Opera dilettevole da intendere, nella qual si contiene doi itinerarij in Tartaria - Versione critica/Opera dilettevole da intendere, nella qual si contiene doi itinerarij in Tartaria, per alcuni frati dell'Ordine minore

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Opera dilettevole da intendere, nella qual si contiene doi itinerarij in Tartaria, per alcuni frati dell'Ordine minore

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Del sito e qualita, del Paese de Tartari.

Capitolo primo.


TRovasi nelle parte Orientali una Provincia detta Mongal, overo Tartaria. Questa e situata da quella parte che l'Oriente si congiunge con l'Aquilone. Et de qui è il Paese di certi Popoli, che si dimandano Leitai et anche Solanghi. Da mezo giorno e la sede de li Saracini, fra l'Oriente e mezo giorno habitano gli Humi, et da l'Occidente li Naimani dal'Aquilone, circonda il Mare Oceanno. In alcuni luochi e montosa, et in alcuni ha molte pianure, ma tutta quasi in ogni canto e piena d'harena. Non e fruticosa nella centesima parte: impercioche non pol far frutto se non e irrigata da fiumare, che li rarissime se ritrovano. Onde ne Vilaggi ne Citta alcuna vi è edificata: salvo una che si dimanda Carcurim. e si dice sufficientemente esser buona. Noi certo non havemo veduto quella, ma semo ben stati vicino a meza dieta: quando a Syraorda che è la maggior corte de l'Imperatore dimorassemo, avenga che questo paese sia molto sterile: nientedimeno e molto concedente a nutrir [p. 5v modifica]

bestiami. Sono certi lochi che hanno alquanti boschetti, et oltra questi legname alcuno non si ritrova. pertanto cosi l'Imperator como li Principi et altri sacociano a sedere in terra, e cuoceno le sue vivande con sterco di Bovi et Cavalli. Lo aere e mirabilmente inordinato, a meza estade, tuoni, lampi, et saette, donde molti allhora periscono, et cascano le neve alte per li campi: sono etiandio in questo paese si freddi et crudeli venti che a le fiate non si pol appena cavalcare, onde como fossemo a Orda, che cosi chiamano le stanze de l'Imperadore Principi per lo gran vento giacevamo gettati in terra, e per la gran polvere chel uento inalzava nulla vedevamo. Mai nello inverno piove, ma spesso nella estade, e cosi poco che appena la polvere e radice di herbe si possono inaquare. Qui anchora cade molte volte grande tempesta: e questo noi vedessimo che quando l'Imperator poi la elettione dovevasi ponerne la sedia regale, cadde tanta tempesta che de la subita sua resolutione CLX huomini nella corte forano somersi: e molte robe, e suoi habitacoli traherno fora. Viè ancora ne la estade tosto un gran caldo, e di subito freddo grandissimo. [p. 6r modifica]

De la forma, habito, et viver loro.                                             Cap. ij.
LA forma de li Mongali over Tartari, e estratta da tutti gli altri huomini. Pero che tra gli occhi et le galte sono larghi più de gliatri, le galte etiandio sono prominente molto da le mascelle, hanno il naso piatto e breve, li occhi piccoli, e le palpebre fino a le ciglia elevate e sopra il capo a modo de sacerdoti, radendo da l'una e l'altra parte del fronte, piu ch'in mezzo, fanno capegli longhi, glialtri como le femine lasciono crescere de quali fanno due code e liganole drieto le orechie. Hanno li piedi piccoli, li vestimenti cosi degli huomini como de le donne sono fatti ad un medesimo modo. Non usano mantelli, cappe, o capucci ma portano veste fatte a maraviglia de Bucharanno de scarlato, over Baldaquino, qual sono forti et preciosi panni, e quelle che son fodrate hanno le pelle di fora e sono aperte da la parte de dietro, que etiam pende una coda piccola fino alli genocchi, le quale non loro lavano, ne mancho permetteno che sian lavate, ſìspecialmente fin che dura il tempo de tuoni, le sue habitatione sono rotonde a modo de paviglioni fatte di Bachette et [p. 6v modifica]

verghe di sopra, a mezzo il coperto hanno una fenestra rotonda, per laqual entra lo lume, et escie lo fumo. Pero che sempre a mezzo fanno foco. Il colmo, e le bande sono coperte di feltro, del medesimo sono anche le porte, queste sue trabacche alcune se disfanno e portansi da sommieri dove si vole, altre non si possono disfare, ma nelle carette cosi intiere si portano, e quelle sempre portano seco vadano in guerra, o in altro luogo, sono molto ricchi de animali, cioe Camelli, Bovi, Capre, e Pecore, li Cavalli et altre bestie, da soma, sono appresso loro in tanta quantita che non credo, tutto il resto del mondo n'habbia tanti. Ma Porci et altri animali non hanno. Lo Imperator Baroni et altri magnati, habundano d'oro, argento, seta, e pietre preciose, li cibi de quelli son tutte le cose che si posson mangiare, havemoli veduto mangiar fino Pedocchi, bevono lo latte de li animali, & in gran quantita pur che se ne trovi di quello de bestie da soma, pero che nello inverno li richi solo ne bevono, ma li poveri cuoceno del meglio ne lacqua, e lo lasciano dissolver poi la matina ne bevono uno o doi bichieri, et a le volte piu non mangiono quel [p. 7r modifica]

giorno, quando e la sera se da a ogniuno un poco di carne, e sorbeno il brodo, ma ne l'estade che hanno del latte a sufficientia rare volte mangiono carne, se non le vien donata, o che sia stata presa a cazza come sono ucelli e fiere salvatiche.


Delli suoi costumi.                                                                       Capitolo. iij.


HAnno alcuni costumi che son molto laudabili, et alcuni in tutto abhominevoli, sono piu obedienti a li suoi patroni che molti de noi, cosi Religiosi como seculari, impercio che portano a quelli somma riverentia, ne mai li diriano una bosia cosi facilmente, ne fariano altro di quello li viene imposto. Rare volte e quasi mai contendono insieme. Guerre, risse, questione, homicidio tra loro niuno interviene, non si ritrovano Assasini et robatori: onde le sue stanze e carette dove sono gran thesoro, ne con serrature, ne con altro instrumento se chiudeno, si alcuna bestia e smarrita colui che la vede o lassala stare, o la conduce a quelli che hanno questo officio: apresso liquali colui che l'ha perduta la ricerca, et senza alcuna [p. 7v modifica]

difficulta se la piglia, uno honora l'altro, e liberalmente con familiarita communicano le vivande, benche poche siano apresso loro. Sono huomini di grande tolerantia, pero che alle volte che son stati uno e doi giorni senza mangiare sopportano valentemente, e cantano, e giocano, como se havessino ben mangiato. Nel cavalcare sostengono gran freddo, et anche caldo intolerabile. Fra loro quasi mai e alcun piacere, e benche molto s'imbriachino, tamen nella sua imbriachezza mai contendono. Niuno sprezza il compagno, ma quanto po li da aiuto. Le sue donne sono caste, ne tra loro mai si dice de la sua impudicitia, ma alcune di quelle dicono parole assai brutte e dishoneste, li Tartari verso tutti gli altri huomini son superbissimi, e reputano cosi nobili como ignobili da poco, e li schernissono. Onde vedemo nella Corte de l'Imperatore, il gran Prince de Rossia, e'l figliuolo de lo Re di Giorgini, e molti Soldani nissuno honor ricever da quelli, anci coloro che alla cura sua erano assegnati, benche fossero vili li andavono di sopra, e sempre tenevano il primo loco, anci spesso bisognava sedesseno drieto le sue spalle. Oltra di questo sono verso glialtri [p. 8r modifica]

huomini iracondi e disdegnosi, e quasi mai dicono la verita al principio sono losinghevoli, ma poi pungono como scorpioni. Conciosia che sono ingannatori e fraudolenti, e ad ogniuno si possono con l'astutia sua danno inciampo. Quello mal che li voleno fare a maraviglia occultano, acio non ſe ne avedano e trovino qualche remedio contra le sue astutie, sono sporchi nel mangiare, et altri suoi fatti, la imbriachezza sommamente honorano, e poi che alcuno ha molto bevuto vomita, e tosto corre a bever di laltro, prontissimi sono adimandare, a donar avarissimi, e se alcun forestiero appresso loro e morto non si dice nulla.


De la legge, et consuetudine loro.                                                          Cap. iiij.


QUesto hanno nella sua legge over costume, che occidono li huomini e le donne che si trovano in adulterio manifesto. similmente se una vergine cade in fornicatione con alcuno ambedoi son messi a morte, se si ritruova qualcheduno che assasini, o robbi in palese senza pieta alcuna è ammazato. A qualunche discopre li [p. 8v modifica]

consigli, maxime quando vanno a battagliare, li danno cento battiture delle maggior che possa dare un rustico col bastone. Cosi etiandio quando li minori offendono alcun de suoi maggiori non li perdonano, ma gravemente lo battono. Generalmente se maritano con tutti e suoi propinqui (eccetto la madre e la figlia che sia sorella da parte di essa madre) percio che la sarabbe da parte di padre, e la moglie di esso padre, poi la sua morte soleno torre. Anche la moglie del fratello, il piu giovene poi la sua morte overo alcun de la parentela convien che la togli. Onde essendo noi li, un certo Prencipe di Rossia che si chiamava Andrea fo accusato al Baty che menava Cavalli fori di Tartaria, e vendevali adaltri, e benche questo non fosse provato li fu data la morte. La qual cosa saputa il fratello minore e la moglie di quello ch'era morto, vennero a supplicar il prefato Prencipe che la terra non li fosse tolta, ma quello comandò al giovine che togliesse la cognata, et ad essa similmente che l'accettasse per marito, quella rispose voler piu tosto la morte, che far contro la sua legge. Costui nientedimeno ben che ambidoi rifiutassino quanto potevano, [p. 9r modifica]

constrinseli per forza a far questa cosa nephanda. Poi la morte de li primi mariti, le moglie de Tartari non facilmente piu si maritano, se non volessi forse alcuno tuor la cognata, o madregna. Non e apresso loro differentia alcuna tra bastardi, e legittimi, ma il padre da cio che vol ad ogniuno, per tanto si ben sono di sangue reale, cosi si fa Principe il figliuol naturale como quello della Regina. onde havendo il Re di Georgia, ò Scotia, doi figliuoli uno chiamato Melich legitimo, e l'altro David, nato de adulterio, morendo lasso una parte del paese al naturale Melich, a cui etiam da parte de la madre veniva il Reame per la succession feminile, venne da l'Imperator de Tartari, percio anche David prese tal camino, venuti adonque ambidoi a Corte, e dati grandissimi doni, adimandava il figliuol naturale che li fosse fatta iustitia a modo di Tartaria, e cosi fo data la sententia contro Melich, che David il maggiore la heredita che li haveva laßata il padre quietamente in pace possedesse. E conciosia che un Tartaro habbi una moltitudine di moglie, ha ogniuna casa per se, e famiglia, hor con una, hor con l'altra, mangia, beve, e dorme il Tartaro, niente di [p. 9v modifica]

meno una fra le altre e la maggiore, con laqual piu spesso dimora, et con tutto che son tante, mai di leggiero si appizano insieme.


    De le superstitiose traditioni, che loro o li suoi maggiori hanno fatto.                                                                                                              Cap. V. PEr certe constitutione, che loro o li suoi antecessori hanno ordinato, dicon alcuni peccati esser indifferenti, uno e poner il coltello nel foco over a qualunque modo tocchare il foco col ferro, et etiam tirar fori della caldiera le carne col coltello, over tagliar con la manera appresso il foco: Imperoche credono, cosi tagliarsi la testa al foco. Un'altro è appoggiarse a quel flagello, con che si percuote il Cavallo: perche loro non fanno cio che siano speroni, et con la medesima scorizata toccar le frezze, pigliar ucelli gioveni, et occiderli. Batter il cavallo col freno, uno osso romper con un'altro, Gettar in terra latte, o altre vivande, Urinar nella suo stanza: La qual cosa se alcuno fa di volonta, è occiso, si per necessità bisogna che dia molta pecunia a lo incantatore, dal qual vien mondato, e purificato. Il quale etiandio facci [p. 10r modifica]

che la stanza con tutte le macerie passino per mezzo duoi fuochi. Innanci che a questo modo sia purificata, Niuno è ardito intrare, o portar fori alcuna cosa. Oltra di questo se qualche morsello si mette nella bocca di uno, che non lo potendo ingiottire lo mandi fuora: subitamente per la fenestra tonda della sua stanza, lo cavano fuora, e senza pieta l'ammazano. E se alcuno zappa sopra la porta della stanza di un Prencipe, perde la vita. Molte altre cose hanno simile a queste, che reputano peccati. Ammazzar li huomini, assaltar lo paese d'altri, e robarli le sue faculta, e fare contro li comandamenti e proihibitioni di Dio, è nullo peccato appresso di loro. De la vita eterna, e dannatione niente sanno, credono solamente poi la morte, viver ne l'altro mondo, moltiplicar in bestiami, mangiar, e bere, et far cioche facevano in questa vita presente. Nel principio della Luna, overo quando è piena, cominciano quello che vogliono fare, e chiamono essa Luna grande Imperatore, e pregando quella se ingenocchiano. Tutti quelli che dimorano nelle sue ſtanze bisogna che si purifichino per il fuoco, la qual purificatione si fa in cotal modo. Prima [p. 10v modifica]

pizzano duoi fuochi, e duoi haste mettono appresso quelli, et una corda in la sommita delle haste: ligano poi sopra la corda certi pezzi di Burcharano, sotto la qual corda, e ligature tra quelli fuochi passono li huomini, le Bestie, e li habitacoli. Sono ancho due donne, una de quì, e l'altra de lì, che spargendo de l'acqua, recitano certi incantamenti. Et se alcuno e ammazzato da saetta bisogna al preditto modo paſſare tutti quelli, che dimorano in quello loco. La stanza, il letto, la carètta, li feltri, le veste, e cioche hanno, da niuno si tocca, ma da tutti si rifuta como cosa immonda: Et accio brevemente dica tutte le cose, pensano che si purghino col fuoco. Onde quando viene qualche Ambasciatore, Principe, o altra persona, biſogna esso, e li suoi doni per duoi fuochi, accio si purifichi passare. Conciosia che temono non si porti qualche incanto veneno, o cosa nociva.


Del principio dell'Imperio, over Principato

de Tartari.     Cap.     VI.


QU E S T A Parte Orientale, la qual habbiamo detto disopra, como si chiama [p. 11r modifica]

Mongal, et in che modo è situata: Hebbe anticamente quatro Popoli (como si dice) il primo Popolo in lingua loro dicevasi Iekamongal, cioè a dire grandi Mongali. Il secondo Summongal, cioè Aquatici Mongali, che erano essi Tartari da un fiume Tartar cosi nominati, il quale bagna lo suo paese. Lo tero Merkath, Lo quarto Metrith. Tutti questi havevono una medesima forma, e lenguaggio: benche tra loro in diversi Principi, e provincie fossero divisi. Nel paese di Iekamongal, fo uno detto Chingis, Costui cominciò esser robusto Cazator, et imparò robar li huomini, e far botini, et a poco etiandio andava per le Citta, e qualunque poteva: pigliava, e facevalo suo seguace. Cosi inclinò li suoi Cittadini, che lo seguitauano per Capitaneo in male operare, et cominciò a combatter con li Aquatici Mongali, overo Tartari, e quelli soggiugò, morto lo Prencipe loro in battaglia. Doppoi vinse li Merchathi, e procedendo oltra, ottenne etiandio lo Imperio de Metrithi. Udito questo li Naimani hebbono a gran sdegno, che Chingis fosse cosi elevato: Questi havevano habuto uno valente Imperatore, a cui tutte le preditte Nationi di [p. 11v modifica]

Tartari davano tributo. Sendo questo morto successero li figliuoli in loco suo. ma perche gioveni, e stolti non sapevano regger il Popolo, erono fra loro divisi, et in diverso voler partiti: Ne per questo cessavano molestar li confini de li Tartari, e far molte Correrie. Per la qual cosa Chingis congrego insieme tutti li suoi subietti, il simile li Naimani, e Karakitai Popoli, vennero all'incontto. Pervenuti adonque in una Valle stretta, fo fatta la battaglia, et superati li Naimani, et Karakitai dalli Tartari: Quelli che potero scampare si fuggirno glialtri foro fatti prigioni. Fra questo mezzo lo Octoday delli preditti Karakitai, Cam figliuolo de Chingicam, poi che fo constituto Imperatore, edificò una certa Cittade, la quale hebbe nominata Chanil. Appresso quì, verso mezzo giorno, è un deserto grande, in elqual si dice per certo habitar huomini salvatichi, li quali niente al postuto parlano, ne hanno giunture nelle gambe, et s'e alle fiate cadeno, non si ponno levare per se stessi: ma nientedimanco hanno tanta discretione, che fanno feltri di lana de Camelle, con quali si vestono, e reparano il vento impetuosissimo. E quando sono sagittati da [p. 12r modifica]

Tartari, mettono nelle ferite certe herbe, e fortemente fuggono da quelli.


De la mutua Vittoria de Tartari, e Kithai.

Capitolo.   VII.


RItornati nel suo paese se apparecchiorno a guerra con li Kithai Popoli: e di subito mosso il Campo introrno nelli suoi confini, la qual cosa sentendo lo Imperatore de Kithai mosse l'essercito suo contro a quelli, e fo comessa una dura battaglia, nella quale vinti li Tartari: tutti e nobili loro furono occisi se non sette. Onde fino al di d'hoggi quando voleno battagliare qualche contrada, et alcuno menazali de occisione: dicono per il passato etiandio occisi non rimanessemo piu che sette, et tamen hora semo cresciuti in tanta moltitudine, e perciò non si spaventemo di tal cosa. Chingis, et gialtri che rimasero, se fuggirno nella sua Terra. Et conciosia che al quanto se havessino ripossato. Un'altra fiata si preparò alla guerra, et andò contro li Huyri: Questi sono Christiani Nestorini, rimasto per tanto [p. 12v modifica]

vincitore, tolse, et usurpò le sue littere. Peroche li Tartari fin quà scrittura alcuna non havevano: Hora tale è la littera di Mongali. De qui partito venne al paese de Sarhuyur, e de Caraniti, e de Hudirath, li quali tutti ottenuti, ritornò nella Patria: e pigliato alquanto di riposso, ragunò tutti li suoi Soldati, et assaltò un'altra fiata li Kithai, et longamente combattendo con quelli pigliaro una gran parte del paese, e constrinsero lo Imperatore chiudersi nella sua Citta maggiore, laqual tanto tempo ossidiorno, che in tutto mancorno le vettovaglie allo essercito. Non havendo adonque, che mangiare commandò Chingiscam a suoi, che di diece huomini, uno dessero a mangiare. Quelli della Citta virilmente con sagitte, et altre machine dalli muri, se difendevano, et poi che manchorno li ſassi gettavono lo Argento liquefatto: Imperoche quella Citta era molto piena di ricchezzza. Li Tartari non potendo vincer quella con guerra, cavorno sotto terra una grande via dal Campo, sino a mezzo la Citta: e da poi discoprendosi entro, e fuori, tanto molestorno con l'arme li Cittadini, che rotte le porte, e lo Imperatore, con molti ammazzato, ottennero la [p. 13r modifica] [p. 13v modifica] [p. 14r modifica] [p. 14v modifica] [p. 15r modifica] [p. 15v modifica] [p. 16r modifica] [p. 16v modifica] [p. 17r modifica] [p. 17v modifica] [p. 18r modifica] [p. 18v modifica] [p. 19r modifica] [p. 19v modifica] [p. 20r modifica] [p. 20v modifica] [p. 21r modifica] [p. 21v modifica] [p. 22r modifica] [p. 22v modifica] [p. 23r modifica] [p. 23v modifica] [p. 24r modifica] [p. 24v modifica] [p. 25r modifica] [p. 25v modifica] [p. 26r modifica] [p. 26v modifica] [p. 27r modifica] [p. 27v modifica] [p. 28r modifica] [p. 28v modifica] [p. 29r modifica] [p. 29v modifica] [p. 30r modifica] [p. 30v modifica] [p. 31r modifica] [p. 31v modifica] [p. 32r modifica] [p. 32v modifica] [p. 33r modifica] [p. 33v modifica] [p. 34r modifica] [p. 34v modifica] [p. 35r modifica] [p. 35v modifica] [p. 36r modifica] [p. 36v modifica] [p. 37r modifica] [p. 37v modifica] [p. 38r modifica] [p. 38v modifica] [p. 39r modifica] [p. 39v modifica] [p. 40r modifica] [p. 40v modifica] [p. 41r modifica] [p. 41v modifica] [p. 42r modifica] [p. 42v modifica] [p. 43r modifica] [p. 43v modifica] [p. 44r modifica] [p. 44v modifica] [p. 45r modifica] [p. 45v modifica] [p. 46r modifica] [p. 46v modifica] [p. 47r modifica] [p. 47v modifica] [p. 48r modifica] [p. 48v modifica] [p. 49r modifica] [p. 49v modifica] [p. 50r modifica] [p. 50v modifica] [p. 51r modifica] [p. 51v modifica] [p. 52r modifica] [p. 52v modifica] [p. 53r modifica]

e Luglio, senza coperta alcuna dimoraveno, chiedendo risposta, o licentia. Ma non sendo tenuti degni pur de parlare con essi, sempre ritornaveno al suo alloggiamento degiuni, et affamati. In questo modo Baiothnoy sdegnato verso di quelli, e per escusation della sua scelerita opponendogli le ostinate risposte: e comandando tre fiate, como è detto disopra, che fossero morti, li ritenne nove settimane nell' essercito, dileggiandoli come indegni de audientia. Ma gli Frati con humilta sopportando la sua malitia et indegnatione mutarono con ingegno la necessita in virtude.

Come li fecero espettare Augutha. Cap. XLVII


AL fine suspesa la sententia per cinque settimane, e fatto littere da mandare al Papa, e parecchiati suoi ambasciatori pensò de licentiarli il giorno de san Giovambattista. Ma il terzo giorno seguente revocò quello haveva deliberato, dicendo haver inteso come veniva un grande, e solenne Ambasciatore da Chaam, figliuolo de Iddio, detto per nome Augutha. Costui como molti affirmavano era mandato a signoregiar tutta la Georgia: e nella corte dell'Imperatore era degli primi Conseglieri, e sapeva, [p. 53v modifica]

come Chaam haveva rescritto al Papa, e dattoli un nuouo mandato, che si spargesse in tutto il Mondo: la copia del quale Baiothnoy voleva portassino li Frati, benche poco innanti fossero licentiati: e forse come molti credevano, si pensava di finir con questo Prince, la morte loro, che sin qua haveva differita. Onde non si potendo resister a la Tyrannia sua per tre settimane, e piu con humilta, e patientia sostenero espettando di giorno in giorno l'advenimento di Augutha. Staveno fermi, et immobili havendo per sostentation del corpo, un poco di pane et acqua a bastanza: Et alcuna volta per non haverne, degiunando fino à sera, mangiavono latte di capra, e vacche forse etiam alle volte di cavalle, e piu spesso havevano acqua pura: e per non esser à sufficienza mescolaveno col latte agro senza far mentione alcuna di vino.                              Come dapoi la venuta di Augutha si partiro.          Cap. XLVIII.


MA pensando Frate Ascelino che facilmente con questo tardare potria perder il passaggio dil mare: che era necessario per la invernata che si approssimava, Ando à ritrovar un gran Consigliero della corte pregandolo che volessi con suo prego far che Baiothnoy [p. 54r modifica]

gli espedisse promettendogli si tal cosa facesse non dovergli esser ingrato, Costui per tanto andato da Baiothnoy interpose preghieri, e bone parole per gli Frati: onde fece far per comandamento suo le littere al Papa, e metter in ponto gli ambasciatori. Hor fatto le littere, e scritti entro gli nomi de noncij, et apparecchiato al camino ecco che quel giorno nel qual parimente erano per far partita sopra giunse Augutha con lo Avunculo del Soldano di Halapia, e lo fratello del Soldano di Mosloal; che anticamente si dicea Ninive. Costoro etiandio venivano da gran Cane, à cui havevono fatto Homaggio, o per li suoi descendenti: et esso con molti doni, et presenti honorato s'havevono fatto tributarij suoi. Per tanto etiandio vennero alla presentia de Baiothnoy: e quello con molti doni adororno tre fiate ingenochiandosi come havevan fatto al gran Cane. De qui facendosi festa per tutto l'essercito, e conviti a suo costume in bever latte di cavalle, e Camelli, con canti, over cridori; et invitando li Tartari d'intorno con le moglie loro a tal solennitade, lasciorno da canto le facende nostre, e de tutti gli Ambasciatori. Sette giorni continovi sedettero à mangiare, bere, e solazzare. L'ottavo, che fu la [p. 54v modifica]

festa di Santo Iacobo, dettero licentia a Frati, che si partissero con le littere di .B. e Chaam, che dicono littere de Iddio, et insieme con messaggieri, che mandavono al Papa. Uno anno tra l'andar, e dimorar, e ritorno stettero li Frati. Ma frate Ascelino in quel viaggio stette anni tre, e sette mesi, nanti che giongesse al Pontefice. Frate Alessandro, et frate Alberico forno con lui tre anni, o poco meno. Frate Simone doi anni, e sei settimane, Frate Guiscardo che l'havevono tolto da Triphleis cinque mesi, sono como si dice da Achon, insino à quello essercito de Tartari, in Persia LVIII diete.

Della littera che fo mandata al Papa. cap. XLIX.


LA forma della littera, la qual mandò Baiothnoy al Pontefice nostro, e tale. Per disposition divina la parola di esso Chaam mandata à Baiothnoy. Sappi Papa esser cosi. Li toi Ambasciatori son venuti, e ne hanno presentato le tue littere. Li toi Noncij hanno detto gran parole. Non sapemo se di tuo precetto, ò da se stessi habbin parlato, Tal parole erano nelle littere. Molti huomini ammazzati, estingueti, e dati in perditione: Lo comandamento stabile de Dio, e lo statuto de colui, che contiene la fazza de l'universo, cosi è appo noi: [p. 55r modifica]

Qualunque udiranno quello habbino stanza sopra il proprio paese aqua, e patrimonio: e diano la uirtu a quello che contiene la faccia de l'universo. Ma qualunque il precetto, e statuto non udira ma metterasi far à l'opposito sia destrutto, e datto in perditione. Sopra cio vi mandamo questo precetto, e statuto: si voleti habitar sopra la terra nostra aqua, e patrimonio fa debisogno che tu Papa in propria persona venghi da noi: et à quello che contiene la faccia de l'universo te apresenti: e si tu non udirai lo precetto de Iddio, e di quello che contiene la faccia di tutto il mondo noi nol sapemo (Iddio il sa), e necessario che nanti che venghi mandi ambasciatori, e ne facci aviso se veni o non, se voi far pace o esser inimico la risposta di questo precetto tosto manderai a noi. Questo precetto per le mano de Aybeg, e Sargis havemo mandato: dil mese di Luglio il vigesimo giorno di la Luna: scritta nel territorio del Castello siliente.

Delle littere de l'Imperatore mandate al medesi=

mo Principe.     Cap.     L.


QUesta è la forma della littera di essa Chaam; che loro dicono esser littera de Iddio. Per comandamento de Iddio vivo, [p. 55v modifica]

Chingiscam figliuolo de Iddio dolce, e venerabile dice Iddio, e excelso sopra tutte le cose esso: Iddio inmortale, ma sopra la terra Chingiscam solo Signore: vogliamo questo pervenir a noticia de tutti in ogni loco: Alle provincie a noi subiette. Alle provincie à noi ribelle. Pertanto fa dibisogno tuo Baiothnoy gli exciti, e facci aviso che questo, e lo mandato de Dio vivo, et inmortale senza dimora, et etiandio fagli a sapere sopra cio la tua petitione: et in ogni loco questo mio mandato dovunca potra pervenir il noncio. E qualunque contradira sera preso à caccia: e lo suo paese rovinato, e ti certifico che ogniuno che non udira questo mio mandato sera sordo: e chi vedera ne havera cura di meterlo in essecutione sera cieco: e chiunque fara secondo il iudicio di questo cognoscendo la pace, e non pigliandola sera zoppo. Questa mia ordinatione pervengha à noticia di quelli che sanno, e non sanno. Qualunque udira, e non fara cura di osservare sera destrutto, morto: e datto in perditone. Pertanto cio manifesta o. B. E qualunque vorra la utilita della sua casa proseguira quello; e si fara nostro servo, sera salvo et honorato, e colui che contradira à questo secondo il tuo volere sforzate di castigarlo.

F I N I S.

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Errore incorso in la prima carta a tergo a

versi 27 lego vol dir dico.


Nissuno ardisca di stampare la presente opera sot-

to pena di subita scommunicatione, et perder le

opere e ducati cinquanta como nel

privilegio appare.



Stampata in Vinegia per Giovan' Antonio

de Nicolini da Sabio. Ne l'Anno del

Signore. M D XXXVII.

Adi 17 Ottobrio.

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