Opere minori 1 (Ariosto)/Rime varie/Canzone III

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Canzone III

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CANZONE TERZA.1




     Dopo mio lungo amor, mia lunga fede,
E lacrime e sospiri ed ore tetre,
Deh! sarà mai che da Madonna impetre
Al mio leal servir degna mercede?
5Ella vede ch’io moro, e che nol vede
Finge, come disposta alla mia morte.
Ah dolorosa sorte,
Che di sua perfezion cosa sì bella
Manchi, per esser di pietà rubella!
     10Lasso, ch’io sento ben che quei dolci ami,
Ove all’esca son preso, o mia nemica,
È2 l’amaro mio fin! Nè perchè il dica

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Mi giova, perchè Amor vuol pur ch’io v’ami,
E ch’io tema, ch’io speri, e ’l mio mal brami,
15E ch’io corra al bel lampo che mi strugge,
E segua chi mi fugge
Libera e sciolta e d’ogni noja scarca,
Con esta vita stanca e di guai carca.
     Nè mi pento d’amar nè pentir posso,
20Quantunque vada la mia carne in polve:
Sì dolce è quel venen nel qual m’involve
Amor, che dentro ho già di ciascun osso;
E d’ogni mio valor così mi ha scosso,
Che tutto in preda son del gran desio
25Che nacque il giorno ch’io
Mirai l’alta beltà, ch’a poco a poco
M’ha consumato in amoroso fôco.
     Se mai fu, Canzon mia, donna crudele
Al suo servo fedele,
30Tu puoi dir ch’ella è quella, e non t’inganni,
Che vive, acciocchè io môra, de’ miei anni.




Note

  1. Questa Canzone fu pubblicata la prima volta dal Baruffaldi nella Vita di Lodovico Ariosto (pag. 315), come trovata in Bologna tra i manoscritti di monsignor Lodovico Beccadelli.
  2. Il verbo al singolare, benchè il suo reggente (ami) sia plurale: caso non nuovo, quantunque possa supporsi qualche scorrezione nella copia, e in ispecie il difetto di una preposizione innanzi a quei (che ’n quei dolci ami).