Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/262

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254 i tre tiranni

          ove si bruttamente or sei perduto.
          Mi sono accorta del tuo scelerato
          e disonesto amore; e, se non fosse
          che a me starebbe mal che, per mio conto,
          venissero omicidii, non sarei
          tanto indugiata che di tale ardire
          fossi punito si come tu merti:
          che poco mi costava. Or questo è ’l tutto.
          Ti priego forte (e cosí ancor da parte
          di mia madre perché cognosce anch’ella
          l’animo tuo villano) che tu lasci
          fé ti rimanga di passar di qua
          ed al tutto ti levi de la mente
          di avermi piú per donna o per amica.
          E quando, seguitando la tua via,
          non faccia conto de le mie parole,
          jse ben sei un furfante, un sciagurato,
          farem che tu cognosca l’error tuo
          in qualche modo. E la cagion di questo,
          essendo un ladroncello come sei,
          meglio di me lo debbi saper tu,
          con questi tuoi; che volevate insieme
          menarmi via.
          Filocrate  Che dici, Lucia cara?
          Odi. Hoti fatto forse dispiacere
          a venir qua? Non voglia usar tant’ira
          con me tuo servo.
          Lúcia  Abbrevia queste ciance.
          Toglimiti dinanzi.
          Filocrate  Ah scelerata!
          fonte di tradimenti! intero albergo
          d’iniquitá! femina ingrata e rea!
          insolente ubbriaca! Questo è quello
          che mi volevi dire, in ricompenso
          de le buone promesse che fino ora
          m’hai sempre dato? Ah sfacciata! che mai