Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/180

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12
Per questo San Martino, eh’è ora andato,
la vidi, e ’l viso mio non fue veduto.
Come il sogliar del Santo ebbe passato,
del capo un suo capello fu caduto,
ed io il ricolsi, ed hotelo recato:
in questo bossoletto l’ho tenuto:
portai davanti al re dalla mie parte. —
Ed ella il ringraziò, e po’ si parte.
13
E, cavalcando sanza prender lena,
que’ che portava novella si buona
si giunse in corte, dove sanza cena
andato s’era a letto ogni persona.
E, come que’ ched allegrezza mena,
gridò: — Suso a mangiar, santa corona! —
E que’, che avean tre giorni digiunato,
con allegrezza ognun si fue levato.
14
Po’ ch’ebono mangiato in questo tratto,
e Gismirante il bossol fe’ presente,
il re lo prese, ed il capei n’ha tratto
per contentarne sé e la suo gente;
e Gismirante contò tutto il fatto,
come avie detto la fata presente;
e, riguardando il capello indovino,
ch’era duo braccia e parea d’oro fino,
15
e’si dicieva alla gente l’han vista:
— Questa dé’ esser sopr’ogn’altra bella:
e veramente qual uomo l’acquista,
l’amor di cosi fatta damigella
deb’avere di pregio al mondo lista,
piú che altro cavalier che monti in sella;
però che, imaginando suo bellezze,
deb’avanzar tutte le gentilezze. —