Orgoglio e pregiudizio (1945)/Capitolo quattordicesimo

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Capitolo quattordicesimo

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Jane Austen - Orgoglio e pregiudizio (1813)
Traduzione dall'inglese di Itala Castellini, Natalia Rosi (1945)
Capitolo quattordicesimo
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Durante il pranzo Mr. Bennet non parlò quasi mai; però, ritiratasi la servitù, credette venuto il momento di scambiare quattro chiacchiere con il suo ospite, e portò quindi la conversazione sopra un argomento nel quale si aspettava di vederlo brillare, cominciando col rilevare che era stato molto fortunato con la sua protettrice. Sembrava infatti che la condiscendenza di Lady Catherine ai suoi desideri e le premure per il suo benessere fossero veramente eccezionali.

Mr. Bennet non avrebbe potuto toccare un tasto migliore. Mr. Collins si fece quanto mai eloquente nelle lodi della sua nobile patronessa. Quel soggetto sembrava infondere una solennità anche maggiore ai suoi modi; e con aria d’importanza asserì che mai in vita sua aveva visto un tratto simile in una persona d’alto rango, una tale affabilità e condiscendenza, come quelli di cui era oggetto da parte di Lady Catherine. Si era degnata di approvare tutti e due i sermoni che aveva già avuto l’onore di tenere davanti a lei. Lo aveva anche invitato due volte a pranzo a Rosings, e anche sabato scorso lo aveva mandato a chiamare per fare il quarto a carte la sera. Lady Catherine da molti era giudicata orgogliosa; quanto a lui, non aveva riscontrato in lei che affabilità. Gli parlava come a qualsiasi altro gentleman; e non era affatto contraria che frequentasse la società dei dintorni, né che lasciasse ogni tanto la parrocchia per una o due settimane per visitare i suoi parenti. Aveva perfino accondisceso a consigliarlo di sposarsi presto, purché scegliesse con giudizio; e una volta era venuta a trovarlo nel suo modesto Rettorato, dove aveva approvato tutte le modifiche da lui ordinate, e si era perfino degnata di suggerirne lei stessa qualcuna per le camerette superiori.

«Tutto questo è molto corretto e garbato da parte sua», disse Mrs. Bennet, «e sono convinta che è una signora assai simpatica. Peccato che, in genere, le grandi dame non siano come lei. Abita vicino a voi, signore?»

«Il giardino che circonda la mia umile dimora è separato soltanto da un sentiero da Rosings-Park, la residenza di Sua Signoria».

«Avete detto che è vedova? Non ha famiglia?»

«Ha una figlia soltanto, unica erede di Rosings e di altre grandi proprietà».

«Ah!», esclamò Mrs. Bennet, facendo cenni di assenso col capo, «allora è meglio provvista di molte ragazze. E che genere di signorina è? È bella?»

«È veramente assai graziosa. Lady Catherine stessa dice che in fatto di avvenenza Miss de Bourgh supera le più, belle del suo sesso, perché vi è nei suoi tratti qualcosa che denota la nobiltà dei suoi natali. Purtroppo è di salute delicata, per cui non poté proseguire gli studi fino a quella perfezione che non avrebbe mancato di raggiungere, secondo quanto mi disse la signora che si è occupata della sua educazione e che vive tuttora con loro. Miss de Bourgh è di una estrema cortesia e spesso accondiscende a venire col suo carrozzino e i suoi poney fino alla mia modesta dimora».

«È già stata presentata a Corte? Non ricordo di aver letto il suo nome tra quelli delle dame presentate».

«Disgraziatamente la sua salute delicata non le consente di vivere in città; ciò che ha privato, come ebbi a dire un giorno a Lady Catherine, la Corte d’Inghilterra di uno dei suoi più brillanti ornamenti. Sua Signoria parve compiacersi di questa idea; quanto a me, come potete credere, sono felice di porgere ad ogni occasione uno di quei delicati complimenti che sono così accetti alle signore. Ho spesso fatto notare a Lady Catherine che sua figlia sembra nata per essere una duchessa, e che quel rango così elevato, lungi dall’innalzarla, sarebbe piuttosto onorato da lei. Questo è il genere di cortesie che piacciono a Sua Signoria e che io credo sia mio particolare dovere di prodigarle».

«È giusto», disse Mr. Bennet, «ed è una fortuna che possediate il dono di adulare con delicatezza. Posso chiedervi se questi complimenti nascono così all’improvviso o se sono preparati e studiati in precedenza?»

«Sorgono così, per caso, e se anche talvolta mi diverto a comporre e preparare di queste frasi eleganti che possono adattarsi alle varie circostanze, cerco sempre di dar loro l’aria più spontanea che mi sia possibile».

Mr. Collins rispondeva pienamente all’aspettativa di Mr. Bennet. Il cugino era l’uomo ridicolo che si era immaginato, e lui si divertiva un mondo ascoltandolo col suo fare impassibile, non cercando – tranne per qualche furtiva occhiata a Elizabeth – di dividere con altri il proprio divertimento.

Tuttavia, all’ora del tè ne ebbe abbastanza e fu ben contento di ricondurre il suo ospite nella stanza di soggiorno, dove, una volta finito il tè, lo invitò a leggere ad alta voce alle signore. Mr. Collins acconsentì ben volentieri. Gli porsero un libro, ma, mentre faceva per prenderlo, arretrò e, chiedendo scusa, asserì che non leggeva mai romanzi. Kitty lo fissò stupita e Lydia fece un’esclamazione di meraviglia. Gli portarono altri libri, e lui dopo aver alquanto ponderato, scelse i Sermoni di Fordyce. Aveva appena iniziato a leggere, che Lydia si mise a sbadigliare a bocca aperta e non aveva ancora terminato tre pagine, che lo interruppe con un:

«Sapete, mamma, che lo zio Philips parla di licenziare Richard? E, se lo fa, lo prenderà il colonnello Forster. Me lo ha detto la zia, sabato. Domattina andrò a Meryton per saperne qualcosa e per sentire se Mr. Denny è tornato dalla città».

Le due sorelle maggiori la pregarono di tacere, ma Mr. Collins, offeso, deposto il libro, disse:

«Ho spesso osservato che i libri seri interessano poco le signorine, sebbene siano proprio scritti per loro. Confesso che mi sorprende, perché non potrebbe esserci nulla di più adatto e di più utile per la loro istruzione. Ma non annoierò più a lungo la mia giovane cugina».

Rivoltosi quindi a Mr. Bennet, gli propose di giocare con lui a backgammon . Mr. Bennet accettò la sfida, dicendo che faceva benissimo ad abbandonare le ragazze alle loro stupide distrazioni. Mrs. Bennet e le figliole chiesero scusa con insistente gentilezza per l’interruzione di Lydia, promettendo che, se avesse ripreso a leggere, non si sarebbe rinnovata. Mr. Collins, però, pur assicurando che non serbava alcun rancore alla sua giovane cugina, né interpretava come un affronto il suo modo di fare, sedette a un altro tavolo con Mr. Bennet, preparandosi a giocare a backgammon.