per degli sconosciuti, e non avreiosato confessarlo. La giovine ebrea s’era spogliata della sua szuba[1]; io gettai uno sguardo sulla sua persona, e m’accorsì ch’era vicina a partorire. La mia compassione s’accrebbe; io paragonai la sua situazione con la mia; qual differenza immensa! e pure ella era [p. 281 modifica]soggetta ai medesimi mali, e le delicate sue membra annunziavano la debolezza. — No, diceva fra me, Iddio non ha permessa la povertà, se non perchè contava sul cuore dei ricchi; e l’egoista opulento deve tremare della celeste giustizia.

„Io risolverei di tenerli presso di me, durante il tempo più rigido dell’inverno.

„Era appena scorsa una settimana, ch’io diedi alla luce una bambina. Si temè allora l’eccesso della mia gioia, come si sarebbe temuto nel caso opposto l’eccesso del mio dolore; e fu solo in grazia dell’oggetto adorato ch’io stringeva fra le mia braccia, che si giunse a calmare quell’effervescenza si pericolosa nel mio stato.

„Passavano intanto i giorni, ed io non racquistava le forze; mia figlia languiva con me; la debole luce che regnava nel mio appartamento e il mio abbattimento continuo mi nascondevano la costernazione di quelli che mi stavano attorno e l’eccessiva debolezza della bambina. Assoppita [p. 282 modifica]in apparenze, io passava le ore intere a occhi chiusi. In quei momenti Edwige e Maria struggevansi in lagrime, e nonostante io non era mai stata piena di speranza come allora; tutta la mia esistenza s’era rifugiata nel mio cuore. Col braccio appoggiato sul guanciale che sosteneva mia figlia, io dicea fra me stessa: — I miei progetti, la mia felicità, il mio avvenire, tutto è qui.

„Il medico non mi lasciava punto, e le sue inquietudini erano estreme. Edwige e Maria lo interrogavano ogni momento. — Gli è da quella fragile esistenza, diceva egli accennando mia figlia, che dipende ogni mio timore ed ogni speranza. Io aveva voluto dar latte, ma nel mio totale spossamento non adempiva più a tal dovere che per istinto; appena mi restava forza bastante stringere la bambina al mio seno.

„Una notte, dopo qualche ora di sonno, fui risvegliata da un gemito; l’orecchio d’una madre è attivo, e il mio soltanto udì quel debole strepito. Aprii gli occhi, e vidi le mie due [p. 283 modifica]fedeli guardie addormentate; un piccolo miglioramento avea loro data qualche speranza; anche il mio medico erasi ritirato. Un vento impetuoso fischiava pe’ corridori del castello, talora come un lungo scoppio di fulmine, ma più sovente il tristo suo strepito imitava i gemiti del dolore. Io credei d’essermi ingannata, ma prima di riaddomentarmi volli guardare mia figlia; riunii tutte le mie forze e mi chinai verso la culla. Un solo lumicino rischiarava la camera; io potei appena distinguere quel volto sì delicato e sì pallido, e nonostante credei vederlo agitato da convulsioni: gettai un acuto grido; Edwige e Maria precipitaronsi accanto a me; io accennai loro la culla, senza poter proferire parola. Le mie membra s’erano intirizzite, scolorite le mie labbra, e i miei occhi spaventati eran fissi alla culla.

„Si avvertì il medico; egli levò di lì mia figlia, e volle trasportarla lungi da me; ma io feci cenno che si posasse sul letto. Per alcune ore fui spettatrice, senza saperlo, d’un’agonia [p. 284 modifica]che un’occhio esperto potea solo conoscere. Tutt’ad un tratto io vidi il medico gettare sopra Maria uno sguardo espressivo; questa s’avvicinò a me, e m’invitò con voce turbata a prendere un poco di riposo, mentre Edwige s’avanzava per portar via mia figlia, di cui una convulsione terminava la vita. Io ebbi appena il tempo di gettare su quell’innocente creatura un ultimo sguardo, che un freddo mortale invase il mio cuore, e caddi in deliquio.

„Maria mi prodigò inutilmente dei soccorsi; Edwige lasciò ricader sul mio letto la morta bambina, e il medico guardandola disse: — Tutto è finito; io non rispondo più della madre.

„Immaginatevi quel tristo quadro; due giovani fanciulle in preda alla disperazione, esplorando e quasi temendo il momento in cui tornassi in me; lo sguardo cupo di colui al quale tutta la mia famiglia m’avea confidata; quell’essere giacente senza movimento presso di me, e dal quale non si osava separarmi, poichè [p. 285 modifica]si sapeva ch’ei sarebbe, appena svegliata, il mio primo pensiero.

„Edwige struggevasi in lacrime, invocava Iddio, e non sapea che risolvere; Maria d’un carattere più fermo, e capace d’eseguire una risoluzione ardita, si precipitò tutt’ad un tratto verso la porta facendo un’esclamazione.

„Un pensiero improvviso le avea rammentata una scena di cui era stata spettatrice nella mattina. Nel traversare per caso uno dei corridori del castello, ella s’era fermata con interesse presso la giovine ebrea, che allattava alternativamente due gemelli dati alla luce da lei otto giorni fa. Noi lo ignoravamo. Fin dal momento della mia malattia, il mio appartamento era divenuto un santuario in cui nessuno osava penetrare, e le mie due custodi non mi lasciavano un istante.

„Maria tornò tosto tenendo fra le sue braccia una vezzosa bambina; essa l’avea chiesta in nome mio all’ebrea, senza farle altre spiegazioni. Edwige comprese il suo pensiero, [p. 286 modifica]volò in una stanza vicina, recò tutto quello ch’era necessario per vestir la bambina, e l’una e l’altra, senza proferire parola, la spogliarono prontamente de’ miseri pannicelli in cui era involta. Il medico guardava una tale scena, e non osava permettersi una sola riflessione; egli era persuaso che non restava altro rimedio che quello d’illudere l’immaginazione che mi uccideva; ma come azzardare un simile strattagemma? Ei calcolava con pena le conseguenze inevitabili di quest’azione, allorquando credè riconoscere alle pulsazioni più regolari del mio polso, che io tornavo alla vita. Nello stesso momento sfuggì dal mio petto un sospiro lamentevole; quei tre personaggi si guardarono con ispavento, il cuore battè loro velocemente e per un movimento spontaneo posarono sul mio letto la bambina straniera; l’altra fu allontanata dalla mia vista.

„Questa scena fu muta e rapida, ma divenne spaventevole quando Edwige, guardando per caso dintorno a sè, s’accorse d’un testimone. [p. 287 modifica]

„Eleonora occupava una camera poco distante dalla mia, e Maria, nella sua corsa notturna, fu obbliga a traversarla. Risvegliata dallo strepito, Eleonora s’alzò, e seguì Maria che tornava nel mio appartamento. Spaventata e sorpresa, essa avea tutto esaminato in silenzio. Al momento che fu scoperta, ella era ritta, sostenendosi con pena in punta di piedi, senza vesti, pallida in volto, e con gli occhi fissi al mio letto, Maria si accostò ad essa, e accennando me, le disse sotto voce: — Se rivelate ciò che avete veduto, voi lo farete morire.

„Io sentiva a poco a poco tornar le mie forze, e mi ricordai confusamente della causa del mio svenimento; non osando aprir gli occhi, stesi la mano per cercar la mia figlia. Chi potrebbe dipingere la commozione del mio cuore, allorquando credei non aver nulla perduto? Io fissai con trasporto i miei sguardi sulla vezzosa creatura che sembrava sorridermi; eravate voi, Olesia, ed io vi debbo la vita. [p. 288 modifica]

„Da quel momento la mia salute migliorò e ben presto i miei giorni scorsero in seno alla più perfetta felicità. In quel vecchio castello circondato di neve, privata delle distrazioni alle quali era avvezza, l’inverno mi passò come un sogno felice.

„Verso il principio della primavera, la famiglia ebrea parti per l’Ungheria, e la giovine madre venne a dirmi addio. Io osservai sul suo volto una grande melanconia, ma l’attribuii al dispiacere di dover lasciare un soggiorno pacifico per riprendere la sua vita errante. Ella tenea fra le braccia il suo figlio, e vi guardava alternativamente ambedue. Io vi avea consegnata ad una delle mie donne, essa s’accostò a voi, e parve un movento indecisa, quindi, come cedendo ad un moto al quale le era impossibile resistere, depose sulle vostre labbra un affettuoso bacio. Quest’azione mi sorprese, e la donna che vi portava sdegnata retrocedè; io vidi allora delle lacrime negli occhi della giudea, e [p. 289 modifica]m’affrettai di consolarla con parole obbliganti.

„Edwige e Maria respirarono più liberamente dopo la sua partenza; esse avevan temuto ch’ella tradisse il segreto. In un’occasione simile, come ardire di contare sulla fermezza d’una madre! Io seppi dipoi che Gioachimo solo era stato condotto a tal cessione; il medico gli diede a nome mio una somma considerabile, e agli ordini del suo marito l’ebrea non rispose che con le lacrime.

„Voi divenivate bella ogni giorno più, ed io dimenticava tutto per non pensare che a voi. Tutti i miei piaceri eran riposti nella vostra salute, i miei dolori nelle vostre lacrime. Io riceveva spesso nuove da Pietroburgo; mio marito sospirava di rivedervi, e m’annunziava il suo vicino ritorno. Io ignoravo ancora il segreto della vostra nascita; si aspettava per palesarmelo il momento in cui non dessi più latte. Voi avevate diciotto mesi, ed io mi apparecchiava a ritornare a Varsavia quando mi si svelò questo sorprendente mistero. [p. 290 modifica]

„Per dire il vero, ne restai più sorpresa che afflitta. Io ascoltava stupefatta quella strana rivelazione; ma non però sentivo stringermisi il cuore, il mio spirito non era che attento ed attonito. Io provava quel sentimento che vien prodotto dal racconto d’una storia della quale uno è affatto nuovo, e che ispirerebbe un interesse più vivo se non si rivocasse in dubbio la sua realtà. In quel mentre voi riposavate dolcemente sul seno che vi avea nutrita, ed io vi copriva delle mie carezze. Tutt’ad un tratto voi apriste gli occhi, e mi stendeste le braccia chiamandomi madre; questa parola commosse da capo a fondo tutto il mio essere; io vi strinsi più strettamente al mio seno, e non potei astenermi dal gridare: — Oh voi v’ingannate; ella è mia figlia.

Il giorno dopo mi feci ripetere parola per parola ciò che m’era stato detto la sera e risolvei di tener celato a mio marito il segreto che avevo scoperto. Io non dubitava che ei non approvasse l’adozione che mi ero proposta di fare, ma contava [p. 291 modifica]meno sulla sua discrezione che sulla bontà.

„Non era così delle persone che mi stavano intorno; esse godevano di tutta la mia fiducia. Fui assicurata che nulla era traspirato nel castello, e che non vi esisteva neppure un sospetto. Non ignoravasi, è vero, che la ebrea s’era sgravata di due gemelli, ma la bambina morta che si trasportò nella notte, passò per sua, e la tristezza di lei confermò questa opinione.

„Eleonora, la sola Eleonora mi dava pensiero; da gran tempo io m’ero accorta che voi le ispiravate una gran gelosia; ell’era un po’trascurata dacchè tutte le mie cure erano a voi consacrate. Io ebbi torto di non impossessarmi interamente del suo cuore poichè era assai ben formato per esşer capace di riconoscenza, e d’altronde non perdonava giammai quando stimavasi offeso. Ella non mi seguiva a Varsavia; io avea allora nel mio castello una sua parente da lato di madre che doveva condurla in Italia. La sera avanti la sua partenza essa rimase nella mia camera dopochè tutti [p. 292 modifica]m’ebber lasciata e mi abbracciò struggendosi in lacrime. Era l’amplesso dell’addio. Inquieta pel suo avvenire, essa sentiva alfine il valore di ciò che lasciava. Io risolsi di profittare della sua commozione. Per vederla più a lungo che fosse possibile, feci portare nella mia camera un letto che fu destinato per lei. Noi ragionammo lungamente a solo a solo. Prima di chiamar le mie donne, io la condussi a dire le sue devozioni davanti a un gran quadro della Vergine a piè del quale avevo situata la vostra culla, e quando essa ebbe fatti dei voti per la mia felicità, io le dissi: — Eleonora, se voi desiderate realmente ch’io sia felice, ripetete dopo di me le parole che vi suggerisco:

— Io giuro d’osservare un silenzio perpetuo sul segreto che ho scoperto. La Provvidenza nel confidarlo alla mia discrezione m’ha dato un mezzo di provare la mia riconoscenza. Io non ho ancora l’età da conoscere il valore d’un giuramento, ma se ignoro quel che serba Iddio agli spergiuri, so però ch’ei punisce gl’ingrati. [p. 293 modifica]

„Dopo aver ripetute queste parole con voce commossa, Eleonora mi baciò. Essa non aveva ancor dodici anni, ma il suo spirito era ben superiore all’età sua, ed io contai sulla sua promessa.

„Giunta a Varsavia, ebbi mille volte la tentazione di confidare tutto a mio marito, ma me ne distolse il desiderio della vostra felicità. Voi promettevate una rara bellezza; io volevo arricchirvi di tutti i talenti, coltivare con diligenza le qualità preziose dell’anima vostra, volevo insomma che la condizione nella quale vi si credeva nata divenisse il minimo de’ vostri vantaggi, e che perdendolo, uno non s’accorgesse che vi mancava qualcosa.

„Morì Edwige, e alcuni anni dopo, Maria tornò in Inghilterra. Contemporaneamente a quest’ultimo avvenimento la contessa Eleonora tornò d’Italia; voi avevate dodici anni, ella ne aveva ventidue; non poteva esser tra voi rivalità veruna.

„Ella era ricca, spiritosa e avvenente; onde piacque a ogni modo. Il [p. 294 modifica]nostro primo colloquio dovea decidere della intimità de’ nostri rapporti avvenire; ed invece m’allontanò da lei per tutta lavita; io riconobbi tutti i difetti della sua infanzia sotto la vernice di cui l’educazione gli aveva coperti. Ma una grand’esperienza di mondo, e molta amabilità la rendevano seducente all’occhio di chi non aveva veramente un interesse per volerla conoscere più davvicino.

„Per qualche anno non ebbe a rimproverarle altro se non la fredezza ch’io sentivo trovandomi accanto a lei; io ne accusava il suo cuore, gli sarebbe stato pur tanto facile commuovere il mio! I rapporti che passavan fra noi eran tali che dovevamo essere o intimamente unite o irrevocabilmente in discordia. Ma le nostre parti avevan cangiato; io mi trovava obbligata verso di lei, e la delicatezza avrebbe dovuto avvertirla che toccava ad essa a prevenirmi. Tutte queste considerazioni e forsʼanco un po’ di freddezza per parte mia dieder principio ad una inimicizia che dura ancora; e la vostra amabilità fece il resto. [p. 295 modifica]

„Passiamo ora ad avvenimenti più recenti. Quando voi mi scopriste la passione del principe Witold, e la corrispondenza che voi gli accordavate, io fremetti, perchè un colloquio avuto con lui a Bielany m’avea fatto conoscere tutto l’orgoglio della anima sua. Mi pentii per la prima volta d’avervi lasciato ignorare il segreto della vostra nascita; mia intenzione era sempre stata di rivelarvelo all’epoca del vostro matrimonio, e di informarne nel tempo stesso quello che avrei scelto per vostro sposo.

„I miei progetti sono distrutti, e voi siete per restar sola sulla terra! Olesia, la mia tenerezza per voi mi impedisce d’ingannarmi; le mie pene diventan mortali. Io raccolgo tutte le forze che mi rimangono per scrivere questa lettera; io la riporrò in una cassetta che vi sarà consegnata da una delle mie donne quand’io non esisterò più.

„Oltre quelli a cui dovete la vita, vi sono ancora tre testimoni di ciò che asserisco: miss Maria Barclay, di cui voi conoscete la dimora, il [p. 296 modifica]medico che mi curò nel parto, e l’ecclesiastico che vi battezzò. Questi due rispettabili amici dimorano da lungo tempo in Cracovia.

„Voi dovete l’esistenza a Giachimo Levi e ad Ester Normann, ambedue della tribù di Giuda.

„Io vi lascio per sempre Olesia, ma vi lascio matura di senno, ferma nei principii del bene. Non mi pento di avervi educata al di sopra della condizione per cui nasceste, poichè le siete superiore da voi stessa. Qualunque sieno gli avvenimenti che vi s’apparecchiano, voi potrete cangiare di situazione, ma non discenderete giammai. Nulladimeno io vi prego, per i riguardi che avete sempre avuti pe’ miei desiderii, di non rivelare il segreto del quale siete ora depositaria, e di non prendere un impegno prima d’aver compita l’età di ventun anno. A quell’epoca la vostra pietà, la natura dei vostri studii avran data al vostro carattere la fermezza che promette di già. Io dubito che i pregiudizii conservino il lor potere in faccia alle vostre virtù alle vostre [p. 297 modifica]grazie, ma la vostr’anima, altrettanto coraggiosa quanto è sensibile il vostro cuore, mi rassicura sul vostro avvenire.

„Addio, figlia mia, voi a cui son debitrice di tanti anni di felicità. Addio! Questa parola è terribile quando presagisce una separazione eterna. Ma che dico? al punto a cui son arrivata, la vita sembra una rapida corsa della quale si tocca presto la meta; ancora un poco, mia cara Olesia, e noi saremo riunite.

„Fanciulla adorata! avanzati con coraggio sulla nuova strada che ti resta a percorrere. Considera come una epoca a parte nella tua vita gli anni che sono scorsi. Tu fosti modesta nella grandezza, benefica nella fortuna; che quegli anni, in luogo d’ispirarti dispiacere, ti consolino invece! e’ passarono senza macchia. Felice chi può come te cangiar condizione, e trovar tranquilla la propria coscienza!

„Addio per l’ultima volta! Ben presto io renderò conto al giudice supremo e della mia vita e della tua [p. 298 modifica]giovinezza; le tue virtù sono la mia più lieta speranza.„

In fondo a questa lettera erano aggiunte le parole seguenti, che Witold riconobbe del carattere stesso del primo biglietto:

„Alla figlia della Palatina di S*** il principe Witold ha prestato il suo giuramento. Olesia gli restituisce tutte le sue promesse. Egli appartiene a una classe in cui la scelta del cuore è nulla, se non è sanzionata dalle convenienze.„

Dopo la lettura di queste carte Witold le posò in silenzio sul suo tavolino; quindi ne stacco il primo biglietto d’Olesia, lo piegò e lo chiuse diligentemente nel suo seno. Conobbe che dovea rimandare la lettera della Palatina; egli avrebbe voluto conservare le ultime linee scritte da Olesia, unicamente perchè erano di un carattere adorato; ma le rilesse e non osò ritenerle.

Vi aggiunse il seguente biglietto:

„Io credo dovere alla mia famiglia il sacrifizio della mia felicità, e non ho saputo resistere a questo dovere. [p. 299 modifica]Ma Olesia sola meritò l’amor mio; ed essa lo conserverà per tutta la vita. Fino dal primo momento in cui la conobbi, la sua immagine entrò nel mio cuore; nessun’altra le succederà; nessun’altra donna porterà il nome ch’io non posso dare ad Olesia.

„Lo vado a combattere. Le sventure del mio paese s’uniscono alle mie per opprimermi; in qualunque tempo io gli avrei sacrificata la mia vita; ora glie la consacro con gioia.

Dal momento che Witold fu certo della sua disgrazia, risolvè di lasciare Varsavia, questa città gli era divenuta insopportabile. Fece sapere al colonnello Madalinski ch’era sua intenzione di raggiungerlo, e dispose tutto per la sua partenza. Nel giorno precedente a questa, radund i suoi amici; tutti que’ giovani Polacchi, irritati dal giogo sotto il quale si costringevano a curvar la testa, giurarono di prender l’armi al primo invito. — Noi non le deporremo che vittoriose, sclamò il principe Witold, o le lasceremo cader di mano non vinte che dal gelo della morte. [p. 300 modifica]

Ladislao vedeva con piacere l’energia dell’amico suo. Informato dalla voce pubblica dell’avvenimento che abbiamo raccontato, e confidente dell’amore di Witold, ei temeva il potere di questa passione sì lungo tempo concentrata, ed ora priva di speranza; nell’applaudire ai suoi progetti egli ammirava la forza dell’anima sua e non poteva comprenderla; per altro, esaminandola più attentamente scorse gli sforzi penosi della violenza congiunti a una esaltazione straordinaria; straordinaria, dico, non per il carattere di Witold, ma per la sua prudenza.

Dopo la partenza deʼ loro amici comuni, egli rimasto solo prese la mano di Witold, e sentì che bruciava lo scintillar de’ suoi occhi, il rossore delle labbra, i moti bruschi e precipitosi, l’incoerenza e la rapidità de’ suoi pensieri gli cagionarono non poca inquietudine; nell’uscire, raccomando al cameriere del principe d’invigilare sul suo padrone.

Il giorno dopo Ladislao venne in persona a domandar le nuove del suo [p. 301 modifica]amico. Witold non era partito, e il suo progetto di viaggio non poteva più eseguirsi. Tormentato da un’ardente febbre, ei riconosceva appena quelli che stavangli attorno. Il medico che lo curava avendo riconosciuti i sintomi d’una grave malattia, spedì un espresso a sua madre. Per più di tre mesi si temè per la vita di quest’infelice; ma quelli che lo assisterono non poteron che sospettare la causa del suo male. Mai un lamento, mai un espressione di dolore uscì dalla sua bocca; talvolta ei chiedeva di restar solo; in questi momenti proferiva sovente il nome d’Olesia, e il suo cuore, libero da ogni violenza, s’abbandonava interamente al dolore, o si creava delle dolci chimere. Ma egli è circondatoda mille attenzioni, consolato dalla tenerezza d’una madre; tutte le distrazioni, tutte le consolazioni che possono acquistarsi coll’oro sono sparse intorno a lui; lasciamolo dunque per occuparci d’un essere a cui non resta più nulla.

Note

  1. Specie di mantello foderato.