Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo quarantaquattresimo

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Capitolo quarantaquattresimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
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Elizabeth era d’accordo con Mr. Darcy, che quest’ultimo le avrebbe condotto la sorella l’indomani del suo arrivo a Pemberley, e aveva quindi deciso di non allontanarsi dall’ albergo per tutta la mattinata. Ma si era sbagliata, perché la visita avvenne il pomeriggio stesso del loro arrivo a Lambdon. Erano appena ritornati da una passeggiata con i nuovi amici, e stavano per cambiarsi per andare a pranzo, quando un rumore di ruote li attrasse alla finestra e videro avvicinarsi un calessino, nel quale erano un signore e una signora. Elizabeth riconobbe subito i colori di casa Darcy, indovinò chi erano e rivelò agli zii stupiti l’onore che li aspettava. La sorpresa fu generale e l’imbarazzo di Elizabeth, l’avvenimento in se stesso, e tutte le altre circostanze della giornata precedente fecero loro sospettare molte cose. Non ci avevano mai pensato prima, ma ora non potevano dare altra spiegazione a tutte quelle cortesie da parte di Darcy, se non attribuendole a una simpatia per la nipotina. Mentre queste idee si affacciavano alla loro mente, Elizabeth andava turbandosi sempre più. Era stupita lei stessa di sentirsi commossa, ma, fra le altre ragioni di agitazione, c’era la paura che Mr. Darcy avesse parlato troppo bene di lei a sua sorella; e, tutta ansiosa com’ era di piacerle, era già sicura che, proprio per questo, non ci sarebbe riuscita.

Si ritrasse dalla finestra, nella paura che potesse vederla, e mentre andava su e giù per la camera tentando di ricomporsi, scorse una tale espressione di curioso stupore negli occhi degli zii, che contribuì a renderla ancora più nervosa.

Finalmente Miss Darcy e il fratello entrarono e avvenne la presentazione. Elizabeth si accorse con sorpresa che la sua nuova conoscenza era imbarazzata almeno quanto lei.

A Lambdon aveva sentito dire che Miss Darcy era molto altera, ma le bastarono pochi momenti per capire che era invece straordinariamente timida. Non poté ottenere da lei che qualche monosillabo.

Miss Darcy era più alta e più forte di Elizabeth, e sebbene non ancora sedicenne, aveva la figura di una giovane donna; meno bella del fratello, aveva però un aspetto ridente e dei modi semplici e gentili. Elizabeth, che si aspettava di trovare un’osservatrice acuta e sicura di sé come Mr. Darcy, fu tutta sollevata nel riconoscerla così diversa.

Erano insieme da poco tempo, quando Darcy le disse che anche Bingley sarebbe venuto a trovarla e lei aveva appena avuto il tempo di esprimere il suo compiacimento, che si udì su per le scale il passo svelto di Bingley, che un attimo dopo entrava nel salotto. Da tempo tutta la collera che Elizabeth aveva provato contro di lui era scomparsa, ma se ancora ne fosse rimasta una traccia, sarebbe subito svanita di fronte alla spontanea cordialità con la quale egli mostrò tutto il piacere che aveva di rivederla. Chiese amichevolmente, ma in modo generico, della sua famiglia, e tutto in lui ricordava la sua abituale naturalezza.

Mr. e Mrs. Gardiner lo osservavano con molto interesse. Da tempo desideravano conoscerlo. Tutti e tre i visitatori, del resto, destavano la loro vigile, sebbene velata, curiosità. Le supposizioni, appena formulate, a proposito delle premure di Mr. Darcy, li spinsero a osservare attentamente tanto lui come Elizabeth, e furono presto convinti che, uno almeno di loro due, sapeva che cosa volesse dire amare. Da parte di lei non si poteva argomentare gran che, ma l’ammirazione di lui era abbastanza evidente.

Dal canto suo Elizabeth era veramente molto impegnata. Avrebbe voluto rendersi conto dei sentimenti di tutti i suoi amici, comprendere i propri, e piacere a tutti: e proprio in questo, lì dove temeva più di mancare, il suo successo era invece sicuro, perché quelli che voleva conquistare, erano già ben disposti in suo favore. Bingley era ben disposto, Georgiana desiderosa, e Darcy determinato ad ammirarla.

Nel vedere Bingley, i pensieri di Elizabeth corsero a sua sorella: come avrebbe desiderato sapere se anche quelli di lui seguivano la stessa direzione! Le pareva che parlasse meno del solito, e due o tre volte si volle illudere che, guardandola, cercasse in lei la somiglianza di una persona cara. Ma anche se questo poteva essere frutto della sua fantasia, non poteva certo ingannarsi sul contegno di lui verso Miss Darcy, che le era stata presentata come una rivale di Jane. Non uno sguardo tra loro tradì una speciale intesa; nulla tra i due dava a vedere qualcosa che giustificasse le speranze della sorella di Bingley. Su questo punto si sentì dunque rassicurata e, prima che si lasciassero, due o tre piccoli fatti sembrarono, alla sua ansiosa trepidazione, la prova che Bingley ricordava Jane con tenerezza e le rivelarono il suo desiderio di dire di più, quasi di arrivare a nominarla, se avesse osato. Mentre gli altri parlavano tra loro, le disse con un tono di profondo rimpianto, che «era tanto tempo che non aveva avuto il piacere di vederla» e, prima che lei potesse rispondere, aggiunse: «Sono quasi otto mesi. Non ci siamo più visti dal 26 novembre, quando ballammo tutti insieme a Netherfield».

Questo ricordo così esatto fece molto piacere a Elizabeth, e, poco dopo, quando nessuno ascoltava, egli le chiese se tutte le sue sorelle erano a Longbourn. Non che questa o le precedenti frasi volessero dir molto, ma tutto il loro significato consisteva nel modo con cui erano dette.

Elizabeth non osava guardare spesso verso Mr. Darcy, ma, se le accadeva di dare una rapida occhiata, notava in lui una specie di contentezza; tutto quello che diceva era così lontano dalla sua abituale alterigia, dal suo fare sprezzante, da convincerla che quel miglioramento nei suoi modi, notato il mattino precedente, anche se destinato a essere passeggero, aveva resistito almeno per un giorno. Nel vederlo così desideroso di fare la conoscenza e di guadagnare la stima di gente che solo pochi mesi prima avrebbe ritenuto indegna di sé, nell’osservare tanta cortesia, non verso di lei soltanto, ma verso quei parenti che aveva apertamente disprezzato, e ricordando la scena avvenuta al Presbiterio di Hunsford, il cambiamento, la differenza, le apparivano così straordinari da non saper quasi nascondere il suo stupore.

Mai, neanche in compagnia dei suoi cari amici a Netherfield, o dei suoi nobili parenti a Rosings, lo aveva visto così desideroso di piacere, così libero da ogni presunzione, da ogni riserbo, come ora, quando non poteva avere più alcun valore il successo dei suoi sforzi e quando, anzi, il fatto di conoscere quelli a cui erano rivolte le sue attenzioni gli avrebbe procurato lo scherno e le critiche delle signore di Netehrfield e di Rosings.

Si trattennero per una mezz’ora e, quando si alzarono per congedarsi, Mr. Darcy chiese a sua sorella di unirsi a lui nell’esprimere il desiderio di avere un giorno a pranzo a Pemberley i signori Gardiner con Miss Bennet, prima che partissero. Miss Darcy ubbidì prontamente, malgrado l’impaccio che denotava come non fosse abituata a fare degli inviti. Mrs. Gardiner cercò con gli occhi la nipote, desiderando capire se lei, alla quale l’invito era principalmente rivolto, desiderava accettare, ma Elizabeth era voltata da un’altra parte. Attribuendo però questa sua voluta manovra più all’imbarazzo che al desiderio di evitare l’invito, e vedendo che suo marito, sempre socievole, era desideroso di accettare, non ebbe scrupoli a potersi impegnare per tutti, e il pranzo fu fissato per il dopodomani.

Bingley non nascose il suo piacere all’idea di rivedere ancora Elizabeth, avendo infinite cose da dirle e molte domande da rivolgerle a proposito dei loro amici dell’Hertfordshire. Elizabeth, pensando che si riferisse soprattutto al desiderio di parlare di Jane, fu assai contenta; e per questa e per varie altre ragioni, quando le visite presero congedo, si sentì molto soddisfatta della mezz’ora trascorso, anche se in se stessa non conteneva un divertimento intenso o particolare. Desiderosa di starsene da sola, temendo le domande o le allusioni degli zii, si trattenne soltanto quanto bastava per sentire il loro giudizio favorevole su Bingley, poi si affrettò ad andare a vestirsi.

Ma non era il caso di temere la curiosità degli zii, che non volevano forzare la sua confidenza: era evidente che conosceva Mr. Darcy molto più intimamente di quanto avevano creduto, com’era evidente che lui era innamoratissimo di lei. Erano vivamente interessati, ma non per questo si credevano giustificati nel volerne sapere di più.

Ormai era doveroso pensare bene di Mr. Darcy: per quello che a loro risultava, non trovavano in lui niente da criticare. Erano commossi della sua gentilezza, e se avessero dovuto descrivere il suo carattere secondo i loro sentimenti e le parole della governante, senza tener conto di altri giudizi, certo la gente dell’Hertfordshire che lo aveva conosciuto non avrebbe in tale descrizione ravvisato Mr. Darcy. C’era ora interesse a credere alla governante, e presto si resero conto che non era da respingere affrettatamente il giudizio di una persona di servizio che lo conosceva da quanto aveva quattro anni e i cui modi ne testimoniavano l’onorabilità. Né quanto avevano sentito dai loro amici a Lambdon poteva infirmare tale opinione. Non era accusato che di una certa sdegnosa alterigia, e orgoglioso lo era, probabilmente, ma, anche se non lo fosse stato, gli abitanti di un piccolo centro commerciale che egli evitava di frequentare, non avrebbero potuto mancare di fargli questo appunto. Ad ogni modo, anche loro riconoscevano che era generoso e che faceva molto bene tra i poveri.

Quanto a Wickham, scoprirono che laggiù non era molto stimato, perché, anche se i suoi rapporti con Darcy non erano ben conosciuti, era un fatto risaputo che, abbandonando il Derbyshire, vi aveva lasciato molti debiti che Mr. Darcy stesso aveva poi pagato.

Le riflessioni di Elizabeth erano più che mai rivolte a Pemberley, e anche se la serata le sembrò interminabile, non fu lunga abbastanza per darle modo di accertarsi dei propri sentimenti verso una persona che abitava in quella casa; rimase sveglia due ore intere cercando di districare l’imbroglio dei suoi pensieri. Certo non l’odiava più. No, l’odio era svanito da tempo e da quasi altrettanto tempo si vergognava perfino di aver provato dell’antipatia per lui. Ora non riusciva nemmeno più a negare a se stessa di provare un senso di rispetto per le sue alte qualità, rispetto che andava mutandosi in un sentimento più amichevole davanti a tante testimonianze in suo favore che nella giornata precedente lo avevano messo presso di lei in una luce così lusinghiera. Ma, al di sopra della stima e del rispetto, c’era in lei qualche cosa di più. Era gratitudine; gratitudine non soltanto per quel sentimento che un tempo egli aveva nutrito per lei, ma per amarla ancora abbastanza da perdonarle tutta l’acredine e la petulanza con cui lo aveva respinto, e le ingiuste accuse che avevano accompagnato il suo rifiuto. Proprio lui, quando era ormai persuasa che avrebbe dovuto evitarla come la peggiore delle nemiche, ritrovandola per caso, si era invece mostrato desideroso di continuare la loro conoscenza, e, senza la minima, indelicata allusione a quanto era avvenuto tra loro, cercava di piacere ai suoi parenti e desiderava farle conoscere sua sorella! Un tale cambiamento, in un uomo così orgoglioso, non solo destava meraviglia, ma vera gratitudine, perché non poteva avere per movente che l’amore, e un amore ardente. Ella non poteva fare a meno di incoraggiare questi pensieri, niente affatto spiacevoli, anche se ancora vaghi e indefinibili. Lo rispettava, lo stimava, gli era grata, gli augurava ogni bene; non sapeva però ancora fino a qual punto sperava che la sua felicità dipendesse da lei, e se sarebbe stato un bene per tutti e due che lei adoperasse il potere che credeva di possedere ancora, per indurlo a rinnovare la sua domanda.

Quella sera stessa, zia e nipote decisero che la grande cortesia di Miss Darcy di venire a trovarle appena giunta a Lambdon, andava ricambiata da parte loro e che si sarebbero quindi recate a Pemberley il mattino seguente. Elizabeth si sentiva felice, ma chiedendosene la ragione, non riusciva a trovare una risposta.

Mr. Gardiner le lasciò subito dopo colazione. L’invito a pescare era stato rinnovato il giorno prima, ed egli aveva preso un appuntamento con alcuni signori a Pemberley per mezzogiorno.