Opere (Lorenzo de' Medici)/III. Rime/Ballata

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Ballata [I pensieri d’Amore.]

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Ballata [I pensieri d’Amore.]
III. Rime - Canzone VIII. III. Rime - Sonetto CVI.
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BALLATA

[I pensieri d’Amore.]


     Parton leggieri e pronti
del petto i miei pensieri,
che l’alma trista agli amorosi monti
manda suoi messaggieri
a quel petto gentil, ov’è il mio core.5
     Nel cammino amoroso
ciascun di loro ad ogni passo truova
qualche pensier pietoso,
che par dal petto di mia donna muova
in conforto dell’alma ad ora ad ora.10
Fermonsi insieme, e, domandáti allora,
dicon tutti una cosa sempre nuova
della pietá che fuora
gli manda del bel petto,
dentro del quale il bel signor dimora,15
e si staria soletto
in esso il cor, ma v’è Pietá ed Amore.
     Delle caverne antiche
trae la fiamma del sol fervente e chiara
le picciole formiche:20
sagace alcuna e sollecita impara
e dice all’altre ov’ha il parco villano
ascoso, astuto, un monticel di grano:
ond’esce fuor la negra turba avara.
Tutte di mano in mano25
vanno e vengon dal monte,
porton la cara preda e in bocca e in mano:

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vanno leggieri e pronte,
e grave e carche ritornon di fòre.
     Fermon la picciol’orma30
scontrandosi in cammino; e, mentre posa
l’una, quell’altra informa
dell’altra preda, onde piú disiosa
alla dolce fatica ognor l’invita.
Calcata e spessa è la via lunga e trita.35
E se riporton ben tutte una cosa,
piú cara e piú gradita
sempre è, quant’esser deve
cosa, senza la qual manca la vita.
Lo ingiusto fascio è lieve,40
se il picciolo animal senz’esso more.
     Cosí li pensier miei
van piú leggieri alla mia donna bella:
scontrando quei di lei
fermonsi, e l’un con l’altro allor favella:45
dolce preda, se ben grave, con loro
porton dal caro ed immortal tesoro:
una sempre è, ed è sempre piú bella:
che dal petto decoro
ove Amor, Pietá regna,50
da’ dolenti sospir cacciati fôro.
Quinci s’allegra e sdegna
l’alma ad un tempo, ed ha dolce dolore.
     Ha dolcezza, se sente
Amor Pietá regnar nel bianco seno;55
duolsi l’afflitta mente,
che da’ duri pensier cacciati sièno
i pensier belli, e che dolente e trista
sia per me la mia donna, e cosí mista
doglia e disio fanno un dolce veneno:60
onde o ria vita acquista
o dolce morte l’alma,
che del mal gode e del suo ben s’attrista.

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Questa è la cara salma,
di cui carchi i pensier mi dan vigore.65
     Quando a quel monte bello
giungon dov’è la gran bellezza adorna,
prendon diletto in quello,
tanto che alla trist’alma alcun non torna,
per l’esemplo del cor crudele e saggio;70
qual truovon lieto al fin del bel viaggio,
dell’alma oblíto, e con Amor soggiorna.
E se non che pure aggio
soccorso in tanto affanno
da quei che manda quel pietoso raggio,75
poi che tradito m’hanno
i miei, perderia l’alma ogni valore.
     Li miei pensieri scuso,
se nell’abisso della gran bellezza
ciascun resta confuso:80
però che chi si muove al fin sol prezza:
muovonsi a questo, e, nol trovando poi,
smarriti piú non san tornare a noi
nell’infinito fin di tal dolcezza.
Rendo ben grazie a voi,85
pensier pietosi e belli,
che soccorrete al cor negli error suoi:
e, se non fusser quelli,
nella tropp’alta impresa morria il core.