Oreste (Alfieri)/Atto quarto/Scena quarta

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Atto quarto

Scena quarta

../Scena terza ../Scena quinta IncludiIntestazione 30 luglio 2010 75% Teatro

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Oreste, Pilade, incatenati; Egisto, Clitennestra, Elettra, soldati.

Egisto
So tutto giá; sol qual di voi sia Oreste,
dite...
Pilade
Son io.
Oreste
Menzogna: Oreste io sono.
Clitennestra
Qual m’è figlio di voi? ditelo: scudo
a lui son io.
Egisto
Tu parla, Elettra; e bada
a non mentir; qual è il fratello?
Elettra
È questi; (1)
questi è, pur troppo!
Pilade
Io, sí...
Oreste
Nol creder.
Pilade
Cessa.
Poiché scoperta è l’alta trama, omai
del mio furor non osi altri vestirsi.
Oreste
Mira, Egisto, se ardisci, il furor mira
ch’arde negli occhi miei; mira, e d’Atride
di’ ch’io figlio non sono: al terror credi
ch’entro il codardo tuo petto trasfonde
sol la mia voce.
Egisto
Traditor, codardo,
tu il sei; morrai tu di mia mano.
Clitennestra
O il brando
trattieni, Egisto, o in me lo immergi: a loro
per altra via non giungi. Arresta... oh cielo!...
Deh! mi ti svela, Oreste. Ah sí; tu il sei.
Oreste
Va’; tue man sanguinose altrove porta.
Ciascun di noi, se morir dessi, è Oreste:
nessun ti è figlio, se abbracciar tal madre
da noi si debbe.
Clitennestra
Oh feri detti! Eppure,...
no, te non lascio.
Egisto
Ecco qual premio merta
l’amor tuo insano. - Io ti conosco, Oreste,
alla tua filial pietá. Son degni
di te i tuoi detti, e di tua stirpe infame.
Pilade
Da parricida madre udir nomarsi
figlio, e tacer, può chi di lei non nasce?
Oreste
Cessate...
Elettra
Egisto, or non t’avvedi? è quegli
Pilade e mente, per salvar l’amico...
Egisto
Salvar l’amico? E qual di voi fia salvo?
Oreste
Ah! se di ferro non avessi io carche
le mani, a certa prova, or visto avresti
se Oreste io son; ma, poiché il cor strapparti
piú con man non ti posso, abbiti questo
palesator dell’esser mio.
Pilade
Deh! cela
quel ferro. Oh cielo!
Oreste
Egisto, il pugnal vedi,
ch’io, per svenarti, nascoso portava?
E tu il ravvisi, o donna? È questo il ferro,
che tu con mano empia tremante in petto
piantasti al padre mio.
Clitennestra
La voce, gli atti,
l’ira d’Atride è questa. Ah! tu sei desso.
Se non vuoi ch’io ti abbracci, in cor mi vibra
quel ferro tu; del padre in me vendetta
miglior farai. Giá, finch’io vivo, forza
non è che mai dal fianco tuo mi svelga.
O in tua difesa, o per tua mano io voglio
morire. Oh figlio!... Ancor son madre: e t’amo...
deh, fra mie braccia!...
Egisto
Scostati. Che fai?...
A un figlio parricida?... Olá: di mano,
guardie, il ferro...
Oreste
Il mio ferro a te, cui poscia
nomerò madre, cedo: eccolo; il prendi:
trattar tu il sai; d’Egisto in cor lo immergi.
Lascia ch’io mora; a me non cal, pur ch’abbia
vendetta il padre: di materno amore
niun’altra prova io da te voglio: or via,
svenalo tosto. Oh! che vegg’io? tu tremi?
tu impallidisci? tu piangi? ti cade
di mano il ferro? Ami tu Egisto? l’ami;
e sei madre d’Oreste? Oh rabbia! Vanne,
ch’io mai piú non ti vegga.
Clitennestra
Oimè!... mi sento...
morire...
Egisto
È questo(2), è questo (e a me sol spetta)
lo stil, che il padre trucidava; e il figlio
truciderá. Ben lo ravviso; io l’ebbi
tinto giá d’altro sangue; e a lei lo diedi
io stesso giá. - Ma forse appieno tutte,
tu giovinetto eroe, non sai le morti
di questo acciaro. Atréo, l’avo tuo infame,
vibrollo in sen de’ miei fratelli, figli
del suo fratel Tiéste. Io del paterno
retaggio altro non m’ebbi: ogni mia speme,
in lui riposi; e non invan sperai.
Quanto riman di abbominevol stirpe,
tutto al fin, tutto il tengo. Io te conobbi
al desir, che d’ucciderti sentia. -
Ma, qual fia morte, che la cena orrenda,
che al mio padre imbandí l’avo tuo crudo,
pareggi mai?
Clitennestra
Morte al mio figlio? morte
avrai tu primo.
Egisto
A me sei nota: trema
anco per te, donna, sei omai... Dal fianco
mio non scostarti.
Clitennestra
Invan.
Egisto
Trema.
Elettra
Deh! sbrama
in me tua sete, Egisto: io pur son figlia
d’Atride, io pur. Mira, a’ tuoi piedi...
Oreste
Elettra,
che fai?
Pilade
Fu mia la trama; io non avea,
com’essi, un padre a vendicar; pur venni,
a trucidarti io venni: in me securo
incrudelir tu puoi. D’Oreste il sangue
versar non puoi senza tuo rischio in Argo...
Egisto
Pilade, Elettra, Oreste, a morte tutti:
e tu pur, donna, ove il furor non tempri.
Oreste
Me solo, me. Donzella inerme a morte
trar, che ti giova? È di signor possente
Pilade figlio; assai tornarten danno
potria di lui: me sol, me solo svena. -
O voi, miglior parte di me, per voi
l’alma di duol sento capace: il mio,
troppo bollor vi uccide: oh ciel! null’altro
duolmi. Ma pur, vedere, udir costui,
e raffrenarmi, era impossibil cosa...
Tanto a salvarmi feste; ed io vi uccido!
Egisto
Oh gioja! piú gran pena che la morte
dar ti poss’io? Svenati innanzi dunque
cadangli, Elettra pria, Pilade poscia;
quindi ei sovr’essi cada.
Clitennestra
Iniquo...
Elettra
O madre,
cosí uccider ne lasci?
Pilade
Oreste!
Oreste
Oh cielo!...
Io piango? Ah! sí; piango di voi. - Tu, donna,
giá sí ardita al delitto, or debil tanto
all’ammenda sei tu?
Clitennestra
Sol ch’io potessi
trarmi dall’empie mani; oh figlio!...
Egisto
Infida;
di man non m’esci. - Omai del garrir vostro
stanco son io: tronchinsi i detti. A morte
che piú s’indugia a trarli? Ite. - Dimante,
del loro morir m’è la tua vita pegno.


Note:
(1) Correndo verso Pilade
(2) Raccogliendo il pugnale caduto appiè di Clitennestra.