Opere minori 2 (Ariosto)/Commedie in versi/Il Negromante/Prologo secondo

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Prologo secondo

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PROLOGO

COMPOSTO PER LA RAPPRESENTAZIONE FATTA IN FERRARA.


Più non vi parrà udir cosa impossibile
Se sentirete che le fiere e gli arbori,
Di contrada in contrada, Orféo seguivano;
E che Anfïone in Grecia e in Frigia Apolline
Cantando, in tanta foja i sassi posero,
Che addosso l’uno all’altro si montavano
(Come qui molti volentier farebbono,
Se fosse lor concesso), e se ne cinseno
Di mura Tebe e la città di Priamo:
Poichè qui troverete Cremona essere
Oggi venuta intera col suo populo;
Ed è questa ove io sono, e qui cominciano
Le sue confine, e un miglio in là si stendono.
So che alcuni diranno, ch’ella è simile,
E forse ancora ch’ella è la medesima
Che fu detta Ferrara, recitandosi
La Lena:1 ma avvertite e ricordatevi
Che gli è da carnoval, che si travestono
Le persone; e le fogge ch’oggi portano

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Questi, fûr jer di quegli altri, e darannole
Domane ad altri; ed essi alcun altro abito,
Ch’oggi ha alcun altro, doman vestirannosi.
Questa è Cremona, come ho detto, nobile
Città di Lombardia, che comparitavi
È innanzi con le vesti e con la maschera
Che già portò Ferrara, recitandosi
La Lena. Parmi che vorreste intendere
La causa che l’ha qui condotta. Dicovi
Chiar, ch’io nol so,2 come chi poco studia
Spiar le cose che non mi appartengono.
Se avete volontà pur d’informarvene,
Sono in piazza alcun’ banchi, alcuni fondachi,
Alcune speziaríe che mi par ch’abbiano
Poche faccende, dove si riducono
Questi che cercan nuove, e solo intendono
Ciò che in Vinegia e ciò che in Roma s’ordina;
Se Francia o Spagna abbia condutti i Svizzeri
O pur i Lanzchenecche al suo stipendio.
Questi san tutte le cose che corrono
Di fuor; ma quelle che lor più appartengono,
Che fan le mogli, che fan l’altre femmine
Di casa, mentre essi stan quivi a battere
Il becco,3 non san forse, e non si curano
Di saper. Questi vi potranno rendere
Conto di quanto cercate d’intendere
Della venuta di Cremona: io dirvene
Altro non so, se non ch’ella, per esservi
Più grata, ci ha recata una Commedia
Nuova, la quale Il Negromante nomina.
Ora non vi parrà già più miracolo
Che sia venuta qui; chè già giudizio
Fate che ’l negromante della fabula
L’abbia fatta portar per l’aria ai diavoli:
Chè quando anco così fosse, miracolo
Saría però. Questa nuova Commedia
Dic’ella aver avuta dal medesimo
Autor da chi Ferrara ebbe di prossimo
La Lena; e già son quindici anni o sedeci,

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Ch’ella ebbe la Cassaria e li Suppositi.
Oh Dio, con quanta fretta gli anni volano!
Non aspettate argomento nè prologo,
Chè farlo sempre dinanzi fastidia.
Il varïare, e qualche volta metterlo
Di dietro, giovar suol; nella Commedia
Dico. S’alcuno è che pur lo desideri
Aver or ora, può in un tratto correre
Al spezial qui di corte, e farsel mettere,
Che sempre ha schizzi e decozioni in ordine.




Note

  1. Questo passo può darci a conoscere il modo con che allora i teatri si fabbricassero, e il come fosse costrutto anche quello già fatto erigere dal duca Alfonso in Ferrara. Di che tocca ancora il Baruffaldi nella Vita, più volte citata, del nostro autore, pag. 201.
  2. Il Pezzana, come sembra, emendava d’arbitrio: Chiaro, nol so.
  3. Battere il becco, per dimenar la bocca parlando. — (Pezzana. )