Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/282

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
274 i tre tiranni

          la fava. Non mi batter piú la porta.
          Debbi essere ubbriaco.
          Timaro  Apri qui, fiera!
          Ti taglierò un’orecchia.
          Pilastrino  Questa volta,
          voglio che tenga di mula di medico
          cosi come sei bravo.
          Timaro  Quello è desso;
          è Pilastrin. Parti che ha scelto l’ora
          di andare al letto? Mi bisogna averlo
          con le buone. Odi, o Pilastrin: ti prego;
          fatti fuori.
          Pilastrino  Tu m’hai rotto la testa.
          Timaro  Ascoltami. Crisaulo...
          Pilastrino  Io non vi sono.
          Timaro  ...ora t’aspetta a far colazion seco
          e ti vorria parlar.
          Pilastrino  Si, si: è Timaro.
          Non t’aveva pur anco cognosciuto.
          Eccomi a te.
          Timaro  Credo che, questa volta,
          ti parrá forse amara.
          Pilastrino  Andiam pur via.
          Timaro  Che cosa è di te tanto? Non possiamo
          giá piú vederti.
          Pilastrino  Queste ghiottoncelle
          m’han cavato ’l cervel de la memoria
          in modo ch’io non posso piú, senz’esse,
          vivere un’ora.
          Timaro  E che! Sei innamorato?
          Di’ il vero.
          Pilastrino  Se sapessi come m’hanno
          concio! Non posso piú mangiare o bere,
          quand’io dormo; o dormir né chiuder occhi,
          mentre ch’io beo, se prima non è vóto
          il fiasco. E sento spesso tante pene