Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/13

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cantare primo 7

8
Bel Gherardin, che suo vita procura,
di doglia e di vergogna si moria;
ma pensossi d’andare alla ventura
sol per escir di tal malinconia.
Ed un donzel, ch’amava oltra misura,
chiamò segretamente, e si dicia:
— Or vuo’ tu venir meco, Marco Bello,
ed io ti tratterò come fratello? —
9
E Marco Bello neente gli disdisse
per la voglia ch’avie di lui servire;
ed al presente gli rispuose e disse;
— Io vo’ con teco vivere e morire. —
E innanzi che di Roma e’ si partisse
a creatura nol fece a sentire:
’nsu n’un ronzino, ciascheduno armato,
di Roma si partiron di celato.
10
E, cavalcando tutti traspensati,
piú e piú giorni sanza dimorare,
fûr una notte in un luogo arrivati,
che non v’aveva casa ove albergare.
E senza cena, la notte, affannati,
non ristetton per ciò di cavalcare.
E quando apparve l’alba de lo giorno,
e Marco Bello si guardò d’intorno.
11
E, ragguardando per quella pianura,
di lunga vide un nobile castello,
ch’era cerchiato d’altissime mura.
Al mondo non aveva un par di quello;
non poria cantar lingua né scrittura
d’esso, quant’era fortissimo e bello.
E dentro sí vi aveva un bel palagio.
E cavalcaron lá per prender agio.