Opere minori 1 (Ariosto)/Poesie latine/Alcune versioni/Libro III, Carme XVII

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Libro III, Carme XVII

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Poesie latine - Libro III, Carme XV Poesie attribuite
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Ivi, Carme XVII.


     Di Lodovico Ariosto giaccion sepolte l’ossa
Sotto di questo marmo, ovvero in questa fossa,
Sotto mattone o sabbia o qualunque altra cosa,
Dove il cortese erede volle la spoglia ascosa;
O dell’erede alcuno amico più cortese,
O un passeggier venuto qua di lontan paese.
Imperocchè il futuro ei non potè sapere,
Nè del cadaver suo si prese tal pensiere,
Che, ancor vivente, un’urna gli fosse preparata;
Ma bensì quest’epigrafe lasciò da sè dettata;
Qual sopra il suo sepolcro volle che si scrivesse,
Se mai di qualche sorte un dì sepolcro avesse;
Acciocchè quando il misero suo spirto, alfin compito
Il tempo dell’esilio a lui già stabilito,

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Ricercherà sue membra, mal volentier lasciate,
Risappia dove furono un tempo collocate;
Nè per trovar le proprie sue ceneri, vagando
Or queste deggia or quelle andar rimescolando.

Girolamo Baruffaldi (il giovane).


Altra Versione.


     In questa tomba o fossa o qual si volle
Il suo benigno erede, od un amico
Più benigno di lui, o peregrino
Dell’uno e l’altro ancor vie più cortese,
Di Lodovico Ariosto son sepolte
Le pover’ossa. Avvegnachè il futuro
Non ei saper potesse, nè cotanto
In pregio avesse la sua vuota spoglia
Da pensar ad un’urna: tuttavia,
Bevendo ei l’aure de la prima vita,
Questo epitaffio preparar si volle,
Perchè su la sua tomba, se una tomba,
Avess’egli unque avuta, fosse posto.
Imperocchè, quando il suo spirto il tempo
Consumato abbia del prescritto esigilo,
Quelle ch’a malincuor s’ebbe ei lasciate
Umane membra, agevolmente ei possa
Richieder al sepolcro, e riconoscerle
Senza che ’l tapinel venga costretto
D’andar per esse vagabondo in cerca.

Anicio Bonucci.