Opere complete di Carlo Goldoni - Volume I/Prefazioni dell’edizione Pasquali/Tomo II

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Tomo II

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L’AUTORE

A CHI LEGGE.

(Tomo II)


L’aggradimento pienissimo, con cui è stato ricevuto il mio primo Tomo, mi lusinga di un’egual fortuna per tutti gli altri, nè cesserò di porvi ogni studio per rendere la mia edizione degna sempre più della pubblica grazia. Cercando io di adornare questa opera quanto meglio potessi, pensai sin da principio a provvedere ogni Tomo di un Frontispizio Istoriato. Vidi poi in seguito esser cosa difficilissima immaginare per tanti Tomi tanti nuovi pensieri, che non avessero del comune e si cavassero dell’ordinario: Muse, Apolli, Maschere, Tibie, Teatri, Satiri, Scimie sono cose fatte e rifatte, e si veggiono da per tutto impresse, dove trattisi di Commedie, ed i Pittori su tal proposito non sanno più che inventare, oltredicchè nulla interessano l’altrui curiosità questi simboli generali, quantunque ben disegnati ed elegantemente eseguiti. Pensato ho adunque a qualche cosa di nuovo, per quell’amore di novità, che è stato sempre il mio scopo e che diletta, più ch’altro, l’universale. Ho pensato di dare ne’ Frontispizj un sommario della mia vita, sparsa già da gran tempo in varie lettere e prefazioni, e in qualche Scena ancora delle Opere mie fin ora stampate. La storia della mia vita non è quella di un uomo, che vaglia ad interessare il pubblico per risaperla; pure di tutti gli uomini che hanno scritto si legge dopo morte la loro vita, e se alcuno vorrà prendersi un giorno per me tal cura, avrà facilitata la guida al suo amichevole pensamento. Quaranta deggiono essere i Tomi da me proposti, ed altrettanti saranno i punti da me fissati delle mie circostanze. Avrei materia per fornire di me medesimo maggior copia ancora di Frontispizj, ma sceglierò i più esenziali, unicamente per rimarcare per quali vie e con quai mezzi mi sono fin qui condotto.

Si è già veduto nel primo Tomo, che in età di nov’anni principiavasi a sviluppare in me il genio Comico, ma la Madre e i [p. 8 modifica] Parenti che aveano cura della mia educazione, non m’avrebbero lasciato mai camminare sì presto per cotal via; e senza gli studj metodici e necessari sarebbe stato un porre, come dir si suole, il carro innanzi a’ buoi.

Trovavasi allora mio Padre nella Città di Perugia, esercitando colà l’Arte Medica; pensò bene ch’io passassi vicino a lui, e in compagnia di un venerabile Monaco Olivetano, della Nobile Famiglia Ariminese de’ Rinalducci, partii da Venezia mia Patria e m’incamminai a Perugia. Colà fui posto alle scuole de’ Padri della Compagnia di Gesù, nella Classe inferiore della Gramatica, ov’era Maestro in allora il Padre Filippo Liggi. Non voglio lasciar qui di enunciare un fenomeno assai curioso accadutomi in tale incontro. Io aveva di già scorsi in Venezia i principj della Gramatica, e mi credea sufficiente per comparire ovunque in una simile Classe. Giunsi alla Scuola in Perugia a mezzo il corso della stagione, e per tutto il restante dell’anno mi trovai sì confuso, debole di fantasia e d’intelletto, che non sapeva fare una concordanza, ed era io il ridicolo della scuola, caricando gl’insolenti scolaretti di derisioni e d’ingiurie il povero Veneziano novellamente arrivato. Venne il giorno in cui si dà da’ Maestri il latino che chiamasi del passaggio, e già tutti aspettavano, ed io aspettava cogli altri, di vedermi rimandato alle concordanze. Oh inaspettato evento, per me di giubbilo e per gli altri d’invidia! Il mio latino riuscì il migliore di tutti. Mi diedi animo nell’esame. Passai alla Superiore. Fui creato Imperator dei Romani, sostenni la dignità tutto l’anno, ed ecco nel primo Rame di questo secondo Tomo Goldoni in mezzo alla Scuola a sventolar la bandiera, che mai s’avrebbe sognato di dover servire di Frontispizio alle mie Commedie.

Se avrai la sofferenza, Lettor carissimo, di leggere le mie Prefazioni e le mie Lettere dedicatorie, vi troverai degli aneddoti e delle notizie che non ti aspetti, e qualche volta una lettera o una Prefazione valerà a compensarti la noia che avrai nel leggere una Commedia, o cattiva per se medesima, o mal confacente al tuo genio.