Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/265

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atto quarto 257

intenderem la cosa. Ma son certo
che ha bello e tratto: che ’l governatore,
pria mancherá la giustizia a se stessa,
ch’egli li manchi. Ma che indugio qui?
Non è tempo da starsi.

SCENA III

Artemona, parlando con Lucia, fa destramente offizio per Crisaulo: e, parlando poi con la madre, le dá intenzione che Crisaulo la sposerá.

Artemona, Lucia, Calonide.

Artemona  Oh! Non pensare:
che lo vidi a la prima che tu eri
d’altro adirata. E però feci poca
stima de le parole, che altrimenti
non ci sarei tornata: che, dove uso,
son troppo avezza ad esser ben veduta
e accarezzata.
Lúcia  E che vorresti mai?
che ti pigliassi in braccio e ti basciassi
com’un bambino? Tu sei troppa grande!
Eccoti qui de’ baci quanto vuoi.
Queste non son carezze?
Artemona  Ah luce mia,
piú bella e risplendente d’ogni stella
e piú cortese di ciascuna donna!
Ho giá con tante donzelle par tue
praticato e mi par che a te ciascuna
ceda di tanto quanto al mio bel sole
cede, nel cielo, ogni stella minore.
Però non ti debbe esser meraviglia
s’un giovinetto, a la prima, si perde
in te e ti si dona; che, s’io voglio
dirti la veritá, come mi vedi,